9 dicembre forconi: Jihadisti
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venerdì 11 maggio 2018

BLITZ ANTITERRORISMO, 14 ARRESTI IN QUATTRO REGIONI: "FINANZIAVANO IL GRUPPO QAEDISTA SIRIANO AL-NUSRA"



LE DUE DISTINTE INDAGINI DI IN SARDEGNA E IN LOMBARDIA. SECONDO GLI INVESTIGATORI, I DUE GRUPPI FORNIVANO FONDI E SOSTEGNO ALLE MILIZIE QAEDISTE IN SIRIA…

operazione antiterrorismoOPERAZIONE ANTITERRORISMO
Sarebbero due cellule legate all'organizzazione qaedista siriana Jahbat al-Nusra quelle sgominate nell'operazione antiterrorismo di polizia e guardia di finanza che ha portato all'arresto di 14 persone e a una ventina di perquisizioni tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna. Secondo quanto accertato dagli investigatori, le due cellule, che operavano in Sardegna e Lombardia, erano autonome ma avevano un punto di contatto: un soggetto che aveva rapporti con entrambi i gruppi.

operazione antiterrorismoOPERAZIONE ANTITERRORISMO
L'operazione è scattata al termine di due distinte indagini, coordinate dalla Procura nazionale: una condotta dagli uomini dello Scico e della guardia di finanza di Brescia, l'altra dal Servizio contrasto al terrorismo esterno dell'Antiterrorismo della polizia.

Il lavoro degli uomini delle Fiamme Gialle ha consentito di scoprire un'associazione a delinquere composta da 10 siriani e finalizzata al riciclaggio e all'abusiva attività di erogazione dei servizi di pagamento in diversi paesi, europei e non: oltre all'Italia, la Svezia, l'Ungheria e la Turchia. Per due di loro, inoltre, è scattata la contestazione di finanziamento al terrorismo: avrebbero raccolto fondi all'interno delle comunità islamiche per poi inviarli in Siria per il sostentamento dei gruppi terroristici.
operazione antiterrorismoOPERAZIONE ANTITERRORISMO

L'indagine della Polizia ha invece portato la Digos di Sassari all'individuazione di 4 militanti siriani e marocchini che facevano parte dell'altra cellula di supporto a Jabhat al-Nusra. Le accuse ipotizzate nei loro confronti sono associazione con finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva. I dettagli delle indagini saranno illustrati in una conferenza stampa alle a Roma presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, alla presenza del procuratore nazionale Federico Cafiero de Raho e dei procuratori della Repubblica di Brescia e di Cagliari.

Fonte: qui

giovedì 3 maggio 2018

PUTIN HA UN ESERCITO DI ROBOT – VIDEO! NEL DAGHESTAN 11 PERSONE SONO STATE UCCISE IN UN’OPERAZIONE ANTITERRORISMO DA UN ANDROIDE

LE AUTORITÀ RUSSE HANNO POI DIFFUSO LE IMMAGINI DEI CORPI CRIVELLATI DI COLPI 

I ROBOT SONO L’ARMA SEGRETA RUSSA PER PREVENIRE ATTENTATI DURANTE I MONDIALI DI CALCIO… 



robot killer russiaROBOT KILLER RUSSIA
Le forze speciali russe hanno utilizzato un robot per uccidere alcuni componenti di una cellula jihadista dormiente. Si tratta di un’operazione legata alle misure di sicurezza in vista dei mondiali di calcio.

Il robot ha ucciso 11 terroristi nella regione del Daghestan, nella città di Derbent, una polveriera islamica al confine con Georgia e Azerbaijan. L’esercito ha trovato armi, un lanciagranate e altri armamenti. I militari si sono fatti strada grazie alla protezione del veicolo automatizzato. Le autorità di Mosca hanno poi diffuso le immagini dei corpi crivellati dai colpi, come avvertimento per le altre cellule jihadiste presenti ella regione.

robot killer russia 14ROBOT KILLER RUSSIA 




In un video diffuso e pubblicato da alcuni tabloid britannici si sentono delle grida che inneggiano ad Allah, seguite da un’esplosione. Degli 11 terroristi morti si conosce soltanto l’identità di Alexander Svistak, originario della Siberia. Il ministro dell’interno del Daghestan, Sergei Kaprov, ha detto che “le persone uccise a Derbent facevano parte di una cellula terrorista”.

