9 dicembre forconi

giovedì 14 giugno 2018

SCRIVI LANZALONE, LEGGI DI MAIO

L’AVVOCATO, FINITO NEI GUAI PER IL NUOVO STADIO DELLA ROMA, È STATO UN ''CONSIGLIERI" DI LUIGI DI MAIO CHE FU SPEDITO SUL CAMPIDOGLIO PER “ASSISTERE” VIRGINIA RAGGI, PREMIATO POI CON LA PRIMA POLTRONA DELL'ACEA 

LE CONSULENZE DI LANZALONE PER PARNASI 

TRA I 27 INDAGATI ANCHE IL CAPOGRUPPO M5S IN CAMPIDOGLIO, PAOLO FERRARA

LUCA LANZALONunLUCA LANZALONUN
Chi è Luca Lanzalone? L’avvocato, finito ai domiciliari nell’indagine sugli appalti per il nuovo stadio della Roma, è stato un ''consiglieri" di Luigi Di Maio, fino a quando il capo politico del M5s non ha deciso di spedirlo a Roma, direzione Campidoglio, per “assistere” Virginia Raggi e la sua amministrazione.

Quale miglior modo di tele-controllare la sindaca piazzandole accanto un uomo di fiducia? Solo quando si è liberata la casella di “consigliori” al suo fianco, Luigino ha deciso di affidarsi a Vincenzo Spadafora, aspirante Gianni Letta in salsa cinquestelle.  

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
L’ingrato compito di vigilare sulla giunta capitolina, Luca Lanzalone se l’è visto premiare con la poltrona di presidente di Acea, vera cassaforte romana. Tra le scrivanie e i corridoi della controllata, però, l’avvocato non ha dormito sogni tranquilli: ha ingaggiato una lunga e pervicace battaglia con l’amministratore delegato, Antonio Donnarumma…

Dal suo studio meneghino, Davide Casaleggio ha osservato e ponderato. Non fidandosi, fino in fondo, dei professionisti che giravano intorno a Luigino, ha deciso di spedire a Roma il fidato Stefano Buffagni. Un passato da consigliere regionale in Lombardia, Buffagni è entrato alla Camera il 4 marzo scorso come deputato e ha il ruolo di “longa manus” della Casaleggio Associati nelle stanze dei bottoni.

Estratto dell’articolo Michela Allegri, Valentina Errante e Sara Menafra per www.ilmessaggero.it

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO
Le accuse sono, a seconda delle posizioni, associazione a delinquere, due episodi di traffico di influenze illecite, 5 episodi di corruzione e 2 di finanziamento illecito. Quelle che per l'accusa sono tangenti venivano pagate in vari modi: contanti, dazioni di denaro coperte da fatture per operazioni inesistenti, assunzioni di amici e parenti, conferimenti di incarichi di consulenza.

L'ex assessore regionale Michele Civita (ai domiciliari) avrebbe ottenuto la promessa di assunzione di suo figlio in una delle società del gruppo Parnasi. Palozzi, 25mila euro coperti con una fattura per operazioni inesistenti. Lanzalone il conferimento di incarichi al suo studio professionale e la promessa di 100mila euro. Bordoni una somma in contanti, così come Leoni. Ferrara la promessa di un progetto di restyling del lungomare di Ostia che si sarebbe dovuto spendere a livello politico.
STEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIOSTEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIO

STADIO ROMA:INDAGATO ANCHE CAPOGRUPPO M5S CAMPIDOGLIO
(ANSA) - C'è anche il capogruppo degli M5S in campidoglio, Paolo Ferrara, tra i 27 indagati della inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Nei primi mesi del 2017 Ferrara aveva partecipato alla trattativa con il gruppo Parnasi per la modifica della prima stesura del progetto sulla struttura che dovrebbe sorgere a Tor di Valle.
paolo ferraraPAOLO FERRARA

Una nuova Yalta contro la Germania?

La fine dell'Euro e del IV Reich è scritta nel destino per motivi geopolitici e geoeconomici oltre che militari. Si prospetta sempre più una nuova Yalta tra USA, Russia e Cina. Come attestano le trattative in sede neutrale tra il comandante in capo dell'esercito russo e dell'esercito americano e ovviamente il vertice tra Kim e Trump. Gli USA non saranno più il "Gendarme del Mondo" e non si faranno dissanguare per contenere Russia e Cina. Ci sarà anche un accordo sul commercio internazionale come è facilmente intuibile dalle attuali trattative tra Cina e USA per riequilibrare le bilance commerciali. Rinascerà dunque anche lo spirito di Bretton Woods che considerava gli squilibri prolungati delle bilance commerciali come l'anticamera della guerra. 

