9 dicembre forconi: diabete
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mercoledì 24 luglio 2019

UNA RICERCA DELL'ISTITUTO AMERICANO DELLA NUTRIZIONE RIVELA CHE L'ABITUDINE A BERE MOLTE BEVANDE ZUCCHERATE DURANTE LA GIORNATA PUÒ PORTARE A INCREMENTO DI PESO E A UN PIÙ ALTO RISCHIO DI DIABETE, MALATTIE CARDIACHE E ICTUS


PER QUANTO RIGUARDA LA MORTALITA' CARDIOVASCOLARE LE OPINIONI SONO CONTRASTANTI...

Antonio G. Rebuzzi* per “il Messaggero”
*Direttore Cardiologia intensiva Policlinico Gemelli - Università Cattolica Roma

BEVANDE ZUCCHERATEBEVANDE ZUCCHERATE
Le bibite, con zucchero o dolcificanti, gasate o non gasate, energizzanti o meno, sono tra le bevande maggiormente consumate nei paesi occidentali sia tra i ragazzi che tra gli adulti. Negli uomini forniscono mediamente il 9.3% delle calorie giornaliere.
Nelle donne l'8.2% .

Se si tiene conto che le società scientifiche raccomandano che l'energia prodotta da zuccheri nella dieta quotidiana non superi il 10%, ci si rende facilmente conto che con le sole bibite si rischia di superare tale quota. In diversi studi epidemiologici si è dimostrato che l'abitudine a bere molte bevande zuccherate durante la giornata può portare a incremento di peso, a più alto rischio di diabete a malattie cardiache ed ad ictus.

Per ciò che riguarda invece la mortalità, le opinioni sono contrastanti. L'analisi del National Health and Nutrition Examination Survey degli Stati Uniti effettuata da Qiang Yang prova una correlazione importante tra bevande zuccherate e mortalità cardiovascolare negli adulti.

IL FRUTTOSIO
ictusICTUS
Altri studi invece non trovano questo evidente rapporto, in particolare se i soggetti di studio sono giovani o se le quantità bevute non sono eccessive. Ulteriore difficoltà ad avere chiare le idee dipende dal fatto che bisogna distinguere tra bevande a base di zuccheri naturali (saccarosio, fruttosio o altro) ed altre in cui il dolcificante è artificiale. Al momento, comunque, molte società mediche provano a scoraggiare, specialmente nei ragazzi, un consumo smodato.

Nell'ultimo numero della rivista americana Circulation è stato pubblicato un interessante lavoro di Vasanti Malik università di Harvard e coll. sull'uso per lunghi periodi di bevande dolcificate (con zuccheri o dolcificanti artificiali) e rischio di sviluppare malattie cardiache o neoplastiche.

LA DOSE
problemi cardiovascolariPROBLEMI CARDIOVASCOLARI
Sono stati esaminati dati derivati da due grossi studi epidemiologici attualmente in corso, e sponsorizzate da fondi governativi degli Stati Uniti: l'Health Professional's Follow-up Study, iniziato nel 1986, che analizza i dati epidemiologici di oltre 51.500 uomini tra i 40 e 75 anni, ed il Nurse's Health Study, iniziato nel 1976 che finora ha incluso 121.700 donne tra i 30 e 55 anni. Dall'analisi sono stati esclusi i soggetti che già all'ingresso avevano diabete, cardiopatie o malattie neoplastiche. Si è dimostrato che il consumo di bibite dolcificate con zuccheri naturali era direttamente correlato ad aumento della mortalità, in particolare cardiovascolare, in maniera dose-dipendente.

Tale aumento poteva arrivare (per coloro che bevevano oltre due bottiglie al giorno) fino al 31% in un periodo di follow up inferiore a 20 anni. Per il rischio neoplastico i valori erano decisamente minori ( 16%) e, necessitano quindi, anche secondo gli autori, di ulteriore conferma. Il consumo di bibite con dolcificanti artificiali aumentava il rischio solo nei consumatori maggiori e solo nelle donne. Tali associazioni erano comunque significative indipendentemente da età, massa corporea, tipo di attività fisica esercitata, qualità e quantità della dieta.

