9 dicembre forconi

domenica 8 gennaio 2017

FUORI I NOMI DI CHI HA UCCISO MPS!

FELTRI: “PRIMA DI SBORSARE 8 MILIARDI, IL GOVERNO PUBBLICHI L’ELENCO DEI MASCALZONI CHE HANNO INTASCATO CIFRE SBALORDITIVE EVITANDO DI RESTITUIRLE. PERCHÉ LO SCANDALO È STATO SEPOLTO SOTTO UNA COLTRE DI OMERTÀ? PERCHE’ I MAGISTRATI NON OBBLIGANO IL 'MONTE' A SCOPERCHIARE LA PATTUMIERA CHE NASCONDE LE CARTE DELLA VERITÀ?”

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”

vittorio feltriVITTORIO FELTRI
Quante frottole ci hanno raccontato sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena. Hanno voluto farci credere - e in parte ci sono riusciti - che si è trattato di una calamità naturale, quindi inevitabile, mentre chi ha gestito l'istituto ha prestato, anzi regalato, soldi a tutti, cani e porci, tranne a chi ne aveva effettivo bisogno per mandare avanti attività produttive, commerciali, artigianali e industriali, e che sarebbe stato in grado di restituirli.

La banca dei maneggioni comunisti, ex e post comunisti, ha favorito soltanto i compagni e gli amici dei compagni ed è saltata in aria perché i fortunelli che hanno incassato senza fornire garanzie si sono guardati da ripianare le somme a debito, considerandole non prestiti, ma gentili omaggi.

Ora ci si domanda: cosa ha fatto il Monte per recuperare i crediti? Nulla. Non ha mosso un dito.

MPSMPS

Quante cause ha intentato nei confronti dei bucaioli onde riprendersi ciò che gli era dovuto, interessi compresi? Nessuno si è impegnato - né amministratori né dirigenti - per far quadrare i conti, e i conti sono sballati. Miliardi e miliardi usciti e mai più rientrati. Perché questa banca, la più antica e gloriosa, da quando è finita miseramente sotto il controllo dei rossi - incapaci per definizione, dato che sono anticapitalisti ideologici - non si è peritata di rendere noti i nomi dei bidonisti ai quali ha versato montagne di soldi senza farseli ridare?

mps titoli di stato 2MPS TITOLI DI STATO 2
Ecco il punto. 

Perché lo scandalo è stato silenziato, sepolto sotto una coltre di omertà?

Per quale motivo la magistratura non obbliga il Monte a scoperchiare la pattumiera che nasconde le carte della verità?

Tra l'altro gli stessi compagnucci dei compagnucci che hanno combinato il disastro, ora hanno deliberato di salvare l' istituto in procinto di fallire donandogli la bellezza di otto miliardi otto prelevati dai forzieri dello Stato, cioè nostri.

I cittadini italiani, svenati dalle tasse, sono pure costretti a sanare i bilanci di una banca che invece di fare la banca arricchiva lorsignori in cambio di che?

Ci piacerebbe scoprirlo.

Il governo prima di sborsare 8 miliardi pubblici faccia chiarezza: pubblichi l' elenco dei mascalzoni che hanno intascato cifre sbalorditive evitando con cura di riportarle al mittente.

Risulta che il 70-80 per cento degli insolventi sia costituito da grandi imprenditori, non da poveri cristi strozzati dalla recessione.


E allora fuori i nomi dei profittatori, siano opportunamente sputtanati.
IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENTIL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENT

La gente merita di guardare in faccia chi la impoverisce. E noi di Libero, interpretandone le legittime aspirazioni, pretendiamo che il Monte e la magistratura mostrino i documenti che inchiodano alle loro responsabilità coloro che hanno sfasciato l' istituto presentando le spese ai contribuenti italiani. Da oggi in poi insisteremo ogni giorno finché non sia fatta giustizia e i furfanti non siano esposti al ludibrio popolare.

