9 dicembre forconi: recupero
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giovedì 2 maggio 2019

AMERICANI E GIAPPONESI SONO ALLA RICERCA DISPERATA DEL VELIVOLO MISTERIOSAMENTE PRECIPITATO IL 9 APRILE NELLE ACQUE NIPPONICHE

LA PERDITA DI ANCHE SOLTANTO UNO DI QUESTI VELIVOLI PREOCCUPA GLI ALLEATI DI WASHINGTON, ITALIA COMPRESA, INTERESSATI ALL'ACQUISTO 
IL RISCHIO È LEGATO ALL'IPOTESI DI UN RITROVAMENTO DEL RELITTO, CON FURTO DI TECNOLOGIA, DA PARTE DI RUSSIA E CINA
Francesco Sassi per https://www.ilfattoquotidiano.it

Quella in corso da circa 20 giorni, al largo delle coste giapponesi, è una delle operazioni navali congiunte più imponenti che si ricordi fra la Marina americana e la Forza di Autodifesa Marittima, ciò che in termini concreti rappresenta la marina militare di Tokyo. L’obiettivo della missione è il recupero dei resti di un F-35A, di cui si sono perse le tracce lo scorso 9 aprile. Le cause dell’incidente sono ufficialmente avvolte nel mistero.

f35 volo rovesciatoF35 VOLO ROVESCIATO
La perdita di anche soltanto uno di questi velivoli lancia un segnale molto negativo agli alleati di Washington interessati all’acquisto in massa di questo mezzo d’avanguardia, compresa l’Italia. Assai più minaccioso sarebbe invece lo scenario, poco plausibile ma pur sempre possibile, in cui lo scafo e l’equipaggiamento a bordo venissero recuperati e analizzati da altre forze militari.

L’esercitazione di una squadriglia composta da quattro F-35, decollati dalla base aerea di Misawa, nella provincia settentrionale di Aomori, ha preso una piega drammatica e inaspettata. Circa mezzora dopo il decollo degli aerei, uno dei piloti avrebbe lanciato il segnale che determina l’interruzione immediata dell’esercitazione. Dopo aver perso il controllo, per cause tuttora non chiare, l’aereo sarebbe scomparso dai radar nella serata del 9 aprile, a circa 135 chilometri di distanza dalla costa.

f35 e f16F35 E F16
Il luogo sarebbe in acque internazionali ma all’interno della zona economica esclusiva giapponese. I soccorsi avrebbero ritrovato soltanto alcune parti della coda dell’aereo, unica prova concreta resa nota al pubblico che testimonia il suo inabissamento. Il pilota, il maggiore 41enne Acinosi Hosomi, è ancora disperso.

L’F-35 è uno degli assi nella manica nella nuova strategia militare degli Stati Uniti in Asia orientale e un tassello determinante dell’apparato di difesa degli alleati nella regione, fiore all’occhiello della Lockheed Martin. Circa un anno fa, il Pentagono aveva stimato l’intero costo dello sviluppo e acquisto dell’F-35 in circa 406 miliardi di dollari, rendendolo così il programma il più costoso nella storia militare americana.

Il comandante delle forze americane nel Pacifico, il generale Charles Brown, prevede che entro il 2025 vi saranno oltre 200 F-35 a disposizione di Usa e alleati nel Pacifico, la maggior parte dislocati in Giappone, Corea del Sud e Australia. Soltanto Tokyo sta pianificando di acquistarne 147, di cui la maggior parte F-35A, lo stesso modello protagonista dell’incidente.

f 35F 35
Anche l’Italia è storicamente interessata al programma F-35 e ad oggi sono 90 gli aerei che ufficialmente dovrebbero entrare a far parte dei mezzi dell’aeronautica italiana. Il proposito è quello di avere già entro il 2023 almeno 48 nuovi caccia, 32 dei quali sarebbero proprio F-35A, il medesimo esemplare che è andato perso nel Pacifico.

Il recupero di scafo e scatola nera sono così fondamentali per determinare cosa sia avvenuto ed evitare il futuro ripetersi di simili episodi. Già nel 2018 un F-35 (modello B) si era schiantato nella Carolina del Sud, durante un addestramento. D’altronde, con un costo che si aggira attorno ai 100 milioni l’uno (il prezzo subisce variazioni anche importanti in base a modello e luogo di assemblaggio), qualsiasi problema nella fabbricazione e sicurezza del caccia stesso ridurrebbe contestualmente l’interesse dei paesi partner ad importarne un così alto numero.

