9 dicembre forconi

lunedì 2 ottobre 2017

UNA GIURIA DI DALLAS ORDINA A JP MORGAN DI PAGARE ALMENO 4 MILIARDI A UNA VEDOVA, PER AVER GESTITO MALE L’EREDITÀ DA 19 MILIONI CHE LE AVEVA LASCIATO IL MARITO

I SEI GIURATI CI HANNO MESSO SOLO 4 ORE PER DELIBERARE LA BASTONATA ALLA PIÙ GRANDE BANCA AMERICANA, CHE BRUCEREBBE 2/3 DEGLI UTILI TRIMESTRALI

28 Settembre 2017

(MF-DJ)--Una giuria di Dallas ha ordinato a J.P. Morgan Chase di pagare piu' di 4 miliardi di dollari con l'accusa di aver gestito male l'eredita' da 19 milioni di dollari di un ex manager esecutivo di American Airlines, Max Hopper.

La giuria ha scoperto che la banca avrebbe commesso una frode, violato l'obbligo fiduciario e un anche un accordo sulle commissioni. J.P. Morgan avrebbe impiegato anni a liberare gli asset in questione e, in alcuni casi, le stock option sono scadute. La banca, secondo l'accusa, avrebbe anche ignorato la richiesta della vedova di Hopper di vendere alcuni titoli e quest'ultima avrebbe anche pagato commissioni extra.


jamie dimon jp morganJAMIE DIMON JP MORGAN
DAGO-AGGIUNTA: In America esistono i cosiddetti punitive damages, una sanzione pecuniaria oltre il risarcimento dei danni che le giurie possono appioppare al convenuto in un procedimento civile. I danni effettivi riconosciuti dalla giuria erano solo 4,7 milioni, mentre le spese legali sono arrivate alla sommetta di 5 milioni, ai quali i giurati hanno aggiunto tra i 4 e gli 8 miliardi in punitives.

La giuria, composta da sei persone, ha impiegato solo 4 ore a deliberare il suo verdetto. L’assoluta imprevedibilità del jury trial è il motivo per cui le parti provano sempre a negoziare una transazione prima del giudizio, nonché un ottimo incentivo per cause temerarie portate avanti da avvocati ingolositi da patti di quota lite e spese legali che (come in questo caso) possono essere più alte del risarcimento stesso…

jamie dimon jp morganJAMIE DIMON JP MORGAN
Se dovesse essere confermata in appello, questa sentenza brucerebbe due terzi dei 6,6 miliardi di utili registrati da JP Morgan (che in borsa vale circa 330 miliardi) nell’ultimo trimestre.

Fonte: qui

UNIVERSITA', SESSO, RICATTI E PURE UN SUICIDA: QUEL GRAN "PUTTANAIO" CHE E' IL DIRITTO TRIBUTARIO




LETTERE ANONIME FRA PROFESSORI, SOLDI, FAIDE: ECCO COME I BARONI TRUCCAVANO I CONCORSI 

DALLE CARTE DELL’INCHIESTA DI FIRENZE (7 DOCENTI AI DOMICILIARI) ESCE UNO SPACCATO INQUIETANTE DELL’UNIVERSITA’ ITALIANA
Alessandro Da Rold e Luca Rinaldi per Lettera 43

Sesso, ricatti, faide tra luminari del diritto, lettere anonime per infangare e mettere fuori gioco dai concorsi altri candidati a incarichi da professore. Persino il sospetto da parte degli inquirenti che le spartizioni baronali, con l'intento di favorire candidati associati agli studi legali, fossero un modo per qualificarli così da giustificare poi parcelle più onerose di svariate milioni di euro.
Philip Laroma JezziPHILIP LAROMA JEZZI

In pratica, soldi, sesso e ricatti, come nei più classici romanzi di James Ellroy. E per di più l'ombra di un suicidio, causato da una fuga di notizie per informare uno degli indagati. Dall'ordinanza di custodia cautelare dell'inchiesta della procura di Firenze - che ha sgominato la presunta cricca di tributaristi che si spartivano i posti da professori nelle università italiane - emerge un quadro inquietante del mondo accademico.