Fonte: qui

BELLA FIGURA DI M...A! IL SINDACATO E’ IN PRIMA LINEA PER ABOLIRE I BUONI LAVORO(VOUCHER)


“DITE CHE SONO CASI ISOLATI” E' LA SCUSA CHE LA CGIL MANDA ALLE SEDI REGIONALI IN UNA MAIL PER GIUSTIFICARE L’USO DEI VOUCHER PER PAGARE ALCUNI SUOI COLLABORATORI IN EMILIA ROMAGNA E LOMBARDIA: “EVITIAMO DANNI DI IMMAGINE IN VISTA DEL REFERENDUM SUL JOBS ACT”


Matteo Pucciarelli per “la Repubblica”

susanna camussoSUSANNA CAMUSSO
COME AL SOLITO PIGLIA PER C..O I LAVORATORI
“Dite che sono casi isolati”. La mail è arrivata a tutte le strutture regionali della Cgil il giorno della Befana, inviata dalla sede centrale di Roma. Sì perché il caso voucher - cioè l'utilizzo da parte della categoria dei pensionati dei "buoni lavoro" per retribuire alcuni collaboratori, in Emilia-Romagna e in Lombardia: gli stessi buoni lavoro che la Cgil vuole abolire attraverso un referendum per il quale ha raccolto tre milioni di firme - sta agitando e non poco le acque dentro il sindacato.

La nota interna firmata da due membri della segreteria guidata da Susanna Camusso, cioè Nino Baseotto e Tania Scacchetti, prova ad attutire il contraccolpo mediatico invitando i dirigenti regionali a minimizzare la faccenda, evitando i processi, in modo da non alimentare fratture nella organizzazione e nella sua immagine pubblica. Evitare i processi, quindi, anche perché i casi di persone retribuite con i detestati voucher sarebbero numerosi e sparsi un po' in tutta Italia: meglio quindi non approfondire e lasciar passare la buriana.
VOUCHER JOBS ACTVOUCHER JOBS ACT

Certamente sarebbe stato meglio usare maggiore attenzione sulla questione, specie una volta avviata la nostra campagna di raccolta firme, ammettono Baseotto (ex segretario regionale della Lombardia) e Scacchetti (che invece arriva proprio dall' Emilia).
L'obiettivo che dobbiamo perseguire in queste ore delicate anche in relazione alla prossima espressione della Corte sulla ammissibilità dei quesiti referendari - continua la comunicazione - deve essere quello di rilanciare la validità delle nostre ragioni, supportate dalle milioni di firme raccolte nei mesi scorsi.

VOUCHER JOBS ACT1VOUCHER JOBS ACT
La data fatidica è il prossimo 11 gennaio, quando la Consulta dirà se per i tre quesiti proposti dalla Cgil (tra i quali quello che prevede l' abolizione dei voucher) si andrà a votare o meno. Per questo il consiglio è che anche nella relazione con la stampa locale il fenomeno va circoscritto a quello che è, un utilizzo per limitate attività meramente occasionali svolte da soli pensionati. La preoccupazione è non prestare il fianco a quella che viene definita una strumentalizzazione che non è accettabile. Noi non neghiamo l' esigenza di uno strumento che possa rispondere al lavoro occasionale; neghiamo che questo strumento siano i voucher come li conosciamo oggi.

Il punto, però, non è solo legato ai buoni in sé. C' è tutto un capitolo spinoso che investe il sindacato e il lavoro all' interno delle proprie numerose categorie e Camere del lavoro locali. Un sistema noto e ampiamente utilizzato per retribuire chi un po' per "militanza" e un po' per lavoro affianca il sindacato, ed è quello dei rimborsi spese. Cioè presentare ai responsabili politici spese realmente avvenute ma ancora più spesso no, che però una volta liquidate diventano una sorta di compenso economico.

maurizio landiniMAURIZIO LANDINICOME AL SOLITO PIGLIA PER C..O I LAVORATORI

Ci avevano avvertiti

sabato 7 gennaio 2017

Il grande gioco del 2017

"La Russia si sta preparando alla guerra". Questo è il mantra che tutti i comunicati militari ripetono in continuazione. Che equivale a dichiarare che la Nato si prepara sul serio a una guerra con la Russia. Qua e là emerge perfino il luogo dove ci si aspetta, o si pensa, di cominciare. Sarebbe da qualche parte al confine tra Lituania e Russia.


