9 dicembre forconi

sabato 30 dicembre 2017

CHE CI FANNO I MILITARI ITALIANI IN NIGER, A DIFENDERE GLI INTERESSI FRANCESI SENZA UN CHIARO TORNACONTO?

CHIEDERE A GENTILONI, CHE PUNTA A UN’ALLEANZA CON MACRON PER METTERE RADICI NEL PALAZZO, PER SMARCARSI DALLA MERKEL CHE CI HA RIFILATO LA FREGATURA DI GIRARE L'AGENZIA DEI FARMACI AD AMSTERDAM (E NON A MILANO)

DAGONEWS

GENTILONI MACRONGENTILONI MACRON
Che ci fanno i militari italiani in Niger, a difendere gli interessi francesi senza un chiaro tornaconto per il nostro Paese? Bisogna chiedere lumi a Gentiloni, che come tutti quelli che scoprono il potere, ci ha preso gusto, e intende mettere radici nel Palazzo.

La strada potrebbe essere proprio l’asse con Macron, visto che quello con la Merkel ci ha portato solo sventure. Ultima, l’assegnazione dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ad Amsterdam invece che a Milano, grazie al voto determinante degli spagnoli, manovrati proprio da Angelona.

MACRON MERKELMACRON MERKEL
In quell’occasione, la Germania si era impegnata a dirottare i suoi alleati sull’Olanda in cambio dei voti per portare a Francoforte l’Autorità Bancaria Europea (EBA). Se ci fosse riuscita, avrebbe creato con la BCE, il Comitato per il rischio sistemico (ESRB) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) il più importante polo finanziario (e dunque politico) del continente.

L’EBA invece è finita a Parigi, con bruciante sconfitta per il colosso tedesco, che ha comunque onorato i patti e lavorato per far vincere Amsterdam in barba a Milano. A quel punto è stato chiaro al governo Gentiloni che doveva inserirsi in questa frattura per ottenere un briciolo di leva sulla governance europea. E come moneta di scambio, come al solito, ci finiscono i contingenti militari italiani…

Fonte: qui

L'ITALIA E' IN BALÌA DEI LADRI: UN FURTO OGNI DUE MINUTI

BOLOGNA, MILANO, TORINO E ROMA LE CITTÀ PIÙ INSICURE 

IL 36% DEI REATI COMMESSO DA STRANIERI

Fabrizio Boschi per il Giornale

E poi c' è chi come lei, la presidentessa della Camera, Laura Boldrini, nega il fatto che in Italia, da tempo, ci sia un allarme sicurezza. Soprattutto durante le vacanze di Natale, i furti in casa sono all' ordine del giorno.

E guarda caso ai primi posti delle città maggiormente insicure (un furto ogni due minuti) e martoriate dai ladri (la maggior parte immigrati) ci sono i comuni amministrati dal Pd come Bologna e Milano e dal M5s come Torino e Roma.

Un trend in continuo aumento anche a livello nazionale con un incremento generale sul 2016 del +30%.
Questo dato riguarda solo le denunce ufficiali in quanto in molti casi le famiglie che subiscono furti nei garage o nelle cantine sono talmente demotivate dal fatto che nella maggior parte dei casi i responsabili non verranno acciuffati o se arrestati resteranno in galera pochi mesi, da non darne comunicazione alle autorità.

ladro furto casaLADRO FURTO CASA
Secondo una recente analisi elaborata da Confabitare (associazione proprietari immobiliari), guidata da Alberto Zanni, e riferita all' anno 2017 a confronto con il 2016, Bologna (Merola, Pd) è al top della classifica con un balzo del +32,3%, seguita da Milano (Sala, Pd) con un +31%, Torino (Appendino, M5s) con un +28,2% e Roma (Raggi, M5s) con un +27,3%. A seguire ci sono Firenze (Nardella, Pd) +24,8%, Venezia (Brugnaro, Forza Italia) +22,5%, Genova (Bucci, Forza Italia) +22 %, Cagliari (Zedda, ex Sel) +19,5%, Padova (Giordani, Pd) +18,7%, Napoli (De Magistris, Democrazia Autonomia) +17,3%, Catania (Bianco, Pd) +16,5%, Palermo (Orlando, Movimento per la Democrazia - La Rete) +15,4%. Fanalino di coda è Bari (Decaro, Pd) con un 14% in più. Nove comuni guidati dal centrosinistra, due dal Movimento cinquestelle e due dal centrodestra.