DEPISTAGGI AD ARTE
L'indagine, partita grazie alle registrazioni con il cellulare del ricercatore Philip Jezzi Laroma, ha già portato agli arresti domiciliari sette professori, facendone interdire dalle lezioni altri 22. Le accuse sono di corruzione e abuso d'ufficio. Ma, in attesa del processo, gli strascichi rischiano di farsi sentire nel lungo periodo soprattutto nel mondo dei luminari del diritto tributario.

pasquale russo universitopoliPASQUALE RUSSO UNIVERSITOPOLI
Nelle carte firmate dal gip Angelo Palazzi c'è di tutto. Non solo le ormai note frasi del professore Pasquale Russo a Laroma, con i riferimenti nemmeno troppo velati a farsi da parte («È il mercato delle vacche» o «non fare l'inglese, fai l'italiano») abbandonando le speranze nella meritocrazia nostrana, ma c'è persino un caso di depistaggio organizzato ad arte durante un concorso universitario per screditare un altro candidato.

C'è infatti una lettera anonima diretta a mettere in luce l'incompatibilità della candidata del professor Fabrizio Amatucci, ordinario di Diritto tributario a Napoli ai domiciliari, con l'accusa di corruzione. A farla preparare è il professor Adriano Di Pietro, presidente della commissione che deve decidere sulle candidature.

FABRIZIO AMATUCCIFABRIZIO AMATUCCI
E chi la prepara? Uno dei suoi candidati, Giangiacomo D'Angelo, perché da una parte lo stesso Amatucci ha «qualche debolezza, perché si dichiara a tempo pieno però lavora nello studio del padre», e poi «c'è una delle candidate che lavora sempre lì nel suo studio». Fatte verificare le informazioni dal proprio candidato, Di Pietro dà indicazioni perché lo stesso scriva una lettera e la faccia pervenire anonimamente al suo studio così da poterla aprire nel corso della seduta della commissione del primo aprile 2015.

Una strategia che, dice Di Pietro intercettato, «fa parte del ricatto che devo fargli», altrimenti Amatucci si impunterà per l'abilitazione dei suoi. Annotano i magistrati: «Le parole pronunciate dal presidente della commissione sono inequivocabili. Egli parla senza mezzi termini di "ricatto"».

UNA LETTERA «BRUTTISSIMA»
Adriano Di Pietro universitopoliADRIANO DI PIETRO UNIVERSITOPOLI
Di Pietro - scrivono i pm - ha pertanto bisogno di avere le informazioni richieste perché vuole ricattare Amatucci per ottenere che egli non si impunti per avere l'abilitazione dei candidati Selicato e Tundo. Dopo appena due giorni, il 28 marzo 2015, Di Pietro ottiene dal candidato D'Angelo le informazioni richieste. Quest'ultimo spiega al commissario: «Senta prof, io ho chiesto informazioni, ieri ho fatto qualche telefonata... sembrerebbe che la tipa in realtà collabora... collaborava con loro, veramente con un ruolo di sottordine, nel senso che... eh sì sì sì, ma con un ruolo di sottordine... portava delle cose, cioè non ha... non aveva.... era professionalmente soda/e, sostanzialmente... però senza un ruolo di...».

giuseppe cipolla universitopoliGIUSEPPE CIPOLLA UNIVERSITOPOLI
Come se nulla fosse la lettera arriva a Di Pietro, viene aperta e mostrata ai commissari in coda alla riunione del primo aprile. Al termine della seduta mostra la lettera dicendo di averla aperta lì davanti a tutti. Giuseppe Cipolla, altro membro della commissione, dopo averla letta, la definisce «bruttissima». E, come previsto, mette in difficoltà Amatucci che nega ci siano incompatibilità con la candidata Ciarcia, segnalando che lui lavora a tempo pieno per l'università e che se anche la candidata collabora con lo studio del padre la cosa non lo riguarda.

Russo si distingue sempre per il modo di parlare. Annotano sempre gli inquirenti: il professore, senza mezzi termini, nel corso della telefonata del 4 aprile 2015, racconta a Di Pietro che la mancata abilitazione di Francesco Padovani, nel corso della prima tornata della commissione, è stato il «prezzo pagato» per «lasciare spazio come commissario» a Guglielmo Fransoni e per consentire, quindi, a quest'ultimo «di fare le porcherie per i candidati romani».
Guglielmo Fransoni universitopoliGUGLIELMO FRANSONI UNIVERSITOPOLI

Si ricorda che, una volta accertato che sussiste l'incompatibilità, Fransoni induce Padovani a ritirare la sua candidatura. Tra "i candidati romani", Russo annovera pure una delle ricercatrici del dipartimento di Diritto ed economia delle attività produttive de La Sapienza, a suo dire abilitata su richiesta di uno degli indagati, il professore ordinario di Diritto tributario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Roma Pietro Boria, nonostante la mancanza delle necessarie capacità.

