9 dicembre forconi: Al Qaida
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giovedì 8 febbraio 2018

Abbattuto un jet russo in Siria, i ribelli uccidono il pilota

Il suo caccia Sukhoi Su-25, a quanto si è appreso, è stato colpito da un razzo sparato da un lanciarazzi portatile dai ribelli dell'alleanza jihadista Hayat Tahrir al-Sham, collegata ad Al Qaida. Una volta toccata terra con il paracadute, il pilota, probabilmente circondato dai ribelli, avrebbe provato a difendersi con le armi, prima di venire sopraffatto e ucciso 



03 febbraio 2018 

Epilogo drammatico per la missione di un pilota di caccia russo in Siria, abbattuto in azione sui cieli della travagliata provincia nord-occidentale di Idlib il quale, pur riuscendo a mettersi in salvo eiettando il sedile e poi atterrando con il paracadute, è stato ucciso quando era già a terra dai ribelli di Al Qaida. 

Ora Mosca, si è appreso dal ministero della Difesa, intende recuperare il cadavere. 

La notizia, inizialmente trapelata attraverso l'ong Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), è stata poi confermata anche dal ministero della Difesa di Mosca, che tuttavia non si è pronunciato su quale fine abbia incontrato il pilota. 

Il suo caccia Sukhoi Su-25, a quanto si è appreso, è stato colpito da un razzo sparato da un lanciarazzi portatile dai ribelli dell'alleanza jihadista Hayat Tahrir al-Sham, collegata ad Al Qaida, nella quale si è fusa anche Al Nusra, dalla cui costola, quattro anni fa, era nato l'Isis, che poi prese una strada diversa. 

Una volta toccata terra con il paracadute, il pilota, probabilmente circondato dai ribelli, avrebbe provato a difendersi con le armi, prima di venire sopraffatto e ucciso.

Le milizie qaediste controllano ancora buona parte del territorio della provincia di Idlib, dove non a caso il regime di Damasco, i russi e i loro alleati sciiti annunciarono il mese scorso di voler concentrare la campagna militare, una volta sconfitto l'Isis. Mosca, per recuperare il corpo del suo pilota, cercherà di coordinarsi con i turchi, i quali sono al momento impegnati nella campagna militare contro le milizie curde dell'Ypg, che Ankara considera una estensione siriana del Pkk che combatte in territorio turco, nell'enclave curda di Afrin. 

Qui i turchi incontrano da giorni una strenua resistenza e oggi hanno perso ben otto soldati nel combattimento per loro più sanguinoso da quando, il 20 gennaio scorso, prese il via, fra le critiche di gran parte del mondo occidentale, l'operazione "Ramoscello d'ulivo". 

I militari turchi, in un comunicato ufficiale, hanno parlato di un attacco congiunto di "miliziani curdi e dello Stato islamico" e affermato di non aver potuto raggiungere la zona dell'imboscata per contrattaccare e salvare i soldati. Alcuni giorni fa i turchi hanno fornito la cifra di 823 'terroristi neutralizzati' fra curdi e jihadisti, in circa 2 settimane di offensiva in territorio siriano. Con gli otto morti odierni, il bilancio dei militari turchi che hanno perso la vita nell'operazione Ramoscello d'ulivo sale così a 13. 

