Un kamikaze si è fatto esplodere oggi a Manbij, tra Aleppo e l'Eufrate, nel Nord del Paese. L'attentato ha colpito il ristorante "I principi" (al Umarà), nel centro della città, e ha provocato almeno 16 morti, tra cui quattro militari americani. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), tra le restanti vittime ci sarebbero cinque miliziani locali curdo-siriani filo-Usa e 9 civili. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis. ''Un attentato suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij'', si legge sull'organo di propaganda dello Stato Islamico, 'Amaq'.
ATTENTATO SIRIA
La morte dei soldati statunitensi, annunciata da media panarabi, viene confermata dalla coalizione a guida Usa che non conferma però il numero di vittime. "I membri del servizio degli Stati Uniti sono stati uccisi per una esplosione, nel corso di un pattugliamento di routine", ha detto un portavoce in un comunicato pubblicato sui social media. "Stiamo ancora raccogliendo informazioni e daremo ulteriori dettagli in un secondo momento", ha aggiunto.
ATTENTATO SIRIA
IL PUNTO - La Siria vive giorni di alta tensione. La conferma, arrivata nei giorni scorsi, sull'inizio del ritiro delle truppe americane ha ulteriormente incrinato equilibri già di per sé precari. I soldati americani morti oggi sarebbero le prime vittime statunitensi dal 19 dicembre, giorno in cui Trump ha annunciato il ritiro delle forze a stelle e strisce. Il progressivo disimpegno culminerà con il rientro dei circa 2000 uomini schierati nel paese
ATTENTATO SIRIA
E proprio oggi i curdi siriani hanno respinto la proposta Usa di una "zona di sicurezza" nel nord, al confine con la Turchia sotto il controllo di Ankara. Il prossimo 23 gennaio è previsto un incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader turco Recep Tayyip Erdogan per colloqui sulla situazione nel Paese.
Dov' era, com' era. Fra le mani un modellino in plastica bianca del minareto di Aleppo, il dottor Radwan Khawatmi lo rigira con la nostalgia dei giochi d' infanzia: «Io sono nato a pochi metri da lì. Ero bambino e sentivo sempre il muezzin. Andavo a scuola e mi fermavo a bere l' acqua della moschea. Certi pomeriggi caldi, mi riposavo all' ombra di quel muro».
I ricordi di Radwan sono morti il 24 aprile 2013: «Quando hanno distrutto il minareto e quasi tutta la moschea, mi sono sentito distrutto anch' io: ormai vivo in Italia da quasi 50 anni, ma se vado in Siria mi chiamano ancora l' italiano che parla con l' accento d' Aleppo. Quel giorno ho chiamato Sua Altezza e ho detto: dobbiamo fare qualcosa...». Detto e fatto. Sua Altezza Shah Karim al-Husaini, l' Aga Khan IV, discendente del Profeta e capo spirituale di 27 milioni di sciiti ismailiti sparsi nel mondo, inventore della Costa Smeralda e filantropo che ha portato le scuole nelle sperdute valli afgane, sarà lui a ricostruire Aleppo.
A cominciare dalla torre tirata su dopo l' anno Mille, e abbattuta in pochi minuti, per poi passare all' antica moschea degli Omayyadi, al bazar, alla Cittadella. «La precedenza l' avrà il minareto. Perché è simbolico, in una città di 4 milioni d' abitanti. È la cupola di San Pietro per Roma. È il campanile di San Marco a Venezia: da rifare dov' era, com' era».
AGA KHAN
Se il tuo vicino ti odia, dice un proverbio arabo, sposta la porta della tua casa. Nell' Aleppo delle mille fedi, porta d' Oriente inferiore solo a Istanbul e al Cairo, tappa carovaniera di musulmani e cristiani ed ebrei, «la Parigi del Medio Oriente» dove Agatha Christie scrisse «Assassinio sull' Orient Express», una delle più antiche città del mondo arricchita da ittiti e assiri, babilonesi e persiani, romani e abbasidi, bizantini e mamelucchi, ottomani e francesi, in questi anni di guerra la Grande Moschea patrimonio dell' Unesco s' è trovata a 200 metri dalla prima linea e l' odio fra i vicini ne ha fatto la porta dell' inferno: distrutte le mura perimetrali, crollati i 49 metri del minareto, saccheggiate le macerie, sparita la millenaria cupola di legno del muezzin, polverizzati i mosaici e bruciati gl' intagli.
