9 dicembre forconi: Aleppo
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giovedì 17 gennaio 2019

SIRIA – ATTENTATO TRA ALEPPO E L’EUFRATE, NEL NORD DEL PAESE

UN KAMIKAZE SI È FATTO ESPLODERE DAVANTI A UN RISTORANTE PROVOCANDO ALMENO 16 MORTI, TRA CUI 4 MILITARI AMERICANI 
L’ATTACCO È STATO RIVENDICATO DALL’ISIS. VIDEO CHOC: IL MOMENTO DELL’ESPLOSIONE





ATTENTATO SIRIA 1ATTENTATO SIRIA
Strage di soldati Usa in Siria. 

Un kamikaze si è fatto esplodere oggi a Manbij, tra Aleppo e l'Eufrate, nel Nord del Paese. L'attentato ha colpito il ristorante "I principi" (al Umarà), nel centro della città, e ha provocato almeno 16 morti, tra cui quattro militari americani. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), tra le restanti vittime ci sarebbero cinque miliziani locali curdo-siriani filo-Usa e 9 civili. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis. ''Un attentato suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij'', si legge sull'organo di propaganda dello Stato Islamico, 'Amaq'.
attentato siria 3ATTENTATO SIRIA

La morte dei soldati statunitensi, annunciata da media panarabi, viene confermata dalla coalizione a guida Usa che non conferma però il numero di vittime.  "I membri del servizio degli Stati Uniti sono stati uccisi per una esplosione, nel corso di un pattugliamento di routine", ha detto un portavoce in un comunicato pubblicato sui social media. "Stiamo ancora raccogliendo informazioni e daremo ulteriori dettagli in un secondo momento", ha aggiunto.

attentato siria 2ATTENTATO SIRIA 
IL PUNTO - La Siria vive giorni di alta tensione. La conferma, arrivata nei giorni scorsi, sull'inizio del ritiro delle truppe americane ha ulteriormente incrinato equilibri già di per sé precari.  I soldati americani morti oggi sarebbero le prime vittime statunitensi dal 19 dicembre, giorno in cui Trump ha annunciato il ritiro delle forze a stelle e strisce. Il progressivo disimpegno culminerà con il rientro dei circa 2000 uomini schierati nel paese

ATTENTATO SIRIAATTENTATO SIRIA
E proprio oggi i curdi siriani hanno respinto la proposta Usa di una "zona di sicurezza" nel nord, al confine con la Turchia sotto il controllo di Ankara. Il prossimo 23 gennaio è previsto un incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader turco Recep Tayyip Erdogan per colloqui sulla situazione nel Paese.

16 Gennaio 2017

Fonte: qui

mercoledì 20 settembre 2017

L'AGA KHAN VUOLE RICOSTRUIRE ALEPPO

PIANO DA 10 MILIONI DI EURO PER LA GRANDE MOSCHEA. SARANNO COINVOLTE DUE UNIVERSITÀ ITALIANE 

"È INIZIATA LA RICOSTRUZIONE DELLA SIRIA"
Francesco Battisti per il Corriere della Sera

aleppoALEPPO
Dov' era, com' era. Fra le mani un modellino in plastica bianca del minareto di Aleppo, il dottor Radwan Khawatmi lo rigira con la nostalgia dei giochi d' infanzia: «Io sono nato a pochi metri da lì. Ero bambino e sentivo sempre il muezzin. Andavo a scuola e mi fermavo a bere l' acqua della moschea. Certi pomeriggi caldi, mi riposavo all' ombra di quel muro».

I ricordi di Radwan sono morti il 24 aprile 2013: «Quando hanno distrutto il minareto e quasi tutta la moschea, mi sono sentito distrutto anch' io: ormai vivo in Italia da quasi 50 anni, ma se vado in Siria mi chiamano ancora l' italiano che parla con l' accento d' Aleppo. Quel giorno ho chiamato Sua Altezza e ho detto: dobbiamo fare qualcosa...». Detto e fatto. Sua Altezza Shah Karim al-Husaini, l' Aga Khan IV, discendente del Profeta e capo spirituale di 27 milioni di sciiti ismailiti sparsi nel mondo, inventore della Costa Smeralda e filantropo che ha portato le scuole nelle sperdute valli afgane, sarà lui a ricostruire Aleppo.

