9 dicembre forconi: referendum jobs act
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domenica 8 gennaio 2017

BELLA FIGURA DI M...A! IL SINDACATO E’ IN PRIMA LINEA PER ABOLIRE I BUONI LAVORO(VOUCHER)


“DITE CHE SONO CASI ISOLATI” E' LA SCUSA CHE LA CGIL MANDA ALLE SEDI REGIONALI IN UNA MAIL PER GIUSTIFICARE L’USO DEI VOUCHER PER PAGARE ALCUNI SUOI COLLABORATORI IN EMILIA ROMAGNA E LOMBARDIA: “EVITIAMO DANNI DI IMMAGINE IN VISTA DEL REFERENDUM SUL JOBS ACT”


Matteo Pucciarelli per “la Repubblica”

susanna camussoSUSANNA CAMUSSO
COME AL SOLITO PIGLIA PER C..O I LAVORATORI
“Dite che sono casi isolati”. La mail è arrivata a tutte le strutture regionali della Cgil il giorno della Befana, inviata dalla sede centrale di Roma. Sì perché il caso voucher - cioè l'utilizzo da parte della categoria dei pensionati dei "buoni lavoro" per retribuire alcuni collaboratori, in Emilia-Romagna e in Lombardia: gli stessi buoni lavoro che la Cgil vuole abolire attraverso un referendum per il quale ha raccolto tre milioni di firme - sta agitando e non poco le acque dentro il sindacato.

La nota interna firmata da due membri della segreteria guidata da Susanna Camusso, cioè Nino Baseotto e Tania Scacchetti, prova ad attutire il contraccolpo mediatico invitando i dirigenti regionali a minimizzare la faccenda, evitando i processi, in modo da non alimentare fratture nella organizzazione e nella sua immagine pubblica. Evitare i processi, quindi, anche perché i casi di persone retribuite con i detestati voucher sarebbero numerosi e sparsi un po' in tutta Italia: meglio quindi non approfondire e lasciar passare la buriana.
VOUCHER JOBS ACTVOUCHER JOBS ACT

Certamente sarebbe stato meglio usare maggiore attenzione sulla questione, specie una volta avviata la nostra campagna di raccolta firme, ammettono Baseotto (ex segretario regionale della Lombardia) e Scacchetti (che invece arriva proprio dall' Emilia).
L'obiettivo che dobbiamo perseguire in queste ore delicate anche in relazione alla prossima espressione della Corte sulla ammissibilità dei quesiti referendari - continua la comunicazione - deve essere quello di rilanciare la validità delle nostre ragioni, supportate dalle milioni di firme raccolte nei mesi scorsi.

VOUCHER JOBS ACT1VOUCHER JOBS ACT
La data fatidica è il prossimo 11 gennaio, quando la Consulta dirà se per i tre quesiti proposti dalla Cgil (tra i quali quello che prevede l' abolizione dei voucher) si andrà a votare o meno. Per questo il consiglio è che anche nella relazione con la stampa locale il fenomeno va circoscritto a quello che è, un utilizzo per limitate attività meramente occasionali svolte da soli pensionati. La preoccupazione è non prestare il fianco a quella che viene definita una strumentalizzazione che non è accettabile. Noi non neghiamo l' esigenza di uno strumento che possa rispondere al lavoro occasionale; neghiamo che questo strumento siano i voucher come li conosciamo oggi.

Il punto, però, non è solo legato ai buoni in sé. C' è tutto un capitolo spinoso che investe il sindacato e il lavoro all' interno delle proprie numerose categorie e Camere del lavoro locali. Un sistema noto e ampiamente utilizzato per retribuire chi un po' per "militanza" e un po' per lavoro affianca il sindacato, ed è quello dei rimborsi spese. Cioè presentare ai responsabili politici spese realmente avvenute ma ancora più spesso no, che però una volta liquidate diventano una sorta di compenso economico.

maurizio landiniMAURIZIO LANDINICOME AL SOLITO PIGLIA PER C..O I LAVORATORI

martedì 27 dicembre 2016

Lavoro: si cambia, per scongiurare il referendum sul Jobs Act. E sui voucher più vincoli e multe


I DISOCCUPATI PERO’ RESTANO TRE MILIONI E LA RIPRESA NON ARRIVA MAI: DA GENNAIO ADDIO ALL’INDENNITÀ DI MOBILITÀ E LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA (185 MILA PERSONE A RISCHIO)

Valentina Conte per www.repubblica.it

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Abbassare i tetti, aumentare controlli e sanzioni. Il governo è pronto a una stretta sui voucher, i ticket da dieci euro lordi nati per pagare i lavoretti, diventati dopo la liberalizzazione normativa il simbolo della nuova precarietà e della protesta contro le politiche del lavoro dell’esecutivo Renzi. I margini per intervenire non sono molti, a meno di smontare lo strumento.