Fonte: qui

martedì 14 maggio 2019

IN USA 44 STATI FANNO CAUSA A "BIG PHARMA" PER I PREZZI DI UN CENTINAIO DI MEDICINALI: LE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE SI ERANO MESSE D’ACCORDO PER AUMENTARE FINO AL 1000 PER CENTO I PREZZI DEI FARMACI GENERICI, INCLUSI QUELLI CONTRO CANCRO E DIABETE


Flavio Pompetti per “il Messaggero”

william tong attorney general del connecticut 2WILLIAM TONG ATTORNEY GENERAL DEL CONNECTICUT 
Guerra aperta a Washington tra i politici e le case farmaceutiche. Una coalizione di 44 stati ha denunciato venti aziende farmaceutiche per aver fatto cartello a difesa di un meccanismo di incremento dei prezzi: il costo di un centinaio di i medicinali è aumentato in alcuni casi del 1000 per cento.

big pharma 1BIG PHARMA 









Gli aumenti riguarderebbero farmaci generici, inclusi quelli per la terapia di cancro e diabete. L' azione legale, nata dall' attorney general del Connecticut, William Tong, si è concentrata nel periodo compreso tra il luglio 2013 e il gennaio 2015. Tra le società coinvolte anche la multinazionale israeliana Teva Pharmaceuticals, la più grande produttrice di farmaci comuni, che ha respinto ogni addebito e ha annunciato battaglia.
teva pharmaceuticals 1TEVA PHARMACEUTICALS 

Nella causa sono citati 15 persone. Gli amministratori chiedono al tribunale di sanzionare il risarcimento per conto dei consumatori, e una disciplina più incisiva sui brevetti, che fanno da scudo alla strategia impazzita dei prezzi.

big pharma 2BIG PHARMA 







LA BATTAGLIA
Il presidente Donald Trump aveva fatto della lotta al costo crescente delle medicine uno dei punti centrali della campagna elettorale, consapevole dell' impatto che il tema ha sulla popolazione dei baby boomers, oggi in piena ondata di pensionamento.
donald trump 4DONALD TRUMP




Gli Usa registrano ogni anno due terzi dei brevetti per nuovi farmaci, anche se diverse grandi aziende di settore hanno scelto di spostare all' estero la sede per motivi fiscali. L' altro primato meno glorioso è quello della durata dei brevetti, i quali impediscono la creazione di medicine generiche a prezzi più bassi.

teva pharmaceuticals 2TEVA PHARMACEUTICALS
I consumatori negli Usa sono costretti a pagare fino a 100 volte il prezzo corrente in altri mercati stranieri, compreso il Canada. In un tentativo di iniziare a far chiarezza nel settore, il segretario del ministero per la salute Alex Azar ha appena ordinato che il prezzo di vendita di un gran numero di medicinali sia espressamente comunicato al pubblico durante la proiezione di spot televisivi. Una decisione coraggiosa, contro la quale l' industria di settore ha già annunciato sfide legali. Ma il tema è sentito.

Basti pensare che dall' Italia, il ministro della Salute Giulia Grillo ha presentato una risoluzione all' Oms per chiedere «maggiore trasparenza sulla formazione dei prezzi. Da anni mi batto per avere medicinali a prezzi equi e già alcuni Paesi hanno deciso di appoggiarci. In gioco c' è l' accesso alle cure la salute di tutti noi cittadini».

I COSTI
big pharma 3BIG PHARMA 
Le case farmaceutiche difendono l' attuale regime di autoregolazione dei prezzi ripetendo il mantra dei costi stratosferici per la realizzazione di un nuovo farmaco: in media 2,6 miliardi di dollari. Il think tank Public Citizen ha smantellato questa leggenda, e ha mostrato che il costo medio della ricerca e sviluppo è in realtà di 161 milioni di dollari.
giulia grilloGIULIA GRILLO





Gran parte della spesa denunciata dalle aziende riguarda invece il costo di commercializzazione, del quale fanno parte la pubblicità (6 miliardi l' anno), e una miriade di iniziative promozionali, spesso oltre i confini del codice etico e di quelli giuridici, con un totale che è poi detassabile al 50%.La spesa per la ricerca è di ospedali, le università e di istituti governativi, che da soli sborsano l' 84% dei fondi. Le aziende private spendono invece per medicine, spesso varianti della molecola basecorazzata da brevetti.

big pharma 4BIG PHARMA 4
E' così che il costo dell' insulina per i diabetici (scoperto da Frederick Banting a Toronto quasi un secolo fa), è quadruplicato dal 2009, al punto di costringere i pazienti al razionamento. Ed è così che si è potuto vendere fino a tre mesi fa un trattamento per la ipercolesterolimia familiare al prezzo di 14.000 dollari l' anno, anche se il gene PCSK9 era isolato dalla comunità scientifica diffusa La Federal Drugs Administration di Washington aprirà oggi un' udienza pubblica sul rapporto tra farmaci brevettati e quelli generici, con la speranza di abbassare, se non abbattere, il muro che li separa. Fonte: qui

sabato 17 novembre 2018

DIABETE: UN MILIONE DI ITALIANI NON SA DI AVERLO


È ALLARME IN TUTTO IL MONDO PER LA MALATTIA CHE, SECONDO LE PROIEZIONI, COLPIRÀ 552 MILIONI DI PERSONE NEL 2030 

NON SOLO ANZIANI TRA I 4 MILIONI DI PAZIENTI ITALIANI: SONO INFATTI IN AUMENTO I CASI DI DIABETE DI TIPO 2 IN ADOLESCENTI E GIOVANI 

I FATTORI DI RISCHIO

Valentina Arcovio per ''Il Messaggero''

Non bisogna avere i capelli bianchi per ammalarsi di diabete. Oggi non più. Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un aumento della prevalenza del diabete di tipo 2 tra adolescenti e giovani adulti (dai 30 ai 45 anni) un po' in tutto il mondo.

