9 dicembre forconi

domenica 8 luglio 2018

AUSTRIA, I DATORI DI LAVORO POTRANNO CHIEDERE DI SFORARE I TURNI FINO A 12 ORE AL GIORNO (60 A SETTIMANA) SENZA GIUSTIFICARE LA RAGIONE

KURZ LA CHIAMA “FLESSIBILITÀ”, MA SINDACATI E OPPOSIZIONE SONO IMBUFALITI

Gaia Cesare per “il Giornale”

STRACHE KURZSTRACHE KURZ
Minacce di morte ai deputati che hanno votato le nuove misure: pietre tombali e ceri davanti alle loro abitazioni. I sindacati che minacciano un autunno caldissimo. L' opposizione che attacca l' Fpö, la destra «sociale» oltranzista al governo, per aver ceduto alle pressioni degli alleati conservatori Övp del Cancelliere Sebastian Kurz, definendo entrambi «traditori dei lavoratori», accusati di essersi inchinati ai grandi gruppi industriali.

STRACHE KURZ KERNSTRACHE KURZ KERN




E i due leader dei partiti al potere che parlano di «un' escalation senza precedenti» e di «un incredibile deragliamento». L' Austria si spacca dopo l' approvazione in Parlamento della nuova legge sulla flessibilità dell' orario di lavoro. Le 8 ore quotidiane e le 40 settimanali restano in piedi ma la novità crea a dir poco scompiglio a Vienna: il datore di lavoro potrà infatti chiedere di sforare fino a 12 ore il turno giornaliero e fino a 60 quello settimanale, senza essere costretto a giustificarne la ragione.
sebastian kurzSEBASTIAN KURZ

Niente confronto con i sindacati, addio alla concertazione che finora è stata prassi in Austria e respinti in Aula tutti gli emendamenti dell' opposizione. Il governo mostra di voler adottare la linea dura, non solo sul fronte immigrazione. E addirittura anticipa l' entrata in vigore del provvedimento: avrebbe dovuto essere il 1° gennaio 2019, sarà invece il 1° settembre di quest' anno. «Per garantire chiarezza e sicurezza - spiegano i vertici dell' esecutivo - dopo la discussione dei giorni passati che ha causato molta incertezza e disinformazione».

SEBASTIAN KURZ HEINZ-CHRISTIAN STRACHESEBASTIAN KURZ HEINZ-CHRISTIAN STRACHE



Ma l' opposizione si indigna: abbiamo scoperto di questa novità solo oggi (ieri, ndr) dai mass media. Chiede un referendum ma la proposta avanzata dai socialdemocratici viene bocciata spingendo il leader ed ex cancelliere Christian Kern a denunciare: «È il punto più basso raggiunto nel rapporto con i lavoratori negli ultimi trent' anni della nostra storia».

kurzKURZ





Solo dopo le proteste delle settimane scorse, che hanno scatenato consigli di fabbrica e assemblee (il provvedimento riguarda tutti i settori e gradi del lavoro dipendente), il vicecancelliere Strache (Fpö) ha spinto perché venisse introdotta la volontarietà della prestazione straordinaria. Un cambiamento che non soddisfa comunque le organizzazioni sindacali: «Il carattere volontario esiste solo sulla carta, l' emendamento è una tigre di carta».

kurzKURZ
La legislazione austriaca già prevedeva la possibilità di estendere l' orario di lavoro a 10 ore giornaliere e a 50 settimanali ma finora la flessibilità andava contrattata con i consigli di fabbrica e non solo con il singolo lavoratore, come prevedono invece le nuove misure.
Un cambiamento non da poco.

Equilibrato, tuttavia, dalla possibilità per i lavoratori - prevista dalla nuova legge - di rifiutare l' undicesima e dodicesima ora di lavoro, senza la necessità di spiegare il perché.
I partiti di governo difendono le misure: «La realtà mostrerà la nuova verità, cioè che nulla cambierà per gran parte dei dipendenti. Se i lavoratori vogliono, possono lavorare di più e guadagnare di più o utilizzare più blocchi di tempo libero».
E in effetti, la questione del tempo libero è uno dei punti che i deputati favorevoli alla riforma mettono sul piatto: «La giornata di 12 ore consente una settimana di lavoro di quattro giorni», spiega Barbara Rosenkranz, ex candidata alle presidenziali dell' Fpö, che poi ha lasciato per fondare la lista separata Flö.

Ma anche la Conferenza dei vescovi nei giorni scorsi aveva criticato il pacchetto sostenendo la necessità di concedere più ore di riposo ai lavoratori per dare respiro alle famiglie. Proteste sono annunciate ora in tutta l' Austria.

Con il paradosso, nel frattempo, che dall' altra parte del mondo, la Corea del Sud si rallegra invece per aver ridotto da 68 a 52 le ore di lavoro settimanali.

