9 dicembre forconi

lunedì 12 settembre 2016

A casa del funzionario di Renzi trovate buste con 230mila euro

Pubblicato il 22  by 

Nell’ambito dell’inchiesta di Roma sui processi “pilotati” dalla cricca, la Finanza ha trovato buste con 230 mila euro in contanti

In casa di Renato Mazzocchi, funzionario della Presidenza del Consiglio, i finanzieri hanno trovato quello che stavano cercando: 230 mila euro in contanti preparati in bustarelle.

I militari sono andati a perquisire la casa di Mazzocchi nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma su Raffaele Pizza, il faccendiere finito nelle cronache per le intercettazioni in cui affermava di aver fatto assumere il fratello di Angelino Alfano alle poste.

Le perquisizioni a casa di Renato Marzocchi

Secondo quanto scrive il Corriere, soldi trovati a casa di Mazzocchi sarebbero serviti a pilotare i processi. Una ipotesi che sarebbe supportata anche da intercettazioni ambientali. A Mazzocchi i procuratori arrivano indagando sulla “cricca” di Pizza, quella che ha coinvolto anche il deputato Ncd Antonio Marotta.

I soldi trovati in casa dell’ex capo della segreteria dell’allora ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sono stati considerati “provento di reato” e sequestrati dal Gip.

L’accusa è quella di riciclaggio, ma è ancora chiaro il coinvolgimento di Mazzocchi nella cosiddetta “cricca“.

Per quanto riguarda i processi di cui la “cricca” voleva conoscere in anticipo le indagini, ai pm Alberto Orsini (commercialista che i pm considerano la mente del gruppo) ammette di aver ricevuto informazioni sulle indagini che lo riguardavano. Quello che i magistrati dovranno capire è se i soldi trovati nei cassetti di Marzocchi sono quelli pagati da Orsini per pilotare i processi a suo carico.

19/07/2016
Fonte: qui

Russia, India e Cina unite. Ora l'EURASIA è la prima potenza militare ed economica del mondo

In un mondo in costante guerra (per procura) tra le grandi potenze del mondo, qualcosa sta cambiando nello scacchiere geopolitico: si sta formando un’asse politica, economica e militare contro l’egemonia dell’Occidente. Un’alleanza orientale che vede la partecipazione dei tre eserciti più potenti dell’Eurasia, insieme al Giappone.

L’India, una potenza nucleare e uno dei pochi paesi a non essere stati scalfiti dalla recente crisi economica e finanziaria che ha travolto i mercati emergenti, ha appena stretto un accordo per tenere esercitazioni militari insieme alla Russia. Si chiameranno Indra 2016. È l’ennesima prova di un rafforzamento della partnership militare tra i due paesi.

Il tutto mentre la Cina si è schierata a fianco dei russi nel braccio di ferro diplomatico con gli Stati Uniti e l’Europa, che hanno punito Mosca con una serie di sanzioni economiche dopo il suo presunto coinvolgimento strategico e militare nella guerra civile in Ucraina e dopo l’annessione della Repubblica di Crimea. Dopo Stati Uniti e Russia, la Cina possiede la più grande aviazione militare al mondo.

Un’alleanza economica non solo militare

Anche sul fronte economico i paesi facenti parti dei Brics hanno messo a punto un sistema bancario e monetario alternativo quello di matrice occidentale e una grande banca mondiale dei paesi emergenti. L’AIIB, le cui attività concrete tra cui investimenti in Bangladesh e Pakistan hanno preso il via quest’anno, ambisce a diventare un punto di riferimento anche in America Latina e Africa, non solo in Asia.

Nella tappa delle trattative tra India e Russia che hanno preso il via oggi sulle coste dell’Estremo Oriente russo, si è parlato di nuovo dell’interesse del governo indiano per il sistema antimissile russo S400 Triumph, sebbene il Cremlino a maggio abbia negato l’esistenza di contratti.

Secondo un portavoce del Distretto Militare Orientale russo, le forze armate russe e indiane sono tenute a partecipare a tre grandi esercitazioni militari quest’anno: Indra Navy 2016 addestramento navale, AviaIndra 2016 e Indra 2016. Le attività previste dal programma Indra si sono già svolte nel 2003. 

