9 dicembre forconi: separazione
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mercoledì 18 aprile 2018

ESSERE DIVORZIATI FA RISCHIARE PIÙ INFARTI E ICTUS!

È UNO DEI RISULTATI DI UNA RICERCA DEL “KAROLINSKA INSTITUTET” DI STOCCOLMA 

NON SI PUÒ SALTARE ALLE STESSE CONCLUSIONI CON LE PERSONE NON SPOSATE E VEDOVE, OVVERO COLORO CHE VIVONO COMUNQUE UNA CONDIZIONE DI SOLITUDINE - ECCO PERCHE’

Sabrina Cottone per “il Giornale”

GENITORI DIVORZIOGENITORI DIVORZIO
Coloro che sono sopravvissuti a un attacco di cuore e sono divorziati o hanno un basso livello socioeconomico corrono un maggior rischio di essere colpiti da un secondo attacco cardiaco o ictus. È uno dei risultati di una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicata sull'European Journal of Preventive Cardiology, rivista dell'Esc, Società europea di cardiologia.

La medicina predittiva, con la prevenzione attraverso gli stili di vita, è uno dei modi migliori di allungare la vita o almeno di renderla più sana. Ma a colpire è che non siano il colesterolo in eccesso o la scarsa attività fisica la possibile concausa scatenante di un nuovo infarto, bensì il divorzio. Tanto più che la rottura dei matrimoni è sempre più frequente e così i rischi sanitari sembrano destinati a salire alle stelle.

INFARTOINFARTO
Lo studio, che ha seguito 29.226 persone sopravvissute a un primo attacco di cuore, è corredato da numeri implacabili: i pazienti divorziati corrono un rischio più alto del 18% di essere vittime di un attacco di cuore rispetto a coloro che sono sposati. Con una particolarità che rende il dato di fatto meno ovvio e facilmente spiegabile con il carico di stress che porta con sé ogni separazione, più o meno traumatica.

I ricercatori assicurano che non si può saltare alle medesime conclusioni per le persone non sposate e vedove, ovvero coloro che vivono comunque una condizione di solitudine o addirittura un addio definitivo al coniuge: pur presentando anche loro un livello di rischio più alto rispetto alle persone sposate, i nessi individuati non sono stati ritenuti statisticamente significativi dai ricercatori e così l' unica evidenza è che rimanere sposati fa bene al cuore e alle coronarie.
INFARTOINFARTO

Spiega il ricercatore Joel Ohm, uno degli autori dello studio: «Sembra che il matrimonio sia protettivo contro gli eventi ricorrenti (il ripetersi degli attacchi di cuore, ndr)... ma da questo studio non possono essere tratte conclusioni sui meccanismi che soggiacciono a questi risultati». Insomma, se è chiaro che il matrimonio fa bene per evitare il ripetersi di infarti o ictus, meno evidenti sono le ragioni, sulle quali ci si può ancora limitare alle supposizioni, in attesa di altri studi.

Un capitolo a sé meritano le condizioni socioeconomiche. Alte (35%) le differenze tra le persone più ricche e le persone più povere. Anche l' istruzione fa la sua parte: i pazienti con più di dodici anni di studio sulle spalle hanno rivelato un rischio di recidiva dell' infarto inferiore del 14% rispetto a coloro che hanno studiato per nove anni o anche meno.

Fonte: qui

mercoledì 4 aprile 2018

GIOVANNI SARTORI: “IL LIBERALISMO C'È QUANDO POTERE ECONOMICO E POTERE POLITICO RIMANGONO SEPARATI. ”

AL POTERE ECONOMICO NON SI PUÒ CONSENTIRE DI CONQUISTARE IL POTERE POLITICO. 

IL CONFLITTO D'INTERESSI È UNA FERITA NEL CORPO DELLA DEMOCRAZIA”

Gianfranco Pasquino per il Fatto Quotidiano

Sartori, Pasquino,Gherardi, Santiago 2009SARTORI, PASQUINO,GHERARDI, SANTIAGO 2009
Nella sua brillante introduzione alla Antologia di scienza politica da lui curata e pubblicata dal Mulino nel 1970, Giovanni Sartori affermava senza mezzi termini che la cultura politica italiana soffriva di "analfabetismo politologico". I suoi bersagli erano chiari: democristiani e comunisti, e lo sarebbero rimasti fino alla loro ingloriosa scomparsa.

