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venerdì 8 novembre 2019
sabato 6 ottobre 2018
IL VERO TESORETTO DEGLI ITALIANI? È IL PATRIMONIO IMMOBILIARE. PECCATO CHE LE CASE VALGANO SEMPRE MENO
RISPETTO AL LIVELLO MEDIO DEL 2011, I PREZZI SONO DIMINUITI DEL 15,8%. PIÙ DELLA BORSA CHE HA PERSO IL 13% DAL 2010
Antonio Spampinato per “Libero Quotidiano”
Il mercato immobiliare ha perso lo slancio registrato un anno fa. «Sono mesi che il comparto annaspa e, se siamo fortunati, il 2018, grazie alla prima metà, si chiuderà con 600.000 transazioni, lo stesso livello registrato nel 2010, mentre l' anno prima erano 800.000».
Mario Breglia, uno dei massimi esperti italiani del settore, presidente di Scenari Immobiliari, dà la responsabilità di questa brusca frenata all' incertezza sulle strategie economiche che aleggia sul Paese dalla fine della scorsa legislatura. Il che pesa sugli investimenti, soprattutto su quelli provenienti dall' estero, capaci di influire notevolmente sul libro mastro del mattone.
Dai quasi cinque miliardi del 2017, sottolinea Breglia, nei primi sei mesi di quest' anno se ne sono visti circa due, con un trend in rallentamento. Investimenti internazionali che si concentrano oltretutto in alcune grandi città, Milano in particolare. Nel resto del Paese, il mercato continua a guardare il futuro con il fiato sospeso.
Ieri l' Istat ha diffuso, tra gli altri, il dato relativo ai costi medi delle abitazioni, nuove e usate, al secondo trimestre del 2018 confrontato con quello di otto anni fa. Rispetto al livello medio del 2010, appena prima dell' introduzione dell' Imu, ad aprile-giugno i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,8%. E questo grazie al nuovo, perché se si considera solo l' usato il calo sale al 22,1%. «La serie storica citata dall' Istat inizia dal 2010. Se partiamo dall' anno precedente il ribasso supera il 25%».
Ma è solo colpa della grande crisi? «La crisi, certo - dice Breglia - ma nelle sue nelle sue diverse incarnazioni. Il secondo picco minimo di compravendite del periodo considerato è figlio di Mario Monti e dell' inasprimento fiscale sul mattone. L' aumento delle tasse ha schiacciato le transazioni a quota 400.000».
IL PATRIMONIO
Il patrimonio immobiliare è il vero tesoretto degli italiani. Nel 2017 valeva 3,8 volte il Pil, vale a dire 6.227 miliardi di euro. Otto famiglie su dieci vivono nella casa di proprietà. E ci preoccupiamo dello spread a 300 punti base.
Certo, l' esplosione del differenziale tra i Btp e i Bund tedeschi può portarci nuovamente sull' orlo della recessione, visto il colossale debito pubblico, e non bisogna abbassare la guardia, ma non si può neanche dimenticare che le famiglie italiane (il 77,4%) hanno investito sul mattone, in crisi da dieci anni.
Piazza Affari, tutto sommato, ha recuperato ben di più delle quotazioni degli appartamenti, seppure rimanga tra le pochissime piazze europee ancora sotto i livelli pre crisi. Il confronto è sicuramente azzardato ma l' indice Ftse Mib ha perso tra l' inizio 2010 e il 29 giugno 2018 - per fare il confronto con il dato Istat diffuso ieri - il 9% circa, il 13% se si confrontano i 23.811 punti del 3 gennaio 2010 e i 20.612 punti di ieri. Male, ma non tanto quanto il comparto delle abitazioni esistenti e dei cantieri.
«Ci sono mezzo milione di case costruite e non consegnate, sia per il fallimento delle società edili, sia per la frenata del mercato. Queste abitazioni fanno in fretta, se non curate, a diventare fatiscenti. Come del resto è già la maggior parte dell' usato messo in vendita», sottolinea ancora il presidente di Scenari Immobiliari.
