Sequestrato, costretto a dormire su una brandina in una stanza senza riscaldamento, a casa degli strozzini che pretendevano la restituzione di un debito con interessi del cento per cento. Un' ipoteca sulla casa, quadri di pregio, un anello di Bulgari da più di 30mila euro: non era abbastanza per accontentare i suoi aguzzini.
«Per ogni ora che passa sono finito, non ce la faccio ad arrivare a domani, mi massacrano di botte, ho tutto il viso rovinato», diceva al telefono, intercettato, un promoter finanziario romano, vittima di una coppia spietata di usurai, titolari di una macelleria all' Ardeatino. Ora i cravattari sono stati arrestati dai Carabinieri. Si tratta di Stefano Fabio e Maura Broglia, marito e moglie. In manette anche il Fabrizio Fabio - fratello del macellaio - e un pugile professionista, Emiliano Tagliavini.
Nel luglio 2017, il primo prestito da duemila euro e l' accordo per la restituzione con tassi d' interesse del 30 per cento. Poi, altri soldi e interessi sempre più alti: del 50 e, infine, del 100 per cento. Nel marzo 2018, il credito vantato dagli usurai ammonta a 66mila euro. La vittima mette un' ipoteca sulla casa.
Tagliavini entra in scena nell' estate 2018. I tassi di mora salgono a mille euro settimanali e poi arrivano a 500 euro al giorno, pretesi con violenza: il macellaio agita in faccia al promoter un grosso coltello, lo afferra per il collo, lo sbatte contro un congelatore, gli frattura la faccia. Il pugile minaccia di spezzargli un dito per ogni giorno di ritardo. In gennaio, il debito è impossibile da restituire: 369.500 euro.
EMILIANO TAGLIAVINI
Così, scatta il sequestro. Il promoter viene segregato prima nella casa degli indagati e poi in un albergo: «Stai con noi fino a quando porti tutti i soldi altrimenti non rivedrai più né tua moglie né tua figlia», gli dicono.
Viene controllato a vista, scortato.
Passa le giornate a fare telefonate per cercare il denaro. «Mi vedrai morto», si dispera con un amico.
IL BLITZ
Due giorni dopo, il blitz dei carabinieri della compagnia Eur. I militari, venuti a conoscenza della situazione, contattano la moglie della vittima. La donna è terrorizzata: si rifiuta di sporgere denuncia, non vuole mettere a verbale nemmeno una frase. Quando il marito le telefona e scopre che in casa ci sono i carabinieri, entra nel panico: «Mi ammazzano. Non hai capito, anche se li arrestano quello mi ha detto che ha duemila amici, pure se li arrestano loro ci vengono a prendere altri». Il telefono del promoter, però, è intercettato. I militari lo localizzano e intervengono, ponendo fine al sequestro. Gli strozzini vengono arrestati e la loro macelleria all' Ardeatino viene chiusa per carenze igienico-sanitarie.
«Stava ancora bruciando - ha raccontato il testimone che ha fatto la macabra scoperta su viale Aldo Ballarin. - una scena terribile». Il cadavere senza ombra di dubbio è quello di una donna. Sul posto la Squadra Mobile della Polizia, il reparto Volanti e la squadra della Scientifica: gli investigatori si rendono subito conto di trovarsi davanti ad un vero e proprio giallo. Infatti al di là dell'identificazione della vittima il caso rimane tutto ancora da decifrare. Accanto al cadavere non è stato rinvenuto nessun liquido infiammabile.
Stando a una prima ricostruzione la donna indossava una gonna e non aveva le scarpe. Si stanno cercando eventuali testimoni, visto che secondo il medico legale il corpo sarebbe stato dato alle fiamme intorno alle 4. Nella zona del parco ci sono giacigli di fortuna e alcune baracche abusive, qualcuno potrebbe aver notato qualche strano movimento.
