9 dicembre forconi: Jan Kuciak
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sabato 17 marzo 2018

TRAVOLTO DALL'OMICIDIO DEL REPORTER, IL PREMIER SLOVACCO ROBERT FICO SI DIMETTE MA VUOLE EVITARE NUOVE ELEZIONI

DUE GIORNI FA ERA ARRIVATO IL PASSO INDIETRO DEL MINISTRO DEGLI INTERNI IN SEGUITO ALLE PROTESTE POPOLARI 

17 ARRESTI PER L’ASSASSINIO DEL GIORNALISTA

Flaminia Bussotti per il Messaggero
ficoFICO

Le dimissioni del ministro degli Interni non sono bastate: l'omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak ha travolto anche il premier slovacco Robert Fico, che ha presentato ieri le dimissioni al presidente Andrej Kiska. La Slovacchia è precipitata in una crisi di stato dopo l'uccisione del 27enne reporter e della sua fidanzata Martina Kusmirova, trovati morti il 25 febbraio nel loro appartamento a Velka Macia, presso Trnava (ovest del Paese), freddati lui da un colpo al petto e lei alla testa in quella che è parsa una vera e propria esecuzione.

kuciakKUCIAK
Accanto ai corpi sono state rinvenute diverse pallottole, forse di avvertimento ad altri giornalisti. Kuciak lavorava da tre anni per il portale Aktuality.sk e si occupava delle indagini giudiziarie per truffa, frode fiscale, corruzione su persone vicine al partito Smer del premier Fico. Fra le inchieste anche quelle per fare luce sulle infiltrazioni fra la criminalità organizzata italiana, la ndrangheta calabrese, e il potere slovacco con riferimento in particolare allo storno di fondi Ue. Per la Slovacchia è il primo omicidio di un giornalista dopo la svolta democratica nel 1989. Il governo di Bratislava ha anche offerto una ricompensa di un milione di euro a chi offra elementi utili alla cattura degli assassini.

LE MANIFESTAZIONI
maria troskova ficoMARIA TROSKOVA FICO
L'omicidio ha sconvolto l'opinione pubblica scatenando un'ondata di proteste (cortei in 48 città e 17 all'estero), culminando della grande manifestazione di lunedì a Bratislava con 50.000 persone. La protesta costringeva il ministro degli Interni e braccio destro di Fico, Robert Kalinak, a dimettersi due giorni fa. La sua testa era chiesta a gran voce dall'opposizione e da settori della coalizione tripartita di governo, ma non è bastata. Ieri è toccato anche al premier Fico (53), uno dei più longevi in Europa, alla guida del governo dal 2006 con una sola interruzione. In un incontro ieri col presidente Kiska, col quale è ai ferri corti, Fico ha offerto le dimissioni.

Vorrebbe però evitare nuove elezioni e spinge per un nuovo governo senza il ricorso alle urne. A suo avviso, il suo partito Smer (socialdemocratici), partito di maggioranza relativa alle elezioni nel 2016, ha diritto di nominare un premier per un nuovo esecutivo. Nuove elezioni precipiterebbero il Paese nel caos, ha detto. L'opposizione conservatrice aveva posto la questione della sfiducia al governo Fico, che può contare su una maggioranza di 76 dei 150 seggi del Parlamento.
maria troskova ficoMARIA TROSKOVA FICO

Nell'ambito delle indagini, la polizia e gli inquirenti slovacchi hanno proceduto a 17 arresti ma del, o dei, responsabili nessuna pista sicura. Martedì la polizia slovacca ha arrestato di nuovo l'imprenditore calabrese Antonino Vadalà, già fermato nell'ambito delle indagini sul caso Kuciak. Questa volta le manette sono scattate per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e autoriciclaggio. L'arresto rientra in una operazione della Guardia di Finanza di Venezia su organizzazione legata all'Ndrangheta e in particolare a un clan con base ad Africo, in provincia di Regggio Calabria: 11 le persone interessate da ordinanza di custodia cautelare in carcere, tre ai domiciliari e tre sottoposte a obbligo di firma.