Fonte: qui


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“STYLISH” È STATO PROGETTATO PER PERSONALIZZARE L’ASPETTO DEI VOSTRI BROWSER, MA UN RICERCATORE CALIFORNIANO HA SCOPERTO CHE IN REALTÀ…



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Comode, funzionali, a volte quasi indispensabili. Le estensioni per i browser sono dei piccoli software che si aggiungono ai programmi per la navigazione su Internet e sono in grado di fare qualsiasi cosa. Bloccare la pubblicità, tradurre, mettere mi piace al vostro posto su Instagram. Ma anche spiarvi, a vostra insaputa.

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Un ricercatore esperto di sicurezza online ha scoperto che i dati di milioni di persone nel mondo sono a rischio proprio a causa di un’estensione, molto popolare su Chrome e Firefox. Il plug-in si chiama Stylish ed è stato progettato per permettere agli utenti di cambiare il modo in cui le pagine appaiono all’interno del browser. Una sorta di personalizzatore del layout e della grafica del programma.

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Stylish è stato scaricato da quasi 2 milioni di persone in tutto il mondo. La loro intera (sic!) cronologia online potrebbe essere stata dirottata e immagazzinata in server esterni. In pratica Stylish, a causa di uno spyware (non si capisce se intenzionalmente o meno), avrebbe registrato ogni singola azione che quel milione e 800 mila persone ha compiuto con il proprio browser.
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La scoperta è stata fatta da Robert Theaton, un ingegnere californiano. La raccolta dei dati sarebbe cominciata nel gennaio del 2017, quando Stylish è stata comprata da “SimilarWeb”.
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Secondo Theaton Stylish è anche in grado di risalire all’identità del navigatore: i dati raccolti – compresa ogni singola ricerca fatta su Google – non sono anonimi. Questo avviene perché l’attività di browsing viene spedita ai server insieme a un codice di identificazione. Che, tradotto, significa rendere 1,8 milioni di persone totalmente vulnerabili agli hacker e ai ricattatori del Web.

La situazione della classe operaia in Italia nel 2018

Negli ultimi 25 anni la quota dei profitti sulla ricchezza nazionale è salita a dismisura, a scapito dei salari e delle pensioni, tagliandoli e riducendoli, dimostrando che la lotta di classe dei capitalisti continua e finora l’hanno vinta loro, sia in Italia e negli altri Paesi capitalisti.
In Italia, negli ultimi vent’anni, il rapporto salari/Pil è diminuito del 7-8 per cento e questo significa di fatto che oltre 100 miliardi sono passati “dai salari al profitto e alle rendite”.
L’aumento dello sfruttamento degli operai e dei proletari occupati comporta anche un peggioramento della condizione dei cosiddetti “lavoratori poveri”, più di otto milioni, ai quali si sommano molti degli oltre quattro milioni di“poveri assoluti” (in forte aumento, oggi al 7,6 per cento rispetto al 6,8 per cento del 2014).
L’8 per cento del Pil di oggi è uguale a circa 120 miliardi di euro e se i rapporti di forza fra capitale e lavoro fossero ancora quelli di vent’anni fa, oggi quei soldi sarebbero nelle tasche dei lavoratori, invece che in quelle dei capitalisti.

Per i 23 milioni di lavoratori italiani, vorrebbe dire 5 mila 200 euro in più, in media, all’anno, se consideriamo anche gli autonomi (professionisti, commercianti, artigiani) che, in realtà, stanno un po’ di qui, un po’ di là. Se consideriamo solo i 17 milioni di dipendenti, vuol dire 7 mila euro tonde in più in busta paga.
Altro che flat tax e taglio delle aliquote con l’Irpef che avvantaggiano ancora una volta solo i ricchi attraverso la rapina dei poveri.

La civiltà di un paese si misura da come è trattato chi produce la ricchezza del paese. La condizione della classe operaia è la base e il punto di partenza per verificare il grado di progresso e di civiltà di una nazione.

Secondo il Trades Union Congress(TUC) - che ha analizzato i dati dell’OCSE e ha fatto una previsione della crescita dei salari nelle economie sviluppate nel corso del 2018 – in Italia è prevista una decrescita dei salari, in particolare del salario reale, ossia la quantità di beni e servizi che il lavoratore può acquistare con il suo salario o stipendio, cioè il suo potere d’acquisto. Il salario reale si calcola tramite il rapporto tra il salario nominale (ovvero la quantità di moneta ricevuta come stipendio) e l’inflazione.