© SPUTNIK. OKSANA DZHADAN
Ministero della Difesa della Lituania: conto dei voli NATO che scortano gli aerei russi 

Un esercito intero si sta spostando sui confini baltici della Russia. Se i calcoli approssimativi, basati sui comunicati stampa tedeschi e statunitensi, oltre che estoni, lituani, lettoni, polacchi, sono realistici, si tratta all'incirca di 5000 uomini, e più di 2500 tra carri armati, jeep, autocarri, cannoni trainati, veicoli da combattimento diversi. Senza contare le navi da trasporto, l'organizzazione del movimenti via terra, tutta la logistica, le telecomunicazioni e l'aviazione. A parte il costo dei materiali (e si tratta di miliardi), si aggiungano i costi del personale e i trasporti. Un bottino splendido per i militari. E sarà una cosa lunga. Secondo il generale Volker Wieker, che si è fatto intervistare dal giornale dell'esercito Bundeswehr Aktuelle, bisognerà raggiungere la "piena capacità operativa" entro sei mesi.

A questo servirà anche l'operazione Nato intitolata "Atlantic Resolve".

Perché tutto questo?

Perché "la Russia si sta preparando alla guerra"?

Questo è il mantra che tutti i comunicati militari ripetono in continuazione. Che equivale a dichiarare che la Nato si prepara sul serio a una guerra con la Russia. Qua e là emerge perfino il luogo dove ci si aspetta, o si pensa, di cominciare. Sarebbe da qualche parte al confine tra Lituania e Russia. 

© SPUTNIK. MIKHAIL MARKIV La NATO promette di continuare a sostenere la difesa dell'Ucraina 

Ma non si può vedere l'operazione, che chiameremmo "fronte del Nord", separata dalle altre in corso. È una tela di vari colori, su cui si muovono gli stessi personaggi. Il senatore americano/repubblicano McCaine, per esempio, che, appena completato il giro dei paesi baltici e della Polonia — per "rassicurare" la parte dell'Europa più aggressiva nei confronti della Russia che Washington, volente o nolente, manterrà la pressione su Putin — si precipita in Ucraina a passare in rassegna le truppe ucraino-mercenarie che stazionano sulle due frontiere del Donbass e della Crimea. 

© SPUTNIK. MIKHAIL KLIMENTIEV USA cacciano 35 diplomatici russi fuori dal Paese 

È questo il "fronte ucraino", che si vuole tenere in caldo, in attesa che Donald Trump entri in azione. Magari per legargli le mani con qualche provocazione più o meno sanguinosa, che costringa la Russia a una qualche reazione meno fredda di quella che si voleva creare con l'espulsione dei 35 diplomatici russi dagli Stati Uniti. Né si può dimenticare il "fronte siriano". Che è quello più scottante, dove la guerra rischia di essere fermata dall'intesa davvero inedita tra Russia, Iran e Turchia. I servizi segreti occidentali, com'è già evidente, sono in piena attività per rifinanziare, riorganizzare, e riportare al combattimento le truppe mercenarie che stanno invece cedendo di fronte alla pressione dell'esercito di Assad, dell'aviazione russa, degli apporti di Hezbollah e dell'Iran. Qui la distinzione tra tagliagole e tagliagole-moderati viene lasciata da parte, purché taglino gole. 

© AP PHOTO/ ADEL HANA FAZ: l'uscita della Turchia dalla NATO diventerà un enorme successo per la Russia 

La Cia, il Pentagono, la Nato, non possono accettare la sconfitta su questo fronte che, da militare, si è già trasformata in politico-diplomatica. Le sue ripercussioni si delineano come catastrofiche per la cosiddetta coalizione occidentale. Per molte ragioni. Che la pace si può fare anche senza l'occidente (anzi che si può fare proprio perché l'occidente è tagliato fuori); che la Turchia, paese Nato, se ne va per i fatti suoi in cerca di nuove alleanze; che il mondo arabo nel suo complesso si rende conto che la dominazione americana si sta sfaldando; che si crea un parziale fronte comune tra sunniti e sciiti. Così è possibile leggere con chiarezza una linea terrorista che sfacciatamente sembra provenire direttamente dalle centrali occidentali e che lega l'assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara (punizione contro la Russia) con la strage nel night club di Istanbul (punizione contro Erdogan). 

© AFP 2016/ KIRILL KUDRYAVTSEV WSJ riporta dettagli della relazione sull'"intervento russo" nelle elezioni americane 

Ed è il "fronte turco" che, a sua volta, scolora nel "fronte europeo". Tutto (e anche molto altro) "si tiene". 

