9 dicembre forconi

sabato 3 marzo 2018

LA BONINO ELETTA CON LA LEGA NEL 1994

APPRODO’ ALLA CAMERA SOSTENUTA DALLA CASA DELLA LIBERTA’(MA QUALE DIFFERENZA DESTRA E SINISTRA!). MA CI RIMASE POCO: BERLUSCONI LA SPEDI’ A BRUXELLES COME COMMISSARIO UE


BONINO LEGA 1BONINO LEGA 1
Da ieri sta girando su Twitter e Facebook un’immagine da cui risulta che alle elezioni del 1994 Emma Bonino, attuale leader di +Europa, fu eletta in Parlamento con la Lega Nord, un partito che Bonino sta criticando da settimane per le sue posizioni contro l’Europa e l’immigrazione. L’immagine è vera ed è tratta dal vecchio sito della dodicesima legislatura, che durò al 15 aprile 1994 all’8 maggio 1996. Sostenere che Bonino fu eletta con la Lega Nord, come sembra indicare il sito in questione, è però impreciso.

BONINO LEGABONINO LEGA
Nel 1994 Bonino faceva parte della Lista Pannella – Riformatori, uno dei numerosi partiti messi in piedi fra gli anni Novanta e Duemila dai Radicali, che allora erano guidati da Marco Pannella e si consideravano trasversali rispetto ai partiti tradizionali. Ai tempi la Lista temeva di non avere un consenso sufficiente per eleggere con certezza dei parlamentari – e infatti non riuscì a superare lo sbarramento del 4 per cento – e fece un accordo con la neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi per entrare nel centrodestra e appoggiarlo su alcuni temi (all’epoca il centrosinistra era ancora molto influenzato dalla tradizione comunista e socialista). In cambio, il centrodestra si impegnò ad eleggere alcuni esponenti Radicali.

EMMA BONINO PAOLO GENTILONIEMMA BONINO PAOLO GENTILONI
La legge elettorale con cui si votò nel 1994 era il cosiddetto Mattarellum, ideato dall’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che prevedeva un sistema misto di elezione: il 75 per cento tramite un sistema uninominale, con un solo candidato per collegio, e il 25 per cento con una quota proporzionale. Bonino venne candidata alla Camera nel sistema uninominale, in un seggio considerato sicuro per il centrodestra e che comprendeva Padova e il paese limitrofo di Selvazzano Dentro. Due mesi prima delle elezioni, in un’intervista al Messaggero disse di non sentirsi né leghista né “berlusconiana”.

CALENDA BONINOCALENDA BONINO
Bonino fu eletta col 39,5 per cento dei voti. Come si capisce bene dall’immagine qui sotto, è impreciso sostenere che entrò in Parlamento con la Lega Nord: la sua candidatura fu sostenuta da tutto il centrodestra. Un archivio più recente della Camera dei deputati, inoltre, scrive correttamente che nel 1994 Bonino fu eletta “con sistema maggioritario”, senza associarla a nessun partito in particolare, ma a tutto lo schieramento del centrodestra.

DELLA VEDOVA BONINO TABACCIDELLA VEDOVA BONINO TABACCI
Le elezioni del 1994 furono vinte dal centrodestra. I Radicali riuscirono ad eleggere complessivamente sei deputati e due senatori ed entrarono nel gruppo parlamentare di Forza Italia. Pochi mesi dopo Bonino fu eletta Commissario europeo per gli aiuti umanitari e per la tutela dei consumatori su indicazione di Berlusconi, e lasciò il suo seggio alla Camera.

Fonte: qui

IL FINANZIERE TUNISINO BEN HAMMAR ACCUSATO DI BANCAROTTA FRAUDOLENTA IN FRANCIA

CONSIGLIERE DI TIM E DELLA WEINSTEIN COMPANY, PONTE TRA BERLUSCONI E BOLLORÉ, RISCHIA FINO A 5 ANNI DI CARCERE PER IL FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ CINEMATOGRAFICA QUINTA COMMUNICATION 

GIÀ PIGNORATO UNO CHALET SULLE ALPI FRANCESI DA 3 MLN


Tarak Ben Ammar rischia di non poter più gestire i suoi affari per il fallimento della società cinematografica Quinta Communication. Il franco-tunisino dalle mille risorse - è, infatti, consigliere di Telecom Italia, della Weinstein Co. (l' ex società del produttore americano dello scandalo abusi), ex di Mediobanca, nonché ex manager di Michael Jackson - è accusato dal tribunale francese di Nanterre di bancarotta fraudolenta, il che comporterebbe fino a 5 anni di carcere, una multa di 75.000 euro e altre pene accessorie come l' interdizione dai diritti civili e il divieto a emettere assegni.