Maria Cristina Olivi soffriva da tempo di depressione: la donna aveva un vissuto problematico ma nel suo passato non ci sarebbero tentativi di suicidio. Abitava a circa un chilometro dal luogo in cui è stata trovata morta e lavorava presso una lavanderia della zona. Secondo i primi accertamenti Olivi è morta nel parco e a confermare ciò il fatto che risulta bruciata tutta l'erba intorno al corpo. A poca distanza dalla salma gli inquirenti hanno individuato la borsa con all'interno i documenti. Domani il pm Vittorio Pilla affiderà l'incarico per effettuare l'autopsia.
L'esame autoptico potrà chiarire in particolare se ha subito violenze, se sia stata bruciata viva o se fosse già morta quando è stata data alle fiamme. Al momento non si esclude nessuna pista. Un senza fissa dimora che frequenta abitualmente il parco avrebbe raccontato di aver visto del fuoco e sentito delle voci la scorsa notte. Rimane da capire perché si trovasse di notte in quell'area verde così isolata. Nella sua casa, controllata oggi dagli investigatori, tutto sembra in ordine. Non ci sono elementi che lasciano pensare a una lite lì. E si scava in queste ore nella sua vita per accertare se abbia avuto recentemente problemi con qualcuno. Gli investigatori stanno ricostruendo le sue ultime ore di vita e, soprattutto, con chi le ha trascorse.
Condotte d'Acqua pretende altri 60 milioni di euro da Eur spa per la quale ha realizzato la Nuvola di Fuksas. La richiesta verrà formalizzata dalla società di via Salaria 1039 nei prossimi giorni. A metà della scorsa settimana i consulenti della IX sezione del tribunale civile avevano stimato che la stazione appaltante debba ai privati 53 milioni arretrati. A questi si potrebbe ora aggiungere - sugli stessi presupposti della causa che verrà discussa il 10 ottobre - la nuova ingente cifra.
NUVOLA FUKSAS
Il già annoso contenzioso giudiziario sull' opera inaugurata nell' ottobre scorso e ancora in attesa di collaudo sembra così destinato a prolungarsi e, se possibile, inasprirsi. Tenendo buona la valutazione dei tecnici nominati dal tribunale - che la corte presieduta dal giudice Tommaso Marvasi può accogliere o modificare - il costo del Nuovo centro congressi è lievitato a 406 milioni euro. E per far fronte ai 53 milioni extra l' amministratore delegato di Eur spa, Enrico Pazzali, ha già ventilato la possibilità di dover ricorrere alla cessione di uno dei palazzi storici che fanno parte della società partecipata al 90% dal ministero del tesoro e al 10% dal Campidoglio, spiegando che ne deriverebbero anche inevitabili tagli al personale per i mancati ricavi che edifici come il Colosseo Quadrato, La lama (l' albergo da 439 stanze sorto accanto alla Nuvola), il Palaeur o il palazzo dell' Arte Antica portano all' ente.
MASSIMILIANO FUKSAS
La nuova richiesta di 60 milioni (che porterebbe il totale a 466 milioni) nasce da un conteggio aggiornato fatto da Condotte su ulteriori lavori extra, che non comparivano tra quelli presi in esame dai consulenti del tribunale perché eseguiti in seguito. «Sarebbe un gravissimo danno per le casse di una società pubblica», diceva una settimana fa Pazzali. Il progetto del Roma Convention center (denominazione ufficiale) risale al 2001, ma solo nel 2008, con la presa in carico di Condotte, i lavori per il complesso da 55mila metri quadrati sono partiti. La consegna è avvenuta con tre anni di ritardo per le necessarie modifiche al progetto «imputabili - secondo i consulenti dei giudici - ad Eur spa».
2- ASTALDI: “PRONTI A CHIEDERE IL PIGNORAMENTO, DOBBIAMO DIFENDERE SEIMILA DIPENDENTI”
Duccio Astaldi, presidente di Condotte d' Acqua spa, la Nuvola è già nota come una delle opere più costose di Roma in un pantheon ricco di esempi, dalla Vela di Calatrava in giù. Perché questa richiesta di ulteriori 60 milioni?
