9 dicembre forconi

mercoledì 13 novembre 2019

BERLINO VUOLE COMMISSARIARE LA BCE

APPELLO DI QUATTRO BANCHE CENTRALI ALLA LAGARDE, CHE NEMMENO SI È INSEDIATA E GIÀ SI TROVA ASSEDIATA: ''SERVE PIÙ COLLEGIALITÀ NELLE DECISIONI''.

LA TENDENZA ACCENTRATRICE DI MARIO DRAGHI HA PERMESSO ALLA BCE DI FARE CIÒ CHE ANDAVA FATTO PER CONTRASTARE LE EMERGENZE.

MA IL SECONDO QUANTITATIVE EASING VISTO DA MOLTI COME IL FUMO NEGLI OCCHI, HA FINITO PER DARE LA STURA AL MALESSERE DI CHI, PER ANNI, HA DOVUTO INGOIARE ROSPI SENZA FIATARE

Rodolfo Parietti per “il Giornale

christine lagardeCHRISTINE LAGARDE
Neanche il tempo di accomodarsi, e già la poltrona di Christine Lagarde scotta. A poche ore dalla riunione di domani, c' è subito una bella gatta da pelare per la presidente della Bce: secondo la ricostruzione del Financial Times, pare che quattro funzionari, in rappresentanza di altrettante banche centrali nazionali componenti il board, abbiano depositato sulla scrivania dell' ex capo del Fondo monetario internazionale la richiesta di rottamare l' aspetto più peculiare - e più avversato dai falchi - della gestione di Mario Draghi. Ovvero, l' invito esplicito a ricondurre l' asse delle decisioni nell' alveo della collegialità ogni qualvolta si dovranno prendere decisioni di politica monetaria.

Ciò ha un significato preciso: le scelte di alto profilo, quelle che più impattano sulla gestione dell' Eurotower - dai tassi d' interesse alle misure non convenzionali tipo il Qe, fino agli strumenti di supporto alle banche come gli Ltro e Tltro -, vanno fatte passare dal voto di ogni singolo componente del direttivo, composto dai 19 leader dei vari istituti centrali nazionali e dai 6 membri del comitato esecutivo, tra cui lo stesso presidente. Esattamente il contrario rispetto a quanto imposto dall' ex governatore di Bankitalia, abituato fin dai tempi del «Whatever it takes» ad annunciare le linee-guida dell' istituto centrale senza passare prima dalla discussione in consiglio.
MARIO DRAGHI CHRISTINE LAGARDEMARIO DRAGHI CHRISTINE LAGARDE

La tendenza accentratrice di Super Mario ha permesso alla Bce di fare ciò che andava fatto per contrastare le emergenze. Ma è palese che la parte terminale del suo mandato, contrassegnata oltretutto dal varo del Qe 2.0 visto da molti come il fumo negli occhi, abbia finito per dare la stura al malessere di chi, per anni, ha dovuto ingoiare rospi senza (quasi) fiatare. Quanto successo in occasione della riunione di settembre ha offerto la plastica rappresentazione di una frattura insanabile, con le voci fuori dal coro del direttore d' orchestra a esprimere con forza, e fuori dalla segrete stanze, note dissonanti. Nonostante Draghi abbia cercato di minimizzare i contrasti interni, già le clamorose dimissioni, con un anticipo di due anni, della tedesca Sabine Lautenschläger avevano mostrato il contrario.

Oggi la Lagarde si trova a gestire un board spaccato a metà, a dar retta agli spifferi che indicavano in almeno dieci i membri contrari all' ultima tornata di misure. Di sicuro, il mancato rinvio del nuovo round di acquisto titoli (20 miliardi di euro al mese con la formula open ended) ha portato sulle barricate non solo i custodi dell' ortodossia monetaria come la Bundesbank di Jens Weidmann e i suoi alleati (Austria, Olanda ed Estonia), ma anche Francia e Slovenia.
jens weidmann christine lagardeJENS WEIDMANN CHRISTINE LAGARDE
E perfino il numero uno della Banca d' Italia, Ignazio Visco, ha storto il naso di fronte a tassi sempre più negativi.

Il repentino pressing sull' ex direttore del Fmi conferma l' urgenza dell' ala dura di cambiare in fretta i connotati della Bce. L' alibi è quello di rendere l' istituto di Francoforte simile alla Fed e alla Bank of England, dove il voto di ogni singolo consigliere viene reso pubblico. È una moral suasion che forse sfonda una porta aperta: la Lagarde, come ha avuto modo di spiegare, intende favorire «il lavoro di squadra». Un cambio di passo che potrebbe spostare gli equilibri interni verso una politica meno accomodante. Domani vedremo se il «gufo saggio», come si è di recente definita, ha già il piumaggio del falco.
mario draghi christine lagardeMARIO DRAGHI CHRISTINE LAGARDE
Fonte: qui

L’INCONTRO TRA CONTE E MERKEL SU MIGRANTI, LIBIA, NATO E UNIONE BANCARIA SI E’ SVOLTO IN GRANDE “SINTONIA”.

