9 dicembre forconi: Fidel Castro
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venerdì 29 dicembre 2017

CUBA SENZA CASTRO – DOPO 60 ANNI NESSUNO DELLA FAMIGLIA GUIDERA’ IL PAESE

IL BASTONE DEL COMANDO PASSERA’ A DIAZ-CANEL, NATO DOPO LA RIVOLUZIONE, VICE DI RAUL 

IL COMUNISTA FIDEL AMAVA IL LUSSO E LE DONNE: IN MANO SEMPRE UN “CHIVAS REGAL” E HA LASCIATO 900 MILIONI DI DOLLARI USA IN EREDITÀ AI SUOI PARENTI (SCATOLE DI COHIBA PIENE DI DIAMANTI)

Paolo Manzo per Il Giornale

FIDEL CASTROFIDEL CASTRO
Il 2018 sarà un anno decisivo per Cuba visto che, per la prima volta da 59 anni, l'isola caraibica simbolo del comunismo non sarà più governata dalla famiglia Castro. Da quando la rivoluzione dei barbudos estromise il dittatore dell'epoca, Fulgencio Batista, si sono infatti succeduti alla presidenza del regime autoritario cubano solo il líder máximo Fidel Castro - dal 1° gennaio del 1958 sino al 2008 - e, d'allora sino ad oggi, suo fratello Raúl.

Ora, se il primo è morto da oltre un anno, l'attuale 86enne presidente cubano lascerà sicuramente il potere nel 2018 «a qualcuno più giovane» per sua stessa ammissione. A decidere chi sarà il primo non Castro al potere all'Avana saranno i parlamentari tutti comunisti, visto che le candidature di altri partiti sono proibite - eletti il prossimo 24 di febbraio. Grande favorito è il 57enne Miguel Díaz-Canel, attuale vice di Raúl ma, soprattutto, un ingegnere che per motivi anagrafici non ha preso parte né alle «gesta rivoluzionarie» della Sierra Maestra né alle guerre africane degli anni Sessanta.

FIDEL E RAUL CASTROFIDEL E RAUL CASTRO
Cambierà però qualcosa, al di là del cognome? Poco probabile se si guarda il video di una festa del Partito Comunista cubano filtrato di recente e pubblicato dal Miami Herald in cui lo stesso Díaz-Canel difende a spada tratta il partito unico ed espone i suoi progetti per reprimere la stampa indipendente, le imprese ed i gruppi d'opposizione: «Stiamo prendendo tutte le misure necessarie per screditarli», chiarisce il probabile successore, a dimostrazione che non cambierà affatto il modus operandi della dittatura più antica dell'America Latina.

L'ennesima illusione, dunque, quella della transizione democratica di Cuba in cui aveva finto di credere Barack Obama il 17 dicembre 2014, quando aprì a Raúl Castro. O una bugia bella e buona come, ad esempio, la presunta onestà (intellettuale ma non solo) di uno come Fidel Castro simbolo iconico del comunismo mondiale che, pur predicando l'eguaglianza di tutti i cubani, è riuscito ad accumulare una ricchezza tale che, quando morì il 25 novembre dello scorso anno, lasciò 900 milioni di dollari Usa in eredità ai suoi parenti.

DIAZ CANEL E RAUL CASTRODIAZ CANEL E RAUL CASTRO
La stima della massa ereditaria lasciata dal líder máximo fatta dalla rivista Forbes, che sin dal 2006 lo aveva inserito tra i dieci uomini politici più ricchi del globo terracqueo, implica un'enorme incoerenza tra quanto affermato e quanto praticato dal dittatore cubano durante i suoi 50 anni di potere assoluto. E, dopo decenni di panegirici scritti dai vari intellettuali sinistrorsi nostrani alla Ignacio Ramonet che ce lo hanno descritto come austero e dedito a «lavorare instancabilmente per la rivoluzione», oltre a Forbes un'altra conferma arriva da Juan Reinaldo Sánchez, per 17 anni una delle guardie del corpo più fedeli di Fidel e che, dopo essere caduto in disgrazia e poco prima di morire a Miami nel 2016, scrisse La Vita Nascosta di Fidel Castro.

RUM FIDELRUM FIDEL
Un capolavoro di realismo da cui si evince come, in realtà, Fidel abbia sempre goduto di comodità più consone a un «lupo di Wall Street» che a ex guerrigliero dedito al benessere del suo popolo. Come spiegare ai difensori del comunismo nostrani, ma soprattutto ai giovani che ancora oggi all'Avana guadagnano 30 euro al mese, che Fidel passava molte delle sue giornate sul suo yacht superlusso Aquarama II, con chiglia fatta di legname pregiato dell'Angola, o sulla sua isola privata di Cayo Piedra, con tanto di delfini, allevamenti di tartarughe caraibiche e ogni genere di comfort?