Malgrado questi dati, solo una faccia di bronzo come il segretario del Pd Matteo Renzi, avrebbe la spudoratezza di affermare il contrario. Ecco che ieri in un' intervista su La Stampa ha avuto la sfacciataggine di sostenere che «l' Italia è più sicura se guidata dal Pd: non è tempo di apprendisti stregoni che si qualificano come nuovi o del ritorno di chi ha fatto schizzare lo spread a livelli record. È tempo di solidità e di forza tranquilla». Non comprendendo che qua, in tutto questo marasma politico, l' unico stregone (apprendista) è proprio lui. Non lo batte nemmeno la Boldrini in questo sport.
ladro furto casaLADRO FURTO CASA

Perché inutile continuare a negare l' evidenza come fanno Renzi o la Boldrini. La maggior parte dei furti nelle case è commessa da bande di immigrati, siano questi nordafricani, albanesi o rumeni. La maggiore causa va ricercata nella generale situazione di crisi economica, mentre il 36% delle denunce per reato è da attribuirsi a stranieri senza permesso di soggiorno.

Il maggiore incremento ovviamente nelle grandi città: nello specifico possiamo parlare di un furto ogni due minuti con la media a livello nazionale di ottanta abitazioni su mille e di ben 25 furti in casa ogni giorno in ogni grande città. Ma l' allarme sicurezza non esiste.

Fonte: qui

VINCENZO VISCO AFFERMA CHE: “LA GERMANIA DOVEVA FARE DA TRAINO E INVECE SI È MESSA A FARE POLITICHE MERCANTILISTE, NAZIONALISTE E ISOLAZIONISTE A SCAPITO DELLA CRESCITA DELL'EUROPA

BERLINO CRESCE A SPESE NOSTRE, PERCHÉ C'È UN MARCO SVALUTATO CHE È L'EURO. 

E LORO INVECE DI ESPANDERE L’ECONOMIA CONTINUANO AD ACCUMULARE AVANZI SULL'ESTERO…”

Fabio De Ponte per “la Stampa”

vincenzo viscoVINCENZO VISCO
«Mi ricordo tutta la dinamica dei mesi in cui dovevamo entrare nell' euro, con Ciampi che faceva l' incantatore dei serpenti con il ministro tedesco Theo Waigel. C'era il collega olandese Gerrit Zalm che non ci poteva vedere e si dovette ammansire pure lui. Ma quando andavamo alle riunioni a Bruxelles ci guardavano tutti con molto rispetto.
E' stato forse uno dei pochi periodi in cui l' Italia non suscitava riserve».

carlo azeglio ciampi sullo yacht di merloniCARLO AZEGLIO CIAMPI SULLO YACHT DI MERLONI
Vent' anni dopo quel fatidico 1997, in cui il governo Prodi varò la manovra che valse all'Italia l'ingresso nell'euro, l'allora ministro delle Finanze Vincenzo Visco, uno dei grandi protagonisti di quella stagione, ricorda quei giorni con nostalgia. Il Tesoro era nelle mani di Carlo Azeglio Ciampi, che poi sarebbe diventato presidente della Repubblica. La manovra consentì di agganciare un rapporto deficit/Pil al 2,7%, al di sotto della soglia del 3% prevista dai trattati di Maastricht.

Eravate sicuri di farcela?
vincenzo viscoVINCENZO VISCO
«Ripensandoci adesso, la situazione era strana. Non eravamo ovviamente sicuri, perché bisognava vedere se tutto andava per il verso giusto. Però non eravamo neanche preoccupati, né ansiosi o angosciati. Avevamo fatto tutto quello che si doveva fare».

Qual era la strategia?
«Ci fu una gestione molto consapevole e anche, se vogliamo, astuta. Il nostro punto, in particolare di Ciampi e mio, era quello di rendere chiaro ai mercati che l'Italia stava facendo ogni sforzo per entrare nell'euro subito e che ci sarebbe entrata.
CARLO AZEGLIO E FRANCA CIAMPICARLO AZEGLIO E FRANCA CIAMPI

Questo automaticamente avrebbe provocato una convergenza dei tassi di interesse verso i tassi tedeschi. Avevamo allora uno spread di oltre 500 punti base. Con una manovra abbastanza modesta, a parte l'eurotassa che poi restituimmo, e senza sacrifici spaventosi siamo riusciti a fare un aggiustamento una tantum in cambio di una riduzione permanente dei tassi di interesse».

