9 dicembre forconi: esclusione
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venerdì 19 luglio 2019

GLI STATI UNITI ESTROMETTONO LA TURCHIA DAL PROGRAMMA DEGLI F35 E PUTIN È PRONTO A CORRERE IN SOCCORSO DI ERDOGAN PER DARGLI I JET

LA DECISIONE DI TRUMP È ARRIVATA DOPO CHE, LA SETTIMANA SCORSA, È INIZIATA LA CONSEGNA DEL SISTEMA MISSILISTICO S-400 FORNITO AD ANKARA DALLA RUSSIA…
Marta Ottaviani per “la Stampa”

putin erdoganPUTIN ERDOGAN
Sale la tensione fra Turchia e Stati Uniti e Mosca è pronta ad approfittarne nuovamente offrendo a Erdogan caccia da combattimento per sostituire gli F35 che Washington ha negato alla Turchia. La decisione di Trump di estromettere la Mezzaluna dal programma F35, i caccia da guerra di ultima generazione, ha provocato la reazione durissima del governo turco. La decisione di Trump è arrivata dopo che, la settimana scorsa, è iniziata la consegna del sistema missilistico S-400 fornito dalla Russia.

Le testate verranno posizionate sul territorio della Turchia, che è anche il secondo esercito numerico della Nato, mettendo così a rischio le basi e le comunicazioni dell' Alleanza Atlantica. «Questo gesto unilaterale - si legge nel comunicato - contraddice lo spirito di alleanza e non è basato su nessuna giustificazione legittima».

PUTIN ERDOGAN SAN PIETROBURGOPUTIN ERDOGAN SAN PIETROBURGO
La Turchia chiede a Washington «di correggere il suo errore», pena «ferite irreparabili nelle relazioni strategiche». Adesso, entro la fine del mese, i piloti turchi e lo staff tecnico che stavano seguendo il training all'interno del programma dovranno lasciare il gli Stati Uniti. Fuori anche le aziende turche che avrebbero dovuto partecipare alle gare di appalto, un particolare che ha infastidito particolarmente il governo guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

trump erdoganTRUMP ERDOGAN
Ankara ha provato per molto tempo a convincere gli Stati Uniti che non vi era incompatibilità fra un sistema di attacco Nato e un sistema di difesa russo. Al G20 dello scorso giugno, Erdogan aveva parlato a lungo con Trump, ma inutilmente. Il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, si è detto «preoccupato» per la situazione, sottolineando il ruolo fondamentale della Mezzaluna all' interno dell' Alleanza Atlantica.
Le consegne degli S-400 Intanto la consegna dei missili russi continua. Negli ultimi sei giorni, la Turchia ha ricevuto 14 spedizioni di materiale, che andranno a comporre una parte delle 12 piattaforme di lancio acquistate.

ERDOGAN TRUMPERDOGAN TRUMP
Per il momento sono stati consegnati soprattutto equipaggiamenti elettronici e sistemi radar. I missili veri e propri dovrebbero arrivare prima della fine dell' estate, ed essere pienamente operativi entro aprile. Mosca sembra voler approfittare di questa nuova crisi fra i due alleati storici, e ha reso noto che, dopo gli S-400, è pronta a fornire anche i caccia da guerra Su-35. Fra le alternative al vaglio della Difesa turca, ci sono anche gli aerei cinesi. Sarebbe un altro sgarbo alla Nato.