tarak ben ammar nabil karoui e silvio berlusconiTARAK BEN AMMAR NABIL KAROUI E SILVIO BERLUSCONI
I guai sono cominciati già nel 2011: fallisce Quinta Industries, società che raggruppa in sé altre società di post-produzione cinematografica, tra le quali Quinta Communication che è anche azionista di maggioranza di Quinta Industries e il cui presidente è Ben Ammar. Nel 2015, sempre per il fallimento della stessa azienda, a Ben Ammar viene pignorato lo chalet in Val d' Isère, valore stimato: 3 milioni.

Inoltre, viene chiesto al manager, alla società e ai dirigenti un risarcimento di 45 milioni di euro. A oggi, però, la Corte ha condannato Ben Ammar, la sua società e un suo dirigente a un risarcimento di 3,5 milioni di euro.

Fonte: qui

IN SLOVACCHIA 7 ITALIANI IN CELLA PER L'ASSASSINIO DEL REPORTER CHE AVEVA SCRITTO DEI LORO RAPPORTI CON LA 'NDRANGHETA

ECCO CHI E’ NINO VADALA’, IL CALABRESE IN LAMBOGHINI CHE FA TREMARE IL PREMIER FICO 

I NOMI DEGLI ITALIANI ERANO STATI SEGNALATI DALLA PROCURA DI REGGIO CALABRIA MA BRATISLAVA NON SI ERA MOSSA...

F.Batt. per il Corriere della Sera
kuciakKUCIAK

Preso in giro sui social («Ma dove li hai trovati quei soldi? In Slovacchia è vietato prelevare più di mille euro!»), il premier Robert Fico può tenersi il milione in banconote che aveva pure fatto fotografare, taglia promessa a chi avesse dato notizie sull' assassinio di Jan Kuciak e della sua fidanzata. La polizia ieri all' alba ha arrestato sette uomini, in sette diverse case di Kosice, Michalowce e Trebisov, a Est del Paese. Tutti italiani. Tutti imprenditori che il comunicato ufficiale indica solo coi nomi di battesimo, ma che il giornalista di Aktuality aveva scritto pure coi cognomi, accusandoli d' essere ugualmente vicini alla 'ndrangheta e al primo ministro: i fratelli Antonino, Sebastiano e Bruno Vadalà, Diego e Antonio Rodà, i due Pietro Catroppa.

«La pista italiana», la chiama il capo della polizia. Calabresi in Slovacchia dai primi anni Zero, ricorda la Procura di Reggio, ma che non avevano mai smesso di tenere i contatti coi clan della fascia ionica. «Un' operazione stile Duisburg», commenta un investigatore, citando la strage in Germania d' un decennio fa. La 'ndrangheta che non ha paura di sparare all' estero.
Ovunque le serva. Su chiunque la ostacoli.

ficoFICO
Sono arrivati gli esperti dell' Fbi, di Scotland Yard e l' antimafia italiana, ma il primo passo dell' inchiesta era già negli articoli di Jan. Nessun Paese europeo prevede il reato d' associazione mafiosa, una specialità della legge italiana, e c' è voluto il doppio omicidio per muovere gli slovacchi. «Avevamo allertato da tempo Bratislava», rivela la Dda di Reggio Calabria: soldi improvvisi, l' accesso facile ai fondi Ue, le condanne e le parentele sospette, tutto quel che da noi fa scattare le manette, ma non basta in sistemi meno abituati alle mafie. Non è chiaro se sia stata trovata l' arma, mentre pochi dubbi sul movente: zittire il reporter che aveva smascherato questi «tranquilli» imprenditori italiani dell' Est, il loro collegamento col premier Robert Fico, l' ex miss (e loro socia in affari) che s' era infilata negli uffici del governo e faceva piovere finanziamenti Ue sulle 73 aziende dei calabresi.

