9 dicembre forconi

martedì 6 novembre 2018

Lavoro per tutti

Si dice che c’è in Italia poco lavoro e per questo si cerca di mandare in pensione 4-500.000 mila persone per far posto ai giovani disoccupati. Se dice pure che questa è una necessità dovuta all’ incapacità di “aggiornare” gli ultra quarantenni, in riferimento alle nuove tecnologie, insomma si dicono un sacco di cose. Molte sono stupidaggini. Se c’è una categoria che è sempre stata refrattaria alle novità sono i contadini. Bene, andatevi a vedere un filmato sui contadini di 60 anni fa e andate a vederli ora al lavoro e se parlate di cosa si può fare con uno smartphone vi guardano come marziani. 

Oggi, domani, quando la domotica si sarà estesa alle stalle, smanetteranno come ragazzini. Con i computer i cinquantenni sono imbranati, si dice. Poi vai a vedere chi naviga per i siti porno e l’età media è quella. Dove vado a farmi tagliare i capelli, c’è una signora  che parlando dei nipoti dice che lei non capisce niente quando parlano di computer. Poi per farti vedere le foto delle vacanze dimostra una competenza professionale del suo ultimo modello, portatile. 

Ergo. La gente non è aggiornabile se può permetterselo e il lavoro è la stessa cosa. Se uno può vivere senza lavorare lo farà e i suoi hobby diventeranno il suo lavoro. 

In poche parole se dici alla gente che deve lavorare e non c’è un piano b, quelli per un pò saranno recalcitranti, poi si adatteranno e pian piano faranno in modo o di farsi piacere il lavoro o di trovarne uno per loro piacevole. 

Veniamo ora al lavoro per tutti. C’è, ed è esattamente quello che lo Stato non si può permettere nei suoi bilanci. 

Maggiori servizi sociali, maggior pulizia nelle strade, rifacimenti delle strade e manutenzione ordinaria delle aree urbane ed extraurbane. 

Direte chi paga? 

Per la verità la maggior parte dei costi li abbiamo già pagati. 

Sto parlando delle casse integrazioni, dei salari di solidarietà e del reddito di cittadinanza. Senza dimenticare che chi ha avuto un’integrazione per una pensione può integrare con un contributo del suo tempo, naturalmente sino ad una certa età (diciamo settantanni). Per questi ultimi massimo 4 ore per 4 giorni la settimana, magari per stare in un museo, seduti a guardare chi potrebbe fare danni. In questa maniera i musei potrebbero stare aperti più a lungo e potrebbero essere visitati da gente che negli orari di normale apertura lavora (visto che il lavoro è obbligatorio) non può andare,  a far da guida, quindi a spiegare, e addirittura incuriosire, ci potrebbero essere i laureati  con reddito di cittadinanza

Per la manutenzione ordinaria i tecnici e gli operativi li troveremo sicuramente tra i cassintegrati e quelli che hanno studiato (che finalmente potranno integrare con la pratica tutta la teoria appresa). Quindi restano i costi dei materiali e dei macchinari. Mica tutti: nel pubblico ci sono macchinari che lavorano 3-5 ore al giorno. Se li utilizzassi per 15 “invecchierebbero” prima e avrei sempre le versioni più aggiornate. A questo punto, lavorando, magari qualcuno potrebbe pensare di aggregarsi (cooperazione) o di prendere le redini del comando (intraprendere) e “offrire” servizi e lavori migliori o a miglior prezzo anche in settori non “obbligatorio,  se si fa la manutenzione di un bosco a qualcuno può venire in mente che il risultato potrebbe essere riutilizzato o come combustibile o per altri usi. Nel bosco, mentre si manutiene, si possono trovare funghi, che possono essere mangiati o commercializzati o venduti a chi li commercializza. Coltivando un bosco a qualcuno può venire in mente che se abbatto alberi con criterio, magari anche con criteri antincendio, potrebbe produrre legname per le costruzioni, e pensare a case, di campagna in legno e non in mattoni.
Solo una cosa. 

Il lavoro nobilita l’uomo, perchè non lo rende dipendente dal ricatto di nessuno. Questo vale solo se il lavoro è obbligatorio, fino a che non lo sarà, la raccomandazione continuerà a generare una classe politica che ci corrompe. Anche quando ci promette il reddito di cittadinanza.

