9 dicembre forconi: rimborsi
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venerdì 15 marzo 2019

PARLAMENTARI M5S FURIOSI PERCHE’ D’ORA IN POI I 2MILA EURO AL MESE CHE DEVONO DECURTARE DALL'INDENNITÀ NON SARANNO PIÙ VERSATI NÉ AL FONDO PUBBLICO PER LE PMI, NÉ ALLA PROTEZIONE CIVILE MA A UN CONTO INTESTATO A DI MAIO E AI DUE CAPIGRUPPO DI CAMERA E SENATO, FRANCESCO D'UVA E STEFANO PATUANELLI…

Francesco Lo Dico per “il Messaggero”
luigi di maio davide casaleggioLUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIO

«Vergognoso». «I soldi dei nostri stipendi in un conto privato: inaccettabile». «Io voglio restituire allo Stato, non a Di Maio per finanziare la propaganda del M5s». Nelle chat dei parlamentari a 5 Stelle, la rivolta contro i nuovi rimborsi scoppia mercoledì pomeriggio, quando sulle mail di deputati e senatori si affaccia una stringata comunicazione dell' help desk di Rousseau. Oggetto: le restituzioni. Per Luigi Di Maio l' ennesima grana, che arriva proprio quando si allungano i tempi della ristrutturazione del M5S annunciata dopo la débâcle in Abruzzo ma finora duramente osteggiata nei territori. La svolta è stata messa in «pausa» dopo l' incontro tra Di Maio e Roberto Fico, leader dell' ala ortodossa e presidente della Camera.
STEFANO PATUANELLI M5SSTEFANO PATUANELLI M5S





LA GRANA
Torniamo ai rimborsi. Perché i parlamentari si sono infuriati? Tutto accade mercoledì, appunto, quando la piattaforma di Casaleggio jr. avverte deputati e senatori che d' ora in poi i 2mila euro al mese che ciascuno di loro è obbligato a decurtarsi dall' indennità, non dovranno più essere versati né al fondo pubblico per le Pmi com' era avvenuto in passato, né al conto della Protezione civile com' era successo per il trimestre luglio-settembre 2018 per aiutare gli alluvionati.

Per le nuove rendicontazioni che arrivano fino a febbraio 2019 - e che devono essere effettuate entro il 10 maggio - c'è un nuovo Iban, informa la mail di Rousseau. Un nuovo numero di conto corrente. Che però stavolta è privato ed è intestato a tre persone: il capo politico Luigi Di Maio e i due capigruppo alla Camera e al Senato, Francesco D' Uva e Stefano Patuanelli. «Di fronte alla protesta, Luigi si era impegnato a rivedere insieme a noi il meccanismo racconta un parlamentare grillino ma la mail è l' ennesima prova che siamo stati scavalcati».
Francesco D UvaFRANCESCO D UVA

Del M5S Di Maio è fondatore, ma anche tesoriere. Ma nessuno, a onor del vero, dubita della sua integrità, né di quella del direttivo. Ma dove finiranno i rimborsi? Nessuno lo sa per certo. Probabilmente toccherà agli iscritti su Rousseau ratificare i beneficiari individuati dai vertici. Ma la prospettiva di donazioni calate dall' alto proprio non va giù. «Se l' obiettivo è questo è la polemica che divampa nelle chat - smettiamola con la storia delle restituzioni ai cittadini, e chiamiamole con il loro vero nome: spese per la propaganda di partito». La controproposta? Individuare i destinatari dei nuovi rimborsi a maggioranza, in assemblea congiunta.

Fonte: qui

martedì 11 dicembre 2018

CENTEMERO – LE DUE INCHIESTE SUI 49 MILIONI DELLA LEGA PORTANO ALLO STESSO INDIRIZZO DI BERGAMO, DOVE HA SEDE LO STUDIO DEI COMMERCIALISTI “SOCI” DEL TESORIERE DELLA LEGA


L’IPOTESI DELLA PROCURA È CHE I SOLDI SIANO STATI TRASFERITI SU ALCUNE FIDUCIARIE PER PRESERVARLO, E CHE DIETRO ALL’OPERAZIONE CI SIANO PROPRIO GLI “AMICI FRATERNI” DI CENTEMERO
Maddalena Berbenni per il “Corriere della Sera”

salvini centemeroSALVINI CENTEMERO
Due inchieste, con i conti della Lega nel mirino, portano allo stesso indirizzo. Via Angelo Maj 24, a Bergamo. È dove ha sede lo studio dei commercialisti Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, con il deputato Giulio Centemero «tesorieri» del partito. La Finanza lo ha perquisito ieri mattina, più o meno nelle stesse ore in cui il ministro Matteo Salvini rispondeva ai giornalisti: «Non c' è nulla da trovare né da cercare. Spero facciano in fretta».

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO
Da un lato c' è il fronte sul presunto riciclaggio di parte dei 49 milioni frutto della truffa ai danni dello Stato su rimborsi elettorali non dovuti. Soldi spariti e sequestrati per equivalente, con il Carroccio dai conti in rosso che dovrà restituirli a rate in 76 anni. Ma spariti dove? E come? Il procuratore aggiunto di Genova Francesco Pinto e il sostituto Paola Calleri sembrano concentrati su un' ipotesi in particolare.

