9 dicembre forconi: Vittorio Feltri
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venerdì 19 ottobre 2018

SALLUSTI: “COMINCIAMO A PENSARE CHE DI MAIO NON SIA SOLO UN DILETTANTE MA PURE UN IMBECILLE. O HA AVUTO LE TRAVEGGOLE O SI E’ INVENTATO TUTTO PER GIUSTIFICARE IL FATTO CHE HA FIRMATO UNA LEGGE SENZA CAPIRLA”


FELTRI: “AL DI LÀ DEL GIALLO DEL DECRETO FISCALE, CHE FORSE È UNA BARZELLETTA, RIMANE UN PROBLEMA DI DIFFICILE SOLUZIONE: CHI È IL PIÙ CRETINO DEL REAME? UN SOSPETTO LO AVREI…”

PEGGIO CHE BUFFONI
Alessandro Sallusti per “il Giornale”

SALLUSTISALLUSTI
Questi giocano a fare i ministri e inesorabile la Borsa cala, bruciando risparmi ormai in modo irrecuperabile almeno sul breve-medio, e lo spread sale accumulando debito pubblico e privato. Pensavamo che Di Maio fosse soltanto un dilettante, dopo quello che è successo l'altra sera con la denuncia del «decreto legge sul condono manomesso» cominciamo a pensare che sia pure imbecille. A memoria non si è mai visto un vicepremier che in diretta tv annuncia di voler portare a giudizio qualche suo collega per «manomissione di decreto legge».
LUIGI DI MAIOLUIGI DI MAIO

Ed è incredibile che lo stesso venga smentito e spernacchiato poco dopo addirittura dal presidente della Repubblica, che quel testo non l' ha mai visto e tantomeno ricevuto - né integro né taroccato - per la controfirma. Quindi i casi sono due. O Di Maio ha avuto le traveggole oppure si è inventato tutto per giustificare il fatto che ha firmato una legge senza leggerla o capirla. In ogni caso siamo di fronte a un suo reato, sicuramente politico e probabilmente penale, quello di procurato allarme sui conti pubblici.
luigi di maioLUIGI DI MAIO

Non sarà un caso che ieri mattina i mercati l' abbiano presa male e che la più potente organizzazione di Confindustria, l' Assolombarda, per bocca del suo presidente Carlo Bonomi (non certo un incendiario) ha lanciato un deciso «allarme governo».

Pensateci: come fa un imprenditore a programmare i suoi investimenti quando non sa se, quando e come, le tasse caleranno; se non ha chiaro se, quando e come, potrà pensionare i suoi dipendenti; se non può capire se, quando e come, ci sarà un condono; se è all' oscuro di se, quando e come, le grandi opere pubbliche partiranno; se non ha certezze sul fatto che l' Italia ha intenzione di rimanere nella Comunità europea, eccetera eccetera. Con i «se» i politici, soprattutto questi del nuovo corso, campano alla grande, ma con i «se» un imprenditore rischia il fallimento.

luigi di maio con la repubblicaLUIGI DI MAIO CON LA REPUBBLICA
Quando c' è qualche cosa che gli va storto Di Maio se la prende sempre e solo con (...
) (...) gli altri. Dal presidente della Repubblica (richiesta di impeachment) ai tecnici del ministero (minaccia di andarli a prendere con i coltelli), dallo spread che sale alla retromarcia rispetto alle promesse elettorali su Ilva, Tap, ponte di Genova, vaccini, università a numero aperto e ora condono, vigliacco che una volta dica: scusate, sono stato un buffone. No, è sempre colpa di qualcun altro: dell' Europa cattiva, dei predecessori ladri, dell' alleato infido. Sospetto che più che a un buffone siamo di fronte a uno la cui definizione finisce sempre per «...one» ma non inizia per «buff...». E che si è convinto di poter prendere tutti noi per poveri «...oni».
vittorio feltri (3)VITTORIO FELTRI

NESSUN ALLARME PARLANO TANTO MA COMBINANO POCO
Vittorio Feltri per “Libero Quotidiano”

Un po' di sano realismo per capire la situazione politica. Premessa. La Borsa regge, lo spread tutto sommato si mantiene a livelli accettabili e altri indicatori economici e finanziari non sono negativi. Cosa vuol dire? I mercati e gli stessi cittadini, nonostante le sparate del governo (specialmente della massiccia parte grillina), non tremano di paura davanti a certe follie imbarazzanti, per esempio quella relativa al reddito di cittadinanza, troppo oneroso per le vuote casse dello Stato. 