A cominciare dalla torre tirata su dopo l' anno Mille, e abbattuta in pochi minuti, per poi passare all' antica moschea degli Omayyadi, al bazar, alla Cittadella. «La precedenza l' avrà il minareto. Perché è simbolico, in una città di 4 milioni d' abitanti. È la cupola di San Pietro per Roma. È il campanile di San Marco a Venezia: da rifare dov' era, com' era».

aga khanAGA KHAN
Se il tuo vicino ti odia, dice un proverbio arabo, sposta la porta della tua casa. Nell' Aleppo delle mille fedi, porta d' Oriente inferiore solo a Istanbul e al Cairo, tappa carovaniera di musulmani e cristiani ed ebrei, «la Parigi del Medio Oriente» dove Agatha Christie scrisse «Assassinio sull' Orient Express», una delle più antiche città del mondo arricchita da ittiti e assiri, babilonesi e persiani, romani e abbasidi, bizantini e mamelucchi, ottomani e francesi, in questi anni di guerra la Grande Moschea patrimonio dell' Unesco s' è trovata a 200 metri dalla prima linea e l' odio fra i vicini ne ha fatto la porta dell' inferno: distrutte le mura perimetrali, crollati i 49 metri del minareto, saccheggiate le macerie, sparita la millenaria cupola di legno del muezzin, polverizzati i mosaici e bruciati gl' intagli.

ALEPPOALEPPO
«In gennaio - dice Khawatmi -, al nostro primo sopralluogo, mi ha pianto il cuore. I progettisti ci hanno detto che solo per il minareto ci vorranno quattro anni di lavoro: noi abbiamo insistito per farlo in due, costi quel che costi». Una decina di milioni. E non sarà come disegnare il modellino di plastica bianca: l' Aga Khan Trust for Culture (Aktc) ha finanziato grandi restauri dal Libano all' India, «ma in questo scenario è tutto più difficile: tre missioni segrete sotto le bombe, nove persone e la paura d' essere sequestrati, abbiamo messo d' accordo governo siriano e opposizioni, autorità religiose e civili. La nostra forza è non schierarci per nessuno».
Si vorrebbe partire a fine anno.

via da aleppoVIA DA ALEPPO
L' Aga Khan ha inviato in Siria il suo direttore generale, Luis Monreal, a garantire che «noi operiamo ovunque per conservare l' eredità culturale e stimolare lo sviluppo economico. Vogliamo solo che la vita torni a pulsare ad Aleppo». 

Metà delle pietre originali è stata recuperata, poi si ricorrerà alla cava che servì a un restauro di tre secoli fa. Inventario dei danni, rilievi coi droni, fotogrammetrie 3D, disegni in scala e mappature. Gli ebanisti sono stati ingaggiati in India e Pakistan, tre ingegneri (uno italiano) al lavoro con trenta colleghi siriani per organizzare il cantiere. C' è l' ok d' Irene Bokova, direttore generale Unesco, si cerca l' appoggio del ministro Franceschini. Perché a un certo punto si sono fatti avanti gl' inglesi, i francesi, i ceceni e soprattutto gli arabi del Golfo.

«Ma io sono un italiano e un musulmano laico», dice Khawatmi, che anni fa salvò dal crac la Dante Alighieri e oggi è nel consiglio dell' Aga Khan Museum di Toronto, straordinaria collezione d' arte islamica: «Ho convinto Sua Altezza di quanto sia importante l' italianità di questo restauro», saranno coinvolti Politecnico di Milano e Università delle Marche. «Abbiamo presentato i rilievi a un convegno a Vienna - dice il professor Gabriele Fangi -, siamo i migliori al mondo in queste cose. Speriamo di riuscire a partire nei tempi previsti.

Le difficoltà maggiori? Trovare la manodopera locale, perché i siriani sono in gran parte a combattere o all' estero». Radwan, il siriano d' Italia, ha moglie di Parma e un tricolore dietro la scrivania, è stato premiato miglior imprenditore straniero nel nostro Paese, crede così tanto nel dialogo da aver cercato di coinvolgere nelle sue iniziative perfino la Lega: «Mi danno sempre del sognatore. Anche stavolta. Invece nei sogni bisogna credere. L' Aga Khan vuole dare il messaggio che è iniziata la ricostruzione d' un Paese. È il nome che abbiamo dato a questo progetto: la speranza della Siria».

