9 dicembre forconi

sabato 21 aprile 2018

Roma, orrore nel parco dell'Eur: il giallo della donna forse arsa viva

A DARE L'ALLARME UN UOMO CHE FACEVA JOGGING E HA VISTO CHE IL CADAVERE ANCORA BRUCIAVA TRA LE FIAMME...


«Stava ancora bruciando - ha raccontato il testimone che ha fatto la macabra scoperta su viale Aldo Ballarin. - una scena terribile». Il cadavere senza ombra di dubbio è quello di una donna. Sul posto la Squadra Mobile della Polizia, il reparto Volanti e la squadra della Scientifica: gli investigatori si rendono subito conto di trovarsi davanti ad un vero e proprio giallo. Infatti al di là dell'identificazione della vittima il caso rimane tutto ancora da decifrare. Accanto al cadavere non è stato rinvenuto nessun liquido infiammabile.
Stando a una prima ricostruzione la donna indossava una gonna e non aveva le scarpe. Si stanno cercando eventuali testimoni, visto che secondo il medico legale il corpo sarebbe stato dato alle fiamme intorno alle 4. Nella zona del parco ci sono giacigli di fortuna e alcune baracche abusive, qualcuno potrebbe aver notato qualche strano movimento. 

Maria Cristina Olivi soffriva da tempo di depressione: la donna aveva un vissuto problematico ma nel suo passato non ci sarebbero tentativi di suicidio. Abitava a circa un chilometro dal luogo in cui è stata trovata morta e lavorava presso una lavanderia della zona. Secondo i primi accertamenti Olivi è morta nel parco e a confermare ciò il fatto che risulta bruciata tutta l'erba intorno al corpo. A poca distanza dalla salma gli inquirenti hanno individuato la borsa con all'interno i documenti. Domani il pm Vittorio Pilla affiderà l'incarico per effettuare l'autopsia.

L'esame autoptico potrà chiarire in particolare se ha subito violenze, se sia stata bruciata viva o se fosse già morta quando è stata data alle fiamme. Al momento non si esclude nessuna pista. Un senza fissa dimora che frequenta abitualmente il parco avrebbe raccontato di aver visto del fuoco e sentito delle voci la scorsa notte. Rimane da capire perché si trovasse di notte in quell'area verde così isolata. Nella sua casa, controllata oggi dagli investigatori, tutto sembra in ordine. Non ci sono elementi che lasciano pensare a una lite lì. E si scava in queste ore nella sua vita per accertare se abbia avuto recentemente problemi con qualcuno. Gli investigatori stanno ricostruendo le sue ultime ore di vita e, soprattutto, con chi le ha trascorse.
roma parco tre fontaneROMA PARCO TRE FONTANE

LA SAI L’ULTIMA? LA GRILLINA VITTORIA BOGO DELEDDA, CHE E’ STATA IN MALATTIA 243 GIORNI ED E’ “GUARITA” CON LE ELEZIONI, VA ALLA COMMISSIONE LAVORO!


PROPRIO LEI CHE, DIRIGENTE DEI SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE DI BUDONI, IN PROVINCIA DI SASSARI, SI ERA ASTENUTA DALLE PROPRIE MANSIONI AMMONTICCHIANDO CERTIFICATI MEDICI…


Gian Maria De Francesco per “il Giornale”

VITTORIA BOGO DELEDDAVITTORIA BOGO DELEDDA
«Ridurre l' orario di lavoro a parità di salario». Questa ricetta di stampo bertinottiano è stata recentemente declinata dal ministro del Lavoro in pectore del Movimento 5 stelle, Pasquale Tridico. Non sorprende, pertanto, che i grillini abbiano già scelto di insediare in commissione Lavoro a Palazzo Madama un' esponente che, prima di essere eletta, l'orario non solo lo aveva ridotto, ma addirittura azzerato.

Ieri, infatti, Mario Puddu, sindaco M5S di Assemini, in provincia di Cagliari, ha anticipato la collocazione nelle commissioni parlamentari di alcuni eletti sardi. Tra queste quella di Vittoria Bogo Deledda, la senatrice salita agli «onori» delle cronache per lo scoop delle Iene che avevano documentato come la senatrice sia stata 243 giorni in malattia e sia guarita improvvisamente con la candidatura.
VITTORIA BOGO DELEDDAVITTORIA BOGO DELEDDA

Ebbene sì, Bogo Deledda andrà in commissione Lavoro. Proprio lei che, dirigente dei Servizi sociali del Comune di Budoni, in provincia di Sassari, si era astenuta dalle proprie mansioni ammonticchiando certificati medici. L' attivista grillina aveva presentato una diagnosi di sindrome da burnout, una condizione patologica della psiche. In buona sostanza iperstress da lavoro.

