9 dicembre forconi

giovedì 30 agosto 2018

A FIRENZE È CACCIA ALL’UOMO: ROLANDO SCARPELLINI, UN EX CALCIANTE DÀ UN CEFFONE A UNA BARISTA, POI VA A PRENDERE UNA PISTOLA E TORNA A MINACCIARLA


L’UOMO SI BARRICA NELLA SUA AZIENDA DI IMBIANCATURA E POI SPARISCE NEL NULLA. L’ULTIMO MESSAGGIO A UN’AMICA: “SONO BRACCATO DALLA POLIZIA, STANOTTE MUOIO” (AUDIO CHOC)


Giovanni Spano per www.lanazione.it

Cala la sera e Rolando Scarpellini teme di andare incontro alla morte. «Sono braccato dalla polizia stanotte muoio» sentenzia a un’amica con un messaggio vocale. E’ la titolare del bar, in piazza dell’Isolotto dov’è cominciata questa vicenda assurda, solo in apparenza inspiegabile. O forse no, forse spera di riuscire a eclissarsi, per un istinto primordiale di conservazione in coda a una vita difficile.

«Ha fatto pazzie fin da quando era ragazzo» spiega un poliziotto dei tanti impegnati nella caccia all’uomo. Mente – e archivi – tornano al 3 settembre 1999, al suo pesante coinvolgimento nell’agguato a pistolettate a un calciante azzurro, David Rettori, davanti alla palestra «La Montagnola», tempio dei calcianti in preparazione atletica.

rolando scarpellini 3ROLANDO SCARPELLINI
Tornano a quello. E non solo. Anche se Rolando Scarpellini, 48 anni, che nel frattempo ha abiurato il colore Rosso per passare a parte Bianca, ha cercato di rifarsi una vita. Moglie e tre figli piccoli, gestisce una piccola società di imbiancatura, la Mirval.

Le avvisaglie del giorno di ordinaria follia di Scarpellini le sentono per primi alcuni amici e conoscenti dell’Isolotto al mattino. C’è chi lo invita a prendere un caffè, lui dice no.

«Era strano, nervoso», racconterà uno. «Il lavoro va male, nulla che vada bene» lo sentirà serrare i denti un altro. Scarpellini lo conoscono tutti. In piazza dell’Isolotto è di casa con la sua canina di taglia piccola.
rolando scarpellini 2ROLANDO SCARPELLINI

Anche al bar dove oltre alla titolare Eva lavora una dipendente, Katia. Nella mattinata lui, una montagna di muscoli, le sferra un sonoro manrovescio che la stordisce. Riporta la sospetta lesione d’un timpano. Perché? Non si sa. Finita qui?

No, è soltanto l’inizio. Scarpellini torna al bar intorno all’ora di pranzo. Ora ha addirittura una pistola, minaccia la dipendente, che sarà presa di lì a poco in consegna dalla polizia e portata in una struttura protetta.

rolando scarpellini 15ROLANDO SCARPELLINI
La situazione è tesissima, c’è un uomo armato, che ha minacciato e picchiato una donna. E i suoi precedenti poi. Inizia la caccia all’uomo, proseguirà nella notte, con epicentro l’Isolotto. Ma di Scarpellini, della fuga, si trovano solo alcune tracce. Testimoni verso le 14,30-15 sentono nitidamente colpi di pistola in via Libero Andreotti.

In questa, al civico 46, c’è il magazzino della «Mirval», la piccola impresa di imbiancatura del calciante. Però nessuno dice di aver visto la sua moto o la sua potente berlina di colore bianco, che posteggia abitualmente davanti al cancello che dà sulla piccola rampa d’accesso al magazzino dabbasso.
 
Lì in terra la Scientifica troverà 4-5 bossoli (di calibro diverso pare, ma grosso). Unità operative di pronto intervento, squadra mobile, volanti circondano magazzino e isolato convinti che Scarpellini sia lì e possa sparare, magari in un gesto autolesionistico. Un amico lo invita a uscire.

Come megafono alla mano fanno gli agenti. Un’ora e mezza più tardi, l’amara sorpresa: non c’è nessuno. La polizia va in Ciseri, una verifica. Niente. Cerca in una vecchia casa di famiglia di via degli Agrifogli. Rintraccia la moglie, al mare coi tre figli. La situazione diventa ancora più delicata: la polizia ‘intercetta’ un messaggio vocale terribile dell’uomo a un’amica: «Sono braccato. Stanotte muoio».