E cioè che il denaro sia stato trasferito su alcune fiduciarie con l' obiettivo di preservarlo e che dietro all' operazione ci siano i due commercialisti «amici fraterni» di Centemero (così li definisce lui) e con incarichi alla Camera e al Senato. La Guardia di Finanza di Genova ha perquisito il loro studio in via Maj e quello a Clusone così come tutti i domicili legati alle società finite sotto la lente.
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI

Su alcune di queste, di recente, gli inquirenti hanno ottenuto la documentazione chiesta in rogatoria al Lussemburgo. Dagli atti emergerebbe un coinvolgimento della Arc Asset management, riconducibile all' Arc group del manager bergamasco Angelo Lazzari, in un passaggio di denaro sospetto: 3 milioni trasferiti a gennaio, due mesi dopo la confisca dei soldi confermata dal tribunale del Riesame e a 60 giorni dalle elezioni del 4 marzo, dalla Pharus Lux Sa, fiduciaria bancaria del Lussemburgo, alla Sparkasse di Bolzano.

GIULIO CENTEMEROGIULIO CENTEMERO



Un' operazione che ha destato l' attenzione degli inquirenti perché del gruppo Arc fa parte anche la Arc Advisor Company, che attraverso la Prima Fiduciaria e altre due società sempre legate a Lazzari porta alla Seven Srl, altra fiduciaria che detiene il 100% di sette società tutte con sede in via Maj 24.

Un castello che scherma i veri titolari di una parte dei capitali nello studio dei commercialisti della Lega e con al centro il manager dei 3 milioni segnalati (dalla stessa Pharus) come sospetti: chiaro che i pm vogliano approfondire. Se il gruppo Arc si fa sentire per assicurare «la totale estraneità» di Lazzari, Di Rubba sceglie di non commentare.

salvini al congresso della legaSALVINI AL CONGRESSO DELLA LEGA
Ha squillato a vuoto, invece, il telefono di Centemero. È il suo nome che la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati, l' estate scorsa, per finanziamento illecito ai partiti. È l' altro fronte che conduce in via Maj con le carte passate in questi giorni alla Procura di Bergamo, che a sua volta ha aperto un fascicolo per la stessa ipotesi di reato, ma allo stato a carico di ignoti.

Al centro ci sono i 250 mila euro erogati dal costruttore Luca Parnasi all' associazione «Più voci», che ha sede nello studio dei due commercialisti, fondatori insieme al deputato lecchese. Lui ne è il presidente. La vicenda era emersa dopo l' arresto di Parnasi per il presunto giro di mazzette attorno al progetto del nuovo stadio nella capitale. Allora Centemero aveva assicurato che l' operazione era stata fatta in trasparenza.

Fonte: qui

giovedì 20 settembre 2018

LA CORTE D'APPELLO DI MILANO HA AGGRAVATO LA PENA, PORTANDOLA DA 6 ANNI A 7 ANNI E 6 MESI, PER L'EX GOVERNATORE LOMBARDO ROBERTO FORMIGONI IMPUTATO DI CORRUZIONE NEL PROCESSO SUL CASO SAN RAFFAELE-MAUGERI


SECONDO L'ACCUSA, HA OTTENUTO UNA SERIE DI UTILITÀ, TRA CUI L'USO DI YACHT, VACANZE E CENE, PER FAVORIRE I DUE ENTI CON DELIBERE DI GIUNTA PER CIRCA 200 MILIONI DI RIMBORSI PUBBLICI

(ANSA) - La Corte d'Appello di Milano ha aggravato la pena, portandola da 6 anni a 7 anni e 6 mesi, per l'ex Governatore lombardo Roberto Formigoni imputato di corruzione nel processo sul caso San Raffaele-Maugeri per aver ottenuto, secondo l'accusa, una serie di utilità, tra cui l'uso di yacht, vacanze e cene, per favorire i due enti con delibere di giunta per circa 200 milioni di rimborsi pubblici. La procura generale aveva chiesto proprio 7 anni e 6 mesi ossia la pena massima per la corruzione in questo caso. Fonte: qui