Quindi, si rivolge anche a loro quest' anno la Giornata mondiale del diabete, che si celebra ufficialmente oggi. Il perché il diabete colpisca sempre più giovani ancora non è molto chiaro, ma gli scienziati concordano nel ritenere che c' è un legame con i crescenti tassi di obesità infantile e, quindi, con una maggiore esposizione ai fattori di rischio fin da piccoli. Anzi, addirittura prima di nascere.
aghi diabete 5AGHI DIABETE

«E' stato ampiamente dimostrato che le donne incinte che si espongono a fattori di rischio come obesità, fumo, inattività fisica, stress e così via possono provocare alterazioni epigenetiche nel Dna del nascituro che lo espongono a un maggior rischio di ammalarsi di diabete da adulto. Cibi da fast food e una vita sedentaria predispongono alla malattia», spiega Vincenzo Lionetti, esperto di nutrizione della Scuola Superiore Sant' Anna di Pisa.

L'ALLARME 

Non dovrebbero stupirci i numeri di questa gigantesca epidemia globale. Secondo le stime dell' International Diabetes Federation, nel 2017 si contavano nel mondo circa 425 milioni di pazienti, con una prevalenza in crescita vertiginosa: le proiezioni per il 2030 parlano, infatti, di 552 milioni di malati.

La Società italiana di diabetologia (Sid) stima che nel nostro paese ci siano circa 4 milioni di persone con diabete, a cui bisogna aggiungere un altro milione che ancora non sa di essere malato. Quest' ultimi sono i cosiddetti pazienti invisibili, che non vengono trattati nei centri specializzati. Non basta. Si devono aggiungere altri 7 milioni di italiani in condizione di pre-diabete, vicini quindi alla completa manifestazione della malattia.

«I pazienti che presentano forme iniziali di diabete - spiega Raffaele Scalpone, medico diabetologo, responsabile del servizio di diabetologia presso l' Istituto Neurotraumatologico Italiano e presidente dell' Associazione italiana per la difesa degli interessi dei diabetici - sono affidati al medico di base, malati invisibili che dovrebbero avere a disposizione centri e medici specializzati in grado di attuare strategie preventive della patologia diabetica».
aghi diabete 3AGHI DIABETE 

Perché se è vero che nei centri diabetologici italiani, stando all' Associazione medici diabetologi (Amd), un paziente su due accede al massimo livello di qualità delle cure, c' è una buona parte della popolazione che ne viene esclusa. Il problema del diabete è più urgente nelle città, dove ne soffrono 2 persone su 3.

Le città, afferma Andrea Lenzi, presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie e presidente dell' Health City Institute, «stanno diventando patogene, qualcosa che non avremmo immaginato fino a 30 anni fa. Per combattere il diabete nelle città bisogna promuovere azioni alleandosi con sindaci e istituzioni». Azioni urgenti di contrasti sono necessarie, avvertono gli esperti, anche alla luce dei costi dell' epidemia.

A questo punto, rileva il presidente eletto Sid Agostino Consoli, «è necessario che tutta la popolazione e tutte le famiglie vengano coinvolte in una incessante opera di aumento della consapevolezza». Per questo, la Società di diabetologia ha deciso di indire un concorso fotografico #MoveAndTheCity che viaggerà su Instagram e sugli altri canali social della Sid.

Oggetto: raccontare con una foto in che modo l' intera famiglia si tiene in movimento. Correre al parco, andare in bicicletta al lavoro, raggiungere a piedi le proprie mete. Per partecipare, basta scattare una foto che racconti in che modo la propria famiglia si tiene in movimento in città, postarla su Instagram con l' hashtag #MoveAndTheCity e scrivere nella didascalia cosa rappresenta il concetto del tenersi in forma in famiglia, anche in città. Il concorso si concluderà il 16 febbraio 2019. Il vincitore verrà premiato con una Fotocamera Sony Alpha 7RII.
diabeteDIABETE

LA TERAPIA 

Presto, grazie all' utilizzo dei Big Data e all' Intelligenza artificiale, ad esempio, si potrà prevedere l' insorgenza del diabete e così potrà curare la malattia in modo sempre più personalizzato. C' è chi, invece, guarda con interesse a una nuova terapia dietologica, ovvero una particolare dieta chetogenica che sembra in grado di far regredire il diabete di tipo 2.
diabeteDIABETE

La Giornata di oggi è principalmente dedicata alla prevenzione. Molte le iniziative. In serata, precisamente alle 19, l' Ospedale Fatebenefratelli di Roma si illuminerà di blu per dare il via nella regione Lazio alle iniziative promosse dalla Società italiana di diabetologia.