Fin qui nulla da eccepire tranne per il fatto che il 29 gennaio scorso, dopo otto mesi di malattia, è tornata al proprio posto e il 2 febbraio si è collocata in ferie per poter impegnarsi nel tour elettorale in tutta la Sardegna. Insomma, una circostanza ben strana quella di una persona che vive un disagio psichico legato allo stress e che si «stressa» in una faticosa campagna per le elezioni. Lei si è sempre difesa sostenendo di aver lavorato tantissimo in 25 anni di professione e che la documentazione sanitaria presentata era completa di certificati che attestavano il suo stato di salute. Il marito andò addirittura alle vie di fatto con il cameraman della trasmissione Mediaset.

VITTORIA BOGO DELEDDAVITTORIA BOGO DELEDDA
Ora a Bogo Deledda potrebbe toccare di occuparsi dello strumento che potrebbe rendere superflua qualsiasi polemica: il reddito di cittadinanza. Con quella provvidenza da destinare a disoccupati e pensionati non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi: il salario sarebbe garantito e sarebbe tutt' altro che esiguo. In fondo anche il programma «geneticamente modificato» (perché differente da quello votato sul Sacro Web) dei pentastellati recita testualmente che «lavorare più ore non significa necessariamente essere più produttivi» perché «è la qualità del lavoro a far crescere la competitività e il valore aggiunto».

Insipienti quei poveri mortali di economisti che non si erano resi conto di questa lampante evidenza empirica e si curvano nel calcolare nuove formule.
VITTORIA BOGO DELEDDAVITTORIA BOGO DELEDDA
Con Bogo Deledda in commissione Lavoro i Cinque stelle si sono portati avanti e possono contare su una persona che in qualche modo (seppur per una causa spiacevole) ha già testato il nuovo sistema. «L' arroganza di questi signori non ha limite», ha chiosato il renziano Michele Anzaldi. Ma lo ha detto solo perché non ha sperimentato il nuovo ed è ancorato al passato...

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HAFTAR È IN STATO VEGETATIVO

UNA FONTE DIPLOMATICA DI UN PAESE UE RIVELA CHE IL GENERALE LIBICO E’ AFFETTO DA UN CANCRO AI POLMONI CHE SI E’ ESTESO ANCHE AL CERVELLO: “NON TORNERA’ MAI PIU’ COME PRIMA” 


haftarHAFTAR
Il comandante dell' Esercito dell' est della Libia, Khalifa Haftar, versa in stato vegetativo e «non tornerà mai più come prima»: lo ha confidato a Middle East Eye una fonte diplomatica anonima di un Paese dell' Unione Europea, il quale ha precisato che 'l' uomo forte' della Libia è affetto da un cancro ai polmoni che si è esteso anche al cervello.

«Non è in grado di parlare e di comprendere ciò che gli si dice. Non può sedersi nè stare in piedi», ha aggiunto il diplomatico. «Il medico che lo sta curando ha fatto sapere che anche se dovesse rispondere positivamente alle cure, la ripresa sarà temporanea e non tornerà mai più normale».

IL GENERALE HAFTARIL GENERALE HAFTAR
Secondo quanto riferito dal diplomatico, lo staff personale di Haftar aveva nei giorni scorsi provato a organizzare un' apparizione pubblica per mettere a tacere le notizie sul deterioramento del suo stato di salute, ma all' ultimo momento l' incontro è stato cancellato per le sue «pessime condizioni».

Negli ultimi giorni sono emersi resoconti contrastanti sulle condizioni del generale libico, da quando è stato ricoverato a Parigi per un malore. Rappresentanti dell' Esercito Nazionale Libico hanno ribadito più volte che le condizioni di Haftar sono buone, e che quelle che sta ricevendo a Parigi sono controlli di routine. Un medico dell' ospedale, che ha preferito rimanere anonimo, ha invece detto che l' infarto che lo ha colto ha prodotto effetti irreversibili.
Fonte: qui

LA LEGISLATURA VA GIÀ IN FERIE!

IL GOVERNO NON ARRIVA? ALLORA VANNO IN VACANZA: MEGA PONTE FESTIVO PER I DEPUTATI, CHE TORNERANNO IN AULA IL 7 MAGGIO PER OCCUPARSI DELLO SPERMA DEI SUINI 

ANCHE I GRILLINI SI ASSUEFANNO ALLA PRASSI ISTITUZIONALE: IN DUE MESI LA MACCHINA DI MONTECITORIO È GIÀ COSTATA 252 MILIONI DI EURO, ALTRO CHE TAGLIO DEI VITALIZI

Salvatore Dama per “Libero quotidiano

laura castelliLAURA CASTELLI
Nel cortile di Montecitorio c'è un bel sole. Laura Castelli ne approfitta per portarsi avanti con il lavoro e godersi il tepore primaverile. Telefona e prende appunti sulla sua agendina. La vice capogruppo grillina è l'unica superstite tra i suoi colleghi deputati. Che, puff, sono spariti tutti già mercoledì sera. A passo veloce, coi trolley saltellanti sui sampietrini irregolari del centro storico di Roma. La Camera è convocata per il 7 maggio. Un mega ponte festivo di 18 giorni. Che, poi, ferie da cosa?

