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mercoledì 20 febbraio 2019

DIAMANTI - MAXI SEQUESTRO DA 700 MILIONI PER UNA TRUFFA SULLE PIETRE PREZIOSE. 7 PERSONE E 7 ENTI INDAGATI, TRA CUI BANCO BPM, UNICREDIT, INTESA SANPAOLO, MPS E BANCA ALETTI

ALCUNI FUNZIONARI DI QUESTI ISTITUTI AVREBBERO LAVORATO PER RAGGIRARE CLIENTI, TRA CUI VASCO ROSSI, CHE AVEVA INVESTITO 2,5 MILIONI, FEDERICA PANICUCCI, L'EX SHOWGIRL SIMONA TAGLI L'INDUSTRIALE FARMACEUTICA DIANA BRACCO

TRUFFA SU DIAMANTI, MAXI SEQUESTRO A CINQUE BANCHE
diamantiDIAMANTI
 (ANSA) - Il Nucleo di Polizia economico finanziaria della GdF di Milano sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo per un valore di oltre 700 milioni di euro nell'ambito di un'inchiesta su una presunta truffa sulla vendita di diamanti a investitori e risparmiatori. Indagine coordinata dall'aggiunto Riccardo Targetti e dal pm Grazia Colacicco, nella quale risultano indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti anche 5 banche: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti.

Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip di Milano Natalia Imarisio, è stato eseguito nell'ambito di un'inchiesta aperta da tempo e che riguarda fatti tra il 2012 e il 2016. Il sequestro è stato eseguito a carico di 7 persone indagate e di 7 enti indagati, ossia le 5 banche e le due società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI), per le ipotesi di reato di truffa aggravata e autoriciclaggio. Nell'inchiesta, che vede quasi una settantina di indagati in totale, è contestato anche il reato di corruzione tra privati. Secondo l'accusa, le due società avrebbero fatto comprare diamanti a investitori e risparmiatori gonfiando ai loro occhi il valore dei preziosi, attraverso anche false quotazioni sui giornali, e le banche indagate sarebbero state consapevoli del meccanismo.
VASCO ROSSI 2VASCO ROSSI 

Per gli inquirenti gli istituti di credito avrebbero avuto un ruolo fondamentale di intermediazione tra le società e i clienti. In totale gli investigatori hanno ricostruito le posizioni di un centinaio di clienti truffati. In particolare, il sequestro per l'ipotesi di truffa è di 149 milioni nei confronti di IDB, di 165 milioni a carico di DPI, di 83,8 milioni a carico di Banco Bpm e di Banca Aletti, di 32 milioni nei confronti di Unicredit, di 11 milioni a carico di Intesa Sanpaolo e di 35,5 milioni a carico di Mps. Per l'ipotesi di autoriciclaggio il sequestro è da 179 milioni per IDB e di 88 milioni per DPI.
DIANA BRACCO 1DIANA BRACCO 1

TRUFFA SU DIAMANTI, VASCO ROSSI TRA CLIENTI RAGGIRATI
 (ANSA) - C'è anche la rockstar Vasco Rossi tra i clienti che hanno investito in diamanti e che sarebbero stati truffati, come risulta dall'inchiesta della Procura di Milano che ha portato oggi la GdF ad eseguire un sequestro preventivo di oltre 700 milioni di euro, anche a carico di 5 banche. In particolare, da quanto si è saputo, il cantante avrebbe investito 2,5 milioni di euro. Nell'elenco dei clienti raggirati figurerebbe anche l'industriale Diana Bracco.

ANCHE FEDERICA PANICUCCI TRA I RAGGIRATI
federica panicucciFEDERICA PANICUCCI
Estratto da www.ansa.it

Tra i clienti vip che sarebbero stati raggirati nelle vendite di diamanti, su cui indaga la procura di Milano, figurano anche la conduttrice tvFederica Panicucci e la ex showgirl Simona Tagli. In particolare, Simona Tagli avrebbe fatto un investimento da circa 29 mila euro e Federica Panicucci da circa 54 mila euro. Gli investigatori hanno ricostruito le posizioni di circa un centinaio di persone truffate, ma i raggiri sarebbero stati compiuti nei confronti di tanti altri soggetti.