Fonte: qui

mercoledì 11 luglio 2018

UNO STUDIO EPIDEMIOLOGICO USA SMENTISCE LA RELAZIONE TRA LO ZUCCHERO E DIABETE E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

CONTA, INVECE, L’ECCESSO DI CALORIE 

ECCO PERCHE’

Giorgio Calabrese per “la Stampa”

zuccheroZUCCHERO
Negli ultimi decenni non pochi scienziati hanno condotto una battaglia sistematica e feroce contro lo zucchero, accusandolo di essere la principale causa della maggior parte delle malattie metaboliche. Ora, invece, uno studio epidemiologico americano, corposo ed estensivo, smentisce questa tesi.

Lo studio ha coinvolto gruppi di ricerca appartenenti a diversi istituti e università americane, tra cui il College of Health Solution della Arizona University, la Division of Public Health Sciences della Seattle University, la Harvard Medical School di Boston. L'indagine, pubblicata sull'«American Journal of Epidemiology» e durata 16 anni, si è basata sul valore dei biomarcatori dello zucchero nelle urine di oltre 80 mila donne. È stato quindi accertato che i dati scientifici precedenti erano errati a causa del metodo utilizzato, il quale alterava i parametri e, quindi, anche i risultati.
zucchero raffinatoZUCCHERO RAFFINATO

Il team Usa ha dichiarato che non esiste alcuna prova che evidenzi una relazione pericolosa diretta tra il normale consumo di zucchero e l'insorgenza del diabete di tipo 2 oppure delle malattie cardiovascolari. Lo studio, che ha tenuto sotto osservazione un campione estremamente vasto, ha quindi portato a risultati diversi - e spesso opposti - rispetto alle precedenti evidenze. E allo stesso tempo conferma anche altre ricerche, che già andavano verso questa direzione più «garantista».

Il risultato è stato possibile grazie a un nuovo approccio di raccolta dei dati sui consumi degli zuccheri stessi: non è più basato sulle autodichiarazioni dei pazienti arruolati nella ricerca, vale a dire su una rilevazione «self-reported». Questi studi, invece, si basano su un' analisi «oggettiva» dei biomarcatori dello zucchero. Gli autori, perciò, hanno definito la loro ricerca più attendibile.

E gli stessi autori deducono, di conseguenza, che il rischio di insorgenza di diverse malattie attribuito esclusivamente al normale uso dello zucchero sia piuttosto da attribuire all' errore di valutazione dei consumi autoriferiti.

In particolare è stato misurato il biomarcatore predittivo per gli zuccheri totali grazie a un algoritmo messo a punto dagli autori stessi. È stata così esaminata l' associazione degli zuccheri totali assunti con il rischio di diabete di tipo 2 e con il rischio cardiovascolare, prima e dopo la calibrazione dietetica. Il rischio relativo tra diabete di tipo 2 e zuccheri totali è risultato pari a 0,94, mentre per le malattie cardiovascolari a 0,97: è un dato che dimostra l'assenza di correlazione diretta tra zuccheri e malattie. Rischi che - sottolineano gli autori - aumenterebbero quindi in relazione all' eccessivo introito calorico e non al nutriente in sé.

Fonte: qui

lunedì 14 maggio 2018

ECCO GLI ERRORI DA EVITARE PER CHI E’ A RISCHIO DIABETE

QUANDO LA GLICEMIA È PIÙ ALTA DEL NORMALE, NEL TEMPO È MAGGIORE LA PROBABILITÀ DI SVILUPPARE LA MALATTIA. IN QUESTA FASE È PERÒ ANCORA POSSIBILE TORNARE INDIETRO CON UNA SERIE DI ACCORTEZZE…

Cristina Marrone per il “Corriere della Sera”

diabeteDIABETE
Diabetici in genere non si diventa in un colpo. Almeno nel diabete di tipo II, le premesse che conducono alla malattia si creano nella maggior parte dei casi nel corso degli anni.
La glicemia a digiuno può essere appena sopra il limite normale a lungo, ma intanto, piano piano si sviluppa una ridotta tolleranza al glucosio. Siamo in una fase che può essere definita di prediabete, un problema che riguarda oltre due milioni e mezzo di italiani (in prevalenza donne) che si aggiungono ai cinque milioni di diabetici veri e propri.

