9 dicembre forconi: Umberto Bossi
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lunedì 28 gennaio 2019

LA CORTE D’APPELLO DI MILANO HA DISPOSTO IL NON LUOGO A PROCEDERE PER UMBERTO BOSSI E IL FIGLIO RENZO


ERANO IMPUTATI PER APPROPRIAZIONE INDEBITA CON L’EX TESORIERE DELLA LEGA BELSITO, CHE INVECE È STATO CONDANNATO A UN ANNO E 8 MESI

(ANSA) - La Corte d'Appello di Milano ha disposto il non luogo a procedere per Umberto Bossi e il figlio Renzo imputati per appropriazione indebita con l'ex tesoriere Francesco Belsito. Per quest'ultimo ha rideterminato la condanna a un anno e 8 mesi e 750 euro di multa pena sospesa. La Lega aveva presentato querela nei confronti di Belsito ma non dei Bossi. 

23 Gennaio 2019

Fonte: qui

martedì 11 dicembre 2018

CENTEMERO – LE DUE INCHIESTE SUI 49 MILIONI DELLA LEGA PORTANO ALLO STESSO INDIRIZZO DI BERGAMO, DOVE HA SEDE LO STUDIO DEI COMMERCIALISTI “SOCI” DEL TESORIERE DELLA LEGA


L’IPOTESI DELLA PROCURA È CHE I SOLDI SIANO STATI TRASFERITI SU ALCUNE FIDUCIARIE PER PRESERVARLO, E CHE DIETRO ALL’OPERAZIONE CI SIANO PROPRIO GLI “AMICI FRATERNI” DI CENTEMERO
Maddalena Berbenni per il “Corriere della Sera”

salvini centemeroSALVINI CENTEMERO
Due inchieste, con i conti della Lega nel mirino, portano allo stesso indirizzo. Via Angelo Maj 24, a Bergamo. È dove ha sede lo studio dei commercialisti Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, con il deputato Giulio Centemero «tesorieri» del partito. La Finanza lo ha perquisito ieri mattina, più o meno nelle stesse ore in cui il ministro Matteo Salvini rispondeva ai giornalisti: «Non c' è nulla da trovare né da cercare. Spero facciano in fretta».

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO
Da un lato c' è il fronte sul presunto riciclaggio di parte dei 49 milioni frutto della truffa ai danni dello Stato su rimborsi elettorali non dovuti. Soldi spariti e sequestrati per equivalente, con il Carroccio dai conti in rosso che dovrà restituirli a rate in 76 anni. Ma spariti dove? E come? Il procuratore aggiunto di Genova Francesco Pinto e il sostituto Paola Calleri sembrano concentrati su un' ipotesi in particolare.

E cioè che il denaro sia stato trasferito su alcune fiduciarie con l' obiettivo di preservarlo e che dietro all' operazione ci siano i due commercialisti «amici fraterni» di Centemero (così li definisce lui) e con incarichi alla Camera e al Senato. La Guardia di Finanza di Genova ha perquisito il loro studio in via Maj e quello a Clusone così come tutti i domicili legati alle società finite sotto la lente.
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI

Su alcune di queste, di recente, gli inquirenti hanno ottenuto la documentazione chiesta in rogatoria al Lussemburgo. Dagli atti emergerebbe un coinvolgimento della Arc Asset management, riconducibile all' Arc group del manager bergamasco Angelo Lazzari, in un passaggio di denaro sospetto: 3 milioni trasferiti a gennaio, due mesi dopo la confisca dei soldi confermata dal tribunale del Riesame e a 60 giorni dalle elezioni del 4 marzo, dalla Pharus Lux Sa, fiduciaria bancaria del Lussemburgo, alla Sparkasse di Bolzano.