L’obiettivo è quello di incrementare la capacità di intervento e l’interoperabilità tra le forze russe e quelle indiane.

Due sottomarini nucleari russi per l’India

Il ministero della Difesa russo ha stimato un totale di 500 partecipanti. Alle esercitazioni, il cui avvio è previsto per dicembre, verranno impiegati da parte russa anche una grande nave anti-sommergibile, un cacciatorpediniere, un elicottero anti-sommergibile, una petroliera e un rimorchiatore.

Oltre alle esercitazioni congiunte l’India ha stretto un’altra importante intesa con il Cremlino: noleggerà un secondo sottomarino nucleare dai russi. L’affare non dovrebbe influire minimamente sull’efficienza militare di Mosca, secondo quanto riferito da Sputnik, media filo russo. Nella disponibilità della Flotta di Vladimir Putin ci sono infatti altri sottomarini, Kalmar, Antej e Borej.

Sul sottomarino, riferisce la testata Kommersant, “saranno installati dei lanciatori per i siluri supersonici BrahMos”. Nel 2012 l’India ha preso a nolo un altro sottomarino russo, il Nerpa, per dieci anni. I sottomarini classe Akula appena noleggiati sono un gruppo di sommergibili multiruolo nucleari di terza generazione, costruiti dal 1983 al 2004.

Fonte: qui

LA RESA DEI CONTI DENTRO LA UE: PAESI DELL'EST IN RIVOLTA SUI MIGRANTI, QUELLI DEL SUD CONTRO LA GERMANIA (CHE REAGISCE)

Ad una settimana dal Consiglio Ue di Bratislava (dove il gruppo di Visegrad dichiarerà "guerra" alla Commissione Ue sui migranti), l'Unione mai così disunita come ora  si ritrova segnata da un nuovo scontro sull'austerità, ovvero sulla dottrina dei banchieri tedeschi e nord europei. Uno scontro frontale dalle caratteristiche geografiche.  

Da un lato la Germania del ministro-falco Wolfgang Schaeuble dall'altro l'accozzaglia dei governi finti-socialisti-sinistri(veri destri-elitari!) dei Paesi mediterranei della Ue, riunitasi ieri ad Atene su iniziativa del premier greco Tsipras.

Un  vertice che si poneva tra gli obiettivi primari la formazione di un fronte comune anti-austerity e che, proprio per questo, finisce gia' prima di cominciare nel mirino dei tedeschi.
Ad Atene sono arrivati i leader della sponda Sud dell'Ue: Renzi, Hollande, il maltese Joseph Muscat, il portoghese Antonio Costa fino al presidente cipriota Nicos Anastasiades mentre la Spagna e' l'unica ad essere sotto-rappresentata: per Madrid partecipa infatti il viceministro (di un governo inesistente, in carica solo per l'ordinaria amministrazione) agli Affari Ue Fernando Eguidazu.

Ed era tarda mattinata, ieri, quando, prima ancora di leggere la dichiarazione comune che produrra' il summit Euro-Med e' il capogruppo Ppe a Bruxelles Manfred Weber ad tirare la prima sciabolata mediatica: partecipare a questo vertice di Atene e' da "irresponsabili", afferma, riferendosi ai leader piu' di 'peso' dell'incontro, Renzi, Hollande e il 'padrone di casa' Tsipras.

Ancor piu' duro, anche perche' segnato dal sarcasmo, e' il commento di Schaeuble. "Quando i leader socialisti si incontrano perlopiu' non viene niente di buono e di intelligente", punge il titolare dell'Economia di Berlino, consapevole che l'unico leader conservatore potenzialmente presente al consesso ateniese, Mariano Rajoy, risulta assente perchè sarebbe stato lì a titolo personale, visto che non è riuscito a formare un governo.
Parole alle quali e' Tsipras a replicare, sottolineando come il gruppo Euro-Med "voglia unire e non dividere l'Europa", sulla base di tre concetti: crescita, sicurezza, solidarieta' nella gestione della crisi dei migranti. Ufficialmente dal governo italiano non giunge alcuna risposta mentre e' il capogruppo del Pse, Gianni Pitella a replicare in modo netto: "Weber farebbe meglio a pensare ai suoi amici falchi dell'austerita', i veri responsabili della stagnazione europea", afferma l'esponente del Pd facendo riferimento a quel surplus primario che in Germania ammonta ormai a 90 miliardi e che di fatto viola le regole Ue.