Di nuovo si cerca a casa dei genitori, in via Pio Fedi 81. Le rampe di scale del palazzone sono battute gradino per gradino: niente. Gli agenti si fanno dare le chiavi di garage e scantinati. Entrano: niente. Dov’è finito Rolando?

Fonte: qui

UNA RICERCA DIMOSTRA CHE SE AVETE RUGHE SULLA FRONTE PIÙ SONO PROFONDE PIÙ C’È IL RISCHIO DI INSORGENZA DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI CHE POSSONO PORTARE ALLA MORTE



Rughe profonde sulla fronte possono essere un segnale di precoci malattie cardiovascolari: secondo uno studio presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) a Monaco, le persone che hanno più rughe rispetto ai coetanei vanno incontro all’insorgere di malattie che possono portarle alla morte.

I ricercatori hanno evidenziato che le rughe potrebbero essere collegate all'aterosclerosi, l'indurimento delle arterie dovuto  all'accumulo e alla ossidazione delle lipoproteine nella parete arteriosa. 

problemi cardiovascolariPROBLEMI CARDIOVASCOLARI
 I cambiamenti nella proteina del collagene - che conferisce struttura ai nostri capelli, alla pelle e alle unghie - e lo stress ossidativo sembrano giocare un ruolo sia nell'aterosclerosi sia nella formazione delle rughe. Lo studio, inoltre, suggerisce che i minuscoli vasi sanguigni della fronte potrebbero essere più sensibili all'accumulo delle lipoproteine, il che significa che le rughe potrebbero essere un segno dell'invecchiamento.

Gli scienziati hanno analizzato un gruppo di 3.200 adulti, tutti sani, di 32, 42, 52 e 62 anni. A ciascuno è stato assegnato un punteggio in base alla profondità delle rughe sulla fronte e da allora sono stati seguiti per 20 anni: un punteggio pari a zero significava assenza di rughe, mentre un punteggio di tre significava "numerose rughe profonde".

Durante il periodo di studio il 15,2% aveva sviluppato due, tre rughe, il 6,6% ne aveva una sola e il 2,1% non ne aveva. Secondo gli autori della ricerca le persone con un punteggio medio avevano un rischio leggermente più alto di morire di malattie cardiovascolari rispetto alle persone senza rughe.
rughe 5RUGHE 5

Coloro che avevano punteggi più elevati avevano un rischio di morire quasi 10 volte maggiore rispetto a quelli che avevano punteggi pari a zero. Ovviamente tutti i dati sono stati tarati in base a età, sesso, istruzione, fumo, pressione sanguigna, frequenza cardiaca e diabete.

L'autrice dello studio, Yolande Esquirol, professoressa associato di medicina del lavoro presso il Centre Hospitalier Universitaire de Toulouse in Francia, ha dichiarato: «Si tratta di un metodo semplice che potrebbe aprire nuove strade alla prevenzione: basta guardare il viso di una persona per capire i rischi e poterle consigliare aggiustamenti sullo stile di vita, incitandola a mangiare meglio e a fare più esercizio fisico».

«Ponte Morandi non è sicuro»: la lettera di febbraio accusa Autostrade e Ministero

Il direttore manutenzioni della società scriveva sette mesi fa alla Direzione vigilanza e al Provveditorato perché fosse approvato urgentemente il progetto di rinforzo del viadotto di Genova: "Fate presto, è necessario incrementare la sicurezza"

Fabrizio Gatti dall' Espresso



Lo scenario del crollo del ponte Morandi ora cambia completamente. Dal 28 febbraio 2018 la Direzione generale per la vigilanza del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova e la Direzione maintenance e investimenti esercizio della società Autostrade per l'Italia sapevano che il viadotto aveva problemi di sicurezza.

L'Espresso ha scoperto una lettera firmata dal direttore della manutenzione, Michele Donferri Mitelli, che mette in guardia il ministero delle Infrastrutture sui rischi per il ritardo nell'approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del ponte.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
Non si sa chi abbia ricevuto l'avviso, poiché come destinatario è indicato soltanto l'ufficio. È noto comunque che la Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali è diretta da Vincenzo Cinelli, nominato il 14 agosto 2017 su proposta del ministro Graziano Delrio e confermato dall'attuale ministro Danilo Toninelli.