Quando Fidel partiva sul suo yacht sedeva sempre in un'enorme poltrona di pelle nera, con in mano un bicchiere di Chivas Regal on the rocks, il suo drink preferito. E che dire della corte di donne che gli hanno dato 9 figli o dell'immenso immobile di sua proprietà all'Avana, con tanto di campo da bowling sul tetto, un altro da pallacanestro ai piani inferiori e un centro medico dotato di ogni equipaggiamento all'avanguardia? Senza parlare del bungalow con molo privato extra-lusso sulla costa o dei diamanti angolani che Fidel conservava gelosamente nelle casse dei suoi sigari Cohiba.

ville di CastroVILLE DI CASTRO
Chissà che cosa ne pensano i compagni anche se, più che a loro, forse una risposta la possiamo ottenere dallo storico recentemente scomparso Hugh Thomas nel suo impareggiabile libro Cuba or the pursuit of freedom che ci descrive come nel 1957, ovvero a meno di due anni dalla conquista del potere, Fidel Castro ricevette l'appoggio dei principali imprenditori cubani, compresi i Bacardi, stanchi dell'instabilità politica della dittatura di Batista.

sigari CohibaSIGARI COHIBA
«Il movimento di simpatia verso Castro scrive Thomas aumentava anche tra la classe opulenta a tal punto che persino il principale barone dello zucchero cubano dell'epoca, Julio Lobo, lo finanziò con 50mila dollari», una mezza fortuna all'epoca. Per non dire di quanto scrisse lo stesso Fidel, il 3 luglio del 1956 sulla rivista universitaria Bohemia in cui, quello che poi sarebbe diventato il dittatore comunista più longevo del XX secolo, accusava Batista di essere lui sì un comunista!

«Qual è il diritto morale che ha Batista per parlare di comunismo quando lui stesso era il candidato presidenziale del Partito Comunista nelle elezioni del 1940 scriveva Fidel Castro che all'epoca negava ogni tendenza sinistrorsa - quando i suoi slogan elettorali si nascondevano dietro la falce e il martello e quando mezza dozzina dei suoi attuali ministri e collaboratori più intimi sono membri del Partito Comunista?».
marita lorenz fidel castroMARITA LORENZ FIDEL CASTRO

Insomma, se queste sono le fondamenta ideologiche libri di storia alla mano - di chi negli ultimi 50 anni è stato un modello per la ricerca dell'uomo nuovo e della società egualitaria fondata sul marxismo, allora non stupisca che Fidel Castro abbia vissuto da nababbo lasciando quasi un miliardo di dollari in eredità alla sua progenie. Così come non deve stupire nessuno l'annuncio fatto da suo fratello Raúl che, dopo quasi 60 anni, dal prossimo 24 di febbraio, Cuba non sarà più governata da un membro della famiglia. Tranquilli, non cambierà proprio nulla.

Fonte: qui

sabato 26 novembre 2016

Il leader cubano, ex presidente, scomparso all'età di 90 anni.

Dalla presa del potere insieme al Che alla deriva autoritaria

FIDEL CASTRO è morto a Cuba: aveva 90 anni. La notizia della scomparsa del leader cubano arriva dalla Tv nazionale dell'isola dal fratello, Raul Castro. Aveva lasciato il potere nel 2006 a causa di una malattia, i cui dettagli non sono mai stati rivelati. È morto alle 22.29 ora cubana (le 4.29 italiane) e sarà cremato nelle prossime ore.

Raul Castro ha concluso il suo commosso annuncio con lo slogan tanto caro al fratello maggiore che gli aveva trasferito tutti i poteri nel 2008: "Hasta la victoria, siempre".

Il governo dell'Avana ha deciso di tributare al 'líder maximo' nove giorni di lutto nazionale, i funerali si svolgeranno il 4 dicembre.

La sua storia. L'uomo che entra trionfalmente all'Avana l'8 gennaio del 1959 in piedi su una jeep è un giovanotto di 32 anni, alto 1.90, molto miope, con una lunga barba e una divisa militare verde oliva. Nato sotto il segno del Leone il 13 agosto del 1926, è laureato in legge. Si è già sposato e ha divorziato. Ha tre figli: Fidelito, nato dal matrimonio con Mirta Diaz Balart; Jorge Angel e Alina, frutto di due relazioni extraconiugali.