Russo si domanda quali meriti possa vantare la candidata («ehhhh che c'ha? Meriti fisici ehhh non lo so...») e rievoca il momento in cui lui le ha «bocciato» «la tesi in dottorato» dicendole: «Mi sembra modesta questa, questa tesi, mi sembra modesta, cerca di arricchirla, lavoraci un anno ancora». Russo continua il suo racconto dicendo: «Dopodiché, come parole al vento, dopo due mesi gliel'hanno fatta pubblicare, poi si è messa a scopare con Boria ed è diventata meritevole». Seguendo la narrazione di Russo, «l'abilitazione della ricercatrice sarebbe stata portata avanti quindi da Fransoni su richiesta di Boria, in assenza dei necessari requisiti».
Pietro Boria universitopoliPIETRO BORIA UNIVERSITOPOLI

BORIA SCOPA
Una parte dell'ordinanza di custodia cautelare è dedicata a Gianni Zamperini, 42enne esperto di computer. Chiamato dagli amici BBK, e gestore del dominio salviniescalar.it utilizzato dallo studio professionale romano “Salvini - Escalared”, era amico di Livia Salvini, professoressa della Luiss, spesso ospite a Ballarò come esperta di tasse e già nel collegio sindacale del Pd. La guardia di finanza lo sente il 13 settembre, lui nega di aver avvisato la professoressa di indagini a suo carico, ma la polizia giudiziaria ritrova, sul suo apparecchio telefonico, delle comunicazioni con l'avvocato Liliana Spartera, amica sua e di Livia Salvini, nelle quali egli afferma con chiarezza di aver avvisato quest'ultima. Zamperini viene indagato per il reato previsto e punito dall'art. 378 del codice penale, cioè favoreggiamento. Il giorno dopo si suicida.

gianni zamperiniGIANNI ZAMPERINI
SUICIDIO ZAMPERINI
Si legge nell'ordinanza. «L'evento è stato comunicato a Livia Salvini da un tal Fabio. Costui, quando ha rinvenuto il cadavere di Gianni Zamperini, ha potuto prendere visione del decreto di intercettazione a carico di Livia Salvini. Dalla conversazione del 17 settembre 2014 si intuisce che Livia Salvini effettivamente sia stata messa a conoscenza della richiesta di intercettazione. Commentando con il compagno Eugenio il suicidio di Gianni Zamperini, ha affermato prima: "...magari era anche turbato da... da questa cosa della guardia di finanza" e poi: "...non posso fare a meno di pensare che é colpa mia" e "quanto meno sono stata l'occasione scatenante"».
livia salvini universitopoliLIVIA SALVINI UNIVERSITOPOLI

«Queste parole», scrivono gli inquirenti, «non avrebbero alcun significato se Livia Salvini non avesse saputo dell'intercettazione e sembrano confermare lo stato di disagio psicologico che possa essere provato il suo informatore dopo essere stato scoperto».

Fonte: qui


ARRESTATO MASSIMO NICOLETTI, DETTO “BARBA”, FIGLIO DEL CASSIERE DELLA BANDA DELLA MAGLIANA

SEQUESTRATI BENI PER 5 MILIONI DI EURO TRA CUI IL PATRIMONIO IMMOBILIARE COMPOSTO DA BEN 13 VILLINI E 29 BOX A VERMICINO


Beni immobiliari e società per un valore di oltre 5 milioni di euro. Questo quanto sequestrato a delle società riconducibili a Massimo Nicoletti, classe 1964, figlio del noto Enrico, storico cassiere e “riciclatore” della Banda della Magliana. Le indagini da parte del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma.

Ordinanze custodia cautelare

Le Fiamme Gialle hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale capitolino, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 4 soggetti, fra i quali il figlio 53enne del 'cassiere' della Banda, accusati di trasferimento fraudolento di beni al fine di eludere la normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali.
massimo nicolettiMASSIMO NICOLETTI

Arrestato figlio di Enrico Nicoletti cassiere della Banda della Magliana

Nel contempo i militari hanno sequestrato 2 società di capitali e le quote del capitale di una terza società, per un valore stimato di oltre 5 milioni di euro. Target principale delle investigazioni, condotte dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, è stato appunto il pregiudicato Massimo Nicoletti, 

Arresto Massimo "Barba" Nicoletti  

Massimo Nicoletti - conosciuto negli ambienti criminali romani con il soprannome di “Barba” (di qui il nome dell’operazione delle Fiamme Gialle) - è gravato da precedenti di polizia per traffico di droga, usura, estorsione, oltre ad essere stato colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale.