GIULIO CENTEMEROGIULIO CENTEMERO



Un' operazione che ha destato l' attenzione degli inquirenti perché del gruppo Arc fa parte anche la Arc Advisor Company, che attraverso la Prima Fiduciaria e altre due società sempre legate a Lazzari porta alla Seven Srl, altra fiduciaria che detiene il 100% di sette società tutte con sede in via Maj 24.

Un castello che scherma i veri titolari di una parte dei capitali nello studio dei commercialisti della Lega e con al centro il manager dei 3 milioni segnalati (dalla stessa Pharus) come sospetti: chiaro che i pm vogliano approfondire. Se il gruppo Arc si fa sentire per assicurare «la totale estraneità» di Lazzari, Di Rubba sceglie di non commentare.

salvini al congresso della legaSALVINI AL CONGRESSO DELLA LEGA
Ha squillato a vuoto, invece, il telefono di Centemero. È il suo nome che la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati, l' estate scorsa, per finanziamento illecito ai partiti. È l' altro fronte che conduce in via Maj con le carte passate in questi giorni alla Procura di Bergamo, che a sua volta ha aperto un fascicolo per la stessa ipotesi di reato, ma allo stato a carico di ignoti.

Al centro ci sono i 250 mila euro erogati dal costruttore Luca Parnasi all' associazione «Più voci», che ha sede nello studio dei due commercialisti, fondatori insieme al deputato lecchese. Lui ne è il presidente. La vicenda era emersa dopo l' arresto di Parnasi per il presunto giro di mazzette attorno al progetto del nuovo stadio nella capitale. Allora Centemero aveva assicurato che l' operazione era stata fatta in trasparenza.

Fonte: qui

venerdì 14 settembre 2018

I PM VANNO IN LUSSEMBURGO A CACCIA DEI SOLDI DELLA LEGA. È IL REVISORE DEI CONTI (CONDANNATO) A INDIRIZZARLI: ''C'ERANO 40 MILIONI'', POI SONO DIVENTATI 3

INDAGINI ANCHE SULL'ASSOCIAZIONE «PIÙ VOCI», FONDATA DAL TESORIERE DEL CARROCCIO GIULIO CENTEMERO. 

È A QUELLA CHE PARNASI FECE IL SUO VERSAMENTO DA 250MILA EURO, IN TEORIA COME INSERZIONI PUBBLICITARIE, IN PRATICA COME FINANZIAMENTO AL PARTITO

L'IPOTESI DEI PM? ''PIU' VOCI'' POTREBBE ESSERE STATO IL VEICOLO CON IL QUALE…

Andrea Pasqualetto e Fiorenza Sarzanini per il ''Corriere della Sera''

Da una parte la trattativa per rateizzare i 49 milioni di euro e consentire alla Lega di sopravvivere. Dall' altra, proprio nei giorni in cui i vertici del Carroccio stanno decidendo il da farsi, un viaggio in Lussemburgo dei due magistrati genovesi che si stanno occupando di quei denari: il procuratore aggiunto Francesco Pinto e la pm Paola Calleri, che avevano avviato una rogatoria con le autorità lussemburghesi.
UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO

Due giorni a consultare carte e documenti e interrogare chi è a conoscenza di alcune operazioni finanziarie partite dall' Italia e riferibili al partito oggi guidato da Matteo Salvini. Il sospetto degli inquirenti è che una parte dei soldi della Lega, oggi potenzialmente sequestrabili, siano finiti in un fondo lussemburghese, il Pharus Management, che ha sede nel piccolo Stato europeo.

La trattativa e l' indagine sono due facce della stessa medaglia. La prima prende le mosse da una sentenza di primo grado del tribunale di Genova che ha condannato il 24 luglio dello scorso anno Umberto Bossi e l' ex tesoriere Francesco Belsito (oltre a tre revisori dei conti) alla reclusione (due anni e 6 mesi il primo e 4 anni e 10 mesi il secondo) per truffa e appropriazione indebita. Sentenza che prevedeva anche il risarcimento a Camera e Senato dei 48,9 milioni di rimborsi elettorali considerati illecitamente incassati dalla Lega fra il 2008 e il 2010. Su questa somma è scattato il sequestro diventato esecutivo il 6 settembre scorso dopo il via libera del tribunale del Riesame.