Fonte: qui

Come funzionava la truffa sui diamanti in cui è incappato anche Vasco Rossi (e non solo lui)

Due milioni e mezzo di euro in diamanti. A Vasco Rossi era stato prospettato come un affare: investire un discreto gruzzoletto nella più preziosa delle pietre per metterla al sicuro da speculazioni e oscillazioni di altri mercati più volubili. Peccato che qualcuno era riuscito a 'gonfiare' quei diamanti. Come? Aumentandone il valore e certificandolo grazie alla complicità delle banche.
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)
Non una truffa da ladri di polli come quella messa in piedi dal Madoff dei Parioli che trasformò i risparmi dei vip della Capitale, ma un raggiro che, secondo la Guardia di Finanza, sarebbe stato orchestrato da cinque banche ai danni di investitori e risparmiatori tra cui nomi come la conduttrice radiofonica Federica Panicucci la showgirl Simona Tagli e l'industriale farmaceutica Diana Bracco.
Nell'ambito dell'inchiesta, il Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 700 milioni di euro a Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti.
Come funzionava la truffa
Secondo il procuratore aggiunto Riccardo Targetti e il pm Grazia Colacicco, due società - la Intermarket Diamond Business spa (IDB) e la Diamond Private Investement (DPI) - avrebbero ingannato i risparmiatori gonfiando il valore dei diamanti, col supporto delle banche. L'inchiesta penale segue gli accertamenti dell'Antitrust che, a conclusione di due istruttorie, aveva multato le società venditrici e le banche per un totale di oltre 15 milioni di euro.
Nell'ottobre del 2016, il programma televisivo 'Report' aveva confrontato i prezzi di listino dei diamanti venduti dalla IDB e dalla DPI, a parità di carato, brillantezza e purezza, con le quotazioni di Rapaport, il listino internazionale dei diamanti riconosciuto in tutto il mondo.
Era emerso che quelli venduti dalle due società nel mirino della Procura di Milano avevano un prezzo doppio rispetto a quello indicato da Rapaport. L'Antitrust aveva verificato che chi li aveva acquistati e voleva rivenderli sul mercato rischiava di perderci e, per questo, era indotto a ricollocarli attraverso la stessa società che glieli aveva venduti pagando però commissioni salate per il disinvestimento.
simona tagli
SIMONA TAGLI
Sempre stando all'Autorità, ed è anche l'ipotesi sulla quale sta lavorando la Procura, gli istituti di credito erano il principale canale per la vendita dei diamanti per entrambe le società di cui utilizzavano il materiale informativo per 'piazzare' i preziosi ai clienti, svolgendo un cruciale ruolo di intermediazione. I fatti al centro dell'inchiesta sono compresi tra il 2012 e il 2016 e tra gli indagati c'è il direttore generale di Banco Bpm, Maurizio Faroni, accusato di autoriciclaggio.
Il sequestro  così ripartito, per l'ipotesi di reato di truffa: 149 milioni nei confronti di IDB, 165milioni di DPI, 83,8 di Banco Bpm e di Banca Aletti, 32 milioni di Unicredit, 11 milioni di Intesa Sanpaolo, 35,5 di Mps. Per l'ipotesi di autoriciclaggio, il sequestro è di 179 milioni per IDB e di 88 milioni per DPI.
Fonte: qui



Truffa diamanti, regali proibiti e intercettazioni: bufera sul Banco Bpm
Milano, 20 febbraio 2019 - La società Intermarket Diamond Business spa (IDB) che vendeva i diamanti, al centro della presunta maxi truffa su cui sta indagando la Procura di Milano, avrebbe fatto «una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit», nonostante «negli accordi si prevedesse espressamente» che nessun dipendente della banca potesse riceverli. E in particolare il dg del Banco Bpm, Maurizio Faroni, avrebbe ricevuto anche «regali archeologici», ossia «oggetti di archeologia».
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
È quanto emerge dal decreto di sequestro preventivo eseguito ieri dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf. Gli investigatori hanno quantificato in circa 99mila euro i regali che «la società ha fatto ai vertici delle banche», compresi anche «soggiorni presso strutture alberghiere». Sono stati rintracciati file chiamati 'lista regali natale' e 'regali archeologici 2016' con accanto i nomi dei destinatari. La società avrebbe erogato, si legge sempre negli atti, anche «voucher regalo» del valore di 845-950 euro «cadauno». Nel decreto si legge ancora che «le commissioni connesse alla vendita dei diamanti da investimento da parte del Banco Bpm, in ragione dei vari accordi di collaborazione sottoscritti con Idb» sono passate dal 5% del 1984 al 24,5% del 2016.
«Il diamante non deve essere proposto come gioiello ma come investimento». Così parlava, intercettato nel maggio del 2017, un dirigente del Banco Bpm al telefono con un collega. L'intercettazione è agli atti dell'inchiesta della Procura di Milano su una presunta truffa sulla vendita di diamanti che ieri ha portato ad un sequestro preventivo da oltre 700 milioni di euro e che vede 75 persone indagate, tra cui cinque istituti di credito, compreso Banco Bpm
e anche il suo dg Maurizio Faroni, accusato di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza. «Fare l'investimento, non venderlo come gioiello, rendimento atteso, c....!», diceva nella stessa telefonata l'altro dirigente dell'istituto. Negli atti si parla, tra l'altro, di «due circolari» del 2003-2004 della Banca Popolare di Verona e Novara (poi Banco Popolare, che si è fuso con Bpm) e di Banca Aletti, anche lei indagata come ente, «recanti l'esplicita direttiva ai dipendenti di proporre i diamanti non come gioielli ma come investimento», presentandoli come un «prodotto redditizio» in quanto «sicuro, da oltre vent'anni non conosce ribassi» con «plusvalenze medie annuali di 7-8 punti percentuali». Un dirigente di Banco Bpm, si legge sempre negli atti, aveva definito «allucinante» il contenuto di quelle circolari. Nel decreto di sequestro, inoltre, viene evidenziato «il ruolo spiccato» di «diversi dirigenti Bpm» nelle presunte truffe e «il consapevole coinvolgimento del management». Sarebbe stato proprio Banco Bpm a proporre a Vasco Rossi l'acquisto di diamanti e la rockstar avrebbe pagato con tre bonifici il 20 luglio 2009, il 22 marzo 2010 e il 14 ottobre 2011, rispettivamente 1,043 milioni di euro, 520mila euro e poco più di un milione. I preziosi sarebbero stati acquistati attraverso la società Idb. È quanto emerge dagli
atti dell'inchiesta della Procura di Milano che ieri ha portato la Gdf ad un sequestro preventivo, anche a carico di 5 banche, da oltre 700 milioni per una presunta truffa sui diamanti.