Per evitare di sviluppare la malattia bisogna intervenire soprattutto sulla dieta e sull' attività fisica. Nel tentativo di abbassare la glicemia e di perdere peso, non è però infrequente commettere una serie di errori. «Essere precipitosi, voler cambiare tutto in fretta e porsi obiettivi irrealistici sono i più tipici di chi ha il prediabete - spiega Gabriele Riccardi, professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all' Ateneo Federico II di Napoli - perché modificare regime dietetico richiede pazienza e costanza. La strategia vincente è trovare una soluzione a lungo termine, non qualcosa di occasionale: un cambiamento di dieta e stile di vita non è questione di una notte».

DIABETE 4DIABETE 
Tra l' altro, se ci si pone l' obiettivo di perdere 20 chili in pochi mesi si rischia di restare delusi. Allo stesso modo, calare solo di 2 chili potrebbe non bastare. In genere chi si trova nella condizione di prediabete deve perdere il 5-7% del proprio peso: 6 chili, se ne pesano 90. «Quando si vuole strafare subentra la frustrazione per non essere riusciti a centrare un traguardo troppo ambizioso, con il rischio di mandare tutto all' aria: meglio la politica dei piccoli passi, conquistando un obiettivo ragionevole e soprattutto mantenendolo nel tempo», sottolinea Riccardi.

TEST PER DIABETETEST PER DIABETE
Un' altra trappola in cui è facile cadere è la frequenza dei pasti. Saltare la colazione può sembrare una soluzione semplice per ridurre l' introito di calorie, ma può ritorcersi contro perché contenersi nel pasto successivo richiede forza di volontà. «Senza colazione la glicemia si abbassa e aumenta il senso di fame, così si comincia a mangiucchiare cibi ricchi di zuccheri e grassi.

Meglio quindi una colazione con un bicchiere di latte, cereali integrali e un frutto per arrivare facilmente al pranzo» suggerisce il diabetologo. 

Stesso criterio se ci si siede a tavola solo a cena, saltando il pranzo: spinti dalla fame tendiamo a mangiare più del necessario e, magari in attesa che il pasto sia pronto, frughiamo in frigorifero, ingurgitando tutto quello che ci viene a tiro. Ma se è vero che fa male mangiare una sola volta al giorno, è dannoso anche farlo troppo spesso.

È un falso mito pensare che chi ha il diabete o il prediabete debba alimentarsi di frequente perché in questo modo può risultare problematico mantenere corretti livelli di zucchero nel sangue. È più facile orientarsi su prodotti da forno che su frutta e verdura e succede così che alla fine della giornata si è mangiato di più in termini di calorie. Meglio limitarsi a uno spuntino nell' intervallo dei pasti.

MICRO INFUSORE DIABETE 7MICRO INFUSORE DIABETE 
L' eccesso di salutismo, infine, non paga. Esagerare con i cibi «che fanno bene» può essere controproducente: anche gli alimenti ottimi per la salute contengono calorie, quindi attenzione alle porzioni. È vero che l' olio di oliva è salutare, ma se usato in eccesso diventa fonte di troppe calorie, così come quando si esagera con altri cibi come frutta, pesce azzurro, quinoa o cereali integrali. La qualità conta, ma anche la quantità.

Fonte: qui

martedì 24 gennaio 2017

IL 2017 E' L’ANNO IN CUI LO ZUCCHERO DIVENTA IL NEMICO NUMERO UNO

‘SUGARLEAK’: PER ANNI LE AZIENDE DELLO ZUCCHERO HANNO PAGATO GLI SCIENZIATI PER NASCONDERE I RISCHI E METTERE SOTTO ACCUSA I GRASSI.

LO RIVELANO DUE PROFESSORI DELL’UNIVERSITÀ’ DI CALIFORNIA (E UN LIBRO). NELL’AMERICA SALUTISTA LO ZUCCHERO E’ LA NUOVA NICOTINA, FA VENIRE IL CANCRO E L’ALZHEIMER


Michele Masneri per il Foglio

ZUCCHERO BAMBINIZUCCHERO BAMBINI
Altro che Wiki, la nuova battaglia in America nasce qui in California con un leak ben più grave di quelli presunti russi o di quelli di Chelsea Manning, soldato o soldatessa appena graziata dal presidente uscente (un Watergate della zolletta). Mentre è ancora vivido il ricordo della ex first lady Michelle Obama a dimenarsi, cantando o solo ballando, in ogni programma tv per sensibilizzare masse adipose sui rischi dell’ingrassamento, ecco giornali e trasmissioni che finalmente hanno trovato il nuovo male assoluto della dieta: lo zucchero.

