9 dicembre forconi: coltellate
Visualizzazione post con etichetta coltellate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta coltellate. Mostra tutti i post

domenica 27 maggio 2018

UCCISE LA SUA TERAPISTA: ASSOLTO! IL MAROCCHINO 54ENNE, CHE NEL FEBBRAIO 2017 ACCOLTELLO’ A MORTE LA DONNA, E' “INCAPACE DI INTENDERE E VOLERE”

L'UOMO ANDRA' PER 10 ANNI IN UNA REMS: PER IL GIUDICE SI TRATTA COMUNQUE DI “UNA PERSONA SOCIALMENTE PERICOLOSA”...


nadia pulvirentiNADIA PULVIRENTI
Assolto perché incapace di intendere e di volere. E’ il verdetto emesso dal gup del tribunale di Brescia Alessandra Di Fazio nei confronti di Abderrhaim El Mouckhtari, marocchino di 54 anni, che a febbraio di un anno fa uccise con dieci coltellate - colpendola alle gambe e all’addome - la sua terapista per la riabilitazione psichiatrica Nadia Pulvirenti, 25 anni.

VESTITI SPORCHI DI SANGUE
Il delitto è avvenuto all’interno della Cascina Clarabella di Iseo, nel bresciano, dove lo straniero era ospite da cinque anni in uno degli appartamenti della struttura per la riabilitazione di persone con disabilità fisica e psichica. Ma quel tragico 24 febbraio qualcosa è scattato nella sua mente: l’uomo afferra un coltello da cucina e colpisce ripetutamente l’educatrice, lei tenta disperatamente di difendersi proteggendosi con le mani, gridando a squarciagola per attirare l’attenzione, ma non c’è nulla da fare, non riesce a sottrarsi alla furia omicida del suo paziente. Mentre il personale della struttura soccorre la giovane terapista, Abderrhaim El Mouckhtari fugge a piedi nei campi. Viene fermato poco dopo dai carabinieri, in stato confusionale, con i vestiti ancora sporchi di sangue.

Nadia-PulvirentiNADIA-PULVIRENTI
Portato in caserma e interrogato dagli inquirenti, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Durante il processo le perizie hanno confermato le sue condizioni di alterazione mentale. Del resto, nel suo primo interrogatorio, ha chiesto di Nadia per poterle porgere le sue scuse e già questo rappresentava un sintomo evidente di come l’uomo in realtà non si fosse mai reso conto di avere massacrato Nadia a coltellate. Abderrhaim El Mouckhtari andrà ora in una Rems - le strutture che hanno sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari - per la durata di dieci anni poiché, per lo stesso giudice, si tratta comunque di una persona socialmente pericolosa.

L’INCHIESTA PARALLELA
La vicenda processuale non è comunque finita qui. I genitori della giovane aspettano infatti l’esito di un’inchiesta parallela: quella che coinvolge i responsabili della cooperativa Diogene, alla quale sono affidati i servizi svolti all’interno della Cascina Clarabella di Iseo, e dei vertici dell’Asst di Chiari. In tutto sono una decina le persone indagate per omicidio doloso, un delitto che forse si sarebbe potuto evitare se all’interno della struttura fossero state adottate adeguate misure di sicurezza e prevenzione: è questa l’ipotesi al vaglio del sostituto procuratore Enrica Battaglia, che ha avviato il secondo filone d’inchiesta.
poliziaPOLIZIA

Quando venne assunta alla Cascina Clarabella, Nadia Pulvirenti si era laureata da poco all’Università di Verona in tecnica della riabilitazione psichiatrica e aveva fatto una breve esperienza a Trento. «La scelsi per l’entusiasmo. Perché condivideva il progetto di accompagnare le persone con disagio psichico all’autonomia. Per il modo in cui si era presentata, così, senza appuntamento, portando a mano le sue credenziali. Riconobbi subito in lei quello che fa la differenza nei lavori come il nostro: passione e dedizione», la ricorda il responsabile della cooperativa Diogene.