BOSSI E BELSITO a f d e cf d a aBOSSI E BELSITO A F D E CF D A A
L' indagine, con l' accusa di riciclaggio, è invece scaturita dalla denuncia di uno dei tre revisori dei conti condannati con Bossi e Belsito, Stefano Aldovisi, il quale invitava i magistrati a indagare su certi flussi di denaro che a suo dire avrebbero svuotato le casse del partito. È qui che spunta il Lussemburgo. Il 28 dicembre 2017 Aldovisi presentò un esposto nel quale precisava che a fine 2012 sui conti del partito c' erano 40 milioni di euro.

Com' è possibile che nel settembre 2017 la Finanza abbia trovato solo 3 milioni, dei 49 da sequestrare? Il revisore suggeriva di guardare all' estero. L' attenzione si è così concentrata su un trasferimento di denaro dalla Sparkasse di Bolzano, una delle banche con cui aveva rapporti la Lega di Maroni, al fondo fiduciario lussemburghese.

parnasi e salvini allo stadioPARNASI E SALVINI ALLO STADIO
L' interesse per il Lussemburgo nasce dunque da questa operazione. Ma l' attenzione degli inquirenti si sta concentrando anche su un altro fronte, quello dell' associazione «Più Voci», un' organizzazione fondata dal tesoriere del Carroccio Giulio Centemero.

PARNASIPARNASI





L' associazione era emersa nell' inchiesta dei magistrati romani che ha fatto finire in carcere il costruttore Luca Parnasi. Esaminando i conti delle sue società era infatti emerso un versamento da 250 mila euro alla Lega effettuato nel 2015 proprio attraverso «Più Voci» ufficialmente come inserzioni pubblicitarie, in realtà come finanziamento.

I pubblici ministeri liguri hanno chiesto ai colleghi della capitale coordinati dall' aggiunto Paolo Ielo la copia dell' ordinanza di custodia cautelare e delle informative dei carabinieri che riguardano l' attività dell' associazione.

L' obiettivo è evidente: verificare se «Più Voci» sia stata utilizzata anche per coprire operazioni relative al trasferimento dei 49 milioni provenienti dai rimborsi elettorali.

Fonte: qui
parnasi e salvini allo stadioPARNASI E SALVINI ALLO STADIO

venerdì 6 luglio 2018

FINORA RECUPERATI SOLTANTO 3,5 MILIONI DEI 49 NEL MIRINO DEGLI INQUIRENTI

LINGOTTI, DIAMANTI, SOLDI IN TANZANIA: GRAN PARTE DI QUEL FIUME DI DENARO È EVAPORATA IN MILLE RIVOLI MA C’E’ UNA PARTE DI QUEI SOLDI CHE, SECONDO LA MAGISTRATURA, NON SI SA ANCORA DOVE SIA FINITA

Giuseppe Guastella per il Corriere della Sera

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO
Sei anni di indagini e processi sembrano non aver ancora fatto luce definitiva su come siano stati utilizzati tutti i 49 milioni di euro di rimborsi elettorali ottenuti gonfiando i bilanci dalla Lega Nord tra il 2008 e il 2010 quando saldo alla guida del Carroccio c' era il fondatore Umberto Bossi. Gran parte di quel fiume di denaro è evaporata in mille rivoli per mandare avanti il partito, ma ce n'è un' altra che, secondo la magistratura, non si sa ancora dove sia finita.

L' indagine si concretizza a fine del 2011 a Milano nell' ufficio dell' allora procuratore aggiunto Alfredo Robledo che apre un fascicolo «Lega Nord» (la sede del partito è a Milano) con i sostituti Paolo Filippini e Roberto Pellicano.