Gestione del mercato immobiliare 

gdfGDF
Le indagini, iniziate nel dicembre 2015, sono state sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, appostamenti e meticolosi accertamenti economicopatrimoniali, consentendo di individuare il circuito relazionale del Nicoletti il quale - ancorché in maniera occulta, attesi i trascorsi giudiziari – è emerso come dominus di rilevanti investimenti nel mercato immobiliare dell’hinterland romano.

Complesso residenziale a Vermicino

Tra le varie iniziative imprenditoriali spicca la realizzazione di un importante complesso residenziale, a Vermicino, composto da ben 42 immobili di pregio, con un investimento iniziale pari a circa 3 milioni di euro di sospetta provenienza.


Fonte: qui

“ENTRO IL 2050 L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA FARA’ 10 MILIONI DI MORTI”

E’ L’ALLARME DELL’OMS MA L'ABUSO RIGUARDA ANCHE GLI ANIMALI 
GLI ESPERTI: “BISOGNA ATTUARE STRATEGIE PREVENTIVE COME LA SELEZIONE DI LINEE GENETICHE, PIANI VACCINALI, UN'ALIMENTAZIONE RICCA DI PROBIOTICI, STALLE NON AFFOLLATE”
Lorenza Castagneri per la Stampa

MUCCHE AL PASCOLOMUCCHE AL PASCOLO
È un paradosso. Avere più farmaci a disposizione dovrebbe essere una garanzia in più quando ci ammaliamo, ma, se dei medicinali si abusa o si fa un uso scorretto e non si cerca di prevenire con altre azioni la diffusione dei contagi, i problemi aumentano. Oggi, secondo l' Organizzazione mondiale della Sanità, una delle maggiori minacce alla salute collettiva è rappresentata dall' antibiotico-resistenza, vale a dire la capacità dei batteri di resistere alle cure antibiotiche dovuta a mutazioni genetiche o per l' acquisizione, da altri organismi, di germi resistenti.

mucche al pascoloMUCCHE AL PASCOLO
Si stima che, già nel 2050, questa potrebbe essere la causa di 10 milioni di morti all' anno nel mondo. Più del cancro. È un fenomeno che non si sviluppa solo negli individui, ma anche negli animali, ai quali viene somministrata, da tempo, una grande quantità di antibiotici. Un' infezione provocata da batteri resistenti su cinque arriva alle persone proprio attraverso carne, latte, uova e formaggi derivati o per via del contatto diretto con gli animali. In Italia la situazione è tutt' altro che rosea, se si considera che siamo il terzo Paese europeo per consumo di antibiotici in ambito zootecnico.

«Dobbiamo senz' altro migliorare, ma l' attenzione a livello globale e locale c' è», racconta, con un vena d' ottimismo, Bartolomeo Biolatti, docente dell' Università di Torino e presidente della Società italiana delle scienze veterinarie: è lui l' autore di un rapporto per Coop sull' antibiotico-resistenza (con la collega Tiziana Cannizzo e la collaborazione di specialisti di numerosi atenei e centri di ricerca), dato che proprio Coop con la campagna «Alleviamo la salute» vuole contribuire a ridurre l' utilizzo dei farmaci negli animali.
carne 3CARNE 3

La catena di supermercati ha infatti deciso di imporre ai suoi 1600 allevatori un rigido elenco di buone pratiche per favorire il benessere degli animali, contenere l' impiego di antibiotici e allo stesso tempo abbassare i rischi per i consumatori e l' ambiente. «È il primo passo», riprende Biolatti, citando anche il caso della Danish Crown, gruppo danese che ha creato una filiera di suini in cui l' uso di questi medicinali è bandito.

«Come riuscirci? Per esempio, attuando strategie preventive perché gli animali non si ammalino, come la selezione di linee genetiche resistenti alle malattie, piani vaccinali, un' alimentazione ricca di probiotici e prebiotici, stalle non sovraffollate e ambienti aerati in modo da evitare l' accumulo di gas tossici». Non c' è una specie che si salvi. La resistenza dei batteri agli antibiotici può interessare tutti gli animali cosiddetti «da reddito»: galline, polli, conigli, suini, bovini e non solo. Accade, per esempio, quando l' allevatore fa un uso eccessivo di farmaci per prevenire infezioni quali gastroenteriti e polmoniti, che potrebbero diffondersi da un capo all' altro, impedendogli di vendere i suoi prodotti.

antibioticiANTIBIOTICI
Così si riesce a uccidere gran parte dei batteri e a bloccare il contagio di massa, ma i microrganismi resistenti sopravvivono: aumentando le loro difese, diventano invincibili. Nell' uomo questi possono provocare infezioni a decorso moderato o anche malattie gravi e potenzialmente mortali. Già adesso, ogni anno, la resistenza agli antibiotici associata all' uso scorretto di questi medicinali è responsabile nel mondo di oltre 700 mila decessi, 25 mila nella sola Ue.