Di certo, il fatto e' che il vertice dei Paesi del Sud - ironicamente chiamato dalla stampa tedesca 'Club Med' - ha dato molto fastidio al governo tedesco, perche' a partecipare e' stato anche Hollande che fino a qualche mese fa era fedelissimo all'asse franco-tedesco con la Merkel. L'Italia, in questo rinnovato 'movimento' europeo, fa il suo gioco, ma come sempre capita a Renzi, è fatto di chiacchiere, intenzioni a parole, nessuna decisione nei fatti. E infatti, alla fine il vertice del Club Med socialista s'è concluso con l'ennesimo documento-appello-esortazione al "cambiamento", alla "flessibilità", alla dine del "rigore". Documento che - vien da dire - non è neppure stato tradotto in tedesco.

Ma la sostanza è sotto gli occhi di tutti: a tre mesi dalla vittoria del Brexit, la Ue anzichè compattarsi è dilaniata da una guerra intestina tra Nord e Sud con al centro l'euro sempre più percepito come una moneta che ha portato povertà e crisi economica. 

La partita dentro la Ue si fa sempre più dura, piu' che nel vertice di Bratsilava, lo scontro finale si materializzerà a gennaio 2017 con il rinnovo della carica di Martin Schulz (a capo dell'Europarlamento) e Donald Tusk (a capo del Consiglio Ue) due nodi che somigliano sempre piu' ai cappi di una forca a cui verrà impiccata la Ue. 

sabato 10 settembre 2016

Fonte: ilnord.it

domenica 11 settembre 2016

Tornano il bail-in e il furto delle pensioni

Nuovi sviluppi in Italia e Germania confermano l’intenzione delle élite dominanti in Europa di saccheggiare la popolazione per salvare la bisca finanziaria. 

In Italia, il bail-in è rientrato dalla finestra dopo essere stato apparentemente evitato nel caso del Monte dei Paschi di Siena. 

Ricordiamo che poche ore prima della pubblicazione dei risultati degli stress test, il 30 luglio scorso, era stato concluso l’accordo per salvare l’unica banca che sarebbe stata bocciata, MPS. 

L’accordo prevedeva la cessione delle sofferenze al prezzo scontatissimo di 30 centesimi per un euro, al fondo Atlante che le avrebbe cartolarizzate e vendute sul “mercato” con garanzia statale. In cambio, un consorzio di banche internazionali, composto da Mediobanca, JP Morgan, Goldman Sachs, Santander, Citi, Crédit Suisse, Deutsche Bank e Bank of America Merrill Lynch. si era impegnato a sottoscrivere un aumento di capitale di cinque miliardi. 

Ma il 30 agosto, l’AD di MPS Fabrizio Viola ha proposto al Consiglio d’amministrazione della banca un cambiamento per ridurre l’esborso dei disinteressati investitori. Concretamente, egli ha proposto il bail-in di tre miliardi di obbligazioni subordinate in mano a istituzioni e risparmiatori. 

Le obbligazioni dovrebbero essere convertite in azioni, così riducendo la sottoscrizione per il consorzio. 

Ma l’aumento di capitale è superiore al previsto: secondo Viola la banca avrebbe bisogno di soli tre miliardi, che aggiunti ai tre dei bond convertiti in azioni, fa un totale di sei miliardi. 

In Germania, il sottosegretario alle Finanze Jens Spahn (nella foto) – un tipetto il cui sguardo allucinato lo fa sembrare il gemello separato alla nascita del “mostro del Circeo” – ha proposto di investire i fondi delle pensioni statali, che tradizionalmente vengono investiti in modo prudente, come i titoli di stato, nel mercato azionario

In un’intervista al Sueddeutsche Zeitung del 22 agosto, Spahn ha dichiarato: “Laddove sia possibile, dobbiamo ridurre le garanzie a favore di maggiori possibilità di guadagno”, e “dovremmo investire in modo più scaltro il denaro che non verrà usato nei prossimi dodici mesi”. 

