9 dicembre forconi

martedì 13 settembre 2016

APPALTI TRUCCATI, SCATTA LA RETATA A CASERTA

20 ARRESTI NELL’INCHIESTA SULLE GARE PER LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI: C'È ANCHE IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ANGELO DI COSTANZO 

IN CARCERE O AI DOMICILIARI NUMEROSI AMMINISTRATORI E IMPRENDITORI DELLA ZONA

Conchita Sannino e Dario Del Porto per “la Repubblica”
ANGELO DI COSTANZOANGELO DI COSTANZO

Venti arresti eccellenti scuotono la provincia di Caserta. 

Una vicenda di corruzione e appalti truccati nel settore dei rifiuti - ed in vari comuni della zona del Matese - coinvolge amministratori pubblici, funzionari, imprenditori.

Venti le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini  preliminari di Santa Maria Capua Vetere. Sette persone finiscono ai domiciliari, tredici in carcere.

Ad eseguire le misure sono la Guardia di finanza di Caserta, coordinata dal generale Giuseppe Verrocchi e i carabinieri diretti dal colonnello Giancarlo Scafuri.

L'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore capo Maria Antonietta Troncone, durava da oltre un anno e aveva nel mirino presunte dazioni di danaro "e una serie di altre utilità" in cambio di assegnazioni di lavori nel settore dello smaltimento dei rifiuti. In particolare, la Procura sottolinea in una nota di aver portato alla luce "un vero e proprio sistema criminale finalizzato all’assegnazione illecita di appalti.

CARABINIERICARABINIERI
In particolare, la Procura sottolinea in una nota di aver portato alla luce "un vero e proprio sistema criminale finalizzato all’assegnazione illecita di appalti milionari in diversi Comuni del casertano".

Agli arresti finiscono tra gli altri Angelo Di Costanzo, oggi presidente della Provincia di Caserta in quota Forza Italia, nonché sindaco del Comune di Alvignano, insieme a un assessore ed al comandante della polizia municipale dello stesso paese; il sindaco di Piedimonte Matese, l'ex sindaco di Casagiove ed anche il presidente del consorzio di bonifica Sannio-Alifana, Pietro Cappella. Nelle prossime ore è prevista una conferenza stampa in Procura.

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LA PREVIDENZA BY RENZI: CHI VA IN PENSIONE ANTICIPATA PERDE ALMENO 25 MILA EURO

SOTTOSEGRETARIO NANNICINI SVELA I PIANI DEL GOVERNO PER CHI VUOLE RITIRARSI DAL LAVORO IN ANTICIPO: 

SARANNO COINVOLTI PURE AUTONOMI E PARTITE IVA (MA PER OGNI ANNO SI PERDERÀ IL 5% DELL'ASSEGNO)

Tobia De Stefano per “Libero Quotidiano”

RENZI PADOANRENZI PADOAN

Finalmente è arrivata l' ora dell' Ape. O meglio, è arrivata l' ora di mettere un po' di sostanza nel meccanismo elaborato dal governo per consentire ai lavoratori di anticipare la pensione. Si sapeva, per dire, che avrebbe riguardato i nati tra il 1951 e il 1953. Che i soldi sarebbero stati versati dalle banche. E che la decurtazione non sarebbe stata uguale per tutti.


Tommaso NanniciniTOMMASO NANNICINI

Ora Tommaso Nannicini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che da mesi sta curando il dossier, ci mette i numeri. Che di certo faranno discutere. In un'intervista a Presadiretta, infatti, ammette che è stato indispensabile «coinvolgere il sistema bancario. È stata l'unica strada percorribile» perché le altre sarebbero costate allo Stato dai 7 ai 10 miliardi. E spiega che a un lavoratore con una pensione potenziale da 1.000 euro «un anno d' anticipo costerà una cifra che va da 50 a 60 euro al mese per 20 anni, mentre tre anni di anticipo costeranno dai 150 a 200 euro al mese».