«Le banche e le società coinvolte nella truffa dei diamanti dovranno rimborsare fino all'ultimo centesimo i cittadini che avevano investito i propri soldi nell'acquisto delle pietre preziose». Lo afferma intanto il Codacons, che scende in campo a tutela degli investitori coinvolti. «Al di là delle singole responsabilità che saranno accertate dalla magistratura - sostiene l'associazione dei consumatori -, tutti coloro che hanno investito i propri risparmi nell'acquisto dei diamanti oggetto di inchiesta da parte della Procura di Milano devono avere indietro quanto pagato. Se ciò non avverrà, sarà inevitabile una pioggia di azioni risarcitorie nelle aule di giustizia, di cui il Codacons si farà promotore in tutta Italia». «In tal senso l'associazione - che già nel 2017 attraverso un esposto all'Antitrust fece elevare una multa per più di 15 milioni di euro nei confronti due società venditrici di diamanti e 4 banche, per aver venduto le pietre a prezzi gonfiati - chiede oggi un incontro con gli istituti di credito coinvolti nella vicenda al fine di studiare i meccanismi di rimborso in favore degli investitori». 
Fonte: qui


SAREBBE STATO IL BANCO BPM A PROPORRE A VASCO ROSSI L’ACQUISTO DI DIAMANTI AL CENTRO DELL' INCHIESTA SUI PREZZI GONFIATI 
I CONSIGLI DEL DIRETTORE DI BANCA: "SUI GIOIELLI NON CI SONO RISCHI" 
E IL ROCKER HA PAGATO CON TRE BONIFICI 
SECONDO I PM, GLI ISTITUTI DI CREDITO INVOGLIAVANO I CLIENTI AD ACQUISTARE DIAMANTI AL DOPPIO DEL VALORE
Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”

vasco rossiVASCO ROSSI
Quando il cliente è molto speciale, è il direttore della banca che si muove e va di persona a chiudere un affare che si preannuncia lucroso.

Ma il 17 luglio del 2009 Vasco Rossi non c' è negli uffici della Giamaica, la sua società di «Edizione di registrazioni sonore» a un chilometro dalla stazione centrale di Bologna.
Ha delegato la sua segretaria a investire il primo milione di euro in diamanti. Gli costerà caro. Come altre migliaia di investitori, rischia di rimetterci la metà.
vasco rossiVASCO ROSSI

«L' investimento mi è stato proposto per diversificare il portafoglio titoli di Vasco Rossi mediante l' acquisizione di un bene rifugio», dichiara a verbale l' assistente del cantante, la signora Daniela Fregni, nell' inchiesta della Procura di Milano per truffa aggravata e altri reati che ha portato al sequestro di oltre 700 milioni di euro a carico di cinque banche e due società.

Secondo il pm Grazia Colacicco e l' aggiunto Riccardo Targetti, gli istituti di credito invogliavano i clienti ad acquistare diamanti al doppio del valore dalla Intermarket Diamond Business e dalla Diamond Private Investment incassando commissioni altissime, fino al 18%. Il direttore del Banco popolare, poi confluito in Banco Bpm, «mi presentò il prodotto come un investimento sicuro, non soggetto a oscillazione di valore e anzi in grado di garantire un rendimento molto elevato nel tempo», aggiunge la segretaria.

federica panicucciFEDERICA PANICUCCI
«Mi è stato fatto capire che l' importo corrisposto costituisse espressione del valore del bene acquistato» aggiunge precisando poi che «né io né Vasco Rossi abbiamo mai avuto rapporti con agenti o funzionari di questa società», la Idb. È una delle testimonianze-chiave che dimostra, a parere dell' accusa, come le banche fossero disposte a ingannare i propri clienti pur di incassare anche in un periodo di forte crisi. In poco più di due anni il rocker di Zocca investirà la bellezza di oltre due milioni e mezzo.