robot killer russia 4ROBOT KILLER RUSSIA 










Derbent si trova 900 chilometri a sud di Volgograd, dove si giocheranno alcune partite dei campionati mondiali di calcio, che inizieranno il 14 giugno prossimo.

domenica 15 aprile 2018

"PRONTI A COLPIRE ANCORA IN SIRIA”, DOPO L'ATTACCO GLI USA AVVISANO ASSAD

E ALL’ONU E’ SCONTRO CON LA RUSSIA - IL RAPPRESENTANTE DI MOSCA: "L'ATTACCO IN SIRIA DISTRUGGE LE RELAZIONI INTERNAZIONALI"

IL CREMLINO AVVERTE: SE BOMBARDERETE, ARRIVERA' IN EUROPA UN'ONDATA DI PROFUGHI" 


trumpTRUMP
"L'attacco condotto da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in Siria distrugge il sistema delle relazioni internazionali e rischia di destabilizzare tutta l'area". Lo ha dichiarato il rappresentante permanente della Russia all'Onu, Vasily Nebenzya, intervenendo al Consiglio di Sicurezza. "La Russia ha fatto tutto il possibile per evitare queste strategia destabilizzatrici ma nonostante questo gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno ignorato gli appelli di tornare alla ragione".

Durissima la replica americana: "La Russia usa il veto il Consiglio di sicurezza dell'Onu, come il regime siriano usa il Sarin" così,  l'ambasciatore all'Onu, Nikki Haley, con la sua consueta brutalità, ha replicato a Mosca, ricordando che il veto è stato utilizzato ben sei volte sul dossier siriano: "Non possiamo permettere - ha aggiunto -che la Russia getti nella spazzatura tutte le norme internazionali, e consenta che l'uso di armi chimiche(non è stato provato minimamente che Assad abbia fatto uso di armi chimiche.) non riceva una adeguata risposta".
nikki haleyNIKKI HALEY

Ma Haley dice anche altro: "Siamo pronti a colpire di nuovo se la Siria userà ancora armi chimiche", riferendo il contenuto di una conversazione con il presidente Donald Trump dopo il raid in Siria con la collaborazione di Francia e Regno Unito. "Ho parlato stamane con il presidente. Ha detto che se il regime siriano usa gas velenosi(la cosa non è stata provata!) ancora una volta, gli Stati Uniti sono pronti ad usare la forza", dice l'ambasciatrice Usa, "il tempo per le parole è finito. Abbiamo avuto 5 meeting del Consiglio sulla Siria in questa settimana". La nostra azione "non è una vendetta, né una punizione, né per una simbolica dimostrazione di forza ma abbiamo dato alla diplomazia chance dopo chance. I nostri sforzi risalgono al 2013. La Siria si è impegnata a rispettare la convenzione sulle armi chimiche. Ma come abbiamo visto dallo scorso anno, questo non è successo(balla!)", quindi, insiste Haley "il Governo siriano, con il ripetuto ricorso alle armi chimiche(la cosa è totalmente inventata e non provata!), ci ha spinto ad agire. Il raid di ieri è un messaggio chiarissimo: gli Stati Uniti non consentiranno al Governo di Assad di usare le armi chimiche(dove sono le prove di quanto hanno affermato?)".
VASSILY NEBENZYAVASSILY NEBENZYA

Intanto, dopo la Russia - che ha diffuso una bozza di risoluzione che chiede all' Onu di condannare "l'aggressione armata occidentale" contro la Siria - anche Damasco chiede alla comunità internazionale e al Consiglio di sicurezza Onu di condannare con fermezza la "brutale aggressione statunitense, britannica e francese che può solo portare a infiammare ulteriormente le tensioni e rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali". Lo riporta l'agenzia Sana citando due lettere inviate dal ministero degli Esteri siriano al Segretario generale delle Nazioni Unite e al capo del Consiglio di sicurezza.