La TUC, la confederazione che unisce i sindacati del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (in inglese: United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland; abbreviato in UK), ha messo in risalto la situazione difficile del mercato del lavoro dell’UK da diversi anni, chiedendo che con l’accordo Brexit siano trovate delle soluzioni per incrementare l’occupazione e i salari.
Dai dati si evidenzia che, mentre per i lavoratori dei Paesi dell’Europa orientale – come Ungheria, Lettonia e Polonia si prevede una crescita dei salari rispettivamente del 4,9%, del 4,1% e del 3,8%, l’Italia in questa classifica si trova nella penultima posizione, precedendo appunto il solo Regno Unito. Inoltre in Italia, insieme all’UK e alla Spagna, è previsto un calo degli stipendi nel 2018

Il calo dei salari

Gli apologeti del capitalismo cercano di nascondere la brutalità del sistema di produzione capitalista ingigantendo gli aspetti positivi e nascondendo le conseguenze negative sulla classe operaia e proletaria che lo sviluppo del capitalismo comporta. La rivoluzione industriale, con la proprietà privata  dei mezzi di produzione in mano ai borghesi e la ricerca del massimo profitto, comporta un  peggioramento continuo della condizione sociale dei lavoratori che le lotte sindacali ed economiche possono solo cercare di arginare.

Morti sul lavoro e di sfruttamento per il profitto

In Italia molte grandi fabbriche sono state chiuse, scomparse, delocalizzate in tutto il mondo, in particolare nei paesi dell’Est, in Russia, Cina, Africa, Asia, o in America, lasciando nelle ex aree industriali italiane una scia di morti, invalidi, malati, terreni inquinati che faranno ammalare in futuro, se non bonificati, altre generazioni.

Nelle città industriali, come ad esempio Taranto, Monfalcone, Genova, Mantova, La Spezia, o ex industriali come Casale Monferrato, Broni, Sesto San Giovanni, Milano, Brescia, Trieste, Priolo e molte altre, solo per citare alcune di quelle passate alla cronaca per i morti d’amianto e gli inquinamenti ambientali, la mortalità causata da malattie professionali è da 4 a 10 volte superiore a quella nella campagna circostante, e la percentuale della mortalità circa 10 volte più alta. Gli infortuni mortali sul lavoro in questi anni sono aumentati anche se sono diminuiti i lavoratori occupati.
Nel 2017 ci sono stati 1.350 morti sul lavoro e in itinere (dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro).

Leggermente minori sono i dati diffusi dall’ INAIL che dichiara in 1.029 i morti sul lavoro fra i suoi assicurati, (ricordiamo che questi dati non conteggiano i circa 3 milioni e mezzo di lavoratori in nero e quelle categorie di lavoratori non soggetti ad assicurazione Inail).

Per quanto riguarda il 2018, dai dati Inail si rileva che solo nei primi mesi dell'anno (fino al 28 maggio) ci sono stati 286 morti sul lavoro in Italia, 24 in più del 2017, in crescita del 9,2%; un vero bollettino di guerra, a cui vanno aggiunte decine di migliaia di morti ogni anno a causa delle malattie professionali (solo per amianto più di 4mila).

Dati statistici su infortuni e malattie professionali

Mentre l’infortunio deriva da una causa violenta che si verifica in modo immediato, istantaneo e in modo traumatico rispetto alla salute del lavoratore (la c.d. causa violenta), la malattia professionale è prodotta o deriva da una causa lenta che si sviluppa nel tempo per l'esposizione ad un fattore di rischio presente sul posto di lavoro.

La malattia professionale (spesso definita anche “tecnopatia”) è una patologia che il lavoratore contrae in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa, dovuta all’esposizione nel tempo a fattori presenti nell’ambiente e nei luoghi in cui opera (polveri e sostanze chimiche nocive, rumore, vibrazioni, radiazioni, misure organizzative che agiscono negativamente sulla salute).
Le malattie professionali previste dall’INAIL sono di due tipi: quelle TABELLATE e quelle DI ORIGINE PROFESSIONALE PRESUNTA in cui l’onere della prova è a carico del lavoratore.

L’andamento delle malattie professionali negli ultimi anni ha registrato, in tutte le aree del Paese, una crescita molto sostenuta: le denunce di malattia professionale sono passate da 26.745 del 2006 a 42.397 nel 2010 (fonte archivi Banca dati statistica INAIL) sia a seguito dell'entrata in vigore delle nuove tabelle (D.M. 9 aprile 2008) che, classificando come "tabellate" molte patologie (in particolare quelle dell'apparato muscolo-scheletrico da sovraccarico bio-meccanico e movimenti ripetuti) prima "non tabellate", hanno in pratica esonerato il lavoratore dall'onere della prova dell'origine lavorativa di queste malattie, incentivando così il ricorso alla tutela assicurativa.

