9 dicembre forconi: conto corrente
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venerdì 15 marzo 2019

PARLAMENTARI M5S FURIOSI PERCHE’ D’ORA IN POI I 2MILA EURO AL MESE CHE DEVONO DECURTARE DALL'INDENNITÀ NON SARANNO PIÙ VERSATI NÉ AL FONDO PUBBLICO PER LE PMI, NÉ ALLA PROTEZIONE CIVILE MA A UN CONTO INTESTATO A DI MAIO E AI DUE CAPIGRUPPO DI CAMERA E SENATO, FRANCESCO D'UVA E STEFANO PATUANELLI…

Francesco Lo Dico per “il Messaggero”
luigi di maio davide casaleggioLUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIO

«Vergognoso». «I soldi dei nostri stipendi in un conto privato: inaccettabile». «Io voglio restituire allo Stato, non a Di Maio per finanziare la propaganda del M5s». Nelle chat dei parlamentari a 5 Stelle, la rivolta contro i nuovi rimborsi scoppia mercoledì pomeriggio, quando sulle mail di deputati e senatori si affaccia una stringata comunicazione dell' help desk di Rousseau. Oggetto: le restituzioni. Per Luigi Di Maio l' ennesima grana, che arriva proprio quando si allungano i tempi della ristrutturazione del M5S annunciata dopo la débâcle in Abruzzo ma finora duramente osteggiata nei territori. La svolta è stata messa in «pausa» dopo l' incontro tra Di Maio e Roberto Fico, leader dell' ala ortodossa e presidente della Camera.
STEFANO PATUANELLI M5SSTEFANO PATUANELLI M5S





LA GRANA
Torniamo ai rimborsi. Perché i parlamentari si sono infuriati? Tutto accade mercoledì, appunto, quando la piattaforma di Casaleggio jr. avverte deputati e senatori che d' ora in poi i 2mila euro al mese che ciascuno di loro è obbligato a decurtarsi dall' indennità, non dovranno più essere versati né al fondo pubblico per le Pmi com' era avvenuto in passato, né al conto della Protezione civile com' era successo per il trimestre luglio-settembre 2018 per aiutare gli alluvionati.

Per le nuove rendicontazioni che arrivano fino a febbraio 2019 - e che devono essere effettuate entro il 10 maggio - c'è un nuovo Iban, informa la mail di Rousseau. Un nuovo numero di conto corrente. Che però stavolta è privato ed è intestato a tre persone: il capo politico Luigi Di Maio e i due capigruppo alla Camera e al Senato, Francesco D' Uva e Stefano Patuanelli. «Di fronte alla protesta, Luigi si era impegnato a rivedere insieme a noi il meccanismo racconta un parlamentare grillino ma la mail è l' ennesima prova che siamo stati scavalcati».
Francesco D UvaFRANCESCO D UVA

Del M5S Di Maio è fondatore, ma anche tesoriere. Ma nessuno, a onor del vero, dubita della sua integrità, né di quella del direttivo. Ma dove finiranno i rimborsi? Nessuno lo sa per certo. Probabilmente toccherà agli iscritti su Rousseau ratificare i beneficiari individuati dai vertici. Ma la prospettiva di donazioni calate dall' alto proprio non va giù. «Se l' obiettivo è questo è la polemica che divampa nelle chat - smettiamola con la storia delle restituzioni ai cittadini, e chiamiamole con il loro vero nome: spese per la propaganda di partito». La controproposta? Individuare i destinatari dei nuovi rimborsi a maggioranza, in assemblea congiunta.

Fonte: qui

venerdì 12 ottobre 2018

CONFISCATO TESORETTO DA 600MILA EURO AL SACERDOTE, DON "EURO" LUCA MORINI: AVEVA ANCHE AUTO E DIAMANTI


LE MINACCE AL VESCOVO, LE TRUFFE ALLE SUORE E AI FEDELI CHE GLI HANNO PERMESSO DI ACCUMULARE DENARO CHE IL PRETE HA SPESO PER PAGARE I SUOI VIZI

Davide Falcioni per www.fanpage.it

don euro don luca moriniDON EURO DON LUCA MORINI
Se era stato soprannominato "Don Euro" un motivo c'è, e l'hanno potuto constatare anche i giudici del Tribunale di Genova che hanno confiscato il "tesoro" di don Luca Morini: polizze assicurative, diamanti, una Fiat 500 e il contenuto di un conto corrente pari a 600 mila euro, per un valore totale dei beni di quasi un milione di euro. I diamanti, custoditi nel caveau della Intermarket Diamond Business, avevano un valore superiore a centomila euro. La confisca, effettuata dai carabinieri, era stata richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia.