Così, mentre l’intera flotta giapponese di F-35 è stata temporaneamente messa a terra, fremono invece le ricerche per mare e cielo. La forza di autodifesa giapponese e il comando americano hanno fornito alcuni fra i mezzi più avanzati a loro disposizione per questa missione. Il destroyer americano Uss Stethem, equipaggiato con il radar Aegis, lo stesso di cui Tokyo vorrebbe fornirsi per implementare la propria sicurezza minacciata dal programma balistico della Corea del Nord è stato impiegato nell’analisi dei fondali marini mentre diversi B-52, decollati dalla base americana di Guam, nell’Oceano Pacifico, avrebbero sorvolato la zona.
f 35 in voloF 35 IN VOLO

Una priorità sinora mai vista prima per il recupero di un singolo mezzo disperso. Lo scontro che uccise sei membri dell’equipaggio di un F/A-18 e un aereo da rifornimento KC-130 Hercules al largo del Giappone, nel dicembre scorso, non portò a una simile mobilitazione.

Il 23 aprile scorso la Kaimei, un vascello di proprietà del Ministero della Scienza e Tecnologia giapponese e dotato di ecoscandagli in grado di sondare gli oceani fino a 3mila metri di profondità, è stato ingaggiato per partecipare alle ricerche dell’F-35 scomparso. Il Ministro della Difesa giapponese ha ammesso che gli Stati Uniti hanno assoldato anche la Van Gogh, un’imbarcazione privata dotata di gru capaci di raggiungere i fondali marini dove si troverebbero i resti dell’aereo.

cabina di un f 35CABINA DI UN F 35
Sia il Pentagono che le autorità nipponiche escludono categoricamente che forze navali di paesi terzi si possano impossessare di ciò che rimane dell’F-35. Il timore, espresso da più parti ma escluso categoricamente attraverso le fonti ufficiali, è che Russia e Cina, che dispongono di centinaia di mezzi aerei e navali nel Pacifico settentrionale, possano adoperarsi per il recupero del relitto e mettere così le mani su quello che sarebbe un bottino enorme in termini di tecnologie belliche.

Lo schianto di un F-35 nell’Oceano Pacifico rappresenta la prima vera opportunità per gli avversari di Washington di impossessarsene materialmente. Un annuncio del ritrovamento dell’F-35 da parte delle forze americane è stato poi smentito dalle stesse nella giornata del 30 di aprile scorso, il tutto in poche ore.

Una missione di recupero sui fondali marini di tecnologia militare, organizzata da rivali, ha almeno un precedente storico, risalente alla Guerra Fredda. Dai documenti rilasciati dalla CIA, si è appreso che l’agenzia organizzò dal 1968 al 1974 una massiccia operazione al largo delle Hawaii. L’obiettivo fu il recupero di un sottomarino sovietico, affondato sul finire degli anni ’60, non lontano delle isole vulcaniche. Senza che Mosca se ne accorgesse, dopo 6 anni e centinaia di milioni di dollari spesi, Washington riuscì a recuperare alcuni manuali del sottomarino stesso e due siluri armati con testate atomiche.

Fonte: qui

sabato 17 marzo 2018

Effetti perversi dal recupero delle sofferenze bancarie

Il 2017 segna una decisa riduzione delle sofferenze bancarie e viene celebrata dall’ABI e dal sistema bancario come un’importante buona notizia. Nel bollettino bancario pubblicato due giorni fa dall’ABI viene messa in risalto la riduzione delle sofferenze nette da 86,8 miliardi a 64,4 in un anno. Potrebbe essere effettivamente una buona notizia per le banche italiane marcate strette da BCE e Unione Europea che emettono regolari richiami ad accelerare la vendita di NPL per rientrare negli standard europei.
Sofferenze nette ABI Gen 18

Il calo delle sofferenze nelle banche è veramente una notizia positiva per il sistema Paese?