Fonte: qui

lunedì 8 ottobre 2018

Il Vecchio Continente scricchiola: fiducia ai minimi nei Paesi UE

Un rapporto realizzato da Censis in collaborazione con Conad, intitolato "Miti del rancore, miti per la crescita", scatta una fotografia nitida e impietosa del deterioramento della fiducia da parte dei cittadini italiani - e non solo italiani - nei confronti delle Istituzioni nazionali ed europee.
Da questo studio si evince che la diffidenza e la disapprovazione verso l'Europa sono cresciute praticamente in ogni Stato membro dell'Unione. L'analisi ha preso a campione tutti quei cittadini che sono convinti che nel proprio Paese le cose non vadano nella direzione giusta,  raffrontando poi i dati del 2007 a quelli del 2018. In Grecia, l'indice di sfiducia è aumentato del 38%, passando dal 44 all'82%. In Spagna è lievitato del 28% (dal 37 al 65%), mentre in Francia del 13% (dal 39 al 52%). In Italia e in Svezia è cresciuto dell'8%, rispettivamente dal 36 al 44% e dal 52 al 60%. Anche in Germania sta montando la sensazione di malcontento: nel 2007 si aggirava sul 32%, ora invece è al 39%. L'unico Paese dove l'indice di scoraggiamento è diminuito è la tanto vituperata Gran Bretagna, che a dispetto dei gufi soloni della stampa mainstream (i quali imperterriti continuano a prevedere scenari apocalittici a seguito della Brexit) vede i sudditi di Sua Maestà essere più fiduciosi sul loro futuro (il dato negativo è infatti sceso dal 51 al 47%). 
Premier dell'Italia Giuseppe Conte e il presidente Usa Donald Trump a Washington
© AP PHOTO/ SUSAN WALSH
Sarà mica un caso che l'unico Paese in controtendenza sia quello che sta negoziando la sua uscita dall'Unione Europea? Non possiamo dirlo con certezza... ma anche se a pensar male si fa peccato, spesso ci si azzecca. Quello che lo studio ci dice in maniera netta, comunque, è che due popoli sono convinti che stavano meglio nel passato: i greci (82%) e gli italiani (69%).
Il rapporto del Censis chiarisce anche come tra i membri più "deboli" dell'UE vi sia la percezione diffusa che non a tutte le persone siano concesse le medesime opportunità di crescita. In Grecia lo pensa il 18%, in Italia il 45%, in Spagna il 52%, contro la media UE del 58% (in Francia, in Germania e in Svezia questa convinzione si aggira rispettivamente sul 60, 70 e 81%). Perciò non stupiscono il sorgere di una specie di invidia, la fatica a capire in che direzione bisogna muoversi e la sfiducia verso il mondo moderno dilaniato da guerre economiche striscianti e guerre civili sempre più manifeste: ammette di non riconoscersi più in questa realtà il 35% degli italiani, il 31% dei francesi, il 29% dei greci, il 22% dei tedeschi, il 17% dei britannici e il 14% degli svedesi. Soltanto gli spagnoli hanno una visione più dissociata verso la situazione globale: addirittura il 42%.
Partendo da questi dati illuminanti, non risulta poi difficile comprendere l'esito di alcuni sondaggi realizzati da Swg. Secondo l'istituto demoscopico, il 47% degli italiani è alla ricerca di misure di protezionismo economico, contro il 39% che le osteggia. Cresce la sensazione di esclusione dalla società, che tocca la quota mostruosa del 68% (contro il 46% del 2005). Si riduce al 37% la fiducia nel sogno europeo, contro il 55% rilevato nel 2010. Sale esponenzialmente il numero di cittadini che domandano un cambiamento nell'attuale sistema capitalistico: per il 40% degli italiani bisogna favorire una maggiore ridistribuzione del reddito, il 36% invece vuole limitare lo strapotere delle grandi banche e finanziarie e delle multinazionali.
Matteo Salvini
© AFP 2018/ GABRIEL BOUYS
Da numeri del genere si evince come gli italiani e gli europei stiano ormai abbandonando l'attuale status quo, difeso da quelle élite che non erano mai state messe in discussione come oggi. Soffia forte la voglia di cambiamento, crescono rabbia e rancore insieme alla voglia di rivalsa, al desiderio di prendere quell'ascensore sociale che si pensa stiano prendendo ingiustamente degli altri al proprio posto. Il 77% dei cittadini pensa, infatti, che la forbice tra i più ricchi e i più poveri si sia ulteriormente allargata. Nel frattempo, per troppi anni qualcuno ha fatto orecchie da mercante, senza voler cercare di capire la portata del malessere dei propri elettori. Una tale atmosfera sembra avere come conseguenza logica lo sfondamento dei partiti anti-sistema nell'intera Unione Europea. Ciò che colpisce è che tale insofferenza è trasversale e riguarda anche quei Paesi che hanno beneficiato più di altri dell'entrata in vigore dell'euro e dello smantellamento della sovranità popolare. Un rumore inquietante e persistente si avverte ovunque: sono le fondamenta dell'Europa che stanno scricchiolando, e con esse la pacifica convivenza dei popoli del Vecchio Continente. 
Fonte: qui

domenica 22 aprile 2018

I SEI ESCLUSI DALLE “COMUNARIE-M5S” DI NAPOLI SONO STATI RIABILITATI DAL TRIBUNALE CHE HA BOLLATO LE EPURAZIONI COME “ILLEGITTIME”

GLI EX GRILLINI MINACCIANO UN’AZIONE LEGALE CONTRO IL COMICO CHE LI DEFINÌ “SPORCHI DENTRO”

Lodovica Bulian per “il Giornale”

BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO
Prima di cacciarli dal Movimento ed escluderli dalle comunarie di Napoli, l' allora garante Beppe Grillo li aveva definiti «sporchi dentro», accusati di aver creato una corrente segreta e di tramare nell' ombra. Erano stati sospesi, poi espulsi, e ora a due anni di distanza, riabilitati da una sentenza del tribunale che ha bollato quelle epurazioni come «illegittime».