L'ORGANIZZAZIONE
L'organizzazione era coinvolta in un grosso traffico di cocaina che arrivava in Veneto e finiva in Lombardia, Slovenia e Slovacchia. Dell'omicidio di Kuciak si è occupata anche l'Europa e il Parlamento europeo l'ha definito in plenaria ieri un attacco non solo alla Slovacchia ma all'Europa intera.

Fonte: qui

sabato 3 marzo 2018

IN SLOVACCHIA 7 ITALIANI IN CELLA PER L'ASSASSINIO DEL REPORTER CHE AVEVA SCRITTO DEI LORO RAPPORTI CON LA 'NDRANGHETA

ECCO CHI E’ NINO VADALA’, IL CALABRESE IN LAMBOGHINI CHE FA TREMARE IL PREMIER FICO 

I NOMI DEGLI ITALIANI ERANO STATI SEGNALATI DALLA PROCURA DI REGGIO CALABRIA MA BRATISLAVA NON SI ERA MOSSA...

F.Batt. per il Corriere della Sera
kuciakKUCIAK

Preso in giro sui social («Ma dove li hai trovati quei soldi? In Slovacchia è vietato prelevare più di mille euro!»), il premier Robert Fico può tenersi il milione in banconote che aveva pure fatto fotografare, taglia promessa a chi avesse dato notizie sull' assassinio di Jan Kuciak e della sua fidanzata. La polizia ieri all' alba ha arrestato sette uomini, in sette diverse case di Kosice, Michalowce e Trebisov, a Est del Paese. Tutti italiani. Tutti imprenditori che il comunicato ufficiale indica solo coi nomi di battesimo, ma che il giornalista di Aktuality aveva scritto pure coi cognomi, accusandoli d' essere ugualmente vicini alla 'ndrangheta e al primo ministro: i fratelli Antonino, Sebastiano e Bruno Vadalà, Diego e Antonio Rodà, i due Pietro Catroppa.

«La pista italiana», la chiama il capo della polizia. Calabresi in Slovacchia dai primi anni Zero, ricorda la Procura di Reggio, ma che non avevano mai smesso di tenere i contatti coi clan della fascia ionica. «Un' operazione stile Duisburg», commenta un investigatore, citando la strage in Germania d' un decennio fa. La 'ndrangheta che non ha paura di sparare all' estero.
Ovunque le serva. Su chiunque la ostacoli.

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Sono arrivati gli esperti dell' Fbi, di Scotland Yard e l' antimafia italiana, ma il primo passo dell' inchiesta era già negli articoli di Jan. Nessun Paese europeo prevede il reato d' associazione mafiosa, una specialità della legge italiana, e c' è voluto il doppio omicidio per muovere gli slovacchi. «Avevamo allertato da tempo Bratislava», rivela la Dda di Reggio Calabria: soldi improvvisi, l' accesso facile ai fondi Ue, le condanne e le parentele sospette, tutto quel che da noi fa scattare le manette, ma non basta in sistemi meno abituati alle mafie. Non è chiaro se sia stata trovata l' arma, mentre pochi dubbi sul movente: zittire il reporter che aveva smascherato questi «tranquilli» imprenditori italiani dell' Est, il loro collegamento col premier Robert Fico, l' ex miss (e loro socia in affari) che s' era infilata negli uffici del governo e faceva piovere finanziamenti Ue sulle 73 aziende dei calabresi.