L'Europa egemonizzata dalla Germania è completamente tagliata fuori e sarà destinata all'implosione. Dovrà accettare volente o nolente il riequilibrio della bilancia commerciale con gli USA e prepararsi ad una grossa ristrutturazione del proprio apparato produttivo con enormi costi sociali, economici e finanziari che spingeranno ognuno a fare da sé anche alla luce delle recriminazioni di chi ha subito per anni e anni il meccanismo perverso (e in malafede) studiato dalla Germania: costringere a piani di austerità devastanti i paesi deboli dell'area euro allo scopo di ridurli a paesi vassalli e soprattutto di diluire la forza del marco nella miseria dei paesi deboli e grazie a questo aggredire i mercati mondiali vendendo le proprie merci a prezzi stracciati.

Trump ha capito il giochino e glielo ha rotto. Da Putin non ci sarà alcuna solidarietà dopo il colpo basso del golpe nazista a Kiev e l'avanzamento della Nato (allora gestita da Obama) fino al Don

Tanto al Cremlino lo hanno capito bene che il cervello del putch nazista era a Berlino anche se la mano era polacca. Ci hanno provato per la terza volta e anche qui sono stati scoperti. La Cina ha interesse a disintegrare l'Europa per levarsi di torno un pericoloso apparato produttivo concorrente, figuriamoci se muoveranno un dito

La nuova Yalta sarà contro la Germania, come la precedente. Solo il disarcionamento di Trump potrebbe fermare questo movimento ma è ampliamente improbabile. L'Italia ha già vissuto il suo 8 Settembre schierandosi con Trump e Putin e contro la Merkel e Macron grazie al nuovo governo che ha disarcionato i lacchè di Berlino.
Questo è quello che sta succedendo, e in un paio d'anni sarà più chiaro. Chi darà fuoco alle polveri facendo crollare il IV Reich è poco importante, tanto è già stato deciso altrove. Mi gioco la mia credibilità (se c'è, per carità io non sono nessuno). 

Fonte: qui

Scontro tra populismi sulla pelle dei migranti: Macron attacca Salvini per colpire Le Pen, fingendo superiorità etica sull'immigrazione