Il record di denunce spetta alle malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee, dovute prevalentemente a sovraccarico bio-meccanico, rappresentanti ormai, circa il 60% del complesso. Tra queste, in particolare, spiccano le affezioni dei dischi intervertebrali e le tendiniti, patologie più che raddoppiate negli ultimi 5 anni. Seguono, principalmente, l’ipoacusia da rumore, le malattie da asbesto (amianto) (asbestosi, neoplasie e placche pleuriche) per oltre 4 mila casi l’anno (in crescita) e le malattie respiratorie (circa 2 mila l’anno, escludendo quelle correlate all’asbesto).

In realtà, come sanno bene i lavoratori, anche i dati INAIL sulle malattie professionali sono molto sottostimati, perché essendo l’INAIL  l’ente che deve accertare la malattia e anche quello che deve risarcirlo ha tutto l’interesse a non riconoscerle, costringendo i lavoratori a lunghe e costose cause in Tribunale come sanno bene gli ex lavoratori esposti amianto e tutti quelli che si sono ammalati per cause professionali

La mappa del Ministero della Salute

Dati più che preoccupanti arrivano direttamente dalla mappa del Ministero della Salute: in Italia esistono ben 44 aree inquinate oltre ogni limite di legge, in cui l’incidenza di tumori sta aumentando statisticamente a dismisura. Nelle zone maggiormente contaminate, le malattie tumorali sono aumentate anche del 90% in soli 10 anni.

Agli impressionanti dati del Ministero della Salute si aggiungono quelli di “Mal’Aria di Città 2016”, pubblicato da Legambiente, da cui si evince che l’inquinamento in Italia uccide quasi 60 mila cittadini residenti in Italia e costa alle casse dello Stato (quindi a tutti noi) almeno 47 miliardi di euro.

Basti pensare che nel 2015 in 48 capoluoghi di provincia più della metà del totale hanno superato i limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 misurate dalle centraline, fissati in 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni. Si tratta del numero massimo di superamenti consentiti dalla legge in un anno.

Secondo dati del 2016 l'incrocio di mortalità, incidenza oncologica e ricoveri fa emergere dati sempre più drammatici. A Taranto l’eccesso di tumori alla tiroide, in dieci anni è aumentato di +58% tra gli uomini e + 20% tra le donne.

In altre parti del paese la popolazione aspetta da decenni una bonifica che non arriva mai e nei pochi casi in cui avviene assume la forma di speculazione politica ed economica. La mortalità è in continuo aumento a causa dell’inquinamento industriale; ma non solo, in molte zone del paese, a cominciare dalla valle dei fuochi in Campania, o in Piemonte grazie allo scavo della TAV. Ormai in molte zone del paese, in particolare Sardegna e Sicilia, si assiste anche ad un altro inquinamento: quello bellico e militare, dove l’incidenza oncologica, in particolare cancro della tiroide, tumore alla mammella e mesotelioma sono in aumento, e dove il tasso di mortalità generale è significativamente più alto rispetto alla media nazionale.
Ma la mappa riporta molti altri esempi:

I Comuni di Cologno Monzese e Sesto San Giovanni

Esaminando i dati del Ministero della Salute si vede che adesempio per i Comuni di Cologno Monzese e Sesto San Giovanni, il “ Decreto di perimetrazione dei Siti di Interesse nazionale” (SIN) elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, petrolchimico, raffineria, metallurgia, elettrometallurgia, meccanica, produzione energia, area portuale e discariche, che provocano un eccesso per tutti i tumori in particolare per le malattie dell’apparato respiratorio e digerente per uomini e donne.
Inoltre sono presenti malattie circolatorie, malattie respiratorie e dell’apparato genitourinario, mentre i tumori del polmone e della pleura sono in eccesso sia tra uomini sia tra le donne”

Nei Comuni di La Spezia e Lerici. 

Il “Decreto di perimetrazione” del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico e discarica di rifiuti urbani e speciali. Tra gli uomini si è osservato un eccesso della mortalità per le cause tumorali e per le malattie dell’apparato digerente. Tra le donne si è osservato un eccesso di mortalità per le malattie dell’apparato circolatorio e per le malattie dell’apparato digerente. Inoltre, l’eccesso di mortalità per tumore dello stomaco osservato tra gli uomini può essere riconducibile a una “esposizione occupazionale».

Il Decreto del SIN rileva inoltre “la presenza di una raffineria, un impianto siderurgico, un’area portuale e di discariche di RSU con siti abusivi di rifiuti di varia provenienza. Il lungo elenco di malattie comprende: eccesso tra il 10% e il 15% nella mortalità generale e per tutti i tumori in entrambi i generi; eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi; eccesso, in entrambi i generi, dei decessi per tumore della pleura, che permane; eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute; associato a un aumento di circa il 10% nella mortalità per tutte le malattie dell’apparato respiratorio; eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente; incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini; quest’ultimo è ascrivibile a un eccesso di mortalità per malattie ischemiche del cuore, che permane, anche tra le donne un eccesso per la mortalità per condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno), con evidenza limitata di associazione con la residenza in prossimità di raffinerie/poli petrolchimici e discariche, e un eccesso di circa il 15% per la mortalità legata alle malformazioni congenite, che non consente però di escludere l’assenza di rischio”.