mercoledì 13 giugno 2018

Mutui, il giallo dei tassi truccati. Fermi i ricorsi sul caso Euribor

A volte anche la direzione generale Concorrenza della Commissione europea dormicchia. È molto probabilmente la maggiore e più efficace autorità al mondo a tutela della trasparenza e correttezza del mercato e dell’interesse dei cittadini, eppure in certi momenti fatica a imporre i propri criteri. Prendete per esempio la decisione del dicembre 2016, un anno e mezzo fa, con la quale multa Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan Chase per aver formato un cartello allo scopo di manipolare certi derivati che concorrono alla formazione dei tassi di mercato in euro. In particolare, quella intesa illecita avrebbe avuto come effetto ultimo quello di manipolare l’Euribor: il tasso dei prestiti interbancari in Europa, che rappresenta la base di tutti gli interessi applicati poi dalle banche su mutui e prestiti indicizzati alla clientela. Quella vicenda contiene ancora alcuni lati non completamente chiariti e riguarda più o meno indirettamente un numero enorme di contraenti di mutui e finanziamenti in Europa e in Italia. Perché sono loro che potrebbero essere stati penalizzati dalle mosse illegittime di quelle banche, che furono condannate dalla Commissione europea per aver formato un cartello. È per questo che oggi nei tribunati italiani si trovano centinaia di ricorsi di consumatori con la richiesta di rimborsi degli interessi passivi in più versati indebitamente.
La condanna
Ma andiamo con ordine. Nel caso di quella condanna del 2016, in gioco c’è la maggiore banca americana, la maggiore banca britannica e una delle tre grandi banche francesi. Quel caso chiuso a dicembre 2016 è solo la coda di un’indagine iniziata con un’ispezione dell’Antitrust Ue nelle sedi di una decina di grandi istituti nel 2011. Quindi la prima svolta era arrivata nel 2013. All’epoca altre quattro fra le banche coinvolte nel procedimento avviato da Bruxelles — Barclays, Deutsche Bank, Société Générale e Royal Bank of Scotland — rinunciarono a difendersi e decisero di accettare una transazione che riduceva loro le loro condanne. Barclays, il gruppo britannico, godette di uno sconto totale anche se aveva partecipato al cartello per ben 32 mesi, perché aveva denunciato l’intesa illecita. Deutsche Bank ebbe invece 465 milioni di multa e le altre qualcosa di meno.

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Il cartello segreto
Quei due passaggi del 2013 e del 2016 sembravano la fine di una vicenda pur clamorosa, un cartello segreto fra esponenti dei colossi bancari per manipolare l’Euribor e di riflesso anche i tassi ai quali centinaia di milioni di europei si finanziano in banca. Quel passaggio sembrava la fine della vicenda, ma non sarebbe stato così. Il primo segnale lo si ebbe all’annuncio della decisione di Bruxelles del 2016, quella che condannava Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan Chase. Fu lì che la Commissione Ue dormicchiò: non pubblicò il dispositivo giuridico della sua decisione. Al suo posto comparve uno strano annuncio sul sito della DgComp di Bruxelles: «Finché la Dg Comp e le aziende coinvolte sono impegnate nel processo di stabilire una versione della decisione che non contenga segreti industriali o altre informazioni confidenziali - si leggeva - non sarà disponibile alcuna versione pubblica di questo testo». E l’avvertimento continuava, sempre nel dicembre del 2016: «La Dg Comp sta cercando di risolvere questa questione al più presto, con l’obiettivo di arrivare a una rapida pubblicazione. Siete dunque invitati a controllare l’attuale sezione del sito della Dg Comp regolarmente, per restare al corrente di ulteriori sviluppi».
I consumatori
Le decine di milioni di consumatori europei che si sentissero danneggiati dagli effetti di quel cartello per la manipolazione dei tassi - famiglie e imprese indebitate i cui interessi passivi erano agganciati all’Euribor - possono aver continuato a controllare il sito della Commissione Ue. Ma nulla è cambiato. Appunto, anche l’Antitrust europeo a volte dormicchia. Dopo trenta mesi, il testo di quella decisione storica non è stato pubblicato. Non c’è. Quel documento è una base giuridica di enorme importanza, perché su di esso potrebbero basarsi i ricorsi dei consumatori che ritengono di aver pagato mutui troppo cari a causa di quella manipolazione. Ma, appunto, dopo ben due anni e mezzo il testo non è mai stato pubblicato: caso più unico che raro in un’amministrazione efficiente come la Dg Comp.
I ricorsi
E dire che i ricorsi ci sono davvero: in Italia, centinaia. Ovviamente non sono contro Barclays, Jp Morgan, Deutsche Bank o le altre grandi banche protagoniste del cartello. Quelle sono solo alcune delle più rilevanti nel gruppo fra i 20 e i 44 istituti che abitualmente definiscono il livello dell’Euribor tramite le loro transazioni. I circa duecento ricorsi esistenti in Italia (concentrati a Milano, Roma, in Sardegna, a Bergamo e a Brescia) sono animati dall’associazione Sos Utenti e sono rivolti alle banche nazionali che hanno praticato ai clienti tassi basati su un Euribor «manipolato» fra il 2005 e il 2008. Ovviamente gli sportelli italiani non potevano saperlo, ma era così. Ora i clienti chiedono di essere rimborsati, e spetterebbe poi agli istituti italiani rivalersi sulle grandi banche europee protagoniste del cartello. Il caso poi potrebbe allargarsi a migliaia di altri clienti o agli enti locali danneggiati dall’effetto tassi sui derivati. Ma per vincere, questi consumatori devono dimostrare che davvero il cartello ha prodotto tassi distorti a loro sfavore. E per farlo occorre, come minimo, che la decisione di Bruxelles sia resa pubblica. E per ora non lo è.
Fonte: qui

mercoledì 28 febbraio 2018

BASTAVA UN MILIONE PER GLI SCAMBI ANTIGHIACCIO ALLA STAZIONE TERMINI DI ROMA ED EVITARE CHE L’ITALIA SI SPACCASSE IN DUE PER QUALCHE FIOCCO DI NEVE