Una guerra tra populismi(e banchieri), italiano e francese, sulla pelle dei migranti. Da un lato, Matteo Salvini, sempre più dominus del governo gialloverde e 'guastatore' delle diplomazie europee. Dall'altro lato, Emmanuel Macron, che non ha una superiorità etica da rivendicare in tema di accoglienza, basti guardare i punti caldi di frontiera come Ventimiglia o Calais. Eppure il presidente francese rintuzza gli attacchi di Salvini, non si scusa per le parole arrivate ieri da Parigi sul caso della Aquarius (il suo portavoce di En Marche ha parlato di approccio "vomitevole"). Macron contrattacca, tanto che il premier Giuseppe Conte è costretto a valutare seriamente l'ipotesi di annullare il bilaterale di venerdì all'Eliseo. Macron attacca Salvini per non cedere all'avversaria interna Marine Le Pen.
Mai come in questo momento le ragioni di politica interna hanno preso il sopravvento su quella comunitaria. L'Ue vede la sua fine da vicino. Nell'informativa in Senato Salvini è più che chiaro: "Non possiamo essere gli unici a salvare vite nel Mediterraneo. Se l'Ue c'è, batta un colpo o taccia per sempre". Angela Merkel lancia un grido d'allarme per bloccare il nascente 'asse dei volenterosi' tra Roma, Berlino e Vienna lanciato dal Cancelliere austriaco Sebastian Kurz, alleato di Salvini. "Oltre all'Italia, molto esposta alla migrazione - dice Merkel - ci sono anche la Grecia e la Spagna, ci deve essere cooperazione".
Ma oggi la scena è tutta concentrata sullo scontro muscolare tra Salvini e Macron. Il primo detta le condizioni per la tregua dopo l'informativa sul caso Aquarius in Senato. Conte fa bene a non andare in Francia "se non ci sono scuse ufficiali", dice. Le detta innanzitutto al presidente del Consiglio, continuando con la linea di questi giorni: quella di prendersi tutto lo spazio che può nel governo. In Senato, per dire, Salvini parla dalla poltrona di solito riservata al presidente del Consiglio, che è diversa da tutte le altre nei banchi del governo. Una prassi che altri ministri hanno usato prima di lui, quando il premier non c'è in aula. Però nel caso di Salvini, la poltrona 'presa' al capo del governo calza a pennello con la strategia - finora andata a segno - di determinare connotati, approcci e sorti di questo esecutivo.
Ma se il ministro dell'Interno detta le condizioni, Macron non si piega. Se dessi ragione a chi cerca la provocazione – sono le sue parole - aiuterei forse i democratici? Non dimentichiamo chi ha interloquito con noi, li conosciamo bene". Certo, aggiunge, la Francia "lavora mano nella mano con l'Italia" per gestire i flussi migratori "in maniera esemplare". Ma si riferisce ad un'era passata, quella del governo Gentiloni con Marco Minniti al Viminale, "un lavoro in Libia e nel Sahel", dice, che ha portato a "dividere per dieci gli arrivi". Ora non bisogna invece "cedere all'emozione che qualcuno strumentalizza", no alla "politica del peggio che rende tutti sudditi dell'impero delle emozioni".
Il punto è che Macron è l'altra faccia di Salvini in tutto questo mare di disperazione e immigrazione. Usa le debolezze dell'Europa per farsi una patente di leader moderato, punto di riferimento di una parte del vecchio establishment che vorrebbe truccarsi un po' per restare in piedi uguale a se stesso. Solo ad aprile scorso il presidente francese non ci ha pensato due volte per andare a flirtare con il più populista di tutti: Trump, visita a Washington con première dame al seguito, insieme a Donald e Melania un quartetto di sorrisi e abbracci che ha lasciato di stucco le deboli Cancellerie europee, a cominciare da Merkel. Certo, il flirt è durato poco, annegato nel fallimento del G7 in Canada, ma intanto c'è stato.
Ecco: è con questa materia politica che l'Ue si ritrova ad avere a che fare oggi. Sconfitta e impotente. Ma soprattutto è con questo che si trovano ad avere a che fare i milioni di immigrati in cerca di una vita. Non a caso, sugli attacchi della Francia, Salvini riceve l'assist di tutto l'emiciclo del Senato. Anche dal Pd, che parla per bocca dell'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti: da Parigi "parole volgari", dice.
Naturalmente il leader della Lega ci sguazza. In aula fa un comizio a uso e consumo delle sue dirette Facebook. Tra le mani ha la relazione che gli hanno preparato i tecnici del Viminale, ma se ne infischia. La legge solo fino a un certo punto: "Ci sono altre pagine ma preferisco dedicare tempo a voi più che ai numeri...". I numeri per Parigi però non li risparmia: "Dal primo gennaio al 31 maggio la Francia ha respinto 10.249 esseri umani, compresi donne e disabili. Si era impegnata ad accogliere 9.816 profughi, ne ha accolti 640".
Riscuote il sostegno convinto di tutto il centrodestra - che gli dedica una standing ovation alla fine - più il M5s. In aula fa parlare il senatore leghista Tony Iwobi, nigeriano, altro colpo di teatro della strategia leghista. E' lui che ricorda alla coscienza di Macron il caso di una migrante in procinto di partorire, bisognosa di cure e respinta alla frontiera francese, evento di pochi mesi fa: lei è morta dopo il parto.
Ma il presidente francese fa finta di non sentire su questo. Difende la Francia come un populista qualunque, interessato più alle ragioni della politica interna che al bene dell'Ue, men che meno al dramma degli immigrati. Come Salvini, che però arriva al governo dopo che, per tanti anni, l'Italia ha accolto, eccome. "Macron continua istericamente la sua guerra al popolo italiano che in quanto a generosità ha poco da imparare", insiste il ministro dell'Interno a sera su Radio 105. "Chi partì per bombardare la Libia? Chi sta facendo concorrenza, leale o sleale, chi sta cercando di destabilizzare quel Paese? Amici amici va bene, ma passare per fesso no. Preferisco vini e formaggi italiani a quelli francesi, tie'!", continua il leader leghista. E sfoggia sondaggi:
Sondaggio
La Aquarius intanto continua la sua odissea nel Mediterraneo, insieme alle due navi italiane sulle quali sono stati smistati i suoi 629 migranti. Direzione Valencia, arrivo previsto sabato: mare permettendo, il meteo non promette bene. E intanto Medici senza frontiere smentisce la ricostruzione di Salvini: "Non è vero che non abbiamo voluto sbarcare le sei donne incinte", il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo italiano (MRCC) voleva trasferirle "senza i loro mariti. Abbiamo sottolineato l'importanza di non separare le famiglie e di non effettuare evacuazioni contro la volontà delle persone. Non abbiamo più ricevuto risposta dalle autorità italiane nè alcuna conferma. La situazione medica generale era comunque stabile...".