SALVINI SMARTPHONESALVINI SMARTPHONE
Dentro ci finiscono gli atti arrivati dalle Procure di Napoli e Reggio Calabria che in due diverse indagini avevano intercettato l' allora tesoriere Francesco Belsito che parlava di soldi e di affari. All' inizio di aprile del 2012, la Guardia di Finanza accede all' ufficio di Belsito in Senato a Roma, apre una cassaforte e trova una cartellina rossa con scritto «The family» in cui c' è una lunga serie di spese (mezzo milione di euro) pagate dal partito per le esigenze personali del Senatùr e della sua famiglia, a partire dai figli Renzo e Riccardo, per il quale resta memorabile la laurea farlocca comprata in Albania.


Dall' analisi dei conti della Lega emergono milioni spesi in diamanti e lingotti d' oro (poi recuperati) o investiti tra Cipro e la Tanzania. Una perizia sulla documentazione relativa ai rimborsi ottenuti dal partito apre la strada all' accusa di aver usato «artifici e raggiri» per riuscire a ottenere circa 40 milioni dal Parlamento. Bossi è costretto a dimettersi dalla carica di segretario della sua creatura politica che viene affidata a Roberto Maroni.
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI

A fine 2013 i pm chiudono l' inchiesta accusando il Senatùr di truffa aggravata ai danni dello Stato con Francesco Belsito e tre componenti del comitato di controllo contabile del partito. Per Bossi, i suoi due figli e Belsito c' è anche l' accusa di appropriazione indebita.
Il processo, però, si divide in due all' udienza preliminare quando il gup decide di trasmettere il filone sui rimborsi elettorali per competenza a Genova, dove ha sede la banca in cui fu accreditata a Belsito l' ultima trance dei rimborsi elettorali, proprio quei 5,7 milioni finiti misteriosamente in Tanzania passando per le banche dell' isola di Cipro.

salvini a pontida 2018SALVINI A PONTIDA 2018
Nel processo di primo grado che resta a Milano, il 10 luglio del 2017 Umberto Bossi sarà condannato a due anni e tre mesi di reclusione, Renzo a un anno e sei mesi, Belsito a due anni e sei mesi, mentre con il rito abbreviato Riccardo Bossi aveva già preso un anno e 8 mesi di carcere nel marzo del 2016.

A Genova il processo si chiude 14 giorni dopo, ed è una nuova mazzata per l' anziano ex leader del Carroccio: condanna a 2 anni e mezzo per lui, a 4 anni e 10 mesi per Francesco Belsito e confisca di 49 milioni ai danni della Lega Nord. La Procura di Genova, infatti, aveva fatto altre indagini arrivando a ipotizzare che la truffa dei rimborsi raggiungesse i 56 milioni, tetto che però il giudice aveva ritenuto di dover fare scendere fino a 49. I pm, che riescono a sequestrare a malapena tre milioni e mezzo di euro nelle casse esangui della Lega e degli imputati, vogliono cercare ancora, e a tappeto, i soldi che mancano per colmare il danno subito dalle casse dello Stato per i pregressi versamenti concessi al Carroccio.

Vogliono poter bloccare ogni fondo riferibile al partito oggi guidato dal ministro dell' interno Matteo Salvini. Dopo che il Tribunale del riesame dà loro torto, sostenendo che non può essere fatto, la Cassazione ribalta questa decisione dando ragione ai pm che intanto hanno aperto un' altra inchiesta, questa per riciclaggio, sull' ipotesi di un reimpiego occulto dei rimborsi illeciti anche dopo l' era Bossi.

Fonte: qui
Lega: Centemero, 49 mln contestati spesi per partito (La Verità)
ROMA (MF-DJ)--"Molti non lo sanno e molti altri fingono di non saperlo: quella dei "49 milioni di euro rubati" è una balla clamorosa". Giulio Centemero, tesoriere della Lega, intervistato da "La Verità", spiega perché secondo lui la sentenza di Cassazione contiene "un clamoroso abbaglio".