RISULTATO? ORA LE RICHIESTE DI RIMBORSI SUPERERANNO IL COSTO DEL MANCATO AGGIORNAMENTO DEI BINARI

Umberto Mancini per il Messaggero

TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE 2TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE 2
Sarebbe bastato un milione di euro per mettere in sicurezza tutti gli scambi della stazione Termini, la più importante e strategica del Paese con quasi 500 mila passeggeri al giorno. Un investimento davvero modesto per proteggere da gelo e neve con le cosiddette scaldiglie i punti nevralgici che smistano e indirizzano i treni. A cui andrebbe aggiunto il costo, più consistente, di una linea elettrica dedicata. In questo modo un colosso come le Ferrovie avrebbe evitato ritardi record, disagi per decine di migliaia di passeggeri, danni economici e d'immagine.

LA SOTTOVALUTAZIONE
TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE
Pochi spiccioli rispetto a quanto stanziato da Rfi, la società che gestisce la rete ferroviaria, che per la manutenzione investe ogni anno ben più di un miliardo. Ma che evidentemente nessuno ha pensato di impiegare, sottovalutando una emergenza di certo non frequente nella Capitale, ma che quando accade diventa drammatica. Eppure, spiega un tecnico del settore, installare una scaldiglia, un impianto non certo tecnologicamente avanzato ma in grado di scongelare i binari, costa poco più di 4.500 euro.

TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE
Se si pensa quindi che su 300 scambi solo un centinaio sono dotati dell'impianto anti gelo sarebbe stato sufficiente investire circa un milione per impedire che l'Italia fosse spaccata in due dopo una nevicata non certo eccezionale e per di più ampiamente prevista. Nessuno si è mosso invece, commettendo anche un errore di sottovalutazione lunedì, perché non è stato applicato da subito il piano neve con una riduzione prudenziale del traffico dei treni, lasciando di fatto la stazione più importante di Europa ostaggio degli effetti di neve e ghiaccio.
TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE

Ieri Rfi e Fs, che sono stati chiamati a rapporto dal ministro Gaziano Delrio, hanno in qualche modo riconosciuto che si poteva fare di più. E hanno assicurato che presto anche Termini si doterà dei sistemi anti-gelo in uso a Milano. L'investimento per Roma e Lazio sarà di 100 milioni, comprensivo della linea elettrica dedicata.

RIMBORSI
A fare le spese di quanto accaduto, come sempre, sono stati i viaggiatori che ora attendono i rimborsi. E' possibile, tra l'altro, che Trenitalia e Italo, che a loro volta dovranno rimborsare i biglietti dei passeggeri rimasti a piedi o arrivati anche con sette ore di ritardi, si rivalgano su Rfi: questo rende ancora più incomprensibile non avere speso un milione di euro per installare su tutti gli scambi di Termini le scaldiglie. 

delrio mazzonciniDELRIO MAZZONCINI
Resta una domanda: perché è andata in tilt Termini, tanto che ieri l'Alta velocità è stata tutta deviata su Tiburtina? La spiegazione tecnica non si limita solo al fatto che la stazione Tiburtina è stata inaugurata appena sette anni fa, ma c'è altro. I deviatori, gli scambi, sono meno importanti rispetto a Termini, perché Tiburtina (150 mila passeggeri al giorno) è una stazione di passaggio, non prevede una deviazione dal percorso per i treni. Termini, al contrario, è una stazione di testa, vi confluisce il traffico ferroviario, deviando dalla linea principale, qui spesso finiscono o cominciano le corse dei treni, e quindi c'è un utilizzo massiccio e continuo dei deviatori.

TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE
Affidare la pulizia della neve per due terzi dei deviatori di Termini solo al fattore umano, vale a dire al personale, ha avuto un effetto catastrofico. L'Assoutenti va all'attacco. «Non è solo grave che Termini non abbia un piano anti gelo complessivo per tutti gli scambi, ma anche il fatto che sia Graziano Delrio che Renato Mazzoncini, rispettivamente ministro dei Trasporti e capo delle Fs, non abbiano risposto al nostro invito di discutere di un piano di manutenzione straordinaria per la rete dopo i gravi fatti di Pioltello».

Treni bloccati dalla nevicataTRENI BLOCCATI DALLA NEVICATA
Adesso, dopo il caos a Termini e i disagi che purtroppo si prolungheranno anche nei prossimi giorni si cercherà di correre ai ripari. In arrivo, hanno assicurato sia Mazzoncini che Maurizio Gentile, capo di Rfi, 100 milioni di investimenti. Assoutenti e Codacons sono scettici: oramai il danno è fatto, bisognava pensarci prima. 

Fonte: qui

domenica 25 febbraio 2018

Vergogna!

Ora però bisogna stabilire chi si deve vergognare. Andiamo per ordine.