Meglio tardi che mai, l' eco degli spari di Bratislava sveglia i burocrati di Bruxelles.
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Che in una lettera chiedono a Fico che uso venga fatto dei 15 miliardi in sette anni stanziati dall' Ue per l' agricoltura in Slovacchia. Kuciak aveva studiato il sistema Calabria e l' aveva capito: dal fotovoltaico all' allevamento, dai trasporti all' immobiliare, le cinque famiglie più potenti erano emigrate sul confine verso l' Ucraina e la Polonia per inventarsi progetti inesistenti, comunque sempre impeccabili nella presentazione su carta, lontani da occhi indiscreti. Può reggere un premier sfiorato da accuse simili? A Bratislava, è cominciato il countdown. E uno dei partiti alleati s' è già sfilato dalla maggioranza.


ECCO CHI E' NINO VADALA'
vadalàVADALÀ
Francesco Battistini per il Corriere della Sera

Vadalà chi? Quale Catroppa? «Sapevamo chi erano, certo. Ma ne stavamo alla larga. Quella era gente che girava in Ferrari Enzo e Lamborghini Diablo da un milione di euro. Non a Bratislava: a Trebisov! Ma sa che è la zona più povera del Paese?

Dicevano d' avere 30 mila capi di bestiame, ma chi li ha mai visti! Ottenevano finanziamenti europei che nessuno di noi riusciva mai ad avere. Stavamo alla larga, ma non è bastato. Questa storia adesso è un disastro. Tanti anni di lavoro, e passiamo tutti per pizza, mandolino e Corleone». Ma va là, Vadalà. Intorno alle case perquisite, alle ville setacciate, alle 'ndrine debellate c' è un piccolo popolo d' italiani in Slovacchia, 250 imprese, la nostra terza comunità economica in Europa, che guarda sgomenta agli arresti: dopo trent' anni di delocalizzazioni e d' export con la valigia in mano, la cattiva stampa sui terreni comprati un euro all' ettaro e il lavoro sottopagato, una botta così è dura da assorbire.

maria troskova ficoMARIA TROSKOVA FICO
Perché Bratislava è sempre stata una vetrina e una cuccagna del made in Italy, i nostri politici ci vengono spesso, Napolitano ci ha fatto più d' una visita.

Che disastro, invece: non guasterebbe un bel troncare, sopire, silenziare Ma come si fa? Proprio domani si vota il nuovo consiglio direttivo della Camera di commercio italo-slovacca e, insomma, qualcosa bisognerà pur dire su questi calabresi finiti al gabbio per l' uccisione del giornalista Jan Kuciak. Nessuno li vedeva mai a Bratislava, «erano corpi estranei alla comunità italiana», eppure il malumore serpeggia e c' è chi chiede prese di distanza forti. Piovono email sull' ambasciata.

Si propone una manifestazione pubblica, «diciamo che gli italiani non sono la 'ndrangheta, un po' come gli islamici quando spiegano che loro non sono il terrorismo». La questione è delicata: con gli slovacchi è sempre aperto il caso Embraco, la fabbrica delocalizzata da Torino che per combinazione sta a pochi chilometri dagli arrestati. E nelle ultime ore (toh!) sono scattati controlli fiscali alle aziende italiane. Scoprirsi le 'ndrine in casa, è stato uno choc. Ieri, la gente ha sfilato nella capitale con la faccia del premier Robert Fico stampata sul nostro tricolore, una coppola e un esergo: «Fico Al Capone».
maria troskovaMARIA TROSKOVA

Velocissimi gli slovacchi, ad acchiappare i sette italiani.
Anche se bastava andare sul registro delle imprese e capire che qualcosa non andava, in quelle 73 società che s' occupavano di tutto il finanziabile e ospitavano tutti gli amici del premier. A Bratislava c' è un' agenzia, controllata dal governo, che dà i punteggi ai progetti da presentare a Bruxelles: quelli dei Vadalà, prendevano sempre i più alti. C' entra pure il clamore che ha suscitato il delitto, forse sottovalutato da killer e mandanti: «È la prima volta che qui si dimette un ministro - ha spiegato l' altro giorno quello alla Cultura, dimettendosi -, ma è anche la prima volta che uccidono un giornalista».

maria troskovaMARIA TROSKOVA
Non è vero. Nel 2008 è sparito nel nulla Palo Rypal, che indagava su alcuni uomini di governo, e da tre anni non si sa niente di Miroslav Pejko, che come Jan investigava sul fotovoltaico: uscito di casa senza passaporto, senza telefonini, senza documenti e mai più ritornato.