Roberto Fico - autobusROBERTO FICO - AUTOBUS


Dal 4 marzo, giorno di inizio della nuova legislatura, Montecitorio si è riunita 7 volte. Prevalentemente per distribuire poltrone.
L' ultima proprio ieri l'altro, quando è stato eletto un nuovo segretario d'aula. Il nono.
Tutti gli avvii di legislatura sono lenti. Questo è proprio un diesel. I proclami dei nuovi arrivati, che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno, sono rimasti relegati su Twitter e Facebook. L' onorevole grillino ci ha messo poco ad assuefarsi alla lentezza della prassi istituzionale. Nessuno scalpita, nessuno si scandalizza.

Ora è chiaro anche a loro che le regole sono queste.
MONTECITORIOMONTECITORIO
Se i leader non trovano un accordo tra di loro, la legislatura non decolla. L'assenza di un governo che definisca chi sta in maggioranza e chi va all' opposizione, impedisce al Palazzo di cominciare a lavorare a regime. Senza nessuno che sieda a Palazzo Chigi, non possono insediarsi le Commissioni permanenti, che sono il motore della macchina legislativa. È stata nominata solo la Commissione speciale. I suoi componenti - 40 a Montecitorio e 27 a Palazzo Madama - sono gli unici che nei prossimi giorni avranno un po' da fare. Mentre gli altri novecento e passa incroceranno le braccia.

IN ATTESA

Entro fine mese dovrebbe vedere la luce il Documento economico e finanziario. C'è un testo neutro predisposto dal governo uscente, mentre tutti i gruppi parlamentari stanno lavorando a delle risoluzioni da mettere ai voti. Il resto della produzione legislativa è roba di serie B. Nessuno acuto, nessun tema che possa incontrare l'interesse degli elettori. Invece di occuparsi di pensioni, fisco, lavoro, giustizia o emergenza migranti, il Parlamento avrà da fare con la disciplina della riproduzione animale.

I parlamentari saranno chiamati a esprimere un parere sull' impiego di asini stalloni abilitati alla fecondazione di cavalle. Ma anche sul divieto fatto ai maiali, per ragioni di purezza genetica, di fecondare scrofe «in forma girovaga». Che, in versione bipede, sarebbe la classica «botta e via».

SESSO E SUINI

allevamento di maialiALLEVAMENTO DI MAIALI
Deputati e senatori dovranno dire la loro anche sulla pratica dell'inseminazione artificiale dei suini e sui centri di raccolta e di magazzinamento dello sperma. E qui già è facile prevedere «l'obiezione di coscienza» dei parlamentari cattolici. Questo è solo uno dei 19 decreti legislativi che attendono un parere dalla Commissione speciale, retaggio del governo uscente e della passata legislatura.

vitalizi protesteVITALIZI PROTESTE
A Palazzo Madama la situazione è ancora più imbarazzante. Dall'inizio della diciottesima legislatura i senatori hanno lavorato in totale 12 ore e 56 minuti. E non è detto che riprendano il 7 maggio perché a differenza della Camera non è ancora stata convocata la prossima seduta. Le indennità no, quelle arrivano precise, il 28 del mese. E non sono commisurate alle giornate di lavoro. Sono piene. Due mesi di fancazzismo costano al contribuente 252 milioni di euro. Altro che i 73 milioni di risparmi promessi con il taglio dei vitalizi. Sono già andati. Bruciati.

MANGIASOLDI

VITALIZI M5SVITALIZI M5S
Montecitorio ha una macchina organizzativa enorme. Che ciuccia soldi anche se non si approvano leggi. Due numeri? In sessanta giorni, per esempio, se ne vanno 34 milioni per il personale, 13 milioni per le indennità e 10 per le diarie dei deputati, un milione per le pulizie del Palazzo e 700mila euro in bollette di gas, luce e acqua. Palazzo Madama ha costi inferiori, ma comunque importanti.