IL CHE VUOL DIRE CHE L’INCUL**A E’ DIETRO L’ANGOLO 
LA GERMANIA VUOLE SPINGERE SULL’UNIONE BANCARIA(PERCHE' ALCUNE BANCHE TEDESCHE SONO TECNICAMENTE FALLITE ... IN PRIMIS DEUTSCHE BANK) FACENDO IN MODO CHE LE BANCHE EUROPEE SIANO DOTATE DI UN SISTEMA COMUNE DI ASSICURAZIONE SUI DEPOSITI(EHEHEHEHEH ...)
D.Pir. per “il Messaggero”

ANGELA MERKEL E GIUSEPPE CONTEANGELA MERKEL E GIUSEPPE CONTE
Sintonia(leggasi "incul**a"). E' questa la parola chiave dell'incontro di ieri fra il premier Giuseppe Conte e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Sintonia su migranti, Libia, Nato, Unione bancaria. Assieme a un confronto sullo spinoso dossier Arcelor Mittal. Il tutto condito con un messaggio chiaro per Bruxelles: la nuova coalizione sostiene l'approccio «critico ma costruttivo» dell'Italia nei confronti dell'Europa.

Conte ha accolto la cancelliera tedesca Angela Merkel a Roma mostrando grande apertura. Il premier non ha nascosto le divergenze su alcuni dossier, ma ha ribadito la comune volontà di lavorare insieme per affrontare le grandi sfide europee e combattere le «intolleranze» e le «forze disgregatrici» in seno all'Europa. Conte ha inoltre rivendicato anche la sua autonomia di pensiero, a prescindere dalla coalizione che lo sostiene.

L'AUTONOMIA
conte merkelCONTE MERKEL
«Se avrete la bontà di comparare i discorsi e le posizioni del sottoscritto assunte nel precedente esecutivo - ha detto rispondendo ai giornalisti in conferenza stampa - e quelle che esprimo in questo non vedrete differenze. Anche sul piano dell'approccio all'immigrazione ho sempre ritenuto che si dovesse partire dai diritti fondamentali di queste persone che soffrono e cadono in mano ai trafficanti di esseri umani».

Con la cancelliera la sintonia è tale che Conte si confronta anche sul delicatissimo dossier Arcelor Mittal. «Ci siamo ripromessi una cooperazione per cercare di confrontarci sulle soluzioni più avanzate dal punto di vista tecnologico e condividere le conoscenze» nel settore siderurgico, dice. Molto rispetto anche su dossier delicati come quello delle banche.

CONTE MERKELCONTE MERKEL
«L'intero governo federale è del parere che l'Unione bancaria deve essere portata avanti, per garantire la stabilità dell'euro questo è fondamentale», ha sottolineato la Cancelliera rispondendo a una domanda sulla proposta del suo ministro delle Finanze, Olaf Scholz, che ha suggerito di superare lo stallo per il completamento dell'Unione bancaria facendo in modo che le banche europee siano dotate di un sistema comune di assicurazione sui depositi. Una proposta che non ha trovato d'accordo il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri.

«La garanzia sui depositi(leggasi "incul**a"- ha sottolineato Merkel - è di grande significato per dimostrare la nostra forza come mercato interno. Sono assolutamente a favore di questo, sono anche per il perfezionamento dell'Unione bancaria. Il nostro ministro delle Finanze ha presentato una sua proposta molto schietta, chiara, netta, per dare un nuovo impulso al progetto. Concerteremo i particolari in seno al governo federale ma dobbiamo procedere».

Olaf Scholz nuovo ministro delle FinanzeOLAF SCHOLZ NUOVO MINISTRO DELLE FINANZE
Conte si è limitato a ribadire che il Parlamento italiano ha vincolato il governo a procedere secondo una «logica di pacchetto che comprende Esm, bilancio dell'Eurozona, Edis (sistema europeo di assicurazione dei depositi , ndr). E su questo l'Italia continuerà a mantenere il punto».