don euro don luca moriniDON EURO DON LUCA MORINI






I beni di Don Euro erano stati inizialmente sequestrati il primo giugno di quest'anno, in attesa che il sacerdote ne spiegasse la provenienza. Nel frattempo però Morini non solo non ha fornito motivi validi, ma non si è neppure presentato in Tribunale. Per questo i giudici hanno ritenuto il prete un soggetto pericoloso ed hanno ordinato la confisca. Come se non bastasse Don Euro aveva minacciato il vescovo, monsignor Giovanni Santucci, circa un presunto dossier su altri prelati della diocesi: in questo modo il sacerdote si era garantito l’usufrutto dell’appartamento acquistato per lui dalla diocesi, utenze comprese, lo stipendio di 800 euro mensili per la governante e una serie di somme di denaro sul suo conto.

don luca moriniDON LUCA MORINI
Non è però tutto. Don Morini infatti aveva organizzato una truffa anche alle suore delle Figlie di nostra Signora, facendosi dare 400 euro per dire la messa di suffragio per le religiose defunte, somma che poi spendeva in Beauty farm. A questo vanno aggiunte le truffe ai fedeli, che mettevano mano al portafoglio con la convinzione di aiutare la parrocchia e non di pagare i festini di don Luca. I soldi che passavano nelle mani di Don Morini erano una cifra esagerata e in pochi anni gli ha permesso di accumulare milioni di euro, denaro che il prete ha investito nei gioielli e in parte ha speso per pagare i suoi vizi.

Fonte: qui

venerdì 16 marzo 2018

Accusa di peculato, sequestrati 150 mila euro all’ex pm Ingroia

Da amministratore unico di Sicilia e Servizi, avrebbe percepito indebitamente rimborsi di viaggio e si sarebbe liquidato un’indennità di risultato sproporzionata rispetto agli utili realizzati

La Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 150 mila euro all’ex pm di Palermo Antonio Ingroia nell’ambito dell’inchiesta in cui l’ex magistrato è indagato per peculato. Si tratta di un sequestro per equivalente disposto dal gip su richiesta della Procura del capoluogo. Da amministratore unico di Sicilia e Servizi, società a capitale pubblico che gestisce i servizi informatici della Regione siciliana, Ingroia avrebbe percepito indebitamente rimborsi di viaggio per 34 mila euro e si sarebbe liquidato un’indennità di risultato sproporzionata rispetto agli utili realizzati dalla società: 117 mila euro.

L’indennità

Nella vicenda è coinvolto anche Antonio Chisari, all’epoca dei fatti revisore contabile della società partecipata regionale Sicilia e-Servizi s.p.a. Anche lui come Ingroia è accusato di peculato. Le contestazioni mosse agli indagati nascono dalla natura riconosciuta alla Sicilia e-Servizi s.p.a. di società in house della Regione da cui deriva che entrambi abbiano rivestito la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Ingroia, prima liquidatore della società (dal 23 settembre 2013), è stato successivamente nominato amministratore unico dall’assemblea dei soci, carica che ha ricoperto dall’8 aprile 2014 al 4 febbraio 2018. Le indagini hanno consentito di accertare che il 3 luglio 2014 l’ex pm si è autoliquidato circa 117.000 euro a titolo di indennità di risultato per la precedente attività di liquidatore, in aggiunta al compenso omnicomprensivo che gli era stato riconosciuto dall’assemblea, per un importo di 50.000 euro. Per gli investigatori l’autoliquidazione, che ha, di fatto, determinato un abbattimento dell’utile di esercizio del 2013 da 150.000 euro a 33.000 euro, sarebbe stata indebita. La violazione della normativa nazionale e regionale in materia di riconoscimento delle indennità premiali ai manager delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni è stata avallata dal revisore contabile, Chisari, che avrebbe dovuto effettuare verifiche sulla regolarità dell’operazione. Da qui l’inchiesta anche a suo carico.

