9 dicembre forconi: batteri
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giovedì 31 ottobre 2019

SI PUÒ RISULTARE UBRIACHI ALL’ALCOL TEST SENZA AVER BEVUTO?


alcol test 2ALCOL TEST 2
Lo hanno fermato per guida irregolare e gli agenti americani gli hanno trovato un livello di alcol nel sangue che era più del doppio del limite legale.

Lui, un uomo di 46 anni ha detto di non aver bevuto ma né la polizia né i medici gli hanno creduto. Invece stava dicendo tutta la verità, perché gli è stato poi diagnosticato - dopo anni di analisi e visite - un disturbo raro chiamato sindrome della fermentazione intestinale, una condizione medica in cui vengono prodotte quantità di etanolo tramite fermentazione degli amidi all'interno del sistema digestivo del corpo. Il suo caso è stato raccontato di recente sulla rivista BMJ Open Gastroenterology.
intestinoINTESTINO

Ci sono voluti dunque diversi anni per arrivare alla diagnosi. Tutto è iniziato nel 2011, quando l'uomo ha assunto degli antibiotici per un infortunio alla mano. Dopo questo, sono iniziati problemi di memoria, 'appannamento' mentale, depressione, un insolito malumore, aggressività.

Solo nel 2014 è arrivata la decisione di rivolgersi a un medico, che lo ha indirizzato a uno psichiatra che ha prescritto dei farmaci antidepressivi.
alcolALCOL










L'uomo, dopo essere stato fermato in presunto stato di ubriachezza, è stato sottoposto a test medici che hanno rivelato che l'intestino ospitava una colonia di funghi, tra cui Saccharomyces cerevisiae, più comunemente noto come lievito di birra. Queste creature microscopiche consumano carboidrati per produrre energia invece dell'ossigeno, producendo etanolo come sottoprodotto.
alcol ALCOL 

Per confermare la diagnosi, al paziente è stato somministrato un pasto a base di carboidrati e i livelli di alcol nel sangue sono stati monitorati. I medici sono stati in grado di trattarlo con farmaci antifungini e dei probiotici per ripristinare i batteri intestinali sani.
alcol test 1ALCOL TEST 

A parte qualche incidente di percorso (il paziente aveva ripreso a mangiare pizza e bere bevande gassate senza dirlo ai medici e ha avuto una ricaduta) ora le cose procedono meglio e gli studiosi evidenziano che "questa diagnosi deve essere presa in considerazione in tutti i casi in cui vi sono con manifestazioni positive di tossicità ma viene negata l'assunzione di alcol". Fonte: qui

giovedì 11 luglio 2019

Come funzionano i nuovi antibiotici super-potenti contro i batteri killer


Un'equipe francese ha individuato due molecole capaci di sconfiggere i super-batteri.

Nuove speranze contro l'emergenza globale delle resistenze agli antibiotici: arrivano da due nuovissime molecole capaci di mettere KO batteri killer oggi temutissimi come lo Stafilococco aureus multi-resistente. Create da scienziati francesi a partire da una tossina batterica, si tratta di due antibiotici super-potenti efficaci anche contro infezioni multi-resistenti ad antibiotici oggi in uso (ad esempio il famigerato Pseudomonas aeruginosa) e che per di più non sembrano a loro volta in grado di indurre lo sviluppo di nuove resistenze farmacologiche, quindi promettono di restare efficaci a lungo termine.
VIDEO: L'abuso degli antibiotici negli allevamenti animali (RaiPlay)
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)

A RISCHIO QUASI 10 MILIONI DI PERSONE ENTRO IL 2050

Reso noto sulla rivista PLOS Biology, è il risultato raggiunto dall'équipe francese di Brice Felden di Inserm (Institut national de la santé et de la recherche médicale) e Université de Rennes 1 insieme a scienziati del Rennes Institute of Chemical Sciences (ISCR). Secondo il nuovo rapporto di un'agenzia congiunta Oms e Onu - UN Ad hoc Interagency Coordinating Group on Antimicrobial Resistance (Iacg) - ogni anno 700mila persone muoiono per infezioni resistenti agli antibiotici, numero destinato a crescere fino a 10 milioni l'anno nel 2050 se non verranno presi provvedimenti.