PROTESTE CONTRO IL VITALIZIOPROTESTE CONTRO IL VITALIZIO


Marzo e aprile saranno anche stati improduttivi dal punto di vista della legislazione, ma il Senato ha bruciato risorse per 91 milioni, pagando 16 milioni in stipendi dei senatori, 25 milioni per le pensioni dei dipendenti e 3,6 milioni di contributi ai gruppi parlamentari.

Fonte: qui
PROTESTE CONTRO IL VITALIZIOPROTESTE CONTRO IL VITALIZIO

IERI ERA LA MINIERA, OGGI AMAZON: VIAGGIO NEL LATO OSCURO DELLA ‘GIG ECONOMY’, L’ECONOMIA DEI LAVORI SALTUARI, DOVE BASTA ANDARE A PISCIARE E SI VIENE LICENZIATI

IL LIBRO DI JAMES BLOODWORTH, PER 6 MESI IN UN MAGAZZINO DI AMAZON, DOVE SI LAVORA A 7 EURO L’ORA PER RENDERE BEZOS L’UOMO PIÙ RICCO DEL MONDO 

MA HA TESTATO PURE UBER, FOODORA, DELIVEROO, JUSTEAT…

Gaia Cesare per “il Giornale

Sei punti come sei possibilità prima di essere licenziato. Anche se il tuo contratto, quando sei fortunato, dura nove mesi.

JAMES BLOODWORTH HIRED AMAZONJAMES BLOODWORTH HIRED AMAZON
Anche se non te lo hanno mai fatto vedere. Anche se arrivi in ritardo di un minuto su una giornata lavorativa di dieci ore e mezza, in cui a stento hai il tempo per un caffè e macini chilometri su chilometri in un deposito grande quanto dieci campi da calcio, dove non parli con nessuno, anche perché in gran parte gli impiegati sono immigrati romeni. Un punto su sei ti viene affibbiato anche se quel ritardo dipende dal bus che l' azienda mette a disposizione. E lo stesso vale per un giorno di malattia, perché non serve a nulla nemmeno il certificato medico. Una settimana a casa con la febbre, week-end escluso, vuol dire cinque punti sul curriculum, cioè un passo dal licenziamento. «Essere punito per essermi ammalato, anche se ho dato un preavviso, è legale?», chiede James. «È quello che Amazon fa da sempre», gli rispondono i suoi superiori.

Benvenuti nel magico mondo della gig economy, quella dei lavori senza tutele, a chiamata, e dei contratti a zero ore. James Bloodworth ha voluto vederlo con i suoi occhi e per sei mesi ha lavorato in incognito, cioè senza rivelare di essere un giornalista, in uno dei sei mega-depositi Amazon del Regno Unito, poi come assistente sociale per una delle agenzie private che ormai fanno il lavoro del servizio sanitario nazionale, e ancora come tassista Uber e come telefonista in un call center. Il risultato di questa esperienza è tutto in Hired (appena pubblicato in Gran Bretagna con Atlantic Books).

telecamera nascosta in un magazzino amazon ingleseTELECAMERA NASCOSTA IN UN MAGAZZINO AMAZON INGLESE
Ed è uno spaccato del mondo del lavoro contemporaneo che non sembra nemmeno avere come ambientazione l' Europa culla dei sindacati. Invece è qui, al di là della Manica, ma potrebbe essere in qualsiasi altro Paese europeo, Italia compresa, dove ci sono i call center, i taxi che puoi chiamare con un' app sul telefono e gli immensi depositi del più grande rivenditore al mondo. Ieri era la miniera, oggi è un magazzino Amazon oppure un' automobile Uber. E non è un' esagerazione.

Perché se non si rischia più la vita dentro una cava buia, al tempo della gig economy si rischia comunque la salute, tra depressione, stress e l' amara constatazione che ogni sforzo quotidiano ti fa vivere comunque al limite della soglia di povertà e sotto la pressione psicologica di poter perdere la tua occupazione temporanea in qualsiasi momento, con un preavviso di qualche minuto.

«È come vivere sotto dittatura - spiega al Giornale James Bloodworth a proposito di Amazon, che solo nel Regno Unito impiega 8mila persone -. Loro impongono le regole ed è impossibile non infrangerle, perché anche andare in bagno può costarti il lavoro, quando ci metti 7-10 minuti per raggiungere la toilette che è a quattro piani di distanza, costretto a passare ogni volta per gli scanner anti-furto. Puoi fare tutto benissimo, essere un lavoratore modello ma puoi sempre perdere il tuo impiego e finire per avere problemi economici».
JAMES BLOODWORTH AMAZONJAMES BLOODWORTH AMAZON