Anche Kuciak non era nuovo a inchieste dure: quando aveva scoperchiato gli affari di Penta, potentissimo gruppo d' investimenti che controlla il Paese, registrando colloqui fra lobbisti e ministri, i suoi articoli avevano portato la gente in piazza a protestare proprio come oggi. E per lui erano arrivate le prime minacce: eliminare un reporter impiccione, chissà, poteva interessare a mafiosi, politici, affaristi tutt' insieme.
maria troskova ficoMARIA TROSKOVA FICO

«Ora ci sentiamo nel mirino», dicono ad Aktuality, il giornale di Jan. Un altro cronista, Ivan Brada, stava lavorando in parallelo sui falsi finanziamenti europei, sui legami fra le società calabro-slovacche (condivise con Maria Troskova, la bellissima consigliera personale di Fico) e quelle off-shore a Mauritius. L' altra notte, è andato a fuoco un ufficio delle tasse che conservava documenti utili: un incidente, dicono i pompieri.

Fonte: qui

NEW YORK-PECHINO IN DUE ORE

MESSO A PUNTO IN CINA UN AEREO IPERSONICO CHE PUO’ VIAGGIARE A 8.600 KM ALL’ORA. A BORDO, PERO’, SOLO 50 POSTI 

PIU’ DELL’USO COMMERCIALE, LA PROBABILE DESTINAZIONE E' MILITARE. O FORSE RIMARRA' UN PROGETTO FERMO NELLA GALLERIA DEL VENTO

Rebecca Mantovani per www.focus.it

La Cina potrebbe presto diventare la nuova regina dei cieli. Un team di ricercatori della Chinese Academy of Science di Pechino ha recentemente testato in una galleria del vento I-Plane, un aereo ipersonico che potrebbe - teoricamente, vale la pena sottolinearlo - raggiungere una velocità compresa tra Mach 5 e Mach 7, cioè tra 6.100 e 8.600 km/h.

LA CINA? È PIÙ VICINA.
AEREO CINESE IPERSONICOAEREO CINESE IPERSONICO
I risultati dell’esperimento sono stati pubblicato su Science China Physics, Mechanics & Astronomy e secondo quanto affermano i ricercatori questo velivolo potrebbe collegare Beijing a New York in un paio di ore, contro le 14 del più veloce volo di linea. L'aereo, visto in sezione, assomiglia a una I maiuscola, da cui il nome.  La novità più evidente riguarda il design: il velivolo si affida a due ali, quella superiore a delta e quella inferiore a freccia inversa. Ciò fornisce una maggiore portanza rispetto ai profili più spartani ad ala singola, come quelli del Lockheed Martin SR-72 (americano) e del CASIC Tengyun (cinese).

Le ali di I-Plane, inoltre, sono posizionate in modo che le onde d'urto provocate dal superamento della barriera del suono (che possono causare turbolenze e resistenza) vengano deviate al fine di migliorare le prestazioni e la stabilità del volo. Il test è stato un successo: nel corso delle prove I-Plane stato è stato investito da potenti getti d’aria a velocità fino a Mach 7 e ha dimostrato di avere una bassa resistenza all’aria e una grande portanza.

PICCOLO E VELOCISSIMO.
AEREO IPERSONICO CINESE GALLERIA VENTOAEREO IPERSONICO CINESE GALLERIA VENTO
Tanta velocità però ha un prezzo: I-Plane avrà una capacità di carico pari a un quarto di quella di un Boeing 737. Potrà cioè trasportare solo 50 passeggeri o 5 tonnellate di merci e materiali, un po' come accadeva al Concorde che aveva limiti simili, ovvero fino a 120 passeggeri o un carico di 111 tonnellate.

L’ipotesi che un simile apparecchio possa prima o poi solcare i cieli, desta però anche qualche preoccupazione. Uno dei ricercatori che sta collaborando al progetto ha spiegato al South China Morning Post che I-Plane potrebbe essere utilizzato come bombardiere pesante ipersonico. E l’idea non suona così improbabile, visto che la Cina solo poche settimane fa ha annunciato di aver realizzato un missile in grado di volare a oltre 11.000 km/h e raggiungere in pochi minuti ogni punto del pianeta.