ALEPPO
«In gennaio - dice Khawatmi -, al nostro primo sopralluogo, mi ha pianto il cuore. I progettisti ci hanno detto che solo per il minareto ci vorranno quattro anni di lavoro: noi abbiamo insistito per farlo in due, costi quel che costi». Una decina di milioni. E non sarà come disegnare il modellino di plastica bianca: l' Aga Khan Trust for Culture (Aktc) ha finanziato grandi restauri dal Libano all' India, «ma in questo scenario è tutto più difficile: tre missioni segrete sotto le bombe, nove persone e la paura d' essere sequestrati, abbiamo messo d' accordo governo siriano e opposizioni, autorità religiose e civili. La nostra forza è non schierarci per nessuno».
Si vorrebbe partire a fine anno.
VIA DA ALEPPO
L' Aga Khan ha inviato in Siria il suo direttore generale, Luis Monreal, a garantire che «noi operiamo ovunque per conservare l' eredità culturale e stimolare lo sviluppo economico. Vogliamo solo che la vita torni a pulsare ad Aleppo».
Metà delle pietre originali è stata recuperata, poi si ricorrerà alla cava che servì a un restauro di tre secoli fa. Inventario dei danni, rilievi coi droni, fotogrammetrie 3D, disegni in scala e mappature. Gli ebanisti sono stati ingaggiati in India e Pakistan, tre ingegneri (uno italiano) al lavoro con trenta colleghi siriani per organizzare il cantiere. C' è l' ok d' Irene Bokova, direttore generale Unesco, si cerca l' appoggio del ministro Franceschini. Perché a un certo punto si sono fatti avanti gl' inglesi, i francesi, i ceceni e soprattutto gli arabi del Golfo.
«Ma io sono un italiano e un musulmano laico», dice Khawatmi, che anni fa salvò dal crac la Dante Alighieri e oggi è nel consiglio dell' Aga Khan Museum di Toronto, straordinaria collezione d' arte islamica: «Ho convinto Sua Altezza di quanto sia importante l' italianità di questo restauro», saranno coinvolti Politecnico di Milano e Università delle Marche. «Abbiamo presentato i rilievi a un convegno a Vienna - dice il professor Gabriele Fangi -, siamo i migliori al mondo in queste cose. Speriamo di riuscire a partire nei tempi previsti.
Le difficoltà maggiori? Trovare la manodopera locale, perché i siriani sono in gran parte a combattere o all' estero». Radwan, il siriano d' Italia, ha moglie di Parma e un tricolore dietro la scrivania, è stato premiato miglior imprenditore straniero nel nostro Paese, crede così tanto nel dialogo da aver cercato di coinvolgere nelle sue iniziative perfino la Lega: «Mi danno sempre del sognatore. Anche stavolta. Invece nei sogni bisogna credere. L' Aga Khan vuole dare il messaggio che è iniziata la ricostruzione d' un Paese. È il nome che abbiamo dato a questo progetto: la speranza della Siria».
LE IMMAGINI DELLA SPLENDIDA CITTA' SIRIANA PRIMA E DOPO LA DEVASTAZIONE DELL'ISIS, QUANDO ANCORA INCANTAVANO IL TEMPIO DI BEL, IL TEATRO E L'ARCO MONUMENTALE DATATO 211
SITUATA A 150 KM A NORD DI DAMASCO, IN PASSATO FU LA CITTÀ CHE CONNETTEVA INDIA, CINA E PERSIA
Prima del conflitto siriano del 2011, Palmira era uno dei siti più visitati del Medio Oriente, con 100.000 turisti l’anno. Situata a 150 chilometri a nord di Damasco, in passato fu la città che connetteva India, Cina e Persia.