L' esperienza più tragica Bloodworth l' ha vissuta proprio in uno dei depositi di Jeff Bezos, l' uomo più ricco del mondo. «Il primo giorno ti ripetono fino alla nausea che il lavoro è temporaneo. Poi passano tutto il tempo a controllare la tua produttività. Anche bere e mangiare è una sfida. In un mese ho contato sulle dita di una mano il tempo per un caffè, non mi hanno mai fatto vedere un contratto e non ho mai saputo quali fossero i miei diritti.

telecamera nascosta in un magazzino amazon ingleseTELECAMERA NASCOSTA IN UN MAGAZZINO AMAZON INGLESE
Con il sistema a punti, poi, basta ammalarsi per qualche giorno per esser fatti fuori». «Il posto - il deposito di Rugeley, nord dell' Inghilterra, 1.200 dipendenti - ha l' atmosfera di una prigione. Quando entri devi liberarti del tuo telefono e sottostare ai controlli di sicurezza, passando per i metal detector ogni volta che fai una pausa. Le guardie vietano anche gli occhiali da sole. Mi hanno spiegato che hanno bisogno di guardarti negli occhi per vedere se hai bevuto troppo la sera prima».

Tutto per una paga di 7 euro l' ora mentre il suo fondatore, Bezos, è in cima alla lista degli uomini più ricchi del pianeta, con un patrimonio di 60,7 milioni di dollari. «Nessuno era direttamente assunto da Amazon e l' agenzia che faceva da tramite, Transline, spesso tardava i pagamenti e sbagliava i conti, sempre al ribasso ovviamente. Qualcuno non è mai più riuscito ad avere quello che gli spettava. E per molti voleva dire perdere il contratto d' affitto o bucare la rata di un prestito».
magazzino amazonMAGAZZINO AMAZON

Un copione agghiacciante, che si ripete anche negli altri luoghi dove James ha fatto la sua esperienza. Nel call center della Admiral, società di assicurazioni dove ha lavorato nel Galles del Sud, gli hanno da subito spiegato che c' era un «occhio in stile Grande Fratello» a osservarli. E l' esperienza più dura dal punto di vista emotivo è stata quella di assistente sociale. «Le visite dovrebbero durare 20 minuti ma di solito non ne avevi più di 5 perché gli appuntamenti sono incastrati come sardine. Lavori dalle 7-8 del mattino fino alle 10-11 di sera, spesso perché qualche assistito non si sente bene. Tante volte non c' è nemmeno il tempo di cambiare il pannolone».

MAGAZZINO AMAZON A PHOENIX IN ARIZONAMAGAZZINO AMAZON A PHOENIX IN ARIZONA
Poi c' è Uber, per cui James ha lavorato a Londra. «Hai 15 secondi per accettare una corsa, anche se non sai qual è la destinazione, e devi dire sì all' 80% delle richieste, se no sei fuori, anche dopo tre di fila». Il tuo destino appeso a un algoritmo.
Come succede ai rider, i fattorini in bicicletta di Deliveroo e degli altri operatori di consegne di cibo a domicilio, da Foodora a Just Eat, da Ubereats a Glovo.

Qualcuno stenta a credere alla storia dei dipendenti che urinano nelle bottiglie, ad Amazon, per non perdere tempo. «Chi non ci crede - ci spiega ancora Bloodworth - è perché non è mai entrato in un deposito. E ha subìto la propaganda del sistema di pubbliche relazioni di Amazon. Complice il silenzio di molti, che non vogliono sapere perché gli va bene comprare a buon prezzo, con consegne veloci e a domicilio. Ma a quale costo sociale?».

Fonte: qui

venerdì 20 aprile 2018

L’EX PRESIDENTE DEL SENATO, NICOLA MANCINO, ASSOLTO AL PROCESSO STATO-MAFIA DALL’ACCUSA DI FALSA TESTIMONIANZA - CONDANNATI ..

CONDANNATI GLI EX VERTICI DEL ROS MARIO MORI, SUBRANNI E DE DONNO, L’EX SENATORE DELL’UTRI, MASSIMO CIANCIMINO E I BOSS BAGARELLA E CINÀ 

PRESCRITTE LE ACCUSE NEI CONFRONTI DEL PENTITO GIOVANNI BRUSCA


Nicola MancinoNICOLA MANCINO
Gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni sono stati condannati a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. A 12 anni, per lo stesso reato, è stato condannato l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, a 28 anni sempre per minaccia a corpo politico dello Stato, è stato condannato il capo mafia Leoluca Bagarella. Per lo stesso reato dovrà scontare 12 anni il boss Antonino Cinà. 

L’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno, per le stesse imputazioni, ha avuto 8 anni. Massimo Ciancimino, accusato in concorso in associazione mafiosa e calunnia dell’ex capo della polizia De Gennaro, ha avuto 8 anni.  

