9 dicembre forconi: ictus
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mercoledì 24 luglio 2019

UNA RICERCA DELL'ISTITUTO AMERICANO DELLA NUTRIZIONE RIVELA CHE L'ABITUDINE A BERE MOLTE BEVANDE ZUCCHERATE DURANTE LA GIORNATA PUÒ PORTARE A INCREMENTO DI PESO E A UN PIÙ ALTO RISCHIO DI DIABETE, MALATTIE CARDIACHE E ICTUS


PER QUANTO RIGUARDA LA MORTALITA' CARDIOVASCOLARE LE OPINIONI SONO CONTRASTANTI...

Antonio G. Rebuzzi* per “il Messaggero”
*Direttore Cardiologia intensiva Policlinico Gemelli - Università Cattolica Roma

BEVANDE ZUCCHERATEBEVANDE ZUCCHERATE
Le bibite, con zucchero o dolcificanti, gasate o non gasate, energizzanti o meno, sono tra le bevande maggiormente consumate nei paesi occidentali sia tra i ragazzi che tra gli adulti. Negli uomini forniscono mediamente il 9.3% delle calorie giornaliere.
Nelle donne l'8.2% .

Se si tiene conto che le società scientifiche raccomandano che l'energia prodotta da zuccheri nella dieta quotidiana non superi il 10%, ci si rende facilmente conto che con le sole bibite si rischia di superare tale quota. In diversi studi epidemiologici si è dimostrato che l'abitudine a bere molte bevande zuccherate durante la giornata può portare a incremento di peso, a più alto rischio di diabete a malattie cardiache ed ad ictus.

Per ciò che riguarda invece la mortalità, le opinioni sono contrastanti. L'analisi del National Health and Nutrition Examination Survey degli Stati Uniti effettuata da Qiang Yang prova una correlazione importante tra bevande zuccherate e mortalità cardiovascolare negli adulti.

IL FRUTTOSIO
ictusICTUS
Altri studi invece non trovano questo evidente rapporto, in particolare se i soggetti di studio sono giovani o se le quantità bevute non sono eccessive. Ulteriore difficoltà ad avere chiare le idee dipende dal fatto che bisogna distinguere tra bevande a base di zuccheri naturali (saccarosio, fruttosio o altro) ed altre in cui il dolcificante è artificiale. Al momento, comunque, molte società mediche provano a scoraggiare, specialmente nei ragazzi, un consumo smodato.

Nell'ultimo numero della rivista americana Circulation è stato pubblicato un interessante lavoro di Vasanti Malik università di Harvard e coll. sull'uso per lunghi periodi di bevande dolcificate (con zuccheri o dolcificanti artificiali) e rischio di sviluppare malattie cardiache o neoplastiche.

LA DOSE
problemi cardiovascolariPROBLEMI CARDIOVASCOLARI
Sono stati esaminati dati derivati da due grossi studi epidemiologici attualmente in corso, e sponsorizzate da fondi governativi degli Stati Uniti: l'Health Professional's Follow-up Study, iniziato nel 1986, che analizza i dati epidemiologici di oltre 51.500 uomini tra i 40 e 75 anni, ed il Nurse's Health Study, iniziato nel 1976 che finora ha incluso 121.700 donne tra i 30 e 55 anni. Dall'analisi sono stati esclusi i soggetti che già all'ingresso avevano diabete, cardiopatie o malattie neoplastiche. Si è dimostrato che il consumo di bibite dolcificate con zuccheri naturali era direttamente correlato ad aumento della mortalità, in particolare cardiovascolare, in maniera dose-dipendente.

Tale aumento poteva arrivare (per coloro che bevevano oltre due bottiglie al giorno) fino al 31% in un periodo di follow up inferiore a 20 anni. Per il rischio neoplastico i valori erano decisamente minori ( 16%) e, necessitano quindi, anche secondo gli autori, di ulteriore conferma. Il consumo di bibite con dolcificanti artificiali aumentava il rischio solo nei consumatori maggiori e solo nelle donne. Tali associazioni erano comunque significative indipendentemente da età, massa corporea, tipo di attività fisica esercitata, qualità e quantità della dieta.