INPS PENSIONIINPS PENSIONI
Parliamo di un taglio all'assegno di circa il 5% per ogni anno di anticipo. Che diventano 13 mila e 200 euro (55 euro per 20 anni) per chi vuole smettere di lavorare un anno prima. E 42 mila euro per chi invece intende godersi la vecchiaia 36 mesi prima rispetto a quanto previsto dall' attuale normativa (in media siamo intorno ai 25 mila euro). Difficile definirlo un affarone. Non solo. Nannincini ha spiegato anche che «l' anticipo pensionistico è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale.

Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, gli artigiani e i commercianti». E che le richieste non dovranno essere garantite dall' auto o dall' immobile del pensionando. Non rischiano neanche gli eredi (pensione di reversibilità) perché tutto sarà coperto da un' assicurazione.
PENSIONEPENSIONE

Nessun numero, invece, per chi dovrebbe pagare poco o nulla. «Poi ci sarà una platea importante di agevolati - spiega Nannicini - che riceveranno un bonus fiscale, e questo coprirà non solo gli interessi e l'assicurazione, ma anche il capitale anticipato se sei particolarmente meritevole di tutela, in condizioni di bisogno e hai un reddito basso». Secondo le ultime indiscrezioni non ci dovrebbero essere penalizzazioni per chi prenderà un assegno fino a 1.500 euro lordi al mese.

Quindi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio precisa che sulle minime «ci sarà un intervento anche sui redditi da pensione sotto i 1.000 euro, agganciandosi prevedibilmente all' istituto della 14esima, con un bonus che è legato ai contributi versati. Si arriva fino a 400 euro».

pensioni1PENSIONI1
Mentre stronca definitivamente la proposta del presidente dell' Inps Tito Boeri, che chiedeva un sacrificio a chi riceve un assegno molto più di ricco rispetto ai contributi versati. «Questo tipo di ricalcoli non sono semplicissimi - spiega Nannicini - richiedono molte ipotesi e molti dati. E devi stare molto attento perché non si riesce a fare con il bisturi del chirurgo questa distinzione un pò intellettualistica. Rischi di fare danni e di tagliare anche pensioni alte ma meritate...» Insomma: «Potevamo mettere le mani nelle tasche sbagliate, abbiamo deciso di fermarci».

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lunedì 12 settembre 2016

A casa del funzionario di Renzi trovate buste con 230mila euro

Pubblicato il 22  by 

Nell’ambito dell’inchiesta di Roma sui processi “pilotati” dalla cricca, la Finanza ha trovato buste con 230 mila euro in contanti

In casa di Renato Mazzocchi, funzionario della Presidenza del Consiglio, i finanzieri hanno trovato quello che stavano cercando: 230 mila euro in contanti preparati in bustarelle.

I militari sono andati a perquisire la casa di Mazzocchi nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma su Raffaele Pizza, il faccendiere finito nelle cronache per le intercettazioni in cui affermava di aver fatto assumere il fratello di Angelino Alfano alle poste.

Le perquisizioni a casa di Renato Marzocchi

Secondo quanto scrive il Corriere, soldi trovati a casa di Mazzocchi sarebbero serviti a pilotare i processi. Una ipotesi che sarebbe supportata anche da intercettazioni ambientali. A Mazzocchi i procuratori arrivano indagando sulla “cricca” di Pizza, quella che ha coinvolto anche il deputato Ncd Antonio Marotta.

I soldi trovati in casa dell’ex capo della segreteria dell’allora ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sono stati considerati “provento di reato” e sequestrati dal Gip.

L’accusa è quella di riciclaggio, ma è ancora chiaro il coinvolgimento di Mazzocchi nella cosiddetta “cricca“.

Per quanto riguarda i processi di cui la “cricca” voleva conoscere in anticipo le indagini, ai pm Alberto Orsini (commercialista che i pm considerano la mente del gruppo) ammette di aver ricevuto informazioni sulle indagini che lo riguardavano. Quello che i magistrati dovranno capire è se i soldi trovati nei cassetti di Marzocchi sono quelli pagati da Orsini per pilotare i processi a suo carico.

19/07/2016
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Russia, India e Cina unite. Ora l'EURASIA è la prima potenza militare ed economica del mondo

In un mondo in costante guerra (per procura) tra le grandi potenze del mondo, qualcosa sta cambiando nello scacchiere geopolitico: si sta formando un’asse politica, economica e militare contro l’egemonia dell’Occidente. Un’alleanza orientale che vede la partecipazione dei tre eserciti più potenti dell’Eurasia, insieme al Giappone.

