9 dicembre forconi: Royal Bank of Scotland
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mercoledì 13 giugno 2018

Mutui, il giallo dei tassi truccati. Fermi i ricorsi sul caso Euribor

A volte anche la direzione generale Concorrenza della Commissione europea dormicchia. È molto probabilmente la maggiore e più efficace autorità al mondo a tutela della trasparenza e correttezza del mercato e dell’interesse dei cittadini, eppure in certi momenti fatica a imporre i propri criteri. Prendete per esempio la decisione del dicembre 2016, un anno e mezzo fa, con la quale multa Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan Chase per aver formato un cartello allo scopo di manipolare certi derivati che concorrono alla formazione dei tassi di mercato in euro. In particolare, quella intesa illecita avrebbe avuto come effetto ultimo quello di manipolare l’Euribor: il tasso dei prestiti interbancari in Europa, che rappresenta la base di tutti gli interessi applicati poi dalle banche su mutui e prestiti indicizzati alla clientela. Quella vicenda contiene ancora alcuni lati non completamente chiariti e riguarda più o meno indirettamente un numero enorme di contraenti di mutui e finanziamenti in Europa e in Italia. Perché sono loro che potrebbero essere stati penalizzati dalle mosse illegittime di quelle banche, che furono condannate dalla Commissione europea per aver formato un cartello. È per questo che oggi nei tribunati italiani si trovano centinaia di ricorsi di consumatori con la richiesta di rimborsi degli interessi passivi in più versati indebitamente.
La condanna
Ma andiamo con ordine. Nel caso di quella condanna del 2016, in gioco c’è la maggiore banca americana, la maggiore banca britannica e una delle tre grandi banche francesi. Quel caso chiuso a dicembre 2016 è solo la coda di un’indagine iniziata con un’ispezione dell’Antitrust Ue nelle sedi di una decina di grandi istituti nel 2011. Quindi la prima svolta era arrivata nel 2013. All’epoca altre quattro fra le banche coinvolte nel procedimento avviato da Bruxelles — Barclays, Deutsche Bank, Société Générale e Royal Bank of Scotland — rinunciarono a difendersi e decisero di accettare una transazione che riduceva loro le loro condanne. Barclays, il gruppo britannico, godette di uno sconto totale anche se aveva partecipato al cartello per ben 32 mesi, perché aveva denunciato l’intesa illecita. Deutsche Bank ebbe invece 465 milioni di multa e le altre qualcosa di meno.

© Fornito da RCS MediaGroup S.p.A.
Il cartello segreto
Quei due passaggi del 2013 e del 2016 sembravano la fine di una vicenda pur clamorosa, un cartello segreto fra esponenti dei colossi bancari per manipolare l’Euribor e di riflesso anche i tassi ai quali centinaia di milioni di europei si finanziano in banca. Quel passaggio sembrava la fine della vicenda, ma non sarebbe stato così. Il primo segnale lo si ebbe all’annuncio della decisione di Bruxelles del 2016, quella che condannava Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan Chase. Fu lì che la Commissione Ue dormicchiò: non pubblicò il dispositivo giuridico della sua decisione. Al suo posto comparve uno strano annuncio sul sito della DgComp di Bruxelles: «Finché la Dg Comp e le aziende coinvolte sono impegnate nel processo di stabilire una versione della decisione che non contenga segreti industriali o altre informazioni confidenziali - si leggeva - non sarà disponibile alcuna versione pubblica di questo testo». E l’avvertimento continuava, sempre nel dicembre del 2016: «La Dg Comp sta cercando di risolvere questa questione al più presto, con l’obiettivo di arrivare a una rapida pubblicazione. Siete dunque invitati a controllare l’attuale sezione del sito della Dg Comp regolarmente, per restare al corrente di ulteriori sviluppi».
I consumatori
Le decine di milioni di consumatori europei che si sentissero danneggiati dagli effetti di quel cartello per la manipolazione dei tassi - famiglie e imprese indebitate i cui interessi passivi erano agganciati all’Euribor - possono aver continuato a controllare il sito della Commissione Ue. Ma nulla è cambiato. Appunto, anche l’Antitrust europeo a volte dormicchia. Dopo trenta mesi, il testo di quella decisione storica non è stato pubblicato. Non c’è. Quel documento è una base giuridica di enorme importanza, perché su di esso potrebbero basarsi i ricorsi dei consumatori che ritengono di aver pagato mutui troppo cari a causa di quella manipolazione. Ma, appunto, dopo ben due anni e mezzo il testo non è mai stato pubblicato: caso più unico che raro in un’amministrazione efficiente come la Dg Comp.
I ricorsi
E dire che i ricorsi ci sono davvero: in Italia, centinaia. Ovviamente non sono contro Barclays, Jp Morgan, Deutsche Bank o le altre grandi banche protagoniste del cartello. Quelle sono solo alcune delle più rilevanti nel gruppo fra i 20 e i 44 istituti che abitualmente definiscono il livello dell’Euribor tramite le loro transazioni. I circa duecento ricorsi esistenti in Italia (concentrati a Milano, Roma, in Sardegna, a Bergamo e a Brescia) sono animati dall’associazione Sos Utenti e sono rivolti alle banche nazionali che hanno praticato ai clienti tassi basati su un Euribor «manipolato» fra il 2005 e il 2008. Ovviamente gli sportelli italiani non potevano saperlo, ma era così. Ora i clienti chiedono di essere rimborsati, e spetterebbe poi agli istituti italiani rivalersi sulle grandi banche europee protagoniste del cartello. Il caso poi potrebbe allargarsi a migliaia di altri clienti o agli enti locali danneggiati dall’effetto tassi sui derivati. Ma per vincere, questi consumatori devono dimostrare che davvero il cartello ha prodotto tassi distorti a loro sfavore. E per farlo occorre, come minimo, che la decisione di Bruxelles sia resa pubblica. E per ora non lo è.
Fonte: qui