«Intanto respingo il paragone con la Vela perché qui non parliamo di un' incompiuta in mezzo al nulla ma di un' opera finita, bellissima ed efficiente. E nel conteggio totale vengono inserite erroneamente voci che con i lavori da noi effettuati non hanno niente a che fare. Le dirò, anzi, che nel suo genere si tratta di un appalto economico. Pensi alle 18mila tonnellate di acciaio per le parti esterne e nessun pezzo uguale all' altro...».
VELA DI CALATRAVA
Non bastava il recente riconoscimento dei 53 milioni?
«Queste sono voci nuove, successive alla valutazione già chiesta ai consulenti».
Il conto totale può arrivare a 466 milioni...
«Guardi che dal contenzioso noi usciamo sconfitti, perché la nostra richiesta (202 milioni, ndr) era maggiore dei 53 riconosciuti. Però ora è chiaro che le modifiche e i ritardi non sono imputabili a noi. E tenere aperto un cantiere inattivo come quello per la Nuvola costa anche 800mila euro al mese».
Per questo vi sono già stati riconosciuti interessi per oltre un milione di euro...
«Un' inezia rispetto ai costi effettivi. Ed è un rimborso, non una utilità. La stima andrebbe fatta su come avremmo potuto investire queste somme con pagamenti puntuali».
ENRICO PAZZALI EUR SPA
Eur spa dice che una condanna la obbligherebbe a dismissioni e licenziamenti.
«Una società del ministero del Tesoro con problemi di cassa? Il danno l' abbiamo subito noi e abbiamo seimila dipendenti da difendere, per non parlare dei subappalti e l' indotto».
Chiederete il pignoramento dei beni di Eur spa?
«Non posso escluderlo, ma l' amministratore delegato Pazzali è un bravo manager e una persona corretta. Siamo disponibili a un accordo su un adeguato strumento finanziario di pagamento».
Perché la storia della Nuvola è stata così complessa?
TAGLIO DEL NASTRO DELLA NUVOLA RAGGI FUKSAS VELTRONI RENZI RUTELLI
«La verità è che si trattava di un prototipo più che di un progetto. Estremizzando, avremmo dovuto lavorare a cottimo per non scontare i tempi infiniti delle autorizzazioni sulle modifiche a un' idea nata vecchia... Eppure, se ci fossimo ritirati, saremmo stati ritenuti inadempienti. Ora però è un' opera di cui andare orgogliosi e mi auguro davvero che sia inserita nei circuiti internazionali migliori. Può essere una ricchezza, non va abbandonata a sé stessa».
Dopo 14 varianti e 10 anni si scopre che il perimetro sborda di due metri su viale Europa. Un' altra causa è inevitabile...
«Noi siamo tranquillissimi, abbiamo eseguito al meglio lavori che ci sono stati imposti anche contro le nostre obiezioni. Il vero tema è che in Italia ci sono tanti controllori ma nessuno controlla davvero, preferendo poi affidarsi a un giudice. Abbiamo commesse per miliardi di euro in tutto il mondo, dal Cile alla Svizzera, e ovunque i problemi si risolvono in poche settimane, a cantiere aperto, con la lettura puntuale dei contratti. Da noi invece amministratori e manager non si incontrano più per paura dei sospetti».
NUVOLA FUKSAS
Non si può dire, Roma inclusa, che questi rapporti siano stati sempre limpidi...
«Certo, ma non si può costruire una nazione su un esempio negativo. E dai ritardi nei lavori abbiamo tutti da perdere, chi li appalta e chi se li aggiudica».
A proposito, ha mai incontrato la sindaca Raggi?
«Sì, all' inaugurazione della Nuvola, ma su Roma oggi non ci sono progetti che ci interessano. Anzi, uno, ma fa quasi sorridere. Abbiamo vinto la prima fase del bando per la metro D, aspettavamo l' aggiudicazione definitiva, poi il progetto è come sparito. Abbiamo lavorato "a gratis" per usare un' espressione romana, e anche qui dovremmo valutare un risarcimento.
Il fondatore Sandro era comunista, come i Marchini. Il figlio Luca: macché palazzinari, sviluppiamo progetti.