La sentenza parte proprio dalla cifra di 49 milioni di euro da sequestrare alla Lega, come sono arrivati a quel numero? "Prima del 2012 esisteva ancora il finanziamento pubblico", replica Centemero, "il Pd, tanto per fare un esempio, nello stesso periodo in cui noi maturavamo 49 milioni di euro ha incassato 189 milioni. In piena legittimità, sia chiaro: per ogni voto si prendeva un euro e rotti".
"Era quello che a noi spettava per la somma dei contributi maturati - in base ai voti! - nel 2006, nel 2008 e nel 2010", sottolinea l'esponente leghista, e "sono stati quasi tutti spesi: meno la parte, come abbiamo detto, usata in maniera indebita da Belsito".

Rispetto ai dirigenti dell'epoca di Bossi, precisa Centemero, "la Lega resta parte offesa. E il pubblico ministero - ovviamente - avrebbe il dovere difendere la parte offesa a prescindere dal fatto se si costituisce o no".
gug
(END) Dow Jones Newswires
July 06, 2018 03:54 ET (07:54 GMT)

mercoledì 27 giugno 2018

COSA LEGA SALVINI A BELSITO? GIORGETTI

IL GIANNILETTA PADANO C’ERA E CONTINUA A ESSERCI. ORA COME SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E BRACCIO DESTRO DI SALVINI, PRIMA COME UOMO DEI RAPPORTI CON GLI INDUSTRIALI CHE PORTAVANO DENARO ALLE CASSE DEL CARROCCIO 

LA RAGNATELA DI RAPPORTI PUBBLICATA DALL’''ESPRESSO'', LE DICHIARAZIONI DI BELSITO DAL CARCERE, I RAPPORTI CON PARNASI E…

Giovanni Tizian e Stefano Vergine per "L’Espresso"

giancarlo giorgettiGIANCARLO GIORGETTI
C' è un passato che ritorna nella nuova Lega di Matteo Salvini. C' è la continuità politica con il vecchio partito di Bossi rappresentata da un volto, quello di Giancarlo Giorgetti, l' eminenza grigia, il Gianni Letta padano, l' uomo cerniera tra big dell' imprenditoria e il partito fin dai tempi del Senatur. E c' è il mistero del tesoro scomparso, i 48 milioni di euro frutto della truffa sui rimborsi elettorali. Soldi pubblici che- come stabilito dai giudici di Genova- dovrebbero tornare allo Stato ma che non si trovano più.

Una storia a cui L' Espresso ha dedicato diverse inchieste e copertine. E che ora si arricchisce di un nuovo, importante particolare: il collegamento diretto tra le società dei fedelissimi di Salvini e la holding lussemburghese sospettata dai magistrati e dalla Guardia di finanza di aver avuto un ruolo nel riciclaggio del tesoro leghista. Denaro che potrebbe far parte del malloppo scomparso dai radar dopo la sentenza di condanna per Bossi e Francesco Belsito, il tesoriere che ha firmato la truffa sui rimborsi.
salvini giorgettiSALVINI GIORGETTI

È un' ipotesi, per ora. Un' ipotesi sui cui stanno lavorando i finanzieri del Nucleo tributario di Genova, in base alla quale la procura ligure ha inviato una rogatoria alle autorità del Granducato.

Ma torniamo a Giorgetti. L' uomo buono per tutte le stagioni della Lega. Il demoleghista, come lo hanno ribattezzato scherzando alcuni suoi amici. C' era e aveva un peso nel regno di Bossi. Si racconta che durante i consigli federali, il commercialista di Cazzago Brabbia fosse uno dei pochissimi a cui il Capo permetteva di parlare. Ma Giancarlo c' era e contava anche nei momenti successivi allo scandalo della truffa dei rimborsi, quando segretario era Roberto Maroni.
matteo salvini, giancarlo giorgetti, gian marco centinaioMATTEO SALVINI, GIANCARLO GIORGETTI, GIAN MARCO CENTINAIO

Oggi, con Matteo Salvini al potere, con un partito che ha abbracciato l' internazionale sovranista, lui è ancora lì. Magari un po' recalcitrante di fronte agli ammiccamenti riservati da Matteo ai neofascisti, vagamente imbarazzato davanti alle dichiarazioni no euro dei vari Borghi e Bagnai, ma sempre presente.