Ma per i sei ex grillini partenopei vincitori della causa, non è finita qui. Non hanno accettato come altri attivisti, erano 22 in tutto, di chiudere la lite con una transazione. E non si accontenteranno del pagamento delle spese legali.
Movimento Cinque StelleMOVIMENTO CINQUE STELLE

Molti di loro sono decisi a intraprendere un' altra battaglia giudiziaria per ottenere un risarcimento record in sede civile ai danni del comico, che oggi non è più capo politico ma che allora, era il 2016, era ancora il rappresentante legale del movimento da lui fondato.
Quell' espulsione, alla vigilia delle amministrative, impedì ai sei di candidarsi e per questo il giudice ha ritenuto che siano stati «lesi» nei loro diritti, visto che il loro comportamento non aveva «posto in atto alcuna violazione delle regole».

La richiesta danni collettiva potrebbe essere milionaria perché, spiega al Corriere del Mezzogiorno uno degli epurati, Roberto Ionta, «qui non si tratta di essere veniali, ma ognuno di noi ha subito un danno enorme in questa vicenda. Per non parlare dei problemi che l' espulsione mi ha creato anche dal punto di vista professionale. Mi hanno fatto passare per una specie di impresentabile. Destinerò - aggiunge - una parte del risarcimento alla costruzione di un impianto idrico per i bambini africani».

associazione RousseauASSOCIAZIONE ROUSSEAU
Eccolo, dunque, materializzarsi l' incubo che per due anni ha tolto il sonno ai vertici del movimento. Ovvero che l' affaire espulsioni si traducesse in un salasso per le casse di Rousseau, tra rimborsi per le spese legali e risarcimenti danni. Nel tempo infatti, prima che il non-partito mettesse mano al regolamento interno per blindarsi dai contenziosi, i ribelli ricorrenti si sono moltiplicati in tutta Italia.

Solo adesso, con i tempi della giustizia, arrivano gli effetti economici di quell' ondata. Due mesi fa, il tribunale di Roma ha dato ragione ad altri due espulsi che per primi avevano trascinato Grillo in aula. A loro spettano trentamila euro di spese legali. E anche loro hanno annunciato di voler chiedere i danni.

Fonte: qui

martedì 19 dicembre 2017

LA SPAGNA RISCHIA IL MONDIALE!


L’EX PRESIDENTE DELLA FEDERCALCIO IBERICA ANGEL MARIA VILLAR, ARRESTATO PER CORRUZIONE, ATTACCA: “SE LA SPAGNA VIENE ESCLUSA DA RUSSIA 2018, LA RESPONSABILITÀ SARÀ DEL GOVERNO DI MADRID” 

LA "PREOCCUPAZIONE" DELLA FIFA


spagna italiaSPAGNA ITALIA
Il rischio che la Spagna venga esclusa dai prossimi Mondiali c'è. Angel Maria Villar attacca il governo di Madrid dopo la lettera ricevuta dalla Federcalcio spagnola in cui la Fifa si dice preoccupata per le ingerenze governative e agita lo spettro di una sospensione che porterebbe alla clamorosa estromissione delle Furie Rosse da Russia 2018.

CONFLITTO D'INTERESSI - Villar, arrestato per corruzione, è stato sospeso così dalla presidenza della Rfef dopo la vittoria elettorale di maggio. Il Consiglio Superiore dello Sport - che fa capo al governo spagnolo - vorrebbe che le elezioni venissero ripetute e attende a riguardo il parere del Consiglio di Stato. Ma la Fifa considera questa intromissione una violazione dei propri statuti. 

spagna italia iscoSPAGNA ITALIA ISCO
«Il Csd sta facendo in modo che la Federazione non rispetti le leggi, pretende che si annullino le elezioni senza che la legge lo consenta e sarà l'unico responsabile qualora la Spagna restasse fuori dal Mondiale», ha tuonato oggi Villar, che nega di aver sollecitato l'azione della Fifa. «Dobbiamo chiederci perché conflitti di questa natura non avvengono in altri Paesi come la Germania, l'Italia o la Gran Bretagna, dove lo Stato rispetta l'autonomia delle Federazioni», aggiunge il numero uno della Rfef, tornato a proclamare la propria innocenza: «non credo che tornerò in carcere perché non ho fatto nulla. Anche la mia sospensione è ingiusta, dovrei essere ancora lì a presiedere la Rfef. La situazione è molto grave». 

LA VICENDA - Tutto nasce la richiesta di nuove elezioni per la presidenza avanzata dal Consejo Superior de Deportes: secondo la Fifa questo intervento del CSD potrebbe essere etichettato come un'indebita intromissione del Governo che mette a repentaglio l'autonomia della Federazione e implica una violazione grave del suo statuto. A denunciare l'episodio sarebbe stato l'ex presidente della Federcalcio spagnola (Rfef) Angel Maria Villar, arrestato a luglio nell’ambito di un'operazione in cui gli era stata contestata l'appropriazione indebita e la falsificazione di documenti in relazione all’organizzazione di partite internazionali.

Fonte: qui

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