A distanza di vent'anni molto è cambiato.
«Sì, l' Europa è andata tutta da un' altra parte. La Germania doveva fare da traino a tutta l'operazione e invece si è messa a fare politiche mercantiliste, nazionaliste e isolazioniste a scapito della crescita dell' Europa».
Merkel Schaeuble-1MERKEL SCHAEUBLE-1

E questo cosa ha provocato?
«Quella che è avvenuta negli ultimi dieci anni, dopo la crisi, a causa delle politiche della Germania in qualche modo avallate dalla Bce, è una artificiosa rinazionalizzazione dei diversi euro, e quindi dei diversi tassi di interesse. E quindi la moneta unica funziona male e a scartamento ridotto».

Loro però restano la locomotiva d' Europa.
«La Germania continua a crescere a spese nostre, perché c'è un marco svalutato che è l'euro. E loro invece di espandere l' economia continuano ad accumulare avanzi sull'estero».

MARIO DRAGHIMARIO DRAGHI
Cosa dovrebbero fare?
«Per esempio non hanno mai voluto risolvere il problema delle banche, con l'assicurazione dei depositi. Insomma insieme con la moneta unica ci si sta se si condividono i rischi. La condivisione dei rischi è l'unico modo di evitare i rischi.
Prenda il "Whatever it takes" di Draghi. Quello fu un messaggio agli speculatori. Fece capire che avrebbe messo su una linea di fuoco talmente forte da spuntarla su ogni speculatore. La speculazione si fermò. E Draghi non ha speso una lira. Quella è una forma di condivisione dei rischi».

EUROPA DIVISAEUROPA DIVISA
Oggi si parla anche di un referendum sull'euro che potrebbe promuovere il M5S. Che ne pensa?
«Non ci credono nemmeno loro. Ma il problema c'è, nel senso che per come si è venuta costruendo la politica monetaria ed economica dell' Ue è autolesionistica. Non funziona. Funziona parzialmente solo per la Germania».

Fonte: qui

venerdì 29 dicembre 2017

IL 15ENNE FERMATO A NAPOLI PER L’AGGRESSIONE AL 17ENNE ARTURO HA RECITATO NELLA PELLICOLA TRATTA DALLA “PARANZA DEI BAMBINI” DI ROBERTO SAVIANO


SUL SUO PROFILO FACEBOOK FOTO CON LA PISTOLA E ATTEGGIAMENTI DA BULLETTO: “SE ARRIVA LA GALERA, LA FARO’ A TESTA ALTA”

Simone Di Meo per “il Giornale”

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Il lupo di questa storia si nasconde sotto il cappuccetto rosso immortalato dalle telecamere dei negozi di Via Foria, a Napoli. Lo stesso cappuccetto rosso di cui Kekko così si fa chiamare, su Facebook, il 15enne indagato per l'accoltellamento del povero Arturo, ancora ricoverato in gravi condizioni in ospedale si sarebbe liberato, secondo il gip, per depistare le indagini. Quando aveva ormai capito che, per l'aggressione di quel pomeriggio di follia in una delle strade più trafficate e popolose del capoluogo, aveva tutta la Squadra mobile alle calcagna.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
È un duro, Kekko. O si atteggia ad esserlo. Ha detto al giudice, che ha convalidato il fermo anche sulla base dei filmati dei circuiti di videosorveglianza, che lui ha un alibi e che quel giorno era a casa con la mamma a chattare sui social network. Ha detto pure di essere un bravo ragazzo e di frequentare, con alterne fortune, l'istituto tecnico «Casanova», e di non avere mai assunto comportamenti da bullo.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Basta giusto un giro sul suo profilo per smentirlo: in due foto è immortalato mentre impugna una pistola. In un'altra, insieme a un amico che fa parte di una «paranza» di baby criminali del rione Sanità, il budello di vicoli dove nacque Totò ma dove oggi regna la camorra dei tagliagole minorenni, indossa a mo' di pendaglio un tirapugni.