Mentre il capo del Provveditorato di Genova è l'architetto Roberto Ferrazza, lo stesso scelto da Toninelli come presidente della commissione d'inchiesta del ministero. E rimosso nel giro di una settimana, dopo che L'Espresso aveva scoperto che Ferrazza aveva dato parere favorevole al piano di Autostrade , senza prescrivere misure per garantire la sicurezza.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
Finora si sapeva che gli uffici coinvolti fossero al corrente soltanto del degrado della struttura , a cominciare dai tiranti consumati dalla corrosione del venti per cento. Ma nessun documento dimostrava che ingegneri e funzionari fossero consapevoli del pericolo, che ogni giorno e ogni notte decine di migliaia di automobilisti e camionisti stavano correndo.

La lettera di allarme del direttore di Autostrade è la seconda di cinque scritte al ministero tra il 6 febbraio e il 13 aprile 2018. In quella del 28 febbraio, protocollata dalla società con il numero 5003, il manager è esplicito. «Si fa riferimento a quanto in oggetto», scrive Michele Donferri Mitelli, «alla nostra precedente corrispondenza e alle interlocuzioni intervenute presso il Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alla presenza del vostro funzionario Uit Genova nella seduta del 1.2.2018». Quella del primo febbraio è la riunione presieduta dal provveditore Ferrazza, alla presenza del rappresentante genovese della Direzione generale per la vigilanza, l'ingegner Carmine Testa, capo del Uit, l'Ufficio ispettivo territoriale.
la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO

«Al riguardo», continua il direttore di Autostrade, «dal momento che non abbiamo più avuto evidenza se siano necessari ulteriori approfondimenti e/o elementi integrativi Vi significhiamo... di restare a Vostra disposizione qualora siano necessari chiarimenti e integrazioni in relazione agli aspetti tecnico-economici del progetto rappresentando, ancora una volta, l'urgenza che riveste la conclusione dell'iter approvativo dell'intervento».

«Vista l'importanza strategica dell'opera e la natura dell'intervento», aggiunge Donferri Mitelli, tenuto conto che il completamento delle procedure di affidamento può essere stimato in 13-15 mesi, «si ritiene, in considerazione del protrarsi dei tempi di approvazione, che l'intervento non possa essere in esecuzione prima del secondo semestre 2019 o inizio 2020. Tale circostanza comporterebbe una serie di ripercussioni sia per la pianificazione economica che», e proprio qui viene lanciato l'allarme, «per l'incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera. Per quanto sopra, Vi preghiamo di portare avanti l'iter autorizzativo quanto prima».

Il direttore della manutenzione di Autostrade il 28 febbraio 2018 è dunque consapevole che bisogna fare in fretta perché, per il ponte Morandi sul torrente Polcevera, è necessario un incremento di sicurezza: che evidentemente manca. E non bisogna più perdere tempo. Ma nessuno si attiva per proteggere il viadotto e quanti continuano a passarci sopra, con prescrizioni come la limitazione del traffico pesante e la riduzione delle corsie di marcia.

L'autorizzazione al progetto da parte della Direzione per la vigilanza che Michele Donferri Mitelli sollecita arriverà soltanto a giugno. Il viadotto crolla il 14 agosto uccidendo 43 persone e provocando lo sgombero di un intero quartiere. Ma già in febbraio sono evidentemente preoccupati nella società Autostrade per l'Italia, ora accusata dal governo di aver lasciato per anni deperire la struttura oltre il punto di non ritorno. Fino a ottobre 2017 non avrebbero fatto abbastanza, a parte l'ordinaria manutenzione.
QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA

Tra il 9 e il 13 ottobre il Politecnico di Milano, con uno studio commissionato dalla concessionaria, segnala che nel pilone 9 ci sono anomalie che vanno approfondite. Il progetto esecutivo per il potenziamento dei tiranti viene revisionato. Quindi tra il 30 ottobre e il 3 novembre la società lo invia alla Direzione per la vigilanza sulle concessionarie. E lì al ministero, l'ufficio di Cinelli il 5 dicembre lo gira al Provveditorato di Genova per il parere obbligatorio. Il comitato tecnico amministrativo del Provveditorato si riunisce il primo febbraio. Il progetto torna alla direzione generale di Cinelli e sparisce fino a metà giugno. Due mesi dopo proprio il pilone 9 si sbriciola.