Fonte: qui

BLITZ A PARMA IN UNA ONLUS: FINISCE IN MANETTE IL PRESIDENTE DI UN’ASSOCIAZIONE CONTRO LA DROGA


AVEVA IN CASA 1 KG E 200 GRAMMI DI COCAINA, E IN TRE ANNI AVEVA CEDUTO QUASI 2MILA DOSI INCASSANDO OLTRE 100MILA EURO…


Si faceva chiamare Joe e si era costruito nel suo Paese, l’immagine di un nemico della droga, dal momento che era anche presidente di una onlus che faceva beneficenza. Da queste parti invece spacciava e aveva come base la sua abitazione di Vicofertile.

parma arrestato per spaccio presidente di una onlus anti drogaPARMA ARRESTATO PER SPACCIO PRESIDENTE DI UNA ONLUS ANTI DROGA
Arrestati dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile un nigeriano di 33 anni, sua moglie di 32 anni e un kenyano di 39. Sequestrato dai carabinieri un chilo e 200 grammi di cocaina, di cui 900 grammi ancora da tagliare, che avrebbero inondato il mercato parmigiano.
 
I militari in tre anni quasi duemila cessioni per un controvalore di più di 100mila euro. I carabinieri hanno sentito 15 acquirenti dei molti di più dei pusher uno dei quali aveva addirittura acquistato 800 dosi. 

Fonte: qui

lunedì 5 novembre 2018

Martin Armstrong Warns Politicians Are Creating The Worst Economic Crash In History

Politicians have totally and completely misunderstood the trends within the global economy and as a result, they are actually creating one of the worst economic debacles in history.
I have explained several times that the bulk of investment capital is tied up in two primary sectors – (1) government bonds and (2) real estate. Because of income taxes, real estate has offered a way to make money in capital gains without having to pay income taxes.
Money has looked to park in real estate around the world for many various different reasons as in Italy it was the escape from inheritance taxes as well as banks or in Vancouver to gain a foothold for residency fleeing Hong Kong. In Australia, there was the Super Annuation Fund which allowed people to use retirement funds for real estate.
People spend more when they believe that they have big profits in their home.
The recession of 2007-2010 was so bad, recording the worst of all declines since the Great Depression, all BECAUSE it undermined the real estate values. People then spent less because they viewed their home declined in value.
As taxes have been rising and the average home value collapsed, the velocity of money kept declining. Especially as real estate values declined and interest on savings accounts vanished hurting the elderly who saved money for retirement and discovered their savings were producing less income, the velocity of money just plummeted.
The velocity of money began to turn up finally in the USA ONLY when interest rates began to rise. The retired could suddenly begin to make something on the savings for once in a very long time. This is something the ECB still has not figured out in Europe as it has wiped out both the elderly savings along with pension funds.
Nonetheless, politicians have gone nuts imposing all sorts of regulations to outright making it a criminal act for a foreigner to buy property.
In New Zealand, the new government wanted to declare foreign investment just illegal and in Australia, they made it a criminal act for a foreigner to own property and not inform the government they were foreigners. Over in London, they imposed taxes on property which created a crash.
But, the USA targeted only New York and Miami requiring that title companies pierce corporate veils to discover who was really behind what.
They did not impose taxes only on foreigners nor did they outlaw foreign ownership of property. This is also why the high-end market recovered, just not the average home on the street.
What they are clueless about is this attack on the real estate market viewing foreign buyers as evil, is undermining real estate as a whole and that is what creates the worst economic decline in history.
This undermines the banking system that has used real estate as collateral for mortgages and it undermines consumer spending because people save more when their property declines.
The politicians are actually creating the worst possible scenario for the economy going forward.
Welcome to the new face of stupidity. They are so out there that it is like they are sitting on a branch of a tree and cutting the branch expecting the tree to fall. This is what they have done to real estate which makes even what Goldman Sachs did in 2007 child’s play.
Now add government borrowing which competes against the private sector and it only gets even more stupid.  Then we have brain-dead investors who actually think government debt is “quality” issued by idiots who have ZERO intentions of ever paying off their debt at any point in the future. Governments borrow year after year with no understanding what they are doing to the entire economy and how they are causing unemployment to rise with ever more taxes and more borrowing completing with the private sector on every level.
Then society elects people with absolutely ZERO business experience who in turn appoint academics who have wonderful theories that have never proven to have worked even once! And people wonder why I say they will never listen to prevent a crisis so we have no choice but wait for the Crash & Burn.