La Corte ha assolto dall’accusa di falsa testimonianza l’ex ministro democristiano Nicola Mancino. I pm avevano chiesto per lui una condanna a sei anni di carcere. Prescritte le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca.  

Mancino: finita la mia sofferenza  
«Sono sollevato. È finita la mia sofferenza anche se sono sempre stato convinto che a Palermo ci fosse un giudice. La sentenza è la conferma che sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo che tale è stato ed è tuttora» ha commentato l’ex ministro Mancino.  

Pm: sentenza dedicata a Borsellino  
«Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia» ha detto Vittorio Teresi, il Pm del pool che ha istruito il processo , dopo la lettura del dispositivo. 
«È stata confermata - ha aggiunto - la tesi principale dell’accusa che riguardava l’ignobile ricatto fatto dalla Mafia allo Stato a cui si sono piegati pezzi delle istituzioni». «È un processo - ha concluso - che andava fatto ad ogni costo».  

dell utri libri antichiDELL' UTRI LIBRI ANTICHIANTONIO SUBRANNIANTONIO SUBRANNI

“LA TRATTATIVA STATO-MAFIA CI FU” 

LA SENTENZA DELLA CORTE D'ASSISE DI PALERMO DICE A CHIARE LETTERE CHE LA STRATEGIA MAFIOSA DI ATTACCO ALLO STATO, INIZIATA CON L'OMICIDIO DI SALVO LIMA E CON LE STRAGI DEL '92, FU VINCENTE 

DELL'UTRI "TRATTÒ" DAL '93 IN POI, AL POSTO DEL ROS: A GENNAIO DEL '94 FALLÌ L'ATTENTATO DELLO STADIO OLIMPICO CONTRO I CARABINIERI, A MARZO "FORZA ITALIA" VINSE LE ELEZIONI. E TUTTO SI ACQUIETÒ...

Riccardo Arena per “la Stampa”

MARIO MORIMARIO MORI
La storia entra dalla porta principale dell' aula bunker di Pagliarelli: alle 16, dopo 4 giorni e mezzo (e quasi 5 anni di udienze) di camera di consiglio, la corte d' assise del processo Trattativa esce con una sentenza che in pochi si aspettavano.

A parte Nicola Mancino, l' unico che non rispondeva degli accordi inconfessabili nel periodo delle stragi del '92-'93 e che viene assolto dall' accusa di falsa testimonianza, tutti gli imputati vengono condannati.

sergio mattarella e nicola mancinoSERGIO MATTARELLA E NICOLA MANCINO
Una batosta: 12 anni ai generali dei carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, per avere stretto le intese con i boss, 28 anni a Leoluca Bagarella (la Procura ne aveva chiesti 16), 12 all' altro mafioso Nino Cinà, altrettanti a Marcello Dell' Utri, che garantì - lo dice il dispositivo, con sufficiente chiarezza, lo rilancia il pm Nino Di Matteo - il necessario tramite tra i capimafia che ricattavano lo Stato e il governo Berlusconi. E poi 8 anni al colonnello Giuseppe De Donno e a Massimo Ciancimino, superteste in apparenza smentito su tutta la linea ma - in attesa delle motivazioni - in gran parte creduto dai giudici. Per il pentito Giovanni Brusca scatta la prescrizione.

GIORGIO NAPOLITANO E LORIS D'AMBROSIOGIORGIO NAPOLITANO E LORIS D'AMBROSIO
Difese sotto choc, preannunciato l' appello. La posizione processuale di Mancino era relativamente marginale, ma aveva pesato tantissimo nella vicenda. Perché c' erano le sue telefonate intercettate con il consigliere giuridico del Quirinale, Loris D'Ambrosio, morto d' infarto a 62 anni, nell' estate del 2012, col dolore e l'irritazione del Colle. E c'erano le conversazioni (registrate dalla Dia) ancora dell'ex ministro dell' Interno con lo stesso Napolitano, distrutte senza essere depositate (e dunque pubblicate), ma solo dopo il ricorso del Capo dello Stato e su ordine della Corte costituzionale.

calogero manninoCALOGERO MANNINO
Decisione dura quella del collegio presieduto da Alfredo Montalto, il magistrato che, da Gip, aveva arrestato per concorso esterno il decimo imputato di questa vicenda, Calogero Mannino, tenendolo in carcere (nel 1995) sebbene avesse perso 40 chili e affermando che era una sua scelta, nutrirsi solo di verdure. Mannino, processato a parte, in abbreviato, per la trattativa, era stato assolto dal Gup Marina Petruzzella, nel 2015.