Posizioni concordi fra Italia e Germania anche sulla Nato - dopo lo schiaffo del presidente francese Emmanuel Macron che l'ha definita «in stato di morte cerebrale» - e sull'immigrazione, che vede la Germania «in prima linea». «Voglio ringraziare pubblicamente il governo tedesco perché in materia di migrazioni non ha fatto mancare il suo aiuto all'Italia. La Germania, se parliamo di sensibilità sul quadro complessivo dei problemi e l'esigenza della redistribuzione, è un Paese in prima linea e questo va riconosciuto», ha detto il premier. Ringraziamenti che la cancelliera restituisce «per l'impegno dell'Italia sulla Libia». E a meno di un mese dal prossimo vertice Nato sottolinea come l'Alleanza atlantica resti «un pilastro della politica internazionale».
roberto gualtieriROBERTO GUALTIERI

Un confronto sereno, dunque, che non viene incrinato neanche dalle aspre parole del leader della Lega Matteo Salvini pronunciate prima ancora del faccia a faccia con Merkel. «Mi aspetto che l'Italia faccia l'Italia - ha detto il leader del Carroccio - e che non ci sia l'ennesima resa incondizionata da parte di questo governo di sinistra». Fonte: qui

martedì 12 novembre 2019

L’AGENZIA DELLE ENTRATE DA QUEST’ANNO DÀ UN VOTO ALLA NOSTRA AFFIDABILITÀ FISCALE: CHI PRENDE MENO DI 6 ENTRA NELLA LISTA DEI CONTROLLI. SOLO CHE CI SONO ERRORI SULLA METÀ DEI CONTRIBUENTI

LA RISPOSTA GENERATA DALL’ALGORITMO PERÒ È SBAGLIATA ...  

MILENA GABANELLI HA FATTO IL CALCOLO: “UNA LIBERA PROFESSIONISTA CHE DICHARA 50MILA EURO E NEL 2018 NE HA DICHIARATI 30 PER MATERNITÀ DIVENTA ANOMALA, COSÌ COME…