Profetizza, in uno scatto del 2015, quand' era poco più che un tredicenne ribelle, «che la galera» se mai arriverà, ed è arrivata «se la farà a testa alta». Dicono gli inquirenti che la sua è una famiglia perbene anche se andrebbe rimodulata la definizione di «famiglia perbene» alla luce di quello che il profilo Facebook di Kekko sta rivelando. Per convincere il gip di essere un bravo ragazzo, il 15enne ha pure affermato di voler tentare la carriera nel cinema. Al suo attivo ha già una piccola parte in un film di prossima uscita.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO


Quale? L' ennesimo affresco «gomorrista» uscito dalla penna di Roberto Saviano: «La paranza dei bambini». Una storia di delinquenti in erba che pur di salire al vertice della camorra mettono a ferro e fuoco il quartiere. La realtà che supera la fantasia.

«Ho presentato una interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Franceschini commenta il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri se questa pellicola, che sicuramente sarà opera di grande pregio culturale, abbia beneficiato di qualche agevolazione o di qualche finanziamento pubblico. Nel caso, sarà interessante scoprire com' è che vengono fatti i provini e su quali basi scelti i protagonisti».
AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO

«Anche Gomorra, e mi riferisco alla fiction e al film, ha infatti avuto qualche incidente di percorso - prosegue -. Un po' di attori arrestati, location per le riprese in una villa di proprietà di un autentico boss della camorra, e altre vicende dai risvolti giudiziari e processuali. Insomma, capisco il casting realistico, ma credo che si stia esagerando. Non oso immaginare che cosa sarebbe accaduto se Mediaset avesse reclutato un criminale per farlo lavorare in un telefilm». Sull' agguato di Via Foria, in cui il 17enne ha rischiato di finire sgozzato mentre camminava, da solo, tranquillo, in strada, le indagini non conoscono sosta. Altri due minori sarebbero stati identificati. Questione di ore e andranno a far compagnia al loro amico.

Fonte: qui


LA “GOMORRA” DEGLI ADOLESCENTI 

NELLA BANDA CHE, A NAPOLI, HA PRESO A COLTELLATE ALLA GOLA IL 17ENNE ARTURO C'È ANCHE UN RAGAZZINO DI 12 ANNI 

UNO DEI CRIMINALI LO HANNO ARRESTATO LA SERA DELLA VIGILIA DI NATALE: HA QUINDICI ANNI, PADRE E MADRE INCENSURATI 

LA SANITA', UN QUARTIERE CUORE DELLA CITTA' DIVENTATO UN FAR WEST PER ADOLESCENTI FUORI DI TESTA

Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Le felpe con i cappucci alzati e la zip tirata su, la camminata spavalda, lo sguardo a girare intorno per individuare la vittima. È così che si muove un branco. Pure se è un branco di mezzi uomini, letteralmente mezzi uomini, perché quelli che dieci giorni fa hanno aggredito e accoltellato un diciassettenne alle cinque del pomeriggio in via Foria, una delle strade più centrali di Napoli, faranno una sessantina di anni in quattro.

Uno lo hanno arrestato la sera della Vigilia: ha quindici anni, padre e madre incensurati, viene dal rione Sanità, che da via Foria è a un passo. La Procura dei minori e la squadra mobile sono convinti di avere individuato almeno altri due, pure loro della Sanità: quello che ha sferrato le coltellate (una al fianco del ragazzino aggredito, un' altra alla schiena e l' ultima, pericolosissima, alla gola) e che con i suoi diciassette anni sarebbe il capo del gruppetto, e un dodicenne, che a quell' età non rischia nulla perché non è imputabile. Manca ancora un nome, ma pure per lui dovrebbe essere questione di ore, e però anche lui, a giudicare dall' altezza, potrebbe avere un' età che lo mette al riparo da qualsiasi provvedimento giudiziario.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
La storia è quella che ha sconvolto Napoli, e non solo, nei giorni di Natale. La vittima si chiama Arturo, è un bravo ragazzo e ha rischiato di morire (solo dall' altro giorno è stato dichiarato dai medici fuori pericolo) forse perché volevano rubargli il cellulare, oppure solo perché quei quattro volevano sentirsi forti, come quelli, appena un poco più grandi, che proprio alla Sanità o nella vicina Forcella, vanno a fare le stese, sfrecciando in moto nei vicoli e sparando all' impazzata solo per terrorizzare chi c' è intorno.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Quelli che hanno ferito Arturo sono stati filmati dalle telecamere dei negozi della zona, e dal video la polizia è partita per individuarli. Il ragazzino per il quale il gip del Tribunale dei minori ha firmato un' ordinanza di custodia cautelare, è quello che per primo ha avvicinato Arturo, fermandolo con una scusa. Prima aveva fatto la stessa cosa con un altro ragazzo, che però ha capito e ha tirato avanti.

