9 dicembre forconi: resistenti
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martedì 27 novembre 2018

I VIRUS UCCIDONO IL DOPPIO DEGLI INCIDENTI STRADALI

E’ RECORD NEGATIVO IN EUROPA 

OGNI ANNO 530MILA PAZIENTI SUBISCONO INFEZIONI CHE DIVENTANO MORTALI PER 7800 PERSONE 

"IL PROBLEMA SONO I BATTERI E L’IGIENE DEI MEDICI..."

MELANIA RIZZOLI per Libero Quotidiano
Ogni anno sono circa 33mila nell' Unione Europea le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in ospedale, e circa un terzo di questi decessi avviene nel nostro Paese, dove la probabilità di infettarsi durante un ricovero ospedaliero è del 6 per cento. Il Centro Europeo Malattie Infettive (ECDC) ha stimato 530mila casi ogni anno di questi contagi, con oltre 7.800 decessi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali.
Una strage silenziosa, che ha classificato l' Italia all' ultimo posto in Europa, una maglia nera che non meritavamo. Le infezioni ospedaliere sono la complicanza più frequente e più grave dell' assistenza sanitaria, e sono quelle che insorgono durante il ricovero in ospedale o subito dopo le dimissioni del paziente, che al momento dell' ingresso non erano clinicamente manifeste, né erano in incubazione. Esse sono l' effetto della progressiva introduzione di nuove tecnologie sanitarie, che, se da una parte garantiscono la sopravvivenza di malati ad alto rischio di infezioni, dall' altra consentono l' ingresso di microorganismi in sedi corporee normalmente sterili.
Il fattore cruciale di questo tipo di infezioni è rappresentanto dall' aumento esponenziale di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo profilattico o terapeutico, ed anche il graduale aumento dei fattori di rischio specifici, come l' uso ormai inevitabile dei cateterismi per le indagini vascolari e cardiache o degli endoscopi per il tratto gastro-intestinale o urinario, che costituiscono sistemi invasivi che spesso veicolano anche i batteri.
GRAVI PATOLOGIE Le infezioni ospedaliere non colpiscono i medici che quotidianamente sono a contatto con questi agenti patogeni altamente infettanti, né il personale sanitario, gli assistenti volontari o i tirocinanti, perché le persone a rischio di contrarre questo tipo di infezione sono i pazienti ricoverati per gravi patologie, quindi immunologicamente depressi o con altre gravi malattie concomitanti, come tumori, diabete, anemie, cardiopatie, insufficienza renale o polmonare, o coloro che sono in attesa o hanno subìto un trapianto d' organo o di midollo, oppure i degenti ricoverati nelle terapie intensive dopo un intervento chirurgico.
La maggior parte dei batteri però viene veicolata al paziente da un operatore sanitario, ed è stato calcolato che il lavaggio frequente delle mani in ambito ospedaliero è in grado di prevenire più del 25% delle infezioni.
Il contagio avviene per via diretta tramite un veicolo contaminato (cibo, sangue, liquidi di infusione, disinfettanti), per via indiretta attraverso un endoscopio od uno strumento chirurgico, oppure per via aerea, a causa di microorganismi che sopravvivono nell' aria e vengono trasmessi a distanza (tosse, starnuti) ed inalati.
Tutti i pazienti ricoverati sono potenzialmente a rischio di infezione ospedaliera, ma i soggetti ricoverati nelle unità di cura intensiva, quindi quelli più gravi, hanno il rischio più alto, ed il 70% dei batteri coinvolti nel contagio sono resistenti ai comuni antibiotici. L' 80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, l' apparato respiratorio, le ferite chirurgiche e le setticemie, e negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento delle batteriemie e delle polmoniti.
ospedale medici barellaOSPEDALE MEDICI BARELLA
QUALITÀ DELL' ASSISTENZA Non tutte le infezioni ospedaliere sono prevenibili, ma è opportuno sorvegliare selettivamente quelle che sono attribuibili a problemi nella qualità dell' assistenza, con l' adozione di misure più sicure, che garantiscano le maggiori condizioni asettiche. Purtroppo per evitare questo rischio fatale, e per diminuire la proliferazione di batteri multi resistenti che provocano setticemie letali, è necessario rivedere e riconsiderare l' uso spesso inappropriato di antibiotici a largo spettro, molto potenti, che spesso vengono somministrati per patogeni che potrebbero essere curati con molecole più comuni, con tempi e dosaggi minori.
Il Piano Nazionale di contrasto all' antibiotico -resistenza (Pncar) 2017-2020, a cura del Ministero della Salute, ha emesso linee guida e programmi con corrette pratiche di prevenzione, che potrebbero ridurre del 20/30% questo rischio nel percorso ospedaliero, concorrendo a migliorare anche l' impatto economico sul SSN, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9mila euro a paziente.
Nel 2050 le infezioni batteriche causeranno circa 10milioni di morti all' anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2milioni), per diabete (1,5milioni), o incidenti stradali (1,2milioni), a causa dell' antibiotico resistenza, una emergenza ormai internazionale.