MILENA GABANELLI E L'ALGORITMO DIFETTOSO DELLE TASSE



Milena Gabanelli e Andrea Marinelli per il “Corriere della Sera - Dataroom”
come funziona l'isa l'indice sintetico di affidabilita'COME FUNZIONA L'ISA L'INDICE SINTETICO DI AFFIDABILITA'
Da quest’anno la nostra affidabilità fiscale è decisa da un algoritmo, che ci dà un voto. Dall’8 in su possiamo stare tranquilli: niente accertamenti e in più benefici premiali, come la possibilità di compensare i crediti di imposta fino a 20 mila euro di Irpef e Ires, e il rimborso Iva fino a 50 mila euro senza visto di conformità. Se invece il voto è inferiore al 6 entri nella lista dei controlli presuntivi.
Questa pagella fiscale si chiama Isa – che sta per Indici sintetici di affidabilità fiscale – ed è stata introdotta dall’Agenzia delle Entrate per «favorire l’assolvimento degli obblighi tributari e incentivare l’emersione spontanea di redditi imponibili». Ovvero per sveltire le pratiche e fare pagare le tasse dovute. Un buono strumento quindi, se costruito bene. Tutto quello che sappiamo è che si basa sui redditi degli ultimi 8 anni e sugli studi di settore degli ultimi dieci.
milena gabanelli e l'algoritmo difettoso delle tasse 3MILENA GABANELLI E L'ALGORITMO DIFETTOSO DELLE TASSE 
I dati sbagliati
I coefficienti predeterminati dall’Agenzia delle Entrate sono immodificabili, come pure alcuni dati, anche se sono sbagliati, e gli esiti non sono sempre coerenti con l’attività esercitata. Può capitare, infatti, che l’indice di «insufficienza» aumenti nei casi in cui non dovrebbe o che al contrario affidi un punteggio alto a soggetti borderline.
Esempi: una libera professionista che ogni anno ha dichiarato 50 mila euro e nel 2018 ne ha dichiarati 30 mila perché è andata in maternità diventa anomala, così come la società che ha fatturato meno perché ha un immobile sfitto, oppure l’azienda che ha dovuto pagare 100 mila euro di spese legali straordinarie.
la sose soluzioni per il sistema economicoLA SOSE SOLUZIONI PER IL SISTEMA ECONOMICO
Anche un professionista con un contratto part-time risulta anomalo, perché non raggiunge il reddito previsto dall’Agenzia delle Entrate calcolato sull’andamento degli otto anni precedenti. E pazienza se un contribuente nel 2018 ha cambiato datore di lavoro e incassa la metà rispetto al 2017.
Errori su circa il 50% dei contribuenti
Al contrario, professionisti che non sono mai stati congrui, o imprese commerciali sempre in perdita (ma che magari fanno il nero), si ritrovano un 9. Ad esempio la società X, che negli anni precedenti ha dichiarato anche perdite fiscali ed era sempre al limite della congruità, nel 2018 si ritrova un punteggio Isa di 9,02. Dataroom ha interpellato molti commercialisti e in diverse regioni italiane: è emerso che fra il 40 e il 50 per cento dei contribuenti è passato dall’essere «congruo e coerente» nella dichiarazione dei redditi del 2018 a «insufficiente» in quella del 2019, o viceversa.
tasseTASSEl'algoritmo delle tasse 1L'ALGORITMO DELLE TASSE 
Gli Isa riguardano 6 milioni di soggetti, fra imprese e partite Iva, esclusi i forfettari e i grandi contribuenti, dove il rapporto è «one to one». Il sistema si inceppa anche perché non è possibile indicare i fattori che incidono sul reddito. Ad esempio se hai i lavori in corso davanti al negozio per sette mesi, inevitabilmente incassi meno: gli studi di settore, superati perché zeppi di criticità, ne tenevano conto, mentre sugli Isa non si possono segnalare situazioni marginali, malattie eccetera, se non con una nota di 1.768 caratteri spazi inclusi, non sempre sufficiente a spiegare le problematiche.
milena gabanelli e l'algoritmo difettoso delle tasse 2MILENA GABANELLI E L'ALGORITMO DIFETTOSO DELLE TASSE 
Le incoerenze di sistema
Per rimediare al voto negativo, nella dichiarazione dei redditi è prevista una voce che invita a pagare di più e fornisce le cifre su cui fare il calcolo, a seconda del punteggio che vuoi raggiungere. Sulla somma aggiuntiva occorre ovviamente pagare tasse e Iva.
l'algoritmo delle tasse 2L'ALGORITMO DELLE TASSE 
Un sistema che da una parte rischia di vessare il contribuente onesto, dall’altra non «vede» l’incoerenza di quei contribuenti che decidono di pagare qualcosa in più per prendersi i benefici premiali, e non li concede a chi invece li meriterebbe; infine dà una scappatoia a coloro che utilizzano i crediti d’imposta con fatture false, e sono migliaia. Certo, quando ci sono di mezzo fatti penalmente rilevanti, la certezza dell’impunità non c’è.
Chi ha costruito l’algoritmo
milena gabanelli e l'algoritmo difettoso delle tasseMILENA GABANELLI E L'ALGORITMO DIFETTOSO DELLE TASSE
Gli Isa sono stati introdotti con decreto nel 2017 dal governo Gentiloni e l’algoritmo che sta alla base lo ha realizzato Soluzioni per il Sistema Economico (Sose), una società partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Banca d’Italia che ha effettuato gli indici per 175 attività. A novembre 2018 il governo gialloverde ha sostituito l’amministratore delegato Ceriani con Vincenzo Atella. Le operazioni si sono un po’ ritardate e a giugno, mentre Sose faceva partire in tutta fretta i nuovi Isa, il vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia dichiarava che «sono uno strumento inutile e verrà abrogato perché superato dalla fatturazione elettronica». Invece hanno prorogato di due mesi le dichiarazioni dei redditi poiché la macchina non era pronta. Quando è diventata operativa si è scoperto che l’algoritmo era programmato male, ma intanto ha generato un incasso, secondo il Ministero dell’Economia, superiore ai 2,1 miliardi attesi.
l'algoritmo delle tasseL'ALGORITMO DELLE TASSE
Indici sbagliati e da rivedere
La Sose interpellata sui criteri adottati per l’Isa dice solo «di aver lavorato al progetto per conto dell’Agenzia delle Entrate e del Mef, e che quindi sono loro i soggetti preposti a rispondere». Dopo la levata di scudi dei commercialisti che non ci capivano più niente, la commissione di esperti si è riunita e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Antonino Maggiore il 6 novembre ha dichiarato: «Ci sarà una revisione degli Isa e si interverrà sulla modifica degli indici».
A questo punto dovrebbe però inviare una circolare a tutti gli uffici dell’Agenzia, con la quale invita a non considerare le pagelle dei punti fermi per le analisi. Anche perché è complicato dare il via alla rumba dei controlli: richiede personale e l’Agenzia delle Entrate è sotto organico.
TASSETASSE
Quando l’algoritmo finisce in tribunale
In Italia c’è già stato un caso di algoritmo «difettoso» nella pubblica amministrazione ed è finito in tribunale. Per l’anno scolastico 2016/2017 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si era affidato a un algoritmo secretato – realizzato da Finmeccanica e Hewlett Packard Enterprise e costato 444 mila euro – per decidere le assegnazioni di 10 mila docenti che avevano vinto il concorso.
milena gabanelli e l'algoritmo difettoso delle tasse 7MILENA GABANELLI E L'ALGORITMO DIFETTOSO DELLE TASSE 
Avrebbe dovuto dare la precedenza alla valutazione dei candidati e poi incrociarla con le destinazioni richieste, invece molti insegnanti sono stati spediti anche a 1.000 chilometri di distanza da casa. Il ministero conciliò circa 3.000 casi e diversi tribunali annullarono le assegnazioni. Su quell’algoritmo si sono espressi quest’anno sia il Tar del Lazio che il Consiglio di Stato. Entrambi concordi: un algoritmo può far parte del processo amministrativo, ma a patto che sia soggetto all’intervento umano.
Nel caso dell’Isa, dunque, il contribuente, il suo commercialista o un giudice che si trova a esprimersi su un ricorso devono sapere cosa c’è dentro l’algoritmo, come funziona. In conclusione: la lotta all’evasione fiscale si fa solo con gli uomini, e con criteri che gli uomini danno alle macchine. Dopo averle collaudate, però, non sulla pelle dei contribuenti.
milena gabanelli e l'algoritmo difettoso delle tasse 4MILENA GABANELLI E L'ALGORITMO DIFETTOSO DELLE TASSE 
Fonte: qui