Gli investigatori hanno rintracciato anche lui e la sua testimonianza è stata utilissima per avere la conferma che il «gancio» del gruppo era proprio il quindicenne fermato. Che al primo interrogatorio, con accanto l' avvocato d' ufficio, pare sia stato zitto, non abbia fatto i nomi degli amici, anche se poi la polizia ci è arrivata lo stesso. Oggi però dovrà essere sentito di nuovo, e consigliato dal difensore di fiducia che gli hanno messo i genitori, potrebbe cambiare atteggiamento.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Servirebbe soprattutto per chiudere il cerchio, per dare subito un nome anche a quello che nel video indossa una felpa rossa e pantaloni di tuta scuri con le bande bianche e il cui volto compare soltanto per un attimo in un fotogramma, quando, insieme al più grande, deve fare un salto sul marciapiedi per scansare una motocicletta che per poco non sta per travolgerli. Gli investigatori sono certi che sia pure lui della Sanità, perché difficilmente un gruppo come questo è composto da ragazzini che non vengono tutti dallo stesso quartiere.

Un quartiere che è il cuore di Napoli, che ha bellezze artistiche e architettoniche strepitose (per esempio il Palazzo dello Spagnolo) e esperienze sociali entusiasmanti, come la Paranza, la cooperativa di ragazzi che don Antonio Loffredo ha preso dalla strada e trasformato in guide turistiche, o come l' orchestra di bambini Sanitansamble, che ha suonato anche davanti a papa Francesco.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Ma la Sanità è anche il quartiere dove c' è ancora una guerra di camorra strisciante e dove circa il quaranta per cento della platea scolastica di elementari e medie inferiori se non è dispersa poco ci manca, perché in classe ci va un giorno sì e tre no.

Il presidente della Municipalità, Ivo Poggiani, spiega che c' è «un progetto al quale stiamo lavorando insieme a Comune, prefettura e ministero dell' Istruzione per prendere in carico cinquecento ragazzi all' anno e seguirli nel percorso scolastico. È assolutamente da lì che bisogna partire per invertire la tendenza. Perché - continua Poggiani - quale che sia il motivo, l' età in cui i minori compiono atti violenti qui, come in tanti altri quartieri difficili napoletani e non napoletani, si è abbassata paurosamente».

Fonte: qui

Lavori utili, non solo sussidi

Sembra sia il destino degli stati evoluti. Il problema sono le persone che non lavorano o che hanno un lavoro che non gli garantisce la sopravvivenza. Oggi. Perché domani saranno ancora di più per l’arrivo delle macchine (robot) e tra dieci anni un fiume, sempre per lo stesso motivo. A questo bisogna aggiungere gli immigrati extracomunitari, anch’esso un fiume in aumento. Soluzioni nisba, ma di contro convegni per “illuminati”, sempre rigorosamente in alberghi superstellati, tanti. In Italia il problema è ormai prossimo all’esplosione, perché il lavoro, tutto, non cresce adeguatamente ai dati di partenza, diversi, ad esempio, da quelli tedeschi, ma anche i “mangiacrauti” hanno trovato soluzioni socialmente perfette, ma totalmente inappropriate per il futuro. Le soluzioni attuali (cassa integrazione o sostegno ai disoccupati) o quelle future (reddito di cittadinanza) sono inadeguate, perché presuppongono una cassa da cui pescare, ma oggi non solo la cassa è vuota, è proprio sparita e i soldi che girano sono quelli del monopoli, se va bene o quelli dei risparmiatori (BOT, BTP, Obbligazioni, case di proprietà; ecc…) e anche questi ultimi non infiniti e quindi ancora una non soluzione. 

La soluzione è(QUI): se ti do dei soldi tu mi dai del tempo e io (Stato) questo tempo lo impiegherò per fare cose socialmente utili e per innalzare le tue competenze, in modo che tu sia adeguato all’attuale mondo del lavoro. Lo so che l’ho già scritto, ma nel frattempo qualcuno, in basso, si è reso conto  che poteva essere una soluzione. A capirlo sono stati gli immigrati che si sono prestati a fare lavori straordinari non previsti. Forse era solo un manifesto per farsi accettare dalla gente che ci convive. 

