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venerdì 8 novembre 2019
domenica 5 maggio 2019
Cambia tutto sull'Imu. Deducibile fino al 70%
Cambiano le regole dell'Imu. Dal 2022 l'imposta municipale unica sarà deducibile al 70 per cento. Il cambio di rotta è frutto del decreto legge 30/04/2019 che di fatto stabilisce una sorta di road map per la deducibilità dell'imposta. Come ricorda Italia Oggi di fatto già nel 2019 la quota deducibile viene estesa al 50 per cento, mentre nel biennio 2020/2021 tocca quota 60 per cento. Il provvedimento è stato varato con il decreto crescita. E così il decreto va già a modificare la quota al 40 per cento che era stata recentemente inserita con la legge di bilancio. Infatti per l'anno in corso l'asticella è stata alzata al 50 per cento.
Come sottolinea Italia Oggi in caso di ritardi nel pagamento dell'imposta del 2018, la deduzione che va applicata è quella relativa al periodo precedente. Su questo punto è intervenuta anche l'Agenzia delle Entrate che di fatto ha spiegato che nel caso delle deduzioni va tenuto conto del principio di competenza temporale. Infatti le Entrate sottolineano che la il tributo ha una quota deducibile a una condizione chiara: che lo stesso tributo si stato versato nei tempi previsti.
VIDEO: Aumentano le tasse locali: Imu, Irpef e Tari tornano a salire dopo tre anni
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
Questo allargamento della percentuale deducibile trova già un precedente nella legge di bilancio del 2018: in quel caso la quota era stata alzata dal 20 al 40 per cento. Adesso i contribuenti nell'arco di tre anni potranno portare in detrazione (ricordiamo a partire dal 2022) il 70 per cento dell'imposta. Fonte: qui
giovedì 8 novembre 2018
LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA, CHE SPINGE L’ITALIA A RECUPERARE L’ICI DALLA CHIESA, RIMETTE IN BALLO UN TESORETTO CHE VA DA 1,5 A 5 MILIARDI DI EURO
L'ASSOCIAZIONE DEI COMUNI: “NON BASTA IL VERDETTO PER PERMETTERE AI COMUNI DI RIAVERE IL GETTITO MANCATO. NON POSSIAMO PROCEDERE OLTRE 5 ANNI A RITROSO…”
E’ TECNICAMENTE COMPLICATO RECUPERARE SOMME CHE SI RIFERISCONO A 6-12 ANNI FA
Enrico Marro per il “Corriere della Sera”
Si riapre il caso dell'Ici sugli immobili della Chiesa e degli enti non profit utilizzati a fini commerciali. La Corte di giustizia europea ha infatti pronunciato una sentenza che annulla la decisione con cui la Commissione Ue ha rinunciato al recupero di aiuti illegali concessi dall'Italia sotto forma di esenzione dall'imposta comunale sugli immobili.
La pronuncia riguarda immobili sia di proprietà di enti religiosi sia di enti e associazioni non profit, anche laici, utilizzati per attività commerciali (scuole, ostelli, case di cura, impianti sportivi, eccetera). Non esistono stime univoche sul mancato gettito che dovrebbe essere recuperato: si va da 1,5 a 4 miliardi.
Dopo la sentenza la stessa Commissione dovrà definire con lo Stato italiano le modalità di recupero dell' Ici, dal 2006 al 2012, anno in cui l' Ici fu sostituita dall' Imu. E se l' Italia non ottemperasse, potrebbe essere deferita alla stessa Corte Ue. Ma per ora le prime reazioni sono caute, sia a Bruxelles sia a Roma.
La Commissione dice che «studierà attentamente» la sentenza. Secondo l'Anci, associazione dei comuni italiani, la pronuncia, come spiega Guido Castelli, delegato per il Fisco locale, «non consente direttamente ai comuni di recuperare gettito Ici, anche perché non si può procedere oltre 5 anni a ritroso». Ci vorrebbe una legge.
Ma appare tecnicamente complicato recuperare somme che si riferiscono a 6-12 anni fa. Al ministero dell' Economia confermano le difficoltà dell' operazione, che già fu ritenuta impraticabile nel 2012, ma sono consapevoli che ora c' è una sentenza con cui fare i conti. Il partito Radicale, che ha sostenuto i ricorsi alla giustizia Ue, annuncia «un altro ricorso per il recupero dell' Ici dal 1992», per una somma che potrebbe arrivare a 13-14 miliardi, sostengono.
