9 dicembre forconi

sabato 10 novembre 2018

LE PREVISIONI SBALLATE, ED ALQUANTO ALCOLICHE, DELLA COMMISSIONE EUROPEA SULL'ECONOMIA ITALIANA


LA COMMISSIONE HA TOPPATO LE ULTIME 14 PREVISIONI, E ORA CI DICE CHE L'ITALIA L'ANNO PROSSIMO NON CRESCERÀ COME PREVISTO DAL GOVERNO E CHE IL DEFICIT SARÀ PIÙ ALTO. 

NELL'ULTIMO LUSTRO CI HANNO AZZECCATO SOLO UNA VOLTA ... AHAHAHAHAHAHAH!!!!

PREVISIONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Antonio Grizzuti per ''la Verità''

È guerra di cifre tra la Commissione europea e il governo italiano. La pubblicazione delle consuete previsioni autunnali, caso mai ce ne fosse bisogno, ha segnato in maniera ancora più netta la crescente distanza tra Roma e gli euroburocrati. «Dopo la solida crescita registrata nel 2017», si legge in apertura, «l' economia italiana ha rallentato a partire dalla prima metà dell' anno per via del calo delle esportazioni e dell' indebolimento della produzione industriale». Per quanto riguarda l' anno in corso, la crescita del Pil è fissata all' 1,1%, il debito pubblico al 131,1%, mentre il deficit è previsto attestarsi all' 1,9%. Ma il peggio deve ancora venire. Nel 2019 il deficit dovrebbe schizzare al 2,9%, mentre la crescita dovrebbe rimanere stagnante all' 1,2%. Tutta colpa, scrivono da Bruxelles, delle misure programmate dal governo.

«La spesa pubblica», si legge nel focus dedicato all' Italia, «crescerà significativamente a seguito dell' introduzione del reddito di cittadinanza, di una maggiore flessibilità per i pensionamenti anticipati, e per l' aumento degli investimenti pubblici». Per effetto di questi provvedimenti, nel 2020 il rapporto deficit/Pil dovrebbe addirittura sforare il parametro previsto dal Patto di stabilità e crescita, attestandosi al 3,1%.

TRIA E MOSCOVICITRIA E MOSCOVICI
Uno scenario che prende in considerazione «l' incremento dei rendimenti sui titoli sovrani, risparmi più bassi derivanti dalla spending review e l' aumento della spesa pubblica come conseguenza del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici». Sul versante del debito pubblico, a causa del combinato disposto tra deterioramento fiscale e scarsa crescita, questo è previsto rimanere costante intorno al 131%. Nella giornata di ieri è intervenuto anche il Fondo monetario internazionale, confermando le stime per la crescita italiana all' 1,2% per il 2018, all' 1% per il 2019 e allo 0,9% per il 2020.

Numeri totalmente diversi da quelli dichiarati dall' esecutivo nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato a Bruxelles lo scorso 16 ottobre. Secondo il Mef, infatti, la crescita dovrebbe attestarsi all' 1,5% nel 2019 e all' 1,6% nel 2020, mentre per l' anno prossimo il deficit rimarrebbe contenuto al 2,4%.

TRIA E MOSCOVICITRIA E MOSCOVICI
Ma le previsioni Via XX Settembre risultano ottimistiche anche per ciò che concerne la prospettiva di riduzione del debito. Un calo che, seppur modesto, dovrebbe portare l' indebitamento al di sotto della soglia del 130% già nel 2020 (128,1%). Non meraviglia, dunque, la reazione del ministro dell' Economia, Giovanni Tria, che definisce le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano in «netto contrasto con quelle del governo italiano» e frutto di una «analisi non attenta e parziale del Dpb».

Nel corso di una conferenza stampa svoltasi ieri, il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, ha affermato che «bisogna rispettare le regole, la Commissione deve applicarle e non può fare altrimenti che agire nel quadro delle regole». «Spero in una soluzione comune, voglio un dialogo con l' Italia», ha aggiunto Moscovici, il quale pur dichiarandosi a «favore della flessibilità quando un Paese ha conosciuto catastrofi naturali», ha ribadito per l' ennesima volta che «esistono regole e dobbiamo farle rispettare».