Sentenza che va in controtendenza rispetto ad assoluzioni nei grandi processi di Palermo - Andreotti, salvato in gran parte dalla prescrizione, lo stesso Mannino dall' accusa di mafia, il generale Mori, processato due volte e sempre uscito pulito - e perché dice a chiare lettere che la strategia mafiosa di attacco allo Stato, iniziata dopo la conferma in Cassazione delle condanne del maxiprocesso, con l' omicidio di Salvo Lima e con le stragi del '92, fu vincente.
giovanni falcone paolo borsellinoGIOVANNI FALCONE PAOLO BORSELLINO

I boss trovarono infatti sponde negli uomini dello Stato, che assecondarono le richieste di attenuazione del carcere duro, di una legislazione restrittiva contro i pentiti e i sequestri di beni. I mafiosi così continuarono: morti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i grandi nemici di Cosa nostra, catturato, dal Capitano Ultimo e dal Ros di Mori e Subranni, Totò Riina - in circostanze misteriose, seguite da un' inspiegabile perquisizione del covo fatta solo dopo 18 giorni - gli eccidi proseguirono, stavolta in Continente, tra maggio e luglio '93, a Roma, Firenze e Milano.

Giovanni ConsoGIOVANNI CONSO





E a novembre di quello stesso anno il guardasigilli dell' epoca, Giovanni Conso, non aveva rinnovato o prorogato 330 decreti di sottoposizione al 41 bis. La sentenza rimette poi in gioco il ruolo di Forza Italia, partito fondato, con Silvio Berlusconi, proprio da Dell' Utri, che sta già scontando 7 anni per concorso in associazione mafiosa. Dell' Utri "trattò" dal '93 in poi, al posto del Ros: a gennaio del '94 fallì l'attentato dello stadio Olimpico contro i carabinieri, a marzo dello stesso anno il partito azzurro vinse le elezioni. E tutto si acquietò.

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Mosca: Con i missili sovietici la difesa aerea siriana ha distrutto 71 dei 100 missili lanciati da USA, Gran Bretagna e Francia



La maggior parte dei missili lanciati in Siria da Regno Unito, Stati Uniti e Francia sono stati intercettati dai sistemi di difesa aerea siriani, ha riferito il ministero della Difesa russo. Le unità di difesa aerea russe non sono state coinvolte nel respingere l'attacco.

Gli aerei e le navi da guerra degli Stati Uniti e dei loro alleati hanno lanciato oltre 100 missili da crociera e missili a superficie aerea sulle strutture civili e militari siriane, ha affermato il ministero della Difesa russo.
Gli attacchi sono stati condotti da due navi statunitensi stazionate nel Mar Rosso, con supporto aereo tattico dal Mediterraneo e bombardieri Lancer Rockwell B-1 della base aerea della coalizione ad Al-Tanf nella provincia di Homs, in Siria, secondo la dichiarazione.

L'aeroporto militare siriano Al-Dumayr, situato a 40 km a nord-est di Damasco, è stato attaccato da 12 missili da crociera, ha confermato il Ministero della Difesa russo, aggiungendo che tutti i missili sono stati intercettati dai sistemi di difesa aerea siriana.

Per respingere l'attacco, Damasco ha dispiegato sistemi missilistici terra-aria di fabbricazione sovietica, tra cui l'S-125 (nome in codice NATO: SA-3 Goa), S-200 (SA-5 Gammon), 2K12 Kub (SA-6 Gainful ) e Buk.

La Russia non ha schierato i suoi sistemi di difesa aerea situati in Siria per intercettare i missili americani, britannici e francesi.

In precedenza, il ministero ha rilasciato una dichiarazione in cui dichiarava che nessuno dei missili lanciati dagli Stati Uniti e dai suoi alleati ha raggiunto le zone di difesa aerea russe che proteggono le strutture nella città portuale di Tartus e nella base aerea di Khmeimim.


Poche ore fa il Comando generale delle forze armate siriane ha confermato la versione russa sugli attacchi e la distruzione dei missili lanciati da USA, Gran Bretagna e Francia



In seguito, Sergey Rudskói, capo della gestione operativa delle forze armate dello Stato maggiore russo, ha confermato che "sono stati intercettati 71 missili da crociera", aggiungendo che i suoi obiettivi includevano basi aeree delle forze governative siriane.

Il generale ha anche riferito che Washington e i suoi alleati hanno diretto parte dell'attacco a possibili depositi di quello che chiamano "programma chimico militare" a Damasco, e alcuni di questi punti sono stati parzialmente distrutti dai missili.