La vecchia Ici, istituita appunto nel 1992, esentava gli immobili degli enti religiosi e non profit anche se usati per fini di lucro. Nel 2012 la Commissione Ue, pur dichiarando che questa norma costituiva un aiuto di Stato, non ne aveva tuttavia ordinato il recupero, ritenendolo «assolutamente impossibile». Contro questa decisione si sono rivolti alla giustizia europea una scuola elementare Montessori e il proprietario di un bed & breakfast, lamentando che una scuola e un albergo che operavano nelle loro stesse zone, non pagando l'Ici in quanto di enti religiosi, erano in una situazione di vantaggio concorrenziale.
Il Tribunale Ue aveva, nel 2016, giudicato infondato il ricorso. Ma in appello la Corte ha dato ragione ai ricorrenti. Il recupero di un aiuto illegale «è la logica e normale conseguenza dell' accertamento della sua illegalità», spiega la sentenza. Ed esso può essere ritenuto «impossibile da realizzare unicamente quando la Commissione accerti, dopo un esame minuzioso», che esistono le «difficoltà addotte dallo Stato membro interessato» e che non ci siano «modalità alternative di recupero».
Entrambe queste condizioni, nel caso in esame, non sono soddisfatte, secondo la Corte. E quindi la decisione della Commissione di non recuperare l' esenzione Ici viene annullata. Non si configura invece l' aiuto di Stato, dice la sentenza, per l' Imu, perché in questo caso l' esenzione dall' imposta riguarda solo i luoghi di culto.
A questo punto, forse, l' unico spiraglio per riscuotere qualcosa della vecchia esenzione Ici di cui hanno goduto non solo la Chiesa ma molti enti e associazioni non profit, è lavorare su quelle «modalità alternative di recupero» cui fa cenno la sentenza. Ma non è il caso di farsi grandi illusioni.
Fonte: qui
IL VATICANO POSSIEDE IL 20% DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE ITALIANO: DIFFICILE CENSIRE IMMOBILI CON PROPRIETÀ E FUNZIONI DIFFERENTI, FIGURARSI SUL LORO VALORE -
UN ANDAZZO CHE HA PRODOTTO UN’EVASIONE FISCALE DA 5 MILIARDI DI EURO: ORA TOCCA ALLA COMMISSIONE EUROPEA INSIEME AL GOVERNO VALUTARE COME RECUPERARE LE TASSE MAI PAGATE DALLA CHIESA
Michele Di Branco per “il Messaggero”
Per dare un'idea di un impero sul quale non tramonta mai il sole, la Chiesa sarebbe proprietaria, nei cinque continenti del pianeta, di circa un milione di immobili per un valore complessivo, comprese le rendite, di 2 mila miliardi. Ma quello che più colpisce, soprattutto se rapportato alla questione tasse mai risolta e risollevata in queste ore dall'Europa, è che il 20% del patrimonio immobiliare italiano sarebbe in mano al Vaticano.
Su questa stima convergono tutte le maggiori società del settore che attribuiscono agli eredi di Pietro la titolarità di 120 mila immobili. Nel mazzo figurerebbero 9 mila scuole, 26 mila tra chiese, oratori, conventi, campi sportivi e negozi e 5 mila tra cliniche, ospedali e strutture sanitarie e di vario genere.
Più difficile capire quanti siano gli hotel, i residence e le strutture ricettive in genere, perché per la maggior parte sono di proprietà di ordini di frati e suore, e non delle diocesi. Il sito Ospitalità religiosa ha censito 4.387 strutture per oltre 120 mila posti letto. Solo a Roma, dove ovviamente c'è il cuore pulsante delle attività, sono 2 mila gli enti religiosi e risultano proprietari di circa 20 mila terreni e fabbricati, suddivisi tra città e provincia. Difficile anche stabilire con precisione quanti non abbiano fini di lucro: sicuramente le chiese o gli stabili che sono adibiti ad attività caritative.
Per il resto il confine è sempre stato labile, anche se oggi la Cei, nel commentare la notizia arrivata da Strasburgo, ha ribadito che le attività remunerative devono pagare le tasse sempre, «senza eccezione e senza sconti».