I RUDERI
Secondo uno studio di Confedilizia, la confederazione dei proprietari immobiliari, dall' introduzione dell' Imu i ruderi sono raddoppiati. Alleggerire il peso fiscale è senz' altro una strada da intraprendere per dare nuova freschezza al settore.
«Si parla di associare la cedolare secca anche agli immobili commerciali ma se si vuole davvero rivitalizzare il mercato è necessario coinvolgere anche gli investitori professionali oltre alle famiglie. Sono loro che fanno volume», conclude Breglia.
Secondo il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, i nuovi dati dell' Istat sul mercato immobiliare «sono allarmanti». Nell' ultimo anno, i prezzi delle abitazioni esistenti sono diminuiti di un ulteriore 0,7%, con picchi negativi «un tempo impensabili» come il meno 2,2% di Roma, dove crollano persino i prezzi delle case nuove (meno 5,5%). La Tasi ha portato quest' anno nelle casse dello Stato 150 miliardi. Se si continua di questo passo, il valore del patrimonio immobiliare si ridurrà ulteriormente e alla fine da spremere resterà ben poco.
Fonte: qui
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TASSE
mercoledì 1 febbraio 2017
Conti in rosso, la ricetta Ue: “Aumentate Iva, Imu e Tasi”
Per trovare i 3,4 miliardi richiesti dall’Europa Padoan vuole assecondare Bruxelles. Stangando consumi e casa.
Quella impegnata a contrastare sia gli eccessi rigoristi sia gli umori antieuropei e invece, anche nel 2017, con i movimenti populisti che crescono in tutta l’Unione e varie le elezioni alle porte, la ricetta proposta da Bruxelles è sempre la stessa. Per l’Italia si può sintetizzare così: tassare i consumi e la rendita per fare tornare i conti.
È da leggere in questo senso l’ultima disputa sull’aumento dell’Iva nata all’interno del governo e della maggioranza. Con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha presentato nel menù di misure per la manovra da 3,4 miliardi anche un aumento dell’Iva, subito respinto dal segretario del Pd Matteo Renzi.
Non si tratta di un’idea di Padoan. È parte del menù di proposte avanzate dalla Ragioneria generale dello Stato quando gli è stato chiesto di trovare le risorse per cancellare l' 0,2% di extra deficit fatto dal precedente esecutivo. Per un motivo molto semplice: è in linea con le richieste dell’Europa. Proposta ieri bollata come irricevibile anche dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.
Impraticabile anche perché a legislazione invariata un aumento dell’Iva è già in programma per il 2018. Anticiparlo di qualche mese farebbe incassare poco quest’anno e avrebbe effetti negativi sui conti del prossimo (si veda il Giornale del 17 gennaio). Eppure era la carta che Padoan aveva deciso di giocare.
Il motivo è che è una soluzione particolarmente gradita alla Commissione europee e al Consiglio. L’Ue dà delle indicazioni precise nelle «Raccomandazioni specifiche per paese». Difficile sfuggire, soprattutto per un paese costantemente in mora a causa dell’elevato debito pubblico come l’Italia.
Nelle ultime è scritto chiaramente che dobbiamo «trasferire il carico fiscale dai fattori di produzione al consumo e al patrimonio».
In altre parole aumentare l’Iva e tassare i patrimoni. L’Ue non vede di buon occhio la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia decisa di anno in anno dall’Italia. Meglio fare scattare l’aumento dell’Iva e delle accise, anche perché il costo delle merci in un periodo di bassa inflazione è l’ultimo dei problemi.
In altre parole aumentare l’Iva e tassare i patrimoni. L’Ue non vede di buon occhio la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia decisa di anno in anno dall’Italia. Meglio fare scattare l’aumento dell’Iva e delle accise, anche perché il costo delle merci in un periodo di bassa inflazione è l’ultimo dei problemi.
Ma non c’è solo l’Iva nelle ricette che l’Europa vede di buon occhio. Nelle raccomandazioni del 2016 il Consiglio europeo (ma la Commissione è sulla stessa linea) critica la decisione di Renzi di abolire quella che nelle raccomandazioni, con uno slancio di onestà, viene definita «l’imposta patrimoniale sulla prima casa». Cioè Imu e Tasi, eliminate sull’abitazione principale.