Fonte: qui

QUEL CHE RESTA DI PALMIRA 
LE IMMAGINI DELLA SPLENDIDA CITTA' SIRIANA PRIMA E DOPO LA DEVASTAZIONE DELL'ISIS, QUANDO ANCORA INCANTAVANO IL TEMPIO DI BEL, IL TEATRO E L'ARCO MONUMENTALE DATATO 211 
SITUATA A 150 KM A NORD DI DAMASCO, IN PASSATO FU LA CITTÀ CHE CONNETTEVA INDIA, CINA E PERSIA
Ian Burns per “Mail On Line”
la meraviglia di palmiraLA MERAVIGLIA DI PALMIRA

Prima del conflitto siriano del 2011, Palmira era uno dei siti più visitati del Medio Oriente, con 100.000 turisti l’anno. Situata a 150 chilometri a nord di Damasco, in passato fu la città che connetteva India, Cina e Persia.
il vecchio colonnato di palmiraIL VECCHIO COLONNATO DI PALMIRA

Dal 2015 è finita nelle mani dell’Isis, che ha distrutto il tempio di Bel e di Baalshamin, il teatro e l’Arco di Trionfo datato 211, perché tutti i monumenti preislamici erano da ritenersi idolatri. A marzo l’esercito siriano ha riconquistato Palmira e queste sono le immagini di quel che ne resta.

Fonte: qui
palmira prima della distruzionePALMIRA PRIMA DELLA DISTRUZIONEtempio di baalshamin a palmiraTEMPIO DI BAALSHAMIN A PALMIRAanfiteatro palmira nel 2008ANFITEATRO PALMIRA NEL 2008la citta di palmiraLA CITTA DI PALMIRAquel che resta di palmiraQUEL CHE RESTA DI PALMIRAsito unesco di palmiraSITO UNESCO DI PALMIRApalmira distrutta nel 2015PALMIRA DISTRUTTA NEL 2015
quel che resta di palmira
QUEL CHE RESTA DI PALMIR
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lunedì 23 gennaio 2017

Gli agenti della CIA catturati ad Aleppo





Le autorità siriane, grazie a dati accurati, sono arrivate nel comando supremo degli ufficiali occidentali e arabi nascosto nel seminterrato di un quartiere di Aleppo est, catturandoli tutti vivi. Alcuni nomi sono già filtrati. Si tratta di militari USA, francesi, inglesi, tedeschi, israeliani, turchi, sauditi, marocchini, qatarioti ecc., che la Siria detiene attualmente con grande cura per concludere i negoziati con i Paesi che l’hanno devastata. Come annunciato dai media ad Aleppo, ieri notte, sono numerosi gli agenti stranieri armati che la Turchia ha chiesto alla Russia di far uscire vivi. 
Gli ufficiali dei servizi segreti, tra cui statunitensi, erano rimasti intrappolati con i terroristi ad Aleppo, nella sala operativa segreta presente nello scantinato di un edificio nel Suq al-Luz, in via al-Sharad, ad Aleppo est.
I nomi degli agenti presenti, per le cui trattative si sono complicate, sono stati resi noti:

Moataz Aouglakan Davutoglu – Turchia
David Scott Weiner – USA
David Shlomo Aram – Israele
Muhamad Shayq al-Islam al-Tamimi – Qatar
Muhamad Ahmad al-Sibyan – Arabia Saudita
Abdalmunayim Fahd al-Harij – Arabia Saudita
Islam Salam Zahran al-Hadjlan – Arabia Saudita
Ahmad ibn Nawfal al-Dridagi – Arabia Saudita
Muhamad Hasan al-Subaya – Arabia Saudita
Hamid Fahad al-Dusari – Arabia Saudita
Amjad Qasim al-Tirawi – Giordania
Qasim Sad al-Shamari – Arabia Saudita
Ayman Qasim al-Thalbi – Arabia Saudita
Muhamad Shafyah al-Idrisi – Marocco