A conti fatti, in Italia (dove Lombardia e Veneto contribuiscono più che altre Regioni), si parla comunque di un patrimonio stimabile intorno a 5 miliardi di euro. Ma in molti ipotizzano che il valore sia molto più robusto. La difficoltà dei calcoli è anche legata al fatto che il patrimonio, oltre ad essere parcellizzato, è in continua evoluzione con acquisti e vendite che, anche se non ai ritmi del mercato immobiliare complessivo, comunque si verificano.
Se non c'è un database ufficiale che censisca immobili di proprietà e funzioni differenti (a volte non esiste una banca dati neanche a livello di singole diocesi), tanto meno c'è una stima ufficiale sul valore.
LA GESTIONE
Ad ogni modo per gestire questa enorme ricchezza, alla quale ha dato un impulso fondamentale il Giubileo del 2000, la Chiesa si affida a tre enti. Il più importante è l'Apsa (Amministrazione patrimonio sede apostolica), che gestisce appartamenti e terreni. Poi c'è Propaganda Fide, che opera nella Capitale amministrando residenze in sessanta palazzi in alcuni dei luoghi più prestigiosi di Roma. Infine c'è il Governatorato della Città del Vaticano.
Ma in questo caso non ci sono discussioni in quanto gestisce immobili fuori dalla giurisdizione italiana e, dunque, al riparo da qualsiasi pretesa impositiva da parte dell'Italia. Chi invece le tasse dovrebbe regolarmente pagarle all'Agenzia delle Entrate e invece in molti casi non lo fa sono le circa 300 strutture ricettive di proprietà della Chiesa. «Se un convento religioso lavora come un albergo, paghi l'Imu» tuonò a questo proposito Papa Francesco nel 2015 suscitando enorme clamore e aprendo uno squarcio sulla reticenza di alcune strutture.
Un andazzo che ha prodotto un'evasione fiscale da 5 miliardi di euro. Come recuperare questi soldi? Spetterà ora alla Commissione europea, e in particolare alla commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager valutare, insieme al governo Conte, le modalità di recupero delle imposte non riscosse dal 2006, anno in cui è entrata in vigore l'esenzione anche per le attività di natura commerciale, fino al 2012, anno di entrata in vigore dell'Imu. Lo Stato dovrà quindi attivarsi con i Comuni per stabilire l'entità degli importi.
Fonte: qui
sabato 6 ottobre 2018
IL VERO TESORETTO DEGLI ITALIANI? È IL PATRIMONIO IMMOBILIARE. PECCATO CHE LE CASE VALGANO SEMPRE MENO
RISPETTO AL LIVELLO MEDIO DEL 2011, I PREZZI SONO DIMINUITI DEL 15,8%. PIÙ DELLA BORSA CHE HA PERSO IL 13% DAL 2010
Antonio Spampinato per “Libero Quotidiano”
Il mercato immobiliare ha perso lo slancio registrato un anno fa. «Sono mesi che il comparto annaspa e, se siamo fortunati, il 2018, grazie alla prima metà, si chiuderà con 600.000 transazioni, lo stesso livello registrato nel 2010, mentre l' anno prima erano 800.000».
Mario Breglia, uno dei massimi esperti italiani del settore, presidente di Scenari Immobiliari, dà la responsabilità di questa brusca frenata all' incertezza sulle strategie economiche che aleggia sul Paese dalla fine della scorsa legislatura. Il che pesa sugli investimenti, soprattutto su quelli provenienti dall' estero, capaci di influire notevolmente sul libro mastro del mattone.
Dai quasi cinque miliardi del 2017, sottolinea Breglia, nei primi sei mesi di quest' anno se ne sono visti circa due, con un trend in rallentamento. Investimenti internazionali che si concentrano oltretutto in alcune grandi città, Milano in particolare. Nel resto del Paese, il mercato continua a guardare il futuro con il fiato sospeso.
Ieri l' Istat ha diffuso, tra gli altri, il dato relativo ai costi medi delle abitazioni, nuove e usate, al secondo trimestre del 2018 confrontato con quello di otto anni fa. Rispetto al livello medio del 2010, appena prima dell' introduzione dell' Imu, ad aprile-giugno i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,8%. E questo grazie al nuovo, perché se si considera solo l' usato il calo sale al 22,1%. «La serie storica citata dall' Istat inizia dal 2010. Se partiamo dall' anno precedente il ribasso supera il 25%».