Peggio di un deficit costoso, c’è solo un deficit inutile

Pochi dubiteranno del costo salato che l’Italia ha affrontato, e soprattutto dovrà affrontare in futuro, per portare avanti la sua politica di deficit pubblico, ampliando persino i livelli rispetto a quanto concordato con i partner europei nei mesi scorsi. Senza bisogno di ricordare cose già note, basta sottolineare l’aumento dello spread, che ha eroso significativamente il valore dei nostri titoli di stato, e  la capitalizzazione di borsa perduta soprattutto dal sistema bancario, che rischia di finire sotto stress. Infine, i tassi pagati alle aste sono aumentati parecchio, e quindi anche la nostra spesa per interessi è destinata a crescere. Tutto ciò a fronte di una aumentata tensione politica sia all’interno che all’esterno.
Del tutto ragionevole perciò porsi la domanda: il gioco valeva la candela? Rispondere senza venir iscritti d’ufficio a una qualunque delle fazioni che alimentano il nostro dibattito pubblico è molto difficile. Il deficit in sé è un non è né buono né cattivo se non si colloca in uno spazio e tempo precisi, e non si guarda alle condizioni dell’economia che lo fa. E soprattutto non si analizza per cosa vengono spesi i soldi. Per provare a rispondere può essere interessante leggere un intervento pubblicato da Olivier Blanchard e Jeorim Zettelmeyer che ha il pregio di mettere in evidenza il vero problema di fronte al quale l’Italia dovrà far fronte, pure al netto delle varie fibrillazioni che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Ossia il rischio che tutta questa fatica sia inutile. Se lo scopo del governo è dare soldi a chi ne ha bisogno – e poi si vedrà come accadrà – e pure sorvolando sull’idea di un governo elemosiniere, una manovra economica si può dire efficiente se consente di aumentare la crescita complessiva. Fare deficit per dare i soldi ai bisognosi e poi affossare l’economia non è certo un buon affare. Tantomeno per i bisognosi.
I due autori hanno svolto alcuni calcoli partendo dall’ipotesi, coerente con l’impostazione del governo, che “le espansioni fiscali generalmente espandono la produzione e le contrazioni la contraggono, anche nei paesi ad alto debito”. Questo in teoria. Perché in pratica “ci possono essere delle eccezioni e quello che sta succedendo in Italia potrebbe essere una di quelle”. Il motivo è presto detto: “L’aumento dei tassi di interesse sui debiti del governo è stato rilevante e la questione è se l’effetto diretto dell’espansione fiscale possa annullare o superare l’effetto dell’aumento dei tassi di interesse”. Il senso è chiaro: se spendo per interessi più di quello che guadagno in prodotto il deficit non solo è stato inutile, ma persino dannoso.
Le stime fatte sono molto semplici. A fronte di un deficit aggiustato per il ciclo in aumento dello 0,8% del pil si stima che lo 0,1% corrisponda a maggiore spesa per interessi. Poiché in Italia molto del debito pubblico è detenuto internamente, possiamo pure ipotizzare che la misura del deficit corrisponda a quella dell’espansione fiscale. A questo punto bisogna stimare i moltiplicatori, il bianconiglio di qualunque espansione fiscale fin dai tempi di Keynes, ossia il numero moltiplicato il quale un euro di espansione fiscale diventa prodotto. Gli autori ipotizzano un moltiplicatore intorno a uno “o anche più elevato”. “Per dare al governo il beneficio del dubbio, mettiamo che sia 1,5. Quindi 0,8 di espansione fiscale moltiplicato 1,5 darebbe un aumento del prodotto di 1,2 punti di pil.
D’altro canto però, avendo fatto espansione in deficit, devo anche tener conto dell’aumento dei costi del mio debito. Specie considerando che da aprile i rendimenti sui titoli italiani sono aumentati di 160 punti base. Il famoso spread. Quanto pesi sul prodotto un aumento dei tassi di interesse è tema alquanto dibattuto, quindi assolutamente incerto. Ma alcune stima ipotizzano che un aumento di 100 punti base sui tassi a lungo termine conducano a un calo dell’1% della domanda e del prodotto. Per l’Italia questa stima viene aggiustata allo 0,8% di prodotto in meno ogni 160 punti di aumento dei tassi. Anche il costo del denaro ha il suo moltiplicatore, che però sottrae prodotto al computo. Mettendo insieme i due dati, la crescita del prodotto provocata dall’espansione fiscale e la perdita del prodotto provocata dall’aumento dei tassi, e con la premessa che il primo è stato stimato molto generosamente e il secondo molto prudentemente, viene fuori che l’effetto globale sul pil italiano potrebbe persino essere negativo per uno 0,1%. Diciamo che se va bene è zero. Tanta fatica per nulla, insomma. E pure a caro prezzo. “Ciò significa – commentano gli autori – che l’espansione fiscale programmata probabilmente non aumenterà la crescita e potrebbe addirittura ridurla. Il deficit arriverà in misura maggiore del previsto. I sostenitori del governo saranno delusi. Il governo potrebbe raddoppiare e gli investitori potrebbero fuggire, portando a una grave crisi”.
Le conclusioni dei due autori sui rischi connessi all’espansione fiscale in presenza di debito elevato ricordano un paper pubblicato dalla Bis nel 2011, che arriva alla conclusione che “a livelli moderati il debito migliora il welfare e la crescita. Ma ad alti livelli può essere invece molto dannoso”. Capire quale sia il livello soglia è stato proprio il punto sul quale lo studio ha dedicato la sua attenzione. E per farlo ha analizzato i dati di 18 economie dell’Ocse fra il 1980 e il 2010. Il risultato non è molto incoraggiante per noi. La soglia individuata, sopra la quale il debito è un fardello, è quella dell’85% del pil, per il debito del governo. Ma il ragionamento vale anche per il debito delle imprese, per le quali la soglia è leggermente superiore, al 90%, e anche per le famiglie, per le quali rimane intorno all’85%. Tornando ai governi, quelli che stanno sopra dovrebbero sistemare la loro posizione fiscale, suggeriscono gli autori, anche perché è meglio avere spazio fiscale per sopportare eventuali shock futuri. E questo è un altro elemento di rischio anche per il nostro paese. Se dovesse arrivare una crisi, saremmo in grado di gestirla avendo sulle spalle un bilancio fiscale già sotto stress? Speriamo di non doverlo scoprire mai.
Fonte: qui