Non è un caso che nel menù uscito dal ministero dell’Economia giorni fa ci fosse anche il ritorno della tasse sulla prima casa o una rimodulazione di quelle diverse dalla prima, magari seguendo qualche criterio di progressività. Una linea che l’Ue continua a perseguire con caparbietà, ma che potrebbe accelerarne la crisi di tutte le istituzioni europee.
Fonte: Il Giornale
lunedì 30 gennaio 2017
NUOVA STANGATA IN ARRIVO - AUMENTARE L’IVA E TASSARE I PATRIMONI:
LA RICETTA USURAIA DELL’UE PER I CONTI (IN ROSSO) ITALIANI
PER TROVARE I 3,4 MILIARDI RICHIESTI DALL'EUROPA PADOAN OLTRE ALL’AUMENTO DELL’IVA (RESPINTO DA RENZI) PENSA A UN RITORNO DELLA TASSA SULLA PRIMA CASA
Antonio Signorini per il Giornale
Avevano assicurato che questa sarebbe stata la Commissione europea più politica della storia.
Quella impegnata a contrastare sia gli eccessi rigoristi sia gli umori antieuropei e invece, anche nel 2017, con i movimenti populisti che crescono in tutta l'Unione e varie le elezioni alle porte, la ricetta proposta da Bruxelles è sempre la stessa. Per l'Italia si può sintetizzare così: tassare i consumi e la rendita per fare tornare i conti.
È da leggere in questo senso l'ultima disputa sull'aumento dell'Iva nata all'interno del governo e della maggioranza. Con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che ha presentato nel menù di misure per la manovra da 3,4 miliardi anche un aumento dell'Iva, subito respinto dal segretario del Pd Matteo Renzi.
Non si tratta di un'idea di Padoan. È parte del menù di proposte avanzate dalla Ragioneria generale dello Stato quando gli è stato chiesto di trovare le risorse per cancellare l 0,2% di extra deficit fatto dal precedente esecutivo. Per un motivo molto semplice: è in linea con le richieste dell'Europa. Proposta ieri bollata come irricevibile anche dal ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina.
Impraticabile anche perché a legislazione invariata un aumento dell'Iva è già in programma per il 2018. Anticiparlo di qualche mese farebbe incassare poco quest'anno e avrebbe effetti negativi sui conti del prossimo (si veda il Giornale del 17 gennaio). Eppure era la carta che Padoan aveva deciso di giocare.
Il motivo è che è una soluzione particolarmente gradita alla Commissione europee e al Consiglio. L'Ue dà delle indicazioni precise nelle «Raccomandazioni specifiche per paese». Difficile sfuggire, soprattutto per un paese costantemente in mora a causa dell'elevato debito pubblico come l'Italia.
Nelle ultime è scritto chiaramente che dobbiamo «trasferire il carico fiscale dai fattori di produzione al consumo e al patrimonio(peccato che abbiamo un livello di carico fiscale esagerato ed un livello dei servizi statali da terzo mondo!, LADRI ED USURAI.)». In altre parole aumentare l'Iva e tassare i patrimoni. L'Ue non vede di buon occhio la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia decisa di anno in anno dall'Italia. Meglio fare scattare l'aumento dell'Iva e delle accise, anche perché il costo delle merci in un periodo di bassa inflazione è l'ultimo dei problemi.
Ma non c'è solo l'Iva nelle ricette che l'Europa(USURAI) vede di buon occhio. Nelle raccomandazioni del 2016 il Consiglio europeo (ma la Commissione è sulla stessa linea) critica la decisione di Renzi di abolire quella che nelle raccomandazioni, con uno slancio di onestà, viene definita «l'imposta patrimoniale sulla prima casa». Cioè Imu e Tasi, eliminate sull'abitazione principale.
Non è un caso che nel menù uscito dal ministero dell'Economia giorni fa ci fosse anche il ritorno della tasse sulla prima casa o una rimodulazione di quelle diverse dalla prima, magari seguendo qualche criterio di progressività. Una linea che l'Ue continua a perseguire con caparbietà, ma che potrebbe accelerarne la crisi di tutte le istituzioni europee.