Meglio tardi che mai, l' eco degli spari di Bratislava sveglia i burocrati di Bruxelles.
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Che in una lettera chiedono a Fico che uso venga fatto dei 15 miliardi in sette anni stanziati dall' Ue per l' agricoltura in Slovacchia. Kuciak aveva studiato il sistema Calabria e l' aveva capito: dal fotovoltaico all' allevamento, dai trasporti all' immobiliare, le cinque famiglie più potenti erano emigrate sul confine verso l' Ucraina e la Polonia per inventarsi progetti inesistenti, comunque sempre impeccabili nella presentazione su carta, lontani da occhi indiscreti. Può reggere un premier sfiorato da accuse simili? A Bratislava, è cominciato il countdown. E uno dei partiti alleati s' è già sfilato dalla maggioranza.


ECCO CHI E' NINO VADALA'
vadalàVADALÀ
Francesco Battistini per il Corriere della Sera

Vadalà chi? Quale Catroppa? «Sapevamo chi erano, certo. Ma ne stavamo alla larga. Quella era gente che girava in Ferrari Enzo e Lamborghini Diablo da un milione di euro. Non a Bratislava: a Trebisov! Ma sa che è la zona più povera del Paese?

Dicevano d' avere 30 mila capi di bestiame, ma chi li ha mai visti! Ottenevano finanziamenti europei che nessuno di noi riusciva mai ad avere. Stavamo alla larga, ma non è bastato. Questa storia adesso è un disastro. Tanti anni di lavoro, e passiamo tutti per pizza, mandolino e Corleone». Ma va là, Vadalà. Intorno alle case perquisite, alle ville setacciate, alle 'ndrine debellate c' è un piccolo popolo d' italiani in Slovacchia, 250 imprese, la nostra terza comunità economica in Europa, che guarda sgomenta agli arresti: dopo trent' anni di delocalizzazioni e d' export con la valigia in mano, la cattiva stampa sui terreni comprati un euro all' ettaro e il lavoro sottopagato, una botta così è dura da assorbire.

maria troskova ficoMARIA TROSKOVA FICO
Perché Bratislava è sempre stata una vetrina e una cuccagna del made in Italy, i nostri politici ci vengono spesso, Napolitano ci ha fatto più d' una visita.

Che disastro, invece: non guasterebbe un bel troncare, sopire, silenziare Ma come si fa? Proprio domani si vota il nuovo consiglio direttivo della Camera di commercio italo-slovacca e, insomma, qualcosa bisognerà pur dire su questi calabresi finiti al gabbio per l' uccisione del giornalista Jan Kuciak. Nessuno li vedeva mai a Bratislava, «erano corpi estranei alla comunità italiana», eppure il malumore serpeggia e c' è chi chiede prese di distanza forti. Piovono email sull' ambasciata.

Si propone una manifestazione pubblica, «diciamo che gli italiani non sono la 'ndrangheta, un po' come gli islamici quando spiegano che loro non sono il terrorismo». La questione è delicata: con gli slovacchi è sempre aperto il caso Embraco, la fabbrica delocalizzata da Torino che per combinazione sta a pochi chilometri dagli arrestati. E nelle ultime ore (toh!) sono scattati controlli fiscali alle aziende italiane. Scoprirsi le 'ndrine in casa, è stato uno choc. Ieri, la gente ha sfilato nella capitale con la faccia del premier Robert Fico stampata sul nostro tricolore, una coppola e un esergo: «Fico Al Capone».
maria troskovaMARIA TROSKOVA

Velocissimi gli slovacchi, ad acchiappare i sette italiani.
Anche se bastava andare sul registro delle imprese e capire che qualcosa non andava, in quelle 73 società che s' occupavano di tutto il finanziabile e ospitavano tutti gli amici del premier. A Bratislava c' è un' agenzia, controllata dal governo, che dà i punteggi ai progetti da presentare a Bruxelles: quelli dei Vadalà, prendevano sempre i più alti. C' entra pure il clamore che ha suscitato il delitto, forse sottovalutato da killer e mandanti: «È la prima volta che qui si dimette un ministro - ha spiegato l' altro giorno quello alla Cultura, dimettendosi -, ma è anche la prima volta che uccidono un giornalista».

maria troskovaMARIA TROSKOVA
Non è vero. Nel 2008 è sparito nel nulla Palo Rypal, che indagava su alcuni uomini di governo, e da tre anni non si sa niente di Miroslav Pejko, che come Jan investigava sul fotovoltaico: uscito di casa senza passaporto, senza telefonini, senza documenti e mai più ritornato.