Facendo un raffronto con il passato, esaminando sia i salari dei lavoratori che le loro condizioni di vita si evidenzia come i lavoratori della “moderna” industria 4.0 non solo tendono ad avere redditi più bassi rispetto ai loro coetanei pre-industriali, ma anche che la qualità della vita in alcune zone addirittura peggiora rispetto ai lavoratori dell’800 che vivevano in ambienti più sani e piacevoli.

Nel sistema capitalista-imperialista lo sfruttamento sempre più intensivo della forza-lavoro, il peggioramento della condizione operaia e proletaria è causato della proprietà privata dei mezzi di produzione finalizzata alla ricerca del massimo profitto, qualsiasi forma, più o meno sviluppata, esso possa assumere.

Quanto più il capitale produttivo cresce, tanto più si estendono la divisione del lavoro e l’impiego della macchine. Quanto più la divisione del lavoro e l’impiego della macchine si estendono, tanto più si estende la concorrenza fra gli operai, tanto più si contrae il loro salario.  
La lotta sindacale, economica, per quanto necessaria per difendersi dal capitale se non cambia i rapporti di forza rimane sempre sul terreno del padrone e le conquiste di oggi saranno rimangiate domani.

Oggi serve un’organizzazione operaia, un partito operaio che dichiari apertamente i suoi obiettivi: il potere operaio, che lotti per la liberazione dallo sfruttamento capitalista, che rivendichi l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo; obiettivi che possono realizzarsi solo distruggendo dalle fondamenta questo sistema, col rovesciamento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente. E’ questo l’incubo delle classi dominanti.

Michele Michelino, da nuova unità n. 4

Fonte: qui

Messico: Vince Lopez Obrador, il trionfo popolare contro il Neoliberismo

Il Messico ha voltato la pagina della trentennale notte neoliberista con un trionfo clamoroso -peró previsto da tutti- di Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO). Il nuovo presidente é uno sperimentato politico istituzionale, ex governatoredella regione petrolifera del Tabasco, fedele alla tradizione nazional-popolare. Quella della nazionalizzazione del petrolio e della difesa della sovranitá nazionale, raggiunta dall'espressione piú alta della rivoluzione messicana, con la presidenza del generale Lazaro Cardenas.

Il 53% di voti confluiti su AMLO é un risultato di grande rilevanza -non solo politica- per la societá messicana e per la regione latino-americana. Si tratta di una vasta alleanza politica e sociale formata da contadini, operai, indigeni, ceti medi e imprenditoria (non solo piccola o media). 





Il plebiscito a favore di AMLO é il risultato dell'ingiustizia dilagante e della scia di sangue delle 200000 esecuzioni (in 5 anni!) per mano delle narcomafie e degli apparati repressivi. Ignorata dai fini palati "umanitaristi" del cosiddetto occidente, sempre lesti a stilare classifiche criminalizzanti sui governi o Paesi non funzionali al globalismo.


La lotta alla corruzione é al primo posto delle prioritá del nuovo presidente,  e questo ha un risvolto e implicazioni sul potere giudizario e poliziesco, con riflessi diretti sull' emergente economia criminale. 
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AMLO ha potuto scalzare  governi seriali e interscambiabili, antinazionali e antipopolari, espressione estremista dell'elitismo piú antisociale, grazie alla costruzione di una alleanza di ampie dimensioni, che rendono fuorvianti gli schemi ancorati al secolo XIX e XX.

Tutto questo é ravvisabile nell'entourage dei piú stretti collaboratori di AMLO, che spinge in offside i media anglosassoni e il loro sproloquio su una vittoria della "sinistra radicale". E quest'ultima a censurare anzitempo, per l'insuperato miopismo manicheo, che induce a confondere il potere politico e legislativo con quello economico, mediatico, militare, finanziario e religioso.

Meglio tacere di quanti -pur incapaci di conquistare fulmineamente il Palazzo d'Inverno- coltivano la credenza che tutto è questione di decreti radicali o purezza dei principi della fede. Rimuovono l'importanza decisiva dei rapporti di forza reale, rinunciando così all'egemonia possibile per salvare veritá talmudiche.

AMLO ha rivolto una breve allocuzione ai suoi sostenitori riuniti nell'emblematica piazza del Zocalo, che da sempre é lo scenario degli eventi trascendentali della nazione azteca. Non ha annunciato cataclismi né maremoti  in campo finanziario, ha garantito che non vi saranno espropriazioni e che governerà per tutti, ma l'impegno principale sarà a favore dei settori più poveri e indifesi. Abolirà la riforma dell'istruzione perché é volgare privatizzazione, stravolgimento della conoscenza, riduzione del sapere a lucrativa occasione di business.