giovedì 29 settembre 2016

Usa-Russia, la terza guerra mondiale si avvicina


Com’era ovvio, sull’attacco a un convoglio Onu in Siria la macchina del fango è entrata in azione a tempo di record. In testa al plotone di chi accusa l’esercito siriano e quello russo ci sono Francia, Usa e l’inutile ormai ex numero uno dell’Onu, Ban-Ki-Moon. 
A vario titolo hanno puntato il dito contro Damasco e Mosca, ma hanno scordato un particolare: le prove. Chi invece ha portato tracciati radar e filmati girati dai droni, chiedendo un’indagine indipendente sull’accaduto è stato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. 
Risposta alla sua richiesta? Casualmente, non pervenuta.
Primo, c’è un filmato girato da un drone nel quale si vede il convoglio Onu che viaggia scortato da quello che appare un mezzo blindato con un cannoncino montato sulla parte alta. Lo sappiamo con certezza perché i russi hanno seguito il convoglio con droni, proprio perché passava vicino a zone in mano ai terroristi, cessando la sorveglianza quando il convoglio è arrivato. Sotto accusa sono finiti i cosiddetti Elmetti Bianchi, una strana organizzazione sempre al seguito dei terroristi di Al-Nusra: è una sorta di Ong dei qaedisti, ma si fa passare per organizzazione umanitaria e i beoti occidentali, ovviamente, accreditano la tesi. Di più, i filmati russi dimostrano, con foto, che il convoglio non è stato bombardato dal cielo, bensì incendiato appena giunto a destinazione. 
Secondo, un drone d’attacco Predator della coalizione a guida Usa si trovava in zona nel momento in cui, il 19 settembre, è stato colpito il convoglio umanitario Onu vicino ad Aleppo: lo sostiene il ministero della Difesa russo, a detta del quale il drone era decollato dalla base aerea turca di Incirlik. Stando al generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa di Mosca, il drone “è stato identificato” dai sistemi di rilevazione russi “come drone di tipo Predator”. L’apparecchio – sostiene Konashenkov – “è arrivato nella zona del villaggio di Uram al-Kubra, dove si trovava la colonna” di autocarri con gli aiuti umanitari, “alcuni minuti prima dell’incendio ed è andato via circa 30 minuti dopo”. Sempre stando al generale russo, il drone si trovava a un’altezza di 3.600 metri e viaggiava a una velocità di circa 200 chilometri all’ora. Smentite Usa al riguardo? Zero. 
Terzo, il ministro degli Esteri americano, John Kerry, a seguito di quello che gli Usa hanno chiamato “un incidente”, ovvero il bombardamento di una colonna di militari siriani, ha chiesto l’imposizione di una no-fly zone, di fatto l’interdizione al volo per i caccia dell’aeronautica siriana. Stranamente, questa richiesta non solo garantirebbe un vantaggio sul campo enorme per Isis e ribelli moderati, ma è anche arrivata a stretto giro di posta dal cambio delle regole d’ingaggio posto in essere dai russi, i quali da oggi in poi colpiranno qualsiasi velivolo attacchi l’esercito siriano, siano essi americani o israeliani. 
Quarto, pur non essendoci conferme della notizia (cosa abbastanza normale vista la delicatezza dell’accaduto), la Russia non si sarebbe limitata a portare le prove, ma avrebbe già risposto all’incidente che ha visto morire sotto il fuoco Usa una settantatina di soldati siriani. Mercoledì, infatti, le navi da guerra russe di stanza al largo della Siria avrebbero colpito e distrutto un centro di operazioni militari, uccidendo tra i venti e i trenta ufficiali dei servizi segreti israeliani e occidentali. 
“Le navi hanno sparato 3 missili Kalibr sul centro di coordinamento operativo degli ufficiali stranieri nella regione di Dar al-Iza, a ovest di Aleppo presso il jabal Saman, eliminando 30 ufficiali israeliani e occidentali”, afferma l’agenzia Sputnik, citando fonti militari di Aleppo. Il centro operativo era situato nell’ovest della provincia di Aleppo, sul monte Saman, in vecchie cave. Diversi ufficiali di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Qatar e Regno Unito sono stati eliminati assieme a ufficiali israeliani: questi ufficiali, eliminati nel centro operativo di Aleppo, dirigevano gli attacchi dei terroristi su Aleppo e Idlib. Se fosse confermata, la notizia avrebbe un doppio valore strategico, perché proverebbe il coinvolgimento diretto di servizi segreti occidentali e israeliani al fianco di ribelli e terroristi in Siria, ma anche la volontà della Russia di smettere con la diplomazia e rispondere colpo su colpo, anche contro forze di sicurezza occidentali.