L’ultima botta arriva dal saggio appena uscito nelle librerie “The case against sugar”, bestseller opera del divulgatore Gary Taubes, che paragona il glucosio al tabacco, e lo accusa di essere la causa non solo di diabete e obesità, ma anche di alzheimer, ipertensione, malattie coronariche e cancro.

Ma a supportare questo libro, e a scatenare la guerra globale alla dolcezza, c’è la ricerca di una dentista americana, la dottoressa Cristin E. Kearns, e un articolo scientifico uscito a novembre sul Journal of the American Medical Association e rimbalzato poi su tutti i giornali del mondo. L’articolo denunciava che l’industria dello zucchero ha pagato scienziati per anni per occultare gli effetti del glucosio su cuore e arterie (e pance), e spostare invece l’attenzione sugli incolpevoli grassi, espulsi da ogni dieta per cinquant’anni.

ZUCCHERO BAMBINI 3ZUCCHERO BAMBINI 3
Per anni la lobby dello zucchero avrebbe pagato dunque per far passare i lipidi come il vero nemico delle arterie d'America. E chi ci ricompenserà adesso di tutti i fritti non mangiati, del burro non versato, del prosciutto orribilmente mutilato? Eccoci dunque all’Università di California-San Francisco, dove tutto è cominciato, e dove un plotone di scienziati ha scatenato l’attacco al carboidrato. Soliti interni da incoraggiare fughe di cervelli: atrio lindo e arioso, biblioteca aperta a tutti e lussuosa come una lounge di aeroporto, studenti non fuoricorso dall’aria civile coi loro Mac, baretto sfizioso, ritratti dei fondatori, vista sulla baia e libri in consultazione (in prima fila Hillary Clinton, “Hard Choices”).

Accanto alla biblioteca c’è il centro antitabacco più famoso del mondo, alle pareti pubblicità d’epoca della Camel, trasformate come in quadri di Mimmo Rotella: un cow boy con una sigaretta che si piega all’ingiù, e la scritta: “impotent!”. E' il regno del professor Stanton Glantz, pioniere delle lotte alle sigarette, che adesso è passato allo zucchero, forse non a caso, forse fiutando la nuova temperie salutista: per questi incerti anni 2015 chi trova un nemico trova un tesoro.

zuccheroZUCCHERO
Protagonista però non è lui ma la sua assistente, la dottoressa Kearn, graziosa e gentile studiosa da Portland, Oregon. Lei è l’autrice dello studio che massacra lo zucchero e riabilita i grassi. E’ lei che ha scoperto tutto, ecco la sua storia dolceamara e molto americana. “Nel 2007 lavoravo a Kaiser permanente, un grosso gruppo della sanità privata americano, come capo di un team di dentisti” racconta al Foglio.

“A un certo punto mi accorsi che in tutta la letteratura scientifica sulle  malattie nessuno toccava il problema dello zucchero, anzi consigliavano nelle diete per i bambini il tè freddo commerciale, pieno di zuccheri aggiunti, mentre nessuno metteva in correlazione alcuna malattia, neanche il diabete, con l’eccessivo consumo di zucchero”. “Allora” prosegue “mi sono sempre più appassionata al problema, fino a licenziarmi e fare ricerca esclusivamente su questo tema, finché mi sono imbattuta, nell’Università del Colorado di Denver, negli archivi della Great Western Sugar Company, grande azienda dello zucchero chiusa negli anni Settanta.

zuccheriZUCCHERI
Trovai questi scatoloni che erano lì per caso, mi misi a studiarli e dentro c’era di tutto, da vecchie riviste a contabilità e poi documenti riservati, insieme a foto della consegna della Incudine d’Argento, il più prestigioso premio nazionale delle pubbliche relazioni in America, che nella primavera del 1976 era stato conferito alla Sugar Association, l’associazione dei produttori di zucchero, per aver contribuito, recitava la motivazione, a ‘forgiare l’opinione pubblica’”. L’opinione pubblica dal Dopoguerra era stata effettivamente forgiata bene, perché aveva attribuito ogni male al grasso e al colesterolo.

“Un documento del 1954 del presidente della associazione suggerisce di aumentare il consumo di zucchero sostituendo i grassi, testualmente si legge che ‘se prendiamo la dieta dell’americano medio e gli togliamo il 20 per cento di calorie derivanti dai grassi, e le sostituiamo con lo zucchero, il consumo medio pro capite aumenterà di un terzo’. In seguito, dice sempre il presidente, ‘l’associazione investirà per convincere persone senza una minima conoscenza di biochimica che lo zucchero è ciò che ci tiene in vita e ci dà l’energia per andare avanti ogni giorno’”.
cervelloCERVELLO

Kearns ha trovato poi non una ma molte pistole fumanti: “dopo molte fotocopie di documenti”, continua la dottoressa, “mi resi conto che come dentista non avevo molta credibilità né accesso a centri di ricerca, così mi sono messa in cerca di Gary Taub, che era già un autore celebre per il suo libro Perché si diventa grassi,  che avevo letto con interesse”, (autore di una già celebre copertina del New York Times Magazine con una zolletta di zucchero in controluce che pare cocaina), oltre che oggi di “The case against sugar”.