Fonte: qui

domenica 14 ottobre 2018

ASPIRINA


“OGGI NON ESISTE UN ALTRO FARMACO CHE CONCENTRA IN UNA SOLA PILLOLA UN EFFETTO PREVENTIVO NON SOLO CARDIOVASCOLARE MA SOPRATTUTTO ONCOLOGICO, GRAZIE ALLA SUA AZIONE ANTINFIAMMATORIA” 

“LE UNICHE CONTROINDICAZIONI SONO L'ALLERGIA ALL'ACIDO ACETILSALICILICO E I DIFETTI EMATOLOGICI DELLA COAGULAZIONE” 

“MA CHI NON HA UN RISCHIO CARDIOVASCOLARE…”

Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”

aspirinaASPIRINA
È il farmaco più conosciuto al mondo, scoperto dal chimico francese Charles Frédéric Gerhardt nel 1853, ma il cui preciso meccanismo d'azione fu conosciuto solamente nel 1970.

L' Aspirina, chimicamente nota come acido acetilsalicilico, è un farmaco antinfiammatorio non steroideo (Fans), comunemente usato come antipiretico, come analgesico per dolori lievi, per le cefalee, per le piccole flogosi, per i sintomi influenzali, ed è classificato come antiaggregante per il suo effetto fluidificante del sangue, per cui, utilizzato a piccole dosi e a lungo termine, blocca irreversibilmente la aggregazione delle piastrine e quindi la formazione di trombi, per cui previene gli attacchi cardiaci, evitando quindi infarti del miocardio, eventi ischemici ed ictus cerebrali.
ASPIRINAASPIRINA

Il nome 'Aspirin' fu coniato dalla Bayer, l'azienda farmaceutica produttrice, poi volgarizzato in diverse lingue, ed oggi si trova in commercio con i nomi di Ascriptin, CardioAspirin, Aspegic, Aspidol, Flectadol e diversi altri composti.

Gli effetti collaterali più indesiderati, specialmente ad alti dosaggi per assunzione a stomaco vuoto, riguardano il tratto gastrointestinale, dove si possono avere ulcere ed emorragie, ma gli effetti benefici dell'aspirina sono talmente tanti e straordinari, da essere spesso prescritto in forti dosi immediatamente dopo attacchi cardiaci acuti, perché in grado di sciogliere in tempo anche le più complicate occlusioni coronariche.
ASPIRINAASPIRINA

Una famosa ricerca del 2010, eseguita alla Oxford University su 25mila pazienti, ha mostrato inoltre, che una bassa dose di acetilsalicilico, 75mg, assunta quotidianamente per un periodo tra i quattro e gli otto anni, riduce sostanzialmente il tasso di morte di almeno un quinto per le comuni forme di tumori maligni, indipendentemente dal sesso, riducendo del 40% il rischio di cancro dell'intestino, del 30% quello dei polmoni, del 10% quello della prostata, del 60% per quello dell'esofago, mentre le riduzioni nel cancro al pancreas, stomaco, cervello, seno e ovaie sono state considerate probabili, anche se ancora difficili da quantificare,a causa dei ritardo dei dati, ma sulle quali fervono studi al riguardo.
aspirinaASPIRINA

La notizia è che il mese scorso uno studio apparso sul New England Journal of Medicine, mette in guardia sull'assunzione della cardioaspirina negli individui che non presentano fattori di rischio vascolare, consigliando alle persone anziane e in buona salute di non fare uso di tale farmaco per proteggersi da infarto ed ictus, poiché, si legge nella ricerca, non trarrebbero alcun beneficio, anzi, sarebbero esposte ad effetti collaterali, elencando dati certificati dai quali emerge che tale comportamento non sarebbe utile alla riduzione degli eventi cardiaci.
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Cioè le persone completamente sane, secondo questo studio, non dovrebbero scegliere di prendere l'aspirina per ridurre il rischio cardiocircolatorio, e gli over-75 che la assumono quotidianamente, senza associare farmaci protettivi dello stomaco, sarebbero esposti a rischio di emorragie gravi e fatali.