Vincenzo Cinelli risponde direttamente al capodipartimento delle Infrastrutture e, al di sopra, al capo di gabinetto del ministro. Tanto che oggi tre componenti del suo ufficio di vigilanza, che non sembra aver vigilato abbastanza, compongono la commissione d'inchiesta nominata da Toninelli. Un cortocircuito che al nuovo governo continua a sfuggire.
Sono le carte a dirci ora che il ponte Morandi da mesi non garantiva la sicurezza, al punto da rendere necessario un urgente incremento. L'inchiesta della Procura si arricchisce così di molti testimoni: i tecnici della società che soltanto da ottobre 2017 si preoccupa di intervenire sulla stabilità del viadotto, il direttore delle manutenzioni Donferri Mitelli che lancia l'allarme già a febbraio 2018, il direttore generale del ministero Cinelli, il provveditore Ferrazza, l'ispettore territoriale Testa, i membri con diritto di voto nel comitato tecnico amministrativo del Provveditorato di Genova. Giorno dopo giorno, l'elenco si allunga.

PIÙ DI UN MILIONE E MEZZO DI PERSONE IN ITALIA LAVORA SENZA VERSARE CONTRIBUTI

IL LAVORO NERO COSTA ALLO STATO 20 MILIARDI E 600 MILIONI DI EURO. IL 64% DELLE AZIENDE È IRREGOLARE 

IL SOMMERSO E' IN FORTE AUMENTO DOPO LA DEPENALIZZAZIONE AVVENUTA COL JOBS ACT

Giulia Cimpanelli per www.corriere.it

Il 64 per cento delle aziende controllate dall’Ispettorato del lavoro nel 2017, 103.498 su 160.347, presentava irregolarità, da forme di elusione previdenziale, assicurativa e fiscale (come il mancato assoggettamento a Inps, Inail e Irpef di parte della retribuzione corrisposta), a lavoro parzialmente «sommerso» (per esempio, rapporti in part-time che, invece, risultano a tempo pieno) fino a lavoro completamente in «nero».

Il lavoro nero
Sono oltre un milione e mezzo le persone senza contributi e che non risultano al fisco anche se lavorano regolarmente ogni giorno in aziende italiane, almeno in una su tre di quelle controllate dall’Ispettorato del lavoro nel 2017.
LAVORO NEROLAVORO NERO

Un piccolo esercito che resta nascosto e che però ogni anno fa perdere allo Stato, in gettito mancato, tra redditi non dichiarati e contributi non pagati, circa 20 miliardi e 600 milioni di euro.

A rivelarlo è la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, che ha rielaborato i dati del primo anno di attività dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

RENZI JOBS ACT 3RENZI IL PALLONARO
«Il sommerso — dice il presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro Rosario De Luca — è in forte aumento soprattutto dopo la depenalizzazione, avvenuta col Jobs act, del reato di intermediazione fraudolenta di manodopera».

I risultati
VOUCHER BUONO LAVOROVOUCHER BUONO LAVORO

Nel 2017, però, l’Ispettorato ha raggiunto alcuni obiettivi, applicando le nuove, più pesanti sanzioni in materia di caporalato nel settore agricolo: «Si registrano — dicono — il deferimento di 94 persone all’Autorità Giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto, e l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento.

Il 2018 presenta, poi, dei dati relativi ancor più incoraggianti: nel primo semestre dell’anno in corso si rileva il deferimento di 60 persone all’Autorità Giudiziaria, delle quali una in stato di arresto e 47 in stato di libertà, e l’individuazione di 396 lavoratori coinvolti, mentre sono stati adottati nove provvedimenti di sequestro».

Fonte: qui

''IL PD OGGI SI INDIGNA PER SALVINI MA LE POLITICHE DI MINNITI ERANO PRATICAMENTE IDENTICHE"

''PAGARE TRIBÙ E GRUPPI LOCALI PER TENERE UOMINI E DONNE NEI LAGER LIBICI, DOVE LE RAGAZZE (SPESSO BAMBINE) VENIVANO STUPRATE PROPRIO COME LE ERITREE DELLA 'DICIOTTI'. OGGI CHI ACCUSA SALVINI HA PERSEGUITO UNA POLITICA ALTRETTANTO DISSENNATA E CRUDELE. CON QUALCHE ACCORTEZZA FORMALE E QUALCHE IPOCRISIA IN PIÙ''
Ritanna Armeni per www.linkiesta.it