All'apertura del dibattito, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto ai membri del Consiglio di sicurezza di "agire in conformità con la Carta delle Nazioni Unite e nel quadro del diritto internazionale" quando è questione di "pace e sicurezza".

trump putinTRUMP PUTIN
Da Bruxelles, nelle stesse ore, è rimbalzato lo statement della Nato, dopo il meeting del Consiglio nordatlantico a livello di ambasciatori: "Gli alleati hanno espresso il pieno supporto per questa azione mirata a ridurre la capacità del regime siriano di produrre armi chimiche e evitarne l'ulteriore impiego contro il popolo siriano". E ha aggiunto la nota ufficiale: "Le armi chimiche non possono essere usate con impunità o normalizzate. Sono un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva". Il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha inoltre ammonito il regime siriano "a permettere agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione", aggiungendo che "Usa, Gb e Francia hanno evidenziato che non c'era altra alternativa praticabile all'uso della forza".

putin macronPUTIN MACRON
FRANCIA 'APRE' A MOSCA: "PRONTI A LAVORARE COL CREMLINO"
Per la Francia il tempo della guerra è già finito, ora si torna alla diplomazia. Parigi vuole "lavorare seriamente" con la Russia per raggiungere "una soluzione politica", ha fatto sapere l'Eliseo in una dichiarazione che ha interrotto il flusso di condanna e rivendicazione dell'attacco condotto nella notte in Siria…


3. MOSCA: SE BOMBARDERETE...
Gian Micalessin per il Giornale

È stato un vero attacco chimico o una messa in scena organizzata per giustificare gli attacchi alla Siria di Bashar Assad? 

E chi salverà l'Europa dalle ondate di migranti messe in moto da un attacco alla Siria? 

La Russia non ha dubbi.

attacco in siriaATTACCO IN SIRIA
Siamo di fronte a una mistificazione che minaccia anche noi europei. 

E dietro il video che documenta l'attacco con i gas alla città di Douma e la morte di decine di donne e bambini c'è lo zampino di un servizio segreto occidentale. 

Ma l'Europa per Mosca deve guardarsi dal seguire Donald Trump perché rischia di ritrovarsi invasa da nuove ondate di profughi generate dall'aggravarsi della crisi siriana. A dirlo chiaro e tondo è il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

«Abbiamo prove inconfutabili, è stata una messa in scena in cui sono coinvolti i servizi di sicurezza di un paese in prima linea nella campagna anti-russa», accusa Lavrov durante la conferenza stampa con l'omologo olandese Halbe Zijlstra. Il ministro degli Esteri russo non fa il nome del paese nemico, ma a pronunciarlo ci pensa il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa del Cremlino.

attacco in siria 1ATTACCO IN SIRIA 1
«Abbiamo prove che dimostrano il coinvolgimento della Gran Bretagna nella provocatoria operazione chimica realizzata in Siria dal 3 al 6 aprile - spiega il generale - Londra ha esercitato forti pressioni sui rappresentanti dei cosiddetti Caschi Bianchi per spingerli a realizzare il prima possibile una provocazione (con armi chimiche)». 

La Russia punta il dito, insomma, contro l'organizzazione di soccorso messa in piedi nelle zone ribelli, fin dal 2011, da un ex-ufficiale dell'intelligence di Sua Maestà.

Un'organizzazione accusata di aver ordito numerose operazioni per screditare il regime e i suoi alleati. Il determinato j'accuse di Mosca lascia aperto, però, il discorso sulle prove dell'attacco chimico e delle responsabilità di Damasco che il presidente francese Emmanuel Macron sostiene di poter fornire. 

Il primo a smentirlo è il segretario alla Difesa statunitense James Mattis. Giovedì Mattis è andato alla Casa Bianca per spiegare al determinato presidente Donald Trump che, prima di agire, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia devono fornire prove più credibili di quelle ottenute fino a ora. Mattis, un ex generale conosciuto per il suo rigore, sa bene quanto complesso sia riuscire a farlo.

attacco in siriaATTACCO IN SIRIA
La clorina, l'agente chimico responsabile della morte di 40 civili - stando alle fonti ribelli - è assai facilmente reperibile. E in Irak stata usata più volte dai gruppi jihadisti contro le forze americane. In Siria gli stessi ribelli l'hanno impiegata contro l'esercito di Damasco. E il 15 marzo scorso Il Giornale ne ha visto alcune taniche in un deposito abbandonato dai ribelli in un villaggio nella zona di Ghouta.

A moltiplicare i dubbi contribuiscono - oltre alla mancanza dei cadaveri delle vittime - l'assenza di un elenco con i loro nomi e quelli dei feriti ricoverati negli ospedali della zona. Una stranezza non da poco che si aggiunge alla firma, 24 ore dopo la presunta strage chimica, di un'intesa con il governo grazie alla quale i ribelli di Jaish Islam sono stati evacuati a bordo di pullman nella zona di Idlib. 