Come ha spiegato nei giorni scorsi La Verità, appellandosi alla violazione degli obiettivi per l' anno in corso, esiste la possibilità concreta che la Commissione applichi sin da subito le sanzioni previste dalla procedura per disavanzo eccessivo. Una multa pesante sia dal punto di vista economico (si parla di importi che variano dai 3,5 agli 8 miliardi di euro) che politico.
juncker dombrovskisJUNCKER & DOMBROVSKIS IN SUONATI

Questo è il clima, giova ricordarlo, a soli cinque giorni dal termine fissato da Bruxelles per riformulare la bozza di bilancio in conformità alle regole europee. Le sciagure profetizzate nelle previsioni autunnali fanno parte della strategia del terrore messa in campo dai burocrati per aumentare la pressione nei confronti del governo. Non si può dire, però, che si tratti di un' arma particolarmente affilata.

Come si legge nella tabella qui sopra, andando a ritroso negli anni, infatti, è facile osservare come nella stragrande maggioranza dei casi le ipotesi della Commissione si siano rivelate infondate. Mettendo a confronto i dati reali con le stime degli ultimi cinque anni relative a deficit, debito pubblico e crescita, si rileva che a Bruxelles hanno azzeccato una sola volta su quindici: eravamo nel 2017, con un deficit previsto, e poi confermato dalla realtà, al 2,4% del Pil.

A volte l' errore è stato per difetto, altre per eccesso, ma si capisce bene che finché ci troviamo nel campo delle possibilità questi numeri lasciano il tempo che trovano. Sarà anche per questo motivo che, nonostante i consueti proclami e le ormai abituali minacce, anche ieri lo spread è rimasto stabile sotto quota 300, chiudendo a 294.

Fonte: qui

CHIESTI 10 MESI PER IL SINDACO VIRGINIA RAGGI NEL PROCESSO PER FALSO, DOMANI LA SENTENZA


IL M5s: IN CASO DI CONDANNA DIMISSIONI SUBITO E SI TORNA AL VOTO 

IL PM: “LA SINDACA MENTÌ PER EVITARE LE DIMISSIONI” 

L’EX CAPO DI GABINETTO CARLA RAINERI: "MARRA COME RICHELIEU, LA RAGGI? UNA ZARINA AI TEMPI DI RASPUTIN" 

LA SINDACA CHIEDE DI POTER REPLICARE: "DICHIARAZIONI SURREALI"

Ilaria Sacchettoni e Clarida Salvatori per corriere.it

È iniziata intorno alle 10 l’udienza del processo che vede imputata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per il reato di falso in relazione alla nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio. In aula, per essere ascoltata, l’ex capo di gabinetto del Comune, Carla Raineri. Dopo di lei la parola è passata al pm, che ha anche chiesto l’acquisizione del codice etico M5S vigente nel 2016, per la requisitoria: «Raggi mentì per non essere costretta a dimettersi».
VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA

Secondo programma toccherà poi alla difesa. Ma la sindaca Raggi ha chiesto di poter replicare alle dichiarazioni rese in mattinata dalla Raineri, poiché -secondo la prima cittadina - «la sua deposizione è stata a tratti surreale». In tribunale, oltre alla sindaca che ha assistito a tutte le udienze, presenti anche il capogruppo M5s in Campidoglio, Giuliano Pacetti e i consiglieri comunali Pietro Calabrese e Angelo Sturni.
Raineri: «Le gerarchie erano state sovvertite»
«Trovai un guscio vuoto. Il gabinetto capitolino era stato svuotato. Le funzioni erano state esportare verso Romeo e Marra. Il primo aveva una strana delega ai lavori di giunta e un’altra, che definirei eccentrica, alle partecipate. Si consentiva a Romeo di entrare a gamba tesa nelle decisioni di Marcello Minenna (ex assessore al Bilancio del Comune di Roma, ndr). In questa situazione era sorprendentemente surreale che il capo di gabinetto non avesse nemmeno contezza del flusso informativo. Ricordo con sconcerto un caso: quello del terremoto. Pensavo di dovermi occupare di una riunione straordinaria di Giunta per stabilire tutta una serie di cose da fare in occasione del sisma. Mi chiesero invece di istruire una pratica per autorizzare Luca Bergamo (assessore capitolino alla Cultura e vice sindaco, ndr) ad assentarsi e andare al festival di Venezia. Non riuscivo a dialogare con Raggi. Mi sentivo sempre rispondere: “Ne parli con Romeo o con Marra”. Le gerarchie erano sovvertite».
RAGGI MARRARAGGI MARRA
«Marra come Richelieu, Raggi una zarina ai tempi di Rasputin»
RAGGI DI MAIORAGGI DI MAIO
È un fiume in piena la Raineri in aula: «Si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era maleducato». E ancora: «Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, “eminenza grigia”, “Richelieu”, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un generale dei Carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto da lì a poco la sindaca si fece venire dubbi sulla mia nomina».
raggi marra frongia romeoRAGGI MARRA FRONGIA ROMEO

raggiRAGGI




















M5S Da www.metronews.it

Nessun escamotage. Se domani il verdetto per la sindaca di Roma Virginia Raggi dovesse essere la condanna in primo grado, il M5S terrà la linea dura. Dunque dimissioni subito, e, in caso di mancato passo indietro, 'cartellino rosso': per i 5 Stelle l'espulsione sembra l'unica via praticabile.

CARLA RAINERI VIRGINIA RAGGICARLA RAINERI VIRGINIA RAGGI
I vertici del M5S non si sbilanciano ufficialmente sul destino della prima cittadina e su un eventuale piano B anche per "non influenzare i giudici". Ma ai piani alti del Movimento la strada in caso di condanna sembra già tracciata: "Per il M5S sarebbe inevitabile il ritorno alle urne", spiega all'Adnkronos una fonte governativa 5stelle.

Per il Movimento la partita, in caso di verdetto sfavorevole, sarebbe chiusa: condanna uguale via dal Campidoglio. A quel punto starebbe solo alla sindaca e alla sua maggioranza decidere se andare avanti senza la bandiera del Movimento, 'traslocando' al gruppo misto. Sempre che riesca a mantenere i numeri per non far cadere la giunta.

9 Novembre 2018

Fonte: qui
roma dice basta la manifestazione al campidoglio contro la raggi 11ROMA DICE BASTA LA MANIFESTAZIONE AL CAMPIDOGLIO CONTRO LA RAGGICARLA RAINERICARLA RAINERI

SE A ROMA SI PIANGE PER L'ATAC, IN LOMBARDIA C'E' LO STRAZIO "TRENORD"


LORENZO ZILIANI PUBBLICA SU FACEBOOK UN DIVERTENTE "RESOCONTO" DI UN ANNO DA PENDOLARE SULLE LINEE FERROVIARIE CON RITARDI, DISSERVIZI, PROBLEMI E DISASTRI DI TUTTI I TIPI



ATTENTATO TERRORISTICO A MELBOURNE DOVE UN UOMO, SEMINA IL PANICO, AL GRIDO "ALLAH AKBAR"


LANCIA LA SUA AUTO CONTRO UN CENTRO COMMERCIALE E LE DÀ FUOCO PRIMA DI ACCOLTELLARE TRE PASSANTI, UCCIDENDO UN UOMO

SULLA SUA MACCHINA SONO STATE TROVARE BOMBOLE DI GAS 

L’ATTENTATORE HA POI TENTATO DI COLPIRE CON IL COLTELLO GLI AGENTI CHE GLI HANNO SPARATO 



La polizia australiana ha trovato bombole di gas sul veicolo dell'uomo che ieri mattina ha aggredito a coltellate tre passanti a Melbourne uccidendone uno e ferendo gli altri due. Lo riporta Sky News. La polizia australiana ha reso noto che l'attacco viene trattato come un atto terroristico.