SEDE OMS GINEVRASEDE OMS GINEVRA
Mettere in atto le giuste contromisure è, perciò, una delle priorità delle organizzazioni internazionali, sia politiche sia scientifiche. «L' Europa ha già avviato due piani d' azione - rivela Biolatti -. Uno è stato attuato tra 2011 e 2016 e un altro è partito quest' anno. I programmi impegnano tutti gli attori della filiera - veterinari, allevatori, istituzioni, autorità di controllo, operatori del settore alimentare - a promuovere l' uso corretto degli antibiotici, i quali vanno impiegati solo per curare le malattie di origine batterica e non virale come i raffreddori, a meno che non si verifichino complicazioni come bronchiti o polmoniti».

abuso di medicinaliABUSO DI MEDICINALI
Ne va della salute umana e anche animale, oltre che dell' ambiente, perché diminuire l' uso di medicinali significa che in natura si disperderanno meno inquinanti. Ma ne va pure dei bilanci dei servizi sanitari nazionali. Alcuni studi stimano che, se davvero nel 2050 ci saranno 10 milioni di morti per antibiotico-resistenza, i costi per fronteggiare il fenomeno saranno enormi: sull' ordine di diversi trilioni di dollari ogni anno. Numeri enormi.

carne rossaCARNE ROSSA
Per questo motivo considerazioni analoghe all' antibiotico-resistenza negli animali vengono fatte per l' antibiotico-resistenza nelle persone, sempre più diffusa. Il ministero della Salute ha appena inviato alle Regioni un «Piano di contrasto» che prevede, entro il 2020, la riduzione dell' uso di antibiotici fino al 10% in ambito territoriale e del 5% in ospedale, oltre che un taglio superiore al 30% nel settore veterinario.

Il progetto nasce perché in Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate d' Europa. I problemi maggiori sono provocati da due microrganismi: l' Enterococcus faecium, che può provocare infezioni del tratto urinario, setticemie, endocarditi, diverticoliti e meningiti, e la Klebsiella pneumoniae, responsabile delle polmoniti.

Fonte: qui

ROMA. NEL CAMPO ZINGARI DI GUIDONIA REGNA IL DEGRADO TRA DROGA, ROGHI, FURTI E RIVALITA’ TRA BANDE NEMICHE

DOPO LE BARRICATE E LE SASSAIOLE, I RESIDENTI SONO SFINITI E PROMETTONO DI FARSI ANCORA GIUSTIZIA DA SOLI - VIDEO

28 Settembre 2017

ZINGARI GUIDONIA


Goffredo Buccini per il Corriere della Sera

CAMPO NOMADI GUIDONIACAMPO NOMADI GUIDONIA
La nonnina dice soave: «Bruciamoli tutti». Tutti, tutti? «Sì, sì, anche i bambini, tanto dopo diventano come i grandi: zingari schifosi». Poi si segna devota davanti al tabernacolo della Madonna della pace, qui nel piazzale. Borsa della spesa sottobraccio e capelli a caschetto tinti di nero smodato, fila via a passettini spaventati, ingoiata tra i mattoni rossi delle case popolari di via Albuccione dove alle tre del pomeriggio cocaina e marijuana sono già padrone dei cortili. E ci lascia a chiederci perché: non perché sia successo che rom e residenti si siano quasi scannati l' altra notte per una bravata, no; la domanda giusta è come mai non succeda ogni notte.

guidoniaGUIDONIA
Insomma: prendete una borgata venti chilometri a est di Roma, alla periferia di Guidonia, dove nel 1970 hanno tirato su casermoni di edilizia economica e trasferito gli ultimi di allora (e «dove la gente moriva per rincorrere l' autobus, arrotata dalle macchine sulla Tiburtina qui accanto, finché non hanno messo la rotonda»); aggiungeteci l' abbandono delle campagne, la chiusura dei cantieri edili, lo spaccio, zero servizi, zero circoli, zero attività sociali; metteteci poi i nomadi di quattro campi abusivi, di nazionalità diverse, che si detestano anche tra loro, ai quali è stato concesso di arrangiarsi qui, in mezzo ai vecchi orti, nei terreni che si dice siano paradossalmente proprietà della Asl e che sono diventati discariche, tra fumi e fiammate notturne e veleni e topi e cani randagi.

