9 dicembre forconi: sistema
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lunedì 31 dicembre 2018

Se i 5 Stelle fossero andati col Pd non sarebbero la sciagura raccontata


Se avessero fatto il governo col Pd invece che con Matteo Salvini, i Cinquestelle – oggi – non sarebbero la sciagura raccontata ogni giorno dalla macchina dell’informazione: non sbaglierebbero i congiuntivi, la deputata sarda insultata al supermercato avrebbe la scorta come neppure un Saviano, nessuno si sognerebbe di indagare sulla piscina smontabile di Luigi di Maio, tanto meno ci sarebbe da spulciare sui lavoratori pagati in nero nell’azienda del padre di quest’ultimo (o come in quella del mitico e simpaticissimo Vittorio Di Battista: pure questa dovevamo sentire…).
Se invece che con la Lega, oggi, a far da tutor ai ragazzi di Beppe Grillo al governo ci fossero i luminosi eredi del fu Partito comunista – felicemente saldati ai vecchi poteri culturali, strategici e finanziari – non ronzerebbe una mosca intorno alla manovra. Il Corriere della Sera, con Giavazzi & Alesina, la troverebbe impeccabile. E così anche Repubblica, e La Stampa perfino: degna di Gianni Agnelli, buonanima.

Con i sinceri democratici accanto, Roberto Fico, il Presidente della Camera – pur eletto da tutti i puzzoni – si eviterebbe finalmente i mal di pancia per il disgusto di stare coi lumbard: ospiterebbe in parlamento lectio magistralis di Roberto Saviano, Mimmo Lucano e Sandro Veronesi.
Sarebbe tutta una beatitudine, insomma. Il reddito di cittadinanza diventerebbe trendy, anzi, europeista visto che c’è dappertutto fuorché in Italia e delle scie chimiche – magari grazie a Fabio Fazio su Rai1 – se ne farebbe uno storytelling (senza dire che di Rousseau, portale o meno che sia della Casaleggio Associati) nel palinsesto di Sky Italia sarebbe già serie tivù.
E sarebbe una beatitudine per la sinistra se, comunque, ci fosse qualunque altro governo fuorché questo. Andrebbe benissimo per il Pd – anche per sostenere la narrazione del Bene contro il Male – farla insieme, l’opposizione, proprio con i Cinquestelle.

La storia non si fa con i se (e comunque il sostanzioso consenso del M5S non si confermerebbe con il Pd nei paraggi), ma siccome l’altra ipotesi – un governo della Lega con il redivivo centrodestra – è considerata fattibile, previo l’acquisto di almeno trenta parlamentari del M5S, urge mettere le mani avanti e dirla tutta sul ribaltone: il ritorno di Silvio Berlusconi, determinantissimo nell’operazione, farebbe di Matteo Salvini un’anatra zoppa.
Previa compravendita, appunto. Quando scrive Giuseppe Alberto Falci sul Corriere azzecca virgola, punto, punto e virgola (e anche i due punti), e la sua notizia – “I sospetti tra i 5 Stelle sui transfughi: oltre trenta sono tentati” – merita una riflessione.
Nuovi deputati e i senatori al secondo giro del M5S attraversano i palazzi mentre le sirene della sinecura insufflano in loro la prospettiva di mettere la testa a posto, e cioè nel solito posto, sotto l’ombrello rassicurante di Berlusconi.
Presso gli sportelli bancari di Montecitorio sono stati accesi innumerevoli mutui, tanti sono i bisognosi e comunque – utilità o meno degli interessi privati – una e una sola sarebbe la nemesi, e una e una sola è la speranza, per la sinistra finalmente risollevata dallo spavento di vedere continuare il governo gialloverde: affidarsi ai soldi di Berlusconi.