Ma è solo colpa della grande crisi? «La crisi, certo - dice Breglia - ma nelle sue nelle sue diverse incarnazioni. Il secondo picco minimo di compravendite del periodo considerato è figlio di Mario Monti e dell' inasprimento fiscale sul mattone. L' aumento delle tasse ha schiacciato le transazioni a quota 400.000».
IL PATRIMONIO
Il patrimonio immobiliare è il vero tesoretto degli italiani. Nel 2017 valeva 3,8 volte il Pil, vale a dire 6.227 miliardi di euro. Otto famiglie su dieci vivono nella casa di proprietà. E ci preoccupiamo dello spread a 300 punti base.
Certo, l' esplosione del differenziale tra i Btp e i Bund tedeschi può portarci nuovamente sull' orlo della recessione, visto il colossale debito pubblico, e non bisogna abbassare la guardia, ma non si può neanche dimenticare che le famiglie italiane (il 77,4%) hanno investito sul mattone, in crisi da dieci anni.
Piazza Affari, tutto sommato, ha recuperato ben di più delle quotazioni degli appartamenti, seppure rimanga tra le pochissime piazze europee ancora sotto i livelli pre crisi. Il confronto è sicuramente azzardato ma l' indice Ftse Mib ha perso tra l' inizio 2010 e il 29 giugno 2018 - per fare il confronto con il dato Istat diffuso ieri - il 9% circa, il 13% se si confrontano i 23.811 punti del 3 gennaio 2010 e i 20.612 punti di ieri. Male, ma non tanto quanto il comparto delle abitazioni esistenti e dei cantieri.
«Ci sono mezzo milione di case costruite e non consegnate, sia per il fallimento delle società edili, sia per la frenata del mercato. Queste abitazioni fanno in fretta, se non curate, a diventare fatiscenti. Come del resto è già la maggior parte dell' usato messo in vendita», sottolinea ancora il presidente di Scenari Immobiliari.
I RUDERI
Secondo uno studio di Confedilizia, la confederazione dei proprietari immobiliari, dall' introduzione dell' Imu i ruderi sono raddoppiati. Alleggerire il peso fiscale è senz' altro una strada da intraprendere per dare nuova freschezza al settore.
«Si parla di associare la cedolare secca anche agli immobili commerciali ma se si vuole davvero rivitalizzare il mercato è necessario coinvolgere anche gli investitori professionali oltre alle famiglie. Sono loro che fanno volume», conclude Breglia.
Secondo il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, i nuovi dati dell' Istat sul mercato immobiliare «sono allarmanti». Nell' ultimo anno, i prezzi delle abitazioni esistenti sono diminuiti di un ulteriore 0,7%, con picchi negativi «un tempo impensabili» come il meno 2,2% di Roma, dove crollano persino i prezzi delle case nuove (meno 5,5%). La Tasi ha portato quest' anno nelle casse dello Stato 150 miliardi. Se si continua di questo passo, il valore del patrimonio immobiliare si ridurrà ulteriormente e alla fine da spremere resterà ben poco.
Fonte: qui
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TASSE
giovedì 12 luglio 2018
LE BOLLETTE DIVENTANO UNA PROVA PER REVOCARE LE AGEVOLAZIONI DEL FISCO SULLA PRIMA CASA
LO HA DECISO LA CASSAZIONE: BASTERÀ UN’OCCHIATA AL CONTATORE PER CAPIRE SE L’INQUILINO HA MENTITO SULLA RESIDENZA
Luca Romano per www.ilgiornale.it
Consumi bassi di energia elettrica? Addio a tutte le agevolazioni del Fisco sulla prima casa. Una sentenza della Cassazione di fatto ha messo nel mirino chi prova fare il furbo con la residenza anagrafica.
Così come riporta Italia Oggi, una recente sentenza della Suprema Corte ha messo con le spalle al muro chi di fatto indica un luogo di residenza con prima casa e gode delle agevolazioni su Ici, Imu e Tari senza risiedere effettivamente nell'appartamento.
E in questo quadro anche il consumo di energia elettrica, sempre secondo la Cassazione, può diventare una prova per revocare le agevolazioni.