LE INFEZIONI CHE È POSSIBILE AFFRONTARE

Il problema riguarda diversi tipi di infezione. Ai 230mila morti dovuti soltanto alla tubercolosi resistente si aggiungono quelli per infezioni del tratto respiratorio, quelle sessuali e quelle legate alle procedure mediche invasive, oltre a quelle legate al cibo. Il problema delle resistenze agli antibiotici si fa sempre più stringente anche in ragione del fatto che negli ultimi anni il processo di isolamento di nuove molecole naturali ad azione antibiotica è rallentato enormemente e di fatto si cerca di sopperire all'assenza di nuovi farmaci con l'uso di combinazioni di antibiotici già in uso da tempo. Per questo trovare o sviluppare in laboratorio molecole del tutto nuove e potenti è un po' il Santo Graal nella lotta all'antibiotico-resistenza.

COME FUNZIONANO I SUPER ANTIBIOTICI

Questo lavoro parte dalla scoperta fatta dallo stesso gruppo di ricerca francese nel 2011: «Abbiamo scoperto», ha spiegato Felden, «che una tossina prodotta dallo Stafilococco aureus, il cui ruolo è facilitare al batterio patogeno l'infezione, è anche allo stesso tempo capace di uccidere altri batteri presenti nel nostro corpo. Quindi abbiamo identificato una molecola con una duplice proprietà, da una parte tossica e dall'altra antibiotica». Nel nuovo lavoro gli esperti hanno creato, a partire dalla tossina, molecole che conservassero la sua funzione di antibiotico, senza però essere tossiche. Tra tutte le molecole create i ricercatori ne hanno isolate due che, testate su topolini con setticemia e con gravi infezioni cutanee, riescono a risolvere le infezioni senza dare tossicità. I due antibiotici super-potenti sono risultati non tossici nemmeno a dosi altissime (anche 50 volte più alte della dose minima efficace). Per di più, lasciati dei batteri per alcune settimane in contatto con i due nuovi antibiotici, i microrganismi non sono stati capaci di sviluppare farmaco-resistenze specifiche per le due molecole. «Pensiamo che queste molecole rappresentino promettenti candidati per lo sviluppo di nuovi antibiotici che possano fornire terapie alternative per le resistenze antimicrobiche», ha spiegato Felden. Il prossimo passo sarà lanciare una sperimentazione clinica di fase I su esseri umani». Fonte: qui

martedì 27 novembre 2018

I VIRUS UCCIDONO IL DOPPIO DEGLI INCIDENTI STRADALI

E’ RECORD NEGATIVO IN EUROPA 

OGNI ANNO 530MILA PAZIENTI SUBISCONO INFEZIONI CHE DIVENTANO MORTALI PER 7800 PERSONE 

"IL PROBLEMA SONO I BATTERI E L’IGIENE DEI MEDICI..."