Per capire questa insolita e discutibile presa di posizione, che si riferisce soprattutto ai pazienti che assumono l'addio acetilsalicilico con auto-prescrizione, ossia senza controllo medico, e che hanno avuto effetti avversi, bisogna risalire al fatto che molte compresse di aspirina non sono gastroprotette, cioè non sono ricoperte da un film protettivo, quello che permette loro di passare indenni lo stomaco per poi sciogliersi nell' intestino, da dove poi agiscono in tutto l'organismo; questo perché la maggior parte delle aspirine, per avere un effetto immediato, devono degradarsi al più presto una volta assunte, oppure essere prese già sciolte come quelle che effervono in un bicchiere d'acqua, mentre quelle protette hanno un effetto più lento e costante.
ASPIRINAASPIRINA

Ma per le terapie a lungo termine, quelle per intenderci preventive, è assolutamente necessario usare l'aspirina gastro-protetta, come è per esempio la CardioAspirin, che azzera il rischio gastrico di sanguinamento, a fronte di vantaggi ineguagliabili con qualunque altro principio attivo in commercio.

Quindi rinunciare all'aspirina nei soggetti a rischio sarebbe una follia, poiché a tutt'oggi nessun altra molecola assicura una protezione certa dagli accidenti vascolari e soprattutto si è rivelato un principio attivo preventivo per molti tipi di tumori, quelli che insorgono a seguito di infiammazioni croniche non curate,( colon, stomaco, pancreas, polmone, esofago, prostata, laringe, fegato, utero, ecc), le quali, se lasciate agire indisturbatamente, dopo diversi anni sono in grado di malignizzare e quindi di sviluppare il cancro.

aspirinaASPIRINA
Negli Stati Uniti infatti, nei soggetti con familiarità di cancro del colon, ormai da diversi anni l'aspirina gastro-protetta viene prescritta a dosi quotidiane per ridurre il rischio di sviluppare il tumore, con risultati talmente incoraggianti da estendere questa terapia preventiva anche per altri tipi di tumori maligni.

Quindi, le uniche controindicazioni all' aspirina sono l'allergia accertata all'acido acetilsalicilico e i difetti ematologici della coagulazione, perché ad oggi non esiste un altro farmaco che concentra in una sola pillola un effetto preventivo non solo cardiovascolare ma soprattutto oncologico, grazie alla sua potente azione antinfiammatoria che spegne le flogosi, ovvero quelle infiammazioni che oggi sono riconosciute avere un ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie neoplastiche.
ASPIRINAASPIRINA

Per tutti questi motivi la comunità scientifica si tiene stretta questa straordinaria molecola sintetizzata oltre 100 anni fa, capace di curare indistintamente l'influenza, prevenire l'infarto, e ridurre il rischio di cancro.

Fonte: qui

giovedì 24 maggio 2018

Un uovo al giorno può tenere lontano l’ictus

Arriva l'ennesima riabilitazione delle uova, dopo che per anni sono state considerate nemiche della salute perché si ritenevano responsabili di causare alti livelli di colesterolo nel sangue con il rischio di intasare le arterie. Recenti studi hanno dimostrato che mangiare una gran quantità di uova non ha questo effetto, anche in persone ad alto rischio di malattie cardiache.

Uova anti ictus

Ora arriva una nuova ricerca che dimostra come le uova possano essere anche un capace alleato contro l'ictusIl lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the American College of Nutrition, dimostra che consumare fino a un uovo al giorno riduce il rischio del 12 per cento.

La ricerca

Lo sostiene uno studio dell'EpidStat Institute di Ann Arbor, nel Michigan, che ha condotto una revisione di ricerche tra il 1982 e il 2015. I ricercatori hanno valutato le relazioni tra l'assunzione di uova e le malattie delle coronarie.