Tutte le donne sbarcate dalla Diciotti hanno dichiarato di essere state stuprate in Libia. I medici che le hanno visitate hanno confermato. Tutte. Perché lo stupro non è nei campi dai quali provengono e nei luoghi che hanno attraversato per tentare di raggiungere il barcone che doveva portarle sulle ambite coste italiane, un’eccezione, un atto barbaro e vili perpetrato da alcuni – pochi – uomini nei confronti di alcune – poche - donne.
BOSCHI MINNITIBOSCHI MINNITI
È la norma, il comportamento prevalente, l’ovvio quando s’incontra una donna sola, senza difese, ricattabile. Soprattutto se è stata presa e rinviata in uno dei tanti campi di detenzione dove oggi si raccolgono i disgraziati rimandati indietro o che non ce l’hanno fatta a partire.

L’attuale ministro dell’Interno lo sa bene, ma non gliene frega niente. L’importante per Salvini è mettere in moto la macchina della propaganda, quella che lo mostra ai suoi e all’Europa duro, forte, capace di stroncare i traffici, di salvaguardare il territorio italiano, di combattere una presunta criminalità. Propaganda certo, ma efficace e pericolosa.

minniti haftarMINNITI HAFTAR
Che non si ferma neppure di fronte alla violenza, allo stupro, alla certezza che a questo sarebbero ancora condannate le donne se fossero costrette a rientrare. Ho sentito molta indignazione da parte chi avversa Matteo Salvini. Giusta indignazione. Ho percepito solidarietà con le donne e gli uomini della Diciotti. Anche queste sacrosante. Ho visto leader politici recarsi sul porto di Catania per testimoniare contro una politica crudele in nome dell’accoglienza e della solidarietà.

Ma ho constatato anche, soprattutto a sinistra, molte dimenticanze, un oblio profondo, una rimozione sconfinata. La politica sull’immigrazione perseguita dal governo sostenuto fino a qualche mese fa da chi protestava, le linee indicate e seguite dal ministro dell’Interno di quell’esecutivo, Marco Minniti, hanno previsto e praticato nei mesi scorsi il blocco alle partenze di tante donne che nei campi libici subivano già allora indicibili violenze.

gentiloni pinotti minnitiGENTILONI PINOTTI MINNITI
Che ha dato denaro a gruppi e tribù che poi di quei profughi e di quelle donne hanno fatto quel che hanno voluto, protetti questa volta da accordi internazionali, agevolati dall’acquiescenza del governo italiano. Tutti sapevano quel che avveniva nei campi dove chi voleva arrivare in Italia era costretta a restare. Tutti avevano chiara la sorte di quelle donne, molte delle quali giovanissime, alcune ancora bambine.

Allora – e stiamo parlando solo di qualche mese fa – questa era la politica civile di una sinistra progressista che oggi predica l’antirazzismo. E che quindi, malgrado gli sforzi compiuti, non appare credibile. Come si fa a credere a chi quando era al governo quelle donne le avrebbe lasciate all’inferno? A chi pur sapendo che cosa toccava in sorte a loro in Libia, non ha avuto dubbi a finanziare chiunque pur di farle rimanere lì, pur di “risolvere il problema”?

SALVINI MIGRANTISALVINI MIGRANTI
Marco Minniti, in un'intervista su Repubblica, accusa Matteo Salvini di provocare “uno slittamento della democrazia”, “di aver creato una situazione senza precedenti e senza giustificazione”. Probabilmente è vero. Ma quelle parole vengono da chi non ha esitato a perseguire una politica altrettanto dissennata e crudele. Con qualche accortezza formale e qualche ipocrisia in più. Non si può dimenticare, non dobbiamo dimenticare. Anche quando combattiamo Salvini.

Fonte: qui

mercoledì 29 agosto 2018

Preparatevi ad una maxi-svalutazione cinese


























Per oltre un anno ho sostenuto che le minacce commerciali del presidente Trump dovevano essere prese sul serio, mentre la maggior parte di Wall Street le ha minimizzate. Ora le guerre commerciali sono qui come ci aspettavamo, e peggioreranno prima di essere risolte.

Le guerre tra valute sorgono in una condizione di troppo debito e di crescita troppo scarsa. Le potenze economiche cercano di sottrarre la crescita ai loro partner commerciali svalutando le loro valute per promuovere le esportazioni ed importare l'inflazione.

Ma la Cina non può percorrere molto a lungo la via dei dazi.

