9 dicembre forconi: liberalismo
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martedì 2 luglio 2019

‘’LE ÈLITES AL POTERE SI SONO ALLONTANATE DAL POPOLO”

L’INTERVISTA DI PUTIN AL ‘’FINANCIAL TIMES’’ È UN DOCUMENTO STORICO IMPORTANTE PERCHÉ CI MOSTRA COME I TRE MAGGIORI LEADER MONDIALI - TRUMP, XI E PUTIN 
RINCORRANO LA STESSA LINEA POLITICA POPULISTICA (MAI SUCCESSO PRIMA)
“I MIGRANTI POSSONO UCCIDERE, SACCHEGGIARE E STUPRARE IMPUNEMENTE PERCHÉ I LORO DIRITTI DEVONO ESSERE TUTELATI. QUINDI, L'IDEA LIBERALE È DIVENTATA OBSOLETA. È ENTRATA IN CONFLITTO CON GLI INTERESSI DELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE”
L'intervista è stata realizzata dal direttore del "Financial Times" Lionel Barber e dal corrispondente a Mosca Henry Foy e pubblicata “la Repubblica”

L'INTERVISTA ESCLUSIVA DEL FINANCIAL TIMES A VLADIMIR PUTINL'INTERVISTA ESCLUSIVA DEL FINANCIAL TIMES A VLADIMIR PUTIN
Presidente Putin, come ha visto cambiare il mondo nei vent' anni in cui è stato al potere?
«La prima cosa che vorrei dire è che non sono stato al potere per tutti questi vent' anni. Per quattro anni sono stato primo ministro, e non è la carica più alta della Federazione Russa. Tuttavia, sono da parecchio tempo al Governo, perciò sono in grado di giudicare che cosa sta cambiando. Mi arrischierei a dire che la situazione non è cambiata in meglio, ma resto ottimista. Tuttavia, per dirla senza mezzi termini, la situazione è diventata più drammatica ed esplosiva».

Ritiene che il mondo sia più frammentato?
putin xiPUTIN XI
«Sicuramente, perché durante la Guerra Fredda, il problema era la Guerra Fredda, è vero. Ma almeno c' erano alcune regole che tutti i soggetti che prendevano parte alla comunicazione internazionale più o meno sottoscrivevano. Ora sembra che non ci sia più nessuna regola. In questo senso, il mondo è diventato più frammentato e meno prevedibile, che è la cosa più deplorevole».

Lei è uno studioso di storia. Ha intrattenuto ore di conversazioni con Henry Kissinger. Quasi sicuramente avrà letto il suo libro, "Ordine mondiale". Con Trump assistiamo a un sistema molto più transazionale. Trump è molto critico delle alleanze. Va a vantaggio della Russia?
«Sarebbe meglio chiedere che cosa sarebbe a vantaggio dell' America.
trump putinTRUMP PUTIN
Trump non è un politico di professione. Ha una visione diversa degli interessi nazionali degli Stati Uniti. Molti dei suoi metodi non li accetto. Ma penso che sia una persona di talento. Sa molto bene che cosa si aspettano da lui i suoi elettori. La Russia è stata accusata, e per strano che possa sembrare lo è ancora nonostante il rapporto Mueller, di una fantomatica interferenza nelle elezioni americane. Che cosa è successo in realtà? È successo che Trump ha visto i cambiamenti nella società americana, e ne ha approfittato.
Qualcuno ha mai ragionato su chi abbia beneficiato della globalizzazione? La Cina è quella che ha tratto vantaggio più di tutti. Negli Stati Uniti la classe media non ne ha beneficiato. La squadra di Trump lo ha usato in campagna elettorale. È qui che bisogna cercare le ragioni della vittoria di Trump, non in qualche presunta interferenza estera. Penso che questo possa spiegare le sue apparentemente irragionevoli decisioni economiche e i suoi rapporti con partner e alleati».