La domenica successiva, Spahn è stato promosso “Cancelliere in attesa” dal quotidiano britannico The Guardian. Spahn è certamente ben visto dai mercati finanziari come possibile successore a Merkel, ora che si è aperta la lotta di successione dopo la cocente sconfitta della CDU nelle elezioni dello stato del Mecklenburg-Vorpommern. Spahn ha già iniziato la rincorsa a destra del partito AfD sul tema dell’immigrazione. 

Fonte: qui

GERMANIA: CROLLA VIRTUALMENTE IL MARCO!

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L’ho scritto l’altro giorno, non siamo mai sicuri in una certa misura siamo sempre ignari, direbbe il nostro caro Kenneth Arrows, la nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza, quella su come funziona questa unione monetaria, questo euro addirittura non è vaghezza ma buio totale, totale blackout della consapevolezza.
Chi è con noi solo da poco, deve fare uno sforzo di rileggersi buona parte della nostra avventura per cercare di comprendere quello che in realtà sta accadendo, per semplificare, basta utlizzare il motore di ricerca Google, scrivere il nostro nome non a fianco l’argomento che interessa.
Visto che probabilmente non è stata una buona idea proporre questo post sotto l’ombrellone, in mezzo all’estate ad agosto, forse è il caso di riproporlo aggiungendovi una tabella che spiega nel dettaglio quanto sia insopportabile per la nostra economia questa terribile gabbia denominata euro.

Ma tu guarda abbiamo passato anni a raccontare al mondo intero il fallimento di questa unione monetaria, di questo sistema monetario, di una moneta fallita ancora prima di nascere, mentre loro, i giornali mainstream, cercavano di raccontare favole e leggende metropolitane.

Ricordo ancora ad esempio qualche anno fa uno dei tanti “dotti, medici e sapienti” che ho incontrato in occasione delle mie conferenze, che sdegnato mi disse. ” Mazzalai lei è un inconsciente, non sa quello che potrebbe accadere al nostro sistema bancario fuori dall’euro! “
In effetti, ho visto quello che è successo dentro l’euro al nostro sistema bancario e mi basta e avanza.
Poi all’improvviso una folgore sulla via di Damasco…

The One-Size Euro Mightn’t Be So Tight After All – Bloomberg

Quanto vale un euro: tra Grecia e Germania la differenza ha superato i 40 cent…


No dai, chi l’avrebbe mai detto! Talvolta alla talevisione, spesso ultimamente sui giornali con sfumature varie, si incomincia a raccontare che…

La forza della moneta unica sul dollaro, varia da Paese a Paese. L’equilibrio rispetto ai fondamentali dell’economia tedesca sarebbe a 1,4 dollari, mentre per quelli greci dovrebbe essere sotto la parità. L’azione della Bce ha ridotto le differenze, ma le mosse di Draghi non riescono a soddisfare a pieno nessuno.

MILANO – Se c’è un luogo nel quale mettere in discussione il motto che “l’unione fa la forza” è senza dubbio l’Eurozona e uno studio che arriva da Oxford Economics rinforza questa percezione.

L’economista Angel Talavera da Londra ha realizzato a inizio agosto una ricerca per Bloomberg Benchmark sull’euro e su quale dovrebbe essere la “giusta” quotazione contro il dollaro, se rispettasse la “forza” dell’economia dei suoi singoli componenti. In pratica, quale sarebbe il tasso di cambio equilibrato sul biglietto verde per otto delle economie rappresentative dell’area con la moneta unica.

Un modo per mostrare come le ampie differenze tra Nord e Sud del blocco europeo non sono rappresentate dalla forza della valuta comune, che per sua natura non può oscillare liberamente in ogni Paese (come invece accadeva fino ai tempi della lira, del marco o della dracma).


Proprio Germania e Grecia sono i due poli di questa osservazione, mentre l’Italia sta nel mezzo e ringrazia l’intervento della Bce per aver ritrovato un equilibrio. I numeri spiegano meglio il concetto.

Se la forza dell’euro dovesse rispondere solo ai fondamentali tedeschi (cioè alla solidità del bilancio di Berlino, alle sue prospettive di crescita e al suo saldo positivo nella bilancia dei pagamenti), il valore dell’euro dovrebbe essere intorno agli 1,4 dollari (attualmente siamo a 1,13 dollari).

Se invece rispondesse a una egemonia greca, dovrebbe stare sotto la parità.