“Ma alle mail Gary non mi rispondeva ed ero quasi rassegnata, quindi ho scoperto che sarebbe stato in città a presentare il libro e allora mi sono messa in fila per farmi autografare la mia copia e poi gli ho detto, rischiando di passare per stalker, che mi ero licenziata per colpa sua, e gli ho parlato delle mie ricerche. Grazie a lui ho avuto accesso ad altri archivi: all’Universita dell’Illinois ho scoperto che negli anni Sessanta un certo professor Roger Adams era anche consulente della lobby dello zucchero; poi all’università della Florida, altro materiale sull’industria cubana dello zucchero. E infine ad Harvard un altro professore, Mark Hegsted, docente di nutrizione, era pure pagato dai produttori di zucchero".
zucchero in una lattinaZUCCHERO IN UNA LATTINA

Il caso di Hegsted è quello più eclatante perché nella tripla veste di docente, di dipendente degli zuccherifici, e di dirigente del ministero dell’Agricoltura non solo ammorbidì uno studio che metteva in guardia dagli effetti dello zucchero sulle arterie, ma contribuì a delineare le linee guida sull’alimentazione nazionale del 1977, che mettevano in guardia contro una dieta ricca di grassi, mentre tanti zuccheri avrebbero tenuto tutti di buon umore.

Le case produttrici avrebbero pagato cinquantamila dollari (attuali) a Hegsted e ad altri due docenti per rivedere, integrare, ammorbidire, addolcire è la parola giusta, la letteratura scientifica. I protagonisti sono tutti morti, le case produttrici si difendono, all’epoca non erano obbligate a denunciare le proprie sponsorizzazioni, non c’è niente di penale, però la pacchia per lo zucchero è finita, e la pancia del Paese, che negli anni si è notevolmente gonfiata, vuole sapere, vuole verità possibilmente sugar free.

zuccheroZUCCHERO
“Portavo a casa le copie, avevo la casa piena di questi documenti sullo zucchero, sembravo matta. Poi sono venuta qui, e sono entrata nel team del professore Glantz”, va avanti la dottoressa Kearns. L’Università di San Francisco del resto ha una grande tradizione antizucchero: qui insegna anche Robert Lustig, che in un articolo su Nature nel 2012 sostenne che lo zucchero è uguale all’alcool in quanto a dipendenza. Il primo articolo di Cristin Kearns appare invece a doppia firma, con Gary Taubes sul bimestrale di giornalismo investigativo Mother Jones, ed è il segnale d'attacco nella guerra mondiale allo zucchero. Poi l'articolo di novembre. La guerra è cominciata.

L'industria corre ai ripari. Vale 20 miliardi di dollari di fatturato in America, 142 mila posti di lavoro sono a rischio. Le aziende non sapevano, non erano tenute, erano altri tempi. Sparare contro lo zucchero è il nuovo sport nazionale. Però perché questo mondo del cibo, chiediamo alla dottoressa Kearns, ha bisogno continuamente di nemici, che cambiano oltretutto così velocemente? Un anno il vino rosso fa venire il cancro, quello dopo guarisce dal cancro. La soia fa benissimo, anzi no uccide in quanto Ogm. “Bisognerebbe sempre andare a vedere chi finanzia le ricerche che poi finiscono per influenzare l’opinione pubblica" dice lei.

"I media poi gli vanno dietro spesso poco criticamente”. Ma lei mano a mano che studiava le carte cambiava anche dieta? “Mah, guardi, già stavo modificando le mie abitudini, abitando a Portland dove tutti mangiano molto biologico, poi ho letto Michael Pollan e vari altri libri. Lo zucchero non l’ho eliminato del tutto, è impossibile del resto. Prima bevevo la Coca-Cola a colazione, poi sono passata alla Diet Coke, poi ho smesso del tutto”. Anche perché, scusi, dottoressa,  ma i dolcificanti dietetici non fanno pure peggio?

ZUCCHERO AI BAMBINI 2ZUCCHERO AI BAMBINI
“Eh sì”. E lo zucchero di canna? “Lo zucchero è zucchero, è la stessa cosa. Alla gente piace pensare che siccome è marrone, è biologico, è integrale, allora non farà male, ma è sempre zucchero”. Ce l'avete propinato per anni. Maledetti. Ma grassi ne mangia? “Ma sì, bevo il latte la mattina, mangio il bacon”. Olio di palma, ci dica una parola definitiva su questa emergenza. “L’olio di palma idrogenato qui da noi è bandito, quello non idrogenato comunque comporta grossi problemi ambientali. Poi immagino che dietro ci sia una forte lobby”.