A SALERNO UNA DONNA INCASSAVA LA PENSIONE DELLA MADRE MORTA DA 6 ANNI E NEL FRATTEMPO PERCEPIVA PURE IL REDDITO DI CITTADINANZA: È STATA DENUNCIATA E LE SONO STATI SEQUESTRATI 67MILA EURO, LA CASA E UN’AUTO


NON AVEVA MAI AVVERTITO L’INPS DEL DECESSO DELLA MAMMA E NEL FRATTEMPO…


LUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINOLUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO
Indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato. Con questa accusa una 56enne, di Agropoli, è stata denunciata. La donna continuava a incassare la pensione della madre deceduta nel 2013 e, nel frattempo, percepiva il reddito di cittadinanza. Le sono stati sequestrati, in via preventiva, i 67mila euro intascati fino a marzo 2018. I militari della Guardia di finanza di Agropoli, su disposizione della Procura di Vallo della Lucania, hanno proceduto a sequestrare anche un immobile e un veicolo.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZAreddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
La donna, approfittando della circostanza che nessun funzionario dell'Anagrafe comunale avesse inoltrato la comunicazione di avvenuto decesso agli uffici dell'Inps, ha continuato a percepire i 1.200 euro netti di cui constava la pensione della madre; una somma a cui, in seguito, si sono aggiunti i circa 260 euro di reddito di cittadinanza corrisposto alla 56enne. È stata denunciata e, contestualmente, sono state avviate le procedure per la sospensione dell'erogazione del sussidio.  Fonte: qui

DON MICHELE MOTTOLA, IL PRETE DEL CASERTANO ARRESTATO PER ABUSI SESSUALI NEI CONFRONTI DI UNA BAMBINA DI 11 ANNI, HA CONFESSATO: “CHIEDO SCUSA ALLA SUA FAMIGLIA, SPERO RIESCANO A PERDONARMI. MI AFFIDO ALLA GIUSTIZIA DIVINA E TERRENA”

VIDEO: IL SERVIZIO DELLE IENE CON LE REGISTRAZIONI DELLA BAMBINA FATTE CON IL TELEFONINO

VIDEO: IL SERVIZIO DI NINA PALMIERI DE “LE IENE” SU DON MICHELE MOTTOLA

Prete pedofilo nel Casertano al gip: "Sono colpevole"

don michele mottola 2DON MICHELE MOTTOLA 
"Mi assumo tutte le responsabilità. Sono colpevole di tutte le accuse che mi vengono contestate. E' tutto vero". Confessione choc di don Michele Mottola, il prete della parrocchia di Trentola Ducenta arrestato la scorsa settimana per abusi sessuali nei confronti di una bambina di 11 che frequentava la parrocchia. Lo racconta all'Agi il suo legale, Antimo D'Alterio.

l'arresto di don michele mottolaL'ARRESTO DI DON MICHELE MOTTOLAle iene il servizio di nina palmieri sul prete pedofilo 6LE IENE IL SERVIZIO DI NINA PALMIERI SUL PRETE PEDOFILO 
Il prete, assistito dal suo legale, è stato interrogato questa mattina nel carcere di Secondigliano dal gip Santoro. Il sacerdote, sospeso già a maggio anche dal vescovo Angelo Spinillo dal celebrare messa e avere rapporto con i fedeli, durante l'interrogatorio, oltre ad assumersi ogni responsabilità ha aggiunto: "Chiedo scusa alla famiglia della bambina. Spero riescano a perdonarmi. Ho intrapreso un percorso spirituale. Mi affido alla giustizia divina e terrena. Sono colpevole". Il legale del sacerdote ha in sede di interrogatorio chiesto i domiciliari ritenendo non sussistano elementi per la detenzione carceraria.
le iene il servizio di nina palmieri sul prete pedofilo 4LE IENE IL SERVIZIO DI NINA PALMIERI SUL PRETE PEDOFILO 

Arrestato, dopo la nostra denuncia, il prete accusato di abusi su una bambina

Don Michele Mottola è stato arrestato. Il prete di cui abbiamo parlato nel servizio di Nina Palmieri, che potete vedere qui sopra, è accusato di abusi nei confronti di una minore sua parrocchiana. L’arresto è stato eseguito dalla polizia su ordine del tribunale di Napoli.
don michele mottola 3DON MICHELE MOTTOLA 