Per l’Italia le cose vanno abbastanza bene, visto che il cambio ideale sarebbe poco sopra 1,15 dollari e quindi non lontano dalla situazione attuale.

Ovviamente, dietro questi numeri c’è tutto l’impatto del valore della moneta unica sulla presenza delle aziende dei vari Paesi europei sui mercati internazionali: la Germania sta di fatto presenziando il mondo con una divisa svalutata, della quale riescono a beneficiare le sue imprese esportatrici. La Grecia avrebbe invece bisogno di indebolire la moneta, cosa che non può evidentemente fare.

Peccato che questa è solo una faccia della stessa medaglia, peccato che in realtà, guardando il tutto da un’altra prospettiva, il cambio poco sopra a 1,15 non è affatto un buon cambio per la nostra economia, per le nostre esportazioni…


Come proposto ieri da Giovanni Zibordi su Twitter, secondo una ricerca targata Morgan Stanley, la Germania esporta fuori dall’Europa con un tasso di cambio svalutato di oltre il 26 % rispetto all’ Italia, la stessa percentuale di svalutazione subita dalla sterlina nell’ultimo anno.

«Alla luce di quanto è accaduto dal giorno del referendum sono assolutamente sereno». Nessun ripensamento per il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney accusato di aver previsto una dinamica economica in toni negativi e di aver varato troppo presto un nuovo allentamento monetario. Il numero uno dell’istituto centrale nell’audizione alla Commissione Tesoro di Westminster non ha rinunciato, però, a un’importante puntualizzazione.

«Il rischio di una recessione tecnica – ha detto – è oggi più lontano. E questo grazie alle misure adottate dal Comitato di politica monetaria». Ovvero al taglio dei tassi d’interesse al minimo storico di 0,25% e al nuovo round di quantitative easing, azioni varate ai primi di agosto.

Balle, ma quale politica monetaria,  tutto grazie alla svalutazione della sterlina, il resto sono chiacchiere da bar dei banchieri centrali.


Buona consapevolezza!

sabato 10 settembre 2016

Finanziamenti Italia-UE: per il Belpaese saldo negativo di 5,4 miliardi, ma è anche colpa nostra

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La corte dei Conti ha pubblicato la Relazione annuale 2015 al Parlamento su “I rapporti finanziari con l’Unione Europea e l'utilizzazione dei fondi comunitari” che mette sulla bilancia i contributi economici che l’Italia versa all’Unione e i soldi che Bruxelles versa, invece, all’Italia per progetti di sviluppo e occupazione.

PUBBLICATO il  su 

Secondo la Corte dal 2008 al 2014, la casse italiane registrano un saldo negativo di 39 miliardi, che rappresenta quindi la differenza tra quanto abbiamo dato e ricevuto in quel periodo di tempo.

Soltanto nel 2014 l’Italia ha versato 5,4 miliardi in più di quanto abbiamo ricevuto come finanziamenti.

Su questi calcoli si alzano le voci di protesta contro i burocrati di Bruxelles, contro l’UE brutta e cattiva che complotta contro l’Italia. Ma in realtà, il fatto che l’Italia versi più di quanto riceve è fatto noto da tempo, da quanto sono in vigore le modalità di calcolo dei contributi dovuti dai Paesi membri all’UE. Il dato interessante che, però, la Corte dei Conti aggiunge alla discussione è che la responsabilità delle minori entrate rispetto alle uscite è anche nostra, perché non sappiamo spendere i finanziamenti provenienti dall’UE.
Come si finanzia l’UE
Basta andare sul sito dell’Unione Europa per verificare le modalità con cui si finanzia l’UE. La fonte principale è il contributo dei Paesi membri calcolato in circa lo 0,7% del reddito nazionale lordo. “I principi di base – si spiega - sono la solidarietà e la capacità contributiva, ma se ne risulta un onere eccessivo per determinati paesi, si procede ad aggiustamenti”. Un’altra parte dei soldi arriva dall’IVA di ciascun Paese (circa lo 0,3%) e dai dazi all'importazione sui prodotti provenienti dall'esterno dell'UE.

Per quanto riguarda il 2014, ultimo dato disponibile, la Corte dei Conti indica un saldo (negativo per l’Italia) di 5,4 miliardi di euro.