zingara con bambini 2ZINGARA CON BAMBINI 2
L' ultima molla a cui pensare è il razzismo. Tutte le altre motivazioni per farsi del male, in questa bolgia di uomini e no, sono ovviamente ben più plausibili. «Così l' altra notte è scesa tutta Albuccione pe' strada», dice Vale, tatuatissimo sotto la canotta: «C' era pure mi' madre: gli avemo tirato de tutto agli zingari, loro ci hanno pure sparato». Via Albuccione, col suo asfalto sgarrupato, che muore in un parco sottratto ai bambini prima dalle siringhe e poi dalla spazzatura incancrenita, reca ancora i segni della battaglia, i sacchi di pietre. Questa è la linea di confine.

ZINGARI CAMPERZINGARI CAMPER
Di là, dove i primi residenti coltivavano pomodori e lattuga quando c' era ancora il futuro d' una volta, un viottolo attraversa ora colline di lamiere, escrementi, plastica: e le comunità nomadi sbattute quaggiù da Tivoli o da Roma in eterna attesa di una sistemazione hanno recintato pezzetti di queste colline e si guardano in cagnesco. Ilma, montenegrina, tre figli piccoli attaccati alle gonne e intossicati dai miasmi, ce l' ha a morte «con quelli su all' incrocio, bosniaci. Sono loro che fanno casino». Rimpiange il centro d' accoglienza di Tor Cervara: «Ci stavamo benissimo. Poi ci hanno messo gli africani, mannaggia a loro, e noi ci hanno sbattuti qua!». All' inferno, si sa, ci sono sempre ultimi in arrivo che ti spingono più in basso. I bosniaci all' angolo stanno asserragliati dietro una reticolato verde da cui s' affaccia una donna: «I bambini so' scappati, lasciateci in pace», biascica.

ZINGARA CON DITO MEDIOZINGARA CON DITO MEDIO
Da questo recinto, martedì sera(26 settembre), sono partiti un furgone rosso e una Fiesta rubata che hanno cominciato un folle raid alcolico a zigzag tra la gente: poteva essere un massacro, è finita con un arresto, qualche ferito lieve, due baracche bruciate, una rabbia che cova e può riesplodere appena carabinieri e polizia spariranno di nuovo: «Abbiamo solo incominciato», ringhiano qui. Questa storia dura da sei o sette anni, è peggiorata quando hanno portato i nomadi di Tivoli Terme, sgomberati dal vecchio polverificio Stacchini.

CAMPI ROMCAMPI ROM
Hanno fatto pure un corteo, un anno fa: poca gente. «Sai, se manifesti contro i rom devi manifestare pure contro gli spacciatori, ma quasi tutti hanno in casa uno spacciatore...», sussurra uno dei primi residenti, coscienza critica della borgata («metà degli amici miei so' morti d' eroina»). Qui vengono da Tivoli e Guidonia a comprare la roba, molti vecchietti arrotondano la pensione accettando di nasconderla in casa in cambio di 700, 800 euro al mese. I ragazzotti si accendono un cannone davanti ai cronisti, uno di loro ammette: «Fatti i conti co' gli zingari dobbiamo farli tra noi, c' è troppo spaccio».

Qui le divise sono invocate contro i nomadi ma maledette altrimenti. La subcultura sulle «guardie» è radicata, e sanguina ancora il ricordo di Lele Taormina, il giovane rapinatore ammazzato nel Parco degli Aromi da un poliziotto. «Lele era un fratello nostro e s' era arreso», ti ripetono tutti, credendoci a forza di ripeterlo. Una volta c' erano sezioni del Pci e del Psi proprio qui accanto, dove adesso hanno chiuso i negozi facendoci bassi abusivi peggio che nella Napoli dei peggiori stereotipi (« stamo a diventa' napoletani» è un insulto grave nei paraggi): l' idea che tutti fossero vittime, da una parte e dall' altra della strada, sarebbe apparsa meno assurda.
CAMPI ROMCAMPI ROM

Oggi c' è un gruppo, «Orgoglio Albuccione», che prova a organizzare la borgata contro i rom. Conta molto sul nuovo sindaco di Guidonia, il grillino Michel Barbet, che ha promesso sgomberi. «Viene qui, cammina in mezzo a noi, prima il Pdl non ci rispondeva nemmeno», dicono gli attivisti di «Orgoglio» assai tiepidi quando è di recente riapparso Alemanno. La prima spedizione, oltre il confine, l' hanno fatta le mamme, quando uno dei loro ragazzi è stato rapinato «per due euro» davanti al tabaccaio. Era tre settimane fa, è finita con una tregua.