Per le banche quasi sicuramente, soprattutto se il calo deriva da cessioni a prezzi non troppo sacrificati (i valori di cessione rimangono volutamente opachi) e se le cartolarizzazioni attraverso cui molti NPL escono dai bilanci e rientrano nella stessa banca sotto forma di titoli con rating ma con la garanzia dello Stato (GACS) il percorso di disintossicazione dagli asset tossici nostrani migliora la situazione complessiva. C’è ancora molta strada da fare come richiamato da Daniele Nouy in varie sedi (vedi riquadro) 
NPL e BCE-Sole,18-01-18
 ma siamo sulla strada giusta finalmente.

Per rispondere alla domanda non va dimenticato che le sofferenze non sono state cancellate, non sono scomparse magicamente. Sono solo traslocate presso altri proprietari: i fondi specializzati che le hanno acquistate e fanno vere e proprie gare per aggiudicarsi le prossime in vendita oppure in veicoli di cartolarizzazione gestiti per ottenere il massimo recupero attraverso contratti con società di servizio. Quindi ad ogni cessione di NPL corrisponde un’accelerazione del processo giudiziale e stragiudiziale di recupero: velocità e quantità di recupero determinano banalmente il profitto per l’acquirente dei portafogli di NPL o dei titoli cartolarizzati a fronte di masse di NPL. Gli effetti di questa corsa al recupero non sono ancora noti, ma si accompagnano a una pressione del governo legislatore sulla magistratura per consentire la più facile aggressione dei beni dei debitori. In altre parole molti debitori non si troveranno più a fronteggiare nei tribunali fallimentari banche pigre e pasticcione nel presentare faldoni di documenti, ma legali specializzati ed agguerriti insieme alle società di recupero incentivate a recuperare di più e più in fretta.  La cartina predisposta da Pwc nel rapporto ‘”The Italian NPL Market” di dicembre mostra dove colpiranno con maggiore intensità: Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana e Lazio.
PWC Bad loans by region
Pwc-Sofferenze per controparte
fonte: Pwc, Dicembre 2017
Teniamo anche in debito conto che l’83% dei NPL è rappresentato da debito di imprese piccole medie e grandi. Proporzionalmente più rilevante la quota di grandi debitori, ma numericamente rilevante su PMI e micro-imprese (società di persone 8% del totale).
Questa suddivisione per importi giustifica l’impressione che il recupero si dirigerà verso piccole imprese nel 39% dei casi (crediti fino a 1.000.000€)
Pwc NPL by size
fonte: Pwc- Dicembre 2017
Altre statistiche indicano che circa la metà delle sofferenze godono di garanzie reali, probabilmente in quota assai più elevata su micro e piccole imprese dove regolarmente la garanzia è fornita non soltanto dalle ipoteche su immobili ma anche dai beni personali dei soci che rispondono con il patrimonio. Un patrimonio quasi sempre rappresentato da immobili privati (abitazioni e seconde residenze). E questo è il punto e il dubbio del titolare di questo blog. Fondi e società di recupero stanno facendo la punta alle loro matite per aggredire velocemente qualsiasi garanzia disponibile e quelle immobiliari sono nettamente le più frequenti in Italia.
Nulla in questa ricostruzione implica che chi detiene il credito non possa rivalersi sul debitore, anzi lo prevede la legge. Tuttavia la guerra tra recuperatori e debitori è appena cominciata e nessuno in Italia ha la più pallida se l’aggressione a decine di migliaia di immobili residenziali possa trasformarsi in un nuovo problema sociale (come già avvenuto inizialmente in Spagna) né quali riflessi possa avere sui prezzi del mercato immobiliare. Perché quando l’immobile viene tolto al debitore moroso poi va rivenduto per monetizzare.
Di certo qualche segnale comincia ad avvertirsi e circolare. Ad esempio chi come Intesa SanPaolo sta scegliendo la strada di un recupero gestito internamente sta mettendo sul mercato questa tipologia di immobili a prezzi che appaiono lontani dai mutui che erano stati concessi:
NPL Mediocredito 3-Sole, 31-01-18
NPL Mediocredito-Sole,31-01-18
A meno che Intesa si sia trasformato in agente immobiliare (e sta accadendo) la tipologia di questi immobili ha l’aria di provenire da sofferenze ed è facilmente riferibile a società di persone e quindi con possibilità di aggressione anche sul patrimonio personale dei soci, non necessariamente limitato al laboratorio o al capannone.
Se il processo di trasferimento delle sofferenze dal perimetro delle banche è stato e sarà sostanzialmente indolore (tranne per le banche già fallite e quelle poche che seguiranno la stessa sorte) il processo di recupero dai debitori è ancora tutto da scrivere e potrebbe trasformarsi in una pagina non piacevole di questo già travagliato paese. Effetti collaterali che sembrano avere toccato anche la politica che nella convulsa corsa a raccogliere voti decisivi si è spaccata proprio su questo argomento come potete leggere in questo articolo tra chi difende le banche e chi i debitori. Fonte: qui

domenica 8 gennaio 2017

FUORI I NOMI DI CHI HA UCCISO MPS!