Un ex-consulente del Ministro dell’Informazione siriano, Abdulhadi Narsi, ha rivelato che numerosi ufficiali turchi e sauditi combattevano contro le forze governative siriane nei quartieri orientali di Aleppo, assieme alla coalizione di gruppi terroristici Jaysh al-Fatah. “Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan cerca di trasferire i terroristi da Aleppo in Turchia. Il governo siriano ha scoperto che vi era un centro occulto con ufficiali sauditi e turchi e di vari servizi d’intelligence nella parte di Aleppo occupata dai terroristi“. Erdogan voleva trasferire 5000 terroristi in Turchia, testimoniando come l’intera questione della battaglia dei terroristi contro il governo siriano ad Aleppo fosse diretta dalla Turchia, “Nel frattempo, vi sono agenti turchi in Siria che guidano la guerra contro Damasco. L’Esercito arabo siriano li sta rintracciando“.
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Il giornalista siriano Hilal al-Sharifi dichiarava “Grazie alle informazioni ricevute, le autorità siriane hanno scoperto la base degli alti ufficiali occidentali e della NATO nel seminterrato di una zona ad  Aleppo est, catturandoli vivi. Alcuni nomi sono già stati dati ai giornalisti siriani, me compreso. Le nazionalità sono statunitense, francese, inglese, tedesca, israeliana, turca, saudita, marocchina, qatariota, ecc. Data la loro nazionalità e il loro grado, vi assicuro che il governo siriano ha compiuto un arresto eccellente, che dovrebbe consentirgli di dirigere i negoziati con i Paesi che hanno cercato di distruggerlo“. Finora, costoro sono stati identificati come della “NATO”.

Gli statunitensi aggregati ai terroristi cercarono di fuggire da Aleppo est camuffandosi da soldati siriani prigionieri, ma furono identificati e l’evacuazione dei terroristi da Aleppo venne bloccata. L’accordo di evacuazione da Aleppo prevedeva che tutti i prigionieri detenuti dai terroristi dovevano essere rilasciati. Le forze governative non solo si facevano consegnare i cittadini rapiti, ma anche  11 operatori statunitensi e 2 inglesi delle SAS. Perciò Stati Uniti e NATO cercarono di sabotare il cessate il fuoco, anche ricorrendo al rumore mediatico e mobilitando le organizzazioni fiancheggiatrici dei terroristi taqfiri, come MSF e affini. Lo scopo reale era esfiltrare gli squadroni della morte di Gladio e della CIA assieme a molti militari turchi, nascosti tra i terroristi. Quando il governo siriano rifiutava di reiterare il cessate il fuoco, avendo scoperto lo stratagemma per far fuggire gli squadristi di Gladio, bloccò i convogli degli autobus ad al-Ramusyah. 8079 terroristi e famigliari avevano lasciato Aleppo.
Hezbollah rastrella i convogli carichi di terroristi diretti ad Ildib.
Hezbollah rastrella i convogli carichi di terroristi diretti ad Ildib.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

sabato 7 gennaio 2017

Siria, 60 morti in un attentato ad Azaz

Almeno sessanta morti e 150 feriti per una autocisterna fatta esplodere tra la folla nella città di Azaz, provincia di Aleppo. 
È il bilancio destinato, drammaticamente provvisorio, dell’ultimo attentato in Siria.  
La tregua non limita gli scontri a fuoco. 
E intanto la Russia si ritira dal Paese.





mercoledì 28 dicembre 2016

L’assassinio dell’Ambasciatore russo ad Ankara: una rappresaglia di Obama e/o la NATO per Aleppo?

domenica 6 novembre 2016

LE NAVI DI PUTIN SONO IN SIRIA CARICHE DI MISSILI PER L'ULTIMO ASSALTO AD ALEPPO, ROCCAFORTE DEI RIBELLI ANTI-ASSAD

L'ATTACCO POTREBBE SCATTARE DURANTE L’ELECTION DAY NEGLI STATI UNITI 

OBAMA E PUTIN AVEVANO HANNO CONCORDATO DUE TREGUE MA NON HANNO RETTO: ORA SCATTA L’INFERNO

Giordano Stabile per “la Stampa”