INFEZIONI IN OSPEDALE: 7800 MORTI L' ANNO
ALESSANDRO GONZATO per Libero Quotidiano
I numeri gelano il sangue: in Italia, a causa di infezioni provocate da batteri resistenti agli antibiotici, muoiono 10.762 persone all' anno. Nel 72,4 per cento dei casi, che equivalgono a circa 7.800 pazienti, l' infezione è correlata all' assistenza ospedaliera.
Stando a quest' ultimo dato la media è di 21 decessi al giorno, quasi uno all' ora, quanto le morti per Aids, tubercolosi e influenza messe assieme, addirittura il doppio rispetto al numero delle vittime provocate dagli incidenti stradali. Nel nostro Paese, maglia nera di questa preoccupante classifica, la probabilità di contrarre un' infezione più o meno grave mentre siamo in cura in un ospedale è del 6 per cento: ogni anno i casi sono 530 mila e le cure per ogni singolo trattamento costano dai 5 ai 9 mila euro.
I dati, riferiti al 2015-2016 - gli ultimi disponibili - sono stati diffusi dal Centro Europeo Malattie Infettive (Ecdc) durante la settimana mondiale sull' uso consapevole degli antibiotici. In Europa sono 33mila le persone che ogni 12 mesi muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici.
In Italia la situazione è dovuta soprattutto all' aumento del numero dei pazienti più fragili, ossia quelli con più di 65 anni, all' uso di sistemi sempre più invasivi per l' organismo come cateteri o endoscopi - portatori di batteri - e, denuncia l' Ecdc, per la scarsa adozione di strategie di prevenzione.
UTILIZZO SCORRETTO «Dobbiamo fare molto in questo campo» ci conferma il professor Silvio Brusaferro, ordinario di Igiene e Sanità Pubblica dell' Università di Udine e nel gruppo di ricerca del ministero della Salute. Da una parte, come evidenzia lo studio, le infezioni vengono contratte a causa dell' utilizzo scorretto degli strumenti medici.
Talvolta viene sottovalutata anche la più semplice norma igienica del lavaggio delle mani. Dall' altra - prosegue il professore - prima di ricorrere alle cure ospedaliere succede che facciamo un uso sbagliato degli antibiotici, ne prendiamo troppi, magari senza la prescrizione perché abbiamo avanzato dei blister in casa dalle volte precedenti, oppure sbagliamo i modi e i tempi, diciamo "Ma sì, mi è passato ormai, prendo una pastiglia in meno", ed è così che si sviluppano le resistenze».
ospedaleOSPEDALE
Analizzando i dati ancor più nel dettaglio vediamo che, in base a uno studio dell' Università di Torino sulle "infezioni correlate all' assistenza e sull' uso di antibiotici" effettuato su 28.157 pazienti distribuiti in 135 ospedali, il 41,6 per cento di questi era stato ricoverato nei reparti di specialità mediche, il 29,6 in specialità chirurgiche, il 4,7 in Terapia Intensiva, il 4,6 in Ginecologia e Ostetricia e il 3,9 in Pediatria.
Su 67 tipologie di patogeni identificati come responsabili delle infezioni, il più diffuso è l' Escherichia coli (13 per cento), seguito dal Klebsiella pneumoniae (10,4) e dallo Staphylococcus aureus (8,9). Gli antibiotici più utilizzati sono stati: Piperacillina e inibitori enzimatici (13,3 per cento), Ceftriaxone (10,3), Levofloxacina (8,4), Cefazolina (7,6) Amoxicillina e inibitori enzimatici (7,6).
CAMPAGNA AL VIA Per contrastare l' aumento delle infezioni correlate all' assistenza ospedaliera, "3M Salute", società specializzata nella cura della persona e nei prodotti per la salute, ha lanciato la campagna "Ospedale senza infezioni", che si propone di informare i cittadini con un programma condiviso con gli operatori sanitari.
«Siamo convinti che il nostro contributo non debba limitarsi a rendere disponibili tecnologie avanzate ma che debba andare oltre, migliorando le condizioni dei pazienti che affrontano, ad esempio, un intervento chirurgico o una terapia oncologica» afferma Patrizio Galletta, direttore finanziario di "3M". «Pazienti più informati e sicuri e personale sanitario aggiornato sulle migliori pratiche cliniche e sulle azioni più efficaci di prevenzione aiuteranno certamente a ridurre gli eventi avversi correlati alle infezioni ospedaliere».
ospedaliOSPEDALI