L’India, una potenza nucleare e uno dei pochi paesi a non essere stati scalfiti dalla recente crisi economica e finanziaria che ha travolto i mercati emergenti, ha appena stretto un accordo per tenere esercitazioni militari insieme alla Russia. Si chiameranno Indra 2016. È l’ennesima prova di un rafforzamento della partnership militare tra i due paesi.

Il tutto mentre la Cina si è schierata a fianco dei russi nel braccio di ferro diplomatico con gli Stati Uniti e l’Europa, che hanno punito Mosca con una serie di sanzioni economiche dopo il suo presunto coinvolgimento strategico e militare nella guerra civile in Ucraina e dopo l’annessione della Repubblica di Crimea. Dopo Stati Uniti e Russia, la Cina possiede la più grande aviazione militare al mondo.

Un’alleanza economica non solo militare

Anche sul fronte economico i paesi facenti parti dei Brics hanno messo a punto un sistema bancario e monetario alternativo quello di matrice occidentale e una grande banca mondiale dei paesi emergenti. L’AIIB, le cui attività concrete tra cui investimenti in Bangladesh e Pakistan hanno preso il via quest’anno, ambisce a diventare un punto di riferimento anche in America Latina e Africa, non solo in Asia.

Nella tappa delle trattative tra India e Russia che hanno preso il via oggi sulle coste dell’Estremo Oriente russo, si è parlato di nuovo dell’interesse del governo indiano per il sistema antimissile russo S400 Triumph, sebbene il Cremlino a maggio abbia negato l’esistenza di contratti.

Secondo un portavoce del Distretto Militare Orientale russo, le forze armate russe e indiane sono tenute a partecipare a tre grandi esercitazioni militari quest’anno: Indra Navy 2016 addestramento navale, AviaIndra 2016 e Indra 2016. Le attività previste dal programma Indra si sono già svolte nel 2003. 

L’obiettivo è quello di incrementare la capacità di intervento e l’interoperabilità tra le forze russe e quelle indiane.

Due sottomarini nucleari russi per l’India

Il ministero della Difesa russo ha stimato un totale di 500 partecipanti. Alle esercitazioni, il cui avvio è previsto per dicembre, verranno impiegati da parte russa anche una grande nave anti-sommergibile, un cacciatorpediniere, un elicottero anti-sommergibile, una petroliera e un rimorchiatore.

Oltre alle esercitazioni congiunte l’India ha stretto un’altra importante intesa con il Cremlino: noleggerà un secondo sottomarino nucleare dai russi. L’affare non dovrebbe influire minimamente sull’efficienza militare di Mosca, secondo quanto riferito da Sputnik, media filo russo. Nella disponibilità della Flotta di Vladimir Putin ci sono infatti altri sottomarini, Kalmar, Antej e Borej.

Sul sottomarino, riferisce la testata Kommersant, “saranno installati dei lanciatori per i siluri supersonici BrahMos”. Nel 2012 l’India ha preso a nolo un altro sottomarino russo, il Nerpa, per dieci anni. I sottomarini classe Akula appena noleggiati sono un gruppo di sommergibili multiruolo nucleari di terza generazione, costruiti dal 1983 al 2004.

Fonte: qui

LA RESA DEI CONTI DENTRO LA UE: PAESI DELL'EST IN RIVOLTA SUI MIGRANTI, QUELLI DEL SUD CONTRO LA GERMANIA (CHE REAGISCE)

Ad una settimana dal Consiglio Ue di Bratislava (dove il gruppo di Visegrad dichiarerà "guerra" alla Commissione Ue sui migranti), l'Unione mai così disunita come ora  si ritrova segnata da un nuovo scontro sull'austerità, ovvero sulla dottrina dei banchieri tedeschi e nord europei. Uno scontro frontale dalle caratteristiche geografiche.  

Da un lato la Germania del ministro-falco Wolfgang Schaeuble dall'altro l'accozzaglia dei governi finti-socialisti-sinistri(veri destri-elitari!) dei Paesi mediterranei della Ue, riunitasi ieri ad Atene su iniziativa del premier greco Tsipras.