Come mai non hanno sfruttato l'opportunità per portarsi dietro qualche reperto?

attacco in siria 2ATTACCO IN SIRIA 2
Da oggi a condire con qualche briciolo di verità tante stranezze ci proveranno gli esperti dell'Opac, l'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche a cui venne affidata nel 2013 la distruzione degli arsenali chimici di Assad. Convocati su richiesta della Russia, i tecnici dell'Opac saranno da oggi a Douma ma dovranno far i conti non solo con l'assenza di qualsiasi traccia di clorina, dispersa nell'aria già nelle prime 24 ore, ma anche con la difficoltà di condurre indagini obbiettive in una cittadina passata nelle mani dell'esercito siriano e russo.

Fonte: qui


LA GUERRA È GIÀ FINITA? 

PER IL SEGRETARIO DELLA DIFESA AMERICANO JIM MATTIS NON SONO STATI PIANIFICATI ALTRI ATTACCHI 

“ERA UN’AZIONE SINGOLA, MIRATA ALLE INFRASTRUTTURE CHE IL GOVERNO SIRIANO USA PER FABBRICARE ARMI CHIMICHE”


james mattisJAMES MATTIS
Il segretario di stato alla Difesa degli Stati Uniti James Mattis ha parlato in una conferenza stampa, nella quale ha spiegato meglio le ragioni del bombardamento di questa notte in Siria: “Era un attacco singolo, mirato alle infrastrutture e agli edifici che il governo siriano usa per stoccare e fabbricare le armi chimiche”, ha detto Mattis, che ha aggiunto che gli Stati Uniti e gli alleati – Regno Unito e Francia, che hanno partecipato al raid – non hanno pianificato attacchi aggiuntivi.

Secondo Mattis il bombardamento era inevitabile: “Chiaramente il Governo di Assad non ha ricevuto il messaggio lo scorso anno. Li avevamo avvertiti di non fare altri attacchi chimici”.

attacco in siriaATTACCO IN SIRIA
Insieme a Mattis, alla conferenza stampa ha partecipato il Generale Joseph Dunford, che ha esplicitato i tre obiettivi dell’operazione militare: il centro di ricerca e studi scientifici siriano, ente del governo, un magazzino di armi chimiche a Homs, e un comando militare del governo siriano. “Ma l’ondata di raid aerei si conclude qui”, ha specificato Dunford.

giovedì 8 febbraio 2018

Abbattuto un jet russo in Siria, i ribelli uccidono il pilota

Il suo caccia Sukhoi Su-25, a quanto si è appreso, è stato colpito da un razzo sparato da un lanciarazzi portatile dai ribelli dell'alleanza jihadista Hayat Tahrir al-Sham, collegata ad Al Qaida. Una volta toccata terra con il paracadute, il pilota, probabilmente circondato dai ribelli, avrebbe provato a difendersi con le armi, prima di venire sopraffatto e ucciso 



03 febbraio 2018 

Epilogo drammatico per la missione di un pilota di caccia russo in Siria, abbattuto in azione sui cieli della travagliata provincia nord-occidentale di Idlib il quale, pur riuscendo a mettersi in salvo eiettando il sedile e poi atterrando con il paracadute, è stato ucciso quando era già a terra dai ribelli di Al Qaida. 

Ora Mosca, si è appreso dal ministero della Difesa, intende recuperare il cadavere. 

La notizia, inizialmente trapelata attraverso l'ong Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), è stata poi confermata anche dal ministero della Difesa di Mosca, che tuttavia non si è pronunciato su quale fine abbia incontrato il pilota. 

Il suo caccia Sukhoi Su-25, a quanto si è appreso, è stato colpito da un razzo sparato da un lanciarazzi portatile dai ribelli dell'alleanza jihadista Hayat Tahrir al-Sham, collegata ad Al Qaida, nella quale si è fusa anche Al Nusra, dalla cui costola, quattro anni fa, era nato l'Isis, che poi prese una strada diversa. 

Una volta toccata terra con il paracadute, il pilota, probabilmente circondato dai ribelli, avrebbe provato a difendersi con le armi, prima di venire sopraffatto e ucciso.

Le milizie qaediste controllano ancora buona parte del territorio della provincia di Idlib, dove non a caso il regime di Damasco, i russi e i loro alleati sciiti annunciarono il mese scorso di voler concentrare la campagna militare, una volta sconfitto l'Isis. Mosca, per recuperare il corpo del suo pilota, cercherà di coordinarsi con i turchi, i quali sono al momento impegnati nella campagna militare contro le milizie curde dell'Ypg, che Ankara considera una estensione siriana del Pkk che combatte in territorio turco, nell'enclave curda di Afrin. 