Marta Serafini per “www.corriere.it”

attacco a melbourne 12ATTACCO A MELBOURNE 
Torna la paura a Melbourne, dove una persona è stata uccisa e altre sono state ferite in un attacco con il coltello vicino alla centralissima Bourke Street.

Tutto è iniziato nel primo pomeriggio, quando una serie di esplosioni sono state udite vicino a Bourke Street in un'aerea commerciale e che ospita numerosi uffici alle 16.20 ora locale (le 6.20 del mattino in Italia). Un’auto è stata data alle fiamme, secondo quanto riportano i testimoni e secondo quanto si evince dalle immagini postate in rete dagli utenti e dai media locali.
attacco a melbourne 11ATTACCO A MELBOURNE 

A incendiare l'auto sarebbe stato l'autore dell'attacco che avrebbe lanciato il suo pick up contro un centro commerciale della città prima di scendere dal veicolo e iniziare a colpire i passanti.

Centinaia di agenti sono accorsi sul posto. La polizia ha isolato l’aerea. Il sospettato è stato fermato, ha tentato di colpire con il coltello gli agenti che gli hanno sparato.

L'uomo, alto e di corporatura robusta, è stato arrestato e trasferito all’ospedale «in condizioni critiche», poi in seguito deceduto, dopo che gli è stato sparato un colpo al petto, secondo quanto riferito in una nota ufficiale. 

attacco a melbourne 1ATTACCO A MELBOURNE 
La polizia ha fatto sapere di non star cercando altri sospettati e di aver per il momento elementi che possano far pensare al terrorismo.

La città di Melbourne è stata teatro negli ultimi anni di diversi attacchi. Uno dei più gravi nel dicembre 2017 quando un uomo si lanciò sulla folla con un Suv facendo 19 feriti. Nel giugno dello stesso anno, invece, un australiano di origini somale con precedenti penali ha preso in ostaggio una donna e ucciso un uomo, prima di essere ucciso dalla polizia. Quest'ultimo attacco è stato rivendicato dall'Isis.
attacco a melbourne 10ATTACCO A MELBOURNE attacco a melbourne 13ATTACCO A MELBOURNE attacco a melbourne 15ATTACCO A MELBOURNE attacco a melbourne 16ATTACCO A MELBOURNE attacco a melbourne 9ATTACCO A MELBOURNE attacco a melbourne 8ATTACCO A MELBOURNE attacco a melbourne 7ATTACCO A MELBOURNE 

Fonte: qui


“SISTO IL MIO CUORE SI SPEZZA”, IL DOLORE DI RUSSELL CROWE PER  L’ITALIANO SISTO MALASPINA, VITTIMA DELL’ATTENTATO DI MELBOURNE 

IL 74ENNE COMPROPRIETARIO DI PELLEGRINI’S CAFÉ, POPOLARISSIMO RITROVO VICINO AL PARLAMENTO DELLO STATO DI VICTORIA, È STATO UCCISO DAL 30ENNE DI ORIGINI SOMALE, HASSAN KHALIF SHIRE ALI 

L’ATTORE: "ERA COME LO ZIO PREFERITO. QUANDO CI SIAMO CONOSCIUTI, IO ERO UN ATTORE DI TEATRO MAL PAGATO, LUI MI HA SEMPRE TRATTATO COME UN PRINCIPE”

