9 dicembre forconi: malattie cardiovascolari
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giovedì 30 agosto 2018

UNA RICERCA DIMOSTRA CHE SE AVETE RUGHE SULLA FRONTE PIÙ SONO PROFONDE PIÙ C’È IL RISCHIO DI INSORGENZA DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI CHE POSSONO PORTARE ALLA MORTE



Rughe profonde sulla fronte possono essere un segnale di precoci malattie cardiovascolari: secondo uno studio presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) a Monaco, le persone che hanno più rughe rispetto ai coetanei vanno incontro all’insorgere di malattie che possono portarle alla morte.

I ricercatori hanno evidenziato che le rughe potrebbero essere collegate all'aterosclerosi, l'indurimento delle arterie dovuto  all'accumulo e alla ossidazione delle lipoproteine nella parete arteriosa. 

problemi cardiovascolariPROBLEMI CARDIOVASCOLARI
 I cambiamenti nella proteina del collagene - che conferisce struttura ai nostri capelli, alla pelle e alle unghie - e lo stress ossidativo sembrano giocare un ruolo sia nell'aterosclerosi sia nella formazione delle rughe. Lo studio, inoltre, suggerisce che i minuscoli vasi sanguigni della fronte potrebbero essere più sensibili all'accumulo delle lipoproteine, il che significa che le rughe potrebbero essere un segno dell'invecchiamento.

Gli scienziati hanno analizzato un gruppo di 3.200 adulti, tutti sani, di 32, 42, 52 e 62 anni. A ciascuno è stato assegnato un punteggio in base alla profondità delle rughe sulla fronte e da allora sono stati seguiti per 20 anni: un punteggio pari a zero significava assenza di rughe, mentre un punteggio di tre significava "numerose rughe profonde".

Durante il periodo di studio il 15,2% aveva sviluppato due, tre rughe, il 6,6% ne aveva una sola e il 2,1% non ne aveva. Secondo gli autori della ricerca le persone con un punteggio medio avevano un rischio leggermente più alto di morire di malattie cardiovascolari rispetto alle persone senza rughe.
rughe 5RUGHE 5

Coloro che avevano punteggi più elevati avevano un rischio di morire quasi 10 volte maggiore rispetto a quelli che avevano punteggi pari a zero. Ovviamente tutti i dati sono stati tarati in base a età, sesso, istruzione, fumo, pressione sanguigna, frequenza cardiaca e diabete.

L'autrice dello studio, Yolande Esquirol, professoressa associato di medicina del lavoro presso il Centre Hospitalier Universitaire de Toulouse in Francia, ha dichiarato: «Si tratta di un metodo semplice che potrebbe aprire nuove strade alla prevenzione: basta guardare il viso di una persona per capire i rischi e poterle consigliare aggiustamenti sullo stile di vita, incitandola a mangiare meglio e a fare più esercizio fisico».

mercoledì 11 luglio 2018

UNO STUDIO EPIDEMIOLOGICO USA SMENTISCE LA RELAZIONE TRA LO ZUCCHERO E DIABETE E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

CONTA, INVECE, L’ECCESSO DI CALORIE 

ECCO PERCHE’

Giorgio Calabrese per “la Stampa”

zuccheroZUCCHERO
Negli ultimi decenni non pochi scienziati hanno condotto una battaglia sistematica e feroce contro lo zucchero, accusandolo di essere la principale causa della maggior parte delle malattie metaboliche. Ora, invece, uno studio epidemiologico americano, corposo ed estensivo, smentisce questa tesi.

Lo studio ha coinvolto gruppi di ricerca appartenenti a diversi istituti e università americane, tra cui il College of Health Solution della Arizona University, la Division of Public Health Sciences della Seattle University, la Harvard Medical School di Boston. L'indagine, pubblicata sull'«American Journal of Epidemiology» e durata 16 anni, si è basata sul valore dei biomarcatori dello zucchero nelle urine di oltre 80 mila donne. È stato quindi accertato che i dati scientifici precedenti erano errati a causa del metodo utilizzato, il quale alterava i parametri e, quindi, anche i risultati.
zucchero raffinatoZUCCHERO RAFFINATO

Il team Usa ha dichiarato che non esiste alcuna prova che evidenzi una relazione pericolosa diretta tra il normale consumo di zucchero e l'insorgenza del diabete di tipo 2 oppure delle malattie cardiovascolari. Lo studio, che ha tenuto sotto osservazione un campione estremamente vasto, ha quindi portato a risultati diversi - e spesso opposti - rispetto alle precedenti evidenze. E allo stesso tempo conferma anche altre ricerche, che già andavano verso questa direzione più «garantista».

Il risultato è stato possibile grazie a un nuovo approccio di raccolta dei dati sui consumi degli zuccheri stessi: non è più basato sulle autodichiarazioni dei pazienti arruolati nella ricerca, vale a dire su una rilevazione «self-reported». Questi studi, invece, si basano su un' analisi «oggettiva» dei biomarcatori dello zucchero. Gli autori, perciò, hanno definito la loro ricerca più attendibile.

E gli stessi autori deducono, di conseguenza, che il rischio di insorgenza di diverse malattie attribuito esclusivamente al normale uso dello zucchero sia piuttosto da attribuire all' errore di valutazione dei consumi autoriferiti.

In particolare è stato misurato il biomarcatore predittivo per gli zuccheri totali grazie a un algoritmo messo a punto dagli autori stessi. È stata così esaminata l' associazione degli zuccheri totali assunti con il rischio di diabete di tipo 2 e con il rischio cardiovascolare, prima e dopo la calibrazione dietetica. Il rischio relativo tra diabete di tipo 2 e zuccheri totali è risultato pari a 0,94, mentre per le malattie cardiovascolari a 0,97: è un dato che dimostra l'assenza di correlazione diretta tra zuccheri e malattie. Rischi che - sottolineano gli autori - aumenterebbero quindi in relazione all' eccessivo introito calorico e non al nutriente in sé.

Fonte: qui