Uno dei pochissimi della vecchia guardia ad aver resistito. E come ha sempre fatto, anche oggi continua a manovrare dietro le quinte, con il suo stile felpato e l' aria da brav' uomo. Tanto da essersi guadagnato pure la fiducia di Sergio Mattarella.

GIANCARLO GIORGETTI VINCENZO SPADAFORAGIANCARLO GIORGETTI VINCENZO SPADAFORA
Insomma il bocconiano Giorgetti c' era e continua a esserci, ora con un ruolo più prestigioso che mai: sottosegretario alla presidenza del Consiglio. A lui si deve anche l' avvicinamento a Salvini di Luca Parnasi, l' imprenditore finito in carcere con l' accusa di corruzione, il costruttore romano che nelle intercettazione definisce il ministro dell' Interno «amico fraterno».

Ma Parnasi è soprattutto intimo di Giancarlo. Si conoscono da moltissimi anni, erano vicini di casa a Roma. Lo rivelano gli atti della procura di Roma che sta indagando sull' immobiliarista che avrebbe dovuto costruire il nuovo stadio della Roma. E che, come rivelato dal nostro giornale due mesi e mezzo fa, ha finanziato l' associazione Più Voci fondata dal tesoriere della Lega, Giulio Centemero. Il professionista scelto personalmente da Salvini, l' uomo considerato - parola di Parnasi - «il braccio destro di Matteo».
parnasi giorgetti lanzalonePARNASI GIORGETTI LANZALONE

Giorgetti e Parnasi sono in confidenza, almeno questo risulta dalle informative dei carabinieri. Un esempio su tutti: ad appena otto giorni dal trionfo leghista del 4 marzo, Giorgetti, vice del segretario del partito, partecipa a una cena riservata a casa del costruttore, in una delle zone più esclusive della Capitale.

Il sottosegretario ha precisato che più che di cena si è trattato di un aperitivo, un bicchiere di vino e qualche fetta di salame. Il valore di questa riunione conviviale, però, prescinde dalla tipologia di cibo consumato. Perché attorno al tavolo sedeva anche Luca Lanzalone, l' avvocato genovese ingaggiato dai Cinquestelle per chiudere l' affare stadio della Roma e diventato un vero e proprio consigliori del gotha del movimento di Di Maio. Un incontro a tre, che per la riservatezza con cui Parnasi ne parla ha insospettito gli investigatori.

giorgetti bossiGIORGETTI BOSSI
Non sappiamo ancora cosa si siano detti perché alla nota dei carabinieri seguono cinque pagine di «Omissis», informazioni coperte ancora da segreto istruttorio. Di certo, subito dopo il voto del 4 marzo Giorgetti e Parnasi discutono di alleanze, si scambiano opinioni sulla situazione politica. In una telefonata il costruttore chiede a Lanzalone se «Di Maio è al corrente del lavoro fatto con Giorgetti».

E poi ancora: «Se ha bisogno io parlo direttamente con Matteo, ma in questo momento Giancarlo ha la...». Per dire che il futuro sottosegretario alla presidenza del Consiglio era l' uomo con cui parlare in quella delicata fase di formazione del governo. Insomma, Parnasi è a suo agio con la nuova Lega sovranista di Salvini. E forse sarà per questo che tra il 2015 e il 2016 ha deciso di versare 250 mila euro all' associazione Più Voci.