Noi de Le Iene abbiamo denunciato il caso raccontando della storia di Marina (il nome è di fantasia, ndr) una bambina di soli 11 anni che con incredibile coraggio e lucidità era riuscita a registrare con il suo telefonino gli abusi sessuali di cui sarebbe stata vittima a 10 anni a opera del prete per incastrarlo, anche perché all’inizio non era stata creduta.
il servizio delle iene sugli abusi di don michele mottola 4IL SERVIZIO DELLE IENE SUGLI ABUSI DI DON MICHELE MOTTOLA 

Il sacerdote era già stato sospeso e isolato dalla comunità parrocchiale su decisione della diocesi di Aversa. “È stata fornita ai familiari della minore la collaborazione affinché fosse sporta anche regolare denuncia alle autorità giudiziarie”, aveva fatto sapere l’ufficio del vescovo. E adesso le autorità si sono mosse, arrestando il prete. Fonte: qui

IL COLMO? I SEGGIOLINI E DISPOSITIVI ANTI-ABBANDONO IN VENDITA (GIA' SOLD-OUT) NON SONO CONFORMI AL DECRETO.

C'È L'OBBLIGO DI USARLI MA NON ESSENDOCI UNA LISTA UFFICIALE, I PRODUTTORI POSSONO AUTO-CERTIFICARE DI ESSERE A NORMA. MA SE SERVE L'AZIONE DEL GUIDATORE PER ATTIVARE IL DISPOSITIVO, ESSO È AUTOMATICAMENTE ''ILLEGALE''. E QUASI TUTTI LA RICHIEDONO 

LA MINISTRA DE MICHELI CHIACCHIERA MA LE SANZIONI SONO ANCORA IN VIGORE

Alice Dutto per www.corriere.it

Un altro capitolo della già complicata vicenda dei dispositivi anti-abbandono per i seggiolini (obbligatori per i bambini fino a 4 anni d'età) riguarda la loro conformità alle caratteristiche delineate dal decreto attuativo. Se si legge la norma alla lettera, infatti, nessuno dei prodotti attualmente sul mercato sarebbe a norma.

seggiolino bambini autoSEGGIOLINO BAMBINI AUTO
Le due «falle»
I punti critici sono essenzialmente due: il fatto che il dispositivo debba essere in grado di attivarsi automaticamente, senza alcuna ulteriore azione da parte del conducente, e il fatto che non alteri le caratteristiche di omologazione del seggiolino. «Oggi come oggi - denunciano gli esperti di Altroconsumo - non c'è alcun sistema in commercio che abbia entrambe queste caratteristiche: cioè che sia approvato dalla casa produttrice dei seggiolini e, allo stesso tempo, non preveda alcuna azione per attivarsi».

Bluetooth fuorilegge?
Stando al testo dell'allegato A (punto 1 lettera B) del decreto attuativo, «il dispositivo deve essere in grado di attivarsi automaticamente ad ogni utilizzo, senza ulteriori azioni da parte del conducente». Questo fa sorgere diversi interrogativi, che l'associazione dei consumatori pone alle istituzioni: «Non è chiaro se, ad esempio, la necessità di attivare il Bluetooth sul telefonino sia da considerarsi un'azione volontaria attiva». 

Chiusura non a norma
Sempre Altroconsumo sottolinea che, per la stessa indicazione del decreto, non sarebbero a norma i dispositivi – sia integrati che indipendenti – che necessitano della chiusura di una clip o di parte del dispositivo.

Dispositivi indipendenti in forse
seggiolino bambini auto 2SEGGIOLINO BAMBINI AUTO 2
C'è poi un'altra questione: quella dell'alterazione delle caratteristiche con cui un seggiolino è stato omologato. Il punto 2, lettera B, dell'allegato A del decreto 122/2019, dice: «Nell'interazione con il veicolo o con apposito sistema di ritenuta, il dispositivo non deve in alcun modo alterarne le caratteristiche di omologazione».

Le certificazioni dei dispositivi
E allora perché praticamente tutti i dispositivi in commercio, a oggi, hanno la certificazione di conformità? Perché, come previsto dalla legge, si tratta di un'autocertificazione e non sono ancora scattati i controlli che, secondo fonti ascoltate dal Corriere, partiranno ad andar bene non prima di dicembre. Solo in seguito a tali controlli si saprà quali prodotti rispettano veramente la legge e quali no. Fino a quel momento si viaggia, letteralmente, nell’incertezza. Nella quale potrebbero fioccare le multe.

La necessità di un chiarimento
Ecco perché è importante che si proceda al più presto alla moratoria delle sanzioni che dovrebbe essere approvata a breve, come confermato dal Ministero dei Trasporti.