Importa solo circa $150 miliardi di esportazioni statunitensi. Alla velocità con cui stanno andando, finiranno le merci su cui imporre dazi. Trump può andare avanti perché gli Stati Uniti importano molto di più dalla Cina.

Ma i cinesi sono ossessionati dal non voler perdere la faccia. Il presidente cinese Xi è appena stato nominato dittatore a vita. Non vuole iniziare il suo nuovo regime dittatoriale facendo marcia indietro da un braccio di ferro con Donald Trump. Quindi ha bisogno di un'altra opzione.

Affinché la Cina continui a combattere, ha bisogno di una risposta asimmetrica; ha bisogno di combattere la guerra commerciale con qualcosa di diverso dai dazi.

La Cina detiene oltre $1,200 miliardi di titoli del Tesoro statunitensi. Alcuni analisti dicono che la Cina può scaricare questi titoli del Tesoro sui mercati mondiali e far aumentare i tassi d'interesse negli Stati Uniti. Ciò farà aumentare anche i tassi dei mutui, danneggerà il mercato immobiliare negli Stati Uniti e potrebbe scaraventare l'economia statunitense in una recessione. Gli analisti la definiscono "l'opzione nucleare della Cina" quando si tratta di combattere una guerra finanziaria con Trump.

C'è solo un problema.

Tale opzione è un disastro. Se la Cina vendesse alcuni dei titoli del Tesoro USA in suo possesso, si auto-danneggerebbe perché qualsiasi aumento dei tassi d'interesse ridurrebbe il valore di mercato di ciò che ha ancora in pancia.

Inoltre ci sono un sacco di acquirenti in giro se la Cina diventasse un venditore. Quei titoli del Tesoro USA verrebbero acquistati dalle banche degli Stati Uniti, o persino dalla stessa FED. Se la Cina perseguisse una versione estrema di questo dumping, il Presidente degli Stati Uniti potrebbe interromperla con una sola telefonata al Tesoro USA.

Questo perché gli Stati Uniti controllano il libro mastro digitale che registra la proprietà di tutti i titoli del Tesoro USA. Potrebbero congelare i conti obbligazionari cinesi e questa sarebbe la fine. Quindi non vi preoccupare quando sentite che la Cina può vendere i titoli del Tesoro statunitensi. La Cina è bloccata. Non ha una cosiddetta opzione nucleare in questo mercato.

Ma se non può vincere una guerra commerciale, può provare a vincere una guerra tra valute invece...

Sebbene la Cina non abbia una cosiddetta "opzione nucleare", questo non significa che non abbia proiettili in una guerra finanziaria. La Cina non può imporre tanti dazi quanto Trump e non può scaricare i titoli del Tesoro USA, ma può contrastare la guerra commerciale combattendo una guerra tra valute.

Se Trump impone dazi del 25% sulle merci cinesi, la Cina potrebbe semplicemente svalutare la propria valuta del 25%. Ciò tornerebbe a rendere meno i cari i prodotti cinesi per gli acquirenti statunitensi. L'effetto netto sul prezzo rimarrebbe invariato e gli americani potrebbero continuare a comprare beni cinesi allo stesso prezzo in dollari.

L'impatto di una tale svalutazione non sarebbe limitato alla guerra commerciale. Uno yuan più economico esporta deflazione dalla Cina verso gli Stati Uniti e rende più difficile per la FED raggiungere il suo obiettivo d'inflazione.

Inoltre le ultime due volte che la Cina ha provato a svalutare la sua valuta, agosto 2015 e dicembre 2015, i mercati azionari statunitensi sono crollati di oltre l'11% nel giro di poche settimane. Quindi se la guerra commerciale dovesse intensificarsi, come mi aspetto, non preoccupatevi che la Cina imponga dazi doganali.

Guardate la valuta, ecco dove la Cina reagirà. Quando lo farà, i mercati azionari statunitensi saranno le prime vittime.

Forse pensate che sia improbabile perché sarebbe una reazione estrema da parte della Cina, ma dovete mettervi nei panni della leadership cinese.

Queste non sono questioni accademiche per i leader cinesi, entrano nel cuore della loro legittimità al governo.

L'economia cinese non si limita a fornire posti di lavoro, beni e servizi. Riguarda la sopravvivenza del Partito Comunista Cinese che affronta una crisi esistenziale se non riesce ad apparire forte. L'imperativo della leadership cinese è quello di evitare disordini sociali.