salvini al quirinale con giorgettiSALVINI AL QUIRINALE CON GIORGETTI
Un contributo dato ai leghisti, senza passare direttamente dal partito. Su questo finanziamento, le giustificazioni sono discordanti. Parnasi sostiene di averlo offerto per la campagna elettorale delle comunali di Milano, mentre il tesoriere del partito esclude sia stato usato per attività politiche, anzi all' Espresso ha dichiarato che sono serviti a sostenere la libertà di informazione di Radio Padania.

calderoli - giancarlo giorgettiCALDEROLI - GIANCARLO GIORGETTI



Intanto, la procura di Roma e quella di Genova hanno instaurato un coordinamento investigativo proprio sul finanziamento scovato dall' Espresso a fine marzo scorso. I pm che indagano su Parnasi e lo stadio, insieme ai colleghi che cercano il tesoro svanito della Lega. I soldi spariti e quelli arrivati magicamente a una sconosciuta associazione.

In realtà, il sospetto che la Lega abbia beneficiato di finanziamenti illeciti non è nuovo. Così come nuovo non è il ruolo di Giorgetti in queste trame finanziarie, almeno secondo un verbale di interrogatorio sui presunti fondi neri del partito.

Giancarlo GiorgettiGIANCARLO GIORGETTI



A raccontare apertamente ai magistrati del ruolo dell' attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio è stato per la prima volta cinque anni fa Francesco Belsito, tesoriere del partito ai tempi di Bossi, condannato in primo grado per truffa e appropriazione indebita proprio per la vicenda dei 48 milioni di euro che i magistrati italiani stanno adesso cercando di sequestrare. Belsito non è mai stato in grado di provare le accuse rivolte a Giorgetti, motivo per cui la vicenda è stata archiviata. D' altra parte - secondo la sua versione - si trattava di pagamenti in nero, quindi difficili da tracciare.

IL CORO DEL VERTICE DELLA LEGA BOSSI CALDEROLI GIORGETTIIL CORO DEL VERTICE DELLA LEGA BOSSI CALDEROLI GIORGETTI
È il 29 maggio 2013. Nel carcere milanese di San Vittore, dove è detenuto in quel momento, Belsito incontra i pm di Milano Alfredo Robledo, Roberto Pellicano e Paolo Filippini. Racconta della sua nomina a tesoriere della Lega, incarico ereditato dallo storico cassiere padano Maurizio Balocchi. «Mi era stato detto da Balocchi», si legge nella trascrizione dell' interrogatorio, «che da sempre gli imprenditori portavano denaro in nero al partito.

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO


Questi rapporti erano intrattenuti principalmente da Giorgetti. Ricordo un episodio riferitomi da Balocchi circa un versamento di contante proveniente da Lombardi Cerri, consigliere di Finmeccanica in quota Lega, così come ricordo un altro episodio, riferitomi sempre da Balocchi, di un altro versamento per la costruzione della Marina dell' Aeroporto di Genova da parte dell' imprenditore che si era occupato dei lavori, imprenditore del quale non ricordo il nome».

Belsito passa ai rapporti tra imprenditori e dirigenti leghisti di cui lui stesso è stato testimone. Riferisce di incontri tra Giorgetti e il costruttore Salini. E cene con l' industriale Cremonini (patron dell' omonimo gruppo alimentare), il quale all' epoca si mostrò disponibile a finanziare il partito.

lega ladrona bossi belsito foto e baraldiLEGA LADRONA BOSSI BELSITO FOTO E BARALDI
Belsito spiega ai pm come pure le aziende a controllo pubblico fossero coinvolte in questo giro. «I finanziamenti provenienti da tali nomine potevano essere fatti alla luce del sole o in nero, passando personalmente dagli esponenti politici. Balocchi», aggiunge Belsito, «mi diceva ad esempio che il senatore Fruscio finanziava personalmente Giorgetti».

Dario Fruscio, commercialista come Giorgetti e parlamentare della Lega dal 2006 al 2008, in quegli anni è stato in effetti membro del cda di aziende a controllo pubblico come Eni e Sviluppo Italia (l' attuale Invitalia).