Il mancato consumo di energia elettrica, secondo i giudici è un "elemento sintomatico di una presenza nell’abitazione oggetto d’imposizione non abituale".
E sempre sul fronte delle agevolazioni fiscali è fondamentale stabilire anche la categoria catastale. Sempre la Cassazione ha precisato che l'esenzione non spetta se l'immobile viene inquadrato come uno studio.
E su questo punto piazza Cavour non ha dubbi: "Qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, è onere del contribuente, che pretenda l’esenzione, impugnare l’atto di classamento". Insomma questi due punti sono fondamentali per ottenere lo "sconto" sulle tasse dell'immobile. Ma basterà un'occhiata al contatore della luce per capire se l'inquilino ha mentito sulla sua residenza...
Fonte: qui
mercoledì 28 febbraio 2018
LA BONINO(+EUROPA) SI SUICIDA A 4 GIORNI DAL VOTO: PIÙ TASSE PER TUTTI!
‘REINTRODURRE L’IMU SULLA PRIMA CASA: MEGLIO PAGARE POCO SULLA CASA CHE MOLTO SUL LAVORO’
VIA L’IVA AGEVOLATA AL 10%, SU FARMACI, ALIMENTARI E LIBRI, TUTTO AL 22%: ‘SIAMO COME UNA FAMIGLIA INDEBITATA CHE DEVE PENSARE PER PRIMA COSA A RIPAGARE I DEBITI’
PER CHIUDERE, BASTA DETRAZIONI SUL MUTUO DELLA PRIMA CASA: ‘POI TRA TRE ANNI ABBATTIAMO L’IRPEF’. AUGURI…
FISCO, BONINO, MEGLIO POCA IMU PER TUTTI CHE TASSE SU LAVORO
Reintrodurre l'Imu per tutti? "Meglio pagare poco sulla casa che molto sul lavoro. Capisco che piace promettere bonus a destra e a manca ma non mi pare una mossa di serietà". Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24. Perché vuole eliminare le detrazioni sui mutui prima casa, che valgono 1500 euro l’anno per famiglia, chiedono Telese e Giannino? “Togliere le detrazioni semplifica le cose per i contribuenti ed è la premessa per abbattere l’Irpef nella seconda parte(AHAHAHAHAHAH) della legislatura.”
“Non vogliamo aumentare le tasse ma vogliamo cancellare l’Iva agevolata al 10%”, quella su alcuni farmaci, prodotti alimentari e sulla cultura (libri ecc). “Siamo come una famiglia indebitata che deve pensare in primo luogo a ripagare i debiti(per far aumentare la redditività delle banche!)”.
Nella nostra proposta(l'ennesima balla!) il taglio di Irpef e Ires vale circa 50 miliardi, la reintroduzione dell’Imu prima casa 4,5 miliardi. Il resto della copertura avverrebbe con l’abolizione dell’aliquota Iva intermedia del 10% e il taglio di diverse agevolazioni fiscali. La crociata contro le tasse sulla prima casa è demagogia pura".
BONINO A 24MATTINO SU RADIO 24: I FONDI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE? DOPO IL VOTO PRESENTEREMO RENDICONTO COME DICE LA LEGGE
«Non si preoccupino, calmi tutti. Per legge noi dobbiamo come tutti produrre entrate ed uscite dopo le elezioni. Quindi calmi tutti, ci sarà tutto, calmi», così Emma Bonino intervistata da Luca Telese e Oscar Giannino, conduttori di 24Mattino su Radio 24, risponde alle domande sul finanziamento della sua campagna elettorale.
Evocando i manifesti molto presenti in questi ultimi giorni nelle principali stazioni ferroviarie, Telese le aveva infatti detto: «Lei lo sa però che molti obiettano "Ma i radicali non erano sempre poveri in canna e invece sono dovunque, una megacampagna, le chiedono sempre sui social». «Le dicono», continua Telese, «che è finanziata da Soros, dalle multinazionali».
«Ci sarà il rendiconto», insiste però Bonino, che non anticipa dettagli e nomi ma assicura: «Io non ho mica capito, fate i conti di quanto spendono gli altri e così magari... in ogni caso calmi, abbiamo sempre rispettato le leggi».