In altre umili parole, pochi di coloro che contano nel Paese credono nella realizzazione dei programmi onirici di Di Maio.

MICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIOMICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIO
In effetti, il ministro del Lavoro, dopo aver promesso al proprio elettorato mari e monti, ha dovuto rinunciare sia alle spiagge sia alle vette, rimanendo nella più piatta pianura. Voleva chiudere l' Ilva e l' ha obbligatoriamente tenuta aperta; si era impegnato a ostacolare il gasdotto pugliese che, invece, si farà perché indispensabile. Infine si è accorto che il reddito di cittadinanza non si può elargire per mancanza di fondi e ora sta cercando il modo per ridimensionare le somme da distribuire a chi non sgobba. Meglio così.

MICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIOMICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIO
Restano in piedi alcuni interrogativi inquietanti, per esempio il livellamento verso l'alto delle tariffe relative alla responsabilità civile delle assicurazioni. Il quale danneggerebbe gli automobilisti del Nord e agevolerebbe quelli del Sud, dediti all' imbroglio, cioè coloro che simulano incidenti e si fanno rimborsare le spese dalle Compagnie, costrette a pagare danni inesistenti.

Per togliere le penalizzazioni ai meridionali, sarebbe necessario aumentare gli oneri a carico dei settentrionali. Se passasse simile assurdo provvedimento, Salvini verrebbe schiacciato dalle proteste dei suoi supporter, e addio primato alle urne europee. Pare evidente che tale schifezza sarà cancellata per mano leghista.

luigi di maio 3LUIGI DI MAIO 
Un'ultima questione, le provvidenze ai giornali, quattro soldi in favore della stampa non speculativa, per esempio il quotidiano dei vescovi, l'Avvenire e Libero. Giggino pretende di depennarle forse perché odia la libertà di pensiero, ritenendo il proprio l' unico accettabile. Ignora che in quasi tutte le Nazioni del continente usa sostenere in modesta misura le pubblicazioni che contribuiscono al dibattito politico. Ma non è il punto.

È un fatto che l'abolizione delle prebende editoriali non è contemplata nel cosiddetto contratto tra pentastellati e leghisti, per cui ci appelliamo a Salvini affinché si opponga al taglio insensato. Per quanto riguarda la mannaia pronta a colpire le pensioni destinate a chi ha versato i contributi per una vita, occorre affidarsi alla Corte costituzionale.
luigi di maio 1LUIGI DI MAIO 

Le leggi retroattive sono illegali. Nonostante ciò, gli italiani, quelli che hanno un peso, non si stracciano le vesti, essendo persuasi che Di Maio e soci, pur essendo sprovveduti, non lo siano completamente. Pertanto si rassegneranno a comportarsi bene, evitando di sfasciare l' esecutivo. Tanto è vero che, almeno finora, non si è registrata la temuta catastrofe. Sperèm.

P.s. Per ciò che concerne il decreto fiscale che, secondo Giggino, sarebbe stato truccato da una manina misteriosa, la quale avrebbe introdotto nel testo elementi non concordati dalla maggioranza, non siamo in grado di capire cosa sia successo nelle austere stanze del governo. Due sono le ipotesi: o il ministro del Lavoro è stato imbrogliato o è stato lui a imbrogliare le carte. La seconda mi sembra la più probabile. Ma al di là di questo giallo, che forse è una barzelletta, rimane un problema di difficile soluzione: chi è il più cretino del reame? Un sospetto lo avrei, però non lo svelo perché penso ce l' abbia anche il lettore. In ogni caso il documento in questione, taroccato o no, non è mai arrivato al Quirinale. La comica continua.

Fonte: qui

venerdì 21 settembre 2018

“CHE ERRORE LA CACCIA AL ‘CINGHIALONE’ ”


NEL SUO LIBRO VITTORIO FELTRI RICORDA: “ATTACCAI CRAXI E SOSTENNI LA NECESSITA’ DI ACCIUFFARLO. MA SBAGLIAI”. ECCO PERCHE’

QUANDO BETTINO FU ISOLATO, LO RIVALUTAI, OGNI SERA ALLE 23 ARRIVAVA LA SUA TELEFONATA DALLA TUNISIA: “LE INTERCETTAZIONI FINIRONO SUI GIORNALI, FUI SPUTTANATO MA ME NE FREGAI. LO RISPETTAVO E PROVAVO PENA PER LUI" 


Vittorio Feltri per Libero Quotidiano

feltri coverFELTRI COVER
Conobbi Bettino Craxi nel periodo in cui collaboravo con Enzo Biagi nel suo programma tv. Erano gli anni Ottanta.