sisto malaspina croweSISTO MALASPINA CROWE
È un italiano che con il suo bar aveva fatto conoscere il caffè espresso a Melbourne diventando un’istituzione nella città australiana la vittima dell’attacco terroristico di venerdì. Il 74enne Sisto Malaspina, comproprietario di Pellegrini’s Café, popolarissimo ritrovo vicino al Parlamento dello Stato di Victoria, è stato ucciso dal 30enne di origini somale, Hassan Khalif Shire Ali che ha aggredito passanti e poliziotti con un coltello nel centro di Melbourne, a Bourke Street.
Il suo nome, così come la sua gentilezza e il perenne sorriso, erano amatissimi dagli avventori del Pellegrini’s Cafe, tra cui l’attore Russell Crowe. Da quanto riportano alcuni media locali, è stato lo stesso Sisto, ignaro, ad accorrere in aiuto del giovane quando la sua macchina ha preso fuoco ed è stato colpito a morte. Il suo assassinio ha sconvolto tanti a Melbourne, come dimostrano i fiori e i tributi lasciati fuori dal caffè che ha abbassato le serrande fino a lunedì.
sisto malaspina nino pangrazioSISTO MALASPINA NINO PANGRAZIO
attacco a melbourne 9ATTACCO A MELBOURNE 











Un dolore terribile per Nino Pangrazio, suo socio da una vita: si conoscevano da 54 anni e lavoravano insieme da 44. «Amava la vita, era sempre contento, mai una brutta parola, sempre con il sorriso sulla faccia e la battuta pronta». «Una parte importante della mia vita se ne è andata», ha aggiunto, sostenendo che proprio la settimana scorsa a Sisto era nata una nipote, la prima. A ricordarlo su Twitter sono in tanti, a cominciare dall’attore Russell Crowe che, in italiano, scrive: «Sisto, il mio cuore si spezza...». «Frequentavo il Pellegrini’s fin dal 1987, non sono mai passato da Melbourne senza andare a trovare Sisto», ha aggiunto, dicendosi, sempre in italiano, «così triste». «Era come lo zio preferito, una delle ragioni per le quali amo andare a Melbourne. Quando ci siamo conosciuti, io ero un attore di teatro mal pagato, lui mi ha sempre trattato come un principe», ha scritto l’attore australiano in un altro tweet, rilanciando i messaggi di cordoglio di altri personaggi, tutti smarriti per la fine del popolarissimo gestore del bar, figura molto conosciuta nella comunità italiana di Melbourne composta da 280.00 persone e apprezzata da tutti.


attacco a melbourne 8ATTACCO A MELBOURNE 

Tra gli avventori del suo caffè che ne piangono la morte c’è anche il leader dell’opposizione laburista, Bill Shorten che, sempre su Twitter, ha parlato di una notizia «scioccante, irreale e straziante»: «Frequentavo il Pellegrini’s fin dai tempi della scuola, ho visto Sisto lunedì scorso, ha insistito perché provassi una fetta della sua torta alle mandorle. È un’icona di Melbourne e un vero signore. Impossibile immaginare la devastazione della sua famiglia e dello staff». Il comico e presentatore tv Charlie Pickering ha ricordato come abbia «imparato ad amare il café al Pellegrini’s, ne ho presi tanti da Sisto negli anni», mentre l’attore e musicista Anthony Field ha «il cuore spezzato per la perdita di un simile grand’uomo e un amico per così tanti (me incluso) a causa di un atto di violenza senza senso».

attacco a melbourne 7ATTACCO A MELBOURNE 
Ma ci sono anche moltissime persone comuni che sulla Rete hanno ricordato il loro incontro con Sisto Malaspina. Il Pellegrini’s era noto per essere stato il primo della città ad avere la macchina per il caffè espresso e per lo stile anni ‘50 che non era cambiato quasi per niente con il trascorrere del tempo. Come aveva spiegato lo stesso Sisto Malaspina in un’intervista a Hospitality Magazine l’anno scorso, «il Pellegrini’s ha assistito a molti cambiamenti nei suoi 60 anni ma ne ha adottati pochi». Aperto nel 1954 e rilevato dalla coppia di soci nel 1974, non aveva mai modificato il menù, una rotazione di tradizionali piatti di pasta italiani.
sisto malaspinaSISTO MALASPINA
«Questo è il modo in cui il cibo dovrebbe essere preparato: non cibo contemporaneo, ma tradizionale, fatto in casa», «ingredienti freschi, presi dai coltivatori al mercato ai negozi, tutto fatto a mano». E parlando di sé, solo il mese scorso all’emittente nazionale Sbs, raccontava di «sentirsi come un nonno onorario per molti». «Sono stato benedetto da una buona salute» e quindi «continuo a lavorare le mie 70 ore settimanali come facevo 45 anni fa. Non mi muovo veloce, non faccio così tanti scalini, ma mi piace ancora farlo, mi sento necessario».