Fonte: qui

Niente scuse, sono francesi (Mediaset)
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)

mercoledì 13 giugno 2018

Roma, nove arresti per il nuovo stadio: ci sono Parnasi, Lanzalone (Acea), Civita (Pd), Palozzi (Fi). Indagati Ferrara (M5s) e Bordoni (FI)

Roma, nove arresti per il nuovo stadio: ci sono Parnasi, Lanzalone (Acea), Civita (Pd), Palozzi (Fi). Indagati Ferrara (M5s) e Bordoni (FI)

Il costruttore in carcere, ai domiciliari il presidente di Acea e i politici di Pd e Fi. Ipotizzata una associazione a delinquere finalizzata alla corruzione nell'ambito del progetto per l'impianto a Tor di Valle

Nove arresti dei carabinieri nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo su un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione nell'ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio della Roma.

Arrestati l’imprenditore Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova che sta realizzando il progetto dello Stadio, e cinque suoi collaboratori mentre ai domiciliari ci sono Luca Lanzalone, l'attuale presidente Acea (di cui il Comune detiene il 51%) che ha seguito, in veste di consulente per la giunta cinquestelle, il dossier sulla struttura che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle, il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi di Forza Italia, l'ex assessore regionale all'Urbanistica Michele Civita (Pd). Indagati il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Campidoglio, Paolo Ferrara, Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia al Campidoglio ed ex presidente del municipio X, che comprende anche Ostia e Mauro Vagliopresidente dell'ordine degli avvocati di Roma e candidato (non eletto) per il M5S alle scorse elezioni politiche al Senato. 
L'As Roma, come precisato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo "non c'entra nulla con l'inchiesta". "La Roma non fatto nulla di male, siamo stati trasparenti: non vedo perchè il progetto stadio si debba fermare, tutti lo vogliono e si deve andare avanti. Risolveremo tutto", ha detto il presidente della Roma James Pallotta, dopo la notizia degli arresti. "Se ho sentito Parnasi? Non credo che in cella si possano usare i telefonini".

In totale le persone coinvolte nell'indagine sono sedici: nove arrestati - di cui tre ai domiciliari - e sette indagati. Nell'ambito dell'indagine, oltre alla contestazione dell'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, ci sarebbero due contestazioni per traffico di influenze, quattro contestazioni per emissione di fatture per operazioni inesistenti, cinque episodi di corruzione, due contestazioni per finanziamento illecito ai partiti. Le tangenti sarebbero state date in tre diverse modalità: in contanti, tramite le assunzioni di amici e parenti e tramite l'assegnazione di consulenze
LE REAZIONI Salvini: "Costruttore persona perbene". Fraccaro: "Lanzalone? Se ha sbagliato, ne risponda"

Secondo gli inquirenti il presidente Acea Luca Lanzalone avrebbe ottenuto dal gruppo Parnasi la promessa di consulenze per un valore di circa 100.000 euro mentre il vicepresidente del consiglio regionale di FI Adriano Palozzi avrebbe ottenuto 25 mila euro tramite l'emissione di fatture per operazioni inesistenti. L'ex assessore regionale pd Michele Civita avrebbe invece ottenuto una promessa di assunzione del figlio da parte del gruppo Parnasi.

Davide Bordoni, capogruppo di FI in Campidoglio, avrebbe ricevuto una somma in contanti mentre il capogruppo cinquestelle in Comune Paolo Ferrara avrebbe ottenuto da parte del gruppo Parnasi una promessa di realizzazione di un progetto di restyling per il municipio di Ostia.

IL RITRATTO Parnasi, il costruttore figlio d'arte e quell'azzardo sullo stadio

Lanzalone, tra il gennaio e il febbraio del 2017, nelle vesti di consulente per gli M5S portò avanti, sul fronte del progetto stadio, una mediazione con l'amministrazione comunale e la Eurnova, la società di Parnasi, che acquistò i terreni dell'ippodromo di Tor di Valle, dove dovrebbe sorgere la nuova struttura, dalla società Sais della famiglia Papalia. La mediazione ha portato ad una modifica del primo progetto con una riduzione delle cubature degli immobili "extra stadio" e la cancellazione delle due torri del grattacielo che sarebbero dovute sorgere in prossimità del'impianto.

LEGGI Lanzalone, superconsulente dei 5Stelle: chi è il presidente Acea, vicinissimo a Di Maio

Una donna che lavora nel team del presidente della muncipalizzata, Giada Giraldi, è stata fermata al termine dell'incontro della procura con i giornalisti. La donna si è presentata come cronista dell'Inchiesta. La procura, al termine dell'incontro, ha deciso di sentirla a sommarie informazioni per capire a che titolo la donna si sia presentata all'incontro con la stampa.