Qui i turchi incontrano da giorni una strenua resistenza e oggi hanno perso ben otto soldati nel combattimento per loro più sanguinoso da quando, il 20 gennaio scorso, prese il via, fra le critiche di gran parte del mondo occidentale, l'operazione "Ramoscello d'ulivo". 

I militari turchi, in un comunicato ufficiale, hanno parlato di un attacco congiunto di "miliziani curdi e dello Stato islamico" e affermato di non aver potuto raggiungere la zona dell'imboscata per contrattaccare e salvare i soldati. Alcuni giorni fa i turchi hanno fornito la cifra di 823 'terroristi neutralizzati' fra curdi e jihadisti, in circa 2 settimane di offensiva in territorio siriano. Con gli otto morti odierni, il bilancio dei militari turchi che hanno perso la vita nell'operazione Ramoscello d'ulivo sale così a 13. 

sabato 9 dicembre 2017

STRAGE IN CONGO! ATTACCO CONTRO I SOLDATI DELL'ONU

Attacco in Congo contro i soldati dell’Onu: almeno 14 morti e oltre 50 feriti

Si tratterebbe di una strage “molto grande, sicuramente la peggiore nella storia recente”
In Congo ribelli islamici hanno attaccato una base di Caschi blu dell’Onu uccidendo almeno 14 militari, e ferendone altri 53, nel più sanguinoso attacco mai subito da una missione di pace delle Nazioni unite nella storia recente. Ad essere attaccata nel nord-est del Paese è una base operativa della «Monusco», la Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo. I caschi blu uccisi sono per lo più tanzaniani, ma a morire sono stati anche almeno cinque soldati congolesi, ha precisato un portavoce dell’Onu. 

IL LUOGO DELL’ATTACCO  

La base si trova a Semuliki, nel Nord-Kivu, e lo scontro a fuoco è durato quattro ore. Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, nel definirlo un crimine di guerra, ha affermato che è stato «il peggior attacco contro i caschi blu nella storia recente dell’Onu». Un comunicato della Monusco ha sostenuto che ad attaccare sono stati «sospetti elementi Adf». Il riferimento è una milizia musulmana composta da ribelli ugandesi attiva sin dagli anni Novanta ma divenuta di recente il maggior pericolo della regione sebbene non avrebbe legami con formazioni jihadiste africane. 


CHI SONO I RESPONSABILI  

La milizia musulmana “Alleanza delle forze democratiche” (Adf) punta ad abbattere il presidente del confinante Uganda, Yoweri Museveni, ma ormai sono un nuovo problema per il Congo, un gigante vasto come l’Europa occidentale ed estremamente pericoloso: dal suo arrivo nel 1999, la Monusco ha già perso quasi 300 uomini. Il Congo con capitale Kinshasa, già Zaire e «ex-belga» per distinguerlo dalla quasi omonima e confinante Repubblica del Congo e ricordare il brutale colonialismo di cui fu vittima fino al 1960, ha un sottosuolo ricchissimo e per questo scatena sanguinosi conflitti. 

L’INSTABILITÀ NEL PAESE  

Una serie di guerre regionali si erano concluse una quindicina di anni fa ed erano state devastanti: tra il 1996 e il 2003, nell’est del Paese, soprattutto di fame e malattie morirono milioni di persone. La situazione di instabilità persiste e le Nazioni unite a ottobre hanno fatto scattare il loro più alto livello di emergenza (L3), quello riservato a soltanto a tre altre crisi (Iraq, Siria e Yemen): si contano 4 milioni di sfollati. Il quadro è aggravato al momento dal rifiuto del presidente Joseph Kabila di tenere elezioni dopo il termine del suo mandato, quasi un anno fa. La Commissione elettorale, sempre a ottobre, ha annunciato che non sarà possibile andare alle urne prima dell’aprile 2019, creando ulteriore tensione attorno al presidente che è salito al potere dopo l’uccisione del padre nel 2001. La Monusco, nel 2006, aveva contribuito a far tenere le prime elezioni libere e corrette in 46 anni. Human Right Watch, nello spiegare le violenze che vengono perpetrate nelle regioni del Kivu (526 civili uccisi solo da giugno a novembre), aveva parlato di «molti fattori» tra cui le forze di sicurezza congolesi «responsabili di oltre 100 morti violente nei sei mesi passati. 