Insieme al preannuncio di una possente campagna di allarme in preparazione in Europa, in vista delle elezioni di Francia e Germania, e forse Italia. 

Le colonne dell'Europa delle banche americane devono essere portate definitivamente all'isteria antirussa e anti-islamica. 

Per adesso con la minaccia dell'hackeraggio russo, poi si vedrà come intensificare le stragi terroristiche contro l'inerme popolazione civile. 

Il problema è che l'Europa — così come l'elettorato americano — sembra non reagire passivamente alla doccia di sangue e di paura cui è stata sottoposta in questi ultimi tre anni. Aumenta la diffidenza popolare nei confronti del mainstream, si allarga la sfiducia dei popoli nelle élites che li guidano. Incombe il fantasma del "populismo".
Ecco perché il gioco diventa sempre più trasparente, e si vedono meglio i giocatori, scoprendo che sono gli stessi, anche se usano bandiere diverse.


Giulietto Chiesa


Leggi tutto: sputniknews.com

Siria, 60 morti in un attentato ad Azaz

Almeno sessanta morti e 150 feriti per una autocisterna fatta esplodere tra la folla nella città di Azaz, provincia di Aleppo. 
È il bilancio destinato, drammaticamente provvisorio, dell’ultimo attentato in Siria.  
La tregua non limita gli scontri a fuoco. 
E intanto la Russia si ritira dal Paese.





Il capo della Polizia Gabrielli: «In Italia alto rischio attentati. Prima o poi l’Isis ci colpirà»


Il prefetto: «Anche noi pagheremo un prezzo»

«Lo dico in maniera molto cruda: prima o poi anche noi un prezzo lo dovremo pagare. Ci auguriamo sia quanto più contenuto possibile». 
È quanto affermato oggi sul rischio di attentati terroristici in Italia dal capo della Polizia Franco Gabrielli in due interviste, rilasciate ai quotidiani Il Giornale e Qn. «Noi – dice – dentro a quella minaccia ci siamo. Le indagini, spesso successive ai rimpatri, hanno dimostrato che buona parte delle persone fermate nel nostro Paese perché considerate vicine all’Isis stava realmente per compiere attentati e fare morti. Questo, però, non deve toglierci la nostra libertà. Saremmo sconfitti solo se ci lasciassimo condizionare nella nostra quotidianità».

ISIS, ALTO RISCHIO ATTENTATI IN ITALIA

Insomma, il capo della Polizia ribadisce che il rischio attentati in Italia è alto. Nell’intervista rilasciata a Chiara Giannini per Il Giornale il prefetto Gabrielli sostiene che dobbiamo avere una «assoluta consapevolezza che la possibilità di colpire da parte degli attentatori è elevatissima»:
Prefetto, ma davvero i terroristi sono interessati all’Italia?

«Il terrorismo “liquido” come è quello attuale, dove l’innesto non è fatto rispetto a cellule dormienti, ma è rivolto a una pletora di soggetti che devono compiere un assalto, non è da sottovalutare. Esiste una propaganda martellante che individua eventuali obiettivi (Vaticano, Papa, Colosseo, ad esempio). Una chiama una delle riviste più accreditate dell’Isis si chiama Rumiyah, che in arabo vuol dire Roma. Non c’è una ricetta, però sottovalutare la minaccia, oggi, è un errore gravissimo. Lo dico in maniera molto cruda: anche noi un prezzo lo dovremo pagare. Ci auguriamo sia quanto più contenuto possibile. Noi dentro a quella minaccia ci siamo. La cittadinanza, di contro, deve comprendere che deve continuare a vivere normalmente, altrimenti i terroristi avrebbero già vinto togliendoci la libertà. Per quanto ci riguarda, non si devono sottovalutare eventuali segnali, ma nemmeno amplificarli in maniera abnorme. Intelligence e controllo del territorio sono i due pilastri con i quali si costruisce il sistema della sicurezza nel nostro Paese. I cittadini devono pretendere, comunque, che gli apparati di sicurezza facciano il loro lavoro».

Avete rimpatriato numerose persone vicino alla Jihad. Erano realmente pericolose?

«Da indagini successive al rimpatrio abbiamo appurato che buona parte dei sospettati per terrorismo aveva realmente intenzione di compiere atti terroristici e fare morti».