L'INTERVISTA La dissidente: "Avvertii Raggi e fui espulsa dal M5s"

Progetto verso lo stop Intanto, dopo il blitz, il progetto dello Stadio della Roma, un investimento da almeno un miliardo di euro, veleggia verso lo stop. Così si apprende da fonti comunali. Oggi era prevista una riunione tra i proponenti e il Campidoglio, vertice che con tutta probabilità salterà a causa degli arresti.

DALL'ARCHIVIO Le tribune dell'ippodromo sacrificate alla viabilità

Sul futuro dell'impianto di Tor di Valle, a fronte dei comunicati delle ultime settimane in cui si prometteva un'accelerazione sull'iter, ora è dubbiosa anche la sindaca Virginia Raggi: "Se è tutto regolare, spero che il progetto andrà avanti. Chi ha sbagliato pagherà, noi stiamo dalla parte della legalità". Sulla stessa linea anche il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito (M5S): "Anche Ferrara tra gli indagati? È ancora presto per commentare, dobbiamo vedere le carte", ha spiegato.

Fonte: qui

CHE FINE FARA’ IL NUOVO STADIO DELLA ROMA? 

L’INCHIESTA POTREBBE PORTARE ALLO STOP DEL PROGETTO: A META’ LUGLIO SAREBBE PREVISTA LA DELIBERA… 

INDAGATO ANCHE IL CAPOGRUPPO M5S IN CAMPIDOGLIO 

IL RUOLO DI LANZALONE E QUEL TAGLIO DI CUBATURE RISPETTO AL PROGETTO ORIGINARIO 

LA PROCURA: "LA AS ROMA NON C'ENTRA NULLA CON L'INCHIESTA"

(ANSA)  "L'As Roma non c'entra nulla con l'inchiesta". E' quanto ha precisato il procuratore aggiunto Paolo Ielo nel corso di un incontro con la stampa dopo i nove arresti legati al nuovo stadio della Roma.

(ANSA)- C'è anche il capogruppo degli M5S in campidoglio, Paolo Ferrara, tra i 27 indagati della inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Nei primi mesi del 2017 Ferrara aveva partecipato alla trattativa con il gruppo Parnasi per la modifica della prima stesura del progetto sulla struttura che dovrebbe sorgere a Tor di Valle.

paolo ferraraPAOLO FERRARA
(ANSA) - L'inchiesta sullo Stadio della Roma che oggi ha portato a 9 arresti e che vede 27 indagati potrebbe portare allo stop dell'intero progetto modificato. Proprio ieri era scaduto il termine per presentare le osservazioni al progetto e si era fissata la scadenza per le controdeduzioni per le quali è stato dato un tempo di 30 giorni. A metà luglio sarebbe prevista la delibera col progetto variato da inviare alla Regione Lazio per l'ok definitivo. Ma ora arresti e indagini potrebbero imporre lo stop al progetto.
stadio della romaSTADIO DELLA ROMA

(ANSA) - L'inchiesta sullo stadio della Roma, che ha portato all'arresto di nove persone, riguarda il progetto modificato e approdato poi in conferenza dei servizi con l'abbattimento delle cubature rispetto al progetto originario. Lanzalone tra il gennaio e il febbraio del 2017 fu consulente per il Campidoglio e si occupò di una mediazione con la società di Parnasi che acquistò i terreni dell'ippodromo di Tor di Valle, che dovrebbe ospitare lo stadio, dalla società Sais.

stadio olimpico romaSTADIO OLIMPICO ROMA
La mediazione portò appunto ad un taglio delle cubature: furono soppresse le due torri ma anche le infrastrutture a servizio come il prolungamento della Metro B e il ponte sul Tevere. Per la Regione si occupò del progetto Michele Civita, allora assessore all'urbanistica.

Fonte: qui

IL PARTITO DEL PIANO B – DOPO LE DICHIARAZIONI DI TRIA, COMINCIANO A MANIFESTARSI LE DIVERGENZE NEL GOVERNO SUL PIANO DELLA POLITICA ECONOMICA

I LEGHISTI BORGHI E BAGNAI SONO PRONTI A DARE BATTAGLIA E LA DELEGA DI PAOLO SAVONA È PIÙ FORTE DI QUELLO CHE SEMBRA. TANTO CHE ALL’ECOFIN POTREBBE ACCOMPAGNARE TRIA AL POSTO DEL DIRETTORE GENERALE (CHE NON C’È), GIUSTO PER SPAVENTARE I TEDESCHI

Estratto dell’articolo di Roberto Petrini per “la Repubblica

PAOLO SAVONAPAOLO SAVONA
C' è attesa per il primo vertice di Palazzo Chigi tra il premier Conte e i ministri economici di oggi. Un test sulle intenzioni del governo sulle misure, dalle pensioni d' oro, all' Iva, al Def.