Fonte: qui

venerdì 29 dicembre 2017

IL 15ENNE FERMATO A NAPOLI PER L’AGGRESSIONE AL 17ENNE ARTURO HA RECITATO NELLA PELLICOLA TRATTA DALLA “PARANZA DEI BAMBINI” DI ROBERTO SAVIANO


SUL SUO PROFILO FACEBOOK FOTO CON LA PISTOLA E ATTEGGIAMENTI DA BULLETTO: “SE ARRIVA LA GALERA, LA FARO’ A TESTA ALTA”

Simone Di Meo per “il Giornale”

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Il lupo di questa storia si nasconde sotto il cappuccetto rosso immortalato dalle telecamere dei negozi di Via Foria, a Napoli. Lo stesso cappuccetto rosso di cui Kekko così si fa chiamare, su Facebook, il 15enne indagato per l'accoltellamento del povero Arturo, ancora ricoverato in gravi condizioni in ospedale si sarebbe liberato, secondo il gip, per depistare le indagini. Quando aveva ormai capito che, per l'aggressione di quel pomeriggio di follia in una delle strade più trafficate e popolose del capoluogo, aveva tutta la Squadra mobile alle calcagna.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
È un duro, Kekko. O si atteggia ad esserlo. Ha detto al giudice, che ha convalidato il fermo anche sulla base dei filmati dei circuiti di videosorveglianza, che lui ha un alibi e che quel giorno era a casa con la mamma a chattare sui social network. Ha detto pure di essere un bravo ragazzo e di frequentare, con alterne fortune, l'istituto tecnico «Casanova», e di non avere mai assunto comportamenti da bullo.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Basta giusto un giro sul suo profilo per smentirlo: in due foto è immortalato mentre impugna una pistola. In un'altra, insieme a un amico che fa parte di una «paranza» di baby criminali del rione Sanità, il budello di vicoli dove nacque Totò ma dove oggi regna la camorra dei tagliagole minorenni, indossa a mo' di pendaglio un tirapugni.

Profetizza, in uno scatto del 2015, quand' era poco più che un tredicenne ribelle, «che la galera» se mai arriverà, ed è arrivata «se la farà a testa alta». Dicono gli inquirenti che la sua è una famiglia perbene anche se andrebbe rimodulata la definizione di «famiglia perbene» alla luce di quello che il profilo Facebook di Kekko sta rivelando. Per convincere il gip di essere un bravo ragazzo, il 15enne ha pure affermato di voler tentare la carriera nel cinema. Al suo attivo ha già una piccola parte in un film di prossima uscita.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO


Quale? L' ennesimo affresco «gomorrista» uscito dalla penna di Roberto Saviano: «La paranza dei bambini». Una storia di delinquenti in erba che pur di salire al vertice della camorra mettono a ferro e fuoco il quartiere. La realtà che supera la fantasia.

«Ho presentato una interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Franceschini commenta il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri se questa pellicola, che sicuramente sarà opera di grande pregio culturale, abbia beneficiato di qualche agevolazione o di qualche finanziamento pubblico. Nel caso, sarà interessante scoprire com' è che vengono fatti i provini e su quali basi scelti i protagonisti».
AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO

«Anche Gomorra, e mi riferisco alla fiction e al film, ha infatti avuto qualche incidente di percorso - prosegue -. Un po' di attori arrestati, location per le riprese in una villa di proprietà di un autentico boss della camorra, e altre vicende dai risvolti giudiziari e processuali. Insomma, capisco il casting realistico, ma credo che si stia esagerando. Non oso immaginare che cosa sarebbe accaduto se Mediaset avesse reclutato un criminale per farlo lavorare in un telefilm». Sull' agguato di Via Foria, in cui il 17enne ha rischiato di finire sgozzato mentre camminava, da solo, tranquillo, in strada, le indagini non conoscono sosta. Altri due minori sarebbero stati identificati. Questione di ore e andranno a far compagnia al loro amico.

Fonte: qui


LA “GOMORRA” DEGLI ADOLESCENTI 

NELLA BANDA CHE, A NAPOLI, HA PRESO A COLTELLATE ALLA GOLA IL 17ENNE ARTURO C'È ANCHE UN RAGAZZINO DI 12 ANNI 

UNO DEI CRIMINALI LO HANNO ARRESTATO LA SERA DELLA VIGILIA DI NATALE: HA QUINDICI ANNI, PADRE E MADRE INCENSURATI 

LA SANITA', UN QUARTIERE CUORE DELLA CITTA' DIVENTATO UN FAR WEST PER ADOLESCENTI FUORI DI TESTA

Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Le felpe con i cappucci alzati e la zip tirata su, la camminata spavalda, lo sguardo a girare intorno per individuare la vittima. È così che si muove un branco. Pure se è un branco di mezzi uomini, letteralmente mezzi uomini, perché quelli che dieci giorni fa hanno aggredito e accoltellato un diciassettenne alle cinque del pomeriggio in via Foria, una delle strade più centrali di Napoli, faranno una sessantina di anni in quattro.

