Guerra aperta a Washington tra i politici e le case farmaceutiche. Una coalizione di 44 stati ha denunciato venti aziende farmaceutiche per aver fatto cartello a difesa di un meccanismo di incremento dei prezzi: il costo di un centinaio di i medicinali è aumentato in alcuni casi del 1000 per cento.
BIG PHARMA
Gli aumenti riguarderebbero farmaci generici, inclusi quelli per la terapia di cancro e diabete. L' azione legale, nata dall' attorney general del Connecticut, William Tong, si è concentrata nel periodo compreso tra il luglio 2013 e il gennaio 2015. Tra le società coinvolte anche la multinazionale israeliana Teva Pharmaceuticals, la più grande produttrice di farmaci comuni, che ha respinto ogni addebito e ha annunciato battaglia.
TEVA PHARMACEUTICALS
Nella causa sono citati 15 persone. Gli amministratori chiedono al tribunale di sanzionare il risarcimento per conto dei consumatori, e una disciplina più incisiva sui brevetti, che fanno da scudo alla strategia impazzita dei prezzi.
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LA BATTAGLIA
Il presidente Donald Trump aveva fatto della lotta al costo crescente delle medicine uno dei punti centrali della campagna elettorale, consapevole dell' impatto che il tema ha sulla popolazione dei baby boomers, oggi in piena ondata di pensionamento.
DONALD TRUMP
Gli Usa registrano ogni anno due terzi dei brevetti per nuovi farmaci, anche se diverse grandi aziende di settore hanno scelto di spostare all' estero la sede per motivi fiscali. L' altro primato meno glorioso è quello della durata dei brevetti, i quali impediscono la creazione di medicine generiche a prezzi più bassi.
TEVA PHARMACEUTICALS
I consumatori negli Usa sono costretti a pagare fino a 100 volte il prezzo corrente in altri mercati stranieri, compreso il Canada. In un tentativo di iniziare a far chiarezza nel settore, il segretario del ministero per la salute Alex Azar ha appena ordinato che il prezzo di vendita di un gran numero di medicinali sia espressamente comunicato al pubblico durante la proiezione di spot televisivi. Una decisione coraggiosa, contro la quale l' industria di settore ha già annunciato sfide legali. Ma il tema è sentito.
Basti pensare che dall' Italia, il ministro della Salute Giulia Grillo ha presentato una risoluzione all' Oms per chiedere «maggiore trasparenza sulla formazione dei prezzi. Da anni mi batto per avere medicinali a prezzi equi e già alcuni Paesi hanno deciso di appoggiarci. In gioco c' è l' accesso alle cure la salute di tutti noi cittadini».
I COSTI
BIG PHARMA
Le case farmaceutiche difendono l' attuale regime di autoregolazione dei prezzi ripetendo il mantra dei costi stratosferici per la realizzazione di un nuovo farmaco: in media 2,6 miliardi di dollari. Il think tank Public Citizen ha smantellato questa leggenda, e ha mostrato che il costo medio della ricerca e sviluppo è in realtà di 161 milioni di dollari.
GIULIA GRILLO
Gran parte della spesa denunciata dalle aziende riguarda invece il costo di commercializzazione, del quale fanno parte la pubblicità (6 miliardi l' anno), e una miriade di iniziative promozionali, spesso oltre i confini del codice etico e di quelli giuridici, con un totale che è poi detassabile al 50%.La spesa per la ricerca è di ospedali, le università e di istituti governativi, che da soli sborsano l' 84% dei fondi. Le aziende private spendono invece per medicine, spesso varianti della molecola basecorazzata da brevetti.
BIG PHARMA 4
E' così che il costo dell' insulina per i diabetici (scoperto da Frederick Banting a Toronto quasi un secolo fa), è quadruplicato dal 2009, al punto di costringere i pazienti al razionamento. Ed è così che si è potuto vendere fino a tre mesi fa un trattamento per la ipercolesterolimia familiare al prezzo di 14.000 dollari l' anno, anche se il gene PCSK9 era isolato dalla comunità scientifica diffusa La Federal Drugs Administration di Washington aprirà oggi un' udienza pubblica sul rapporto tra farmaci brevettati e quelli generici, con la speranza di abbassare, se non abbattere, il muro che li separa. Fonte: qui
TRUMP CHE PUNGE CHI PARLA DI ESERCITO EUROPEO (''COMINCIATE A RISERVARE IL 2% DEL PIL ALLA DIFESA VISTO CHE FINORA VI ABBIAMO PROTETTO NOI'') E SOTTOLINEA IL FLOP DELL'ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA, ALLA BASE DELLE PROTESTE DEI GILET GIALLI: ''LA GENTE NON VUOLE PAGARE TUTTI QUEI SOLDI A PAESI DEL TERZO MONDO (GOVERNATI IN MODO DISCUTIBILE) PER, FORSE, PROTEGGERE L'AMBIENTE''
“L’Unione Europea si sta assicurando che gli interessi dei Paesi e dei cittadini siano posti prima di quelli dei burocrati qui a Bruxelles?”