Ma soprattutto sarà il terreno di confronto tra la linea del ministro del Tesoro Giovanni Tria, tutto teso a rassicurare i mercati e a frenare su spese e condono e la frangia oltranzista, il cosiddetto partito del Piano B, capeggiato dal ministro degli Affari europei Paolo Savona.

Al summit governativo si arriva dopo la reazione positiva della Borsa e dello spread all' impegno di Tria a far scendere il debito e a non provocare condizioni di uscita dall' euro. (…)
giovanni tria e claudio borghiGIOVANNI TRIA E CLAUDIO BORGHI

Quello che è certo che sul piano della politica economica le divergenze nell' esecutivo cominciano a manifestarsi: ad esempio con le parole del leghista Armando Siri che ha detto a Repubblica che il tetto del 3 per cento del deficit-Pil «non è un tabù».

Come pure non sono sfuggite le dichiarazioni, post intervista di Tria, di Luigi Di Maio in tivù: «Non stanno bene i parametri come stanno oggi - ha detto - , per contrastarli abbiamo messo su una squadra che conosce quegli ambienti, sa dove andare a mettere le mani e iniziare a contrattare».

enzo moavero milanesi, paolo savonaENZO MOAVERO MILANESI, PAOLO SAVONA
Il partito del Piano B, che identifica ormai le posizioni più dure sull' Europa, non ha ancora tirato i remi in barca e promette, nonostante Tria, di continuare la battaglia dietro i due leghisti radicali Borghi e Bagnai.

Così gli occhi sono puntati su Paolo Savona, grande vecchio degli euroscettici governativi, al quale non sono state spuntate tutte le unghie destinandolo al ministero degli Affari europei.

La sua delega resta quella "forte" prevista dalla cosiddetta legge Moavero (la 234 del 2012): all' alto funzionario europeo, oggi ministro degli Esteri, Monti diede un ampio mandato che Savona mantiene integralmente.
paolo savonaPAOLO SAVONA

Non dovrà solo amministrare «intra urbe» il recepimento delle direttive comunitarie come avveniva in passato, ma Savona parteciperà alle riunioni dei ministri per gli "Affari generali" che preparano il Consiglio europeo, alle riunioni dei ministri dello Sviluppo economico, potrà proporre le candidature italiane per le agenzie e le istituzioni europee, inoltre coordinerà il Ciae, il comitato interministeriale che definisce la posizione italiana in vista degli atti dell' Unione.

(…) Cruciale anche la direzione del Tesoro: favorito sarebbe Antonio Guglielmi, analista Mediobanca autore del celebre piano (…) sulla ristrutturazione controllata del debito pubblico italiano. (…) Nelle more c' è chi suggerisce a Savona di accelerare i tempi e di partecipare al posto del direttore generale al prossimo Ecofin del 21-22 giugno accanto a Tria. Tanto per spaventare i tedeschi.

Fonte: qui

Mutui, il giallo dei tassi truccati. Fermi i ricorsi sul caso Euribor

A volte anche la direzione generale Concorrenza della Commissione europea dormicchia. È molto probabilmente la maggiore e più efficace autorità al mondo a tutela della trasparenza e correttezza del mercato e dell’interesse dei cittadini, eppure in certi momenti fatica a imporre i propri criteri. Prendete per esempio la decisione del dicembre 2016, un anno e mezzo fa, con la quale multa Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan Chase per aver formato un cartello allo scopo di manipolare certi derivati che concorrono alla formazione dei tassi di mercato in euro. In particolare, quella intesa illecita avrebbe avuto come effetto ultimo quello di manipolare l’Euribor: il tasso dei prestiti interbancari in Europa, che rappresenta la base di tutti gli interessi applicati poi dalle banche su mutui e prestiti indicizzati alla clientela. Quella vicenda contiene ancora alcuni lati non completamente chiariti e riguarda più o meno indirettamente un numero enorme di contraenti di mutui e finanziamenti in Europa e in Italia. Perché sono loro che potrebbero essere stati penalizzati dalle mosse illegittime di quelle banche, che furono condannate dalla Commissione europea per aver formato un cartello. È per questo che oggi nei tribunati italiani si trovano centinaia di ricorsi di consumatori con la richiesta di rimborsi degli interessi passivi in più versati indebitamente.
La condanna
Ma andiamo con ordine. Nel caso di quella condanna del 2016, in gioco c’è la maggiore banca americana, la maggiore banca britannica e una delle tre grandi banche francesi. Quel caso chiuso a dicembre 2016 è solo la coda di un’indagine iniziata con un’ispezione dell’Antitrust Ue nelle sedi di una decina di grandi istituti nel 2011. Quindi la prima svolta era arrivata nel 2013. All’epoca altre quattro fra le banche coinvolte nel procedimento avviato da Bruxelles — Barclays, Deutsche Bank, Société Générale e Royal Bank of Scotland — rinunciarono a difendersi e decisero di accettare una transazione che riduceva loro le loro condanne. Barclays, il gruppo britannico, godette di uno sconto totale anche se aveva partecipato al cartello per ben 32 mesi, perché aveva denunciato l’intesa illecita. Deutsche Bank ebbe invece 465 milioni di multa e le altre qualcosa di meno.