Lei difende la globalizzazione insieme al presidente della Cina, Xi Jinping, mentre Trump dice "Prima l' America". Come spiega questo paradosso?
«Non penso che il suo desiderio di dare la precedenza all' America sia un paradosso. Io do la precedenza alla Russia, e nessuno lo percepisce come un paradosso».

Lei si è incontrato spesso con il presidente Xi, e Russia e Cina si sono indubbiamente avvicinate. Non sta puntando troppe fiches su una carta sola? Perché la politica estera russa, anche sotto la sua guida, si è sempre fatta un vanto di parlare con tutti.
«Tanto per cominciare, le fiches da puntare non ci mancano, ma non ci sono molte carte su cui puntarle. Questo è il primo punto. Il secondo è che valutiamo sempre i rischi. Il terzo è che le nostre relazioni con la Cina non sono motivate da opportunismo politico. Il trattato d' amicizia con la Cina fu firmato nel 2001, molto prima degli attuali disaccordi economici, per usare un eufemismo, fra Stati Uniti e Cina. Sì, la Russia e la Cina hanno molti interessi che coincidono. È la ragione dei frequenti contatti fra me e il presidente Xi Jinping. Naturalmente abbiamo anche stabilito un rapporto personale molto caloroso. Ci stiamo muovendo in linea con la nostra agenda bilaterale generale, che formulammo già nel lontano 2001, ma reagiamo rapidamente agli sviluppi mondiali. Non rivolgiamo mai le nostre relazioni bilaterali contro qualcuno. Non siamo contro nessuno, siamo per noi stessi».

Dopo 20 anni al vertice o vicino al vertice ha più fame di rischi?
«La mia fame di rischi non è aumentata né diminuita. Il rischio deve essere sempre ben giustificato. Non si può ricorrere al proverbio russo "Chi non rischia non berrà mai champagne". Prima di rischiare bisogna procedere a una valutazione meticolosa di ogni aspetto. I rischi folli, che trascurano la situazione reale e non tengono conto delle conseguenze, sono inaccettabili perché possono mettere in pericolo gli interessi di un gran numero di persone».
La sua decisione di intervenire in Siria è stata un rischio grosso?
«Abbastanza elevato. Però ho riflettuto attentamente con largo anticipo. Ho deciso che a lungo termine gli effetti positivi per la Russia avrebbero superato di gran lunga la scelta di restare a guardare mentre una organizzazione terrorista internazionale si rafforza vicino ai nostri confini».

Che genere di risultato ha portato il rischio assunto in Siria?
«Innanzitutto molti militanti intenzionati a far ritorno in Russia sono stati eliminati. In secondo luogo, siamo riusciti a stabilizzare una regione contigua. Quindi abbiamo rafforzato direttamente la sicurezza interna della Russia.

Questo in terzo luogo. Quarto, abbiamo stabilito rapporti commerciali buoni con tutti i Paesi della regione e le nostre posizioni in Medio oriente si sono stabilizzate.
Quanto alla Siria, siamo riusciti a preservarne la sovranità, impedendo che il paese cadesse nel caos come la Libia».

Lei è impegnato a far sì che Al Assad resti al potere o può essere, ad un certo punto, che in Siria avvenga una transizione, con l' appoggio russo, che non sia come quella in Libia?
«Credo che i siriani debbano essere liberi di scegliere il proprio futuro. Al contempo, vorrei che le azioni degli attori esterni fossero, come nel caso dei rischi, prevedibili e comprensibili. Quando abbiamo discusso la questione con la precedente amministrazione Usa, abbiamo chiesto, "supponiamo che Assad si dimetta, cosa succederà domani?". "Non lo sappiamo", hanno detto. Ma se non sai cosa accadrà domani, perché parlare a vanvera oggi?».