Fonte: qui
sisto malaspinaSISTO MALASPINA

CALIFORNIA IN FIAMME: ”ALMENO 5 MORTI”

MALIBU EVACUATA, IN FUGA IN 157MILA. TRA LORO ALCUNE STAR DI HOLLYWOOD (DA HARRISON FORD, GUILLERMO DEL TORO E MILEY CYRUS) 

IL FUOCO HA DIVORATO 8MILA ETTARI DI VEGETAZIONE 

LA CITTA’ DI PARADISE, NELLA ZONA DI SAN FRANCISCO, SAREBBE STATA COMPLETAMENTE DISTRUTTA 

Claudia Del Frate per corriere.it
california 5CALIFORNIA 

L’incendio che in queste ore sta devastando la California e che ha già costretto all’evacuazione totale della città di Malibu ha provocato anche dei morti. Lo ha annunciato Mark Ghilarducci, dell’ufficio servizi di emergenza dello Stato della California: «Sappiamo che ci sono dei feriti e dei morti e stiamo ancora provando a saperne di più», ha dichiarato in una conferenza stampa trasmessa in diretta su Facebook, aggiungendo che «l’estensione della distruzione che abbiamo visto è davvero incredibile e spezza il cuore». Più tardi le autorità hanno fornito un primo bilancio: i morti sono almeno 5: i corpi sono stati rinvenuti in alcune auto che sono state inghiottite dall’incendio. 
california 3CALIFORNIA 

Distrutti 8.000 ettari
Il fuoco ha già divorato almeno 8mila ettari di vegetazione. L’ordine di evacuazione è arrivato attorno a mezzogiorno, ora locale, quando una «cintura di fuoco»sulle colline ha cominciato a cingere d’assedio le case della rinomata cittadina balneare compresa nell’area metropolitana di Los Angeles. Lunghe colonne di auto si sono formate nel giro di poche ore sulle strade in uscita dalla città, specialmente verso nord. E’ stata immediatamente sospesa l’attività in tutte le scuole. Al momento le persone che sono state costrette a lasciare le loro case sono circa 157mila; tra loro anche alcune star di Hollywood che hanno casa proprio a Malibu; secondo il Daily Star tra loro ci sono l’attore Harrison Ford, il regista Guillermo Del Toro e la cantante Miley Cyrus.
Città distrutte
californiaCALIFORNIA
L’area interessata dall’incendio, che è partito in una zona a nord di Los Angeles, nel giro di 24 ore ha quadruplicato la sua estensione. «Abbiamo dovuto smettere di fronteggiare le fiamme per dedicarci esclusivamente a soccorrere la popolazione» ha dichiarato il capitano Scott McLean, del dipartimento di protezione forestale della California. Prima di Malibu era stata ordinata l’evacuazione di altre cittadine, ad esempio Paradise, aggredita da un altro devastante focolaio, nella zona stavolta di San Francisco: la città sarebbe stata completamente distrutta. Per timore di rimanere intrappolati nel traffico, molti automobilisti hanno abbandonato i loro veicoli e hanno proseguito disordinatamente la fuga a piedi. Migliaia di case, negozi e altri edifici sono già andati distrutti; sono inoltre esplosi alcuni serbatoi di gas per uso domestico, che hanno ulteriormente alimentato le fiamme. Ma l’ostacolo maggiore è dato dal vento che in alcune zone ha superato la velocità di 70 chilometri all’ora.
Altri 60mila a rischio
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Dave Richardson, comandante del dipartimento anti incendio di Los Angeles, teme che almeno altre 60mila persone saranno costrette alla fuga nelle prossime ore, dal momento che il fronte del fuoco ha sopravanzato la statale 101 e si sta muovendo in direzione della costa.