Un  vertice che si poneva tra gli obiettivi primari la formazione di un fronte comune anti-austerity e che, proprio per questo, finisce gia' prima di cominciare nel mirino dei tedeschi.
Ad Atene sono arrivati i leader della sponda Sud dell'Ue: Renzi, Hollande, il maltese Joseph Muscat, il portoghese Antonio Costa fino al presidente cipriota Nicos Anastasiades mentre la Spagna e' l'unica ad essere sotto-rappresentata: per Madrid partecipa infatti il viceministro (di un governo inesistente, in carica solo per l'ordinaria amministrazione) agli Affari Ue Fernando Eguidazu.

Ed era tarda mattinata, ieri, quando, prima ancora di leggere la dichiarazione comune che produrra' il summit Euro-Med e' il capogruppo Ppe a Bruxelles Manfred Weber ad tirare la prima sciabolata mediatica: partecipare a questo vertice di Atene e' da "irresponsabili", afferma, riferendosi ai leader piu' di 'peso' dell'incontro, Renzi, Hollande e il 'padrone di casa' Tsipras.

Ancor piu' duro, anche perche' segnato dal sarcasmo, e' il commento di Schaeuble. "Quando i leader socialisti si incontrano perlopiu' non viene niente di buono e di intelligente", punge il titolare dell'Economia di Berlino, consapevole che l'unico leader conservatore potenzialmente presente al consesso ateniese, Mariano Rajoy, risulta assente perchè sarebbe stato lì a titolo personale, visto che non è riuscito a formare un governo.
Parole alle quali e' Tsipras a replicare, sottolineando come il gruppo Euro-Med "voglia unire e non dividere l'Europa", sulla base di tre concetti: crescita, sicurezza, solidarieta' nella gestione della crisi dei migranti. Ufficialmente dal governo italiano non giunge alcuna risposta mentre e' il capogruppo del Pse, Gianni Pitella a replicare in modo netto: "Weber farebbe meglio a pensare ai suoi amici falchi dell'austerita', i veri responsabili della stagnazione europea", afferma l'esponente del Pd facendo riferimento a quel surplus primario che in Germania ammonta ormai a 90 miliardi e che di fatto viola le regole Ue.

Di certo, il fatto e' che il vertice dei Paesi del Sud - ironicamente chiamato dalla stampa tedesca 'Club Med' - ha dato molto fastidio al governo tedesco, perche' a partecipare e' stato anche Hollande che fino a qualche mese fa era fedelissimo all'asse franco-tedesco con la Merkel. L'Italia, in questo rinnovato 'movimento' europeo, fa il suo gioco, ma come sempre capita a Renzi, è fatto di chiacchiere, intenzioni a parole, nessuna decisione nei fatti. E infatti, alla fine il vertice del Club Med socialista s'è concluso con l'ennesimo documento-appello-esortazione al "cambiamento", alla "flessibilità", alla dine del "rigore". Documento che - vien da dire - non è neppure stato tradotto in tedesco.

Ma la sostanza è sotto gli occhi di tutti: a tre mesi dalla vittoria del Brexit, la Ue anzichè compattarsi è dilaniata da una guerra intestina tra Nord e Sud con al centro l'euro sempre più percepito come una moneta che ha portato povertà e crisi economica. 

La partita dentro la Ue si fa sempre più dura, piu' che nel vertice di Bratsilava, lo scontro finale si materializzerà a gennaio 2017 con il rinnovo della carica di Martin Schulz (a capo dell'Europarlamento) e Donald Tusk (a capo del Consiglio Ue) due nodi che somigliano sempre piu' ai cappi di una forca a cui verrà impiccata la Ue. 

sabato 10 settembre 2016

Fonte: ilnord.it

domenica 11 settembre 2016

Tornano il bail-in e il furto delle pensioni

Nuovi sviluppi in Italia e Germania confermano l’intenzione delle élite dominanti in Europa di saccheggiare la popolazione per salvare la bisca finanziaria. 

In Italia, il bail-in è rientrato dalla finestra dopo essere stato apparentemente evitato nel caso del Monte dei Paschi di Siena. 