IL VECCHIO COLONNATO DI PALMIRA
Dal 2015 è finita nelle mani dell’Isis, che ha distrutto il tempio di Bel e di Baalshamin, il teatro e l’Arco di Trionfo datato 211, perché tutti i monumenti preislamici erano da ritenersi idolatri. A marzo l’esercito siriano ha riconquistato Palmira e queste sono le immagini di quel che ne resta.
PALMIRA PRIMA DELLA DISTRUZIONETEMPIO DI BAALSHAMIN A PALMIRAANFITEATRO PALMIRA NEL 2008LA CITTA DI PALMIRAQUEL CHE RESTA DI PALMIRASITO UNESCO DI PALMIRAPALMIRA DISTRUTTA NEL 2015 QUEL CHE RESTA DI PALMIR A
Le autorità siriane, grazie a dati accurati, sono arrivate nel comando supremo degli ufficiali occidentali e arabi nascosto nel seminterrato di un quartiere di Aleppo est, catturandoli tutti vivi. Alcuni nomi sono già filtrati. Si tratta di militari USA, francesi, inglesi, tedeschi, israeliani, turchi, sauditi, marocchini, qatarioti ecc., che la Siria detiene attualmente con grande cura per concludere i negoziati con i Paesi che l’hanno devastata. Come annunciato dai media ad Aleppo, ieri notte, sono numerosi gli agenti stranieri armati che la Turchia ha chiesto alla Russia di far uscire vivi.
I nomi degli agenti presenti, per le cui trattative si sono complicate, sono stati resi noti:
Moataz Aouglakan Davutoglu – Turchia
David Scott Weiner – USA
David Shlomo Aram – Israele
Muhamad Shayq al-Islam al-Tamimi – Qatar
Muhamad Ahmad al-Sibyan – Arabia Saudita
Abdalmunayim Fahd al-Harij – Arabia Saudita
Islam Salam Zahran al-Hadjlan – Arabia Saudita
Ahmad ibn Nawfal al-Dridagi – Arabia Saudita
Muhamad Hasan al-Subaya – Arabia Saudita
Hamid Fahad al-Dusari – Arabia Saudita
Amjad Qasim al-Tirawi – Giordania
Qasim Sad al-Shamari – Arabia Saudita
Ayman Qasim al-Thalbi – Arabia Saudita
Muhamad Shafyah al-Idrisi – Marocco
Un ex-consulente del Ministro dell’Informazione siriano, Abdulhadi Narsi, ha rivelato che numerosi ufficiali turchi e sauditi combattevano contro le forze governative siriane nei quartieri orientali di Aleppo, assieme alla coalizione di gruppi terroristici Jaysh al-Fatah. “Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan cerca di trasferire i terroristi da Aleppo in Turchia. Il governo siriano ha scoperto che vi era un centro occulto con ufficiali sauditi e turchi e di vari servizi d’intelligence nella parte di Aleppo occupata dai terroristi“. Erdogan voleva trasferire 5000 terroristi in Turchia, testimoniando come l’intera questione della battaglia dei terroristi contro il governo siriano ad Aleppo fosse diretta dalla Turchia, “Nel frattempo, vi sono agenti turchi in Siria che guidano la guerra contro Damasco. L’Esercito arabo siriano li sta rintracciando“.
Il giornalista siriano Hilal al-Sharifi dichiarava “Grazie alle informazioni ricevute, le autorità siriane hanno scoperto la base degli alti ufficiali occidentali e della NATO nel seminterrato di una zona ad Aleppo est, catturandoli vivi. Alcuni nomi sono già stati dati ai giornalisti siriani, me compreso. Le nazionalità sono statunitense, francese, inglese, tedesca, israeliana, turca, saudita, marocchina, qatariota, ecc. Data la loro nazionalità e il loro grado, vi assicuro che il governo siriano ha compiuto un arresto eccellente, che dovrebbe consentirgli di dirigere i negoziati con i Paesi che hanno cercato di distruggerlo“. Finora, costoro sono stati identificati come della “NATO”.