Le spese per vitto e alloggio

Ingroia, che ora esercita la professione di avvocato e vive a Roma, si sarebbe, inoltre, indebitamente appropriato di ulteriori 34.000 euro, a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015, in occasione delle trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore, nonostante la normativa nazionale e regionale, chiarita da una circolare dell’Assessorato regionale dell’Economia, consentisse agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede l’esclusivo rimborso delle spese di viaggio. L’ex pm aveva adottato un regolamento interno alla società che consentiva tale ulteriore indebito rimborso. Anche in questo caso la violazione della normativa è stata avallata dal revisore contabile che risponde di peculato in concorso con l’ex magistrato.

Fonte: qui

mercoledì 3 gennaio 2018

LA MOSSA ELETTORALE: FISCO, ARRIVANO RIMBORSI DA RECORD!

L’AGENZIA DELLE ENTRATE HA RESTITUITO OLTRE 16 MILIARDI DI EURO E DA OGGI LE IMPOSTE IN ECCESSO SARANNO SUBITO ACCREDITATE SUL CONTO 

ECCO COSA CAMBIA

Antonio Signorini per www.ilgiornale.it

Il fisco cerca di accelerare il pagamento dei rimborsi. Ma dall'altro sottrae liquidità a chi è più esposto alla crisi, cioè le imprese, e rende più difficile per i contribuenti riavere indietro i propri soldi attraverso la compensazione tra crediti e debiti fiscali. Senza contare che le ultime novità varate con la legge di Bilancio, rischiano di rendere ancora più complicata la vita degli italiani.

fiscoFISCO
Quello appena iniziato non sarà un anno facilissimo sul fronte fiscale. Una buona notizia è di ieri. Il direttore dell'Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini ha varato un provvedimento che riduce i tempi per il pagamento dei rimborsi Iva. Saranno accreditati direttamente dal Fisco senza intermediari locali.

L'Agenzia delle Entrate ha fatto sapere che nell'anno che si è appena chiuso ci sono stati rimborsi complessivi per oltre 16 miliardi di euro, il 16% in più del 2016, a circa 3 milioni e 400 mila soggetti tra famiglie e aziende. Nel dettaglio, 1,3 miliardi di euro sono stati erogati per i rimborsi Ires a 11mila aziende e oltre un miliardo di euro sono andati ai rimborsi di imposte dirette derivanti dalla deducibilità Irap a ulteriori 946 mila richiedenti. Il grosso riguarda i rimborsi Iva, quelli oggetto della semplificazione varata da Ruffini, a 68 mila imprese, artigiani e professionisti sono stati restituiti circa 12 miliardi di euro.

FISCOFISCO
L'accelerazione dei rimborsi Iva serve a compensare la stretta sullo split payment, il pagamento dell'Iva anticipato, che ha sottratto alle imprese e professionisti che hanno a che fare con la pubblica amministrazione e con le società quotate in borsa circa 18 miliardi di liquidità. Il saldo tra quanto è stato restituito alle imprese e quanto è stato sottratto, insomma, è ancora una volta svantaggioso per i contribuenti.

Il governo intende restare sul binario già tracciato con lo split payment, che infatti la manovra di fine anno ha ampliato. Da quest'anno varrà anche per gli acquisti degli enti pubblici economici, le aziende pubbliche e partecipate.

evasori fiscoEVASORI FISCO
Più difficile anche compensare crediti e debiti fiscali. Dal primo gennaio l'Agenzia delle entrate può sospendere per un mese il modello F24 che contiene delle compensazioni tra crediti e debiti fiscale e potrà considerare non effettuati i versamenti, nel caso il modello presenti «profili di rischio».

Un quadro che spiega bene perché il fisco cerchi di accelerare i rimborsi e rivendichi un aumento dei rimborsi. Le leggi varate dagli ultimi governi tendono a fare cassa a danno dei contribuenti e fanno lievitare il debito fiscale dello stato.

fiscoFISCO
Sotto la voce complicazioni, da registrare un altra misura della manovra: l'obbligo di fatturazione elettronica, che è stata estesa a tutte le transazioni tra privati, che però entrerà in vigore il prossimo anno. Per il presidente dei Commercialisti, Massimo Miani, può mandare in tilt il sistema. «Assurdo», ha spiegato «un'estensione generalizzata di tale obbligo indistintamente a tutti i 4 milioni e oltre di partite Iva in un unico d-day, individuato nel capodanno 2019, che già lascia presagire scene di isteria collettiva o diffusi stati d'ansia da trasmissione telematica». Sottinteso, le complicazioni si tradurranno in lavoro supplementare per i professionisti e, quindi, per i contribuenti italiani, che pagano già una salatissima tassa occulta in termini di burocrazia fiscale.

Fonte: qui