Uno lo hanno arrestato la sera della Vigilia: ha quindici anni, padre e madre incensurati, viene dal rione Sanità, che da via Foria è a un passo. La Procura dei minori e la squadra mobile sono convinti di avere individuato almeno altri due, pure loro della Sanità: quello che ha sferrato le coltellate (una al fianco del ragazzino aggredito, un' altra alla schiena e l' ultima, pericolosissima, alla gola) e che con i suoi diciassette anni sarebbe il capo del gruppetto, e un dodicenne, che a quell' età non rischia nulla perché non è imputabile. Manca ancora un nome, ma pure per lui dovrebbe essere questione di ore, e però anche lui, a giudicare dall' altezza, potrebbe avere un' età che lo mette al riparo da qualsiasi provvedimento giudiziario.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
La storia è quella che ha sconvolto Napoli, e non solo, nei giorni di Natale. La vittima si chiama Arturo, è un bravo ragazzo e ha rischiato di morire (solo dall' altro giorno è stato dichiarato dai medici fuori pericolo) forse perché volevano rubargli il cellulare, oppure solo perché quei quattro volevano sentirsi forti, come quelli, appena un poco più grandi, che proprio alla Sanità o nella vicina Forcella, vanno a fare le stese, sfrecciando in moto nei vicoli e sparando all' impazzata solo per terrorizzare chi c' è intorno.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Quelli che hanno ferito Arturo sono stati filmati dalle telecamere dei negozi della zona, e dal video la polizia è partita per individuarli. Il ragazzino per il quale il gip del Tribunale dei minori ha firmato un' ordinanza di custodia cautelare, è quello che per primo ha avvicinato Arturo, fermandolo con una scusa. Prima aveva fatto la stessa cosa con un altro ragazzo, che però ha capito e ha tirato avanti.

Gli investigatori hanno rintracciato anche lui e la sua testimonianza è stata utilissima per avere la conferma che il «gancio» del gruppo era proprio il quindicenne fermato. Che al primo interrogatorio, con accanto l' avvocato d' ufficio, pare sia stato zitto, non abbia fatto i nomi degli amici, anche se poi la polizia ci è arrivata lo stesso. Oggi però dovrà essere sentito di nuovo, e consigliato dal difensore di fiducia che gli hanno messo i genitori, potrebbe cambiare atteggiamento.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Servirebbe soprattutto per chiudere il cerchio, per dare subito un nome anche a quello che nel video indossa una felpa rossa e pantaloni di tuta scuri con le bande bianche e il cui volto compare soltanto per un attimo in un fotogramma, quando, insieme al più grande, deve fare un salto sul marciapiedi per scansare una motocicletta che per poco non sta per travolgerli. Gli investigatori sono certi che sia pure lui della Sanità, perché difficilmente un gruppo come questo è composto da ragazzini che non vengono tutti dallo stesso quartiere.

Un quartiere che è il cuore di Napoli, che ha bellezze artistiche e architettoniche strepitose (per esempio il Palazzo dello Spagnolo) e esperienze sociali entusiasmanti, come la Paranza, la cooperativa di ragazzi che don Antonio Loffredo ha preso dalla strada e trasformato in guide turistiche, o come l' orchestra di bambini Sanitansamble, che ha suonato anche davanti a papa Francesco.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Ma la Sanità è anche il quartiere dove c' è ancora una guerra di camorra strisciante e dove circa il quaranta per cento della platea scolastica di elementari e medie inferiori se non è dispersa poco ci manca, perché in classe ci va un giorno sì e tre no.

Il presidente della Municipalità, Ivo Poggiani, spiega che c' è «un progetto al quale stiamo lavorando insieme a Comune, prefettura e ministero dell' Istruzione per prendere in carico cinquecento ragazzi all' anno e seguirli nel percorso scolastico. È assolutamente da lì che bisogna partire per invertire la tendenza. Perché - continua Poggiani - quale che sia il motivo, l' età in cui i minori compiono atti violenti qui, come in tanti altri quartieri difficili napoletani e non napoletani, si è abbassata paurosamente».