Sicuramente quei parlamentari M5S che, avendo promesso di “restituire” una parte dello stipendio, non l’hanno fatto. Questo  per due ragioni: perché non hanno mantenuto una promessa e perché l’hanno fatto da “furbetti” (ingannando con bonifici fatti e subito dopo bloccati).

Si devono vergognare, ma solo un poco, i controllori che si accorgono che i buoi sono scappati dalla stalla solo dopo che glielo dicono col megafono. Si devono vergognare, un po’ di più, i gestori informatici preposti e chi li ha scelti, perchè un movimento che  basa tutto sul web, non può permettersi di farsi prendere in castagna su cose semplici come queste. Però le medaglie hanno sempre due facce. 

Abbiamo guardato quella del M5S, ora tocca a tutti gli altri ed è interessante, perché se Matteo fiorentino  carica a testa bassa e continua a spare le sue panzane, Matteo lombardo non fa una piega e rilancia con altrettante "bufale". Silvio è ormai cotto e bollito, più da ospizio che altro; La Meloni sta litigando con le sue deficienze culturali (egizi). 
E allora perché tutto questo clamore?  E allora?  

In un mondo di professionisti e di spettatori reali (che vivono una vita reale) le informazioni vengono valutate, pubblicate intere e col giusto peso e non per senso di verità innata, no, solo per non perdere pubblico con bufale e titoli sparati per l’emozione. Da noi di siffatti professionisti non ce ne sono molti e quei pochi tenuti, di solito , di riserva o su canali (cartacei o TV) di scarsa diffusione.

C’è allora un qualche grande vecchio che manovra il tutto? Sì: il pubblico. 

Perché il giornalista deve campare e allora se le notizie reali e leali non interessano a nessuno, allora si trasforma, molte volte, in un ruffiano che propone le puttanate che hanno mercato.

In quale paese un giornalista può avere un contratto da uomo di spettacolo? In quale paese signore di più che mezza età  si vestono come ventenni allupate e intervistano assassini (presunti), tronisti, attori e politici nello stesso modo? 

Servizio al paese o marchette? Tutti e due, nel senso che servizio  e marchetta possono essere sinonimi. 

E allora la vera vergogna è quella di chi per decidersi, non ragiona su torti o ragioni, non su vantaggi o svantaggi, non su quanto di buono o cattivo è stato fatto. No, solo sulle pulsioni del basso ventre e quindi sul libidinoso se non sul lubrico.  

Quindi se la piantiamo di comportarci come giovani segaioli o vecchi guardoni, avremo un’informazione migliore. Perché se ce la daranno bene, sennò non faremo parte del loro pubblico e senza pubblico muoiono. 

Quindi miei cari o ci diamo una regolata e la piantiamo di seguire pruriti e cerchiamo invece di usare quelle quattro sinapsi che non sono ancora fulminate o il mondo per noi sarà pieno di topolini partoriti dalle montagne e e noi dietro a loro, a seguiremo uno dei tanti pifferai che passano, prima ci ruberanno i soldi e poi la vita.


Allarme Codacons su vendita diamanti come bene rifugio

Alcuni investitori valdostani, dei così detti beni rifugio, hanno portato alla nostra attenzione, il rifiuto della banca collocatrice alla vendita dei beni in gestione adducendo ad una temporanea sospensione per completare la valutazione. E' quanto si legge in una nota diffusa da Codacons VdA che ricorda l’intervento della procura di Milano per presunta truffa.
Secondo Codacons VdA anche la Consob, nel febbraio del 2017, ha precisato che “i diamanti non sono un bene-rifugio come l’oro e l’acquisto richiede la massima cautela trattandosi di investimenti che possono presentare rischi non immediatamente percepibili”.
Successivamente - si legge nella nota Codacons - è intervenuta l’Antitrust multando per ben 15,35 milioni le società Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment coinvolgendo di fatto gli istituti bancari “venditori”.
Il caso è nazionale e il Codacons Valle d’Aosta in collaborazione con la sede nazionale assiste i soci nella controversia con gli istituti coinvolti alfine della restituzione dell’investimento e il risarcimento dei danni.
L'associazione di consumatori invita "tutti coloro che sono incappati in tale inconveniente ed avere avuto un rifiuto da parte della Banca venditrice alla smobilizzo dell’investimento, di contattare lo sportello Codacons Valle d’Aosta allo 0165238126 per un appuntamento, e, se richiesto l’adesione alla procedura di messa in mora dell’istituto coinvolto".