Se la Cina andasse incontro ad una crisi finanziaria, Xi potrebbe perdere rapidamente quello che i cinesi chiamano "Il mandato dal cielo". Questo termine descrive l'intangibile benevolenza e il sostegno popolare che sono stati necessari agli imperatori per governare la Cina negli ultimi 3,000 anni.

Se il mandato dal cielo è perduto, un governante può cadere rapidamente.

Metà degli investimenti della Cina sono uno spreco totale di capitali; producono lavori ed utilizzano input come cemento, acciaio, rame e vetro, ma il prodotto finito, che sia una città, una stazione ferroviaria o un'arena sportiva, è spesso una cattedrale nel deserto che rimarrà inutilizzata.

Negli ultimi anni la crescita cinese è stata del 6.5-10%, ma in realtà è stata più vicina al 5% o più bassa una volta effettuato un aggiustamento agli sprechi. Il paesaggio cinese è disseminato di "città fantasma" che sono il risultato di investimenti improduttivi e di un modello di sviluppo imperfetto.

Quel che è peggio è che queste cattedrali nel deserto vengono finanziate con un debito che non potrà mai essere ripagato, senza contare la manutenzione necessaria nel caso volessero essere utilizzate in futuro.

Essenzialmente la Cina ha di fronte un dilemma senza una via d'uscita: da un lato, la Cina ha guidato la crescita negli ultimi otto anni con credito in eccesso, investimenti infrastrutturali inutili e schemi di Ponzi.

La leadership cinese lo sa, ma ha dovuto tenere in moto la macchina della crescita per creare posti di lavoro per milioni di migranti che si trasferivano dalle campagne alle città e per sostenere i posti di lavoro per altri milioni già nelle città.

I due modi di sbarazzarsi del debito sono la deflazione (che si traduce in liquidazioni, fallimenti e disoccupazione) o inflazione (che si traduce in furto di potere d'acquisto, simile ad un aumento delle tasse).

Entrambe le alternative sono inaccettabili per i comunisti, perché mancano della legittimità politica per sopportare disoccupazione o inflazione. Entrambe le politiche causerebbero disordini sociali ed innescherebbero una potenziale rivoluzione.

Le contraddizioni interne della Cina sono tante e deve confrontarsi con un sistema bancario insolvente, una bolla immobiliare e uno schema di Ponzi (es. wealth management products, WMP) da $1,000 miliardi che sta iniziando a crollare.

Uno yuan molto più debole darebbe alla Cina un po' di spazio di manovra politico in termini di utilizzo delle sue riserve per risolvere alcuni di questi problemi.

Una maxi-svalutazione della sua valuta è probabilmente il modo migliore per evitare i disordini sociali che terrorizzano la Cina.

Quando ciò accadrà, probabilmente entro la fine di quest'anno in risposta alla guerra commerciale di Trump, gli effetti non saranno limitati alla Cina. Una grande svalutazione dello yuan rappresenterà un evento critico come lo è stato quello dell'agosto e dicembre 2015 (entrambe le volte le azioni degli Stati Uniti sono scese oltre il 10% in poche settimane).

La Cina non ha un'opzione nucleare nella guerra commerciale, ma ha un'arma molto potente che è pronta ad usare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncellifrancescosimoncelli.blogspot.it/

SI CHIAMA CAR-T ED È LA TERAPIA CELLULARE IN GRADO DI ATTACCARE IL CANCRO


LA COMMISSIONE EUROPEA HA DATO IL SUO VIA LIBERA ALLA CURA, CHE SI BASA SU CELLULE OTTENUTE DAL PAZIENTE E GENETICAMENTE MODIFICATE IN LABORATORIO 
SI POTRÀ USARE SUI CHI NON RISPONDE ALLA TERAPIA TRADIZIONALE: ECCO COME FUNZIONA, E QUANTO COSTERÀ…
Valentina Arcovio per “il Messaggero”