Quinto, sempre parlando di navi russe e sempre mercoledì, Mosca ha annunciato che la portaerei Admiral Kuznetsov, la più grande della flotta, sarà dispiegata davanti alle coste siriane, per rafforzare le capacità militari in appoggio alle truppe governative. “Al momento il dispiegamento navale russo nell’Est del Mediterraneo consiste in sei navi da guerra e tre di sostegno logistico”, ha detto il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, e al gruppo si unirà la Kuznetsov. Il fatto che la Russia abbia appena sentito il bisogno di compiere una dimostrazione di forza navale ancora più rilevante implica che ben presto anche gli Stati Uniti risponderanno prontamente alla mossa russa. C’è da dubitare che questi sviluppi porteranno a una de-escalation delle ostilità nella regione, tanto più che quella portaerei dispone di un sistema completo di difesa che contempla che l’utilizzo di sottomarini e caccia torpedinieri. 
Sesto, la malafede di Onu e Usa quando si parla di Siria è sostanziata anche da altro. Parlando al Palazzo di vetro nel giorno del suo addio, Ban-Ki-Moon ha detto che “nessuno ha ucciso tanti siriani come Assad”, provocando lo spellamento delle mani dei vari papaveri presenti in sala. La risposta siriana non si è fatta attendere, visto che il ministero degli Esteri ha ricordato come il Segretario generale “è stato protagonista dello scandalo di ritirare il rapporto che ha condannato l’Arabia Saudita in cambio di un pugno di dollari”. E non scordiamoci l’altro capolavoro di Ban-Ki-Moon, ottenuto con l’appoggio americano: mettere l’ambasciatore saudita all’Onu a capo del Comitato consultivo per i Diritti Umani. Tanto per restare in tema, sempre mercoledì il Senato Usa ha dato via libera alla vendita di armi all’Arabia Saudita per un controvalore di 1,5 miliardi di dollari, bocciando l’atto di veto presentato da alcuni membri del Congresso. Tutte armi che andranno ad ammazzare donne, vecchi e bambini in Yemen: ma di quelli, chissenefrega. 
Come vedete, lo cose non stanno esattamente come vi raccontano Repubblica e Corriere o come ve le mostrano i telegiornali: da un lato, infatti, c’è chi porta le prove a discarico della propria colpevolezza, dall’altra c’è chi denuncia a vanvera, forte però dell’appoggio mediatico pressoché assoluto e di istituzioni corrotte come l’Onu. Ve lo dico sempre, ma adesso più che mai: informatevi da più fonti, cercate riscontri e prove, non accettate passivamente le versioni ufficiali. 
E aggiungo, se permettete, anche una nota di campanilismo e pragmatismo. “L’Italia sta perdendo quote di mercato importanti nell’export verso la Russia”, questo l’avvertimento lanciato mercoledì dall’ambasciatore di Mosca, Sergey Razov, parlando a Bolzano al Seminario Italo-russo organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, dal Forum Internazionale di San Pietroburgo e dalla Camera di Commercio di Bolzano. “Se fino allo scorso anno eravate saldamente il nostro quarto Paese fornitore, ora siete il quinto”. Scavalcati da chi? Dagli Usa, ovviamente, cioè da coloro che hanno imposto all’Europa di applicare il blocco commerciale alla Russia: “Questo giusto per far capire a chi giovano le sanzioni”, ha spiegato l’ambasciatore. 
Stando a un report della Cgia di Mestre, dal 2014 (anno della loro introduzione) le sanzioni sono costate al nostro made in Italy 3,6 miliardi di euro, quasi tutti ascrivibili al comparto manifatturiero (macchinari, abbigliamento, autoveicoli, metallurgia, mobili, elettronica) e il crollo delle esportazioni ha coinvolto sopratutto le imprese della Lombardia (-1,18 miliardi), dell’Emilia Romagna (-771 milioni) e del Veneto (-688 milioni). Non solo, ma stando agli ultimi dati resi noti ieri al seminario di Bolzano, nei primi 6 mesi del 2016 gli scambi hanno registrato un’ulteriore perdita del 48,8%. Dei veri strateghi, non c’è che dire. 
Mauro Bottarelli
DI MAURO BOTTTARELLI 