Quanto ha incassato la banca? «Il 15%, alla filiale sono arrivati 150 mila euro» e solo per il primo milione, spiega agli inquirenti Guido Traldi, ora ex direttore della filiale indagato in compagnia dei vertici della banca e di quelli di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banca Aletti. Traldi conferma che l' istituto «spingeva» a proporre quell' investimento. I clienti, ha accertato la Guardia di finanza, erano indotti a investire credendo in un rendimento del 5% annuo.
simona tagliSIMONA TAGLI

In realtà, la metà dei loro risparmi se ne andava tra commissioni, Iva e oneri vari.
Anche la conduttrice tv Federica Panicucci sarebbe stata convinta a ottobre del 2016, nel suo caso da Mps, a investire poco meno di 55 mila euro.
Lo fece spontaneamente?
«Assolutamente no, anzi ignoravo persino la possibilità di tale investimento», risponde, aggiungendo che «l' opportunità mi è stata prospettata a più riprese e con molta insistenza».

Nella richiesta di sequestro, autorizzato dal gip Natalia Imarisio, l' accusa riporta anche il caso «emblematico» di una signora di Verona che aveva sborsato 90 mila euro.
vasco rossiVASCO ROSSI
Quando la trasmissione tv Report si occupò del caso diamanti, lei si presentò alla Popolare di Verona (divenuta Banco popolare) chiedendo indietro i soldi e minacciando che altrimenti avrebbe usato le carte «compromettenti» sull' investimento. Ottenne subito il rimborso totale.

simona tagliSIMONA TAGLI
Unicredit, evidenziano i pm, ha deciso di risarcire i propri clienti riacquistando le pietre al prezzo venduto. Rimborsi arrivano anche da Mps e da Intesa Sanpaolo la quale, in una nota, spiega di stare collaborando con la magistratura «per chiarire la correttezza del proprio operato» e che già da un anno ha dato ai suoi clienti la disponibilità a rimborsare il prezzo pagato. Il 60% è stato già soddisfatto.

TRUFFA DEI DIAMANTI, ECCO I TRE BONIFICI DI VASCO

foto di vasco rossi di guido harariFOTO DI VASCO ROSSI DI GUIDO HARARI

Ha venduto oltre 30 milioni di dischi e riempie gli stadi, ma in banca il rocker di Zocca è un risparmiatore come tanti. Sarebbe stato il Banco Bpm a proporre a Vasco Rossi l' acquisto di diamanti al centro dell' inchiesta sui prezzi gonfiati. E il cantante, come risulta dagli atti, ha pagato con tre bonifici: 1,043 milioni il 20 luglio 2009, 520 mila euro il 22 marzo 2010 e oltre un milione il 14 ottobre 2011. I preziosi, stando alle indagini, sarebbero stati comprati attraverso la Idb (amministrata da Claudio Giacobazzi, suicidatosi nel maggio 2018 da indagato) che insieme a Dpi avrebbe fatto acquistare diamanti a investitori e correntisti senza le necessarie informazioni, gonfiando anche del doppio il valore rispetto a quello di mercato.

E per raggiungere l' obiettivo Idb ha elargito «una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit», scrive il gip, nonostante «negli accordi si prevedesse espressamente» che nessun dipendente della banca potesse riceverli. Gli uomini della Gdf hanno calcolato in «almeno 99 mila euro» gli omaggi: soggiorni in alberghi per tutta la famiglia, «voucher regalo» del valore di 845-950 e «oggetti di archeologia» per due manager particolarmente raffinati. E ancora: «orecchini di diamanti» dai 250 ai 900 euro, «smartphone da 800 euro».
VASCO ROSSIVASCO ROSSI

Nel computer di Giacobazzi gli investigatori hanno trovato gli elenchi dei beneficiari e cartelle denominate «Lista regali di Natale». I risparmiatori caduti in trappola, secondo il giudice, sono «decine di migliaia», con un «picco» nell' area di Verona. I clienti hanno raccontato di essere stati indotti «in errore» con il «contributo determinante dei consulenti finanziari o dei direttori delle filiali» che «da anni» conoscevano, di cui si fidavano e da cui avrebbero ricevuto «informazione false» e «fuorvianti».

UN VERO AFFARE In più, l' acquisto dei diamanti «veniva proposto a volte in modo insistente, occupandosi il bancario in prima persona» delle trattative. «Nella mia carriera ed esperienza bancaria non ho mai visto alcun prodotto che garantisse alla banca un rendimento del 15%», ha messo a verbale un direttore di filiale del Banco Popolare. Con «l' investimento in diamanti», ha ribadito un bancario di Unicredit, «la banca aveva un ritorno del 18%, nove volte maggiore» rispetto ad altri prodotti. Un affare grazie al quale gli istituti di credito avrebbero «irrobustito» i bilanci in una fase di crisi.