Il tema verrà trattato a Firenze da oggi fino a venerdì in occasione della tredicesima edizione del "Risk Forum Management in Sanità" al quale parteciperanno 1.540 relatori tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e professionisti che si alterneranno in 130 sessioni scientifiche.
Fonte: qui

lunedì 2 ottobre 2017

“ENTRO IL 2050 L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA FARA’ 10 MILIONI DI MORTI”

E’ L’ALLARME DELL’OMS MA L'ABUSO RIGUARDA ANCHE GLI ANIMALI 
GLI ESPERTI: “BISOGNA ATTUARE STRATEGIE PREVENTIVE COME LA SELEZIONE DI LINEE GENETICHE, PIANI VACCINALI, UN'ALIMENTAZIONE RICCA DI PROBIOTICI, STALLE NON AFFOLLATE”
Lorenza Castagneri per la Stampa

MUCCHE AL PASCOLOMUCCHE AL PASCOLO
È un paradosso. Avere più farmaci a disposizione dovrebbe essere una garanzia in più quando ci ammaliamo, ma, se dei medicinali si abusa o si fa un uso scorretto e non si cerca di prevenire con altre azioni la diffusione dei contagi, i problemi aumentano. Oggi, secondo l' Organizzazione mondiale della Sanità, una delle maggiori minacce alla salute collettiva è rappresentata dall' antibiotico-resistenza, vale a dire la capacità dei batteri di resistere alle cure antibiotiche dovuta a mutazioni genetiche o per l' acquisizione, da altri organismi, di germi resistenti.

mucche al pascoloMUCCHE AL PASCOLO
Si stima che, già nel 2050, questa potrebbe essere la causa di 10 milioni di morti all' anno nel mondo. Più del cancro. È un fenomeno che non si sviluppa solo negli individui, ma anche negli animali, ai quali viene somministrata, da tempo, una grande quantità di antibiotici. Un' infezione provocata da batteri resistenti su cinque arriva alle persone proprio attraverso carne, latte, uova e formaggi derivati o per via del contatto diretto con gli animali. In Italia la situazione è tutt' altro che rosea, se si considera che siamo il terzo Paese europeo per consumo di antibiotici in ambito zootecnico.