© Fornito da RCS MediaGroup S.p.A.
Il cartello segreto
Quei due passaggi del 2013 e del 2016 sembravano la fine di una vicenda pur clamorosa, un cartello segreto fra esponenti dei colossi bancari per manipolare l’Euribor e di riflesso anche i tassi ai quali centinaia di milioni di europei si finanziano in banca. Quel passaggio sembrava la fine della vicenda, ma non sarebbe stato così. Il primo segnale lo si ebbe all’annuncio della decisione di Bruxelles del 2016, quella che condannava Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan Chase. Fu lì che la Commissione Ue dormicchiò: non pubblicò il dispositivo giuridico della sua decisione. Al suo posto comparve uno strano annuncio sul sito della DgComp di Bruxelles: «Finché la Dg Comp e le aziende coinvolte sono impegnate nel processo di stabilire una versione della decisione che non contenga segreti industriali o altre informazioni confidenziali - si leggeva - non sarà disponibile alcuna versione pubblica di questo testo». E l’avvertimento continuava, sempre nel dicembre del 2016: «La Dg Comp sta cercando di risolvere questa questione al più presto, con l’obiettivo di arrivare a una rapida pubblicazione. Siete dunque invitati a controllare l’attuale sezione del sito della Dg Comp regolarmente, per restare al corrente di ulteriori sviluppi».
I consumatori
Le decine di milioni di consumatori europei che si sentissero danneggiati dagli effetti di quel cartello per la manipolazione dei tassi - famiglie e imprese indebitate i cui interessi passivi erano agganciati all’Euribor - possono aver continuato a controllare il sito della Commissione Ue. Ma nulla è cambiato. Appunto, anche l’Antitrust europeo a volte dormicchia. Dopo trenta mesi, il testo di quella decisione storica non è stato pubblicato. Non c’è. Quel documento è una base giuridica di enorme importanza, perché su di esso potrebbero basarsi i ricorsi dei consumatori che ritengono di aver pagato mutui troppo cari a causa di quella manipolazione. Ma, appunto, dopo ben due anni e mezzo il testo non è mai stato pubblicato: caso più unico che raro in un’amministrazione efficiente come la Dg Comp.
I ricorsi
E dire che i ricorsi ci sono davvero: in Italia, centinaia. Ovviamente non sono contro Barclays, Jp Morgan, Deutsche Bank o le altre grandi banche protagoniste del cartello. Quelle sono solo alcune delle più rilevanti nel gruppo fra i 20 e i 44 istituti che abitualmente definiscono il livello dell’Euribor tramite le loro transazioni. I circa duecento ricorsi esistenti in Italia (concentrati a Milano, Roma, in Sardegna, a Bergamo e a Brescia) sono animati dall’associazione Sos Utenti e sono rivolti alle banche nazionali che hanno praticato ai clienti tassi basati su un Euribor «manipolato» fra il 2005 e il 2008. Ovviamente gli sportelli italiani non potevano saperlo, ma era così. Ora i clienti chiedono di essere rimborsati, e spetterebbe poi agli istituti italiani rivalersi sulle grandi banche europee protagoniste del cartello. Il caso poi potrebbe allargarsi a migliaia di altri clienti o agli enti locali danneggiati dall’effetto tassi sui derivati. Ma per vincere, questi consumatori devono dimostrare che davvero il cartello ha prodotto tassi distorti a loro sfavore. E per farlo occorre, come minimo, che la decisione di Bruxelles sia resa pubblica. E per ora non lo è.
Fonte: qui