Fonte: qui
Antonio Signorini per il Giornale
Avevano assicurato che questa sarebbe stata la Commissione europea più politica della storia.
Quella impegnata a contrastare sia gli eccessi rigoristi sia gli umori antieuropei e invece, anche nel 2017, con i movimenti populisti che crescono in tutta l'Unione e varie le elezioni alle porte, la ricetta proposta da Bruxelles è sempre la stessa. Per l'Italia si può sintetizzare così: tassare i consumi e la rendita per fare tornare i conti.
È da leggere in questo senso l'ultima disputa sull'aumento dell'Iva nata all'interno del governo e della maggioranza. Con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che ha presentato nel menù di misure per la manovra da 3,4 miliardi anche un aumento dell'Iva, subito respinto dal segretario del Pd Matteo Renzi.
Non si tratta di un'idea di Padoan. È parte del menù di proposte avanzate dalla Ragioneria generale dello Stato quando gli è stato chiesto di trovare le risorse per cancellare l 0,2% di extra deficit fatto dal precedente esecutivo. Per un motivo molto semplice: è in linea con le richieste dell'Europa. Proposta ieri bollata come irricevibile anche dal ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina.
Impraticabile anche perché a legislazione invariata un aumento dell'Iva è già in programma per il 2018. Anticiparlo di qualche mese farebbe incassare poco quest'anno e avrebbe effetti negativi sui conti del prossimo (si veda il Giornale del 17 gennaio). Eppure era la carta che Padoan aveva deciso di giocare.
Il motivo è che è una soluzione particolarmente gradita alla Commissione europee e al Consiglio. L'Ue dà delle indicazioni precise nelle «Raccomandazioni specifiche per paese». Difficile sfuggire, soprattutto per un paese costantemente in mora a causa dell'elevato debito pubblico come l'Italia.
Nelle ultime è scritto chiaramente che dobbiamo «trasferire il carico fiscale dai fattori di produzione al consumo e al patrimonio(peccato che abbiamo un livello di carico fiscale esagerato ed un livello dei servizi statali da terzo mondo!, LADRI ED USURAI.)». In altre parole aumentare l'Iva e tassare i patrimoni. L'Ue non vede di buon occhio la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia decisa di anno in anno dall'Italia. Meglio fare scattare l'aumento dell'Iva e delle accise, anche perché il costo delle merci in un periodo di bassa inflazione è l'ultimo dei problemi.
Ma non c'è solo l'Iva nelle ricette che l'Europa(USURAI) vede di buon occhio. Nelle raccomandazioni del 2016 il Consiglio europeo (ma la Commissione è sulla stessa linea) critica la decisione di Renzi di abolire quella che nelle raccomandazioni, con uno slancio di onestà, viene definita «l'imposta patrimoniale sulla prima casa». Cioè Imu e Tasi, eliminate sull'abitazione principale.
Non è un caso che nel menù uscito dal ministero dell'Economia giorni fa ci fosse anche il ritorno della tasse sulla prima casa o una rimodulazione di quelle diverse dalla prima, magari seguendo qualche criterio di progressività. Una linea che l'Ue continua a perseguire con caparbietà, ma che potrebbe accelerarne la crisi di tutte le istituzioni europee.
Fonte: qui
Fonte: qui
domenica 15 maggio 2016
Un sindaco calabrese, grazie al fotovoltaico, ha azzerato la Tasi per i suoi cittadini
Antonio Cersosimo, primo cittadino di San Lorenzo Bellizzi (Cosenza), ha cancellato la Tasi 2014 per i suoi 700 concittadini grazie agli impianti fotovoltaici costruiti recentemente
19/09/2014
ELENA VERONELLI
Tra “taglia-incentivi”, “sblocca-trivelle” e moratorie regionali c’è ancora chi crede alle fonti rinnovabili. È il caso di Antonio Cersosimo, sindaco di San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza, Comune situato tra riserve naturali e promontori, ricco di flora e fauna selvatica dove corrono e volano liberi cinghiali, grifoni, falchi, volpi, lupi. Qui i neanche 700 abitanti non pagheranno per l’anno 2014 la famigerata Tasi (Tassa sui servizi indivisibili) proprio grazie al fotovoltaico. E i proprietari degli immobili situati nel centro storico che decideranno di ristrutturare la loro casa saranno esentati dal pagamento delle tasse per 5 anni.