I democristiani irritavano Sartori per la loro accertata incapacità di andare oltre una cultura giuridica alquanto formalistica e per l' incomprensione dei meccanismi della politica, a cominciare, già allora, dai sistemi elettorali.
Sartori e Isabella Gherardi, Santiago del Cile, 2009SARTORI E ISABELLA GHERARDI, SANTIAGO DEL CILE, 2009




Ai comunisti rimproverava, nella sua veste non soltanto di politologo, ma di liberale, l' uso della teoria marxista, per quanto ridefinita da Gramsci, inadeguata alla comprensione di tematiche come la Costituzione e lo Stato. Soprattutto, però, la critica che valeva per entrambi riguardava in particolare il cattivo uso dei concetti e la manipolazione talvolta persino inconsapevole che ne facevano gli intellettuali di entrambi i partiti.

Soltanto molto tempo dopo mi sono reso conto che fin dalla metà degli anni '50, in chiave e con obiettivi parzialmente diversi, sia Norberto Bobbio (Politica e cultura, Einaudi 1955) sia Sartori (Democrazia e definizioni, Il Mulino 1957), avevano sfidato frontalmente la cultura politica "catto e comunista". Bobbio continuò a farlo fino all' ultimo. Destra e sinistra, (Donzelli 2004) ne è una chiara testimonianza.
giovanni sartoriGIOVANNI SARTORI

Sartori intraprese un lungo percorso di ricerca nel quale il caso italiano rimaneva un caso e poco più. Anzi, Sartori affermò ripetutamente, anche in polemica con il provincialismo di troppi studiosi, che parlavano dell' Italia Dc-Pci come di un' anomalia positiva, che chi conosce un solo sistema politico non conosce neppure quel sistema.

GIOVANNI SARTORI - LA CORSA VERSO IL NULLAGIOVANNI SARTORI - LA CORSA VERSO IL NULLA
Non scrisse mai un libro dedicato a una tematica sostanzialmente italiana anche se divenne un critico severissimo e agguerritissimo di tutte le riforme elettorali e istituzionali italiane che, uomini (e donne) privi di cultura politologica e politica, hanno fatto e rifatto con pessimi esiti.

I suoi libri sulla democrazia e sui sistemi di partito restano monumenti della scienza politica della seconda metà del secolo scorso e sono letture imprescindibili, ma Sartori teneva molto a due volumi più recenti e più mirati: Ingegneria costituzionale comparata (Il Mulino, più edizioni, da ultimo 2004) e Homo videns (Laterza 2000).

I NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORII NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORI







Ogniqualvolta, specialmente nei pungentissimi editoriali per il Corriere della Sera (variamente raccolti Mala tempora, Laterza 2004 e Il sultanato, Laterza 2009) analizzava un qualche fenomeno politico, Sartori metteva grande cura nell' applicare in maniera ovviamente molto concisa il suo metodo comparato e le conoscenze acquisite. La domanda di fondo alla quale rispondeva era sempre quella relativa alle conseguenze prevedibili di interventi, mutamenti, trasformazioni nel sistema, nei partiti, nella leadership, nelle leggi elettorali.

I NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORII NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORI
Spiegazioni e/o teorie probabilistiche erano i ferri del suo mestiere: "Se cambiano le condizioni a, b, e c allora è probabile che cambino le conseguenze x, y, z". Certo, discutere con chi di volta in volta produceva spiegazioni ad hoc, spesso tanto particolaristiche quanto fragili, era un esercizio che spesso lo irritava e che volgeva sul beffardo, sulla presa in giro.