Il suicidio politico del M5s in tre sole mosse


E' un grandioso paradosso come il Movimento 5 Stelle, giunto al potere, stia seguendo le orme e perfino lo stile dell'odiato nemico, il Pd di Renzi. Una strategia nota come "suicidio politico in tre sole mosse". Prima mossa, raccogliere un enorme consenso popolare sbandierando temi sociali, la rottamazione delle classi dirigenti, la giustizia sociale, la lotta alla povertà. Seconda mossa, conquistato il potere ecco la Grande Svolta a Destra, dalla solidarietà al darwinismo sociale: recupero di vecchi arnesi di classe dirigente di destra (Savona, Moavero Milanesi, Tria e così via), un premier che pare la versione provinciale di Mario Monti, politiche securitarie, la riverenza per i nuovi oligarchi, da Trump a Macron, la lotta alla povertà riconvertita in guerra ai poveri. Il tutto benedetto e rivendicato con orgoglio da un giovane leader affamato di potere, Luigi Di Maio, per il quale l'importante è andare a comandare, presto, comunque e con chiunque, rinunciando da subito a qualsiasi velleità progressista. Poi si potrà sempre rivendersi come cambiamento uno spregiudicato e famelico spoil system. Anche qui, ci ricorda qualcuno?
La terza mossa sarà il suicidio elettorale, che s'intravvede già ora, in piena luna di miele con l'elettorato, nel tracollo di voti a destra in favore dell'originale (Salvini) e a sinistra verso l'astensionismo, almeno per ora.
Quello che colpisce i commentatori di Huffington, da Lucia Annunziata e Tomaso Montanari, è il silenzio improvviso e assoluto dell'area movimentista. "Il 5 Stelle è come un'automobile con una carrozzeria di destra populista e un motore di sinistra ecologista", ha scritto Marco Morosini, ghostwrighter di Beppe Grillo dal 1992 e autore delle principali campagne grilline per un quarto di secolo, prima di allontanarsi. Senza il motore di sinistra il Movimento può continuare a governare, ma da fermo, destinato a contare sempre meno.
Il potere è un collante formidabile e pare difficile, per non dire impossibile, ipotizzare oggi che il Movimento possa tornare alle battaglie progressiste delle origini, l'ambiente e l'orario di lavoro, l'anticonsumismo e la critica della finanza globale. La resa culturale al nazional liberismo della Lega è stata immediata e totale. Quasi che i vertici non vedessero l'ora di sbarazzarsi della zavorra della questione sociale, utile soltanto ad abbindolare un largo elettorato di giovani precari, operai sindacalizzati e ceti medi impoveriti delusi dalla finta sinistra, per poter entrare finalmente nel salotto ricco delle nuove oligarchie, dove poi è di rigore l'abito scuro. Il Movimento che non era "né di sinistra né di destra" ha agito da progressista all'opposizione e ora che è al potere identifica, come il Pd di Renzi, l'ideologia di destra con la cultura di governo. Se anche volesse tornare alle origini ribelli, il grillismo non potrebbe più. Di Maio l'ha ficcato in una trappola. Qualunque cosa chieda o imponga Salvini, l'altro deve accettare. Pena la caduta del governo e nuove elezioni, dove il Movimento uscirebbe a pezzi. La governabilità è l'unico valore.
L'alleanza fra 5 Stelle e Lega, con guida a destra, è così destinata a durare nel tempo. Di Maio non potrà mai sottrarsi all'egemonia leghista. Salvini invece potrebbe rompere l'alleanza in qualsiasi momento, ma per ora non gli conviene.
Si è formato così un nuovo centrodestra. Al momento, senza alcuna opposizione in Parlamento. L'inutile Pd vedovo Renzi ha come unico tema la nostalgia per un'immaginaria era felice che il popolo stupido e ingrato non ha saputo meritare e comprendere, ma prima o poi rimpiangerà. Un discorso demenziale che ricorda le fantasie di rinascita della DC e del Psi nel biennio '93-'94 o di Forza Italia dopo il 2011.
La Terza Repubblica, come la Seconda, è nata prima a destra. Con un'alleanza inedita e all'apparenza fragile, esattamente come fu considerata al principio l'asse Berlusconi-Fini-Bossi, ma destinata a diventare permanente. Abbiamo un governo autenticamente reazionario, dove la componente progressista dei 5 Stelle è stata già tacitata e sarà a breve espulsa. Si formerà un'opposizione sociale autentica anche in Italia, come già accaduto in Francia, Spagna e Portogallo. Il vuoto in politica non dura a lungo.
Fonte: qui