FELTRI: “PRIMA DI SBORSARE 8 MILIARDI, IL GOVERNO PUBBLICHI L’ELENCO DEI MASCALZONI CHE HANNO INTASCATO CIFRE SBALORDITIVE EVITANDO DI RESTITUIRLE. PERCHÉ LO SCANDALO È STATO SEPOLTO SOTTO UNA COLTRE DI OMERTÀ? PERCHE’ I MAGISTRATI NON OBBLIGANO IL 'MONTE' A SCOPERCHIARE LA PATTUMIERA CHE NASCONDE LE CARTE DELLA VERITÀ?”

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”

vittorio feltriVITTORIO FELTRI
Quante frottole ci hanno raccontato sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena. Hanno voluto farci credere - e in parte ci sono riusciti - che si è trattato di una calamità naturale, quindi inevitabile, mentre chi ha gestito l'istituto ha prestato, anzi regalato, soldi a tutti, cani e porci, tranne a chi ne aveva effettivo bisogno per mandare avanti attività produttive, commerciali, artigianali e industriali, e che sarebbe stato in grado di restituirli.

La banca dei maneggioni comunisti, ex e post comunisti, ha favorito soltanto i compagni e gli amici dei compagni ed è saltata in aria perché i fortunelli che hanno incassato senza fornire garanzie si sono guardati da ripianare le somme a debito, considerandole non prestiti, ma gentili omaggi.

Ora ci si domanda: cosa ha fatto il Monte per recuperare i crediti? Nulla. Non ha mosso un dito.

MPSMPS

Quante cause ha intentato nei confronti dei bucaioli onde riprendersi ciò che gli era dovuto, interessi compresi? Nessuno si è impegnato - né amministratori né dirigenti - per far quadrare i conti, e i conti sono sballati. Miliardi e miliardi usciti e mai più rientrati. Perché questa banca, la più antica e gloriosa, da quando è finita miseramente sotto il controllo dei rossi - incapaci per definizione, dato che sono anticapitalisti ideologici - non si è peritata di rendere noti i nomi dei bidonisti ai quali ha versato montagne di soldi senza farseli ridare?

mps titoli di stato 2MPS TITOLI DI STATO 2
Ecco il punto. 

Perché lo scandalo è stato silenziato, sepolto sotto una coltre di omertà?

Per quale motivo la magistratura non obbliga il Monte a scoperchiare la pattumiera che nasconde le carte della verità?

Tra l'altro gli stessi compagnucci dei compagnucci che hanno combinato il disastro, ora hanno deliberato di salvare l' istituto in procinto di fallire donandogli la bellezza di otto miliardi otto prelevati dai forzieri dello Stato, cioè nostri.

I cittadini italiani, svenati dalle tasse, sono pure costretti a sanare i bilanci di una banca che invece di fare la banca arricchiva lorsignori in cambio di che?

Ci piacerebbe scoprirlo.

Il governo prima di sborsare 8 miliardi pubblici faccia chiarezza: pubblichi l' elenco dei mascalzoni che hanno intascato cifre sbalorditive evitando con cura di riportarle al mittente.

Risulta che il 70-80 per cento degli insolventi sia costituito da grandi imprenditori, non da poveri cristi strozzati dalla recessione.


E allora fuori i nomi dei profittatori, siano opportunamente sputtanati.
IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENTIL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENT

La gente merita di guardare in faccia chi la impoverisce. E noi di Libero, interpretandone le legittime aspirazioni, pretendiamo che il Monte e la magistratura mostrino i documenti che inchiodano alle loro responsabilità coloro che hanno sfasciato l' istituto presentando le spese ai contribuenti italiani. Da oggi in poi insisteremo ogni giorno finché non sia fatta giustizia e i furfanti non siano esposti al ludibrio popolare.

Fonte: qui