Fonte: qui

giovedì 8 novembre 2018

CARLO MESSINA: ‘’CONTE NON HA SAPUTO PRIMA COSTRUIRE E POI RACCONTARE IL DEFICIT AL 2,4% NEL 2019 CON L’ASSOLUTA NECESSITÀ DI DIROTTARE INVESTIMENTI SULLA CRESCITA, NÈ CON L’ACCORTEZZA DI INDIRIZZARE IL PUR NECESSARIO REDDITO DI CITTADINANZA COME UNA MISURA DI AVVICINAMENTO AL LAVORO E NON COME SUSSIDIO PURO E SEMPLICE”


carlo messinaCARLO MESSINA

Intesa San Paolo c’è e lotta molto bene insieme a noi: conti superiori alle attese sull’utile dei primi nove mesi (oltre tre miliardi), 40 miliardi depositati in Bce e quindi senza necessità di avere emissioni, a fine anno dividendi certi per gli azionisti, piccoli e grandi, e titolo che subito risale in Borsa oltre la soglia dei due euro per azione. 

Carlo Messina, amministratore delegato della prima banca italiana (e uno dei primi tre manager bancari al mondo secondo la classifica della Harvard Business Rewiew), forte dei risultati del proprio lavoro e di quello della sua squadra, ha rassicurato oggi gli analisti finanziari internazionali anche e soprattutto sulla tenuta dell’Italia. “Non c’è nessun rischio Armageddon. I fondamentali sono solidi e non c’è alcuna possibilità che il prodotto interno lordo possa crescere meno dell’1 per cento nel 2019”. 

SALVINI DI MAIO CONTESALVINI DI MAIO CONTE
Quello di Messina e di Intesa San Paolo è un implicito richiamo al governo gialloverde a fare bene i compiti per assecondare l’economia reale e raggiungere gli obiettivi della legge di bilancio, che ha fissato l’asticella della crescita un po’ più in alto, all’1,5 per cento. Se l’1 per cento è un obiettivo alla portata, perchè non si può aggiungere mezzo punto mettendo le imprese in condizione di accelerare quella corsa che le incertezze prima sul decreto dignità e poi sulla manovra stessa hanno frenato? 
 
Messina tira poi le orecchie sia al governo sia all’Europa: la comunicazione di entrambi “non è stata delle migliori”. Poche sentite parole per dire che hanno torto sia a Roma, sia a Bruxelles perchè, a tutta evidenza, è stato lo scontro pubblico dei due schieramenti contrapposti a provocare l’inevitabile reazione negativa dei mercati. 

LUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTE
Scontro pubblico, questo è il punto, con carte false di qua e di là: la Commissione ha tollerato negli anni scorsi sia i deficit di Francia e Germania sia gli sforamenti a consuntivo praticati dai precedenti governi italiani; il governo Conte non ha saputo prima costruire e poi raccontare il deficit al 2,4 per cento nel 2019 con l’assoluta necessità di dirottare investimenti sulla crescita, nè con l’accortezza di indirizzare il pur necessario reddito di cittadinanza come una misura di avvicinamento al lavoro e non come sussidio puro e semplice. E poi, va detto, è vero che in Italia si usa enfatizzare eccessivamente ogni battito d’ali a Bruxelles, cosa che invece non accade sulla stampa di qualsiasi altro paese europeo. 

La positiva reazione del mercato (che poi è fatto da analisti che mettono in fila le cifre e le proiettano nell’immediato futuro e operatori finanziari che si comportano di conseguenza) ai conti di Intesa può tradursi dunque in una fase più riflessiva della finanza internazionale sui fondamentali dell’Italia, che ha una forte manifattura (la seconda d’Europa) e un elevato livello di risparmio. A patto che politiche corrette e comunicazione adeguata parlino la stessa lingua.

mercoledì 8 agosto 2018

Intesa Sanpaolo ha venduto 1,5 mld di Btp in tre mesi

E l'investimento in titoli di Stato è calato del 57% dai massimi del 2013. Gli analisti confermano il loro giudizio buy sull'azione dopo i conti, che hanno dimostrato un taglio dei costi notevole. Inoltre il mix fra cedola e potenziale di rialzo del titolo rende la banca un bel caso di investimento. 

Per Exane Bnp, Intesa è un "diamante", per Kepler "una macchina da utili"

Secondo Bank of America Merrill Lynch, Intesa Sanpaolo  ha venduto, nel trimestre compreso fra marzo e giugno, il 4,9% dei titoli di Stato in portafoglio, portando gli investimenti in Btp da 29,9 a 28,4 miliardi di euro. L'operazione è avvenuta anche per conto della clientela, scrive Bofa, che spiega come "nel momento in cui lo spread è salito, il gruppo bancario italiano è stato in grado di passare sempre più verso il mercato americano e allungando poi le scadenze. Le obbligazioni in mano alla clientela sono state progressivamente sostituite dalla liquidità in conto corrente oppure spostate sull'asset management".