terapia car t 6TERAPIA CAR T
Per la prima volta due «farmaci viventi» entrano ufficialmente nell' arsenale anticancro in Europa, e quindi anche in Italia. La Commissione europea, infatti, ha dato il suo via libera a due terapie cellulari CAR-T, basate su cellule geneticamente modificate per attaccare il tumore.
Una si chiama tisagenlecleucel e viene prodotta dalla Novartis. È stata approvata per l' utilizzo contro due tipi di tumori, la leucemia linfoblastica acuta a cellule B nei pazienti pediatrici e fino ai 25 anni di età e il linfoma diffuso a grandi cellule B negli adulti. In entrambi i casi va usata per le forme che non rispondono alle terapie tradizionali.
terapia car t 9TERAPIA CAR T
L' altra terapia CAR-T approvata è l' axicabtagene ciloleucel, messa a punto dall' azienda Gilead, per il trattamento contro due forme aggressive di linfoma non Hodgkin, il linfoma diffuso a grandi cellule B e il linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B.
LA TECNOLOGIA
Entrambe le terapie si basano su una tecnologia, la CAR-T, considerata una frontiera della medicina. «L' approccio - spiega Roberto Orecchia, direttore scientifico dell' Istituto europeo di oncologia - si basa sull' impiego di cellule ottenute dal sangue del paziente stesso e modificate geneticamente in laboratorio con le metodiche dell' ingegneria molecolare».
terapia car t 8TERAPIA CAR T
Le due terapie approvate consistono nell'«educare geneticamente» i linfociti del paziente a cercare, riconoscere e eliminare le cellule di leucemia o linfoma, dalle quali il paziente è affetto. Il recettore chimerico dell' antigene (Chimeric Antigen Receptor, CAR) è una proteina creata in laboratorio capace di riconoscere il tumore e attivare i linfociti T.
«Con questo approccio si stanno ottenendo in numerosi casi risposte di lunga durata, e forse guarigioni definitive, in soggetti nei quali la malattia non è più controllabile con le terapie convenzionali», sottolinea Orecchia.
terapia car t 5TERAPIA CAR T
Come nel caso del bambino di 4 anni malato di leucemia linfoblastica acuta che, dopo esser stato trattato qualche mese fa all' Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma con la terapia CAR-T, nel suo midollo non è stata trovata traccia della malattia.
«Da allora abbiamo trattato altri 8 bambini, ottenendo una risposta completa», riferisce Franco Locatelli, responsabile del centro di Oncoematologia presso l' ospedale pediatrico romano che ha perfezionato la metodica, grazie al sostegno dell' Associazione italiana per la ricerca sul cancro.
terapia car t 3TERAPIA CAR T
Risultati straordinari, questi, che ha spinto il team di Locatelli ad applicare lo stesso approccio contro un tumore solido, il neuroblastoma, tra le neoplasie cerebrali più diffuse nei bambini. Sono gli unici in Italia, e in Europa, ad averlo fatto. «Abbiamo già ottenuto risultati incoraggianti sui primi 5 pazienti e questo ci dimostra che è possibile estendere con successo la terapia CAR-T a diverse neoplasie, non solo quelle ematologiche», sottolinea Locatelli.
IL COSTO
terapia car t 4TERAPIA CAR T
Ora, dopo l' approvazione della Commissione europea, spetterà alle agenzie del farmaco dei singoli Paesi mediare il costo della terapia e individuare i centri nei quali questa potrà essere praticata. In Italia toccherà all' Agenzia italiana del farmaco e non sarà un lavoro facile.
terapia car t 1TERAPIA CAR T
«In Italia i possibili pazienti per l' indicazione pediatrica sono alcune decine - dice Andrea Biondi, direttore della Clinica Pediatrica dell' Università di Milano Bicocca, Fondazione Mbbm - mentre per il linfoma alcune centinaia.
terapia car t 7TERAPIA CAR T
Numeri che possono portare a costi non indifferenti per il Sistema sanitario nazionale, ed è per questo che servono valutazioni molto attente. Del resto più che un farmaco questa è una procedura medica, ma si è deciso di trattarla come un farmaco, e questo ovviamente ha garantito l' omogeneità della cura ma ha anche aumentato i costi e la complessità».
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Attualmente i maggiori centri impegnati in questo tipo di ricerca sono il Bambino Gesù di Roma, il San Gerardo di Monza, insieme al nuovo Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, e il San Raffaele di Milano. A questo nucleo iniziale presto si unirà l' Istituto Europeo di Oncologia, che ha appena approvato un progetto di ricerca molto innovativo per lo sviluppo delle terapie cellulari.
Nei prossimi mesi, invece, dovrebbero arrivare richieste di nuove approvazioni di terapie CAR-T per i tumori del sangue. Non solo. Il nostro paese potrebbe fare da apripista anche per l' applicazione di questo approccio per i tumori solidi.
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