Fonte: qui

Diamanti: ecco il modulo di reclamo da inviare alle banche

Diamanti Idb e Dpi: il modulo di reclamo da inviare anche alle banche

Diamanti Idb e Dpi: il modulo di reclamo da inviare anche alle banche
Pubblichiamo il testo dei reclami da inviare alla Intermarket Diamond Business o alla Diamond Private Investment assieme alla banca che ha presentato loro il cliente.
Abbiamo predisposto tre moduli, ciascuno per Banca Mps, Banco Bpm ed Unicredit. Il testo è completo di indirizzo per la spedizione delle raccomandate o della email certificata. Occorre solo aggiungere l’importo, le coordinate IBAN del proprio conto corrente e, in fondo, i dati del cliente. (1)
Intesa Sanpaolo sta risarcendo i clienti che vanno in agenzia a protestare, pertanto non dovrebbe esserci bisogno di presentare un reclamo (2).
A quel punto, anche basandosi sull’esito dei ricorsi, si valuteranno le mosse opportune. Nel mentre, le banche subiranno la forte pressione dovuta alla decisione di Intesa Sanpaolo di risarcire chi reclama. Ancora, come già scritto i clienti dispongono di un’importante arma, vale a dire la concorrenza: una (presunta) grande banca non può affermare che non era a conoscenza del reale valore dei diamanti e di come lavorasse un suo partner commerciale.

Se davvero fosse, vorrebbe dire che per i clienti è assai meglio non avere mai più a che fare con la (presunta) grande banca per alcun motivo.
Bisogna prestare attenzione al fatto che l’Arbitro Bancario Finanziario e l’Arbitro per le Controversie Finanziarie non sono competenti in materia. Non si tratta infatti di contratti bancari e nemmeno di contratti relativi a servizi di investimento. Sebbene è lampante che conoscessero alla perfezione le modalità di vendita, dal punto di vista formale le banche hanno agito soltanto come segnalatori di potenziali clienti per l’investimento in diamanti. Ciò esclude la competenza di Abf e Acf.
Gli utenti che lo desiderano, possono affidarci il compito di preparare e spedire il reclamo per loro conto.
Alla stessa maniera è possibile inviarci la documentazione per poter preparare le prossime mosse che si renderanno necessarie.

Gli interessati possono scrivere a investire@aduc.it o andare in uno dei nostri uffici: https://sosonline.aduc.it/info/consedi.php
(1) Unicredit
Bpm
MPS
Anna D’Antuono, Avvocato, consulente Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC

Diamanti, storture di un mercato pericoloso per i risparmiatori

L'Antitrust multa società e banche per vendite «ingannevoli». Dall'assenza di un fixing ai problemi relativi a quotazione e volatilità: ecco perché investire in queste pietre è un affare rischioso.

Il 17 ottobre 2016 un funzionario di Intesa Sanpaolo scrive a Diamond Private Investment, società che svolge commercio di diamanti. Sa che quella sera andrà in onda una puntata di Report(30/10/2017) dal titolo «Occhio al portafoglio». 



Il funzionario certamente prevede che dal giorno dopo i clienti della banca cominceranno a chiedergli spiegazioni. Domanda per questo se sia prevista una smentita «o qualcosa che possa aiutarci nei confronti dei clienti a cui (è stato) proposto il diamante o peggio ancora già venduto». La citazione testuale viene da un provvedimento preso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), uno dei due arrivati a conclusione di altrettante istruttorie che hanno condotto a multare due imprese venditrici di prodotti finanziari e quattro banche per quasi 15 milioni di euro. L'Autorità ha diffuso i testi dei provvedimenti lo scorso 30 ottobre. Le imprese si chiamano Diamond Private Investment (Dpi) e Intermarket Diamond Business (Idb). Le banche sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm. A segnalare l'associazione Altroconsumo.

UN VERO MERCATO NON C'È. La multa è per aver venduto con modalità «gravemente ingannevoli e omissive» un prodotto, i diamanti da investimento. L'istruttoria è partita nel gennaio del 2017, tre mesi dopo la puntata di Report, in cui si parlava degli investimenti in diamanti venduti da Dpi e Idb attraverso gli sportelli di Intesa Sanpaolo e delle altre grandi banche italiane. Il funzionario che scriveva la mail sapeva che in quello speciale sarebbe emerso un dato di fatto: il valore dei diamanti posseduti dalle migliaia di investitori italiani che avevano deciso di seguire i consigli di Dpi e delle altre società non era quello che era stato loro detto. Qualcuno aveva portato il diamante da un gioielliere e aveva scoperto che una pietra pagata 7 mila euro ne valeva meno di 3 mila. Non a caso, dal giorno seguente la puntata di Report aumentava il numero dei clienti che chiedevano di uscire dall'investimento e cominciava a diminuire il numero di coloro che sceglievano di entrarci. Cosa facevano queste società e banche? Presentavano ai clienti un investimento vendendo diamanti a un prezzo come se questo fosse frutto di una quotazione di mercato, e di un mercato che cresceva sempre. Solo che un vero e proprio mercato – almeno nel senso dei prodotti finanziari – sui diamanti non c'è.