MELANIA RIZZOLI per Libero Quotidiano
Ogni anno sono circa 33mila nell' Unione Europea le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in ospedale, e circa un terzo di questi decessi avviene nel nostro Paese, dove la probabilità di infettarsi durante un ricovero ospedaliero è del 6 per cento. Il Centro Europeo Malattie Infettive (ECDC) ha stimato 530mila casi ogni anno di questi contagi, con oltre 7.800 decessi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali.
Una strage silenziosa, che ha classificato l' Italia all' ultimo posto in Europa, una maglia nera che non meritavamo. Le infezioni ospedaliere sono la complicanza più frequente e più grave dell' assistenza sanitaria, e sono quelle che insorgono durante il ricovero in ospedale o subito dopo le dimissioni del paziente, che al momento dell' ingresso non erano clinicamente manifeste, né erano in incubazione. Esse sono l' effetto della progressiva introduzione di nuove tecnologie sanitarie, che, se da una parte garantiscono la sopravvivenza di malati ad alto rischio di infezioni, dall' altra consentono l' ingresso di microorganismi in sedi corporee normalmente sterili.
Il fattore cruciale di questo tipo di infezioni è rappresentanto dall' aumento esponenziale di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo profilattico o terapeutico, ed anche il graduale aumento dei fattori di rischio specifici, come l' uso ormai inevitabile dei cateterismi per le indagini vascolari e cardiache o degli endoscopi per il tratto gastro-intestinale o urinario, che costituiscono sistemi invasivi che spesso veicolano anche i batteri.
GRAVI PATOLOGIE Le infezioni ospedaliere non colpiscono i medici che quotidianamente sono a contatto con questi agenti patogeni altamente infettanti, né il personale sanitario, gli assistenti volontari o i tirocinanti, perché le persone a rischio di contrarre questo tipo di infezione sono i pazienti ricoverati per gravi patologie, quindi immunologicamente depressi o con altre gravi malattie concomitanti, come tumori, diabete, anemie, cardiopatie, insufficienza renale o polmonare, o coloro che sono in attesa o hanno subìto un trapianto d' organo o di midollo, oppure i degenti ricoverati nelle terapie intensive dopo un intervento chirurgico.
La maggior parte dei batteri però viene veicolata al paziente da un operatore sanitario, ed è stato calcolato che il lavaggio frequente delle mani in ambito ospedaliero è in grado di prevenire più del 25% delle infezioni.
Il contagio avviene per via diretta tramite un veicolo contaminato (cibo, sangue, liquidi di infusione, disinfettanti), per via indiretta attraverso un endoscopio od uno strumento chirurgico, oppure per via aerea, a causa di microorganismi che sopravvivono nell' aria e vengono trasmessi a distanza (tosse, starnuti) ed inalati.
Tutti i pazienti ricoverati sono potenzialmente a rischio di infezione ospedaliera, ma i soggetti ricoverati nelle unità di cura intensiva, quindi quelli più gravi, hanno il rischio più alto, ed il 70% dei batteri coinvolti nel contagio sono resistenti ai comuni antibiotici. L' 80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, l' apparato respiratorio, le ferite chirurgiche e le setticemie, e negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento delle batteriemie e delle polmoniti.
ospedale medici barellaOSPEDALE MEDICI BARELLA
QUALITÀ DELL' ASSISTENZA Non tutte le infezioni ospedaliere sono prevenibili, ma è opportuno sorvegliare selettivamente quelle che sono attribuibili a problemi nella qualità dell' assistenza, con l' adozione di misure più sicure, che garantiscano le maggiori condizioni asettiche. Purtroppo per evitare questo rischio fatale, e per diminuire la proliferazione di batteri multi resistenti che provocano setticemie letali, è necessario rivedere e riconsiderare l' uso spesso inappropriato di antibiotici a largo spettro, molto potenti, che spesso vengono somministrati per patogeni che potrebbero essere curati con molecole più comuni, con tempi e dosaggi minori.
Il Piano Nazionale di contrasto all' antibiotico -resistenza (Pncar) 2017-2020, a cura del Ministero della Salute, ha emesso linee guida e programmi con corrette pratiche di prevenzione, che potrebbero ridurre del 20/30% questo rischio nel percorso ospedaliero, concorrendo a migliorare anche l' impatto economico sul SSN, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9mila euro a paziente.
Nel 2050 le infezioni batteriche causeranno circa 10milioni di morti all' anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2milioni), per diabete (1,5milioni), o incidenti stradali (1,2milioni), a causa dell' antibiotico resistenza, una emergenza ormai internazionale.