Fonte: qui

giovedì 9 novembre 2017

LA MINACCIA ARRIVA DALLA TUNISIA: NELL’ULTIMO MESE, DAL PAESE CHE HA DATO IL MAGGIOR CONTRIBUTO ALLA BATTAGLIA JIHADISTA SONO PARTITE ALCUNE DECINE DI INTEGRALISTI PERICOLOSI DIRETTI VERSO LE COSTE ITALIANE

UNO DEI NOMI INSERITI NELLA BLACK LIST E’ STATO RINTRACCIATO E RIMPATRIATO

Sara Menafra per il Messaggero
tunisia jihadistiTUNISIA JIHADISTI

La segnalazione è arrivata dalla Tunisia alcune settimane fa e finora è stata trattata con un certo riserbo: nell’ultimo mese, dal paese che ha dato il maggior contributo procapite alla battaglia jihadista sono partite alcune centinaia di persone dirette verso le coste italiane. E di queste, alcune decine sarebbero integralisti almeno potenzialmente pericolosi. Ieri, uno dei nomi inseriti nell’elenco, Abdelhak Ben Makhlouf Aouini è stato rintracciato a Milano e rimpatriato con un aereo partito da Palermo e diretto a Tunisi.

È un uomo di venticinque anni, non ha precedenti specifici nel nostro paese, ma l’Antiterrorismo l’ha inserito nell’elenco delle persone pericolose da fermare immediatamente inviato a tutte le pattuglie territoriali, sulla base proprio delle informative arrivate dalla Tunisia. Nel suo muoversi attraverso l’Italia, Aouni ha sicuramente compiuto qualche ingenuità, postando su Facebook alcune foto di se stesso a Milano, sempre in luoghi molto riconoscibili. Proprio sulla base di una di quelle foto, lo scorso 25 ottobre, una volante l’ha fermato ed è stato immediatamente spostato nel centro rimpatri di Torino e quindi in Sicilia.
TUNISIA 1TUNISIA 1

Ma al di là del rimpatrio di Aouni, il 91esimo nel corso del 2017 firmato dal ministro dell’Interno Marco Minniti (dal 1 gennaio 2015 sono stati 223), a mettere gli apparati di sicurezza in allerta è l’elenco arrivato dalla Tunisia. Lo spostamento di alcuni radicalizzati verso il nostro paese via mare, e potenzialmente, attraverso la penisola, anche in altre zone d’Europa, sarebbe legato all’indulto proclamato dal presidente Beji Caid Essebsi. Una decisione che circa un mese fa aveva suscitato dichiarazioni preoccupate tanto dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, quanto da alcuni esponenti leghisti.
MINNITIMINNITI

In Tunisia, come in altri paesi mediorientali, rilasciare alcuni detenuti in occasione di eventi particolarmente rilevanti (Essebsi l’ha fatto in occasione dei sessant’anni della repubblica tunisina) è una pratica piuttosto comune e infatti, anche se circa 1.500 hanno ottenuto uno sconto di pena, i rilasciati sono circa 400. E, sebbene i numeri siano più bassi, alcune decine tra questi, stando alle informazioni del governo tunisino, sono integralisti islamici che dopo il rilascio si sono imbarcati in direzione Italia.

L’elenco di quelli considerati pericolosi è stato condiviso con chi pattuglia il territorio e con le polizie europee. Il governo tunisino ha ottimi rapporti con l’Italia e con l’Europa e ha aderito ad un piano di rimpatrio degli irregolari che procede a ritmo serrato. Anche la condivisione di informazioni sul terrorismo è rapida ma ciò non toglie che l’arrivo di radicalizzati in Italia abbia fatto crescere la preoccupazione degli addetti ai lavori.

TUNISIATUNISIA
Già nei mesi scorsi un allarme sugli arrivi in Italia di pregiudicati, alcuni dei quali radicalizzati, provenienti dalla Tunisia aveva fatto alzare la tensione, tanto che con delle audizioni ad hoc se n’era occupata anche la commissione Affari costituzionali del Senato. Preoccupazioni non completamente infondate, se si pensa che dalla Tunisia - che pure è un paese fortemente laico - sono partiti seimila combattenti affiliati all’Isis e che il paese e che il paese è stato più volte vittima di gravissimi attentati. Tunisini erano Anis Amri, l’attentatore di Berlino e Ahmed Hannachi, quello di Marsiglia. Fuggiti dalla crisi economica più che dalla repressione e radicalizzati quando erano qui da anni.

Fonte: qui