LA PRATICA DEL RICOLLOCAMENTO. Per i diamanti non c'è un fixing, non c'è una Borsa come per l'oro o per il platino. Ci sono degli indici di riferimento riconosciuti. Uno di questi è il Rapaport Price List, «un benchmark internazionale», come scrive l’Autorità, per il prezzo all’ingrosso dei diamanti. Altro indice è l’Idex, International Diamond Exchange, che pubblica ogni mese un suo benchmark per i prezzi al dettaglio. Ma ai clienti Idb e Dpi non presentavano né l'uno né l'altro. Ne presentavano, come vedremo, uno fatto in casa. Inoltre prospettavano la possibilità di liquidare l’investimento con grande facilità, entro 30 giorni. Senza perderci. Di fatto però l’unico canale per poter rivendere un diamante è chiedere a chi lo ha venduto di “ricollocarlo” sperando ci sia qualcuno che lo compri. L'impresa si impegna a ricollocarlo ma non è detto che ci riesca. Dpi e Idb hanno spiegato nel corso dell'istruttoria che finora è andata bene: la percentuale di rivendite è stata di circa il 10%, e sono sempre andate a buon fine, alla “quotazione” indicata, hanno affermato. Ma quale quotazione? Su quel sito si scoprirebbe anche che «i prezzi dei diamanti non sono affatto privi di volatilità», come afferma la Consob in uno studio citato dal provvedimento.

E proprio qui si apre un altro tema: la quotazione di cui parlano Dpi e Idb altro non rappresenta altro che i loro prezzi di vendita dei diamanti stessi, pubblicati sul Sole 24 Ore come inserzioni pubblicitarie dalle imprese in questione. In questo senso, i valori del bene-investimento sono di certo molto trasparenti e oggettivi ma rappresentano una realtà non veritiera. Quei prezzi salgono e saliranno sempre fino a che ci saranno investitori disposti a comprare. Per questo sono - a giudizio dell'Agcm – ingannevoli. Si tratta del prezzo del diamante sommato al prezzo di tutti i servizi che la società di intermediazione propone: dall'eticità del prodotto, che si garantisce non provenire da Paesi in guerra o dove sia stato sfruttato il lavoro minorile, alla garanzia di ricollocamento, alla commissione da pagare all'intermediario e alla banca. In pratica, il valore del diamante è più o meno la metà del prezzo pagato.

IL RUOLO CENTRALE DELLE BANCHE. Per questo, come ammettono le stesse imprese sanzionate, lo scostamento tra il valore di mercato della pietra acquistata e il prezzo corrisposto al suo acquisto presuppongono che la pietra si possa rivendere solo nel “mercato chiuso” del cosiddetto “ricollocamento”. E in questo caso si riprendono almeno i soldi investiti? No, secondo i dati forniti dalle imprese in questione alla Agcm. Chi ha disinvestito entro i primi tre anni ha perso soldi. Chi ha “ricollocato” entro cinque anni è andato in pari. Solo gli altri hanno guadagnato. Quanto alle banche, sanzionate con multe più salate anche in ragione della loro dimensione, l'Autorità ha sottolineato con forza il «ruolo centrale svolto dagli operatori degli istituti di credito» nella vendita degli investimenti in diamanti. Proponevano il prodotto ai clienti, li aiutavano a compilare i moduli, gestivano le comunicazioni con le imprese, organizzavano in banca gli incontri coi promotori dell'investimento, fino alla consegna della pietra, a meno che il cliente non preferisse riceverla a casa. Insomma: anche se oggi le banche vendono pure tablet e biciclette, è certo che il cliente «fosse persuaso del fatto che l’operazione nel suo complesso e le informazioni rese sull’investimento fossero verificate» e quindi «garantite» dalla banca.
LE PROMESSE DELLE IMPRESE. Banche e imprese hanno avuto uno sconto di 100 mila euro in considerazione della promessa di offrire in futuro informazioni più chiare ai loro clienti. Dpi ha anche aperto con Codacons e Movimento Difesa del Cittadino un «tavolo di confronto per sviluppare progetti a favore dei consumatori interessati a forme per mettere al riparo parte dei propri risparmi» e alla presentazione di un «codice etico». Idb ha giudicato «inficiata da gravi errori» la delibera dell'Agcm, e annunciato un ricorso al Tar ma nel frattempo, «al fine di inquadrare la ripresa dell’operatività in un mercato più trasparente, efficiente e risanato», ha spiegato pure di partecipare «attivamente al tavolo di lavoro promosso da Codacons e Movimento Difesa del Cittadino per concordare le best practice del settore, con l’obiettivo, condiviso, che la ripresa del mercato avvenga quanto prima e nel pieno interesse dei consumatori».

Fonte: qui

L'indice dei prezzi al dettaglio degli ultimi tre anni.


mercoledì 14 febbraio 2018

LE ‘IENE’ SBRANANO IL M5S: ECCO I PRIMI 10 NOMI DEI PARLAMENTARI CHE HANNO FALSIFICATO I RIMBORSI. E NON È FINITA QUI

DOPO IL SERVIZIO DI FILIPPO ROMA E MARCO OCCHIPINTI, CECCONI E MARTELLI SONO SPARITI, BUCCARELLA SI È AUTOSOSPESO, BARBARA LEZZI HA AMMESSO UN BONIFICO RITIRATO ‘PER ERRORE’ 

MA LE ‘IENE’ (IN ONDA STASERA) AVVERTONO: ‘CI SARANNO NUOVI AGGIORNAMENTI'
RIMBORSOPOLI: ECCO I PRIMI DIECI NOMI DEI PARLAMENTARI DELLE FALSE RESTITUZIONI


Ecco i primi dieci nomi.