Fonte: qui

sabato 9 dicembre 2017

È il paradiso, sarà l’inferno: la scomoda verità dell’Ocse sulle pensioni italiane


Siamo quelli che vanno in pensione prima, con un assegno alto. Saremo quelli che andranno in pensione più tardi e con assegni che rischiano di essere da fame. I numeri dell’Ocse sono impietosi nel dircelo. Sempre che chi di dovere abbia voglia di sentirseli dire

sabato 2 dicembre 2017

Entro il 2027 la Russia avrà Rudolph, il sistema in grado di abbattere satelliti

La Russia nell'ambito del nuovo programma di governo per le armi negli anni 2018-2027 svilupperà il complesso militare anti-satellite Rudolph.
Lo ha comunicato il dirigente del Ministero della Difesa Oleg Achasov, che ha letto la relazione del nuovo programma al Consiglio della Federazione.
In precedenza alcune imprese attive nel settore della difesa e dei rappresentanti del Ministero avevano ripetutamente annunciato lo sviluppo di armi anti-satellite, in particolare il progetto Bylina del gruppo KRET.
Del complesso Rudolph, Achasov ha parlato pubblicamente per la prima volta, aggiungendo che oltre a questo del complesso, la Russia creerà il complesso terrestre e mobile di distruzione radioelettronica dei satelliti di comunicazione "TIRADA —2S".
Inoltre nel nuovo piano statale di dotazioni belliche figurano anche la realizzazione del sistema missilistico strategico "Sarmat", del caccia multifunzionale Su-35 C, di missili ipersonici, dei sistemi anti-missile S-500 e di altri tipi di armi.
Il nuovo piano statale di armamento fino al 2027 è all'esame del governo e non oltre il 15 dicembre sarà trasmesso all'amministrazione presidenziale.
Fonte: qui

giovedì 30 novembre 2017

I BRICS verso un nuovo sistema di commercio dell'oro

La Banca centrale russa ha già firmato un memorandum con i suoi partner cinesi per stabilire un sistema bilaterale di scambi d'oro, dato che Mosca spera di avviare il summenzionato sistema entro il 2018


Il mondo si trova in una fase di grandi cambiamenti. Dove quelli che vengono ancora definiti in maniera fuorviante come paesi ‘emergenti’ lavorano per emanciparsi sempre più da quegli strumenti  ed organismi creati dalle potenze occidentali per i propri interessi. 

In questo senso è da leggere la possibilità che i cosiddetti paesi BRICS istituiscano un sistema globale di scambi per l’oro attraverso una nuova istituzione e contatti bilaterali. 

Il vicepresidente della Banca Centrale della Russia, Sergey Shvetsov, sostiene che il tradizionale sistema di commercio dell’oro sta perdendo forza, visto che attualmente sono in fase emergente nuovi importanti punti di acquisto e vendita di questo metallo prezioso. Invece i mercati tradizionali sono concentrati a Londra, la capitale britannica, e in alcune città svizzere, mentre i nuovi punti emergenti si trovano principalmente in India, Cina e Sudafrica. 

La Banca centrale russa ha già firmato un memorandum con i suoi partner cinesi per stabilire un sistema bilaterale di scambi d'oro, dato che Mosca spera di avviare il summenzionato sistema entro il 2018.

I BRICS - Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica - rappresentano il 20% del prodotto interno lordo (PIL) in tutto il mondo.

Nel 2015, i paesi del blocco hanno deciso di fondare la nuova banca di sviluppo dei BRICS come alternativa alla Banca mondiale (WB) e al Fondo Monetario Internazionale (FMI).

I BRICS sono emersi un decennio fa, come un'associazione di grandi economie in rapida crescita per rappresentare meglio i paesi in via di sviluppo e sfidare l'ordine mondiale, dominato dall'Occidente, e che ha prevalso dalla fine della seconda guerra mondiale.


I paesi membri di questo organismo respingono gli interventi militari unilaterali e le sanzioni economiche in violazione del diritto internazionale che minano la sovranità di altre nazioni del mondo da parte delle potenze egemoniche.

Fonte: qui

La Politica può cambiare le cose?