Però questi attentatori potrebbero rientrare. Perché non incarcerarli, visto il rischio?

«Perché, intanto, molto spesso questo tipo di accertamenti è stato possibile solo dopo il rimpatrio. Magari sono stati presi i telefoni e si sono scoperte conversazioni altrimenti non intercettabili, ma anche perché un conto è l’accertamento ai fini penali, che è un po’ più elevato, un altro sono le misure di prevenzione».

Il rischio di attentati terroristici in Italia è davvero così alto?

«Sì. Credo che su questo dobbiamo avere una assoluta consapevolezza che la possibilità di colpire da parte degli attentatori è elevatissima. Si va dal prendere una macchina e lanciarla contro un gruppo di persone, al cominciare a sparare e chi più ne ha, più ne metta. Noi, oggi, viviamo un terrorismo che non è il terrorismo che abbiamo conosciuto in passato. Ma credo che dovremmo dare davvero un messaggio di una “sicurezza tranquilla” per usare un termine del ministro dell’Interno Marco Minniti».

MA IN CHI CREDONO GLI ITALIANI? A PICCO LA FIDUCIA NEI PARTITI, NEI SINDACATI E NELLE ORGANIZZAZIONI IMPRENDITORIALI

AL PRIMO POSTO C’E’ PAPA FRANCESCO E POI LE FORZE DELL’ORDINE 

NON PIACCIONO I SERVIZI PUBBLICI MA NESSUNO VUOLE PIÙ SETTORE PRIVATO 

IDEM PER L’EURO: LA MONETA UNICA E’ CRITICATISSIMA MA IL RITORNO ALLA LIRA FA PAURA

Ilvo Diamanti per “la Repubblica”

partitiPARTITI
Nell' anno dell' anti-politica, mentre si acuisce il distacco dallo Stato e dai partiti, si assiste a un prepotente ritorno della politica. O meglio: della "partecipazione politica". Attraverso nuovi "media". Ma anche attraverso le forme più tradizionali. Internet e la piazza, insieme. A rinforzarsi a vicenda. Peraltro, all' indomani del referendum che ha bocciato la proposta di riformare la Costituzione, riemerge e si ripropone, ancora ampia, la domanda di riformare la Costituzione. E le istituzioni. Di emendare il bicameralismo. Di ridurre i costi della politica. Sono alcuni paradossi - apparenti - del XIX Rapporto "Gli italiani e lo Stato", curato da Demos per Repubblica.

CGIL LOGOCGIL LOGO
D'altronde, la campagna referendaria, per quanto aspra, ha, comunque, ri-educato gli italiani ai temi della Carta costituzionale. E ne ha concentrato l' attenzione intorno alle questioni pubbliche. Non solo, ma ha mobilitato gran parte dei cittadini. Li ha spinti al voto e, prima ancora, al dibattito. Nelle sedi politiche, ma anche nella vita quotidiana, negli ambienti privati. Sono gli effetti imprevisti di tanti mesi di confronto e divisioni. Alla fine hanno realizzato un esito unificante. Sotto altri profili, questo Rapporto riproduce un ritratto coerente con il passato.

In alto, davanti a tutto e a tutti, nella classifica dei soggetti pubblici: Papa Francesco. E le Forze dell' Ordine. Rispondono a una domanda - diffusa e radicata - di certezza etica e, d' altro canto, di sicurezza personale.

Mentre le istituzioni dello Stato riscuotono la consueta diffidenza. Al tempo stesso, i cittadini sono insoddisfatti dei servizi pubblici. Provano sfiducia nei confronti delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali.

Ma, soprattutto, verso i soggetti di rappresentanza politica. I partiti, lo stesso Parlamento. Sono, come sempre, in fondo alla classifica.
CONFINDUSTRIA LOGOCONFINDUSTRIA LOGO

Evidentemente, è in questione il fondamento della nostra democrazia, visto che i principali attori della rappresentanza, i partiti, non sono solamente sfiduciati, ma vengono ritenuti "corrotti". 

Quanto e più che ai tempi di Tangentopoli.

Il No al referendum costituzionale, d' altronde, ha avuto - anche - questo significato.

Un No al sistema dei partiti. 

E ai politici che li guidano. In testa: il Premier. 

La sfiducia diffusa nella società, peraltro, avvolge anche la sfera delle relazioni personali, dei "rapporti con gli altri". Guardati con prudenza da gran parte dei cittadini.
Chissà: ci potrebbero fregare.