Il contributo italiano è diminuito del 7,5% rispetto all’anno precedente a fronte, però, di una flessione degli accrediti ricevuti dall’Unione per la realizzazione di programmi europei del 15,1%.
Inoltre, sottolinea la Corte, l’Italia continua a farsi carico insieme ad altri Paesi di una quota dei rimborsi al Regno Unito per la correzione dei suoi “squilibri di bilancio” (circa 1,2 miliardi di euro nel 2014, con un incremento di circa il 29% rispetto all’anno precedente).  Le contribuzioni di Danimarca, Irlanda e Regno Unito sono ridotte rispetto agli altri Paesi perché non partecipano a certe politiche nel settore della giustizia e degli affari interni e quindi gli altri membri devono compensare versando a loro parte dei contributi.
Questi i grafici pubblicati sul sito dell'Unione Europea che indicano i fondi dati e ricevuti dall'Italia nel 2014.
Spese UE in ItaliaContributi al bilancio UEevoluzione bilancio UE-Italia
Le responsabilità italiane del saldo negativo
Ma se la notizia dei contributi italiani maggiori dei finanziamenti non è nuova, risulta interessante il dato evidenziato dalla Corte dei Conti sulla gestione italiana dei soldi provenienti dall’UE.
L’analisi della Corte ha evidenziato che “per far fronte ai ritardi nell’utilizzo di tali fondi ed evitare perdita di risorse comunitarie, le Autorità italiane, d’intesa con la Commissione Europea, hanno ridotto la quota di cofinanziamento nazionale, attraverso le riprogrammazioni definite nell'ambito del Piano di Azione Coesione”.
L’Italia da una parte non impiega soldi per i confinanziamenti con l’UE e dall’altra utilizza male i fondi accreditati dall’Unione. La Corte sottolinea il capitolo delle frodi e delle irregolarità per i contributi illeciti che continuano a crescere di anno in anno, tanto da raggiungere quota 142,2 milioni in salita rispetto agli 82 milioni di un anno prima. Questo dato di fatto non solo ci fa perdere in termini di credibilità internazionale, ma anche in termini economici veri e propri.
Formazione, occupazione, imprenditoria e agricoltura sono i settori maggiormente coinvolti nelle frodi e nelle truffe con i soldi europei.
“Un fenomeno che desta allarme” e che porta spesso alla “mancata realizzazione delle attività finanziate, soprattutto con riguardo ai contributi pubblici”. Insomma miliardi che partono dall’Europa, finiscono nella casse italiane che le impiega per opere o attività fantasma.
Ma ormai la programmazione dei finanziamenti europei 2007-2013 è andata, ma siamo ancora in tempo per cercare di recuperare quella in corso, 2014-2020. A riguardo la Corte osserva che “l’Accordo di Partenariato tra l’Italia e la Commissione europea, del novembre 2014, prevede che le criticità dei cicli precedenti vengano superate attraverso una programmazione più trasparente e verificabile, un monitoraggio permanente ed un supporto all’attuazione, anche grazie alla Agenzia per la coesione territoriale, i piani settoriali nazionali di riferimento nonché i piani di rafforzamento amministrativo per le Amministrazioni centrali e per le Regioni”. Speriamo che la trasparenza sia sufficiente a contrastare il malaffare tutto italiano.
Insomma, il saldo tra soldi ricevuti e versati dall’UE resta anche nel 2014 negativo, ma non per un accanimento dell’Unione nei confronti dell’Italia, ma perché è l’Italia stessa che continua a dimostrarsi bravissima nel darsi la tappa sui piedi da sola. E poi addossare la colpa agli altri.

MA POTREMMO FAR DI MEGLIO, MANDARE TUTTA LA UE A QUEL PAESE E CHIUDERE QUELL'IGNOBILE TEATRINO PER FALLIMENTO E RISPARMIARE LE SOMME RELATIVE AL SUO INUTILE MANTENIMENTO!!!!