mercoledì 31 agosto 2016

Major Bank Official: Banks Are “Preparing For An Economic Nuclear Winter”





After years of giveaways to megabanks, marketed to the taxpayers as ‘quantitative easing,’ the crutches shoved under the banker-controlled global stock trade are about to snap. Bankers now say they are preparing for the collapse.


In June of 2015, former Congressman Ron Paul predicted that these crutches would fail, and the financial bubbles created by them would send the stock market into a free fall.

“The consequences will not be minor. Surprises will be many, since we are in uncertain waters and the world has never faced the gross misallocation of capital that exists today. The process is self-limiting. It will come to an end, and it’s not going to be far into the future.”

Now, as chaos in the EU and weak corporate earnings create a tornado of uncertainty, banks are preparing for the worst.

According to CNBC quoting a major lender, banks are “preparing for an economic nuclear winter situation.”

The chaos in the market has major bank officials running for the hills. According to CNBC, European banks, in particular, have had a very tough six months as the shock and volatility around Brexit sent banking stocks south. Major European banks like Deutsche Bank and Credit Suisse saw their shares in free-fall after the referendum’s results were announced. In the U.K., RBS was the worst-hit, with its shares plunging by more than 30 percent since June 24.

On Sunday, speaking on the condition of anonymity due to the fact that revealing this information can get bankers killed, a source from a major investment bank told CNBC “that financial services firms have put together a strategy in place that takes into account the worst-case scenario that could happen by the end of this year.”
“This could mean triggering Article 50, referendum in other European nations leading to a break-up of the euro or sterling hitting below $1.20 or lower. The banks are ready for anything now,” the source said.

This grim warning comes after the Royal Bank of Scotland has warned its investors of a “cataclysmic year.” In an eerily ominous note to its clients early this year, the megabank predicted another worst-case scenario.

“Sell everything except high quality bonds. This is about return of capital, not return on capital. In a crowded hall, exit doors are small.”

In the note, RBS’s credit chief Andrew Roberts told investors how Quantitative Easing has failed and was expected to fail.

We have been told for 7 years now since the credit crunch, under QE, to borrow money and invest it in one of 3 things:

 1) EM

 2) credit

 3) global equities.

This is a big picture, multi-year bet that has been taken, which has worked fine, and stopped working 10 months ago, (this is NOT NEW).

As the Guardian’s Larry Elliott points out:
Markets have been supported for some time by low-interest rates, stimulus measures from central banks including quantitative easing, and hopes of economic recovery. But with the Federal Reserve raising rates and the Bank of England expected to follow suit, that prop is being removed.

Those who pay attention to the effects of central bankers looting their respective countries have long pointed out the mathematical certainty that is an economic collapse.

The collapse of global markets is inevitable, as it is a natural correction to the wholesale fleecing of the citizens through the unscrupulous actions of central banks.

Ron Paul sums up the situation perfectly:


The credit and new money, when created by a central bank, is delivered to the market in a political fashion for which the one percent receive special benefits. It allows the pyramiding of debt to fractional reserve banking, which compounds the long-term problems.

It may be fun while it lasts, but it always ends with a crash.

Matt Agorist is an honorably discharged veteran of the USMC and former intelligence operator directly tasked by the NSA. This prior experience gives him unique insight into the world of government corruption and the American police state. Agorist has been an independent journalist for over a decade and has been featured on mainstream networks around the world.  and now on Steemit.
Courtesy of The Free Thought Project

Fonte: dcclothesline.com

lunedì 18 aprile 2016

Mutui truccati. I soldi che gli italiani dovrebbero riavere indietro

125512343-980x45015 febbraio 2016 - ROMA (WSI) – Tassi di interesse truccati, mutui truccati in Europa. Ma le banche europee sono protette anche perché, se dovessero risarcire i clienti, sarebbero davvero nei guai. E Bruxelles sta dalla loro parte.