Gli statunitensi aggregati ai terroristi cercarono di fuggire da Aleppo est camuffandosi da soldati siriani prigionieri, ma furono identificati e l’evacuazione dei terroristi da Aleppo venne bloccata. L’accordo di evacuazione da Aleppo prevedeva che tutti i prigionieri detenuti dai terroristi dovevano essere rilasciati. Le forze governative non solo si facevano consegnare i cittadini rapiti, ma anche 11 operatori statunitensi e 2 inglesi delle SAS. Perciò Stati Uniti e NATO cercarono di sabotare il cessate il fuoco, anche ricorrendo al rumore mediatico e mobilitando le organizzazioni fiancheggiatrici dei terroristi taqfiri, come MSF e affini. Lo scopo reale era esfiltrare gli squadroni della morte di Gladio e della CIA assieme a molti militari turchi, nascosti tra i terroristi. Quando il governo siriano rifiutava di reiterare il cessate il fuoco, avendo scoperto lo stratagemma per far fuggire gli squadristi di Gladio, bloccò i convogli degli autobus ad al-Ramusyah. 8079 terroristi e famigliari avevano lasciato Aleppo.
Hezbollah rastrella i convogli carichi di terroristi diretti ad Ildib.
Mancano pochi giorni nefasti al presidente uscente Obama per tentare di disarticolare il sorprendente avvicinamento tra D.Trump e Putin, quello che cerca in tutti i modi di impedire la CIA, adesso utilizzata per demonizzare lo zar Vlady Putin.I governi della Russia, della Turchia e dell’Iran, all’unisono dei loro multimedia, si sono “infilati i guanti” ed hanno segnalato come autori dell’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara, se non la NATO, direttamente gli USA e/o la CIA, attraverso i suoi agenti locali.
I media turchi si sono dedicati a gettare la responsabilità dell’assassinio ai “poteri occidentali ed alla CIA”. I giornali filogovernativi “Yeni Safak” e “Yeni Söz” hanno accusato senza fronzoli la CIA, mentre il giornale Takvim ha descrittto il poliziotto, assassino dell’ambasciatore Karlov, come un “sicario per conto dell’alleanza occidentale”.
Yeni Safak ha citato il senatore Franz Klintsevich, vicedirettore del Comitato di Difesa e Sicurezza del Parlamento russo, il quale ha attribuito la responsabilità dell’omicidio ai “servizi segreti della NATO”.
Dalla parte iraniana, Alaedin Boruyerdi, presidente della Commissione della Sicurezza Nazionale e politica Estera dell’Assemblea Consultiva Islamica (Mayles) ha denunciato che l'”omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia è stato architettato e pianificato dagli USA”. Vedi: Hispan Tv
Ha richiamato molto l’attenzione il fatto che, lo stesso giorno in cui Obama si trovava in vacanza alle Hawai giocando a golf, sono avvenuti in forma simultanea gli assassinii degli jihadisti in Belgio, a Zurigo ed in Giordania, ed all’unisono dell’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara.
Non mancano accuse retrospettive contro la NATO che finanzia e sostiene gli jihadisti: “Newsbud” segnala che “l’auditor capo della NATO, ha avuto incarico di finanziare gli assassinii realizzati in Belgio”, Uf!
Lascio da parte il turbativo rapporto di come gli USA abbiano armato gli jihadisti in Siria nel corso degli ultimi anni. (Cosa ormai ben nota).
dr. Alfredo Jalife Rahme
Lo stesso giorno dell’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia, Petr Polshikov, un diplomatico russo di alto rango, è stato assassinato mentre era a casa sua. Cosa sta arrivando? (What is going on?)
Dopo questi avvenimenti ho voluto rivedere i miei 20 messaggi Twitter del giorno dell’assassinio dell’ambasciatore in Turchia con la finalità di metterli in contrasto con la realtà e mi ha meravigliato che questi coincidevano con l’atteggiamento ufficiale della Russia, della Turchia e dell’Iran, che ho condensato nella mia intervista a Russia Today.