E poi ci sentiamo "invasi". La paura degli immigrati non è mai stata così alta.

zuckerberg papa francescoZUCKERBERG PAPA FRANCESCO
Eppure, come sempre quando si tratta dell' Italia e degli italiani, il quadro non è mai così lineare e coerente come potrebbe apparire a prima vista. La considerazione dei servizi pubblici, anzitutto. Gli italiani non ne sono soddisfatti, come detto. Eppure pochi, anzi, pochissimi richiedono davvero "più privato". È l' atteggiamento di prudenza critica, radicato nella nostra società. La democrazia: sarà anche corrotta, ma "un uomo solo al comando" potrebbe essere più pericoloso.

Per non parlare della UE e dello stesso Euro. Gli italiani ne pensano il peggio. Però pochi, pochissimi, tra loro, vorrebbero abbandonare l' Euro(infatti la questione è sull'esercizio della sovranità monetaria, cosa che, tra l'altro, parzialmente la Germania fa tutt'ora!!!). E la UE. 

Perché, anche se non piacciono, non si sa mai Restarne fuori potrebbe costarci parecchio. Lo stesso discorso vale per le riforme costituzionali. Non più tardi di un mese fa largamente bocciate.

Tuttavia, la necessità di emendare la Costituzione, per renderla più efficiente, è largamente condivisa. E molti che un mese fa avevano votato No, oggi si dicono d' accordo con alcuni dei punti più importanti del referendum. Il superamento del bicameralismo e, soprattutto, la riduzione dei parlamentari.
I VERTICI DELLE FORZE DELL ORDINE PRESENTI ALLA SENTENZA NEL TRIBUNALE DI PALMII VERTICI DELLE FORZE DELL ORDINE PRESENTI ALLA SENTENZA NEL TRIBUNALE DI PALMI

Il problema è che il referendum, nella percezione generale, assai più della Costituzione, riguardava il sistema politico e di governo. Per primo, Renzi.
Oggi quel governo e quel premier non ci sono più. Mentre le riforme possono attendere.
Quanto, non si sa. Sicuramente, parecchio. In questo cielo chiaroscuro c' è una zona di luce interessante e significativa. La partecipazione. Nell' ultimo anno appare cresciuta in modo significativo. In massima misura quella "immediata", realizzata attraverso la rete e i social-media.

Strumento di "democrazia della sorveglianza". Mentre la partecipazione sociale e il volontariato segnano il passo. Probabilmente, fra queste tendenze c' è una relazione. In quanto le nuove forme di partecipazione hanno, in parte, surrogato e, talora, rimpiazzato la partecipazione sociale e volontaria. Ma si è allargata anche la partecipazione politica "tradizionale", incentivata, nel corso degli ultimi mesi dalla mobilitazione referendaria. In ogni caso, la "critica democratica" ha allargato le basi della "partecipazione democratica". Ha spinto i cittadini a interrogarsi sui valori e sui limiti della Costituzione. Sui rischi che corriamo, nel tentativo di correggerla e ridisegnarla. Ma anche su quanto ci costa la resistenza a ogni innovazione.
maria elena boschi gentiloni renziMARIA ELENA BOSCHI GENTILONI RENZI

Insomma, nel corso dell' ultimo anno, mi pare sia cresciuto, fra i cittadini, il senso civico e critico. Insieme alla domanda di riforme. Che potrebbe essere assecondata meglio evitando di "politicizzarla". O meglio, di piegarla a fini politici contingenti. Ma mi pare sia stato un buon anno per la nostra democrazia. Nonostante tutto. Perché si è allargata la voglia e anzitutto la pratica della partecipazione. Politica e critica. Attraverso vecchie e, soprattutto, nuove vie. La mobilitazione e l' affluenza inattesa, per dimensione, al referendum, ne sono un segnale evidente. Meglio seguirlo con attenzione.

Certo, continuiamo ad essere un popolo di riformisti scettici, animati da un rapporto con lo Stato: critico e disincantato. E da un orientamento politico polemico. Eppure attivo e partecipe. Ci sentiamo europei: nonostante tutto. Siamo italiani. Una nazione con poco Stato. Oppure troppo. Dipende dai punti di vista.

Fonte: qui