"Lavoreremo affiché la gente possa lavorare lí dove ha la famiglia, dove stanno la cultura e gli affetti, e chi vorrá emigrare sará perché lo desidera, e non costretto dalla penuria", ha detto tra gli applausi il neopresidente AMLO. Ha promesso che saranno riesaminati e vagliati tutti i contratti della frettolosa e sospetta privatizzazione della statale petrolifera, e tutti quelli irregolari o illegali saranno annullati.

I nuovi orientamenti della diplomazia e l'America latina hanno trovato posto nelle parole di AMLO, annunciando il ritorno ai principi del "rispetto della sovranità, non ingerenza e soluzione pacifica dei conflitti". Con questo, il Messico riapre la sua porta e le finestre al resto del continente americano, da cui era stato separato per imposizione dei neoliberisti, autorizzati a guardare solo e sempre agli USA e Canada, su cui hanno calibrato ogni tipo di politica. Anche svantaggiosa, purché in sincronia o genuflessa alla dogmatica liberista.

Il nuovo presidente ha di fronte a sé sfide ardue, cominciando dalla dipendenza assoluta al trattato di libero commercio, che fa sí che il 70% delle esportazioni messicane sono dirette agli USA. Situazione aggravata con il muro di Trump alla frontiera, il ritorno al protezionismo, la deportazione di lavoratori messicani e il nuovo negoziato per accordi commerciali bilaterali. Persino l'agricoltura, ora distrutta dall'importazione illimitata dei cereali transgenici canadesi e USA, non garantisce piú la storica autosufficienza del mais, basilare nell'alimentazione. "Dobbiamo tornare a produrre quel che consumiamo" ha promesso AMLO.

La vittoria di AMLO leva una brezza di speranza in America latina, come una boccata di ossigeno per i governi anti-liberisti sottoposti a rappresaglie commerciali e finanziarie. Risulta come uno stimolo morale per l'incremento della resistenza antiglobalista in  Bolivia e in Brasile, e in quella "stalingrado" che é diventato il Venezuela dopo le sanzioni "occidentali".

I voti dei messicani spronano e infondono speranza in Brasile, dove l'ex presidente Lula é prigioniero ed ostaggio dell'oligarchia globalista per impedire ad ogni costo che torni alla guida della nazione piú popolata e dell'economia più importante dell'America latina. L'elezione di AMLO, direttamente o no, é comunque una buona novella anche per l'Argentina indomita. Ancora una volta sacrificata e riconsegnata alle drastiche terapie  del FMI e di Cristine Lagarde, appena ripartita da Buenos Aires con il nuovo bottino nella bisaccia.

Bentornato Messico in America latina che ha sofferto come una amputazione la sua prolungata assenza. Ci sarà un riequilibrio geopolitico regionale sensibile, che avrá riverberi anche nei rapporti di forza interni alla Patria Grande. Come primo atto, la sterilizzazione della perniciosa iniziativa del Gruppo di Lima, autentico cavallo di Troia di Washington.



3 Luglio 2018

KURZ E SEEHOFER RAGGIUNGONO UN’INTESA SUI MIGRANTI: QUELLI REGISTRATI IN ITALIA SARANNO RISPEDITI DA NOI

“NON ADDOSSEREMO RESPONSABILITÀ ALL’AUSTRIA. L’OBIETTIVO È CHIUDERE LA ROTTA MEDITERRANEA”. ORA IL CERINO È IN MANO A SALVINI – LA PROSSIMA SETTIMANA CI SARÀ UN TRILATERALE DI FUOCO…

Flaminia Bussotti per “il Messaggero”

Dopo l' intesa raggiunta ieri a Vienna fra Sebastian Kurz e Horst Seehofer, il cerino, o come si dice qui lo schwarzen Peter, passa all' Italia, dopo essere stato a lungo in mano ad Angela Merkel, poi finito alla Spd e ritornato a Seehofer. Il ministro dell' Interno tedesco sperava di convincere il cancelliere austriaco a riprendersi alla frontiera i migranti sbarcati senza i requisiti in Germania. Da Kurz invece è arrivato un chiaro picche.
MIGRANTI ONGMIGRANTI ONG

L' Austria non ci pensa ad avallare soluzioni nocive al Paese, è il ritornello di Vienna, risuonato anche ieri nell' incontro con Seehofer con Kurz (Övp) e il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache e il ministro degli interni Herbert Kickl (Fpö).