INFEZIONI IN OSPEDALE: 7800 MORTI L' ANNO
ALESSANDRO GONZATO per Libero Quotidiano
I numeri gelano il sangue: in Italia, a causa di infezioni provocate da batteri resistenti agli antibiotici, muoiono 10.762 persone all' anno. Nel 72,4 per cento dei casi, che equivalgono a circa 7.800 pazienti, l' infezione è correlata all' assistenza ospedaliera.
Stando a quest' ultimo dato la media è di 21 decessi al giorno, quasi uno all' ora, quanto le morti per Aids, tubercolosi e influenza messe assieme, addirittura il doppio rispetto al numero delle vittime provocate dagli incidenti stradali. Nel nostro Paese, maglia nera di questa preoccupante classifica, la probabilità di contrarre un' infezione più o meno grave mentre siamo in cura in un ospedale è del 6 per cento: ogni anno i casi sono 530 mila e le cure per ogni singolo trattamento costano dai 5 ai 9 mila euro.
I dati, riferiti al 2015-2016 - gli ultimi disponibili - sono stati diffusi dal Centro Europeo Malattie Infettive (Ecdc) durante la settimana mondiale sull' uso consapevole degli antibiotici. In Europa sono 33mila le persone che ogni 12 mesi muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici.
In Italia la situazione è dovuta soprattutto all' aumento del numero dei pazienti più fragili, ossia quelli con più di 65 anni, all' uso di sistemi sempre più invasivi per l' organismo come cateteri o endoscopi - portatori di batteri - e, denuncia l' Ecdc, per la scarsa adozione di strategie di prevenzione.
UTILIZZO SCORRETTO «Dobbiamo fare molto in questo campo» ci conferma il professor Silvio Brusaferro, ordinario di Igiene e Sanità Pubblica dell' Università di Udine e nel gruppo di ricerca del ministero della Salute. Da una parte, come evidenzia lo studio, le infezioni vengono contratte a causa dell' utilizzo scorretto degli strumenti medici.
Talvolta viene sottovalutata anche la più semplice norma igienica del lavaggio delle mani. Dall' altra - prosegue il professore - prima di ricorrere alle cure ospedaliere succede che facciamo un uso sbagliato degli antibiotici, ne prendiamo troppi, magari senza la prescrizione perché abbiamo avanzato dei blister in casa dalle volte precedenti, oppure sbagliamo i modi e i tempi, diciamo "Ma sì, mi è passato ormai, prendo una pastiglia in meno", ed è così che si sviluppano le resistenze».
ospedaleOSPEDALE
Analizzando i dati ancor più nel dettaglio vediamo che, in base a uno studio dell' Università di Torino sulle "infezioni correlate all' assistenza e sull' uso di antibiotici" effettuato su 28.157 pazienti distribuiti in 135 ospedali, il 41,6 per cento di questi era stato ricoverato nei reparti di specialità mediche, il 29,6 in specialità chirurgiche, il 4,7 in Terapia Intensiva, il 4,6 in Ginecologia e Ostetricia e il 3,9 in Pediatria.
Su 67 tipologie di patogeni identificati come responsabili delle infezioni, il più diffuso è l' Escherichia coli (13 per cento), seguito dal Klebsiella pneumoniae (10,4) e dallo Staphylococcus aureus (8,9). Gli antibiotici più utilizzati sono stati: Piperacillina e inibitori enzimatici (13,3 per cento), Ceftriaxone (10,3), Levofloxacina (8,4), Cefazolina (7,6) Amoxicillina e inibitori enzimatici (7,6).
CAMPAGNA AL VIA Per contrastare l' aumento delle infezioni correlate all' assistenza ospedaliera, "3M Salute", società specializzata nella cura della persona e nei prodotti per la salute, ha lanciato la campagna "Ospedale senza infezioni", che si propone di informare i cittadini con un programma condiviso con gli operatori sanitari.
«Siamo convinti che il nostro contributo non debba limitarsi a rendere disponibili tecnologie avanzate ma che debba andare oltre, migliorando le condizioni dei pazienti che affrontano, ad esempio, un intervento chirurgico o una terapia oncologica» afferma Patrizio Galletta, direttore finanziario di "3M". «Pazienti più informati e sicuri e personale sanitario aggiornato sulle migliori pratiche cliniche e sulle azioni più efficaci di prevenzione aiuteranno certamente a ridurre gli eventi avversi correlati alle infezioni ospedaliere».
ospedaliOSPEDALI

Il tema verrà trattato a Firenze da oggi fino a venerdì in occasione della tredicesima edizione del "Risk Forum Management in Sanità" al quale parteciperanno 1.540 relatori tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e professionisti che si alterneranno in 130 sessioni scientifiche.
Fonte: qui

domenica 18 novembre 2018

EMIGRARE E ANDARE A VIVERE IN UN ALTRO PAESE CAMBIA IL MICROBIOMA, CIOÈ TUTTI QUEI BATTERI CHE SI TROVANO NEL NOSTRO INTESTINO, PER ACQUISIRE QUELLI DEL NUOVO PAESE DI RESIDENZA, INSIEME AD ALCUNE DELLE SUE MALATTIE PIÙ COMUNI

martedì 15 maggio 2018

I RICERCATORI HANNO SCOPERTO LA CAUSA DELLA COMPARSA DEI CAPELLI BIANCHI

LO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DELL’ALABAMA: C’ENTRANO I GENI CHE INFLUENZANO IL FUNZIONAMENTO DELLE CELLULE STAMINALI. STRESS, MALATTIE, EVENTI TRAUMATICI, MA ALLA BASE DI TUTTO C’È UNA…

Simone Valesini per Repubblica – Salute

jamie lee curtisJAMIE LEE CURTIS
Con il passare degli anni è inevitabile veder spuntare i primi capelli bianchi. Alcune volte però non bisogna neanche aspettare: stress, malattie ed altri eventi traumatici possono causare la comparsa precoce di ciocche bianche nella chioma, o magari tra i peli della barba.