Ritiene che vi sia la possibilità di un miglioramento delle relazioni anglo-russe e che si possano superare alcune questioni delicate, come la vicenda Skripal?
skripalSKRIPAL
«Senta, tutta questa storia di spie e controspie non è degna di relazioni interstatali serie. Questa spy story non vale cinque copechi. E nemmeno cinque sterline. Le questioni riguardanti le relazioni interstatali si misurano in miliardi e riguardano il destino di milioni di persone. Come possiamo paragonare le due cose? Sappiamo che le imprese del Regno Unito, vogliono lavorare con noi. E noi sosteniamo questa intenzione. Creano posti di lavoro e valore aggiunto. E se aggiungiamo una situazione politica imprevedibile, non saranno in grado di lavorare. Penso che sia la Russia che il Regno Unito siano interessati a ripristinare pienamente le loro relazioni. Penso che sia più facile per May, perché se ne sta andando ed è libera di fare ciò che ritiene giusto e necessario senza preoccuparsi di alcune conseguenze di politica interna».
KISSINGER PUTINKISSINGER PUTIN

Qualcuno potrebbe dire che una vita umana vale più di cinque centesimi.
«È morto qualcuno?».

Oh, sì. Quel signore che aveva un problema di droga ed è morto dopo aver toccato il Novichok.
«E pensa che sia assolutamente colpa della Russia?».

skripalSKRIPAL
Non ho detto questo. Ho detto che qualcuno è morto.
«Sì, è morto un uomo, e questa è una tragedia. Ma cosa abbiamo a che fare con questo?».

Crede che quel che è successo a Salisbury mandi un messaggio a chiunque pensi di tradire Mosca?
IL TESSERINO IDENTIFICATIVO DELLA STASI CON IL NOME E LA FOTO DI VLADIMIR PUTINIL TESSERINO IDENTIFICATIVO DELLA STASI CON IL NOME E LA FOTO DI VLADIMIR PUTIN
«Il tradimento è il crimine più grave possibile e i traditori devono essere puniti. Non sto dicendo che l' incidente di Salisbury sia il modo di farlo. Questo signore, Skripal, era già stato punito. Era stato arrestato, condannato, aveva scontato la sua pena in prigione. Era fuori dal radar. Perché interessarsi ancora a lui? Per quanto riguarda il tradimento, deve essere punibile. È il crimine più spregevole che si possa immaginare».

All' inizio della nostra conversazione ho parlato della frammentazione. Un altro fenomeno odierno è che c' è una reazione popolare contro le élite e contro l' establishment e lo si è visto con la Brexit in Gran Bretagna, in Germania con l' Afd, in Turchia e nel mondo arabo. Per quanto tempo pensa che la Russia possa rimanere immune da questo movimento globale?
vladimir putin con matteo salviniVLADIMIR PUTIN CON MATTEO SALVINI
«Bisogna considerare la realtà di ogni singolo caso. Certo, ci sono alcune tendenze, ma sono solo generali. Per quanto tempo la Russia rimarrà un paese stabile? Più a lungo è, meglio è. Perché molte cose e la sua posizione nel mondo dipendono dalla stabilità. La ragione interna del crollo dell' Unione Sovietica fu che la vita era difficile per la gente. I negozi erano vuoti e la gente aveva perso il desiderio di preservare lo Stato.
Pensavano che non potesse andare peggio. Invece la vita peggiorò, specie all' inizio degli Anni '90, quando collassarono i sistemi di protezione sociale e di assistenza sanitaria e l' industria si sgretolò.