martedì 21 giugno 2016

Siamo stati a un pelo dall'apocalisse nei cieli siriani.

Siria“Caccia Usa e russi si sono affrontati sui cieli della Siria. I F-18  si sono levati perché Putin stava facendo bombardare i ribelli protetti dal Pentagono!”. Così il Daily Mail.

Il 17 giugno siamo arrivati a un pelo dalla guerra mondiale. Secondo la versione occidentale, quando gli F18 statunitensi sono arrivati, hanno intimato ai russi di andarsene, e i Sukoy se ne sono andati. Ma quando gli F-18  sono andati via per  rifornirsi, i russi sono tornati – ed hanno finito il lavoro.

“E’ un atto oltraggioso che deve essere spiegato, ha detto furioso un alto ufficiale americano al Los Angeles  Times: “o i russi non controllano le proprie forze, o è stato  un atto deliberato, provocatorio. Aspettiamo risposte”.  Ed hanno convocato i russi per una teleconferenza di “spiegazione”. Il generale Igor Konashenkov, portavoce  del ministero russo della Difesa, ha spiegato:  la località colpita (At-Tanf) si trova a oltre 300 chilometri dalle località prima designate degli Usa come controllate dalle forze legittime d’opposizione; secondo, i  comandi russi hanno chiesto da mesi agli americani  di condividere informazioni sulle  varie forze in azione in Siria, senza mai ottenere risposta.

La versione di Mosca

La versione russo-siriana è questa: da quando è stato instaurato in Siria il cessate-il-fuoco (per iniziativa russa), Obama non ha rispettato  gli impegni, di separare i “ribelli moderati” sostenuti dagli Usa, da Al Qaeda.  In aprile, i ribelli sostenuti dal Pentagono, ed Al Qaeda, si sono riuniti per attaccare il governo siriano a sud di Aleppo. Le forze americane-per-procura hanno violato il cessate il fuoco. Ora, esistono ben due risoluzioni Onu che decretano che Al Qaeda in Siria deve essere combattuto, essendo non una forza d’opposizione legittima ma terrorista. Ma gli americani,  almeno per due volte,  hanno chiesto alla Russia di non bombardare Al Qaeda… sostenendo che non è loro possibile separare i  loro ribelli ‘moderati’ da Al Qaeda, e un attacco ad Al Qaeda avrebbe colpito i loro amici ‘moderati’. Cosa strana, ‘moderati’ e Al Qaeda  sembrano quasi indistinguibili, tanto sono intrecciati.


Il ministro degli esteri Lavrov ne ha parlato ripetutamente a Kerry ottenendo la stessa risposta: non bombardate Al Qaeda, perché lì ci sono i ribelli nostri.  Dopo quattro mesi,  i russi si sono fatti questa strana idea:  che gli americani non vogliono affatto metter fine alla guerra in Siria, né risolvere la questione a un tavolo negoziale.