1. Obama se ne va in vacanza alle Hawai e lascia il mondo alla deriva: gli rimangono 32 giorni per disarticolare l’accordo fra Trump e Putin.
2. Bisognava aspettarsi un attentato contro la Russia dopo la caduta strategica di Aleppo: un punto di inflessione.
3. I turchi considerano sempre Aleppo una loro provincia.
4. L’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara è accaduto a 50 mt. dall’Ambasciata degli USA ad Ankara.
5. Con la chiusura dell’Ambasciata USA ad Ankara, un giorno dopo dell’assassinio dell’ambasciatore russo, sono iniziate le uccisioni degli ambasciatori…
6. Gli equilibri mondiali si sgretolano e Obama…goca a golf.
7. La caduta di Aleppo non si può distanziare dal tossico ambiente russofobo di Obama/Hillary/Rothschild/Soros negli USA.
8. Obbligati ad indagare sui possibili collegamenti del “poliziotto speciale” turco della NATO/CIA.
9. L’immagine trionfale del “poliziotto speciale” turco assassino è impattante. Si rifletterà per molto tempo su tutta l’Eurasia.
10. USA/NATO vogliono riaccendere i tizzoni dei 350 milioni di popolazione turco e turcomanna contro la Russia, dai Balcani fino al Deserto del Gobi? Ben progettato.
12. Arrivano forti rappresaglie dei perdenti di Aleppo contro la Russia. Non rimarranno con le braccia conserte.
13- CIA/NATO/Obama/Hillary/Rothschild/Soros cercano di destabilizzare il “triangolo Russia/Turchía/Irán” realizzato per risolvere la guerra in Siria senza gli USA nè l’Unione Europea.
14- Fondamentale il contesto dell’attentato nella Galleria d’Arte: “La Russia attraverso gli occhi della Turchia”.
15. Non si può sottovalutare che la Turchia è un paese fratturato (contenzioso curdo) ed in crisi con la NATO/USA/UE.
16- La domenica 15 Dicembre, nella mia rubrica “Bajo la Lupa” si indicava molto chiaramente il malessere degli USA/NATO/UE per non poter partecipare al vertice della Rusia/Turquía/Irán a seguito della caduta di Aleppo.
17. Esperto militare turco: l’assassinio dell’ambasciatore russo non è stato una coincidenza, se si considera la riunione dei cancellieri di Russia, Turchia ed Iran.
18. Interessante che Trump abbia enunciato la simultaneità degli attentati in Turchia, Berlino e Svizzera. Qualche cosa deve sapere. Lui sa che è stata la CIA?
19. Sono trascorse varie ore senza che Obama, in vacanza alle Hawai, abbia condannato l’assassinio dell’ambasciatote russo ad Ankara. Trump lo ha già fatto.
20. Oggi si è accentuata la battaglia per il destino dell’anima geostrategica della Turchia tra la Russia e gli USA/UE: il pronostico è riservato.
Il filosofo Alexander Dugin (AD), ideologo di Vladimir Putin, ha commentato che “l’autore di questo sanguinoso crimine già è stato identificato come un membro delle rete gulenista. Nello stesso giorno è avvenuto un attacco terrorista in Germania organizzato dal Daesh, così credo che siamo testimoni dell’agonia dell’amministrazione globalista, forzata ad abbandonare la Casa Bianca. Hanno cercato di distruggere le relazioni russo-turche nel giorno della votazione del Collegio Elettorale. Questo è stato l’ultimo attacco alla nostra collaborazione strategica”.
Quindi AD ha commentato in forma trionfale che “l’organizzatore pagherà un alto prezzo per questo assassinio. La nostra risposta più forte e più sonora a questo crimine sarà la continuazione dell’alleanza strategica russo-turca, e l’accelerazione del processo di ritiro della Turchia dalla NATO, creando una nuova alleanza euroasiatica. Questa è l’unica risposta ragionevole e simmetrica, perchè i nostri nemici -i globalisti- temono questo momento più che qualsiasi altro. Niente fermerà il nostro progresso nella realizzazione di un ordine mondiale multipolare e democratico”. Vedi: L’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia dimostra che il sistema globalista è ormai in agonia.