O forse no, forse era una proposta sottotraccia per dire: noi ci siamo e se ci tenete come al canile, noi stiamo male e voi peggio. Ora vediamo perché questa soluzione di lavoro dei non lavoratori sta economicamente in piedi. Intanto qualsiasi lavoro eseguito fa parte del PIL e quindi in questo caso se cresce il PIL, diminuisce il debito pubblico (non in assoluto, ma in percentuale sul PIL) e questo ci consentirebbe di accedere ad ulteriori crediti presso la comunità internazionale. Poi perché si potrebbe fare un’enorme manutenzione straordinaria del tessuto nazionale (ad esempio quello idrogeologico o paesaggistico o architettonico storico-museale) che allo stato attuale delle nostre casse è sempre scritto ma mai attuato, o peggio attuato per piccolissime tranche, costose da aprire e poi mai chiuse. Tutto questo presuppone una legislatura adeguata, un appoggio incondizionato dei sindacati e una volontà politica largamente condivisa. E quindi in pratica una Chimera. Lo so, ma è giusto ricordarlo, oggi, quando si comincia a pensare per chi votare. A proposito non pensate al chi come partito, ma come persona e allora un passetto in avanti l’avrete fatto. A chi mi dirà che con la nuova legge questa è un’altra Chimera, rispondo che se questa legge non vi piace scrivetelo, fate una raccolta di firme, fatevi sentire, chiedete il voto disgiunto e tutto quello che vi sembra giusto, vi accorgerete di essere tanti, più di quelli che pensavate e che non vorranno, sopra certi numeri, non darvi ascolto, e se lo faranno, votate quelli che credete ve lo daranno.

Fonte: qui

CUBA SENZA CASTRO – DOPO 60 ANNI NESSUNO DELLA FAMIGLIA GUIDERA’ IL PAESE

IL BASTONE DEL COMANDO PASSERA’ A DIAZ-CANEL, NATO DOPO LA RIVOLUZIONE, VICE DI RAUL 

IL COMUNISTA FIDEL AMAVA IL LUSSO E LE DONNE: IN MANO SEMPRE UN “CHIVAS REGAL” E HA LASCIATO 900 MILIONI DI DOLLARI USA IN EREDITÀ AI SUOI PARENTI (SCATOLE DI COHIBA PIENE DI DIAMANTI)

Paolo Manzo per Il Giornale

FIDEL CASTROFIDEL CASTRO
Il 2018 sarà un anno decisivo per Cuba visto che, per la prima volta da 59 anni, l'isola caraibica simbolo del comunismo non sarà più governata dalla famiglia Castro. Da quando la rivoluzione dei barbudos estromise il dittatore dell'epoca, Fulgencio Batista, si sono infatti succeduti alla presidenza del regime autoritario cubano solo il líder máximo Fidel Castro - dal 1° gennaio del 1958 sino al 2008 - e, d'allora sino ad oggi, suo fratello Raúl.

Ora, se il primo è morto da oltre un anno, l'attuale 86enne presidente cubano lascerà sicuramente il potere nel 2018 «a qualcuno più giovane» per sua stessa ammissione. A decidere chi sarà il primo non Castro al potere all'Avana saranno i parlamentari tutti comunisti, visto che le candidature di altri partiti sono proibite - eletti il prossimo 24 di febbraio. Grande favorito è il 57enne Miguel Díaz-Canel, attuale vice di Raúl ma, soprattutto, un ingegnere che per motivi anagrafici non ha preso parte né alle «gesta rivoluzionarie» della Sierra Maestra né alle guerre africane degli anni Sessanta.

FIDEL E RAUL CASTROFIDEL E RAUL CASTRO
Cambierà però qualcosa, al di là del cognome? Poco probabile se si guarda il video di una festa del Partito Comunista cubano filtrato di recente e pubblicato dal Miami Herald in cui lo stesso Díaz-Canel difende a spada tratta il partito unico ed espone i suoi progetti per reprimere la stampa indipendente, le imprese ed i gruppi d'opposizione: «Stiamo prendendo tutte le misure necessarie per screditarli», chiarisce il probabile successore, a dimostrazione che non cambierà affatto il modus operandi della dittatura più antica dell'America Latina.