Secondo la fonte delle Iene ad avere falsificato le restituzioni di parte degli stipendi al Fondo per il microcredito, sarebbero stati questi parlamentari dei Cinque stelle:
filippo roma delle iene becca carlo martelliFILIPPO ROMA DELLE IENE BECCA CARLO MARTELLI

- Silvia Benedetti;
- Massimiliano Bernini;
- Maurizio Buccarella;
- Elisa Bulgarelli;
- Andrea Cecconi;
- Emanuele Cozzolino;
- Ivan Della Valle;
- Barbara Lezzi;
- Carlo Martelli;
- Giulia Sarti.

Come nel caso di Cecconi, Martelli, Buccarella e Lezzi, che ancora non ci hanno contattato, invitiamo anche gli altri parlamentari nominati qui sopra a mettersi in contatto con noi per chiarire le loro posizioni.
i furbetti del bonifico le iene su m5s 3I FURBETTI DEL BONIFICO LE IENE SU M5S 

Un'anticipazione che vi diamo in anteprima per il web e che segue il terremoto scatenato dall'uscita della nostra inchiesta "I Superfurbetti a Cinque Stelle".

Ieri Filippo Roma ha accompagnato il candidato premier M5S Luigi Di Maio per verificare i versamenti.
i furbetti del bonifico le iene su m5s 2I FURBETTI DEL BONIFICO LE IENE SU M5S 







Nel frattempo Maurizio Buccarella, uno dei due parlamentari che avevamo lasciato con Di Maio in Puglia nel primo servizio, si è autosospeso. L'altra senatrice che lo accompagnava, Barbara Lezzi, ha ammesso solo un bonifico non andato a buon fine.

Di Maio all’inizio si era detto “orgoglioso” della rinuncia a un’eventuale elezione annunciata da Cecconi e Martelli. Poi ne aveva chiesto l’espulsione. Ora chiede l’espulsione di tutte “le mele marce”. La cifra totale dei mancati versamenti al Fondo per il microcredito sarebbe di almeno un milione e mezzo di euro (il M5S ha dichiarato di averne versati 23 milioni e mezzo).
i furbetti del bonifico le iene su m5s 1I FURBETTI DEL BONIFICO LE IENE SU M5S 

Il caso, che abbiamo svelato per primi noi delle Iene, è quello della mancata restituzione di parte dello stipendio da parlamentare al Fondo per il microcredito di alcuni esponenti del Movimento. Proprio questa restituzione è stato un cavallo di battaglia elettorale per i Cinque Stelle e un motivo di vanto politico, tanto che ogni bonifico effettuato viene mostrato sul sito tirendiconto.it.
filippo roma delle iene becca andrea cecconiFILIPPO ROMA DELLE IENE BECCA ANDREA CECCONI




Alcuni parlamentari avrebbero fatto il bonifico e lo avrebbero pubblicato su quel sito, annullandolo successivamente, come è possibile fare entro 24 ore. In pratica, i soldi in pubblico risultavano versati, ma al Fondo per il microcredito non arrivavano mai.

Un militante, fuoriuscito, che nel video resta anonimo, sostiene che il numero di deputati e senatori coinvolti sarebbe “a due cifre”. Noi vi abbiamo appena svelato i primi dieci nomi che ci ha fatto.

filippo roma delle iene becca andrea cecconiFILIPPO ROMA DELLE IENE BECCA ANDREA CECCONI
Nel nostro primo servizio vi abbiamo mostrato che le verifiche dei nostri Filippo Roma e Marco Occhipinti dimostrerebbero che il deputato ed ex capogruppo alla Camera Andrea Cecconi e il senatore Carlo Martelli avrebbero falsificato le restituzioni, rispettivamente per 21.000 euro (con 11 bonifici mai arrivati) e 76.000 euro (con 22 bonifici “fantasma”).

filippo roma delle iene becca carlo martelliFILIPPO ROMA DELLE IENE BECCA CARLO MARTELLI




Entrambi sono stati ricandidati dal M5S alle elezioni politiche del 4 marzo come capolista rispettivamente nelle Marche e in Piemonte. Cecconi, prima di essere scoperto, aveva detto a Filippo Roma che un’eventuale mancata restituzione di parte dello stipendio sarebbe stata “disonesta”, Martelli la definiva “una presa per il culo”. Il candidato premier M5S Luigi Di Maio, parlando con Filippo Roma, aveva usato la stessa espressione, “presa per il culo”. Lo abbiamo lasciato, alla fine del servizio, a un’iniziativa elettorale in Puglia assieme ai senatori Maurizio Buccarella e Barbara Lezzi, entrambi candidati. Abbiamo chiesto a entrambi se erano in regola con i versamenti al Fondo. Ci hanno detto di sì e che ci contatteranno. Il servizio di Filippo Roma e Marco Occhipinti si è chiuso con un “To be continued”.

E infatti oggi Buccarella, che si è autosospeso, e Lezzi compaiono nella nostra lista.

E non è finita. Prossimamente vi daremo nuovi aggiornamenti.

Fonte: qui