ASSAD PUTINASSAD PUTIN
La lunga navigazione della portaerei Admiral Kuznetnov verso la Siria ha suscitato molte polemiche e preoccupazioni. E anche qualche presa in giro per la colonna di fumo eccessiva che usciva dalla sua ciminiera. Ma la vera mazzata finale sui ribelli assediati ad Aleppo potrebbe arrivare da un' altra nave russa, che ha attraversato il Bosforo senza dare troppo nell'occhio e dal Mar Nero si appresta a unirsi alla squadra ammiraglia in arrivo davanti al porto di Tartus. È la fregata lanciamissili Admiral Grigorovich, dotata dei micidiali Kalibr, missili cruise simili ai Tomahawk americani che dal mare potrebbero colpire le postazioni dentro la città con potenza devastante.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
La Russia ha già usato i Kalibr in un paio di occasioni nella guerra in Siria. Ma ora nel mirino ci sono i quartieri orientali della città, dove assieme a 10 mila combattenti sono intrappolati oltre 200 mila civili. E lo schieramento di una flotta con le migliori unità della marina russa lascia presagire che la resa dei conti sia questione di giorni. Oltre alla fregata ci sono anche tre sottomarini in grado di lanciare i Kalibr. Segno che l' aumento della potenza di fuoco arriverà soprattutto dai missili, più che dai cacciabombardieri imbarcati sulla portaerei.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOBATTAGLIA DI ALEPPO
Il lungo giro della Kuznetnov dal Mar Artico al Mediterraneo, assieme all' incrociatore a propulsione nucleare Pietro il Grande, è ora visto dagli analisti militari più che altro come un' esibizione di potenza. La portaerei imbarca soltanto 10 Su-33 e quattro Mig-29K, «gli unici con capacità specifiche di attacco al suolo». E ci sono dubbi, sottolineati dall' analista Michael Kofman del Centre for Naval Analyses, sull' addestramento dei piloti a missioni di questo tipo. Non saranno quindi i cacciabombardieri dal mare a decidere le sorti della battaglia di Aleppo, ma l' impressionante dispiegamento missilistico.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOBATTAGLIA DI ALEPPO
I movimenti delle navi fanno pensare che l'attacco potrebbe scattare proprio durante la giornata elettorale di martedì prossimo negli Stati Uniti, o subito prima. I ribelli hanno cercato di anticipare le mosse russe con un'offensiva scattata il 28 ottobre per rompere l'assedio. Migliaia di combattenti hanno assaltato le posizioni dell' esercito siriano a Sud-Ovest della città per aprire una breccia e raggiungere i quartieri assediati. Dopo una prima giornata di successi, con i governativi costretti a cedere i distretti di Minyan e Dahiyat al-Assad, l' attacco è finito in stallo.

ALEPPOALEPPO
Ieri violenti raid aerei hanno dato il via alla controffensiva di Damasco. Decine di insorti sono stati uccisi nei due distretti e gli altri hanno cominciato a ripiegare. Fonti filo-governative segnalano anche la concentrazione delle forze speciali siriane a Est e Nord di Aleppo. Sono le formazioni «Tigri», «Falchi del deserto» e la Brigata Al-Quds. Se i ribelli non riusciranno a dare slancio ai loro attacchi nei prossimi giorni scatterà probabilmente l' assalto di terra alla città.

Dal 30 settembre 2015, quando sono cominciati i raid russi, il regime di Bashar al-Assad è riuscito a ribaltare quasi completamente la situazione ad Aleppo. I ribelli controllavano allora quasi i due terzi della metropoli, ora poco più di un terzo e solo un decimo della popolazione.

l assedio di aleppo in siria 3L'ASSEDIO DI ALEPPO IN SIRIA 
I bombardamenti hanno fatto migliaia di vittime ma anche le formazioni jihadiste che occupano alcuni quartieri a Est, come Ahrar al-Sham e l' ex Al-Nusra, hanno colpito scuole e abitazioni con razzi e potenti mortai. Centinaia di civili sono stati uccisi anche a Ovest. Russia e Stati Uniti hanno concordato due tregue a febbraio e settembre. Non hanno retto. E ora per gli abitanti di Aleppo si annuncia un novembre di fuoco e distruzione.

Fonte: qui
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