Quanto ai titoli di Stato italiani in portafoglio alla banca, sono scesi dal picco di 65 miliardi di euro registrati nel secondo trimestre del 2013 ai 28 miliardi di fine giugno, un calo del 57%. L'operazione di de-risking, fra l'altro attivamente incentivata nelle linee guida di Francoforte sul settore finanziario dell'Eurozona, ha portato alla cessione del 17,9% dei titoli di Stato nel corso dell'ultimo anno. Un'operazione positiva per i conti di Intesa , che ha risentito dello spread a +100 punti medi dallo scorso maggio solo, si fa per dire, dello 0,39% contro uno 0,82% di Mps  o di uno 0,61% per Ubi Banca , secondo i calcoli di Goldman Sachs.

La vendita dei Btp non riguarda solo Intesa , ma anche il settore assicurativo, che risente a pari merito del rialzo dei rendimenti. Cattolica, per esempio, che ha pubblicato i conti oggi, ha visto l'indice Solvency II scendere di 39 punti base dal 199% al 160% nel secondo trimestre rispetto al primo a causa dello spread. E in merito gli analisti di Banca Akros hanno ricordato che nei piani della gruppo veronese c'è l'obiettivo di ridurre il peso dei bond al 50% entro il 2020 dall'attuale 59%. 
Su Intesa Sanpaolo  BofA ha espresso un giudizio buy e un target price a 3,3 euro, scrivendo che nella trimestrale appena pubblicata "il margine di interesse netto è in linea con le nostre stime, le commissioni migliori, i costi decisamente più contenuti. Consideriamo la reazione negativa del mercato come ingiustificata". Gli analisti confermano la loro posizione positiva sul titolo "e allo stesso modo non vediamo alcun motivo per cambiare la nostra opinione che rimane rialzista".

BofA spiega poi che per la prima volta il rapporto lordo di Npe, che prima della crisi (2009) era al 9,3%, è sceso sotto la soglia del 10%, ben lontano dal picco del 17,1%. Includendo le plusvalenze da 400 milioni di euro grazie all'operazione Intrum, la banca guidata da Carlo Messina ha già ottenuto 2,6 miliardi di euro di utili che equivalgono al 68% di quelli realizzati nel 2017 (ad eccezione del contributo statale straordinario sulle due banche venete). La banca d'affari aggiunge che i rendimenti da dividendi di Intesa Sanpaolo  sono in cima alle classifiche delle banche dell'Unione Europea e, se sommati al recupero dell'economia in Italia, rendono il tiolo un "caso di investimento interessante".

Su Intesa Sanpaolo , Exane Pnp Baribas ha scritto che "i diamanti sono per sempre" (target price a 2,9 euro), mentre Kepler Cheuvreux ha confermato il rating buy e il target price di 3,10 euro definendo la banca "una macchina da guerra nonostante i venti contrari". Il titolo Intesa Sanpaolo  sale dello 0,46% a 2,42 euro in borsa.

Fonte: M.F.

domenica 25 febbraio 2018

Allarme Codacons su vendita diamanti come bene rifugio

Alcuni investitori valdostani, dei così detti beni rifugio, hanno portato alla nostra attenzione, il rifiuto della banca collocatrice alla vendita dei beni in gestione adducendo ad una temporanea sospensione per completare la valutazione. E' quanto si legge in una nota diffusa da Codacons VdA che ricorda l’intervento della procura di Milano per presunta truffa.
Secondo Codacons VdA anche la Consob, nel febbraio del 2017, ha precisato che “i diamanti non sono un bene-rifugio come l’oro e l’acquisto richiede la massima cautela trattandosi di investimenti che possono presentare rischi non immediatamente percepibili”.
Successivamente - si legge nella nota Codacons - è intervenuta l’Antitrust multando per ben 15,35 milioni le società Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment coinvolgendo di fatto gli istituti bancari “venditori”.
Il caso è nazionale e il Codacons Valle d’Aosta in collaborazione con la sede nazionale assiste i soci nella controversia con gli istituti coinvolti alfine della restituzione dell’investimento e il risarcimento dei danni.
L'associazione di consumatori invita "tutti coloro che sono incappati in tale inconveniente ed avere avuto un rifiuto da parte della Banca venditrice alla smobilizzo dell’investimento, di contattare lo sportello Codacons Valle d’Aosta allo 0165238126 per un appuntamento, e, se richiesto l’adesione alla procedura di messa in mora dell’istituto coinvolto".