È già stato in carcere per aver guidato, sei anni prima, un disastroso assalto di ribelli al cuartel Moncada, una caserma dell'esercito vicino a Santiago, la seconda città dell'isola. Arrestato e condannato a 15 anni, ne sconterà poco più di uno. È stato in esilio diciotto mesi, fra Messico e Stati Uniti. E il 2 dicembre del '56, è tornato clandestinamente con un piccolo yacht, il "Granma", e 88 compagni. La maggior parte moriranno subito dopo lo sbarco ma, insieme a lui, una quindicina - dodici come gli apostoli secondo la leggenda - riusciranno a raggiungere le montagne, la Sierra Maestra, per dare inizio alla guerriglia vittoriosa.

Quell'8 gennaio Fidel Castro è già il capo indiscusso di una rivoluzione che allora nessuno sa dove andrà ma che ha appena liberato Cuba, l'isola più grande dei Caraibi, da un dittatore, Fulgencio Batista, legato alla Mafia italo-americana e a Lucky Luciano, che nella notte di Capodanno del '59 è volato via con 100 milioni di dollari e pochi fedelissimi per rifugiarsi nella Repubblica Dominicana.
L'impatto mondiale del trionfo dei "barbudos", non più di 800 guerriglieri in tutto, è immenso. Uno squarcio nello scacchiere della Guerra Fredda. Il primo viaggio all'estero di Fidel Castro è negli Stati Uniti, nell'aprile del '59, su invito della Società degli editori di giornali. Nei suoi discorsi americani Castro sosterrà che la sua rivoluzione è "umanista", prometterà di convocare libere elezioni e di difendere la proprietà privata. Alla Casa Bianca lo riceve Nixon, allora vicepresidente, mentre Eisenhower gioca a golf. "E' un tipo naif, ma non necessariamente un comunista", riferirà Nixon al presidente.

Ma le relazioni tra i due paesi, separati appena da 90 miglia d'acqua, peggioreranno in fretta. All'Avana sono mesi caotici con i processi sommari e centinaia di condanne a morte per chi, militari e civili, aveva collaborato con il regime di Batista e era accusato di crimini di guerra. Per tutto il 1959 all'interno del gruppo dirigente dei barbudos si sviluppa lo scontro, sempre più aspro, sul futuro della rivoluzione. Raùl e Che Guevara premono per la via socialista; Camilo Cienfuegos, Sori Marin e Huber Matos per il ritorno alla Costituzione del 1940, libere elezioni e democrazia. Camilo Cienfuegos morirà in un incidente aereo il 28 ottobre del 1959. Huber Matos, l'altro comandante che si ribella alla deriva socialista della rivoluzione, sarà processato e condannnato a vent'anni di carcere.

A febbraio del '60, la svolta. Il primo ministro sovietico, Anastas Mikojan, arriva all'Avana e firma l'accordo commerciale che provocherà la rottura delle relazioni con Washington, il via libera alle operazioni della Cia e ai numerosi tentativi americani di assassinare Fidel Castro.

Il 17 aprile 1961 un piccolo esercito d'invasione composto da 1500 esuli cubani, addestrati e finanziati dalla Cia, proverà a sbarcare sull'isola per rovesciare i barbudos. È la Baia dei Porci che finirà tragicamente per gli assalitori soprattutto perché John Kennedy, succeduto a Nixon e a Eisenhower, si rifiuterà di timbrare come sua un'operazione decisa da altri e impedirà ai caccia dell'aviazione Usa di appoggiare lo sbarco.
Un anno e mezzo dopo, nell'ottobre del '62 la crisi dei missili: quando gli americani scopriranno l'installazione di rampe di lancio sovietiche per testate nucleari, il mondo bipolare dell'epoca sarà, per 13 giorni, sull'orlo della guerra atomica. Finché Nikita Krusciov non accetterà il compromesso secondo il quale Washington prometteva di non promuovere nuove invasioni dell'isola e Mosca di non armarla con testate nucleari. Castro, non consultato, venne colto di sorpresa dal "cedimento" di Krusciov. E da quel momento il leader sovietico diventerà a Cuba Nikita mariquita, Nikita il frocetto.