Poteva anche funzionare male, ma almeno la gente aveva un lavoro. Dopo il crollo, lo perse. Quindi, ogni caso va esaminato separatamente. Che cosa sta succedendo in Occidente? Le élite al potere si sono allontanate dal popolo. C'è anche la cosiddetta idea liberale che ha esaurito il suo scopo. Quando il problema dell' immigrazione ha raggiunto un punto critico, molti nostri partner occidentalihanno ammesso che il multiculturalismo non è efficace e che gli interessi della popolazione locale vanno presi in considerazione. Al tempo stesso, chi si trova in difficoltà a causa dei problemi politici nel proprio Paese d' origine ha bisogno della nostra assistenza. È giusto, ma cosa ne è degli interessi della popolazione locale quando il numero di migranti diretti verso l' Europa occidentale è nell' ordine di migliaia o centinaia di migliaia?».

vladimir putin angela merkelVLADIMIR PUTIN ANGELA MERKEL
Angela Merkel ha commesso un errore?
«Un errore capitale. Si può criticare Trump per la sua intenzione di costruire un muro tra il Messico e gli Stati Uniti. Forse esagera. Ma almeno sta cercando una soluzione. Per quanto riguarda l' idea liberale, i suoi sostenitori non stanno facendo nulla. Dicono che tutto va bene. Ma è così? Sono seduti nei loro accoglienti uffici, mentre coloro che affrontano il problema non sono contenti. Lo stesso accade in Europa.

L'idea liberale presuppone che non ci sia bisogno di fare nulla. I migranti possono uccidere, saccheggiare e stuprare impunemente perché i loro diritti devono essere tutelati. Quindi, l' idea liberale è diventata obsoleta. È entrata in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione.

trump putin helsinki 5TRUMP PUTIN HELSINKI 
O prendiamo i valori tradizionali. Non voglio insultare nessuno, perché siamo già stati condannati per la nostra presunta omofobia. Non abbiamo problemi con le persone Lgbt. Ma alcune cose ci sembrano eccessive. Ora c' è chi sostiene che i bambini possono svolgere cinque o sei ruoli di genere. Lasciamo che tutti siano felici, ma non dobbiamo permettere che ciò metta in secondo piano la cultura, le tradizioni e i valori familiari tradizionali di milioni di persone».
ZAR PIETRO IL GRANDEZAR PIETRO IL GRANDE

Ha conosciuto molti leader mondiali. Chi ammira di più?
«Pietro il Grande».

Ma è morto.
«Vivrà finché la sua causa sarà viva come la causa di ognuno di noi. (Ride). Vivremo finché vivrà la nostra causa. Se si riferisce ai leader attuali di diversi Paesi e Stati, sono rimasto molto colpito dall' ex presidente francese Chirac. È un vero intellettuale, un vero professore, un uomo saggio e molto interessante. Quando era presidente, aveva la sua opinione su ogni questione, sapeva come difenderla e rispettava sempre le opinioni dei suoi partner».

I grandi leader preparano sempre la propria successione. Può dirci con quale processo sarà scelto il suo successore?
putin scolarettoPUTIN SCOLARETTO
«Posso dirle che ci ho sempre pensato, fin dal 2000. La situazione cambia e cambiano anche alcune esigenze delle persone. Alla fine, e lo dico senza teatralità, la decisione dovrà prenderla il popolo russo. Non importa tanto quello che fa l' attuale leader e come lo fa, né chi rappresenta e come, perché è l' elettore che ha l' ultima parola».
vladimir putin con hassan rohaniVLADIMIR PUTIN CON HASSAN ROHANI












Quindi la scelta sarà approvata dal popolo russo in una votazione?
«Nel vostro Paese, un leader se ne va e il leader che gli succede non è eletto dal voto diretto del popolo, ma dal partito al potere. In Russia è diverso, perché siamo un Paese democratico. Se i nostri alti funzionari se ne vanno, si tengono elezioni a scrutinio segreto diretto universale. Lo stesso accadrà in questo caso».

Non posso fare a meno di sottolineare che lei ha assunto la presidenza prima delle elezioni.
putin giovane hipsterPUTIN GIOVANE HIPSTER
«Sì, è vero. E allora? Ero presidente in carica e, per essere eletto e diventare capo di Stato, ho dovuto partecipare a un' elezione, cosa che ho fatto. Sono grato al popolo russo per la fiducia accordatami all' epoca e, successivamente, nelle elezioni successive. È un grande onore essere il leader della Russia».