Ma gran parte dei beni del gruppo sono ormai in mano a Unicredit
Il padre era il grande vecchio Sandro, ex stagnaro e comunista, che si era fatto le ossa nel dopoguerra costruendo palazzine nel mare sterminato della periferia. Il figlio è il pargolo d'oro, Luca, cresciuto a pane e mattone, ad dell'impero di famiglia. E ora sono un po' come i Marchini, i nuovi “calce e martello”. Simpatie “rosse” e grandi affari nello scenario della Roma del primo e del secondo millennio. Il loro nome - Parnasi - sale sul proscenio dell'affaire nuovo stadio della Roma. Con un'altra storia che intreccia affari e politica.
Sandro, nel mondo dei re del mattone all'ombra del Cupolone, lo ricordano tutti. E' scomparso lo scorso anno, lasciando vuota dopo una vita la sua stanza nel quartier generale di Parsitalia di via Tevere. Bassino, capelli candidi, voce roca, un rullo compressore. Che, prima da solo e poi con Luca alla sua destra, ha conquistato mezza Roma. A suon di mattoni, s'intende. Per dirne qualcuna, chi non vede correndo sulla Colombo verso il mare il colosso di Euroma 2, il mega centro commerciale, e poi accanto le due mastodontiche torri dell’Eur, i “grattacieli” disegnati dal mago architetto Purini? Certo, perché una delle armi affilate dei Parnasi, father and son, è stata proprio quella delle grandi firme. A cominciare dall'Eur per finire alle Torri del nuovo stadio, opera della matita dell'archistar Libeskind e adesso al centro dell'ok korral con il coriaceo urbanista anti-cemento Berdini.
Ma torniamo all'impero. Le case a Marino, l'altro centro commerciale di Pescaccio, gli appartamenti nell'ex rimessa Atac a Tiburtina, con Bnl-Paribas. Poi Serpentara, Torrino, Tor Vergata, Porta di Roma. E pensare che papà Sandro i due colpi li aveva fatti comprando all'asta pezzi da novanta, come Sogene e Generali immobiliare che erano state di Michele Sindona, e, dal fallimento del catanese Graci, proprio i terreni delle attuali torri dell'Eur.
E adesso? Luca, quarant'anni, sportivo, maniaco dell'understatement, sposato con la bellissima Christiane Filangieri, attrice di fiction, lui che se pronunci la parola “palazzinaro” diventa una belva, si ritrova, con il suo Colosseo giallorosso, al centro della bagarre e sotto i riflettori. “Sono uno sviluppatore” dice spesso. Di progetti, s'intende. E di alleanze strategiche. Non erano presenti con papà Sandro alle iniziative elettorali del sindaco Marino? E non hanno partecipato negli anni scorsi al tentativo di rinascita dello storico “Paese Sera”?
Anche perché il rivale di sempre, l'imperatore dei re del mattone Francesco Gaetano Caltagirone, che lo vede come il fumo negli occhi, dalle pagine dei suoi giornali attacca ad alzo zero. Luca vende alla fine del 2012 per 263 milioni uno dei suoi grattacieli dell'Eur per farlo diventare la nuova sede della Provincia? Le polemiche infiammano per mesi le giornate romane. Per non parlare dell'avventura dello stadio della Roma. Romanista? Lo è da sempre, da quando abitava al Fleming vicino a casa di Roberto Pruzzo, dai giorni in cui l'amico pescatore di Fiumicino Teseo gli parlava della “magica”, anche se, racconta “i miei zii sono tutti laziali”.
Ma negli ultimi tempi, oltre alla scommessa che traballa sullo stadio, oltre che all'inchiesta giudiziaria aperta sull'acquisto dei terreni di Tor Di Valle da da una società poi fallita, ha dovuto pensare soprattutto ai debiti. Consegnando alla fine gran parte dei suoi beni al primo creditore: Unicredit, cedendo a Capital Dev (di cui Unicredit detiene la totalità delle azioni) le sue partecipazioni immobiliari, dalla Parsec alla Samar, proprietaria di terreni al Fleming a Cave Nuove, titolare di un progetto di sviluppo del Pescaccio che può raggiungere i 245mila metri quadrati. Tutti diritti edificatori che saranno messi in vendita da Unicredit per rientrare della spaventosa esposizione del gruppo Parnasi: 700 milioni di euro.