I rapporti di Fidel Castro con la famiglia non sono mai stati facili. Suo padre, don Angel, gestiva una fattoria di 10mila ettari e coltivava la canna da zucchero, a Biran nell'Oriente dell'isola. Sua madre, Lina, era la giovane colf che don Angel aveva sedotto ma che sposerà solo nel 1943, quando Fidel ha 17 anni, dopo la morte della sua prima moglie. Don Angel, che manteneva Fidel e Raul nei loro studi all'Avana, si rifiuterà di partecipare al matrimonio di suo figlio con Mirta Diaz-Balart nel 1948 perché voleva che studiasse e diventasse avvocato.

Morirà nel '56 mentre Fidel e Raul sono in esilio a Città del Messico. Ma l'episodio più tragico che dividerà per sempre la famiglia Castro è del 1964 quando Juanita, la sorella minore, lascia Cuba diretta in Messico dove rivela di aver lavorato, contro i due fratelli, come agente della Cia. Nome in codice: "Donna". A provocare il tradimento di Juanita era stata la condanna a morte di Humberto Sori Marin, comandante dell'esercito rivoluzionario sulla Sierra che dopo la vittoria si oppose alla svolta marxista-leninista organizzando una ribellione armata.

Fra il 1963 e il '64 con due viaggi a Mosca Fidel Castro stringerà l'alleanza con l'Urss e il Patto di Varsavia che collocherà definitivamente Cuba nell'orbita dei paesi socialisti. Il primo effetto sarà il dissenso con Che Guevara che deluso (la sua opinione è che l'Urss sia per il Terzo mondo una potenza imperialista come gli Stati Uniti) si allontanerà progressivamente dal gruppo dirigente cubano fino alla tragica avventura in Bolivia dove verrà assassinato nell'ottobre del 1967.

L'alleanza con Mosca modifica un po' tutte le idee e progetti dei primi anni della Rivoluzione quando anche Fidel Castro puntava sull'industrializzazione di Cuba per rompere le catene della monocultura dello zucchero. Per compiacere Breznev che, nel frattempo, è subentrato a Krusciov al Cremlino, il leader cubano lancerà la famosa "zafra" (la raccolta della canna da zucchero) dei dieci milioni di tonnellate. Cifra che non si raggiungerà mai ma che mobiliterà l'isola in una battaglia nazionale di consenso popolare verso Fidel.

Negli anni successivi l'isola si riempirà di consulenti sovietici e, sotto l'impulso di Raul, che sarà sempre il più filo-Mosca tra i dirigenti cubani, attuerà i piani quinquennali, la burocrazia, e soprattutto il sistema di controllo, mutuato dal Kgb, voluti dall'Urss. Fino alla fine degli anni Ottanta, Cuba scambierà con il Patto di Varsavia zucchero con aiuti di tutti i generi: dalle lattine di fagioli per i soldati, alle auto, ad ogni altro genere di prodotto e aiuto.
L'Urss investirà miliardi per conservare l'avamposto strategico di Cuba a 90 miglia dagli Stati Uniti. E per Fidel saranno anni abbastanza dorati nel corso dei quali l'isola sarà portata ad esempio per la qualità del suo socialismo: scuole e ospedali soprattutto. Il leader cubano sarà costretto però a tenere a freno tutte le velleità rivoluzionarie nel resto del continente americano anche se continuerà a finanziare guerriglie in po' ovunque.

Per compiacere Mosca approverà l'invasione di Praga mentre all'interno dell'isola si stringeranno sempre di più i cordoni della censura, la caccia al dissidente e il conflitto con gli intellettuali. Il caso più famoso della "sovietizzazione" del socialismo caraibico sarà, nel 1970, l'arresto di Heberto Padilla, un poeta che aveva scritto versi critici e che sarà costretto ad una pubblica abiura. Il caso Padilla provocherà la rottura del regime cubano con numerosi intellettuali europei e latinoamericani. Ma Fidel resterà per molti anni ancora un "tiranno fashion", coccolato e vezzeggiato da molti, come Oliver Stone e Garcìa Màrquez.

Il momento più critico degli anni "sovietici" sarà nell'aprile dell'80 con quello che si ricorda come "l'esodo del Mariel" (per il nome del porto) quando migliaia di cubani raggiunsero gli Stati Uniti grazie ad un accordo con il presidente Carter dopo giorni di proteste nelle strade dell'Avana. Poi le cose fileranno lisce fino all'89. L'avvio della perestrojka nell'Urss avrà molti estimatori a Cuba. Primo fra tutti Raul, il fratello minore del lider maximo. Invece Fidel vedrà immediatamente nelle riforme di Gorbaciov l'inizio della fine. E si batterà contro tutti per evitare qualsiasi contagio.