Fonte: qui

lunedì 16 ottobre 2017

UN NIGERIANO (CON PERMESSO DI SOGGIORNO) AMMAZZA SENZA UN MOTIVO UN DISOCCUPATO A TORINO

PER TEATRO UN SUK CITTADINO DOVE OGNUNO VENDE QUELLO CHE HA. E SULLE BANCARELLE C’E’ ANCHE REFURTIVA 

L’OMICIDA HA TENTATO DI ACCOLTELLARE ANCHE UN ALTRO VENDITORE

Lodovico Poletto e Federico Genta per La Stampa

Tre coltellate: una alla gola e due nei fianchi. E quando ancora non sono le otto del mattino, tra le montagne di merce esposta in terra di uno dei più grandi mercati dell' usato - ma non soltanto - di Torino, va in scena la follia omicida di un giovane immigrato nigeriano. Maurizio Gugliotta, operaio senza lavoro di Settimo Torinese, si accascia e muore in pochi istanti. L' ultima immagine la scattano con i telefonini i curiosi e i venditori: un corpo a terra con accanto un uomo che tenta di tamponargli le ferite.

Omicidio mercato torino1OMICIDIO MERCATO TORINO1
Pochi metri più in là ci sono altri uomini che tengono bloccato l' assassino: un nigeriano che qui - in questo mercato che è da anni al centro di polemiche, che ha migrato in giro per la città così tante volte da averne quasi perso il conto - veniva a vendere le sue cose. Da abusivo. Si chiama Khalid Be Greata, ha 27 anni e un permesso di soggiorno. Un ragazzone pronto a far rissa, se è vero, come è vero, che ieri ha tirato fuori il coltello perché Maurizio tentava di passare tra due lenzuola stese a terra. Se abbia pestato un qualche oggetto, o se semplicemente non era gradita la sua presenza, non si sa.

omicidio mercato torino 2OMICIDIO MERCATO TORINO 2
Quel che è certo è che Khalid ha ammazzato senza pensarci due volte l' operaio invalido e poi ha cercato di far fare la stessa fine all' amico della vittima, Roberto Sammatino. Gli ha sferrato due fendenti all' addome, che gli hanno tagliato il giubbotto, ma per fortuna non sono andati a segno. E adesso Roberto racconta quegli attimi con enfasi, ma senza paura: «Cercava di farmi fuori. Se sono vivo, ragazzi, è un miracolo». E mentre tutto questo accadeva, intorno la gente guardava. Venditori e clienti.

«Questa storia mette una pietra tombale sul mercatino», tuona Dario Di Gennaro, un tempo a capo dell' associazione che lo gestiva. «Lo avevamo creato per offrire ai poveri una possibilità di guadagnare qualcosa, di venire qui a vendere merce recuperata in giro. Guardate cosa è diventato adesso: qui non ci sono più regole». E si parla di abusivi, di venditori che si presentano senza essere stati registrati, senza aver autocertificato che la loro mercanzia non è rubata e che ne sono legittimamente proprietari. Quelli di ViviBalon l' associazione che lo gestisce ovviamente negano.

OMICIDIO MERCATO TORINOOMICIDIO MERCATO TORINO
E Khalid chi era? «Uno che non avevano mai visto», dicono. Un abusivo, appunto. Che, però, secondo la polizia municipale al mercato della domenica c' era spesso. «Questo è il regno della più assoluta illegalità», incalzano alle dieci del mattino gli oppositori politici - e non - di questo mercato che chiamo tutti «suk». «Non c' è modo di verificare nulla: sui teli dei venditori abbiamo trovato di tutto: altro che merce usata e roba recuperata di bidoni dell' immondizia», attacca Patrizia Alessi. «Roba rubata», insistono quelli dei comitati di zona.

Maurizio GugliottaMAURIZIO GUGLIOTTA
I residenti che hanno firmato petizioni e si sono messi di traverso tutte le volte che il mercato è stato spostato. E anche adesso che lo hanno messo qui, in questa strada quasi senza case, gli animi non si sono calmati: «Perché è diventato quasi peggio di prima. E gli abusivi fanno ciò che vogliono, in barba alle regole dell' associazione». Aspetti positivi? Pochi. Forse quelli legati al numero di venditori presenti la domenica che sono meno di quanti affollavano «Scalo Vanchiglia» un' area cintata dove il «Suk» è rimasto per anni.

E dove qualche controllo in più all' ingresso, al mattino alle 4, era possibile. Oggi non lo chiamano più Suk, ma «Barattolo», in una specie di operazione simpatia che non ha dato grossi risultati. «Per lo meno non ci sono più quelli che vendono le costine e quelli che friggono in barba ad ogni divieto», raccontano. Ma tutti gli altri guai non sono spariti. Ci sono le donne che vendono il pane. E quelli dei telefoni rubati. A mezzogiorno, quando il mercato è quasi smontato per ordine dei vigili, nell' angolo accanto al cimitero c' è un uomo con una borsa a tracolla. Smercia braccialetti e collane a una manciata di clienti. Abusivo? Autorizzato? Non c' è risposta.

Fonte: qui