Fonte: qui




Putin parla del liberalismo, definendolo "Obsoleto", in un'ampia intervista in occasione del G-20


Giovedì scorso, in un'intervista esclusiva con FT , il presidente russo Vladimir Putin ha propagandato la crescita del populismo nazionale in Europa e in America dicendo che il liberalismo è "speso" come ideologia. Ha parlato a lungo di numerose questioni, che abbiamo discusso qui per argomento. 

Governi liberali

Alla vigilia del vertice del G20, Putin ha detto che "l'idea liberale" era "sopravvissuta al suo scopo" mentre il pubblico si era rivolto contro l'immigrazione e il multiculturalismo. La sua opposizione al liberalismo allinea Putin con leader come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l'ungherese Viktor Orban, Matteo Salvini in Italia e l'insurrezione Brexit nel Regno Unito.
Putin ha detto: 

"[I liberali] non possono semplicemente dettare nulla a nessuno proprio come hanno cercato di fare negli ultimi decenni."

Immigrazione e rifugiati

Ha detto che la decisione del cancelliere Angela Merkel di ammettere oltre 1 milione di rifugiati in Germania è stato un "errore cardinale" e ha elogiato il presidente Trump per aver cercato di fermare i migranti e le droghe dal Messico. 
Putin ha detto:
 "Questa idea liberale presuppone che non si debba fare nulla. Che i migranti possano uccidere, saccheggiare e stuprare impunemente perché i loro diritti come migranti devono essere protetti.Ogni crimine deve avere la sua punizione. L'idea liberale è diventata obsoleta. È entrato in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione ".

Sull'interferenza elettorale

Mentre Putin è stato preso di mira negli Stati Uniti, vale a dire per il tentativo di intervenire nelle elezioni del paese, Putin ha negato e chiamato l'idea di "interferenza mitica".
Putin ha detto:
"Cosa è successo negli Stati Uniti, e come è successo? Negli Stati Uniti, le principali società statunitensi - le società, i loro manager, azionisti e partner - hanno fatto uso di questi benefici. La classe media non ha quasi beneficiato della globalizzazione. La squadra di Trump ha percepito questo molto acutamente e chiaramente, e lo hanno usato nella campagna elettorale. È qui che dovresti cercare le ragioni alla base della vittoria di Trump, piuttosto che in qualsiasi presunta interferenza straniera ".

La guerra commerciale Cina / Stati Uniti

mercoledì 4 aprile 2018

GIOVANNI SARTORI: “IL LIBERALISMO C'È QUANDO POTERE ECONOMICO E POTERE POLITICO RIMANGONO SEPARATI. ”

“AL POTERE ECONOMICO NON SI PUÒ CONSENTIRE DI CONQUISTARE IL POTERE POLITICO. 

IL CONFLITTO D'INTERESSI È UNA FERITA NEL CORPO DELLA DEMOCRAZIA”

Gianfranco Pasquino per il Fatto Quotidiano

Sartori, Pasquino,Gherardi, Santiago 2009SARTORI, PASQUINO,GHERARDI, SANTIAGO 2009
Nella sua brillante introduzione alla Antologia di scienza politica da lui curata e pubblicata dal Mulino nel 1970, Giovanni Sartori affermava senza mezzi termini che la cultura politica italiana soffriva di "analfabetismo politologico". I suoi bersagli erano chiari: democristiani e comunisti, e lo sarebbero rimasti fino alla loro ingloriosa scomparsa.