Ora la tregua è rotta. Mentre parliamo, la Volvo di un rom passa e sgomma. Lo inseguono strillando «al rogo, al rogo!». Gli ultimi delle nostre metropoli hanno capito che per costringere lo Stato a occuparsi di loro devono prendere a sassate gli ultimissimi: possibilmente in favore di telecamera.


Fonte: qui

SI COMPLICA LA POSIZIONE DEI CARABINIERI ACCUSATI DI STUPRO A FIRENZE, GLI INDIZI SONO GRAVISSIMI

IL GIP: “NESSUNA MACCHINAZIONE DA PARTE DELLE STUDENTESSE AMERICANE” 
“VEROSIMILE CHE I RAPPORTI SESSUALI SIANO STATI CONSUMATI CONTRO LA VOLONTÀ DELLE RAGAZZE O COMUNQUE SENZA IL LORO CONSAPEVOLE CONSENSO”
Omero Cambi per Il Messaggero

carabinieriCARABINIERI
Non ci sarebbe stata nessuna macchinazione da parte delle due studentesse americane di 19 e 21 anni che hanno denunciato di essere state violentate da due carabinieri nella notte fra il 6 e il 7 settembre.

È quanto emerge dal provvedimento con cui il Gip Mario Profeta ha respinto la richiesta di incidente probatorio per ascoltare le due ragazze, e quella di un anno di interdizione per i due militari presentate dalla Procura. Una misura, scrive il giudice, ritenuta non necessaria, dato che il clamore internazionale della vicenda non rende plausibile l'ipotesi di un rientro in servizio dei due indagati ora sospesi dal servizio.
stuproSTUPRO

La posizione dei due carabinieri, Marco Camuffo e Pietro Costa, è sempre più complessa. Secondo il Gip infatti risulta estremamente verosimile l'ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza il consapevole, valido e percepibile consenso delle due ragazze, un'ipotesi che gli inquirenti hanno valutato credibile fin dai primi momenti. 

LA DIFESA La tesi della difesa dei due militari è che il rapporto, che è stato ammesso, fosse consensuale ma il racconto delle ragazze e delle coinquiline che le accolsero a casa in quella notte e che subito chiamarono il 113 per denunciare la presunta violenza, era sembrato fin dall'inizio in aperta contraddizione con quanto sostenuto dai carabinieri.

RACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZE
Ad avvalorare il sospetto, inoltre, i tassi alcolemici rilevati nel sangue delle due ragazze, che quella notte presentavano valori elevatissimi pari a 1,59 e 1,68. Valori rilevati circa quattro ore dopo i fatti, avvenuti intorno alle 3.30 del mattino, quando le due giovani dopo una serata trascorsa alla discoteca Flo di Piazzale Michelangelo accettarono il passaggio offerto dai militari. Una volta a casa, è la denuncia, i militari le avrebbero violentate; una nell'ascensore, una nel vano delle scale.

Gli indizi sono gravissimi. I due carabinieri - è scritto nell'ordinanza del Gip - in contrasto con le regole note anche alla più inesperta recluta, hanno usato l'auto di servizio per accompagnare due civili. E dopo averle fatte entrare nel portone hanno avuto un approccio sessuale.

I TEST Intanto, la richiesta di incidente probatorio, respinta in un primo tempo per motivi tecnici, è stata ripresentata dal pm Ornella Galeotti e domani sarà deciso quando sentire le due ragazze, se in Italia o in videoconferenza. La loro testimonianza potrebbe arrivare già ai primi di novembre.

Ci sarà invece da aspettare dicembre per i risultati dei test del dna sugli abiti indossati dalle ragazze, incarico affidato al medico legale di Roma, Marina Baldi.