Un fenomeno ben noto, ma per il quale manca ancora una spiegazione convincente. Un indizio arriva oggi da uno studio del National Institutes of Health e dell’Università dell’Alabama, che sulle pagine di Plos Biology rivela un collegamento finora sconosciuto tra il funzionamento del sistema immunitario e la comparsa dei capelli bianchi.

STUDIARE LE STAMINALI

A guardar bene, la ricerca nasce per un motivo leggermente diverso: studiare i geni che influenzano il funzionamento delle cellule staminali. Per farlo, i ricercatori hanno scelto di concentrare l’attenzione sui melanociti, le cellule responsabili della pigmentazione dei capelli (e in parte di quello della pelle), perché forniscono un modello di studio perfetto.
daenerys targaryenDAENERYS TARGARYEN
Per funzionare correttamente, infatti, i melanociti vengono sostituiti periodicamente grazie a una riserva di cellule staminali situate all’interno dei follicoli piliferi. Se le staminali non funzionano, quindi, i peli tenderanno a diventare bianchi, fornendo così un’indicazione inequivocabile che qualcosa non sta andando come dovrebbe.

TUTTA COLPA DEL SISTEMA IMMUNITARIO

miranda di il diavolo veste pradaMIRANDA DI IL DIAVOLO VESTE PRADA
È così che ha preso il via il nuovo studio: i ricercatori hanno deciso di analizzare i meccanismi coinvolti nel malfunzionamento delle staminali del bulbo pilifero sfruttando dei topi predisposti a sviluppare una depigmentazione precoce della pelliccia.

E quasi per caso, si sono trovati di fronte a un fenomeno inaspettato: una proteina chiamata Mitf (acronimo di melanogenesis associated transcription factor), il cui malfunzionamento – rivela oggi la ricerca – può predisporre ai sviluppo dei capelli bianchi.

aiuto, ho un capello biancoAIUTO, HO UN CAPELLO BIANCO
Le analisi genetiche hanno infatti evidenziato che la proteina Mitf, di cui è noto il coinvolgimento in moltissime funzioni cellulari dei melanociti, è fondamentale anche per regolare il comportamento di queste cellule nei periodi in cui il sistema immunitario viene attivato da virus, batteri o altri eventi stressanti.

E quando la proteina non agisce come dovrebbe, melanociti e staminali reagiscono eccessivamente all’attivazione del sistema immunitario, smettendo di funzionare correttamente e determinando così la formazione dei capelli bianchi.

La nostra scoperta suggerisce che i geni che controllano la pigmentazione dei capelli e della pelle svolgono anche un ruolo importante nel controllo del sistema immunitario innato”, spiega William Pavan, direttore del Genetic Disease Research Branch del National Institute of Health americano.

CAPELLI MA NON SOLO

capelli bianchiCAPELLI BIANCHI
Si tratta di risultati che migliorano non solo la nostra comprensione dei fenomeni che determinano la comparsa dei capelli bianchi, ma potrebbero anche aiutarci a capire meglio alcune malattie come la vitiligine, in cui la depigmentazione della cute si accompagna ad un funzionamento alterato del sistema immunitario”.

Perché alcuni individui risultino più suscettibili di altri agli effetti di infezioni e stress, e sviluppino più facilmente chiazze bianche in risposta all’attivazione del sistema immunitario, non è ancora chiaro. È per questo – assicura Pavan – che con il suo team continueranno ad approfondire la questione. Alla ricerca di una spiegazione, e chi lo sa, magari di cura con cui prevenire o ritardare la formazione dei capelli bianchi anche nella nostra specie.