I democristiani irritavano Sartori per la loro accertata incapacità di andare oltre una cultura giuridica alquanto formalistica e per l' incomprensione dei meccanismi della politica, a cominciare, già allora, dai sistemi elettorali.
Sartori e Isabella Gherardi, Santiago del Cile, 2009SARTORI E ISABELLA GHERARDI, SANTIAGO DEL CILE, 2009




Ai comunisti rimproverava, nella sua veste non soltanto di politologo, ma di liberale, l' uso della teoria marxista, per quanto ridefinita da Gramsci, inadeguata alla comprensione di tematiche come la Costituzione e lo Stato. Soprattutto, però, la critica che valeva per entrambi riguardava in particolare il cattivo uso dei concetti e la manipolazione talvolta persino inconsapevole che ne facevano gli intellettuali di entrambi i partiti.

Soltanto molto tempo dopo mi sono reso conto che fin dalla metà degli anni '50, in chiave e con obiettivi parzialmente diversi, sia Norberto Bobbio (Politica e cultura, Einaudi 1955) sia Sartori (Democrazia e definizioni, Il Mulino 1957), avevano sfidato frontalmente la cultura politica "catto e comunista". Bobbio continuò a farlo fino all' ultimo. Destra e sinistra, (Donzelli 2004) ne è una chiara testimonianza.
giovanni sartoriGIOVANNI SARTORI

Sartori intraprese un lungo percorso di ricerca nel quale il caso italiano rimaneva un caso e poco più. Anzi, Sartori affermò ripetutamente, anche in polemica con il provincialismo di troppi studiosi, che parlavano dell' Italia Dc-Pci come di un' anomalia positiva, che chi conosce un solo sistema politico non conosce neppure quel sistema.

GIOVANNI SARTORI - LA CORSA VERSO IL NULLAGIOVANNI SARTORI - LA CORSA VERSO IL NULLA
Non scrisse mai un libro dedicato a una tematica sostanzialmente italiana anche se divenne un critico severissimo e agguerritissimo di tutte le riforme elettorali e istituzionali italiane che, uomini (e donne) privi di cultura politologica e politica, hanno fatto e rifatto con pessimi esiti.

I suoi libri sulla democrazia e sui sistemi di partito restano monumenti della scienza politica della seconda metà del secolo scorso e sono letture imprescindibili, ma Sartori teneva molto a due volumi più recenti e più mirati: Ingegneria costituzionale comparata (Il Mulino, più edizioni, da ultimo 2004) e Homo videns (Laterza 2000).

I NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORII NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORI







Ogniqualvolta, specialmente nei pungentissimi editoriali per il Corriere della Sera (variamente raccolti Mala tempora, Laterza 2004 e Il sultanato, Laterza 2009) analizzava un qualche fenomeno politico, Sartori metteva grande cura nell' applicare in maniera ovviamente molto concisa il suo metodo comparato e le conoscenze acquisite. La domanda di fondo alla quale rispondeva era sempre quella relativa alle conseguenze prevedibili di interventi, mutamenti, trasformazioni nel sistema, nei partiti, nella leadership, nelle leggi elettorali.

I NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORII NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORI
Spiegazioni e/o teorie probabilistiche erano i ferri del suo mestiere: "Se cambiano le condizioni a, b, e c allora è probabile che cambino le conseguenze x, y, z". Certo, discutere con chi di volta in volta produceva spiegazioni ad hoc, spesso tanto particolaristiche quanto fragili, era un esercizio che spesso lo irritava e che volgeva sul beffardo, sulla presa in giro.

Spariti i suoi interlocutori democristiani e comunisti i quali, almeno, avevano letto qualche libro e talvolta s' interrogavano effettivamente su riforme e conseguenze, persino sul metodo con il quale analizzare il sistema politico italiano e i suoi partiti, Sartori si trovò costretto a fare i conti con analisti e politici improvvisati.
I NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORII NOVANTANNI DI GIOVANNI SARTORI






Il liberale che era in lui colse immediatamente l' incongruenza di una rivoluzione liberale di cui, dopo la caduta del Muro di Berlino, avrebbe dovuto farsi portatore e interprete un imprenditore duopolista (nell' importantissimo settore della comunicazione, in particolare televisiva), un imprenditore che (af)fondava la sua politica in un gigantesco conflitto di interessi.