Essi vogliono vedere le loro esigenze soddisfatte al 100 per cento: Assad must go, la dissoluzione dello stato siriano, e  la sua sostituzione con una amministrazione terrorista (americana-per-procura) in Siria. A  poco  a poco , i ribelli protetti dagli americani, violazione dopo violazione, rodevano la carta delle riconquiste russo-siriano-iraniane.  Nell’ultimo contatto, Kerry ha detto a Lavrov che hanno bisogno di altri tre   mesi per distinguere bene i loro terroristi buoni dai terroristi cattivi – come ha spiegato lo stesso Lavrov al Forum di San Pietroburgo: “E’ una tattica per mantenere un legame con il Fronte al Nusra (Al Qaeda) e usarlo più tardi per rovesciare Assad”.
Ed  hanno colpito.  Il loro bersaglio è stata  una piccola base, in una zona desertica e disabitata,  a prossimità del confine con la  Giordania e l’Irak, dove circa 180 ribelli  si addestravano in un programma del Pentagono,  ufficialmente per lottare contro Daesh…Appena attaccati, i ribelli hanno infatti chiesto il soccorso aereo americano telefonando al centro  di comando Usa basato in Katar, da cui il Pentagono  orchestra gli attacchi aerei quotidiani “contro lo Stato Islamico” (coi noti risultati); decollati in gran fretta, gli F-18 hanno intimato ai SU-34 di andarsene,  tramite un canale diretto di comunicazione. I russi sono scomparsi e poi, come già detto, quando gli americani si sono allontanati per rifornirsi, sono tornati. Base distrutta. Almeno due vittime fra i ribelli  americanofili. Il portavoce del  Cremlino, Dimitri Peskov, ha dichiarato ai giornalisti  che era difficile, dal cielo, distinguere i diversi gruppo d ribelli (sottinteso: se non ci riescono gli americani…Non manca mai di umorismo putiniano, Peskov).
Attenzione: Al Qaeda non è nella posizione attaccata dai russi, e i russi lo sapevano bene. L’area di At-Tanf è occupata dai ribelli che combattono protetti dalle artiglierie americane posizionate nella vicina Giordania e in Irak, e quasi certamente sotto l’assistenza (il comando?) di forze speciali britanniche e  giordane, come forse tutti gli alti combattenti “siriani” anti-Assad e formalmente anti-IS: dunque i russi hanno mandato un segnale. Finché  gli Usa non separano chiaramente i loro ribelli preferiti da Al Qaeda,  tutte le forze che loro sostengono saranno colpite  senza distinzione, dovunque (senza santuari) e in qualunque momento.
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Il ministro della difesa Sergei Shoigu con Assad.
Da qui, si impongono  due considerazioni.
  • Le forze russe non si sono lasciate per nulla intimidire dai ruggiti bellicisti che vengono da Washington, ultima la lettera di 51 diplomatici e funzionari del Dipartimento di Stato che esigono da Obama di attaccare la Siria ed abbattere Assad immediatamente (prima che i ribelli preferiti vengano erosi dall’iniziativa siriana). Mosca ha dato un segnale chiaro: non lascerà che il cessat-il-fuoco venga sabotato dagli americani e dai loro terroristi teleguidati.
  • Ancora una volta, l’azione militare russa ha colto di sorpresa le forze americane, e  ne accortamente paralizzato  la reazione, sfruttando  audacemente una “finestra di opportunità politica” offerta loro da Washington: Obama non può innescare la terza guerra mondiale  a pochi mesi dall’uscita di scena, ed esiste una visibile frattura tra il Pentagono e la Cia, che ha i “suoi” ribelli-terroristi preferiti, e  segue gli interessi sauditi e la loro strategia, più che quella del Pentagono.  Mosca ha giocato d’azzardo ed ha vinto, in questa partita di poker atomico vedendo il bluff statunitense – è il modus operandi tipico di Shoigu  e dei comandi russi:  audacia, fredda assunzione di rischi, e sorpresa  con acuta  valutazione delle falle ‘politiche’ del nemico.

Le  forze che i russi hanno colpito a Tanf erano la base di quelle che gli USA avevano presso di lasciar espandersi a Nord, verso la città di Deir Ezzor,  teoricamente per disfare lo Stato Islamico, in realtà per instaurare una “entità sunnita” sotto controllo americano che dovrebbe coprire il Sud-Est della Siria e l’Oves dell’IraK, dividendo la Siria in due. Insomma dovevano far fallire l’operazione di riconquista di Deir Ezzor  da parte di forze siriane ed Hezbollah:  centinaia di siriani hanno tenuto un aeroporto isolato di Eir Ezzor nonostante i violentissimi attacchi dello Stato Islamico, testa di ponte per una  battaglia   di liberazione di Deir Ezzor nei prossimi mesi. Il piano americano, come si vede, era sostituire Daesh con un Daesh 2.0.  Per adesso, hanno fallito.  La terza guerra mondiale è stata a un pelo.

La prossima volta, come andrà? I neocon sanno di avere poco tempo. Dopo l’uscita di Steinmeyer sulla NATO “warmongering”,  le crepe in Europa sulla politica  bellicista NATO sono lì da vedere. Come per caso, un aereo della Air Berlin è stato costretto ad atterrare per un allarme bomba, lanciato dallo “Stato Islamico Europa”. Si sa che lo Stato Islamico interviene sempre, a difendere e proteggere la NATO.

L’articolo Siamo stati a un pelo. Nei cieli siriani. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.