Nel loro grande e ultimo aggiornamento - I nuovi limiti dello sviluppo, 2004; - del loro primo lavoro D. e D. Meadows e Jorgen Randers affermano: "l'umanità può rispondere in tre modi ai segnali che indicano come l'uso delle risorse e l'emissione di inquinanti siano cresciuti oltre i limiti sostenibili. Un modo è non riconoscere, occultare o confondere i segnali"; "un secondo modo di rispondere è alleviare le pressioni derivanti dai limiti ricorrendo ad artifici tecnici o economici"; "il terzo modo è volgersi alle cause sottostanti, fare un passo indietro e riconoscere che il sistema socioeconomico umano, così com'è organizzato oggi, non è governabile, ha superato i limiti e va verso il collasso; dopo di che, cercare di cambiare la struttura del sistema" (pag.282-284). 
  
Ora, poichè secondo gli autori "tutto quello che possiamo fare è intervenire sui flussi produttivi da cui dipendono le attività umane riportandoli a livelli sostenibili attraverso scelte, tecnologia e organizzazioni umane..." (pag.35), cosa può voler dire cambiare la struttura se è l'"economia-politica" la struttura del sistema?

Fra le scelte necessarie che l'umanità dovrebbe compiere vi è, come noto, una autoriduzione della popolazione: si dovrà raggiungere una stabilità fra natalità e mortalità, poichè la popolazione è uno dei due "motori della crescita esponenziale nella società umana" (insieme al "capitale produttivo"; pag.50) e tende a crescere a tassi iperesponenziali.

Se cambiare la struttura significa regolare il sistema economico, bisognerà fare i conti con "l'anello di crescita del capitale" il quale ha fatto si che "l'industria crescesse maggiormente della popolazione" generando crisi da sovraproduzione e bassa domanda. Inoltre, bisognerà fare i conti col fatto che "le forme attuali di crescita perpetuano la povertà e ampliano il divario fra ricchi e poveri" (pag.66).
La questione che si pone perciò è: è possibile modificare il sistema economico evitando che vi siano accumulazioni di capitale (monopoli) e disuguaglianze?

Vi sono "fattori che regolano la crescita e che possono contenere il sistema entro confini accettabili" (pag.54)? Si tratta appunto di capire se vi siano feeback negativi (nel senso utilizzato in LTG 2004) entro un'economia monetaria, in grado di riequilibrarla e se questa possa assumere una forma diversa dal capitalismo neoliberista attuale. Poichè "sono all'opera due strutture generali [...] che per ragioni sistemiche danno al privilegiato potere e risorse per accrescere il loro privilegio" e che "tendono ad essere endemici in ogni società se questa non introduce coscientemente strutture di compensazione per contrastare le disuguaglianze" (pag.69).

Quali potrebbero essere queste strutture di compensazione? Si tratta di interventi politici come "imposte progressive sul reddito", ecc. Ma siamo sicuri che questo cambierebbe la struttura del sistema? Chiediamo dunque: è possibile cambiare il sistema economico mantenendo inalterata quella "struttura politica" che gli fa da sfondo? Qual è questa struttura? La questione è assai spinosa perché pone il problema di "chi e come" può cambiare una struttura.

La nostra cultura risponde all'unanimità che solamente tramite mutamenti di carattere politico è possibile cambiare le strutture della nostra società. Ma se fosse persino la Politica una struttura, o meglio, un sistema? In che senso?

La cosa non dovrebbe stupire se si risale all'accezione con cui si denominava nel XVIII secolo: Economia politica classica. Ebbene si: l'economia è una forma di politica e non è disgiungibile da essa (dopo Torleb Veblen, fra i più recenti Jean Baudrillard è quello che l'ha mostrato meglio), perciò l'idea che l'economia sia qualcosa di regolabile dalla politica è un'idea ingenua ma assai difficile da rigettare, poichè la dimensione politica è il fondamento della nostra cultura (in particolare mantenere la divisione fra la sfera privata degli elettori e quella pubblica dei decisori) e di ciò che ci vantiamo di chiamare democrazia. 

