9 dicembre forconi: ‘ndrangheta
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mercoledì 28 febbraio 2018

Reporter slovacco ucciso: una pista porta alla ‘Ndrangheta. Il premier: un milione a chi darà notizie

C’è una pista che porta alla ‘Ndrangheta nelle indagini sull’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak. Lo dicono nella redazione del quotidiano aktuality.sk dove lavorava il reporter 27enne ucciso domenica con la fidanzata Martina. 
E lo dice anche Tom Nicholson, ex collega di Kuciak. Secondo Nicholson Kuciak stava indagando «sul trasferimento illegale di fondi strutturali europei a italiani residenti in Slovacchia, i cui legami con la ‘Ndrangheta erano provati». Un intreccio in cui compaiono i nomi di Antonio Vadalà, imprenditore nel settore del fotovoltaico e Maria Troskova, primo consigliere di Stato del premier Robert Fico che con Vadalà sarebbe stata in affari. 
Un filone di indagini arriverebbe direttamente a Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria: da lì, secondo il sito slovacco spectator.sme, alcuni personaggi legati alla 'Ndrangheta partirono anni fa alla volta dell’est d’Europa e finirono per avere collegamenti cruciali nella politica e nelle istituzioni di Bratislava. Kuciak avrebbe avviato una collaborazione con alcuni giornalisti investigativi italiani. «Ho ancora gli screenshot delle pagine Facebook - rivela Nicholson - in cui questi italiani legati alla ‘Ndrangheta esortavano al voto per il partito al governo. Ma se la criminalità organizzata slovacca non ha mai ucciso giornalisti, la mafia italiana non si è mai fatta scrupoli».
© Fornito da RCS MediaGroup S.p.A.
Il premier offre un milione di euro a chi darà informazioni
«Se la morte di Jan Kuciak risultasse legata alla sua attività di giornalista, ci troveremmo di fronte a un attacco senza precedenti alla libertà di stampa e alla democrazia in Slovacchia» ha detto il premier slovacco Robert Fico che ha deciso di offrire un milione di euro a chi fornirà informazioni utili sull’omicidio. «Tutto cio’ che puo’ contribuire a catturare il colpevole o l’assassino sarà molto prezioso», ha detto il primo ministro, aggiungendo che del caso si occuperà un gruppo di rappresentanti dell’ufficio del procuratore, del ministero dell’Interno, della polizia e dei servizi segreti. Fico ha inoltre invitato l’opposizione a «non sfruttare il caso a propri fini», in riferimento al fatto che Kuciak indagava su episodi di corruzione legati all’imprenditore Ladislav Basternak, molto vicino a diversi uomini del partito di Fico, Direzione socialdemocrazia.
Fonte: qui

martedì 5 dicembre 2017

A Reggio Emilia la mafia non esiste

Processo Aemilia: le foto della prima udienza a Reggio Emilia

Le condanne del processo Aemilia, cento imputati, un manipolo di pentiti, omicidi e altri delitti ricostruiti, insomma una ganster story della ‘ndrangheta a Reggio Emilia degli ultimi decenni,  va in scena da mesi al tribunale di Bologna, come una serie tv, tipo Gomorra. 

Però la città è tranquilla perché, caso unico nella storia criminale del Paese, i mafiosi agivano senza coinvolgere tecnici, politici, imprenditori, pubblici funzionari. 

Insomma, costruivano pezzi di città senza che si sappia chi li ha autorizzati, s’ inserivano nei trasporti, senza che si conoscano i loro clienti, sembra incredibile, ma tanto basta alla città e ai suoi reggenti politici locali e nazionali, per sentirsi assolti. 

Poi accade che venga ucciso un parente di un pentito e una certa ansia percorre la città, vuoi vedere che la ‘ndrangheta esiste davvero e ammazza pure? 

Tranquilli, non era vero niente, dalle ultime notizie pare che lo sfortunato sia stato ucciso da un vicino, arrabbiato perché il nostro gli gettava le briciole nel giardino. 

Lo ammettiamo, a Reggio Emilia, Città delle persone, si è tirato un sospiro di sollievo! 