Per questo il pargolo d'oro cresciuto nei cantieri non molla. L'affare stadio, per il quale si è alleato anche con il colosso Pizzarotti, non lo può perdere.
#SALUTAMESTOSTADIO! DOPO LA RIVOLTA DELLA BASE E DEL GRUPPO M5S IN COMUNE LA RAGGI SI PREPARA AD AZZERARE IL PROGETTO DELLO STADIO DELLA ROMA: “TUTTO DA RIFARE”
L’OBIETTIVO È UN DOCUMENTO PER CHIEDERE A PALLOTTA E SOCI UN NUOVO PIANO CHE PREVEDA UN TAGLIO NETTO DI CUBATURE
Simone Canettieri Mauro Evangelisti per il Messaggero
VIRGINIA RAGGI JAMES PALLOTTA
L' operazione azzeramento prende forma: in Comune è sempre più forte l' idea di ritirare la delibera sulla pubblica utilità dello stadio di Tor di Valle. A quel punto il progetto e l' iter amministrativo sarebbero tutto da rifare. «Lunedì - spiegano fonti parlamentari del M5S - potrebbe esserci il colpo di scena: il ritiro dell' atto».
L' indiscrezione non è confermata dal Comune, ma sono in corso virate a U. Se martedì la sindaca Raggi sembrava vicino all' intesa con i proponenti del maxi intervento dello stadio di Tor di Valle, ora il vento è cambiato. E in Campidoglio, di fronte alla rivolta non solo della base e dei consiglieri regionali pentastellati, ma anche del gruppo M5S in Comune, si prepara il colpo di scena.
A suon di pareri legali. L' obiettivo: annullare la delibera 132, varata dell' amministrazione Marino a dicembre del 2014, ed esigere dai proponenti la presentazione di un nuovo progetto, che tagli drasticamente le cubature (ora 1 milione di metri) per ricondurle dentro al Piano regolatore.
STADIO ROMA TOR DI VALLE
Per questo negli ultimi mesi si sono susseguite tre differenti richieste all' Avvocatura del Comune per capire se in caso di annullamento della delibera davvero i consiglieri comunali rischierebbero di dovere pagare il danno economico a Eurnova e Parsitalia, le società che si occupano del maxi progetto edilizio. Bene, proprio in queste ore è stato completato il terzo parere, che rassicurerebbe la maggioranza M5S. Dunque, l' exit strategy è pronta: annullamento della delibera, ai proponenti si chiederà di presentare un nuovo progetto che riveda drasticamente al ribasso le cubature senza variante al Piano regolatore.
IL TWEET DI VIRGINIA RAGGI SULLO STADIO DEL 2014
Ben oltre quel taglio di circa il 20 per cento che era stato ipotizzato martedì quello che aveva causato la reazione stizzita di Paolo Berdini, che aveva formalizzato le dimissioni. Perché sono tre i pareri? C' era già stato una richiesta, nelle settimane scorse, che comunque metteva in guardia di fronte al possibile risarcimento del danno per le spese di progettazione ai privati.
STADIO ROMA
Non solo: il 13 febbraio, proprio la sera prima delle dimissioni, a sorpresa Berdini aveva inviato una seconda richiesta all' Avvocatura del Comune in cui puntava il dito sul fatto che la legge sugli stadi richiede che sia formalizzato il fatto che l' impianto è destinato a una società sportiva e questo elemento, secondo l' ex assessore, andava chiarito. A questa richiesta però l' Avvocatura non ha dato risposta poiché poi il giorno successivo Berdini ha annunciato le dimissioni. Arriviamo così all' ultima puntata: Virginia Raggi capisce che su questo tema rischia di perdere la fiducia della sua maggioranza.
LUCA PARNASI E BALDISSONI IN CAMPIDOGLIO INCONTRANO LA RAGGI
Chiede quindi all' Avvocatura di capire quali siano le possibili conseguenze in caso di annullamento della delibera su Tor di Valle, quella che oggi è oggetto delle valutazioni della conferenza dei servizi in Regione e che dovrà chiudersi entro il 3 marzo. In conferenza dei Servizi è depositato un parere negativo di Roma Capitale sul progetto per lunedì è attesa la revoca della delibera.