La notizia non è affatto nuova. Ma con il parlare del problema degli attacchi contro le banche italiane, delle varie riforme del governo Renzi, dei casi Deutsche Bank e altro, forse qualcuno si è dimenticato di ricordare che il conto -si apprende salato – per la manipolazione dell’indice Euribor, che avvenne tra il 2005 e il 2008, non è stato ancora pagato.

Il Fatto riporta che:

“secondo Il Sole 24 Ore la manipolazione dell’Euribor riguarda una massa di prodotti finanziari (dai derivati ai mutui casa) superiore ai 400 mila miliardi di euro, circa 200 volte il debito pubblico italiano.

Se le banche europee dovessero restituire anche solo l’1 per cento di quella cifra, si troverebbero di fronte un conto da 4 mila miliardi di euro

Per avere un’idea delle dimensioni del caso basta l’esempio dei mutui casa italiani. Tra il 2005 e il 2008 si può stimare che le famiglie italiane con mutuo a tasso variabile fossero indebitate con le banche per circa 220-230 miliardi e che in quegli anni abbiano pagato, per la quota degli interessi commisurati all’Euribor, circa 30 miliardi.

Secondo le ipotesi di Sorgentone  avvocato italiano, Andrea Sorgentone, collegato all’associazione Sos Utenti, che sta preparando un ricorso alla Corte di Giustizia europea contro il successore di Almunia, la commissaria Margrethe Vestager), 16 di quei 30 miliardi dovrebbero essere restituiti.
Ma c’è anche l’ipotesi più estrema, sostenuta da Antonio Tanza, legale dell’Adusbef: l’irregolarità renderebbe nulli i contratti di mutuo e le banche dovrebbero dunque restituire, come minimo, tutti i 30 miliardi”.

Tutto nasce appunto da una gigantesca truffa, che viene portata avanti per ben tre anni sull’Euribor, il tasso sulla cui base vengono calcolati diversi tassi, tra cui quelli sui mutui.

Ma in generale, scrive Il Fatto, “chiunque avesse debiti a tasso variabile o derivati legati all’andamento dei tassi ha pagato alle banche (a tutte le banche, non solo alle quattro colpevoli) più del dovuto”.

Le quattro banche colpevoli sono Barclays, Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland e Société Générale, che nel dicembre del 2013 sono state multate per 1,7 miliardi di euro dall’Antitrust europea, guidata dal vicepresidente della Commissione Joaquìn Almunia. 

Ma “da allora quella sentenza è segretata” e la Commissione europea  è in grave imbarazzo, in quanto ben consapevole delle perdite che le banche subirebbero nel caso in cui dovessero risarcire i clienti che per anni hanno pagato di più di quanto dovessero.
Tra l’altro, “la multa affibbiata da Almunia, poi ridotta a poco più di un miliardo dal patteggiamento, è basata sulla “confessione” della Barclays, che pentendosi si è guadagnata il perdono”.
Nel 2013, Almunia annunciò la severa decisione con parole di fuoco: “La cosa scioccante dello scandalo Euribor non è solo la manipolazione degli indici, ma anche la predisposizione di veri e propri cartelli tra un certo numero di attori della finanza. Vogliamo trasmettere chiaramente il messaggio che la Commissione è determinata a combattere e a multare questi cartelli del settore finanziario”.

Ma Il Fatto riporta come dal giorno dopo gli uffici di Bruxelles abbiano fatto di tutto pur di non pubblicare la sentenza, che dunque non puà essere mostrata ai tribunali e di conseguenza in questo modo è inutile, in quanto chi vuole non può fare ricorso.

Sorgentone ha fatto la sua prima richiesta due anni fa, nel gennaio 2014, e gli fu risposto che la “versione pubblica” della sentenza non era ancora pronta.
La risposta è stata un vero e proprio schiaffo dall’Ue nei confronti dell’avvocato, che ha continuato tuttavia a insistere. Fino a quando, il 28 ottobre scorso, ha ricevuto una lettera del direttore generale della direzione Concorrenza, il tedesco Johannes Laitenberger, braccio destro di Margrethe Vestager.

“La richiesta di accesso agli atti è stata respinta per due ragioni. La prima è che la divulgazione del documento “arrecherebbe pregiudizio” alle indagini ancora in corso contro altre banche. La seconda è che le regole europee tutelano la riservatezza delle banche condannate: con la sentenza verrebbero divulgate “informazioni strategiche circa i loro interessi economici e le operazioni e lo sviluppo dei loro affari”. È vero, ammettono gli uomini della Vestager, che questo diritto alla riservatezza soccombe di fronte all’interesse pubblico, ma Sorgentone ha chiesto copia della decisione sul caso AT/39914 per usarla nella causa di un suo singolo cliente contro la Banca Nazionale del Lavoro. E nella sua domanda “non ha addotto argomenti che consentano di individuare un interesse pubblico prevalente”.

Non che questo trattamento sia stato riservato agli italiani, dal momento che anche “la società tedesca Edeka Handelsgesellschaft Hessenring ha fatto identica richiesta, ha incassato identico diniego e ha fatto ricorso”