ELEZIONI: BONINO, VOGLIO RIPORTARE AL VOTO GLI ASTENUTI
"Ho detto sin dall'inizio che il mio obiettivo non era fare la guerra alla coalizione, ma di tentare di portare a votare la marea di astenuti che ancora esiste. Che ci sia riuscita o no non lo so, ma spero fino all'ultimo che la gente si renda conto, anche i meno entusiasti, che la posta in gioco il 4 marzo è troppo importante". Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24.
ELEZIONI:BONINO,PER ITALIA BENE GUIDA RASSICURANTE GENTILONI
"Penso che in questa congiuntura in parte positiva ed in parte fragile del nostro Paese una guida più inclusiva e rassicurante che si porta dietro il Paese, faccia bene a tutti. Da questo punto di vista, il carattere e le modalità di Gentiloni siano più opportune". Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24.
Fonte: qui
mercoledì 1 febbraio 2017
Conti in rosso, la ricetta Ue: “Aumentate Iva, Imu e Tasi”
Per trovare i 3,4 miliardi richiesti dall’Europa Padoan vuole assecondare Bruxelles. Stangando consumi e casa.
Quella impegnata a contrastare sia gli eccessi rigoristi sia gli umori antieuropei e invece, anche nel 2017, con i movimenti populisti che crescono in tutta l’Unione e varie le elezioni alle porte, la ricetta proposta da Bruxelles è sempre la stessa. Per l’Italia si può sintetizzare così: tassare i consumi e la rendita per fare tornare i conti.
È da leggere in questo senso l’ultima disputa sull’aumento dell’Iva nata all’interno del governo e della maggioranza. Con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha presentato nel menù di misure per la manovra da 3,4 miliardi anche un aumento dell’Iva, subito respinto dal segretario del Pd Matteo Renzi.
Non si tratta di un’idea di Padoan. È parte del menù di proposte avanzate dalla Ragioneria generale dello Stato quando gli è stato chiesto di trovare le risorse per cancellare l' 0,2% di extra deficit fatto dal precedente esecutivo. Per un motivo molto semplice: è in linea con le richieste dell’Europa. Proposta ieri bollata come irricevibile anche dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.
Impraticabile anche perché a legislazione invariata un aumento dell’Iva è già in programma per il 2018. Anticiparlo di qualche mese farebbe incassare poco quest’anno e avrebbe effetti negativi sui conti del prossimo (si veda il Giornale del 17 gennaio). Eppure era la carta che Padoan aveva deciso di giocare.
Il motivo è che è una soluzione particolarmente gradita alla Commissione europee e al Consiglio. L’Ue dà delle indicazioni precise nelle «Raccomandazioni specifiche per paese». Difficile sfuggire, soprattutto per un paese costantemente in mora a causa dell’elevato debito pubblico come l’Italia.
Nelle ultime è scritto chiaramente che dobbiamo «trasferire il carico fiscale dai fattori di produzione al consumo e al patrimonio».
In altre parole aumentare l’Iva e tassare i patrimoni. L’Ue non vede di buon occhio la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia decisa di anno in anno dall’Italia. Meglio fare scattare l’aumento dell’Iva e delle accise, anche perché il costo delle merci in un periodo di bassa inflazione è l’ultimo dei problemi.
In altre parole aumentare l’Iva e tassare i patrimoni. L’Ue non vede di buon occhio la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia decisa di anno in anno dall’Italia. Meglio fare scattare l’aumento dell’Iva e delle accise, anche perché il costo delle merci in un periodo di bassa inflazione è l’ultimo dei problemi.
Ma non c’è solo l’Iva nelle ricette che l’Europa vede di buon occhio. Nelle raccomandazioni del 2016 il Consiglio europeo (ma la Commissione è sulla stessa linea) critica la decisione di Renzi di abolire quella che nelle raccomandazioni, con uno slancio di onestà, viene definita «l’imposta patrimoniale sulla prima casa». Cioè Imu e Tasi, eliminate sull’abitazione principale.
Non è un caso che nel menù uscito dal ministero dell’Economia giorni fa ci fosse anche il ritorno della tasse sulla prima casa o una rimodulazione di quelle diverse dalla prima, magari seguendo qualche criterio di progressività. Una linea che l’Ue continua a perseguire con caparbietà, ma che potrebbe accelerarne la crisi di tutte le istituzioni europee.
Fonte: Il Giornale
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