Ricordiamo che poche ore prima della pubblicazione dei risultati degli stress test, il 30 luglio scorso, era stato concluso l’accordo per salvare l’unica banca che sarebbe stata bocciata, MPS. 

L’accordo prevedeva la cessione delle sofferenze al prezzo scontatissimo di 30 centesimi per un euro, al fondo Atlante che le avrebbe cartolarizzate e vendute sul “mercato” con garanzia statale. In cambio, un consorzio di banche internazionali, composto da Mediobanca, JP Morgan, Goldman Sachs, Santander, Citi, Crédit Suisse, Deutsche Bank e Bank of America Merrill Lynch. si era impegnato a sottoscrivere un aumento di capitale di cinque miliardi. 

Ma il 30 agosto, l’AD di MPS Fabrizio Viola ha proposto al Consiglio d’amministrazione della banca un cambiamento per ridurre l’esborso dei disinteressati investitori. Concretamente, egli ha proposto il bail-in di tre miliardi di obbligazioni subordinate in mano a istituzioni e risparmiatori. 

Le obbligazioni dovrebbero essere convertite in azioni, così riducendo la sottoscrizione per il consorzio. 

Ma l’aumento di capitale è superiore al previsto: secondo Viola la banca avrebbe bisogno di soli tre miliardi, che aggiunti ai tre dei bond convertiti in azioni, fa un totale di sei miliardi. 

In Germania, il sottosegretario alle Finanze Jens Spahn (nella foto) – un tipetto il cui sguardo allucinato lo fa sembrare il gemello separato alla nascita del “mostro del Circeo” – ha proposto di investire i fondi delle pensioni statali, che tradizionalmente vengono investiti in modo prudente, come i titoli di stato, nel mercato azionario

In un’intervista al Sueddeutsche Zeitung del 22 agosto, Spahn ha dichiarato: “Laddove sia possibile, dobbiamo ridurre le garanzie a favore di maggiori possibilità di guadagno”, e “dovremmo investire in modo più scaltro il denaro che non verrà usato nei prossimi dodici mesi”. 

La domenica successiva, Spahn è stato promosso “Cancelliere in attesa” dal quotidiano britannico The Guardian. Spahn è certamente ben visto dai mercati finanziari come possibile successore a Merkel, ora che si è aperta la lotta di successione dopo la cocente sconfitta della CDU nelle elezioni dello stato del Mecklenburg-Vorpommern. Spahn ha già iniziato la rincorsa a destra del partito AfD sul tema dell’immigrazione. 

Fonte: qui

GERMANIA: CROLLA VIRTUALMENTE IL MARCO!

Risultati immagini per marco euro germania

L’ho scritto l’altro giorno, non siamo mai sicuri in una certa misura siamo sempre ignari, direbbe il nostro caro Kenneth Arrows, la nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza, quella su come funziona questa unione monetaria, questo euro addirittura non è vaghezza ma buio totale, totale blackout della consapevolezza.
Chi è con noi solo da poco, deve fare uno sforzo di rileggersi buona parte della nostra avventura per cercare di comprendere quello che in realtà sta accadendo, per semplificare, basta utlizzare il motore di ricerca Google, scrivere il nostro nome non a fianco l’argomento che interessa.
Visto che probabilmente non è stata una buona idea proporre questo post sotto l’ombrellone, in mezzo all’estate ad agosto, forse è il caso di riproporlo aggiungendovi una tabella che spiega nel dettaglio quanto sia insopportabile per la nostra economia questa terribile gabbia denominata euro.

Ma tu guarda abbiamo passato anni a raccontare al mondo intero il fallimento di questa unione monetaria, di questo sistema monetario, di una moneta fallita ancora prima di nascere, mentre loro, i giornali mainstream, cercavano di raccontare favole e leggende metropolitane.