«Non addosseremo né ora né in futuro responsabilità sui migranti all' Austria che non le competono, lo posso escludere», ha assicurato Seehofer passando dalle minacce dei giorni scorsi a un tono conciliante.
sebastian kurz horst seehofer 5SEBASTIAN KURZ HORST SEEHOFER 








La Germania non adotterà misure verso l'Austria, a giorni ci sarà una riunione dei ministri degli interni dei tre paesi. L' obbiettivo è chiudere la rotta nel Mediterraneo, «questo è nell' interesse dell' Italia, ma anche dell' Austria e della Germania», ha sottolineato Kurz.

matteo salvini con i migrantiMATTEO SALVINI CON I MIGRANTI
La riunione trilaterale si terrà la settimana prossima a Innsbruck. Seehofer ha quasi scatenato una crisi di governo in Germania, arrivando anche a minacciare le dimissioni col rischio di far cadere la cancelliera Merkel e tornare alle urne, con il suo masterplan che prevedeva respingimenti di migranti ai confini e l' apertura di centri di transito alla frontiera.

Nodo controverso soprattutto il respingimento di coloro già registrati in un altro paese Ue, ma anche l' idea stessa di centri di transito: il primo punto era a danno in primis dell' Italia, ma anche l' Austria, che avrebbe dovuto riprendersi tutti gli altri sprovvisti dei requisiti per l' asilo in Germania, ne avrebbe fatto le spese.

PIANO AMMORBIDITO
Nel frattempo il piano è stato parecchio ammorbidito: la Merkel ha assicurato che la permanenza nei centri di transito sarebbe al massimo di 48 ore (dopodiché i migranti verrebbero trasferiti in normali centri di accoglienza). L' intesa di Vienna ridurrebbe notevolmente il numero dei respingimenti verso l' Austria (solo quelli che hanno presentato domanda di asilo in un altro paese): il numero di questi in Baviera sarebbe di circa 150 al mese.

sebastian kurz horst seehofer 6SEBASTIAN KURZ HORST SEEHOFER
Si tratta dei profughi «già registrati in Italia e Grecia che hanno fatto lì domanda di asilo», ha detto Seehofer. Negozieremo con quei due paesi per vedere «cosa possono fare» sui movimenti secondari. I migranti registrati in Italia e Grecia che arrivano alla frontiera austro tedesca saranno mandati nei centri di transito e poi rinviati a Roma o Atene: sarà «un contributo essenziale di Italia e Grecia per fermare la migrazione illegale».

Se i negoziati con Italia e Grecia dovessero fallire, si dovrà «pensare a nuove misure per fermare la migrazione illegale», ha precisato.

TRATTATIVA DIFFICILE
Seehofer si è detto consapevole che non saranno negoziati «facili» e, in un ennesimo rimpallo del cerino, lo ha passato di nuovo alla Merkel: «Presumo che a causa della complessità e della dimensione europea, i punti chiave dell' accordo dovranno essere stabiliti dai capi di governo», ha detto.
SALVINI AUSCHWITZSALVINI AUSCHWITZ

Da Vilnius il ministro degli esteri Enzo Maovero Milanesi ha intanto avuto l' assicurazione della collega austriaca Karin Kneissl che per ora Vienna non prevede al Brennero alcuna misura.

6 Luglio 2018

Fonte: qui

sabato 7 luglio 2018

ECCO IL "PIANO B" PER L'ITALIA DI MACRON

BELPIETRO: IL PRESIDENTE FRANCESE(EX ROTHSCHILD), SCONFITTO AL TAVOLO UE, PUNTA SULL’EX PREMIER ENRICO LETTA PER FAR RISORGERE IL PD E RIBALTARE L’ALLEANZA PENTALEGHISTA 

NEL PD MOLTI, PUR DI LIBERARSI DI RENZI, LO AIUTEREBBERO…

Maurizio Belpietro per la Verità
EMMANUEL MACRONEMMANUEL MACRON
Come diceva il vecchio Giulio Andreotti, a pensare male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. Per questo vi racconto alcune indiscrezioni raccolte nei giorni scorsi e che riguardano il Pd e un suo futuro alla francese.

Tutti si domandano che cosa pensino di fare i capi corrente per rianimare il morente partito della sinistra. Ieri ha provato a interrogarsi sul punto anche Paolo Mieli, che dalle pagine del Corriere della Sera ha tratteggiato le mosse dei compagni in vista delle europee del prossimo anno. In realtà non esiste alcun piano strategico, ma tante manovre messe a punto dai capi bastone del Nazareno nella speranza di resistere all' ondata turboleghista che li sta travolgendo. Il disegno più avanzato è riconducibile al solito Matteo Renzi il quale, nonostante le batoste, non si dà per vinto e sogna un ritorno in grande spolvero. L'ex presidente del Consiglio non si candida a ricostruire il Pd, ma a fondare il partito anti populista italiano, ovvero un movimento che si contrapponga alla Lega di Salvini.