Fonte: qui

Diamanti: ecco il modulo di reclamo da inviare alle banche

Diamanti Idb e Dpi: il modulo di reclamo da inviare anche alle banche

Diamanti Idb e Dpi: il modulo di reclamo da inviare anche alle banche
Pubblichiamo il testo dei reclami da inviare alla Intermarket Diamond Business o alla Diamond Private Investment assieme alla banca che ha presentato loro il cliente.
Abbiamo predisposto tre moduli, ciascuno per Banca Mps, Banco Bpm ed Unicredit. Il testo è completo di indirizzo per la spedizione delle raccomandate o della email certificata. Occorre solo aggiungere l’importo, le coordinate IBAN del proprio conto corrente e, in fondo, i dati del cliente. (1)
Intesa Sanpaolo sta risarcendo i clienti che vanno in agenzia a protestare, pertanto non dovrebbe esserci bisogno di presentare un reclamo (2).
A quel punto, anche basandosi sull’esito dei ricorsi, si valuteranno le mosse opportune. Nel mentre, le banche subiranno la forte pressione dovuta alla decisione di Intesa Sanpaolo di risarcire chi reclama. Ancora, come già scritto i clienti dispongono di un’importante arma, vale a dire la concorrenza: una (presunta) grande banca non può affermare che non era a conoscenza del reale valore dei diamanti e di come lavorasse un suo partner commerciale.

Se davvero fosse, vorrebbe dire che per i clienti è assai meglio non avere mai più a che fare con la (presunta) grande banca per alcun motivo.
Bisogna prestare attenzione al fatto che l’Arbitro Bancario Finanziario e l’Arbitro per le Controversie Finanziarie non sono competenti in materia. Non si tratta infatti di contratti bancari e nemmeno di contratti relativi a servizi di investimento. Sebbene è lampante che conoscessero alla perfezione le modalità di vendita, dal punto di vista formale le banche hanno agito soltanto come segnalatori di potenziali clienti per l’investimento in diamanti. Ciò esclude la competenza di Abf e Acf.
Gli utenti che lo desiderano, possono affidarci il compito di preparare e spedire il reclamo per loro conto.
Alla stessa maniera è possibile inviarci la documentazione per poter preparare le prossime mosse che si renderanno necessarie.

Gli interessati possono scrivere a investire@aduc.it o andare in uno dei nostri uffici: https://sosonline.aduc.it/info/consedi.php
(1) Unicredit
Bpm
MPS
Anna D’Antuono, Avvocato, consulente Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC

Diamanti, storture di un mercato pericoloso per i risparmiatori

L'Antitrust multa società e banche per vendite «ingannevoli». Dall'assenza di un fixing ai problemi relativi a quotazione e volatilità: ecco perché investire in queste pietre è un affare rischioso.

Il 17 ottobre 2016 un funzionario di Intesa Sanpaolo scrive a Diamond Private Investment, società che svolge commercio di diamanti. Sa che quella sera andrà in onda una puntata di Report(30/10/2017) dal titolo «Occhio al portafoglio». 



Il funzionario certamente prevede che dal giorno dopo i clienti della banca cominceranno a chiedergli spiegazioni. Domanda per questo se sia prevista una smentita «o qualcosa che possa aiutarci nei confronti dei clienti a cui (è stato) proposto il diamante o peggio ancora già venduto». La citazione testuale viene da un provvedimento preso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), uno dei due arrivati a conclusione di altrettante istruttorie che hanno condotto a multare due imprese venditrici di prodotti finanziari e quattro banche per quasi 15 milioni di euro. L'Autorità ha diffuso i testi dei provvedimenti lo scorso 30 ottobre. Le imprese si chiamano Diamond Private Investment (Dpi) e Intermarket Diamond Business (Idb). Le banche sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm. A segnalare l'associazione Altroconsumo.

UN VERO MERCATO NON C'È. La multa è per aver venduto con modalità «gravemente ingannevoli e omissive» un prodotto, i diamanti da investimento. L'istruttoria è partita nel gennaio del 2017, tre mesi dopo la puntata di Report, in cui si parlava degli investimenti in diamanti venduti da Dpi e Idb attraverso gli sportelli di Intesa Sanpaolo e delle altre grandi banche italiane. Il funzionario che scriveva la mail sapeva che in quello speciale sarebbe emerso un dato di fatto: il valore dei diamanti posseduti dalle migliaia di investitori italiani che avevano deciso di seguire i consigli di Dpi e delle altre società non era quello che era stato loro detto. Qualcuno aveva portato il diamante da un gioielliere e aveva scoperto che una pietra pagata 7 mila euro ne valeva meno di 3 mila. Non a caso, dal giorno seguente la puntata di Report aumentava il numero dei clienti che chiedevano di uscire dall'investimento e cominciava a diminuire il numero di coloro che sceglievano di entrarci. Cosa facevano queste società e banche? Presentavano ai clienti un investimento vendendo diamanti a un prezzo come se questo fosse frutto di una quotazione di mercato, e di un mercato che cresceva sempre. Solo che un vero e proprio mercato – almeno nel senso dei prodotti finanziari – sui diamanti non c'è.