Fonte: qui
RACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO - STUPRO FIRENZE

domenica 1 ottobre 2017

Fosse solo “Concorsopoli”: la nostra università fa schifo e l’Italia non ha futuro

Non dite che non sapete che nell’università italiana si avanza per cooptazione. Non dite che non sapete che questo è solo uno dei problemi dell’istruzione superiore italiana. Non dite che non sapete che ci stiamo giocando la nostra ricchezza futura. Diteci solo se e come volete risolverla, grazie

Alzi la mano chi si è stupito, dell’inchiesta della procura di Firenze sulle abilitazioni truccate per gli aspiranti professori di diritto tributario. Alzi la mano chi ha alzato un sopracciglio di fronte a dialoghi in cui il vecchio professore Pasquale Russo dice al giovane aspirante tale Philip Laroma Jezzi che deve «smetterla di fare l’inglese», che «se fai ricorso ti giochi la carriera», che «qui non siamo sul piano del merito», che in questi casi conta «il vile criterio del commercio dei posti».

L’inchiesta farà il suo corso e credere alla presunzione d’innocenza dei professori coinvolti è il minimo. Le prediche alla Pasolini, gli «io so, ma non ho le prove» li lasciamo agli indignati di professione, però, che nemmeno serve. Che il sistema universitario italiano vada avanti a colpi di concorsi pilotati da qualche decennio almeno è uno dei segreti peggio custoditi d’Italia. Chiunque ancorché privo di esperienza diretta abbia un parente o un amico che ha avuto esperienza in merito lo può confermare. Giochiamo a carte scoperte, su.

Il problema è che mentre tutti gli altri sistemi universitari del mondo fanno a gara ad accaparrarsi i talenti migliori,noi chiediamo a chi «come intelligenza e laboriosità vale il doppio» – così il vecchi tributarista Pasquale Russo ha definito Jezzi, secondo le carte della procura – di farsi da parte a un concorso di abilitazione, per far passare i vincitori designati. Che mentre tutti gli altri sistemi promuovono la competizione leale e meritocratica come strumento di avanzamento professionale – o almeno ci provano – noi preferiamo la cooptazione e ne andiamo fieri. Che mentre tutti gli altri Paesi capiscono che avere un grande, prestigioso, dinamico sistema universitario è oggi la prima condizione per sperare in un futuro prospero, noi lo usiamo come mercato delle vacche per piazzare l’amico e il mediocre.

Il problema è che mentre tutti gli altri sistemi universitari del mondo facciano a gara ad accaparrarsi i talenti migliori, noi chiediamo a chi «come intelligenza e laboriosità vale il doppio» di farsi da parte. Che mentre tutti gli altri Paesi capiscono che avere un grande, prestigioso, dinamico sistema universitario è oggi la prima condizione per sperare in un futuro prospero, noi lo usiamo come mercato delle vacche per piazzare l’amico e il mediocre
Sono banalità? Sì, sono banalità. Se volete ne abbiamo altreChe il tasso di passaggio dalle scuole superiori alle università è calato in dieci anni (tra il 2005 e il 2015) di 24 punti percentuali (dal 73% al 49%). Che nello stesso periodo le immatricolazioni sono state 65mila in meno. Che a fronte di un obiettivo di avere il 40% di laureati tra i 30 e i 40 anni entro il 2020, siamo fermi a quota 22,4% (24,2% tra i 25 e i 34, solo la Turchia fa peggio) fanalino di coda dell’Europa a 28. 

Che per l’istruzione superiore spendiamo il 7,4% della spesa pubblica complessiva, quattro punti abbondanti sotto la media Ocse

Che abbiamo tasse universitarie tra le più alte in Europa sei volte più alte di quelle che paga un giovane francese, e che, sempre tra il 2005 e il 2015 sono lievitate del 45%. Che abbiamo il corpo docente più anziano d’Europa e ricercatori con un età media di quasi 44 anni. Che siamo un Paese da cui i giovani emigrano più che dal Messico o dall’Afghanistan.

Forse ha ragione l’amico Alberto Forchielli, che nell’incontro di ieri sera a Linkiesta ci ha ricordato che anche con tutta la buona volontà del caso ci vorranno generazioni per rifondare il sistema universitario italiano

E che nel frattempo la qualità e il denaro che i nuovi giganti dell’economia mondiale stanno investendo in formazione rischiano di rendere vano tale sforzo. Ma se le prossime generazioni vogliono sperare di vivere in un Paese che ha futuro, la battaglia per una scuola meritocratica, efficiente, competitiva, giovane, ricca (sì, ricca sfondata) è l’unica battaglia che conta

Altrimenti, non c’è problema: bandiera bianca e liberi tutti. Ma non dite che non lo sapevate, quando stavate zitti. E non date la colpa ad altri, grazie.