Si tratta di dimostrare che la creazione della ricchezza non può aver luogo senza un correlativo aumento della popolazione. Un'affermazione certamente scandalosa. Vi sono condizioni alla base che sono:

1- un continuo aumento dei flussi estrattivi: energia a basso costo e materie prime
2- un aumento costante della produzione industriale 
3- aumento costante della domanda di beni e servizi e dunque dei consumi

Ora, la popolazione deve crescere per alimentare i consumi o può aumentare il PIL procapite mantenendo stabile la popolazione? 

Qui infatti, come dicono in LTG "la bassa crescita della popolazione comporta un maggiore PIL procapite" invece, al contrario, nei paesi poveri l'"aumento di popolazione genera più povertà e ancora aumento di popolazione" (pag.66).

 
 [fonte: "Ambiente, Risorse, Sviluppo Sostenibile; di Selenia Arigliano]

A livello globale non esistono "diverse" economie bensì una medesima economia globalizzata. Ora, non è un caso che la Cina sia entrata nel WTO sin dal 2001 e che da allora sia diventata l'autentico motore della crescita mondiale, infatti è più o meno da allora che le economie occidentali hanno incominciato a rallentare. E la Cina non è esattamente un paese piccolo.

Dall'altra parte se non fosse per l'India non vi sarebbe un'adeguato "output" a consumare una fetta della produzione mondiale. Questi due paesi sono quelli che dobbiamo ringraziare quando elogiamo la crescita (e quando deridiamo il "made in China"; i governi mondiali hanno ben pensato di chiudere un'occhio nei confronti della odiosa ideologia comunista, trattandosi di affari..). Qui sotto, in azzurro "the rest of the world" comprende Cina e India, mentre notiamo come i paesi OCSE in blu scuro e tutti gli altri colori tendano al declino in termini di consumi energetici:

Risultati immagini per tverberg global consumption
[fonte: Gail Tverberg, Our Finite World]

Se consideriamo che la popolazione dei paesi sviluppati cresce ad una media dello 0,4% è evidente che ci pensa il resto del mondo a compensare questa situazione (Asia in media 0,9% e paesi poveri oltre 2% annuo). E' per questo che gli investitori occidentali si rivolgono ai mercati emergenti, poichè là trovano quella spinta alla crescita della popolazione e del capitale produttivo che si è ormai esaurita in Occidente. Quando toccheranno anche loro i "limiti dello sviluppo"? A quel punto vedremo anche là diminuire i tassi di crescita della popolazione.


Conclusione


Non sembra verosimile che la sfera politica possa generare feedback negativi tali da cambiare o equilibrare la struttura del sistema invertendo la tendenza al BAU delle nostre società. Ragion per cui attendersi dei cambiamenti su larga scala (come la COP21) dai politici non ha alcun senso poiché la "classe politica" mantiene tutti gli interessi nel perpetuare questo sistema e mostrerà sempre resistenze al cambiamento.

Se la Politica è un sistema, accoppiato all'economia, vediamo che andare a modificarne la struttura sembrerebbe qualcosa di una misura tale da non essere nemmeno compresa. Come cambiare la politica senza una rivoluzione politica a sua volta? Tale è la nostra forma mentis. 

And so, what's next?

Fonte: qui

lunedì 27 novembre 2017

Il post mortem di MPS: un fallimento di sistema

Spigolando tra le pagine della relazione del capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, si individua un punto che spiega molto del collasso di Banca Monte dei Paschi e di un sistema rimasto inerte nella prevenzione, che doveva essere politica prima che normativa.