Impossibile trovare riscontri sulle parole di Belsito. L' archiviazione ha sepolto ogni cosa. Senza considerare il fatto che buona parte delle accuse necessitava per lo meno della conferma di Balocchi, il quale intanto è deceduto. Il vecchio e il nuovo, dicevamo.

ALEMANNO STORACE GIORGETTIALEMANNO STORACE GIORGETTI
Bossi e Salvini. Le ombre passate del finanziamento illecito e i sospetti attuali. Tutte ipotesi, tutto da provare. Quel che è certo è Giorgetti. Cambia tutto ma lui è sempre lì, un passo dietro la prima fila, abbastanza vicino per conoscere ogni segreto, abbastanza lontano per non rimanerne coinvolto. Sempre in mezzo alle cose che contano, però. Come la gestione della cassa, i soldi del partito.

salvini sull aereo militare verso la libiaSALVINI SULL AEREO MILITARE VERSO LA LIBIA

Il tesoriere della Lega oggi è Centemero, 39 anni, commercialista sveglio e accorto. Proprio come Giancarlo. Tre settimane fa, quando gli avevamo chiesto conto dei possibili legami tra il partito e sette piccole imprese italiane controllate da una holding lussemburghese, la Ivad, lui aveva risposto sicuro: «Nessun collegamento diretto o indiretto con la Lega».

La curiosità nasceva dal fatto che le sette aziende sono registrate presso lo studio contabile di Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, compagni di università di Centemero ma soprattutto responsabili amministrativi del gruppo Lega alla Camera e al Senato. Lo studio in questione è quello di via Angelo Maj, a Bergamo, dove ha sede anche l' associazione Più voci foraggiata dal costruttore romano sotto inchiesta.

FRANCESCO BELSITOFRANCESCO BELSITO


«Nessun collegamento diretto o indiretto con la Lega», avevano ribadito Manzoni e Di Rubba. Analizzando i documenti societari delle imprese emerge però un dato che mette in dubbio le rassicurazioni dei cassieri di Salvini. Secondo la procura di Genova, che sta indagando per il possibile riciclaggio dei 48 milioni di rimborsi elettorali frutto di truffa, alcuni di questi milioni sono stati fatti uscire dall' Italia per finire nella disponibilità di una società lussemburghese, la Pharus Management Lux, la quale poi avrebbe trasferito il denaro (3 milioni è l' ipotesi investigativa) su conti italiani collegati alla Lega.

MATTEO SALVINI CON LA MELA IN BOCCAMATTEO SALVINI CON LA MELA IN BOCCA
L' Espresso è in grado di rivelare che dietro le sette imprese italiane c' è anche un uomo della Pharus, la società finanziaria lussemburghese che avrebbe fatto da sponda per il presunto riciclaggio milionario. Si chiama Vito Luciano Mancini, classe '78, laurea in Bocconi e un passato in Unicredit, oggi residente nel Granducato.

Mancini è azionista con una piccola quota della SevenBit di Bergamo, la società che attraverso la Seven Fiduciaria detiene il controllo delle sette aziende registrate presso lo studio di Manzoni e Di Rubba.
Roberto Maroni Giancarlo GiorgettiROBERTO MARONI GIANCARLO GIORGETTI



La ragnatela è complicata, ma ciò che conta è che il professionista pugliese da cinque anni - dal maggio 2013 - è anche un manager della Pharus Management Lux SA, la società lussemburghese al centro del presunto riciclaggio. Non solo. Nel suo curriculum Mancini dichiara di lavorare anche per la Arc Asset Management Sa. È un'altra società lussemburghese tra i soci della SevenBit, quindi tra i proprietari delle sette Srl italiane domiciliate presso lo studio dei cassieri della Lega. I professionisti di via Angelo Maj, le menti dell' associazione Più voci, al servizio del partito di Salvini.

Fonte: qui