Molto sicuro di se stesso e confidando nella sua nuova luna di miele con Trump, lo zar Vlady Putin, nella sua conferenza stampa annuale, si è burlato del Partito Democratico, che non sa perdere, nel domandare in forma sarcastica se lo stesso Putin si trovasse anche dietro la maggioranza ottenuta al Congresso USA dal Partito Repubblicano e nel Senato.
Il New York Times (NYT) si lamenta che i coloqui tripartiti tra Russia, Turchia e Iran abbaino avuto luogo senza la partecipazione degli USA, non si dica senza la UE.
La realtà è quella che il triangolo Russia/Irán/Turchia è un passo avanti per risolvere il delicato contenzioso siriano, quello che abbiamo già anticipato quattro mesi fa.
Adesso la Russia richiederà l’estradizione del prelato islamico Fetulah Gulen, se si andrà a dimostrare la sua implicazione nell’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara.
Questa richiesta non è meno importante e sarebbe una prova del fuoco per Trump: consegnare Gulen, presunto agente della CIA esiliato attualmente in Pennsylvania, perchè a sua volta Vladimir Putin lo possa regalare su un piatto d’argento al sultano Erdogan in cambio di un aggiustamento sulla Siria. I 350 milioni di sunniti dei popoli turchi centro-asiatici valgono bene la pena. Trump potrebbe farlo poichè lui ha un motivo di lite a morte con la CIA.
Erdogan accusa: ho le prove, gli Stati Uniti aiutano l'Isis
Il presidente turco accusa: ho foto e video che provano il sostegno allo Stato Islamico da parte delle forze della coalizione guidata da Washington in Siria
"Ho le prove che la coalizione guidata dagli Stati Uniti in Siria aiuta gruppi terroristici come l'Isis". Lo ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa il presidente turco. Recep Tayyip Erdogan. "Ci accusano di aiutare lo Stato Islamico", ha affermato, "Ma invece sono loro a dare sostegno a gruppi terroristici compresi i Daesh" (così viene chiamato lo Stato Islamico nel mondo arabo e in Turchia). E' molto chiaro. Abbiamo le prove, con immagini, foto e video".
L'uscita di Erdogan è clamorosa e gravida di conseguenze. La situazione in Turchia è a dir poco confusa. La scorsa settimana il mondo è rimasto senza fiato nel vedere le immagini del poliziotto turco che uccideva l'ambasciatore russo Andrei Karlov per vendicarsi della riconquista di Aleppo da parte dell'esercito siriano fedele al presidente Bashar Assad aiutato dalle forze armate di Mosca. Negli ultimi tempi c'è stato un clamoroso avvicinamento fra la Turchia e la Russia. Uno sviluppo non sorprendente, visto che Erdogan è convinto che il fallito tentativo di colpo di Stato ai suoi danni dello scorso 15 luglio sia stato opera del predicatore musulmano Fethullah Gulen, suo ex alleato che da anni è riparato negli Stati Uniti.
Erdogan è stato più volte accusato di finanziare l'Isis tramite il contrabbando di petrolio estratto dalle aree occupate dallo Stato Islamico, un traffico che vedrebbe coinvolto in prima persona il figlio dello stesso presidente turco, Bilal. In quanto agli Stati Uniti, il presidente eletto Donald Trump durante la campagna elettorale ha più volte accusato la sua concorrente democratica, Hillary Clinton, di avere aiutato l'Isis quando era segretario di Stato. L'uscita di Erdogan potrebbe essere interpretata anche come un tentativo di ingraziarsi Trump. Quando si parla di cose turche ogni interpretazione è possibile. Di certo le parole di Erdogan avranno delle conseguenze.