Ma I-Plane non è solo un aereo: parte del progetto è anche lo sviluppo di una galleria del vento in grado di generare velocità fino a Mach 36, oltre i 44.400 km/h. Sarà la più potente del mondo e surclasserà la LENX-X di Buffalo (USA) che a oggi detiene il record di Mach 30 (37.044 km/h).

Lockheed SR72LOCKHEED SR72
Due ali lavorano meglio di una. Nei test della galleria del vento, il profilo alare doppio dell'I-Plane ha dimostrato di avere una maggiore portanza e di gestire meglio le onde d'urto create quando l'aereo vola a velocità superiori a quelle del suono

GLI USA NON STANNO A GUARDARE.
La Cina non è comunque l’unica superpotenza interessata alle armi ipersoniche: nel 2017 un team di ricercatori della NASA ha scoperto un nano-materiale a base di nitruro di boro con un’altissima resistenza al calore e che potrebbe essere impiegato per la realizzazione di velivoli ipersonici da oltre 6.000 km/h di velocità. E mentre la marina militare statunitense sperimenta missili in grado di raggiungere ogni punto del pianeta in meno di un’ora, la Lockeed Martin inizia a lavorare sull’ SR-72, un bombardiere ipersonico dalle prestazioni ancora sconosciute che potrebbe essere pronto per il 2030.

Fonte: qui

mercoledì 28 febbraio 2018

LA BONINO(+EUROPA) SI SUICIDA A 4 GIORNI DAL VOTO: PIÙ TASSE PER TUTTI!

‘REINTRODURRE L’IMU SULLA PRIMA CASA: MEGLIO PAGARE POCO SULLA CASA CHE MOLTO SUL LAVORO’ 
VIA L’IVA AGEVOLATA AL 10%, SU FARMACI, ALIMENTARI E LIBRI, TUTTO AL 22%: ‘SIAMO COME UNA FAMIGLIA INDEBITATA CHE DEVE PENSARE PER PRIMA COSA A RIPAGARE I DEBITI’ 
PER CHIUDERE, BASTA DETRAZIONI SUL MUTUO DELLA PRIMA CASA: ‘POI TRA TRE ANNI ABBATTIAMO L’IRPEF’. AUGURI…

FISCO, BONINO, MEGLIO POCA IMU PER TUTTI CHE TASSE SU LAVORO
Reintrodurre l'Imu per tutti? "Meglio pagare poco sulla casa che molto sul lavoro. Capisco che piace promettere bonus a destra e a manca ma non mi pare una mossa di serietà". Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24. Perché vuole eliminare le detrazioni sui mutui prima casa, che valgono 1500 euro l’anno per famiglia, chiedono Telese e Giannino? “Togliere le detrazioni semplifica le cose per i contribuenti ed è la premessa per abbattere l’Irpef nella seconda parte(AHAHAHAHAHAH) della legislatura.”

EMMA BONINO PAOLO GENTILONIEMMA BONINO PAOLO GENTILONI
“Non vogliamo aumentare le tasse ma vogliamo cancellare l’Iva agevolata al 10%”, quella su alcuni farmaci, prodotti alimentari e sulla cultura (libri ecc). “Siamo come una famiglia indebitata che deve pensare in primo luogo a ripagare i debiti(per far aumentare la redditività delle banche!)”.

Nella nostra proposta(l'ennesima balla!) il taglio di Irpef e Ires vale circa 50 miliardi, la reintroduzione dell’Imu prima casa 4,5 miliardi. Il resto della copertura avverrebbe con l’abolizione dell’aliquota Iva intermedia del 10% e il taglio di diverse agevolazioni fiscali. La crociata contro le tasse sulla prima casa è demagogia pura".


BONINO A 24MATTINO SU RADIO 24: I FONDI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE? DOPO IL VOTO PRESENTEREMO RENDICONTO COME DICE LA LEGGE 
«Non si preoccupino, calmi tutti. Per legge noi dobbiamo come tutti produrre entrate ed uscite dopo le elezioni. Quindi calmi tutti, ci sarà tutto, calmi», così Emma Bonino intervistata da Luca Telese e Oscar Giannino, conduttori di 24Mattino su Radio 24, risponde alle domande sul finanziamento della sua campagna elettorale.