Ricordo ancora ad esempio qualche anno fa uno dei tanti “dotti, medici e sapienti” che ho incontrato in occasione delle mie conferenze, che sdegnato mi disse. ” Mazzalai lei è un inconsciente, non sa quello che potrebbe accadere al nostro sistema bancario fuori dall’euro! “
In effetti, ho visto quello che è successo dentro l’euro al nostro sistema bancario e mi basta e avanza.
Poi all’improvviso una folgore sulla via di Damasco…

The One-Size Euro Mightn’t Be So Tight After All – Bloomberg

Quanto vale un euro: tra Grecia e Germania la differenza ha superato i 40 cent…


No dai, chi l’avrebbe mai detto! Talvolta alla talevisione, spesso ultimamente sui giornali con sfumature varie, si incomincia a raccontare che…

La forza della moneta unica sul dollaro, varia da Paese a Paese. L’equilibrio rispetto ai fondamentali dell’economia tedesca sarebbe a 1,4 dollari, mentre per quelli greci dovrebbe essere sotto la parità. L’azione della Bce ha ridotto le differenze, ma le mosse di Draghi non riescono a soddisfare a pieno nessuno.

MILANO – Se c’è un luogo nel quale mettere in discussione il motto che “l’unione fa la forza” è senza dubbio l’Eurozona e uno studio che arriva da Oxford Economics rinforza questa percezione.

L’economista Angel Talavera da Londra ha realizzato a inizio agosto una ricerca per Bloomberg Benchmark sull’euro e su quale dovrebbe essere la “giusta” quotazione contro il dollaro, se rispettasse la “forza” dell’economia dei suoi singoli componenti. In pratica, quale sarebbe il tasso di cambio equilibrato sul biglietto verde per otto delle economie rappresentative dell’area con la moneta unica.

Un modo per mostrare come le ampie differenze tra Nord e Sud del blocco europeo non sono rappresentate dalla forza della valuta comune, che per sua natura non può oscillare liberamente in ogni Paese (come invece accadeva fino ai tempi della lira, del marco o della dracma).


Proprio Germania e Grecia sono i due poli di questa osservazione, mentre l’Italia sta nel mezzo e ringrazia l’intervento della Bce per aver ritrovato un equilibrio. I numeri spiegano meglio il concetto.

Se la forza dell’euro dovesse rispondere solo ai fondamentali tedeschi (cioè alla solidità del bilancio di Berlino, alle sue prospettive di crescita e al suo saldo positivo nella bilancia dei pagamenti), il valore dell’euro dovrebbe essere intorno agli 1,4 dollari (attualmente siamo a 1,13 dollari).

Se invece rispondesse a una egemonia greca, dovrebbe stare sotto la parità.

Per l’Italia le cose vanno abbastanza bene, visto che il cambio ideale sarebbe poco sopra 1,15 dollari e quindi non lontano dalla situazione attuale.

Ovviamente, dietro questi numeri c’è tutto l’impatto del valore della moneta unica sulla presenza delle aziende dei vari Paesi europei sui mercati internazionali: la Germania sta di fatto presenziando il mondo con una divisa svalutata, della quale riescono a beneficiare le sue imprese esportatrici. La Grecia avrebbe invece bisogno di indebolire la moneta, cosa che non può evidentemente fare.

Peccato che questa è solo una faccia della stessa medaglia, peccato che in realtà, guardando il tutto da un’altra prospettiva, il cambio poco sopra a 1,15 non è affatto un buon cambio per la nostra economia, per le nostre esportazioni…


Come proposto ieri da Giovanni Zibordi su Twitter, secondo una ricerca targata Morgan Stanley, la Germania esporta fuori dall’Europa con un tasso di cambio svalutato di oltre il 26 % rispetto all’ Italia, la stessa percentuale di svalutazione subita dalla sterlina nell’ultimo anno.

«Alla luce di quanto è accaduto dal giorno del referendum sono assolutamente sereno». Nessun ripensamento per il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney accusato di aver previsto una dinamica economica in toni negativi e di aver varato troppo presto un nuovo allentamento monetario. Il numero uno dell’istituto centrale nell’audizione alla Commissione Tesoro di Westminster non ha rinunciato, però, a un’importante puntualizzazione.

«Il rischio di una recessione tecnica – ha detto – è oggi più lontano. E questo grazie alle misure adottate dal Comitato di politica monetaria». Ovvero al taglio dei tassi d’interesse al minimo storico di 0,25% e al nuovo round di quantitative easing, azioni varate ai primi di agosto.

Balle, ma quale politica monetaria,  tutto grazie alla svalutazione della sterlina, il resto sono chiacchiere da bar dei banchieri centrali.


Buona consapevolezza!