Così mentre il socialismo reale implode, il tempo a Cuba verrà scandito dalla 'Causa numero 1', il processo contro alcuni uomini molto importanti della nomenclatura castrista: il generale Orlando Ochoa, eroe dell'Angola; e i due gemelli Tony e Patricio de la Guardia, cervelli di molte operazioni segrete. Una epurazione interna, Ochoa e Tony de la Guardia furono condannati a morte e giustiziati, che servì soprattutto a serrare, con il terrore, le fila intorno al comandante en jefe nella fragilissima stagione della perdita dell'Urss.

Con gli anni Novanta inizia il periodo più travagliato per il regime. Mosca chiude i rubinetti dei fondi a perdere iniettati per più di un quarto di secolo nell'avamposto socialista dei Caraibi. L'economia crolla e Cuba, che importa quasi tutto quello di cui ha bisogno, entra in una drammatica carestia che Fidel battezzerà come "Periodo especial" imponendo  sacrifici alla popolazione in nome di nazionalismo, indipendenza e socialismo.

Per salvarsi, dopo anni di autarchia finanziata da Mosca, Cuba spalancherà le porte al turismo e alle rimesse degli esuli. Un processo che, con la liberalizzazione dell'uso dei dollari, cambierà il volto dell'isola rovesciandone la piramide sociale. Ricchi diventano tutti quelli che hanno relazioni con il turismo del biglietto verde: impiegati d'albergo, taxisti, jineteras; poveri e poverissimi gli insegnanti, i medici, i funzionari di Stato.

L'ultimo fenomeno degli anni Novanta saranno i "balseros" in fuga verso la Florida sulle zattere. Boat people disperati spinti via dalla fame. Infine a partire dal 1998 la Cuba di Fidel riuscirà in parte a sostituire quello che fu l'ombrello sovietico con il Venezuela di Chavez. Greggio e fratellanza ideologica.

Tra il '92 e il 2006 Fidel Castro ha due gravissime crisi per la diverticolite all'intestino. Tutte e due le volte rischia la morte dopo l'intervento chirurgico. Nell'estate del 2006 cede temporaneamente il potere ad una giunta formata da fedelissimi insieme al fratello Raúl che nel 2008 gli subentra definitivamente come presidente e capo del partito (Pcc). Ora Fidel se n'è andato mentre i suoi eredi s'impegnano con cura a smontare il sistema che ha costruito per conservare il potere. Lascia, insieme alla moglie Dalia, più di dieci figli, solo sei legittimi da due matrimoni. Una scia di grandi passioni senza mediazione tra l'amore e l'odio più viscerali. E più di tre milioni di esuli dispersi tra Stati Uniti, Messico e Spagna.

L'ultima grande stagione politica di Fidel Castro fu quella che si ricorda come la Primavera Negra del 2003 e dei cosidetti "Talibani", un gruppo di giovani dirigenti a lui fedelissimi, uniti nella difesa dei principi del socialismo nell'isola. Una settantina di esponenti dell'opposizione, tra cui il poeta Raúl Rivero, che oggi vive tra Madrid e Miami, vennero incarcerati, processati e condannati a pene pesanti. Ma furono gli ultimi fuochi.

Con la malattia e l'avvento al potere di Raúl tutti le personalità più vicine a Fidel vennero allontanate dai posti di comando. Alcuni, come Carlos Lage e l'ex ministro degli esteri Felipe Perez Roque, in circostanze ancora tutte da chiarire. In poco tempo Raúl smontò gran parte del sistema costruito dal fratello, sostituendo i funzionari civili con i militari che lui aveva formato e cresciuto come Capo delle Forze armate di Cuba. E concedendo molte nuove libertà.

Come il passaporto per viaggiare all'estero, assolutamente proibito negli anni di Fidel. Una lenta apertura del regime, soprattutto in economia, con la nascita delle attività private: dal barbiere ai proprietari di stanze per i turisti. Processo portato a compimento da Raúl con la pace, nel dicembre 2014, firmata con i grandi nemici di Fidel: gli Stati Uniti d'America. Lui non lo avrebbe fatto. E quando ne ebbe la possibilità criticò la svolta del fratello minore.


Forse, essendo sopravvissuto a una infinità di presidenti americani, aveva già immaginato che dopo "l'amico" Obama nei circoli della Casa Bianca sarebbero tornati in auge i suoi acerrimi nemici della diaspora cubana, quelli che sconfisse il primo gennaio del 1959.

Fonte: qui