La Raggi, assediata dalla base e da gran parte dei consiglieri comunali, lavora per il ritiro. Tenendo aperto anche un canale con la Roma e i costruttori per arrivare a una intesa in un nuovo progetto, che rivede anche le opere pubbliche, e si torna in consiglio comunale a votare la pubblica utilità. Ovviamente, i tempi si allungano. Finora sono già passati più di due anni.
STADIO ROMA FOTOMONTAGGI
Ma a spingere sul ritiro della delibera c' è anche il parere consegnato l' altro giorno dal gruppo consiliare regionale del Movimento 5 Stelle, frutto non solo dei legali pentastellati, ma anche della consulenza di Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione, uno di quelli che compare nel pantheon di M5S, tanto che fu anche proposto come candidato a presidente della Repubblica.
VIRGINIA RAGGI JAMES PALLOTTA
Questo parere è perentorio: non si può variare la classificazione dell' area da r4 a r3 (quella sul rischio idrogeologico) fino a quando non saranno state realizzate le opere di messa in sicurezza; la modifica del progetto, vale a dire il taglio delle cubature del 30 per cento ipotizzato nell' incontro con i proponenti della settimana scorsa, non può essere fatta all' interno dello stesso progetto e della stessa conferenza dei servizi; le opere concesse ai privati per garantire l' equilibrio-economico finanziario, secondo i legali del Movimento 5 Stelle della Regione, devono essere funzionali alla fruibilità degli impianti.
Ragionamenti che stanno spingendo il Campidoglio ad accarezzare il tasto «reset».
10 VARIANTI IN CORSO D'OPERA, UNA COSA MAI VISTA. E ORA NON VUOLE ANDARE ALL'INAUGURAZIONE...
Caro XXX,
credo che a Fuksas possa difettare tutto, ma non l'immaginazione.
NUVOLA FUKSAS
Non tanto sotto l'aspetto professionale nel quale, entro i limiti della realizzabilità, è quanto si richiederebbe a un architetto, quanto piuttosto come cantastorie. Preferisco cantastorie in luogo dello storyteller che andrebbe di moda oggi, ma il significato è equivalente (lo scrivo per i toscani).
Già, perché l'articolo di Francesco Merlo su Repubblica sembra più un'intervista al Fuffas di Crozza che a un progettista. Sarà perché la riunione di Merlo, Repubblica e Fuksas è troppo per poter produrre qualcosa di normale, almeno per le potenzialità della lingua italiana.
Tuttavia, pur nell'ambito dell'eloquio un po' pencolante delle dichiarazioni, in quell'articolo pare di poter individuare inesattezze e contraddizioni di fondamentale rilevanza, sempre che si volesse comprendere la storia di quel po' po' (attenzione, non popo': po' po') di opera dell'ingegno.
Una breve descrizione degli eventi legati alla nuvola, sintetica e priva di asprezze polemiche, può essere letta nell'articolo di “edilizia e Territorio (testata de “Il Sole 24 ore”) al link che segue, qui .
RENZI TRONCA E FUKSAS ALLA NUVOLA DELL EUR
Dalla lettura emergono alcune contraddizioni, non da poco, con quanto desumibile dalle dichiarazioni riportate nell'articolo di Merlo.
Le elenco brevemente.
Mafia Capitale.Affermare che la Nuvola sia rimasta “impigliata” in mafia capitale è una sciocchezza. Infatti EUR S.p.A., titolare della proprietà della nuvola, come noto a tutti e sicuramente a Fuffas, come peraltro si riporta nello stesso articolo di Merlo, è per il 90% del Ministero del Tesoro e solo per il 10% del Comune di Roma. Parlare di mafia (tra l'altro bisognerebbe parlare di fatti, non chiacchierare) vorrebbe dire parlare di mafia nel cuore dello stato, non al comune di Roma.