Fonte: qui

LE NOSTRE MANI SONO COPERTE DI BATTERI CHE POTREBBERO FINIRE SU PARTI PIÙ SENSIBILI DEL NOSTRO CORPO E, IN ALCUNI CASI, SI RISCHIA DI TRASMETTERE VIRUS ANCHE AD ALTRE PERSONE


Cristina Marrone per www.corriere.it

TIENI LE MANI LONTANE DAL VOLTO
lavarsi le maniLAVARSI LE MANI
Basta guardarsi un po’ intorno, magari la mattina al bar, per notare quante persone se ne stanno sedute a sorseggiare un caffé e a leggere il giornale con la faccia appoggiata alle mani. Ma a meno che tu non stia lavando il viso o applicando una crema idratante le mani devono restare a posto! Questo il consiglio del microbiologo Matthew Lee, intervistato dal Reader’s Digest. «Le mani contengono olii che possono ostruire i pori e peggiorare l’acne. E i germi sulle mani possono amplificare il problema». Quindi per mantenere il viso pulito e privo di brufoli è meglio non toccare il viso.

TIENI LE MANI LONTANE DAGLI OCCHI
Gli occhi sono estremamente sensibili: toccandoli con le mani si rischia di introdurre germi, ma si rischia di inserire accidentalmente anche micro-particelle di sporco che possono causare irritazioni e graffi alle cornee. Se c’è necessità di toccarsi gli occhi è consigliabile lavarsi accuratamente le mani prima di farlo. Inoltre è bene resistere all’impulso di strofinarsi gli occhi perché questo modo di fare, a lungo andare, contribuisce a peggiorare rughe e occhiaia.

TIENI LE MANI LONTANE DALLE ORECCHIE
lavarsi le maniLAVARSI LE MANI
La parte interna delle nostre orecchie è molto delicata e per questo è meglio evitare di mettersi le mani nell’orecchio per rimuovere il cerume. Non solo perché è un gesto assai poco elegante, ma per non danneggiare il condotto uditivo che è molto sottile. Inoltre è noto che anche i cotton fioc sono dannosi e non andrebbero usati per pulirsi le orecchie: il cerume infatti svolge una naturale azione di lubrificazione e di protezione, ma se spinto erroneamente in profondità nell’orecchio rischia di portare con sé anche virus e batteri e conseguenti infezioni.
il sedere di adriana limaIL SEDERE DI ADRIANA LIMA

TIENI LE MANI LONTANE DAL NASO
La parte interna del naso contiene batteri sani che proteggono da agenti patogeni, ma se infiliamo le dita nel naso è facile introdurre batteri cattivi che possono causare infezioni. Inoltre se sei raffreddato o hai malattie all’apparato respiratorio, infilando le dita del naso diffonderai all’esterno i batteri, comportamento particolarmente problematico durante la stagione influenzale

TIENI LONTANO LE MANI DALLA BOCCA
La bocca di una persona ospita in media da 34 a 72 ceppi di batteri. La maggior parte sono innocui, alcuni sono addirittura utili per la salute orale, ma aggiungere germi extra dalle mani può disturbare l’equilibrio della bocca e aumentano le possibilità di ammalarsi. Quindi meglio non mettere le mani in bocca dopo aver toccato la tastiera di un computer, la maniglia di un autobus o l’asse del water. Inoltre, se sei malato, proprio come per il naso, è facile trasferire i germi della bocca all’esterno e alle persone che ci stanno intorno

TIENI LE MANI LONTANE DAL SEDERE
La pratica piace soprattutto ai bambini: mettersi le mani nelle mutande e toccarsi il sedere! Ma il contatto con la regione anale è un modo per diffondere germi anche pericolosi come l’Esherichia coli. Non per nulla è fortemente raccomandato lavarsi le mani dopo aver defecato. Mettere le mani in bocca o sugli occhi dopo essersi toccati il sedere non è dunque una buona idea perché l’infezione è in agguato

TIENI LE MANI LONTANE DALL’OMBELICO
DITA NEL NASODITA NEL NASO
Lo sapevi che l’ombelico è la parte più sporca del corpo? L’ombelico ospita infatti un’alta popolazione di batteri ed è in buona parte inaccessibile proprio per la sua forma e può restare sporco anche dopo la doccia. Un recente esperimento dell’Università della North Carolina ha individuato 1400 diversi tipi di ceppi. Toccare l’ombelico con le mani sporche può però portare infezioni.

TIENI LE MANI LONTANE DALLE UNGHIE
Può sembrare un’impresa impossibile tenere unghie e mani separate! Sotto le unghie di mani e piedi si nascondono una gran quantità di sporco e batteri. E anche lavarsi le mani in modo accurato può non essere sufficiente per eliminarli. Scavare con le dita intorno alle unghie riversando pellicine sulle mani non è una buona idea perché si rischia di spargere batteri.