La lunga navigazione della portaerei Admiral Kuznetnov verso la Siria ha suscitato molte polemiche e preoccupazioni. E anche qualche presa in giro per la colonna di fumo eccessiva che usciva dalla sua ciminiera. Ma la vera mazzata finale sui ribelli assediati ad Aleppo potrebbe arrivare da un' altra nave russa, che ha attraversato il Bosforo senza dare troppo nell'occhio e dal Mar Nero si appresta a unirsi alla squadra ammiraglia in arrivo davanti al porto di Tartus. È la fregata lanciamissili Admiral Grigorovich, dotata dei micidiali Kalibr, missili cruise simili ai Tomahawk americani che dal mare potrebbero colpire le postazioni dentro la città con potenza devastante.
LA BATTAGLIA DI ALEPPO
La Russia ha già usato i Kalibr in un paio di occasioni nella guerra in Siria. Ma ora nel mirino ci sono i quartieri orientali della città, dove assieme a 10 mila combattenti sono intrappolati oltre 200 mila civili. E lo schieramento di una flotta con le migliori unità della marina russa lascia presagire che la resa dei conti sia questione di giorni. Oltre alla fregata ci sono anche tre sottomarini in grado di lanciare i Kalibr. Segno che l' aumento della potenza di fuoco arriverà soprattutto dai missili, più che dai cacciabombardieri imbarcati sulla portaerei.
BATTAGLIA DI ALEPPO
Il lungo giro della Kuznetnov dal Mar Artico al Mediterraneo, assieme all' incrociatore a propulsione nucleare Pietro il Grande, è ora visto dagli analisti militari più che altro come un' esibizione di potenza. La portaerei imbarca soltanto 10 Su-33 e quattro Mig-29K, «gli unici con capacità specifiche di attacco al suolo». E ci sono dubbi, sottolineati dall' analista Michael Kofman del Centre for Naval Analyses, sull' addestramento dei piloti a missioni di questo tipo. Non saranno quindi i cacciabombardieri dal mare a decidere le sorti della battaglia di Aleppo, ma l' impressionante dispiegamento missilistico.
BATTAGLIA DI ALEPPO
I movimenti delle navi fanno pensare che l'attacco potrebbe scattare proprio durante la giornata elettorale di martedì prossimo negli Stati Uniti, o subito prima. I ribelli hanno cercato di anticipare le mosse russe con un'offensiva scattata il 28 ottobre per rompere l'assedio. Migliaia di combattenti hanno assaltato le posizioni dell' esercito siriano a Sud-Ovest della città per aprire una breccia e raggiungere i quartieri assediati. Dopo una prima giornata di successi, con i governativi costretti a cedere i distretti di Minyan e Dahiyat al-Assad, l' attacco è finito in stallo.
ALEPPO
Ieri violenti raid aerei hanno dato il via alla controffensiva di Damasco. Decine di insorti sono stati uccisi nei due distretti e gli altri hanno cominciato a ripiegare. Fonti filo-governative segnalano anche la concentrazione delle forze speciali siriane a Est e Nord di Aleppo. Sono le formazioni «Tigri», «Falchi del deserto» e la Brigata Al-Quds. Se i ribelli non riusciranno a dare slancio ai loro attacchi nei prossimi giorni scatterà probabilmente l' assalto di terra alla città.
Dal 30 settembre 2015, quando sono cominciati i raid russi, il regime di Bashar al-Assad è riuscito a ribaltare quasi completamente la situazione ad Aleppo. I ribelli controllavano allora quasi i due terzi della metropoli, ora poco più di un terzo e solo un decimo della popolazione.
L'ASSEDIO DI ALEPPO IN SIRIA
I bombardamenti hanno fatto migliaia di vittime ma anche le formazioni jihadiste che occupano alcuni quartieri a Est, come Ahrar al-Sham e l' ex Al-Nusra, hanno colpito scuole e abitazioni con razzi e potenti mortai. Centinaia di civili sono stati uccisi anche a Ovest. Russia e Stati Uniti hanno concordato due tregue a febbraio e settembre. Non hanno retto. E ora per gli abitanti di Aleppo si annuncia un novembre di fuoco e distruzione.