Pur usando un nome diverso, il senatore semplice di Scandicci ha in testa il partito della Nazione, ovvero un qualche cosa che vada oltre il Pd e riesca a inglobare Forza Italia. Con declinazioni leggermente diverse rispetto a quello di qualche anno fa, il piano è lo stesso vagheggiato ai tempi del patto del Nazareno: indurre Silvio Berlusconi a un' intesa e poi papparsi ciò che resta degli azzurri, mettendosi al centro della scena politica. Ovviamente il fronte a cui contrapporsi è il governo gialloblù e per raggiungere l' obiettivo Renzi è pronto a cercare alleati anche fuori dall' Italia.

enrico lettaENRICO LETTA
Non so se si tratti di una sua illusione, al momento non confortata da riscontri, o se ci siano stati incontri e incoraggiamenti, ma l' ex segretario mira a farsi sponsorizzare dal presidente francese. Per Renzi, Emmanuel Macron non è solo l' uomo che dalla sera alla mattina si è fatto un partito su misura per scalare l' Eliseo in barba ai vecchi schieramenti gollisti e socialisti (e dunque un esempio da imitare), ma è soprattutto l' arcinemico di Salvini e dunque da lui l' ex premier spera di trovare una sponda che lo aiuti a risalire sulla barca da cui gli italiani lo hanno cacciato il 4 dicembre di due anni fa, con il referendum costituzionale.

conte macronCONTE MACRON
Tuttavia, ciò che Renzi non sa è che anche altri dentro il Pd si stanno muovendo e pure loro guardano a Parigi, nella convinzione che la riscossa non parta né da Firenze né da Bologna (già, perché ultimamente è segnalato un Romano Prodi in grande agitazione per ripiantare l' Ulivo), ma dalla capitale francese. L' uomo che dovrebbe far risorgere il Pd e segare l' albero su cui è seduta l' alleanza pentaleghista si chiama Enrico Letta, il quale da giorni sfoglia la margherita per decidere se scendere in pista o godersi i molteplici incarichi conquistati sulle rive della Senna.

letta gentiloniLETTA GENTILONI
L' ex presidente del Consiglio, da quando è stato disarcionato e ha dovuto cedere la campanella a Renzi, è riparato in Francia, dove siede sulla poltrona di direttore dell' École des affaires internationales oltre a ricoprire l' incarico di presidente dell' Istituto Jacques Delors, un think tank fondato 20 anni fa dall' ex presidente europeo. Il nipotissimo (soprannome dovuto al fatto che il padre Giorgio è fratello del braccio destro di Silvio Berlusconi) a Parigi è di casa e ha rapporti eccellenti con la nomenklatura francese, tanto eccellenti che oltre a essere stato insignito della Legion d' onore, la più alta onorificenza concessa dalla République, è stato nominato nel Comité d' action publique 2022, una commissione governativa voluta dall' Eliseo per riformare lo stato e la pubblica amministrazione di Francia. 
Per non dire poi dell' incarico di consigliere di amministrazione di Amundi, la società di Crédit Agricole e Sociéte Générale per la gestione del risparmio (recentemente si è mangiata il ramo risparmi di Unicredit).

GIUSEPPE CONTE - MASSIMO MORALE DELLA CASINA VALADIER - EMMANUEL MACRONGIUSEPPE CONTE - MASSIMO MORALE DELLA CASINA VALADIER - EMMANUEL MACRON
Insomma, se c' è un politico che a Parigi piace, questo è Letta, che zitto zitto negli anni ha coltivato con scrupolo le sue relazioni, in particolare quelle francesi.

letta gentiloni renziLETTA GENTILONI RENZI











Dunque, altro che Renzi: è proprio sul nipotissimo che Macron ha puntato le sue fiche. Alla roulette della politica italiana il presidente francese conta di vincere la posta più grossa, ossia far cadere il governo Conte e soprattutto Salvini, per poi sostituirli con un esecutivo guidato da un più affidabile Letta.

giuseppe conte emmanuel macronGIUSEPPE CONTE EMMANUEL MACRON
Che, se fosse stato a Palazzo Chigi, certo mai avrebbe replicato colpo su colpo all' Eliseo come ha fatto il ministro dell' Interno nei giorni caldi della chiusura dei porti alle Ong. Né avrebbe costretto il toy boy di Brigitte a digerire il boccone amaro della Aquarius dirottata a Marsiglia e, quel che conta, dei profughi della Lifeline trasferiti in blocco da Malta a Parigi. No, certo: Letta sarebbe stato molto più accomodante di Salvini. È per questo che a Monsieur le président piace l' idea di un ritorno a Roma del Cincinnato pisano. Riuscirà a convincerlo?

Dicono che in molti siano all' opera per fargli dire di sì, ma le pressioni più importanti siano proprio quelle di Macron, che così potrebbe fare il gallo in Europa. Vedremo.

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