MIKE POMPEO
Quando qualche giorno fa Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, e dunque portatore della politica estera degli Stati Uniti e di Donald Trump, si faceva questa domanda nel suo discorso a Bruxelles, al German Marshall Fund, era sicuramente più vicino dei commissari europei alla folla di Piazza del Popolo per la manifestazione della Lega di oggi 8 dicembre, allo slogan “Prima gli Italiani”; a Matteo Salvini che annuncia di voler andare a trattare Bruxelles contro ii vincoli di bilancio che obbligano a chinare la testa e marciare dritti verso la recessione.
Pompeo aveva ben chiaro, e ben più dei commissari europei, ma anche di un irresponsabile Eliseo, che cosa muove la rabbia dei gilet gialli francesi, perché Parigi e’ occupata da proteste ferme e disperate, perché’ i vigili del fuoco sfidano cantando La Marsigliese la polizia, che si vendica facendo inginocchiare centinaia di studenti in protesta in uno sterile esercizio di potere; perché le manifestazioni stanno invadendo tutta la Francia fino a Ventimiglia, al confine con l'Italia.
MIKE POMPEO
Chiarissimi anche i due tweet di oggi di Donald Trump:
1)The idea of a European Military didn’t work out too well in W.W. I or 2. But the U.S. was there for you, and always will be. All we ask is that you pay your fair share of NATO. Germany is paying 1% while the U.S. pays 4.3% of a much larger GDP - to protect Europe. Fairness!
"L'idea di un esercito europeo non ha funzionato tanto bene nella Prima o nella Seconda Guerra Mondiale. Ma gli Stati Uniti erano lì per voi, e ci saranno sempre. Tutto ciò che vi chiediamo è che paghiate la vostra giusta quota per la Nato. La Germania paga l'1% del Pil, gli Stati Uniti il 4,3% di un Pil molto più grande per proteggere l'Europa. Correttezza!".
2)The Paris Agreement isn’t working out so well for Paris. Protests and riots all over France. People do not want to pay large sums of money, much to third world countries (that are questionably run), in order to maybe protect the environment. Chanting “We Want Trump!” Love France.
MIKE POMPEO DONALD TRUMP
"L'accordo di Parigi non sta funzionando così bene per Parigi. Proteste e disordini in tutta la Francia. La gente non vuole pagare ingenti somme di denaro, per lo più a Paesi del Terzo mondo (che sono governati in modo discutibile) per proteggere, chissa, l'ambiente. Cantano 'Vogliamo Trump'! Amo la Francia!".
Con buona pace dei progetti Franco tedeschi all'interno dell'Unione Europea ma anche delle chiacchiere diffuse sul isolazionismo del presidente americano. Ma il tutto fa parte di un progetto preciso.
Mike Pompeo al German Marshall Fund, nome che forse oggi evoca poco ma fu quello del famoso piano Marshall che ci ha consentito di rialzare la testa allora, ha mandato a dire all'Europa e non solo all'Europa, anche alla Cina, anche alla Russia, che il fronte sovranista, o meglio la rivolta dei popoli contro il globalismo, lo guiderà Washington.
Che verrà dagli Stati Uniti l'aiuto contro chi vuole imporre burocraticamente e tecnocraticamente la tagliola dell'austerità.
TRUMP MACRON
Infine che dietro quelle che la Germania e la Francia e con loro i commissari europei ritengono solo pacifiche dispute commerciali con Nazioni canaglia come l'Iran e la Cina si nascondono pericoli di destabilizzazione del mondo, e l'Europa farà bene a non sbagliarsi tragicamente come fece negli anni 30.
Sembrerebbe proprio cosi’, e le conseguenze sono ancora tutte da capire, se riflettete sul fatto che quel che resta della leadership tedesca e di quella francese ha proposto un esercito europeo anche contro gli USA di Trump, Com'è il tweet del presidente ironicamente sottolinea, e che rischiamo di ritrovarci il fronte delle organizzazioni sovranazionali contro gli interessi delle singole Nazioni.
GILET GIALLI CHAMPS ELYSEES
Mike Pompeo è fino in fondo un uomo di Donald Trump, come lo è John Bolton, consigliere per la Sicurezza Nazionale, Ma, quel che è più importante, questa nuova dottrina di politica estera, che sarà anche a Washington facile da imporre, grazie a una maggioranza molto più solida del Senato conquistata con le elezioni di midterm (siamo 54 a 46), indica esplicitamente l'Unione Europea come uno strumento sorpassato, al pari dell' Organizzazione delle Nazioni Unite, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale.
Scusate se è poco. E scusate anche se mentre l'asse franco-tedesco è sotto attacco, in particolare lo è la volontà di Berlino di fare a meno degli Stati Uniti, così non è per l'Italia, considerata strategicamente fondamentale e affidabile, e che si gioca una grossa partita di politica estera nei prossimi mesi che riguarda anche la vita del governo.