Ok, è tutta una questione di lobby. Ma non sarete anche voi pagati da qualcuno, allora? L’industria del burro, il Bilderberg dello strutto? “No”, ride, “nessuna lobby”.  E poi: non sarà come in politica, che a mettere tutto sullo stesso piano poi la gente si confonde, e si finisce per mangiare la peggio spazzatura? Se lo zucchero fa male come le sigarette, a quel punto, scusi dottoressa, ma io ricomincio a fumare. “Oddio, questa è una prospettiva originale, indubbiamente”, ride ancora.

ZUCCHERO AI BAMBINI 3ZUCCHERO AI BAMBINI
"Ma c’è una relazione molto stretta, sa, tra lo zucchero e le sigarette. Il direttore scientifico della Sugar Association poi andò a lavorare per l’industria del tabacco, io ho visto i documenti che lui mandava alle case produttrici del tabacco, diceva, ehi, ragazzi, guardate che grandi risultati ho ottenuto là, è chiaro che ha fatto da apripista alle sigarette come strategie di comunicazione. Poi negli anni ottanta e novanta le industrie del tabacco sono entrate nel settore alimentari, con Philip Morris che si è comprata Kraft".

A questo punto arriva il professor Glantz, è proprio uno di quei professori universitari americani dei film, ha una grande pancia non si sa se dovuta a zuccheri o grassi. Una camicia a scacchi, affabile e burlone, andiamo nel suo studio: foto di bambini con gli occhiali sulla scrivania, vari mug, un vecchio articolo di giornale ingiallito con lui e la didascalia: "inizia la guerra alle sigarette". Ha appena finito una riunione con degli allievi, in cui mangiavano tutti delle insalate seduti a un elegante tavolo di legno chiaro. Insomma professore, perché queste battaglie tra grasso e zucchero?

“Ci sono due grandi settori industriali, e nessuno dei due vuole essere quello cattivo, tutti vogliono incolpare l’altro. Poiché di cibo ne avremo sempre bisogno, l'industria non è che può scomparire, e bisogna decidere quale sarà a fare da protagonista. Nel tabacco è diverso, a lungo le aziende hanno negato che facesse male, fino a che non sono più riusciti a nasconderlo. Con gli alimenti invece si cerca sempre di scaricare la colpa su qualcun altro”.

ZUCCHERO AI BAMBINI 4ZUCCHERO AI BAMBINI
Ma alla fine fanno più male i grassi o gli zuccheri? “Ma che ne so. Penso che non sia una buona domanda”, dice. “Ognuno di noi ha bisogno di un po’ di grassi, e un po’ di zuccheri". "Noi poi col nostro studio non è che abbiamo stabilito quanto fa male lo zucchero o i grassi; abbiamo semplicemente dimostrato che le aziende dello zucchero hanno tentato di nascondere e falsificare i risultati di ricerche precise".

Però siamo così contenti quando mangiamo lo zucchero. Si dice quanto sei dolce, per fare un complimento. Non quanto sei fat, grasso. E' un fattore culturale? Di nuovo, le lobby?  Ci pensa su. Poi: “mi viene in mente un aneddoto: negli anni Venti c'era questo personaggio, Edward Louis James Bernays, era considerato il padre della pubblicità moderna, era nipote di Freud, fu assunto da American Tobacco per promuovere il fumo tra le donne, che allora non fumavano perché era considerata una cosa per niente femminile" spiega il professore antifumo convertito all'anti-zucchero.

"Allora si inventò una campagna che si chiamava Reach a Lucky instead of a Sweet; nei ristoranti di lusso, al tempo, si usava il carrello dei dolci, e lui vi fece mettere dei pacchetti di Lucky Strike; e poi fece affiggere nelle città delle grandi foto di donne grasse col doppio mento, che si rimpinzavano di dolci, e altri invece con delle modelle magrissime che fumavano sigarette. Fece anche sponsorizzare uno studio che dimostrava i pericoli dello zucchero sull’organismo".

ZUCCHERO AI BAMBINIZUCCHERO AI BAMBINI
"Nacque così il mito del fumo che fa dimagrire. L’industria dello zucchero andò fuori di testa”. Era il 1928, novant’anni fa. Ma lei, professore? “Ma sì, il prosciutto lo mangio. Magari tolgo il grasso con la forchetta”. E dolci niente, vero? “Veramente, ieri sera mi son fatto anche una fetta di torta, anche se devo fare attenzione perché mia moglie è molto maniaca dell’alimentazione”.

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