Le uova sono uno scrigno di benessere 

Le uova del resto contengono antiossidanti, che combattono anche le infiammazioni, oltre a essere un'ottima fonte di proteineUn uovo grande ha sei grammi di proteine di alta qualità e antiossidanti come la luteina e la zeaxantina, presenti all'interno del tuorlo, così come le vitamine E, D, e A.
Ora i ricercatori americani vogliono capire meglio perché consumare uova faccia diminuire la possibilità di avere un ictus per poterlo applicare non solo alla prevenzione alimentare, ma anche per mettere a punto nuovi farmaci.
Fonte: qui

mercoledì 18 aprile 2018

ESSERE DIVORZIATI FA RISCHIARE PIÙ INFARTI E ICTUS!

È UNO DEI RISULTATI DI UNA RICERCA DEL “KAROLINSKA INSTITUTET” DI STOCCOLMA 

NON SI PUÒ SALTARE ALLE STESSE CONCLUSIONI CON LE PERSONE NON SPOSATE E VEDOVE, OVVERO COLORO CHE VIVONO COMUNQUE UNA CONDIZIONE DI SOLITUDINE - ECCO PERCHE’

Sabrina Cottone per “il Giornale”

GENITORI DIVORZIOGENITORI DIVORZIO
Coloro che sono sopravvissuti a un attacco di cuore e sono divorziati o hanno un basso livello socioeconomico corrono un maggior rischio di essere colpiti da un secondo attacco cardiaco o ictus. È uno dei risultati di una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicata sull'European Journal of Preventive Cardiology, rivista dell'Esc, Società europea di cardiologia.

La medicina predittiva, con la prevenzione attraverso gli stili di vita, è uno dei modi migliori di allungare la vita o almeno di renderla più sana. Ma a colpire è che non siano il colesterolo in eccesso o la scarsa attività fisica la possibile concausa scatenante di un nuovo infarto, bensì il divorzio. Tanto più che la rottura dei matrimoni è sempre più frequente e così i rischi sanitari sembrano destinati a salire alle stelle.

INFARTOINFARTO
Lo studio, che ha seguito 29.226 persone sopravvissute a un primo attacco di cuore, è corredato da numeri implacabili: i pazienti divorziati corrono un rischio più alto del 18% di essere vittime di un attacco di cuore rispetto a coloro che sono sposati. Con una particolarità che rende il dato di fatto meno ovvio e facilmente spiegabile con il carico di stress che porta con sé ogni separazione, più o meno traumatica.

I ricercatori assicurano che non si può saltare alle medesime conclusioni per le persone non sposate e vedove, ovvero coloro che vivono comunque una condizione di solitudine o addirittura un addio definitivo al coniuge: pur presentando anche loro un livello di rischio più alto rispetto alle persone sposate, i nessi individuati non sono stati ritenuti statisticamente significativi dai ricercatori e così l' unica evidenza è che rimanere sposati fa bene al cuore e alle coronarie.
INFARTOINFARTO

Spiega il ricercatore Joel Ohm, uno degli autori dello studio: «Sembra che il matrimonio sia protettivo contro gli eventi ricorrenti (il ripetersi degli attacchi di cuore, ndr)... ma da questo studio non possono essere tratte conclusioni sui meccanismi che soggiacciono a questi risultati». Insomma, se è chiaro che il matrimonio fa bene per evitare il ripetersi di infarti o ictus, meno evidenti sono le ragioni, sulle quali ci si può ancora limitare alle supposizioni, in attesa di altri studi.

Un capitolo a sé meritano le condizioni socioeconomiche. Alte (35%) le differenze tra le persone più ricche e le persone più povere. Anche l' istruzione fa la sua parte: i pazienti con più di dodici anni di studio sulle spalle hanno rivelato un rischio di recidiva dell' infarto inferiore del 14% rispetto a coloro che hanno studiato per nove anni o anche meno.

Fonte: qui