LA PRATICA DEL RICOLLOCAMENTO. Per i diamanti non c'è un fixing, non c'è una Borsa come per l'oro o per il platino. Ci sono degli indici di riferimento riconosciuti. Uno di questi è il Rapaport Price List, «un benchmark internazionale», come scrive l’Autorità, per il prezzo all’ingrosso dei diamanti. Altro indice è l’Idex, International Diamond Exchange, che pubblica ogni mese un suo benchmark per i prezzi al dettaglio. Ma ai clienti Idb e Dpi non presentavano né l'uno né l'altro. Ne presentavano, come vedremo, uno fatto in casa. Inoltre prospettavano la possibilità di liquidare l’investimento con grande facilità, entro 30 giorni. Senza perderci. Di fatto però l’unico canale per poter rivendere un diamante è chiedere a chi lo ha venduto di “ricollocarlo” sperando ci sia qualcuno che lo compri. L'impresa si impegna a ricollocarlo ma non è detto che ci riesca. Dpi e Idb hanno spiegato nel corso dell'istruttoria che finora è andata bene: la percentuale di rivendite è stata di circa il 10%, e sono sempre andate a buon fine, alla “quotazione” indicata, hanno affermato. Ma quale quotazione? Su quel sito si scoprirebbe anche che «i prezzi dei diamanti non sono affatto privi di volatilità», come afferma la Consob in uno studio citato dal provvedimento.

E proprio qui si apre un altro tema: la quotazione di cui parlano Dpi e Idb altro non rappresenta altro che i loro prezzi di vendita dei diamanti stessi, pubblicati sul Sole 24 Ore come inserzioni pubblicitarie dalle imprese in questione. In questo senso, i valori del bene-investimento sono di certo molto trasparenti e oggettivi ma rappresentano una realtà non veritiera. Quei prezzi salgono e saliranno sempre fino a che ci saranno investitori disposti a comprare. Per questo sono - a giudizio dell'Agcm – ingannevoli. Si tratta del prezzo del diamante sommato al prezzo di tutti i servizi che la società di intermediazione propone: dall'eticità del prodotto, che si garantisce non provenire da Paesi in guerra o dove sia stato sfruttato il lavoro minorile, alla garanzia di ricollocamento, alla commissione da pagare all'intermediario e alla banca. In pratica, il valore del diamante è più o meno la metà del prezzo pagato.

IL RUOLO CENTRALE DELLE BANCHE. Per questo, come ammettono le stesse imprese sanzionate, lo scostamento tra il valore di mercato della pietra acquistata e il prezzo corrisposto al suo acquisto presuppongono che la pietra si possa rivendere solo nel “mercato chiuso” del cosiddetto “ricollocamento”. E in questo caso si riprendono almeno i soldi investiti? No, secondo i dati forniti dalle imprese in questione alla Agcm. Chi ha disinvestito entro i primi tre anni ha perso soldi. Chi ha “ricollocato” entro cinque anni è andato in pari. Solo gli altri hanno guadagnato. Quanto alle banche, sanzionate con multe più salate anche in ragione della loro dimensione, l'Autorità ha sottolineato con forza il «ruolo centrale svolto dagli operatori degli istituti di credito» nella vendita degli investimenti in diamanti. Proponevano il prodotto ai clienti, li aiutavano a compilare i moduli, gestivano le comunicazioni con le imprese, organizzavano in banca gli incontri coi promotori dell'investimento, fino alla consegna della pietra, a meno che il cliente non preferisse riceverla a casa. Insomma: anche se oggi le banche vendono pure tablet e biciclette, è certo che il cliente «fosse persuaso del fatto che l’operazione nel suo complesso e le informazioni rese sull’investimento fossero verificate» e quindi «garantite» dalla banca.
LE PROMESSE DELLE IMPRESE. Banche e imprese hanno avuto uno sconto di 100 mila euro in considerazione della promessa di offrire in futuro informazioni più chiare ai loro clienti. Dpi ha anche aperto con Codacons e Movimento Difesa del Cittadino un «tavolo di confronto per sviluppare progetti a favore dei consumatori interessati a forme per mettere al riparo parte dei propri risparmi» e alla presentazione di un «codice etico». Idb ha giudicato «inficiata da gravi errori» la delibera dell'Agcm, e annunciato un ricorso al Tar ma nel frattempo, «al fine di inquadrare la ripresa dell’operatività in un mercato più trasparente, efficiente e risanato», ha spiegato pure di partecipare «attivamente al tavolo di lavoro promosso da Codacons e Movimento Difesa del Cittadino per concordare le best practice del settore, con l’obiettivo, condiviso, che la ripresa del mercato avvenga quanto prima e nel pieno interesse dei consumatori».

Fonte: qui

L'indice dei prezzi al dettaglio degli ultimi tre anni.