L'ennesima illusione, dunque, quella della transizione democratica di Cuba in cui aveva finto di credere Barack Obama il 17 dicembre 2014, quando aprì a Raúl Castro. O una bugia bella e buona come, ad esempio, la presunta onestà (intellettuale ma non solo) di uno come Fidel Castro simbolo iconico del comunismo mondiale che, pur predicando l'eguaglianza di tutti i cubani, è riuscito ad accumulare una ricchezza tale che, quando morì il 25 novembre dello scorso anno, lasciò 900 milioni di dollari Usa in eredità ai suoi parenti.

DIAZ CANEL E RAUL CASTRODIAZ CANEL E RAUL CASTRO
La stima della massa ereditaria lasciata dal líder máximo fatta dalla rivista Forbes, che sin dal 2006 lo aveva inserito tra i dieci uomini politici più ricchi del globo terracqueo, implica un'enorme incoerenza tra quanto affermato e quanto praticato dal dittatore cubano durante i suoi 50 anni di potere assoluto. E, dopo decenni di panegirici scritti dai vari intellettuali sinistrorsi nostrani alla Ignacio Ramonet che ce lo hanno descritto come austero e dedito a «lavorare instancabilmente per la rivoluzione», oltre a Forbes un'altra conferma arriva da Juan Reinaldo Sánchez, per 17 anni una delle guardie del corpo più fedeli di Fidel e che, dopo essere caduto in disgrazia e poco prima di morire a Miami nel 2016, scrisse La Vita Nascosta di Fidel Castro.

RUM FIDELRUM FIDEL
Un capolavoro di realismo da cui si evince come, in realtà, Fidel abbia sempre goduto di comodità più consone a un «lupo di Wall Street» che a ex guerrigliero dedito al benessere del suo popolo. Come spiegare ai difensori del comunismo nostrani, ma soprattutto ai giovani che ancora oggi all'Avana guadagnano 30 euro al mese, che Fidel passava molte delle sue giornate sul suo yacht superlusso Aquarama II, con chiglia fatta di legname pregiato dell'Angola, o sulla sua isola privata di Cayo Piedra, con tanto di delfini, allevamenti di tartarughe caraibiche e ogni genere di comfort?

Quando Fidel partiva sul suo yacht sedeva sempre in un'enorme poltrona di pelle nera, con in mano un bicchiere di Chivas Regal on the rocks, il suo drink preferito. E che dire della corte di donne che gli hanno dato 9 figli o dell'immenso immobile di sua proprietà all'Avana, con tanto di campo da bowling sul tetto, un altro da pallacanestro ai piani inferiori e un centro medico dotato di ogni equipaggiamento all'avanguardia? Senza parlare del bungalow con molo privato extra-lusso sulla costa o dei diamanti angolani che Fidel conservava gelosamente nelle casse dei suoi sigari Cohiba.

ville di CastroVILLE DI CASTRO
Chissà che cosa ne pensano i compagni anche se, più che a loro, forse una risposta la possiamo ottenere dallo storico recentemente scomparso Hugh Thomas nel suo impareggiabile libro Cuba or the pursuit of freedom che ci descrive come nel 1957, ovvero a meno di due anni dalla conquista del potere, Fidel Castro ricevette l'appoggio dei principali imprenditori cubani, compresi i Bacardi, stanchi dell'instabilità politica della dittatura di Batista.

sigari CohibaSIGARI COHIBA
«Il movimento di simpatia verso Castro scrive Thomas aumentava anche tra la classe opulenta a tal punto che persino il principale barone dello zucchero cubano dell'epoca, Julio Lobo, lo finanziò con 50mila dollari», una mezza fortuna all'epoca. Per non dire di quanto scrisse lo stesso Fidel, il 3 luglio del 1956 sulla rivista universitaria Bohemia in cui, quello che poi sarebbe diventato il dittatore comunista più longevo del XX secolo, accusava Batista di essere lui sì un comunista!