Fonte: qui

lunedì 11 novembre 2019

COME L’EUROPA CI HA RUBATO IL FUTURO

Notizia facile che copio da  Fabio Dragoni.
Mentre il governo grillo-piddino cerca di tassare gli idraulici e le badanti pagate in nero, si sta perdendo 24  miliardi di profitti aziendali che, invece di farsi tassare in Italia, emigrano verso i paradisi fiscali – spesso, situati  in UE.

L’economista Zibordi e Becchi su La Verità.

Verità  corroborata da questo studio (segnalato da Bagnai):

Il 40% degli utili multinazionali viene spostato in paradisi fiscali ogni anno

I ricercatori dell’Università della California, di Berkeley e dell’Università di Copenaghen stimano che quasi il 40% degli utili multinazionali (oltre $ 650 miliardi nel 2016) vengano trasferiti in paradisi fiscali ogni anno. Questo spostamento riduce le entrate delle imposte sul reddito delle società di quasi $ 200 miliardi, ovvero il 10% delle entrate fiscali globali delle società.
[…]
A livello globale, le aziende multinazionali hanno spostato oltre 650 miliardi di dollari di profitti in paradisi fiscali nel 2016 e questo spostamento ha ridotto le entrate fiscali globali delle società di quasi il 10%.
Le aziende multinazionali spostano i profitti in paradisi fiscali per ridurre le loro bollette fiscali globali. Prendete  l’esempio di Google: nel 2017, Google Alphabet ha registrato ricavi per $ 23 miliardi nelle Bermuda, una piccola isola nell’Atlantico dove l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società è pari a zero. A livello globale, circa 650 miliardi di dollari di profitti vengono trasferiti a tali paradisi fiscali dalla multinazionale di tutti i paesi.
L’articolo contiene una mappa interattiva molto interessante: cliccateci sopra, sull’Italia, per vedere quanto ci rubano i paradisi fiscali europei.

“Esplorare la mappa per vedere quali paesi attraggono e perdono profitti. La mappa copre 86 paesi che costituiscono il 92% dell’attività economica globale e oltre il 70% della popolazione mondiale. Cliccando su ciascun paese puoi vedere la quantità di profitti spostati in paradisi fiscali e in quali paradisi i profitti sono stati spostati. È inoltre possibile vedere la perdita implicita delle entrate delle imposte sul reddito delle società.
“Alcuni paesi sono contrassegnati in verde; questi sono paradisi fiscali. Per i paradisi fiscali segnaliamo quanti profitti attirano dai paesi ad alta tassazione e qual è l’aliquota effettiva dell’imposta sul reddito delle società”.
L’Italia perde il 19% delle entrate fiscali da questo gioco delle  multinazionali. Pari a 24 miliardi  di profitti societari l’anno.  Profitti cui  tutti i più criminali idraulici  in nero non credo possano mettere insieme…
Dalla mappa si vede anche che i “paradisi fiscali” che ci derubano introiti tributari sono per lo più in Europa: Irlanda, Lussemburgo, Belgio, Olanda. Paesi che nei consessi europei ci fanno la lezione col ditino alzato perché non abbiamo fatto  “le riforme”.
Infatti, conferma lo studio,
“La perdita di profitti tassabili  è la più alta per i paesi dell’Unione Europea (a  parte i suoi paradisi)”, rispetto agli stessi Stati Uniti.
[…]  Per contro, i governi dei paradisi fiscali traggono notevoli benefici da questo fenomeno: tassando la grande quantità di profitti cartacei che attraggono a tassi bassi (meno del 5%), sono in grado di generare più entrate fiscali, come componente  del loro reddito nazionale , rispetto agli Stati Uniti e ai paesi europei non paradisiaci che hanno aliquote fiscali molto più elevate”.
Mentre il ministro Gualtieri coi grillini bracca l’idraulico evasore, anche aumentando le pene per il delitto,  fra l’altro  la nobile famiglia Elkann  ha venduto la vecchia Fiat alla Francia,  Ciò ha fatto  ribollire il sangue anche a Luca Telese, cui si deve un twitter per niente corretto, forse addirittura passibile di “crimine d’odio” antisemita:

Nel frattempo, il  banchiere centrale dell’Ungheria,  Giorgy Matolcsy, pubblica un  articolo sul Financial Times  titolato:
Gyorgy Matolcsy: “I paesi dell’eurozona avevano  risultati migliori prima dell’euro rispetto a ora” © EPA-EFE