MATTEO RENZI AL CANTIERE DELLA NUVOLA
Clientele? Fuffas parla, in buona sostanza e con disprezzo, di stipendi ingiustificati e clientele. Benissimo. Capisco che Fuksas, per eleganza e modestia abbia evitato l'argomento, in ciò ben coadiuvato da Merlo, tuttavia a proposito di remunerazioni ci sarebbe qualcosa da dire anche su di lui. La parcella ottenuta da Fuksas (qui e ora è Fuksas, perché quando si parla di soldi Fuffas scompare...) per la progettazione e per la “direzione artistica” della nuvola ammonta a circa 22.000.000 (ventidue milioni) di euro. Parcella ben oltre ogni limite previsto dalla legge, al punto che per la Corte dei Conti “... il pagamento della parcella del progettista per l'opera professionale svolta per la progettazione e la direzione artistica, al di là di ogni più estensivo riferimento alle tabelle professionali, appaia eccessiva e spropositata, sì da chiedersi se la somma percepita dal progettista per l'opera professionale svolta per la progettazione e la direzione artistica del Nuovo Centro Congressi debba ritenersi giustificata”.
LA SCOLLATURA DI PAOLA DE MICHELI
Costo dell'opera. Fuffas parla di un costo di 238.900.000 €, con un ribasso rispetto ai 276.000.000 € del progetto appaltato. Difficile per vari motivi ricostruire i costi effettivi tuttavia, nel corso dell'audizione nella commissione Bilancio l'8 aprile 2015 il sottosegretario all'Economia, Paola De Micheli (rappresentante dell'azionista di maggioranza di EUR S.p.A.), ha riportato un costo di 467.000.000 € (!!). Intendiamoci, si tratta di costi fino all'aprile del 2015...Merlo, con somma eleganza, evita l'argomento.
Varianti in corso d'opera. Fino al 2013 le “varianti in corso d'opera” sono state 10 (!). Secondo l'ordinamento dieci varianti in corso d'opera sono, come dire, assai difficilmente giustificabili. Diciamo per chiarire sommariamente che, con tutta probabilità, già alla seconda o, esagero, terza variante in corso d'opera (tralascio particolari tecnici, che limiterebbero ancor più la possibilità di varianti) a un professionista “normale” verrebbe contestato l'errore di progettazione, con conseguente attivazione della procedura per la riscossione coatta dei danni e il blocco nei pagamenti delle competenze professionali.
E' appena il caso di rammentare che a Fuksas (quando sono in ballo i soldi ecc. ecc.) è stato corrisposto il pieno ammontare degli onorari e che, anzi, è lui ad avere citato l'amministrazione appaltante in giudizio per un ulteriore pagamento a suo giudizio dovuto di 1.000.000 € (non saprei se in eccedenza rispetto ai 22.000.000 già citati). Anche su questo argomento Merlo glissa, con suprema raffinatezza.
FUKSAS NUVOLA LARGE
La nuvola dovrebbe fatturare 350 milioni all'anno? Ora, capisco l'esigenza di giustificare in qualche modo i costi sostenuti, ma affermare che un centro congressi sia in grado di fatturare 350 milioni di euro in un anno (un milione al giorno di media, feste comprese) è narrazione, certo, ma nel settore fantascienza.
Per concludere.
Io non apprezzo minimamente ma comprendo, perfettamente, che Fuffas cerchi di ottenere e ottenga tutto ciò che desidera ottenere in termini tanto di immagine che economici nelle sue scorribande architettoniche. Comprendo molto meno, almeno spero, chi glielo concede, ma è altra questione.
ALBERGO LAMA DI FUKSAS ACCANTO ALLA NUVOLA
Al tempo stesso però mi irrita profondamente che Fuffas, con non celato disprezzo e regale sufficienza, regale come solo un residuato delle occupazioni militanti e di rifondazione comunista sa essere, anziché adottare il basso profilo, alla fine della storia e con le modalità che ho accennato dichiari che non vorrebbe nemmeno andare all'inaugurazione. Sarà che, disinteressandosi del resto, punta solo ai soliti, vecchi, cari, borghesissimi soldi?