Quella sera erano ospiti della trasmissione sia Craxi sia Gianni Agnelli. Quest' ultimo indossava un vestito grigio di flanella, calzava scarpe di camoscio, un paio di Clarks, e se ne stava seduto con le gambe divaricate come fosse un cowboy tornato a casa sfinito dalla cavalcata.

Bettino, che gli era accanto, invece, era abbigliato come un manichino, eppure alla vista risultava sciatto. Non era una trasandata eleganza la sua, che pure sarebbe stata chic, sembrava più pigrizia nel selezionare i capi. Craxi era alto quasi due metri e corpulento, il suo aspetto da gigante mal si conciliava con la pacatezza e la cordialità dei modi. Era affabile persino con me, che ero un semplice autore che si muoveva dietro le quinte. Restai colpito e affascinato dal suo essere mellifluo.

Allorché alcuni anni dopo andai a dirigere L' Europeo, feci un titolo riferito proprio a Bettino: Figlio di un dio minore. Craxi non godeva di un numero esorbitante di voti, eppure comandava l' Italia.

craxiCRAXI
La titolazione non suscitò molte proteste. Anche il mio editore, la Fiat, non ebbe nulla da ridire al riguardo, del resto era cosa nota che i rapporti tra la casa editrice e Bettino non fossero propriamente idilliaci.

A quell' epoca Dc e Psi iniziavano a perdere appeal mentre il consenso alla Lega, su cui nessuno avrebbe scommesso un soldo, lentamente cresceva. Intuivo che si stava apprestando un cataclisma.

E così fu così. Ero appena passato alla direzione dell' Indipendente quando scoppiò il caso "Mani pulite".

Il sostituto procuratore Antonio Di Pietro condusse le indagini che si estesero fino a inglobare esponenti politici di rilievo, tra cui Bettino Craxi, che finì sotto tiro e divenne l' emblema del malaffare.

Scrissi che sarebbe stato opportuno acciuffare "il cinghialone", che era appunto il leader dei socialisti. Lo battezzai io con questo simpatico epiteto, che peraltro gli calzava a pennello considerata la sua mole. Da quel momento, per tutti Craxi fu "il cinghialone" e fu davvero perseguitato. Sembrava insomma che l' unico ladro fosse lui, eppure tutti i partiti, incluso quello comunista, si facevano finanziare.

feltriFELTRI
Il CAPRONE ESPIATORIO Il caprone espiatorio di Mani pulite un bel dì mi telefonò chiedendomi un incontro. Il suo tono era intimo, quasi disperato, diceva che voleva assolutamente parlarmi di persona. Quindi mi scomodai e raggiunsi la capitale un po' impietosito da quell' uomo che io avevo contribuito a mettere alla gogna e un po' incuriosito dal vis-à-vis con la bestia.

Il cinghialone mi aspettava presso l' hotel Raphaël, nel quale si favoleggiava che Bettino avesse un attico stratosferico dagli anni Settanta e vivesse nel lusso sfrenato grazie ai soldi delle tangenti. L' albergo aveva un certo fascino visto dall' esterno, forse anche per il manto di leggende che lo avvolgeva, ed era ricoperto di edera. Sceso dal taxi, sollevai d' istinto lo sguardo per scorgere l' appartamento del leader semidecaduto.

craxiCRAXI
Poi raggiunsi l' ultimo piano e, uscito dall' ascensore, mi ritrovai in una sorta di topaia. In quei locali regnava la sciatteria: i posacenere erano traboccanti di cicche di sigarette, l' odore di fumo era avvinghiato alle pareti, le tappezzerie erano vecchie e logore, i divani sdruciti, l' atmosfera squallida e fané. Ero alquanto impressionato, ma cercai di nasconderlo, intanto Bettino aveva cominciato il suo discorso, lo stesso che poi fece alla Camera. Sembrava che volesse tenere al mio cospetto l' esercitazione preliminare, che avesse deciso che io dovessi essere lo spettatore e l' ascoltatore primo di ciò che egli aveva da raccontare all' Italia intera.