Fonte: qui

I COLOSSI USA DI MORGAN STANLEY E GOLDMAN SACHS PREVEDONO BOCCIATURA PER IL REFERENDUM BY RENZI: "I NO AL 65%"

COSI' PIU' DIFFICILE IL SALVATAGGIO DI MONTEPASCHI, TARGATO JP MORGAN 

"NON HA UN PIANO INDUSTRIALE", DICONO GLI INVESTITORI (TRADUZIONE: LA BANCA NON HA FUTURO) 

PASSERA STA ALLA FINESTRA

Giovanni Pons per “La Repubblica”

lloyd blankfein goldman sachs

LLOYD BLANKFEIN GOLDMAN SACHS

Le nubi che si stanno addensando sull’autunno- inverno delle banche italiane sono plumbee. In soli due giorni due merchant bank di standing mondiale come Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno prodotto ricerche per fornire la loro previsione sul referendum costituzionale che avrà luogo in Italia tra fine novembre e i primi di dicembre. Come mai?

In effetti l’esito del referendum e il conseguente destino del governo di Matteo Renzi possono avere una notevole influenza sul sentiment degli investitori internazionali verso l’Italia. 

Se poi si aggiunge che al voto del referendum è legata anche la ricapitalizzazione da 5 miliardi del Monte dei Paschi, in cui si stanno impegnando JP Morgan e Mediobanca, si capisce perchè le principali banche d’affari Usa abbiano preso carta e penna per mettere in guardia i loro clienti.

James Gorman ceo Morgan Stanley

JAMES GORMAN CEO MORGAN STANLEY

«I nostri economisti vedono una probabilità del 65% di rigetto del referendum costituzionale», scrivono gli analisti di Morgan Stanley specializzati sul settore bancario, «se sarà così vi sarà un periodo di incertezza, con ricadute sulla fiducia e sulla crescita del Pil». 

E la conseguenza sulle banche e su Mps sarà inevitabile. 

«Più importante, noi pensiamo che una vittoria del “No” andrà a influenzare le banche italiane, creando difficoltà al piano di ristrutturazione di Mps e un rischio di contagio per tutto il settore bancario europeo»(LA VITTORIA DEL "NO" AL REFERENDUM CREEREBBE PIU' DI QUALCHE PROBLEMA AGLI USURAI E AGLI SPECULATORI FINANZIARI!!!).

Insomma, ciò che i più acuti osservatori temevano ora si sta verificando. E il cambio in corsa del numero uno del Monte annunciata ieri è la prima conseguenza di una situazione che si sta progressivamente complicando. Quali sono le possibili soluzioni?

Il governo, che attraverso il ministero dell’Economia è anche il primo azionista di Mps con il 4%, per non dover intervenire attraverso una procedura di risoluzione si è affidato mani e piedi alla soluzione prospettata da JP Morgan e Mediobanca. E cioè vendita di 27 miliardi di sofferenze lorde al fondo Atlante e successiva ricapitalizzazione da 5 miliardi da effettuarsi sul mercato. 

Ma questo piano è entrato ben presto in difficoltà per una serie di motivi ben precisi.


jpmorgan dimon renzi padoan

JPMORGAN DIMON RENZI PADOAN

L’ammontare dell’aumento è troppo elevato, il prezzo a cui verranno offerte le azioni Mps sarà al di sopra della media a cui quotano le banche italiane, l’ad aveva già chiesto al mercato 8 miliardi dicendo che erano gli ultimi, non c’è un piano industriale a supporto dell’operazione che per l’appunto risente del rischio referendum. La prossima sostituzione dell’ad risolve uno di questi problemi ma gli altri rimangono sul tavolo inclusa una accesa rivalità tra banche d’affari che impedisce di trovare altre vie d’uscita.

Finora non è stata infatti presa in considerazione l’opzione Passera-Ubs, il cui piano di risanamento non è stato esaminato da Siena. Nella sua versione più aggiornata il piano dell’ex ad di Intesa Sanpaolo prevede 2,5 miliardi di aumento di capitale per Mps che sarebbe già coperto da investitori istituzionali americani.

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CORRADO PASSERA E SUA MOGLIE

Dunque non si passerebbe dalle forche caudine del mercato e si sterilizzerebbe l’effetto referendum. La bad bank con 30-32 miliardi di sofferenze lorde verrebbe gestita con più calma e le azioni della “good” e della “bad” verrebbero distribuite agli azionisti. Un miliardo arriverebbe dalla conversione volontaria di bond e gli utili dei prossimi due anni sarebbero destinati a riserva. Senza pagare commissioni esagerate per il prestito ponte. Si vedrà nei prossimi giorni se il cda del Monte vorrà esaminare questa soluzione.


Fonte: qui