Barbagallo infatti ha dichiarato:
«Un ruolo significativo lo ha avuto l’ex socio di riferimento, la Fondazione, che ha inteso mantenere a lungo, anche quando non ce ne erano più le condizioni, una posizione di dominio o comunque di rilievo, erodendo il proprio patrimonio e indebitandosi. A una tale situazione la banca ha risposto con politiche di sostegno incondizionato del reddito. Tali politiche sono risultate di difficile perseguimento dopo l’acquisizione di Banca Antonveneta, per l’onerosità dell’impegno finanziario che ne è conseguito e per il progressivo aggravarsi della crisi economico-finanziaria, prima internazionale, poi domestica. Esse sono state realizzate dapprima attraverso pratiche creditizie e commerciali espansive, rischiose e a condizioni non in grado, in prospettiva, di coprire i costi (es. mutui con cap); in seguito, mediante scelte gestionali che comportavano un minor assorbimento patrimoniale, ma rendevano il bilancio della banca fortemente esposto ai rischi finanziari. Alcune delle perdite che andavano emergendo venivano dissimulate con pratiche irregolari»
Che si traduce così: la Fondazione non era in grado di sostenere le ricapitalizzazioni necessarie all’ambiziosa espansione della banca, ma dalla quale al contempo necessitava di continuare a ricevere cospicui dividendi, per mantenere intatta la pioggia di dolcetti e regalini vari sul territorio. Così, quando è apparso chiaro (non esattamente a tutti, a Siena, dove qualcuno viveva e vive in condizioni di perenne disconnessione dal mondo e dalla realtà) che l’acquisizione di Antonveneta aveva messo una pietra al collo della banca, e non avendo tutti i soldini necessari per tenere in piedi la baracca, sono arrivati i magheggi finanziari ma anche l’ordine alla banca di premere l’acceleratore del credito, per fare reddito.
In questo paragrafo si concentra la causa prima del dissesto del “sistema Siena”, un dissesto fatto di arroganza e mal riposto senso di superiorità antropologica, nell’indifferenza o nella complicità della politica nazionale
Il collasso della banca è stato indotto da politiche di credito molto espansive, per usare un gentile eufemismo. Ma sarebbe anche utile prendere atto che, almeno nel caso senese, il monte di sofferenze non è frutto, solo, di pochi grandi “debitori di sistema” che hanno spolpato la banca, come invece vuole la vulgata popolare e gentista. Sempre Barbagallo:
«I crediti anomali di MPS – che a fine 2016 erano ripartiti tra quasi 190.000 debitori – sono frazionati e distribuiti lungo tutto il territorio nazionale; per l’84 per cento essi riguardano imprese, in larga parte medio-piccole; i prenditori che hanno ricevuto prestiti singolarmente superiori a 25 milioni sono 107 e rappresentano, per ammontare, il 12,7 per cento del credito deteriorato totale. I dati disponibili non mostrano un contributo decisivo di Banca Antonveneta agli NPL di MPS. All’atto dell’acquisizione, i prestiti della ex banca veneta presentavano una rischiosità più accentuata rispetto a quelli del Monte, ma la loro incidenza su quelli del gruppo era di poco superiore al 20 per cento. Inoltre, a fine 2016, la quota di crediti deteriorati erogati nel Nord-Est è pari al 18 per cento degli NPL del gruppo»
Questa era una banca che ha fatto il passo ben più lungo della gamba, che è stata protetta dalla politica nazionale o che ha potuto contare sulla benevola negligenza di essa, che non aveva mezzi patrimoniali per attuare una strategia di espansione ma il cui azionista di controllo, peraltro in reiterata e protratta violazione delle disposizioni della legge Amato-Ciampi sulle Fondazioni (altra dormita della politica nazionale ma anche dei banchieri italiani, che all’epoca dormivano il sonno del giusto) doveva ad ogni costo e con ogni mezzo restare padrone, in un momento in cui era in corso un processo di consolidamento continentale. Gli anglosassoni chiamano queste situazioni overstretch.