Giovanni Sartori e Isabella GherardiGIOVANNI SARTORI E ISABELLA GHERARDI
Perché mai questo accanimento contro Berlusconi, si chiesero molti commentatori, visto che l' allora Cavaliere aveva "salvato" l' Italia dai comunisti e dai post-comunisti? Eppure, la risposta di Sartori era semplice, lineare, inoppugnabile: liberalismo c' è quando potere economico e potere politico sono e, nella misura del possibile, rimangono nettamente separati. In una democrazia liberale al potere economico non si può consentire di conquistare il potere politico. Il conflitto d' interessi è una ferita permanente nel corpo di quella democrazia.

Sartori era tanto più credibile in questa denuncia poiché si era per tempo schierato contro la partitocrazia ovvero quella situazione nella quale il potere politico, più precisamente dei partiti, si annetteva pezzi di potere economico, sociale, culturale.

giovanni sartori riceve la gran croce cilenaGIOVANNI SARTORI RICEVE LA GRAN CROCE CILENA
Il liberalismo di Sartori si rafforzava e raffinava grazie alla sua scienza politica, ad esempio, ricordando che le democrazie liberali sono tali quando garantiscono effettiva rappresentanza politica agli elettori. Dai buoni sistemi elettorali viene buona rappresentanza che esige nella maniera più assoluta l' assenza di qualsiasi vincolo di mandato.

Fin dal 1963 Sartori aveva sollevato il quesito se i parlamentari si sentissero maggiormente responsabili nei confronti dei dirigenti di partito, dei gruppi d' interesse, degli elettori? La risposta è, naturalmente, empirica, ma la proposta di Sartori è chiara: bisogna disegnare sistemi elettorali che consentano ai parlamentari di essere effettivamente e essenzialmente responsabili nei confronti degli elettori.

A Sartori è stato risparmiato l' obbrobrio tanto dell' Italicum (non ho dubbi che avrebbe fatto notare che i premi di maggioranza Italicum-style c' entrano con la buona rappresentanza come i cavoli a merenda) quanto, ancor più, della Legge Rosato. Ma ha avuto il tempo di bollare la Legge Calderoli con l' epiteto Porcellum.

Non gli attribuisco niente che non si possa trovare nei suoi scritti se aggiungo che sarebbe inorridito ad ascoltare fior fiore (sic) di riformatori e di commentatori, neanche analfabeti di ritorno, perché mai alfabetizzati, sostenere la necessità di un' apposita legge elettorale in un sistema partitico diventato tripolare.

Tanto per cominciare avrebbe sostenuto che prima di contare i poli si contano i partiti (quindi, il sistema partitico italiano è multipartitico), poi se ne valuta il consolidamento, molto limitato, infine che alcuni sistemi elettorali forti hanno effetti restrittivi sui partiti e sui sistemi di partiti.
Le leggi elettorali si scelgono per dare vita al sistema di partiti preferito, che non è la stessa cosa di favorire o svantaggiare qualsivoglia partito.

GIOVANNI SARTORIGIOVANNI SARTORI
Alla morte di Bobbio, il necrologio scritto da Sartori sulla Rivista Italiana di Scienza Politica (aprile 2004), intitolato Norberto Bobbio e la scienza politica in Italia, si concludeva con le seguenti parole: "Bobbio è stato per tutti gli studiosi un modello di come si deve scrivere, insegnare, e anche partecipare alla vita pubblica. Norberto Bobbio è stato, e resta, il più bravo di tutti noi".

Credo di potermi permettere sia di condividere queste parole sia di aggiungere nel primo anniversario della sua morte che Sartori è senza nessun dubbio stato "il più bravo di tutti noi", ma anche uno dei migliori scienziati politici degli ultimi cinquant' anni.

Fonte: qui