Anche Kuciak non era nuovo a inchieste dure: quando aveva scoperchiato gli affari di Penta, potentissimo gruppo d' investimenti che controlla il Paese, registrando colloqui fra lobbisti e ministri, i suoi articoli avevano portato la gente in piazza a protestare proprio come oggi. E per lui erano arrivate le prime minacce: eliminare un reporter impiccione, chissà, poteva interessare a mafiosi, politici, affaristi tutt' insieme.
maria troskova ficoMARIA TROSKOVA FICO

«Ora ci sentiamo nel mirino», dicono ad Aktuality, il giornale di Jan. Un altro cronista, Ivan Brada, stava lavorando in parallelo sui falsi finanziamenti europei, sui legami fra le società calabro-slovacche (condivise con Maria Troskova, la bellissima consigliera personale di Fico) e quelle off-shore a Mauritius. L' altra notte, è andato a fuoco un ufficio delle tasse che conservava documenti utili: un incidente, dicono i pompieri.

Fonte: qui

mercoledì 28 febbraio 2018

Reporter slovacco ucciso: una pista porta alla ‘Ndrangheta. Il premier: un milione a chi darà notizie

C’è una pista che porta alla ‘Ndrangheta nelle indagini sull’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak. Lo dicono nella redazione del quotidiano aktuality.sk dove lavorava il reporter 27enne ucciso domenica con la fidanzata Martina. 
E lo dice anche Tom Nicholson, ex collega di Kuciak. Secondo Nicholson Kuciak stava indagando «sul trasferimento illegale di fondi strutturali europei a italiani residenti in Slovacchia, i cui legami con la ‘Ndrangheta erano provati». Un intreccio in cui compaiono i nomi di Antonio Vadalà, imprenditore nel settore del fotovoltaico e Maria Troskova, primo consigliere di Stato del premier Robert Fico che con Vadalà sarebbe stata in affari. 
Un filone di indagini arriverebbe direttamente a Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria: da lì, secondo il sito slovacco spectator.sme, alcuni personaggi legati alla 'Ndrangheta partirono anni fa alla volta dell’est d’Europa e finirono per avere collegamenti cruciali nella politica e nelle istituzioni di Bratislava. Kuciak avrebbe avviato una collaborazione con alcuni giornalisti investigativi italiani. «Ho ancora gli screenshot delle pagine Facebook - rivela Nicholson - in cui questi italiani legati alla ‘Ndrangheta esortavano al voto per il partito al governo. Ma se la criminalità organizzata slovacca non ha mai ucciso giornalisti, la mafia italiana non si è mai fatta scrupoli».
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Il premier offre un milione di euro a chi darà informazioni
«Se la morte di Jan Kuciak risultasse legata alla sua attività di giornalista, ci troveremmo di fronte a un attacco senza precedenti alla libertà di stampa e alla democrazia in Slovacchia» ha detto il premier slovacco Robert Fico che ha deciso di offrire un milione di euro a chi fornirà informazioni utili sull’omicidio. «Tutto cio’ che puo’ contribuire a catturare il colpevole o l’assassino sarà molto prezioso», ha detto il primo ministro, aggiungendo che del caso si occuperà un gruppo di rappresentanti dell’ufficio del procuratore, del ministero dell’Interno, della polizia e dei servizi segreti. Fico ha inoltre invitato l’opposizione a «non sfruttare il caso a propri fini», in riferimento al fatto che Kuciak indagava su episodi di corruzione legati all’imprenditore Ladislav Basternak, molto vicino a diversi uomini del partito di Fico, Direzione socialdemocrazia.
Fonte: qui