Quando iniziarono a palesarsi criticità sui prestiti, ben prima che l’Italia venisse travolta dall’euro-pandemonio, i vertici della banca ritennero di dover trovare fonti alternative di reddito nella finanza, ma così aumentarono ulteriormente la probabilità di rovina. Ancora Barbagallo:
«Nella seconda metà del 2009 la Vigilanza intensifica i controlli sulla liquidità del sistema bancario italiano, che comincia a presentare aspetti di criticità; in tale contesto, il vaglio delle condizioni finanziarie del gruppo MPS fa emergere operazioni strutturate su BTP a lungo termine di elevato ammontare che, date le peggiorate condizioni di mercato, determinano un forte assorbimento dei margini di liquidità. Si dispone pertanto una verifica ispettiva mirata alla gestione della liquidità e ai rischi finanziari del gruppo»
Questo è il disperato tentativo di recuperare redditività, visto il peggioramento del mercato del credito.
«Gli accertamenti ispettivi (condotti dal maggio all’agosto 2010; doc. 129 e 157) si concludono con un giudizio “parzialmente sfavorevole” (4 in una scala da 1 a 6). Emerge che, per compensare la caduta degli spread commerciali, MPS aveva “deciso di sostenere il margine d’interesse accentuando la trasformazione delle scadenze e attuando manovre finanziarie di carry e d’investimento a leva in titoli di Stato italiani”. Si rileva il valore assai cospicuo (circa 25 miliardi) e l’elevata durata finanziaria degli investimenti in titoli pubblici. La posizione di liquidità, i cui saldi sono assai volatili, risente di due repo strutturati su titoli di Stato effettuati, rispettivamente, con Deutsche Bank e Nomura per un valore nominale complessivo di circa 5 miliardi, con profili di rischio non adeguatamente controllati e valutati da MPS. Si tratta di componenti delle operazioni Santorini e Alexandria, che risulteranno in seguito connotate da significative irregolarità»
Se riflettete su questa sequenza di errori ed orrori, potrete giungere alla conclusione che si tratta di schema classico nella storia dell’umanità
cercare di recuperare una perdita, frutto di errori di valutazione strategica, con ulteriori rilanci, verso l’all-in. Nel frattempo, la vigilanza sapeva, tentava di mettere toppe di un’improbabile moral suasion ma non poteva, anche in base ai suoi poteri formali, spingersi oltre un certo limite, forse per autocensura verso la politica. Ed ecco quindi che cadono le foglie, soprattutto di fico:
«Non emergono dall’ispezione elementi probanti sotto il profilo sanzionatorio o per avviare una segnalazione all’Autorità giudiziaria. Considerati i possibili riflessi di carattere generale connessi con le modalità di contabilizzazione adottate con riferimento al veicolo Santorini, la Banca d’Italia, che non ha poteri in materia di valutazioni di bilancio, decide di sottoporre la questione ad approfondimenti nell’ambito del “Tavolo Tecnico” istituito con Consob e ISVAP (poi IVASS)»
Eh sì, perché non sanzionare la contabilizzazione a nominale anziché a fair value di un derivato in perditastrutturale” esorbita dalle funzioni della Vigilanza. Meglio aprire un bel “tavolo tecnico”: la politica terrà presente questa squisita sensibilità.
Ecco perché parlo di sistema malato, ed ecco perché le responsabilità non possono essere ricondotte al capro espiatorio del governatore pro tempore della Banca d’Italia. Già che ci siamo, ricordiamo anche che la Fondazione MPS, per sottoscrivere l’aumento di capitale della banca, è stata costretta a ricorrere all’indebitamento, dopo aver dato fondo alle proprie risorse patrimoniali
E ricordiamo anche che il ministro dell’Economia dell’epoca, tal Giulio Tremonti, che da anni continuate a leggere ed a vedere in ostensione mediatica e con la fama dell’unico che aveva capito tutto del destino dell’umanità, autorizzò la Fondazione ad indebitarsi.
Il sistema proteggeva lo status quo, che nel frattempo era diventato tossico-nocivo. Così MPS è saltata.
Fonte: qui