Ma qualcosa si deve pur fare, ragionano a Palazzo Chigi. La ripresa non decolla, i disoccupati non schiodano da quota tre milioni, mentre i buoni lavori si impennano a 121 milioni venduti in ottobre, nuovo record. Non solo. Dal primo gennaio vanno in archivio l’indennità di mobilità, la cassa integrazione in deroga e pure la Discoll, l’ammortizzatore per i collaboratori. Reti importanti di protezione, specie la prima.

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Che la Naspi, il sussidio unico, potrebbe non soppiantare del tutto, di fronte ai licenziamenti collettivi del settore industriale. Il mercato del lavoro ha dunque bisogno di un segnale urgente. Prima che siano le urne a darlo, con i tre referendum promossi dalla Cgil (ritorno all’articolo 18, abolizione dei voucher, corresponsabilità negli appalti) e sulla cui ammissibilità si esprimerà la Corte Costituzionale.
PRECARIATOPRECARIATO

La parola d’ordine a Palazzo Chigi in queste ore è “attendere”. Aspettare cioè il primo (imminente) monitoraggio sulla tracciabilità dei ticket. E la decisione della Consulta dell’11 gennaio. Le tabelle Inps vengono giudicate essenziali per capire se l’obbligo (da ottobre) per il datore di lavoro di mandare l’sms o la mail un’ora prima di impiegare il voucherista funziona da deterrente o no. Senza il conforto di numeri calanti, il ministro del Lavoro Poletti si dice pronto a «rideterminare dal punto di vista normativo il confine del loro uso».

Ma sarà solo la pronuncia della Corte a stabilire quanto in profondità incidere. Di fronte all’ammissibilità di tutti i quesiti, la questione dei voucher sembrerà poca cosa rispetto alla possibilità che crolli l’intero Jobs Act. Ma se, come pronostica il governo, dovesse passare solo la richiesta di abolire i voucher, a quel punto una modifica sui ticket diverrebbe obbligata.

NO AL PRECARIATO jpegNO AL PRECARIATO JPEG
Si vedrà come. Riportando il tetto massimo di introiti per il lavoratore a 5 mila euro (da 7 mila) o più basso. Inasprendo i controlli mirati, per stanare i datori che rimpiazzano i contratti con i buoni. Aumentando le sanzioni pecuniarie. Soluzioni tutte plausibili, ma bifronti (rischio impennata del nero) se non ben calibrate.

La fine della mobilità — prevista dalla Fornero e confermata dal Jobs Act — viene vista con allarme dai sindacati. La Uil calcola in 185 mila i lavoratori attualmente in mobilità che nel 2017 non entreranno nella lista speciale che da 25 anni consente ricollocazioni agevolate. Insieme allo strumento, spariscono infatti pure gli sconti contributivi riservati alle imprese che assumono lavoratori in mobilità. Cosa ne sarà di loro?
RENZI JOBS ACT 2RENZI JOBS ACT 2

«Riceveranno la Naspi, più generosa nella maggioranza dei casi della mobilità», assicura Stefano Sacchi, presidente Inapp, l’ex Isfol. «Le aziende poi risparmieranno sul costo del lavoro, perché non dovranno più versare lo 0,30% per la mobilità, circa 600 milioni». Ma «alle imprese a quel punto converrà licenziare sempre, così risparmiano pure sul ticket per la cassa integrazione, nel frattempo raddoppiato: è un meccanismo infernale », avverte Guglielmo Loy, segretario confederale Uil.

Ci sarebbe l’assegno di ricollocazione che scatta dopo quattro mesi di Naspi. «Le prime 30 mila lettere partiranno a gennaio», conferma Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. «Entro il 2017 puntiamo a contattare tutti i lavoratori — circa 900 mila — con i requisiti. Le politiche attive sono l’unico modo per scongiurare impatti negativi dalla fine della mobilità ».