Spariti i suoi interlocutori democristiani e comunisti i quali, almeno, avevano letto qualche libro e talvolta s' interrogavano effettivamente su riforme e conseguenze, persino sul metodo con il quale analizzare il sistema politico italiano e i suoi partiti, Sartori si trovò costretto a fare i conti con analisti e politici improvvisati.
I NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORII NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORI






Il liberale che era in lui colse immediatamente l' incongruenza di una rivoluzione liberale di cui, dopo la caduta del Muro di Berlino, avrebbe dovuto farsi portatore e interprete un imprenditore duopolista (nell' importantissimo settore della comunicazione, in particolare televisiva), un imprenditore che (af)fondava la sua politica in un gigantesco conflitto di interessi.

Giovanni Sartori e Isabella GherardiGIOVANNI SARTORI E ISABELLA GHERARDI
Perché mai questo accanimento contro Berlusconi, si chiesero molti commentatori, visto che l' allora Cavaliere aveva "salvato" l' Italia dai comunisti e dai post-comunisti? Eppure, la risposta di Sartori era semplice, lineare, inoppugnabile: liberalismo c' è quando potere economico e potere politico sono e, nella misura del possibile, rimangono nettamente separati. In una democrazia liberale al potere economico non si può consentire di conquistare il potere politico. Il conflitto d' interessi è una ferita permanente nel corpo di quella democrazia.

Sartori era tanto più credibile in questa denuncia poiché si era per tempo schierato contro la partitocrazia ovvero quella situazione nella quale il potere politico, più precisamente dei partiti, si annetteva pezzi di potere economico, sociale, culturale.

giovanni sartori riceve la gran croce cilenaGIOVANNI SARTORI RICEVE LA GRAN CROCE CILENA
Il liberalismo di Sartori si rafforzava e raffinava grazie alla sua scienza politica, ad esempio, ricordando che le democrazie liberali sono tali quando garantiscono effettiva rappresentanza politica agli elettori. Dai buoni sistemi elettorali viene buona rappresentanza che esige nella maniera più assoluta l' assenza di qualsiasi vincolo di mandato.

Fin dal 1963 Sartori aveva sollevato il quesito se i parlamentari si sentissero maggiormente responsabili nei confronti dei dirigenti di partito, dei gruppi d' interesse, degli elettori? La risposta è, naturalmente, empirica, ma la proposta di Sartori è chiara: bisogna disegnare sistemi elettorali che consentano ai parlamentari di essere effettivamente e essenzialmente responsabili nei confronti degli elettori.

A Sartori è stato risparmiato l' obbrobrio tanto dell' Italicum (non ho dubbi che avrebbe fatto notare che i premi di maggioranza Italicum-style c' entrano con la buona rappresentanza come i cavoli a merenda) quanto, ancor più, della Legge Rosato. Ma ha avuto il tempo di bollare la Legge Calderoli con l' epiteto Porcellum.

Non gli attribuisco niente che non si possa trovare nei suoi scritti se aggiungo che sarebbe inorridito ad ascoltare fior fiore (sic) di riformatori e di commentatori, neanche analfabeti di ritorno, perché mai alfabetizzati, sostenere la necessità di un' apposita legge elettorale in un sistema partitico diventato tripolare.

Tanto per cominciare avrebbe sostenuto che prima di contare i poli si contano i partiti (quindi, il sistema partitico italiano è multipartitico), poi se ne valuta il consolidamento, molto limitato, infine che alcuni sistemi elettorali forti hanno effetti restrittivi sui partiti e sui sistemi di partiti.
Le leggi elettorali si scelgono per dare vita al sistema di partiti preferito, che non è la stessa cosa di favorire o svantaggiare qualsivoglia partito.

GIOVANNI SARTORIGIOVANNI SARTORI
Alla morte di Bobbio, il necrologio scritto da Sartori sulla Rivista Italiana di Scienza Politica (aprile 2004), intitolato Norberto Bobbio e la scienza politica in Italia, si concludeva con le seguenti parole: "Bobbio è stato per tutti gli studiosi un modello di come si deve scrivere, insegnare, e anche partecipare alla vita pubblica. Norberto Bobbio è stato, e resta, il più bravo di tutti noi".

Credo di potermi permettere sia di condividere queste parole sia di aggiungere nel primo anniversario della sua morte che Sartori è senza nessun dubbio stato "il più bravo di tutti noi", ma anche uno dei migliori scienziati politici degli ultimi cinquant' anni.

Fonte: qui