Evocando i manifesti molto presenti in questi ultimi giorni nelle principali stazioni ferroviarie, Telese le aveva infatti detto: «Lei lo sa però che molti obiettano "Ma i radicali non erano sempre poveri in canna e invece sono dovunque, una megacampagna, le chiedono sempre sui social». «Le dicono», continua Telese, «che è finanziata da Soros, dalle multinazionali». 

boninoBONINO
«Ci sarà il rendiconto», insiste però Bonino, che non anticipa dettagli e nomi ma assicura: «Io non ho mica capito, fate i conti di quanto spendono gli altri e così magari... in ogni caso calmi, abbiamo sempre rispettato le leggi».

ELEZIONI: BONINO, VOGLIO RIPORTARE AL VOTO GLI ASTENUTI
"Ho detto sin dall'inizio che il mio obiettivo non era fare la guerra alla coalizione, ma di tentare di portare a votare la marea di astenuti che ancora esiste. Che ci sia riuscita o no non lo so, ma spero fino all'ultimo che la gente si renda conto, anche i meno entusiasti, che la posta in gioco il 4 marzo è troppo importante". Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24.

ELEZIONI:BONINO,PER ITALIA BENE GUIDA RASSICURANTE GENTILONI
"Penso che in questa congiuntura in parte positiva ed in parte fragile del nostro Paese una guida più inclusiva e rassicurante che si porta dietro il Paese, faccia bene a tutti. Da questo punto di vista, il carattere e le modalità di Gentiloni siano più opportune". Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24.

Fonte: qui

BASTAVA UN MILIONE PER GLI SCAMBI ANTIGHIACCIO ALLA STAZIONE TERMINI DI ROMA ED EVITARE CHE L’ITALIA SI SPACCASSE IN DUE PER QUALCHE FIOCCO DI NEVE

RISULTATO? ORA LE RICHIESTE DI RIMBORSI SUPERERANNO IL COSTO DEL MANCATO AGGIORNAMENTO DEI BINARI

Umberto Mancini per il Messaggero

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Sarebbe bastato un milione di euro per mettere in sicurezza tutti gli scambi della stazione Termini, la più importante e strategica del Paese con quasi 500 mila passeggeri al giorno. Un investimento davvero modesto per proteggere da gelo e neve con le cosiddette scaldiglie i punti nevralgici che smistano e indirizzano i treni. A cui andrebbe aggiunto il costo, più consistente, di una linea elettrica dedicata. In questo modo un colosso come le Ferrovie avrebbe evitato ritardi record, disagi per decine di migliaia di passeggeri, danni economici e d'immagine.

LA SOTTOVALUTAZIONE
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Pochi spiccioli rispetto a quanto stanziato da Rfi, la società che gestisce la rete ferroviaria, che per la manutenzione investe ogni anno ben più di un miliardo. Ma che evidentemente nessuno ha pensato di impiegare, sottovalutando una emergenza di certo non frequente nella Capitale, ma che quando accade diventa drammatica. Eppure, spiega un tecnico del settore, installare una scaldiglia, un impianto non certo tecnologicamente avanzato ma in grado di scongelare i binari, costa poco più di 4.500 euro.

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Se si pensa quindi che su 300 scambi solo un centinaio sono dotati dell'impianto anti gelo sarebbe stato sufficiente investire circa un milione per impedire che l'Italia fosse spaccata in due dopo una nevicata non certo eccezionale e per di più ampiamente prevista. Nessuno si è mosso invece, commettendo anche un errore di sottovalutazione lunedì, perché non è stato applicato da subito il piano neve con una riduzione prudenziale del traffico dei treni, lasciando di fatto la stazione più importante di Europa ostaggio degli effetti di neve e ghiaccio.
TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE

Ieri Rfi e Fs, che sono stati chiamati a rapporto dal ministro Gaziano Delrio, hanno in qualche modo riconosciuto che si poteva fare di più. E hanno assicurato che presto anche Termini si doterà dei sistemi anti-gelo in uso a Milano. L'investimento per Roma e Lazio sarà di 100 milioni, comprensivo della linea elettrica dedicata.