Fonte: 
RT

Fonte: qui
Notizia del: 




WSJ: Trump voleva attaccare obiettivi russi in Siria, lo hanno fatto ragionare


Il presidente Donald Trump inizialmente aveva sostenuto un piano più potente per l'attacco in Siria, contro obiettivi russi e iraniani, scrive il Wall Street Journal citando le sue fonti.
Come osserva edizione, ad optare per un impatto limitato sugli obiettivi lo hanno convinto il capo del Pentagono James Mattis e il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, noto per la sua tendenza a prendere decisioni forti.  Il presidente Donald Trump ha ascoltato le argomentazioni del ministro della Difesa James Mattis che ha invitato alla cautela, poi ha deciso di ordinare un attacco più discreto, scrive il Wall Street Journal citando le sue fonti a conoscenza della situazione.
A seguito di diversi incontri alla Casa Bianca, il presidente e i suoi consiglieri hanno concordato su una risposta moderata al presunto attacco chimico in Siria, rispetto a quello proposto dal Pentagono: un potente attacco a tre oggetti associati alle armi chimiche. Il presidente ha optato per questa variante, in gran parte per un significativo intervento del ministro della difesa Mattis. Data la volontà del presidente di dare una risposta forte al presunto attacco chimico, Mattis ha presentato tre opzioni per l'uso della forza militare.
L'opzione più limitata era il bombardamento di più obiettivi, che erano in relazione al potenziale attacco con armi chimiche. Poi un attacco con una vasta gamma di scopi, contro complessi chimici e centri di comando. La scelta difficile riguardava l'attacco alla difesa aerea, che doveva causare gravi danni al potenziale bellico del "regime" senza colpirlo politicamente.
Alla fine Trump ha dato la sua preferenza a una miscela del primo e secondo piano: un moderato attacco, che, secondo l'amministrazione del presidente, ha inferto un colpo decisivo al potenziale chimico di Assad. Anche se Trump insisteva sull'attacco a obiettivi russi e iraniani in Siria, Mattis ha discusso contro il piano. L'ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Nikki Haley si è pronunciata per una risposta più dura all'attacco chimico, tuttavia, il capo del Pentagono ha avvertito che un simile attacco poteva causare la minaccia di una risposta da parte di Mosca e Teheran.
Secondo le fonti del giornale, il nuovo consigliere del presidente per la sicurezza nazionale John Bolton, che in precedenza aveva sostenuto l'azione militare contro l'Iran e la Corea del Nord, ha giocato un ruolo nel processo del piano.
Bolton, sapendo che lo considerano un uomo incline a soluzioni militari, ha parlato di "devastante" colpo al "regime di Assad", ma non del più aggressivo. Bolton sapeva che Trump nutriva rispetto per  Mattis, quindi, ha deciso che era saggio cedere la scelta al capo del Pentagono, considerando che ha solo di recente iniziato il suo lavoro. Il consigliere per la sicurezza nazionale ha detto anche che la cosa più dura è coinvolgere gli USA in un conflitto, ma gli sembrava che sostenere un simile piano nella prima settimana di lavoro "era troppo". Fonte: qui

Gli USA hanno speso per l'attacco in Siria più di 200 milioni di dollari, praticamente con zero effetto, subendo perdite di reputazione, ha detto il dottore in scienze militari Kostantin Sivkov.

In precedenza, il presidente Donald Trump è intervenuto con un appello alla nazione, ha annunciato l'attacco in Siria. Dopo ha confermato la premier Theresa May, e anche l'Eliseo. Il ministero della difesa russo ha riferito che il 14 aprile aerei e navi armate USA, in collaborazione con l'Aeronautica militare britannica e francese hanno compiuto un attacco missilistico su infrastrutture militari e civili della Repubblica Araba Siriana, più di 100 missili da crociera e missili "aria-terra sono stati lanciati, la maggior parte è stata colpita dalla difesa aerea durante l'avvicinamento agli obiettivi, ha indicato il ministero della difesa.
"Diciamo che un missile ha un valore di circa due milioni di dollari. Contate allora. Gli americani hanno speso più di 200 milioni di dollari con zero effetto. Sono stati intercettati 71 razzi dei 103 lanciati, il colpo USA ha dimostrato essere inefficace contro il sistema anti-missile. Avevo previsto che sarebbe stato abbattuto un massimo di 60 missili, ma non 71. Questo è un enorme spreco" ha detto.
Secondo lui, è una significativa sconfitta USA, ciò che è accaduto ha mostrato che la difesa anche di un piccolo paese è efficace, un paese "tormentato dalla guerra, come la Siria, è in grado di sopportare con una buona organizzazione l'attacco missilistico".
"E' clamorosa la sconfitta USA, un assordante uno schiaffo in faccia. Una volta per tutte è stata messa una croce sull'idea dell'arma invincibile. In questo modo, la questione della prossimità delle guerre è rimossa una volta per tutte, una cosa, che ha dominato la mente dei militari nel corso di un quarto di secolo" ha detto l'esperto.

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