«Qual è il diritto morale che ha Batista per parlare di comunismo quando lui stesso era il candidato presidenziale del Partito Comunista nelle elezioni del 1940 scriveva Fidel Castro che all'epoca negava ogni tendenza sinistrorsa - quando i suoi slogan elettorali si nascondevano dietro la falce e il martello e quando mezza dozzina dei suoi attuali ministri e collaboratori più intimi sono membri del Partito Comunista?».
marita lorenz fidel castroMARITA LORENZ FIDEL CASTRO

Insomma, se queste sono le fondamenta ideologiche libri di storia alla mano - di chi negli ultimi 50 anni è stato un modello per la ricerca dell'uomo nuovo e della società egualitaria fondata sul marxismo, allora non stupisca che Fidel Castro abbia vissuto da nababbo lasciando quasi un miliardo di dollari in eredità alla sua progenie. Così come non deve stupire nessuno l'annuncio fatto da suo fratello Raúl che, dopo quasi 60 anni, dal prossimo 24 di febbraio, Cuba non sarà più governata da un membro della famiglia. Tranquilli, non cambierà proprio nulla.

Fonte: qui

PER IL RILASCIO DI AL WALEED BIN TALAL, ARRESTATO CON ALTRI 200 PRINCIPI SAUDITI CON L’ACCUSA DI CORRUZIONE, L’EREDE AL TRONO MOHAMMAD BIN SALMAN PRETENDE 6 MILIARDI DI DOLLARI, UN TERZO DEL SUO PATRIMONIO

E SE NON COLLABORA E PAGA, LE ACCUSE POSSONO ANCHE PEGGIORARE… 

Viviana Mazza per il “Corriere della sera”

Al Waleed Bin TalalAL WALEED BIN TALAL
Il prezzo della libertà per Al Waleed bin Talal è di 6 miliardi di dollari, secondo fonti consultate dal quotidiano americano Wall Street Journal. II 62enne Al Waleed è uno dei 200 principi e ministri sauditi arrestati, con l'accusa di corruzione, nella retata ordinata a novembre dall'erede al trono, suo cugino Mohammed bin Salman.

È un terzo della sua ricchezza. Al Waleed è uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio di 18,7 miliardi e quote in società come Twitter e Four Seasons. Poteva andargli peggio: altri principi sono stati costretti a consegnare il 70% di quel che possiedono, secondo il Financial Times .

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Le accuse non sono state formalizzate, ma se Al Waleed non collabora potrebbero includere riciclaggio ed estorsione. «Quello che diciamo è: restituite il denaro e tornate a casa - ha spiegato al Corriere il ministro degli Esteri Adel Al Jubeir in una recente intervista -. In questo modo crediamo che si possano chiudere rapidamente i casi. Se invece non vogliono patteggiare finiranno in tribunale, ma crediamo che la maggioranza sceglierà la prima strada».

Diversi miliardi di dollari sono già stati recuperati, ma l' erede al trono mira a 100 miliardi. Un altro principe, Miteb bin Abdullah, un tempo considerato possibile pretendente alla corona, ha capitolato consegnando un miliardo. Le banche svizzere, dove si trovano molti conti sauditi, stanno collaborando - scrive il Times - e preparando i trasferimenti.

re salman e mohammed bin salmanRE SALMAN E MOHAMMED BIN SALMAN
Ma il principe Al Waleed - secondo il Journal - preferisce sfidare in tribunale il cugino anziché consegnare una cifra che intaccherebbe la sua Kingdom Holding Co, impero costruito in un quarto di secolo. Pagare, inoltre, lo farebbe sembrare colpevole. Sarebbero dunque in corso dei negoziati per arrivare a un compromesso: Al Waleed potrebbe cedere una quota significativa della sua società, che da sola vale 8,7 miliardi, a patto di mantenerne la guida.

La corruzione è un problema enorme per l'economia saudita e le autorità sostengono che finalmente lo stanno affrontando, per realizzare la «Visione 2030», piano di riforme che prevede anche la riduzione della dipendenza dal petrolio. Il governo respinge l' accusa che la retata sia una mossa anche politica, che mira a far fuori i rivali di MbS (come è chiamato, dalle sue iniziali).

AL WALEED BIN TALALAL WALEED BIN TALAL
«Ma se il suo più grande alleato era proprio il principe Al Waleed! - ci dice il ministro degli Esteri -. Era anche lui un sostenitore del cambiamento. Però i fatti sono fatti». Al Waleed, come già suo padre, il principe Talal bin Abdulaziz, auspicava riforme sociali, pensava agli affari e non ambiva al trono. Ma c' è chi dice che sia proprio il potere finanziario di Al Waleed a infastidire il cugino. La Kingdom Holding Co ha agito a lungo come un' estensione dello Stato, facendo affari all' estero che MbS vuole stringere attraverso il fondo sovrano del Regno.

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