RIMBORSI
A fare le spese di quanto accaduto, come sempre, sono stati i viaggiatori che ora attendono i rimborsi. E' possibile, tra l'altro, che Trenitalia e Italo, che a loro volta dovranno rimborsare i biglietti dei passeggeri rimasti a piedi o arrivati anche con sette ore di ritardi, si rivalgano su Rfi: questo rende ancora più incomprensibile non avere speso un milione di euro per installare su tutti gli scambi di Termini le scaldiglie. 

delrio mazzonciniDELRIO MAZZONCINI
Resta una domanda: perché è andata in tilt Termini, tanto che ieri l'Alta velocità è stata tutta deviata su Tiburtina? La spiegazione tecnica non si limita solo al fatto che la stazione Tiburtina è stata inaugurata appena sette anni fa, ma c'è altro. I deviatori, gli scambi, sono meno importanti rispetto a Termini, perché Tiburtina (150 mila passeggeri al giorno) è una stazione di passaggio, non prevede una deviazione dal percorso per i treni. Termini, al contrario, è una stazione di testa, vi confluisce il traffico ferroviario, deviando dalla linea principale, qui spesso finiscono o cominciano le corse dei treni, e quindi c'è un utilizzo massiccio e continuo dei deviatori.

TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE
Affidare la pulizia della neve per due terzi dei deviatori di Termini solo al fattore umano, vale a dire al personale, ha avuto un effetto catastrofico. L'Assoutenti va all'attacco. «Non è solo grave che Termini non abbia un piano anti gelo complessivo per tutti gli scambi, ma anche il fatto che sia Graziano Delrio che Renato Mazzoncini, rispettivamente ministro dei Trasporti e capo delle Fs, non abbiano risposto al nostro invito di discutere di un piano di manutenzione straordinaria per la rete dopo i gravi fatti di Pioltello».

Treni bloccati dalla nevicataTRENI BLOCCATI DALLA NEVICATA
Adesso, dopo il caos a Termini e i disagi che purtroppo si prolungheranno anche nei prossimi giorni si cercherà di correre ai ripari. In arrivo, hanno assicurato sia Mazzoncini che Maurizio Gentile, capo di Rfi, 100 milioni di investimenti. Assoutenti e Codacons sono scettici: oramai il danno è fatto, bisognava pensarci prima. 

Fonte: qui

Reporter slovacco ucciso: una pista porta alla ‘Ndrangheta. Il premier: un milione a chi darà notizie

C’è una pista che porta alla ‘Ndrangheta nelle indagini sull’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak. Lo dicono nella redazione del quotidiano aktuality.sk dove lavorava il reporter 27enne ucciso domenica con la fidanzata Martina. 
E lo dice anche Tom Nicholson, ex collega di Kuciak. Secondo Nicholson Kuciak stava indagando «sul trasferimento illegale di fondi strutturali europei a italiani residenti in Slovacchia, i cui legami con la ‘Ndrangheta erano provati». Un intreccio in cui compaiono i nomi di Antonio Vadalà, imprenditore nel settore del fotovoltaico e Maria Troskova, primo consigliere di Stato del premier Robert Fico che con Vadalà sarebbe stata in affari. 
Un filone di indagini arriverebbe direttamente a Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria: da lì, secondo il sito slovacco spectator.sme, alcuni personaggi legati alla 'Ndrangheta partirono anni fa alla volta dell’est d’Europa e finirono per avere collegamenti cruciali nella politica e nelle istituzioni di Bratislava. Kuciak avrebbe avviato una collaborazione con alcuni giornalisti investigativi italiani. «Ho ancora gli screenshot delle pagine Facebook - rivela Nicholson - in cui questi italiani legati alla ‘Ndrangheta esortavano al voto per il partito al governo. Ma se la criminalità organizzata slovacca non ha mai ucciso giornalisti, la mafia italiana non si è mai fatta scrupoli».
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Il premier offre un milione di euro a chi darà informazioni
«Se la morte di Jan Kuciak risultasse legata alla sua attività di giornalista, ci troveremmo di fronte a un attacco senza precedenti alla libertà di stampa e alla democrazia in Slovacchia» ha detto il premier slovacco Robert Fico che ha deciso di offrire un milione di euro a chi fornirà informazioni utili sull’omicidio. «Tutto cio’ che puo’ contribuire a catturare il colpevole o l’assassino sarà molto prezioso», ha detto il primo ministro, aggiungendo che del caso si occuperà un gruppo di rappresentanti dell’ufficio del procuratore, del ministero dell’Interno, della polizia e dei servizi segreti. Fico ha inoltre invitato l’opposizione a «non sfruttare il caso a propri fini», in riferimento al fatto che Kuciak indagava su episodi di corruzione legati all’imprenditore Ladislav Basternak, molto vicino a diversi uomini del partito di Fico, Direzione socialdemocrazia.
Fonte: qui