EMMANUEL MACRON BRIGITTE GILET GIALLI
Sui giornaloni italiani ed europei il discorso di Mike Pompeo è stato accompagnato da censura pressoché totale. Era esplosivo a partire dal titolo, “Restoring the Role of the Nation-State in the Liberal International Order”, come restaurare il ruolo dello Stato-Nazione nell'ordine liberale internazionale.
Pompeo è partito da li’, dall’ordine internazionale edificato dopo la Seconda Guerra Mondiale, che si fonda sul ruolo degli Stati-Nazione, e che oggi viene attaccato a favore di un crescente strapotere delle organizzazioni internazionali sovranazionali.
Pompeo ha citato Marshall, che fu segretario di Stato Usa dal 1947 al 1949: “Le organizzazioni internazionali non possono prendere il posto di sforzi nazionali e personali, o della creazione locale e individuale; l’azione internazionale non può sostituire il fare da sé”.
Sulla leadership ora contestata degli Stati Uniti: “Gli uomini che hanno ricostruito la civiltà occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale erano consapevoli che solo una forte leadership degli Stati Uniti, di concerto con i nostri amici e alleati, avrebbe potuto unire le nazioni sovrane del mondo”.
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Ma la stessa leadership che ha portato un lungo periodo di pace, un controllo congiunto sulle guerre, benessere diffuso, fino alla fine della Guerra Fredda e alla riunificazione della Germania, e’ entrata in crisi ed è stata messa in discussione proprio a partire da quelle conquiste. E’ questo che non sta bene all'America di Trump. Non era un isolazionista? Già, quante sciocchezze.
Pompeo e’ allora passato all'attacco diretto alle organizzazioni sovranazionali e ai burocrati che le popolano. Non funzionano o non funzionano più. Sbagliata la politica di austerità, pericoloso il predominio della Finanza sui bisogni dei popoli, dei cittadini.
“La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale furono fondati per aiutare a ricostruire i territori devastati dalla guerra e promuovere l’investimento privato e la crescita. Oggi queste istituzioni spesso raccomandano ai Paesi che hanno gestito male la propria economia di imporre misure di austerità che reprimono la crescita e riducono lo spazio del settore privato”.
Sono istituzioni, secondo gli Stati Uniti, che non ritengono di dover rispondere a nessuno, paradossalmente sono diventate progressivamente lontane dai popoli delle democrazie liberali, che oggi preferiscono i governi nazionali, anche i peggiori, ma con i quali hanno un rapporto diretto. Sono invece diventate una piattaforma utile per le dittature e le democrazie illiberali, quelle in cui chi comanda non risponde al suo popolo. Di questa follia le Nazioni Unite sono l'esempio perfetto, basta citare le violazioni internazionali consentite all'Iran ma anche alla Russia.
OBAMA CON BUSH E CLINTON
Ma Pompeo ha messo sotto accusa anche il WTO, che ha consentito alla Cina comunista mai convertita alla democrazia o all’ impegno per la stabilità regionale di usare tutte le scappatoie del mercato, rubare proprietà intellettuale, imporre restrizioni, in una parola invadere il mercato mondiale.
Della degenerazione attuale Pompeo e Trump accusano neanche tanto velatamente gli otto anni di Barack Obama, anni di resa totale, quasi complicità, ma anche una certa ingenuità di W Bush, e certamente attribuiscono l'inizio della deriva sovranazionale agli anni di Bill Clinton.
L’America si prende le sue responsabilità per aver abdicato al ruolo condotto così bene nel dopoguerra, ma annuncia nel contempo che quell'epoca è finita, che Trump sta riportando gli Stati Uniti al centro del mondo e che “sa bene che nulla può sostituire lo stato-nazione come garante delle libertà democratiche e degli interessi nazionali”.
Agli italiani in crisi con l’Unione Europea e i suoi diktat non può che suonare straordinariamente convincente l'appello che Pompeo fa a nome del presidente americano.
“Aspiriamo a fare in modo che l’ordine internazionale sia al servizio dei nostri cittadini, non che li controlli”. E “gli organismi internazionali devono aiutare a facilitare una cooperazione che rafforzi la sicurezza e i valori del mondo libero, altrimenti devono essere riformati o eliminati”.
TRUMP E MERKEL 3
Washington la pulizia l'ha già cominciata, per esempio stracciando l'accordo di Obama con l'Iran, perché il programma nucleare iraniano va avanti e non è mai stato interrotto,e anche quello sui missili a medio raggio con la Russia, e tutti gli accordi commerciali e i trattati internazionali violati dei contraenti o contrari agli interessi americani e degli alleati.
Due frasi ancora voglio segnalare del discorso di Mike Pompeo. Quando ha detto che “la Brexit dovrebbe suonare per il resto dei paesi d'Europa come un campanello di allarme politico”; quando ha affermato che “Donald Trump vede il mondo com'è’, non come vorremmo che fosse”. Inutile quindi prendersela con l'Inghilterra o col presidente americano, segnalano un problema, non sono il problema. Come fa l'italia, aggiungo io, contestando i diktat europei alla manovra di bilancio.