Erano le prove generali. Il cinghialone vomitò lì la verità, liberandosi: disse che il sistema era completamente marcio, che in molti ne avevano approfittato, non soltanto lui e i membri del suo partito. Aggiunse che aveva preferito non intervenire per porre fine a tale andazzo malsano in quanto sarebbe stato preso per matto.

«Non è che si rubasse per il partito, si rubava anche al partito» spiegò. Nessuno lo ammise, l' unico a farlo fu Craxi. E lo fece in quella stanza di albergo, davanti a me, che ero amico di Antonio Di Pietro e rappresentante numero uno dei manipulitisti, e poi anche in tribunale. Da allora, dopo profonde riflessioni, cambiai registro. Bettino fu condannato dal Tribunale di Milano. Quando la sentenza divenne definitiva, al fine di scampare la carcerazione, si rifugiò ad Hammamet.
craxi alla CameraCRAXI ALLA CAMERA

Lontano dalla Madre Patria, dai sontuosi palazzi del potere, da quello che per due decenni era stato il suo appartamento all' ultimo piano dell' hotel Raphaël, dai tribunali festanti perché Giustizia era stata fatta ma non appagati perché il cinghialone era fuggito via prima della cattura, Bettino quasi tutte le sere, puntuale come un orologio svizzero, alle ore 23 mi telefonava a casa, a Milano, affamato di notizie e desideroso di dire la sua su quanto succedeva. Era un modo per non sentirsi del tutto tagliato fuori, estromesso senza lode e senza onori dalla storia italiana. Bettino si fidava di me, capiva che ero in buonafede. Si dice che per costruire un sentimento di fiducia tra due persone siano necessari diversi lustri, ma è una balla.

Esso può nascere all' improvviso, guardandosi negli occhi in una stanza piena di posacenere sudici, in un pomeriggio qualunque in cui un uomo disperato si mette nelle mani di colui che gli ha sferrato uno dei colpi meglio piazzati, aizzando la folla. Io sbagliai. E lo ammetto. E ho imparato dal mio errore.

CRAXICRAXI
Durante le nostre conversazioni dall' Africa all' Italia, Bettino esprimeva le sue opinioni, sosteneva che Berlusconi, in procinto di fare il suo ingresso sulla scena politica, non sarebbe riuscito a governare come Dio comanda e che non disponesse dell' esperienza e della duttilità indispensabili a un leader. La mia era una sorta di nota politica, in quanto, nel luogo in cui si trovava Bettino, i quotidiani arrivavano in ritardo.

FORMICA CRAXI DE MICHELISFORMICA CRAXI DE MICHELIS



TIFOSO DI GARIBALDI Craxi non lasciava trasparire le sue emozioni, c' era in lui un amaro sentimento di abbandono. Era un tifoso di Garibaldi, possedeva un marcato spirito patriottico, perciò gli mancava in modo insopportabile la partecipazione alla vita pubblica. In fondo, egli era stato un perno della politica italiana, sebbene la gente ora lo disprezzasse e lo volesse linciare come quella famosa sera del 30 aprile 1993, quando, dopo essersi rifiutato di uscire dal retro dell' albergo in cui viveva al fine di evitare la folla, fu assalito dai dimostranti che gli tirarono addosso monetine, accendini, sassi e qualsiasi altra cosa capitasse loro a tiro. E l' impavido Bettino, salito in macchina, li osservava dal finestrino con un sorriso strano, come se lo stessero festeggiando.
INTINI CRAXIINTINI CRAXI

Le nostre telefonate furono intercettate e su tutti i giornali fu pubblicata la notizia come si trattasse di uno scandalo o un gravissimo reato: il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, conversa con Bettino Craxi. Il contenuto di quelle chiamate non era un segreto e i nostri discorsi erano persino noiosi. Insomma, nulla di avvincente.

Fui sputtanato, ma io me ne fregai e continuai a parlare con Bettino, che mi piaceva anche perché era stato tradito da tutti, persino dai suoi compagni. Lo rispettavo e provavo pena per lui; proprio io, che all' inizio lo avevo attaccato in modo brutale, ora lo difendevo.
CRAXI BERLUSCONICRAXI BERLUSCONI

Era un tipo in gamba, l' unico italiano ad avere capito che il comunismo era morto, quando ancora nessuno lo sospettava. Lo rivalutai completamente, imparando a stimarlo poiché era lucido, sagace e anche simpatico. Tra noi si instaurò una speciale empatia e diventai anche amico della figlia, iniziando a frequentare la famiglia Craxi.
La sua morte fu un vero dolore per me. Il telefono alle 23 non squillò più da un giorno all' altro, proprio quando avevo convinto Bettino a scrivere per me in qualità di collaboratore per il Giornale.
Il politico, che già aveva diverse problematiche di salute, fu stroncato dal logorante malessere interiore che gli procurava quella insopportabile emarginazione.