Certo uccidere uno per delle briciole è un atto d’ intolleranza o, se vogliamo, un eccesso di difesa, ma afferma ancora una volta che a Reggio la mafia non esiste e non uccide né d’estate, né d’inverno. 

Certo nell’ultimo periodo pare, dico pare, perché bisogna essere garantisti,  abbiano preso fuoco nove auto e, pur non essendo particolarmente caldo, siamo portati a credere  si tratti di fenomeni di autocombustione, poi il pizzo e l’usura sono fenomeni criminali minori e supponiamo che perciò resteranno irrisolti. 

Comunque non determinano l’esistenza della ‘ndrangheta, né alcuna collusione con la politica dominante. Resta solo qualche sprovveduto che continua a credere che a Reggio non manchino i reati, ma le indagini, visionari che credono che molte cooperative siano fallite e che molti fornitori, prestatori di denaro e lavoratori ci abbiano perso il posto e pure i soldi, ma è un’ illusione. 

La qualità della vita migliora e la democrazia è così forte, che ogni critica al sindaco è un attacco alla Costituzione. 

Comunque la cosa importante è che la ’ndrangheta non esiste, quindi non capiamo di cosa si stiano pentendo i pentiti, da noi la mafia non agisce, figuriamoci sotto Natale, siamo a Reggio Emilia, non a Reggio Calabria!

Fonte: qui

martedì 26 settembre 2017

Processo Aemilia e Gomblotti contro il Pd

Il processo contro la ‘ndrangheta a Reggio Emilia prosegue e presenta qualche colpo di scena, ad esempio ora abbiamo due pentiti, non un granchè, ma meglio di niente. 

Ora questi pentiti non dicono grandi cose, descrivono il dettaglio di qualche omicidio, parlano di cene con esponenti di forze dell’ordine, nulla di penalmente rilevante, ma non è bello sapere che i dirigenti di polizia amavano cenare o andare a cavallo gratis, sempre che sia vero. 

Certo qualche poliziotto è stato condannato, il che ci fa presumere che oltre al fumo ci sia anche un po’ di arrosto. Si dice che bisogna attendere le sentenze definitive, giusto, speriamo di essere ancora vivi quando arriveranno. Manca però qualsiasi riferimento ai complici politici e amministrativi dei mafiosi, il che rende il processo, un po’ monco e meno credibile. 

Salvatore Migale, sindaco di Cutro, insieme a Graziano Delrio
Come facevano i mafiosi ad avere i permessi edificatori? 

Chi li ha concessi? 

L’unico politico condannato è un esponente dell’opposizione, che non ha mai governato, possibile che manovrasse da solo le giunte di sinistra, il mondo cooperativo e tutto l’apparato amministrativo? 

Non è credibile e nessuno può negare che se le indagini, non coinvolgono il “mondo di sopra”, uno può continuare a pensare che a Reggio non manchino i reati, ma le indagini. Che l’aria sia pesante lo testimoniano anche le dichiarazioni dell’ex direttore del Catasto di Reggio davanti alla commissione antimafia, che coinvolgono a livello politico esponenti del Pd in relazione agli imprenditori cutresi. 

Invece di difendersi nelle sedi opportune gli esponenti coinvolti e il Pd hanno urlato al complotto. Insomma, inflessibili con gli avversari e vittime di complotti quando tocca ad uno di loro. E’ il solito doppiopesismo della sinistra, perché è evidente che il Pd aveva una relazione speciale con i cittadini di Cutro, dalla presenza in Consiglio Comunale di esponenti cutresi, ai pellegrinaggi a Cutro, all‘intitolazione di una strada, al numero di imprese edili cutresi operanti sul territorio. Questo non vuol dire che vi siano illeciti, ma che quella relazione è reale e non vi è alcun complotto. 

Abbiamo dovuto attendere le interdittive del Prefetto De Miro, perché qualcuno ammettesse che la mafia esisteva anche nella terra della Iotti e di Prampolini. Possibile che un potere occhiuto e pervasivo come quello del Pd, non avesse visto nulla, le auto e le betoniere che bruciavano erano effetti dell’autocombustione da calore, anche d’inverno?

Lasciamo perdere i complotti e chiediamo indagini serie e rigorose, dove il grano venga separato dal loglio.

Fonte: qui