Fonte: qui

lunedì 9 ottobre 2017

ECCO COSA SUCCEDE QUANDO TOCCHIAMO IL CIBO CON LE MANI SPORCHE

NEGLI USA UNA MAESTRA FA UN PICCOLO TEST PER FAR VEDERE AI SUOI ALUNNI I GERMI CHE POSSONO CRESCERE SU UNA FETTA DI PANE TOCCATA SENZA ESSERSI LAVATI 
IL RISULTATO E’ SORPENDENTE

ESPERIMENTO MANI SPORCHEESPERIMENTO MANI SPORCHE
Sulla mano prosperano in media 150 specie differenti di batteri: tenerle pulite è importante. Per convincere i suoi studenti a lavare le mani con regolarità, Donna Gill Allen, una professoressa americana della Cape Fear High School di Fayetteville (North Carolina) ha fatto un esperimento curioso e abbastanza impressionante. La docente ha fatto mettere tre fette di pane in altrettanti sacchetti di plastica chiusi con uno zip. Il primo, il campione di controllo, conteneva del pane maneggiato solo con guanti nuovi e puliti, quindi sterili.

Lavarsi le maniLAVARSI LE MANI
Il secondo è stato infilato nel sacchetto da mani appena lavate. 

La terza fetta di pane è stata invece maneggiata da bambini con le mani sporche, e poi infilata nella bustina e sigillata. 

I sacchetti sono poi stati etichettati in modo che fossero riconoscibili e lasciati in disparte alcuni giorni, fino a quando i germi non hanno iniziato a proliferare. Sulla fetta toccata da mani sporche i germi hanno proliferato molto più che altrove, tanto che la mollica da bianca è diventata di un poco rassicurante color blu-verdastro.

lavarsi 2LAVARSI 
L'esperimento conferma ciò che i ricercatori da tempo sostengono: almeno il 15-30% delle infezioni, sia virali sia batteriche, si possono prevenire con un'accurata igiene delle mani, che sono un facilissimo veicolo di trasmissione di malattie, proprio perché vengono frequentemente a contatto con la bocca. Perché le mani possano dirsi pulite correttamente occorre però che il loro lavaggio duri almeno 40 secondi.

Fonte: qui

BATTERI 2BATTERI 

lunedì 2 ottobre 2017

“ENTRO IL 2050 L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA FARA’ 10 MILIONI DI MORTI”

E’ L’ALLARME DELL’OMS MA L'ABUSO RIGUARDA ANCHE GLI ANIMALI 
GLI ESPERTI: “BISOGNA ATTUARE STRATEGIE PREVENTIVE COME LA SELEZIONE DI LINEE GENETICHE, PIANI VACCINALI, UN'ALIMENTAZIONE RICCA DI PROBIOTICI, STALLE NON AFFOLLATE”
Lorenza Castagneri per la Stampa

MUCCHE AL PASCOLOMUCCHE AL PASCOLO
È un paradosso. Avere più farmaci a disposizione dovrebbe essere una garanzia in più quando ci ammaliamo, ma, se dei medicinali si abusa o si fa un uso scorretto e non si cerca di prevenire con altre azioni la diffusione dei contagi, i problemi aumentano. Oggi, secondo l' Organizzazione mondiale della Sanità, una delle maggiori minacce alla salute collettiva è rappresentata dall' antibiotico-resistenza, vale a dire la capacità dei batteri di resistere alle cure antibiotiche dovuta a mutazioni genetiche o per l' acquisizione, da altri organismi, di germi resistenti.

mucche al pascoloMUCCHE AL PASCOLO
Si stima che, già nel 2050, questa potrebbe essere la causa di 10 milioni di morti all' anno nel mondo. Più del cancro. È un fenomeno che non si sviluppa solo negli individui, ma anche negli animali, ai quali viene somministrata, da tempo, una grande quantità di antibiotici. Un' infezione provocata da batteri resistenti su cinque arriva alle persone proprio attraverso carne, latte, uova e formaggi derivati o per via del contatto diretto con gli animali. In Italia la situazione è tutt' altro che rosea, se si considera che siamo il terzo Paese europeo per consumo di antibiotici in ambito zootecnico.