Fonte: qui
CRAXI BERLUSCONICRAXI BERLUSCONI


domenica 8 gennaio 2017

FUORI I NOMI DI CHI HA UCCISO MPS!

FELTRI: “PRIMA DI SBORSARE 8 MILIARDI, IL GOVERNO PUBBLICHI L’ELENCO DEI MASCALZONI CHE HANNO INTASCATO CIFRE SBALORDITIVE EVITANDO DI RESTITUIRLE. PERCHÉ LO SCANDALO È STATO SEPOLTO SOTTO UNA COLTRE DI OMERTÀ? PERCHE’ I MAGISTRATI NON OBBLIGANO IL 'MONTE' A SCOPERCHIARE LA PATTUMIERA CHE NASCONDE LE CARTE DELLA VERITÀ?”

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”

vittorio feltriVITTORIO FELTRI
Quante frottole ci hanno raccontato sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena. Hanno voluto farci credere - e in parte ci sono riusciti - che si è trattato di una calamità naturale, quindi inevitabile, mentre chi ha gestito l'istituto ha prestato, anzi regalato, soldi a tutti, cani e porci, tranne a chi ne aveva effettivo bisogno per mandare avanti attività produttive, commerciali, artigianali e industriali, e che sarebbe stato in grado di restituirli.

La banca dei maneggioni comunisti, ex e post comunisti, ha favorito soltanto i compagni e gli amici dei compagni ed è saltata in aria perché i fortunelli che hanno incassato senza fornire garanzie si sono guardati da ripianare le somme a debito, considerandole non prestiti, ma gentili omaggi.

Ora ci si domanda: cosa ha fatto il Monte per recuperare i crediti? Nulla. Non ha mosso un dito.

MPSMPS

Quante cause ha intentato nei confronti dei bucaioli onde riprendersi ciò che gli era dovuto, interessi compresi? Nessuno si è impegnato - né amministratori né dirigenti - per far quadrare i conti, e i conti sono sballati. Miliardi e miliardi usciti e mai più rientrati. Perché questa banca, la più antica e gloriosa, da quando è finita miseramente sotto il controllo dei rossi - incapaci per definizione, dato che sono anticapitalisti ideologici - non si è peritata di rendere noti i nomi dei bidonisti ai quali ha versato montagne di soldi senza farseli ridare?

mps titoli di stato 2MPS TITOLI DI STATO 2
Ecco il punto. 

Perché lo scandalo è stato silenziato, sepolto sotto una coltre di omertà?

Per quale motivo la magistratura non obbliga il Monte a scoperchiare la pattumiera che nasconde le carte della verità?

Tra l'altro gli stessi compagnucci dei compagnucci che hanno combinato il disastro, ora hanno deliberato di salvare l' istituto in procinto di fallire donandogli la bellezza di otto miliardi otto prelevati dai forzieri dello Stato, cioè nostri.

I cittadini italiani, svenati dalle tasse, sono pure costretti a sanare i bilanci di una banca che invece di fare la banca arricchiva lorsignori in cambio di che?

Ci piacerebbe scoprirlo.

Il governo prima di sborsare 8 miliardi pubblici faccia chiarezza: pubblichi l' elenco dei mascalzoni che hanno intascato cifre sbalorditive evitando con cura di riportarle al mittente.

Risulta che il 70-80 per cento degli insolventi sia costituito da grandi imprenditori, non da poveri cristi strozzati dalla recessione.


E allora fuori i nomi dei profittatori, siano opportunamente sputtanati.
IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENTIL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENT

La gente merita di guardare in faccia chi la impoverisce. E noi di Libero, interpretandone le legittime aspirazioni, pretendiamo che il Monte e la magistratura mostrino i documenti che inchiodano alle loro responsabilità coloro che hanno sfasciato l' istituto presentando le spese ai contribuenti italiani. Da oggi in poi insisteremo ogni giorno finché non sia fatta giustizia e i furfanti non siano esposti al ludibrio popolare.

Fonte: qui