Dobbiamo ammettere che l’euro è stato un errore

 E  occorre  un meccanismo per  l’uscita
Il banchiere magiaro  dice cose in parte già note ai lettori.  Ma anche alcune impertinenti verità al  governo tedesco:
L’adozione dell’euro da parte dei paesi del sud Europa ha reso la Germania una macchina da export.
Con l’enorme surplus  da esportazione, “ aziende come Allianz, Deutsche Bank e Bayer hanno lanciato inutili sforzi per conquistare Wall Street e gli Stati Uniti”,  mentre “hanno trascurato di aggiornare la propria infrastruttura o di investire abbastanza in settori  del  futuro. Hanno perso la rivoluzione digitale, calcolato male l’emergere della Cina e non sono riusciti a costruire società globali paneuropee”.
“Gli stati dell’UE, sia all’interno che all’esterno della zona euro, dovrebbero ammettere che l’euro è stato un errore strategico. L’obiettivo di costruire una valuta occidentale globale che competa  con il dollaro era una sfida per gli Stati Uniti. La visione europea degli Stati Uniti d’Europa ha portato a una guerra americana aperta e nascosta contro l’UE e la zona euro negli ultimi due decenni”.
Da noi,certe cose non le dice il governo, men che meno il banchiere centrale servilissimo. Le dice l’opposizione.
Il governo resta servilmente obbediente al progetto tedesco, rovinoso ormai anche per la Germania.
Siamo al punto che il Delors Institute (ovviamente europeista) ha commissionato a tre economisti tedeschi – Nils Redeker, Lukas Haffert e Tobias Rommel (parente?) –  uno studio per convincere l’opinione pubblica, i media e i politici germanici ad accettare  di spendere in recessione.

I tedeschi dell’inflazione-fobia fraintendono la loro storia, dice uno studio

“Avendo una versione distorta della propria storia, molti tedeschi credono che la disoccupazione di massa e l’alta inflazione sono solo due facce della stessa medaglia”,  esordiscono   Nils Redeker, Lukas Haffert e Tobias Rommel nel loro  documento (itolo: “Mis-remembering  Weimar”,  ricordare male Weimar
“Bisogna fargli capire che sono due momenti distinti: l’iper-inflazione era finita nel 1923  e non causò disoccupazione, mentre la  disoccupazione di massa, di un decennio più tardi, che ha portato al potere Hitler, era dovuta all’evento contrario: alla deflazione.
Non fu l’iper-inflazione provocare la mega-disoccupazione,  ma la deflazione di Bruning. Molti tedeschi continuano a crederlo.
Ossia a quella di cui l’eurozona soffre adesso, e in cui la Germania è entrata  tecnicamente da pochi giorni.
Germania entrata in territorio deflazionario.
Questa  ignoranza della storia economica, e  delle fondamentali nozioni  sulla moneta, è tragicamente diffusa anche  in Italia, e proprio tra i decisori  della sinistra al potere.  L’idea che il denaro vada  chiesto ai mercati finanziari pagando interessi a questi, e non sia possibile crearlo dal nulla quando ci sono forze lavoro inoccupate  –  che il debito pubblico sia una partita di giro, da una parte sia ricchezza delle famiglie, dall’altra possa essere azzerato dalla banca centrale emettitrice –  è cosa che sfugge ad “economisti”  bocconiani e no, docenti universitari compresi, che ritengono queste  asserzioni  enormità  assurde di fanta-sovranisti pazzi – invece erano al normalità fino al famoso divorzio fra Tesoro e Bankitalia,   e con il denaro creato dalla banche centrali acquistando i buoni del Tesoro, senza interessi, è stata ricostruita l’Europa dopo la guerra. Dalle osservazioni di “economisti” ritenuti competenti , si capisce che non sanno nulla di quel prima; o aderiscono alla “narrativa”  dominante come unica realtà,  senza alternative possibili.
Proverbiale la credenza che come popolo dobbiamo convincere il “pensionato norvegese”, attraverso i fondi-pensione  del suo paese,  che è quello che comprerebbe i nostri Bot e Btp, tesi sostenuta anche  da un docente bocconiano.
(L’Italia è in avanzo primario da 20 anni, fra l’altro).
Ma peggiore  è la convinta adesione alla “scuola della crudeltà”  economica   alla Padoa Schioppa:  il  popolo deve provare la durezza del vivereCottarelli è quello che, dal Fondo Monetario, ha devastato la Grecia sbagliando certi moltiplicatori:
Non c’è da ridere, ma da piangere. Soprattutto, constatare come  dal 1981, i poteri usurari siano riusciti cancellare anche dalle università  la memoria di come funziona  la moneta, e deve funzionare una banca centrale – specie in periodo di deflazione.  Persino di fronte all’evidenza di un Draghi che ha creato dal nulla i trilioni del quantitative easing… Un vero arretramento della civiltà e della conoscenza.  Come  si sa, chi ignora la storia è condannato a ripeterla. Fonte: qui
(La 7 ha  coadiuvato la propaganda governativa intervistando un idraulico evasore…)