«Dobbiamo senz' altro migliorare, ma l' attenzione a livello globale e locale c' è», racconta, con un vena d' ottimismo, Bartolomeo Biolatti, docente dell' Università di Torino e presidente della Società italiana delle scienze veterinarie: è lui l' autore di un rapporto per Coop sull' antibiotico-resistenza (con la collega Tiziana Cannizzo e la collaborazione di specialisti di numerosi atenei e centri di ricerca), dato che proprio Coop con la campagna «Alleviamo la salute» vuole contribuire a ridurre l' utilizzo dei farmaci negli animali.
carne 3CARNE 3

La catena di supermercati ha infatti deciso di imporre ai suoi 1600 allevatori un rigido elenco di buone pratiche per favorire il benessere degli animali, contenere l' impiego di antibiotici e allo stesso tempo abbassare i rischi per i consumatori e l' ambiente. «È il primo passo», riprende Biolatti, citando anche il caso della Danish Crown, gruppo danese che ha creato una filiera di suini in cui l' uso di questi medicinali è bandito.

«Come riuscirci? Per esempio, attuando strategie preventive perché gli animali non si ammalino, come la selezione di linee genetiche resistenti alle malattie, piani vaccinali, un' alimentazione ricca di probiotici e prebiotici, stalle non sovraffollate e ambienti aerati in modo da evitare l' accumulo di gas tossici». Non c' è una specie che si salvi. La resistenza dei batteri agli antibiotici può interessare tutti gli animali cosiddetti «da reddito»: galline, polli, conigli, suini, bovini e non solo. Accade, per esempio, quando l' allevatore fa un uso eccessivo di farmaci per prevenire infezioni quali gastroenteriti e polmoniti, che potrebbero diffondersi da un capo all' altro, impedendogli di vendere i suoi prodotti.

antibioticiANTIBIOTICI
Così si riesce a uccidere gran parte dei batteri e a bloccare il contagio di massa, ma i microrganismi resistenti sopravvivono: aumentando le loro difese, diventano invincibili. Nell' uomo questi possono provocare infezioni a decorso moderato o anche malattie gravi e potenzialmente mortali. Già adesso, ogni anno, la resistenza agli antibiotici associata all' uso scorretto di questi medicinali è responsabile nel mondo di oltre 700 mila decessi, 25 mila nella sola Ue.

SEDE OMS GINEVRASEDE OMS GINEVRA
Mettere in atto le giuste contromisure è, perciò, una delle priorità delle organizzazioni internazionali, sia politiche sia scientifiche. «L' Europa ha già avviato due piani d' azione - rivela Biolatti -. Uno è stato attuato tra 2011 e 2016 e un altro è partito quest' anno. I programmi impegnano tutti gli attori della filiera - veterinari, allevatori, istituzioni, autorità di controllo, operatori del settore alimentare - a promuovere l' uso corretto degli antibiotici, i quali vanno impiegati solo per curare le malattie di origine batterica e non virale come i raffreddori, a meno che non si verifichino complicazioni come bronchiti o polmoniti».

abuso di medicinaliABUSO DI MEDICINALI
Ne va della salute umana e anche animale, oltre che dell' ambiente, perché diminuire l' uso di medicinali significa che in natura si disperderanno meno inquinanti. Ma ne va pure dei bilanci dei servizi sanitari nazionali. Alcuni studi stimano che, se davvero nel 2050 ci saranno 10 milioni di morti per antibiotico-resistenza, i costi per fronteggiare il fenomeno saranno enormi: sull' ordine di diversi trilioni di dollari ogni anno. Numeri enormi.

carne rossaCARNE ROSSA
Per questo motivo considerazioni analoghe all' antibiotico-resistenza negli animali vengono fatte per l' antibiotico-resistenza nelle persone, sempre più diffusa. Il ministero della Salute ha appena inviato alle Regioni un «Piano di contrasto» che prevede, entro il 2020, la riduzione dell' uso di antibiotici fino al 10% in ambito territoriale e del 5% in ospedale, oltre che un taglio superiore al 30% nel settore veterinario.

Il progetto nasce perché in Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate d' Europa. I problemi maggiori sono provocati da due microrganismi: l' Enterococcus faecium, che può provocare infezioni del tratto urinario, setticemie, endocarditi, diverticoliti e meningiti, e la Klebsiella pneumoniae, responsabile delle polmoniti.

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