Fonte: qui

venerdì 9 novembre 2018

REFERENDUM – DOMENICA SI VOTA A ROMA SULLA MESSA A GARA DEL SERVIZIO DI TRASPORTO PUBBLICO DELLA CAPITALE


SI MOBILITANO I RADICALI, PROMOTORI DELLA CAMPAGNA, IL PD PER IL SI’, LA LEGA SUL FRONTE OPPOSTO: E’ UNO SPRECO DI SOLDI 

GLI APPELLI DI FERILLI E VERDONE: TUTTI A VOTARE

IL QUORUM AL 33% VIDEO

quesiti del referendum consultivo sono due. 
Il primo: “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”.
Il secondo: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”.

Maria Egizia Fiaschetti per il Corriere della Sera

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Ancora un giorno per provare a convincere gli indecisi, prima del silenzio che scatterà domani a 24 ore dall' apertura dei seggi (per votare, domenica dalle 8 alle 20, servono documento e tessera elettorale). Sono le battute finali del confronto sul referendum consultivo per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico di Roma, sul quale sono chiamati a esprimersi 2,4 milioni di cittadini.
Ieri anche Sabrina Ferilli ha invitato i romani a andare a votare.

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Nell' ultima settimana i Radicali, promotori della campagna, hanno moltiplicato i banchetti per diffondere il tam-tam sul territorio. Ma un militante di lungo corso ammette: «Sarà difficile raggiungere il quorum, quasi 800 mila Sì. Potremmo dirci soddisfatti se arrivassimo a 300 mila». Sul tetto minimo di votanti, un terzo degli aventi diritto, si è aperta una diatriba che rischia di finire davanti al Tar: «Il Comune ha indetto il referendum su Atac lo stesso giorno in cui ha approvato la modifica dello Statuto, che per quello consultivo non prevede il quorum - protesta Alessandro Capriccioli, segretario dei Radicali Roma - . Non si capisce perché sia rimasto, ma se centinaia di migliaia di cittadini fossero a favore sarebbe un dato politico del quale si dovrà tenere conto».

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Nel Pd la maggioranza ha sposato la battaglia - dal «turborenziano» Luciano Nobili a Roberto Giachetti fino all' ex vicesindaco Walter Tocci - ma alcuni, alla spicciolata, potrebbero non allinearsi. «Nel partito ha prevalso il "Sì" - ribadisce il capogruppo dem in assemblea capitolina, Giulio Pelonzi - . Speriamo che si raggiunga il quorum, la gestione scellerata di questa giunta rischia di segnare il destino dell' azienda». Favorevole all' apertura al libero mercato anche Forza Italia: «Atac deve essere valorizzata con una governance mista pubblico-privata che affianchi alle competenze specialistiche presenti in azienda l' approccio privatistico alla gestione delle commesse, mantenendo all' interno di Roma Capitale le funzioni di indirizzo e controllo», sottolinea Davide Bordoni, portavoce azzurro in aula Giulio Cesare.
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Sul fronte opposto la Lega, che ha già lanciato l' opa sul Campidoglio se la sindaca dovesse dimettersi in caso di condanna: «Il referendum è uno spreco di soldi che non risolve nulla - osserva Maurizio Politi, l' unico consigliere comunale del Carroccio -. L' azienda va riformata, ma la strada da seguire non è la messa a gara».

Indicazione di voto contraria anche da FdI: «La liberalizzazione c' è già con il 20% affidato a Roma Tpl e non mi sembra che la qualità sia migliore - ribadisce il capogruppo, Andrea De Priamo -. E poi se Atac diventasse una bad company salterebbe il concordato...». Scontata la linea del M5S, convinto che l' azienda debba rimanere pubblica. Posizione sulla quale converge anche la consigliera dissidente Cristina Grancio, passata al gruppo Misto: «Non ci si può arrendere all' idea che il privato sia la soluzione».

Fonte: qui