«Dobbiamo senz' altro migliorare, ma l' attenzione a livello globale e locale c' è», racconta, con un vena d' ottimismo, Bartolomeo Biolatti, docente dell' Università di Torino e presidente della Società italiana delle scienze veterinarie: è lui l' autore di un rapporto per Coop sull' antibiotico-resistenza (con la collega Tiziana Cannizzo e la collaborazione di specialisti di numerosi atenei e centri di ricerca), dato che proprio Coop con la campagna «Alleviamo la salute» vuole contribuire a ridurre l' utilizzo dei farmaci negli animali.
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La catena di supermercati ha infatti deciso di imporre ai suoi 1600 allevatori un rigido elenco di buone pratiche per favorire il benessere degli animali, contenere l' impiego di antibiotici e allo stesso tempo abbassare i rischi per i consumatori e l' ambiente. «È il primo passo», riprende Biolatti, citando anche il caso della Danish Crown, gruppo danese che ha creato una filiera di suini in cui l' uso di questi medicinali è bandito.

«Come riuscirci? Per esempio, attuando strategie preventive perché gli animali non si ammalino, come la selezione di linee genetiche resistenti alle malattie, piani vaccinali, un' alimentazione ricca di probiotici e prebiotici, stalle non sovraffollate e ambienti aerati in modo da evitare l' accumulo di gas tossici». Non c' è una specie che si salvi. La resistenza dei batteri agli antibiotici può interessare tutti gli animali cosiddetti «da reddito»: galline, polli, conigli, suini, bovini e non solo. Accade, per esempio, quando l' allevatore fa un uso eccessivo di farmaci per prevenire infezioni quali gastroenteriti e polmoniti, che potrebbero diffondersi da un capo all' altro, impedendogli di vendere i suoi prodotti.

antibioticiANTIBIOTICI
Così si riesce a uccidere gran parte dei batteri e a bloccare il contagio di massa, ma i microrganismi resistenti sopravvivono: aumentando le loro difese, diventano invincibili. Nell' uomo questi possono provocare infezioni a decorso moderato o anche malattie gravi e potenzialmente mortali. Già adesso, ogni anno, la resistenza agli antibiotici associata all' uso scorretto di questi medicinali è responsabile nel mondo di oltre 700 mila decessi, 25 mila nella sola Ue.

SEDE OMS GINEVRASEDE OMS GINEVRA
Mettere in atto le giuste contromisure è, perciò, una delle priorità delle organizzazioni internazionali, sia politiche sia scientifiche. «L' Europa ha già avviato due piani d' azione - rivela Biolatti -. Uno è stato attuato tra 2011 e 2016 e un altro è partito quest' anno. I programmi impegnano tutti gli attori della filiera - veterinari, allevatori, istituzioni, autorità di controllo, operatori del settore alimentare - a promuovere l' uso corretto degli antibiotici, i quali vanno impiegati solo per curare le malattie di origine batterica e non virale come i raffreddori, a meno che non si verifichino complicazioni come bronchiti o polmoniti».

abuso di medicinaliABUSO DI MEDICINALI
Ne va della salute umana e anche animale, oltre che dell' ambiente, perché diminuire l' uso di medicinali significa che in natura si disperderanno meno inquinanti. Ma ne va pure dei bilanci dei servizi sanitari nazionali. Alcuni studi stimano che, se davvero nel 2050 ci saranno 10 milioni di morti per antibiotico-resistenza, i costi per fronteggiare il fenomeno saranno enormi: sull' ordine di diversi trilioni di dollari ogni anno. Numeri enormi.

carne rossaCARNE ROSSA
Per questo motivo considerazioni analoghe all' antibiotico-resistenza negli animali vengono fatte per l' antibiotico-resistenza nelle persone, sempre più diffusa. Il ministero della Salute ha appena inviato alle Regioni un «Piano di contrasto» che prevede, entro il 2020, la riduzione dell' uso di antibiotici fino al 10% in ambito territoriale e del 5% in ospedale, oltre che un taglio superiore al 30% nel settore veterinario.

Il progetto nasce perché in Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate d' Europa. I problemi maggiori sono provocati da due microrganismi: l' Enterococcus faecium, che può provocare infezioni del tratto urinario, setticemie, endocarditi, diverticoliti e meningiti, e la Klebsiella pneumoniae, responsabile delle polmoniti.

Fonte: qui