Due anni fa, sfruttando i generosi incentivi del quinto Conto Energia, il sindaco Antonio Cersosimo ha deciso di investire sul fotovoltaico installando tre impianti (da 13 MW) nei terreni situati nei Comuni di Corigliano Calabro, Cassano allo Ionio e Francavilla Marittima, dove vigeva l’autorizzazione per l’installazione su serra. Un’operazione che ha permesso di risparmiare 90.000 euro all’anno, portando in attivo il bilancio economico della città e permettendo di abbassare così le tasse ai cittadini, eliminando anche la Tasi.
Secondo Cersosimo l’investimento fatto nel 2012 ha portato benefici economici già dall’anno successivo all’acquisto, e garantirà un introito per i prossimi 25 anni. Anche se, per il futuro, il sindaco non appare molto ottimista: “Speriamo di poter ripetere l’eliminazione della Tasi anche per i prossimi anni. Dipende però dai tagli dello Stato centrale, che ogni anno aumentano sempre di più”, ha detto Cersosimo contattato da Tuttogreen. E poi, continua il sindaco, “con la nuova normativa sugli incentivi diventa difficile continuare a puntare sul solare. Prima il sussidio riusciva a coprire l’investimento iniziale, ora non è più così”.
Tuttavia, San Lorenzo Bellizzi è una vera e propria un’oasi nel deserto. Soprattutto di questi tempi, in cui le rinnovabili sono spesso viste più come un problema che come una soluzione, a livello sia centrale che locale. Con lo “spalma-incentivi” per ridurre le bollette alle Pmi si è parlato solo di quanto i sussidi al settore (effettivamente tra i più alti al mondo) pesino sulle bollette dei consumatori e di come, a causa di una remunerazione troppo generosa del capitale investito, si siano favorite posizioni di rendita. Dal canto loro le Regioni vanno avanti a colpi di moratorie e provvedimenti ad hoc per bloccare nuovi impianti da rinnovabili, soprattutto quelli eolici, perché ritenuti troppo impattanti visivamente e quindi dannosi per il turismo. Il tutto mentre il Governo Renzi sembra guardare solo al petrolio e al gas e punta sullo “sblocca-Italia”, che accentra il potere per velocizzare la ricerca e l’estrazione di idrocarburi ma nulla dice sulle rinnovabili.
Inoltre, la decisione del sindaco di togliere la Tasi è stata presa in totale contrasto con la logica della circolare dell’Agenzia delle Entrate dello scorso dicembre, che prevede per la produzione di energia attraverso un impianto fotovoltaico installato su tetto (superiori a 3 kW) un aggravio fiscale. In altre parole, la Tasi e le altre imposte sugli immobili aumentano perché gli impianti fotovoltaici fanno variare la rendita catastale. A dispetto di chi si sceglie questa fonte energetica proprio per diminuire la bolletta elettrica e risparmiare.
“Il caso di San Lorenzo Bellizzi - commenta Agostino Re Rebaudengo, presidente di AssoRinnovabili - ben rappresenta un esempio virtuoso dei benefici connessi alla produzione di energia rinnovabile. Dimostra, inoltre, quanto sia miope e controproducente la strategia messa in atto dal Governo con una norma come lo spalma incentivi, che danneggerà gravemente il settore. Facciamo quindi i nostri complimenti ad un’amministrazione comunale che ha visto nel fotovoltaico un’opportunità per migliorare la qualità della vita sul proprio territorio sia da un punto di vista ambientale che da un punto di vista economico. Un esempio - conclude Re Rebaudengo - che speriamo sia presto seguito da molti altri comuni”.
Fonte: qui
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Antonio Cersosimo, primo cittadino di San Lorenzo Bellizzi (Cosenza), ha cancellato la Tasi 2014 per i suoi 700 concittadini grazie agli impianti fotovoltaici costruiti recentemente