LANZALONE - NUOVO FILONE D'INCHIESTA SULL'EX “MR WOLF” DI VIRGINIA RAGGI



OLTRE ALLE CONSULENZE DI PARNASI, SPUNTANO QUELLE OTTENUTE DAL UN SUO SODALE, FABIO SERINI, CHE PROPRIO LA SINDACA HA PROMOSSO (DOPO LA RACCOMANDAZIONE DI LANZALONE) A COMMISSARIO DELL’ISTITUTO DI PREVIDENZA DEI DIPENDENTI COMUNALI 

L'AVVOCATO INTERCETTATO: “A LUIGI E ALFONSO IO SALVO IL C.. LO QUOTIDIANAMENTE, MA NON MI DIFENDONO”

Emiliano Fittipaldi per http://espresso.repubblica.it

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
Luca Lanzalone, il Mr Wolf vicinissimo ad Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro che Virginia Raggi aveva voluto come consulente per il nuovo stadio della Roma, aveva un modus operandi tutto suo. La tecnica era sempre la stessa: sostenere di lavorare gratis o quasi per l'amministrazione capitolina, ottenere consulenze da privati, e/o piazzare uomini fidati nell'istituzione che gli affidassero, una volta nominati, incarichi legali retribuiti.

È noto che Lanzalone, voluto dalla Raggi anche come presidente di Acea, sia stato arrestato (è ancora ai domiciliari) qualche mese fa insieme al costruttore Luca Parnasi con l'accusa di corruzione, per aver ottenuto dall'imprenditore alcune consulenze che mascherano – secondo i pm - tangenti.

VIRGINIA RAGGI FABIO SERINIVIRGINIA RAGGI FABIO SERINI



Ma l'ultima informativa del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, guidato dal comandante Lorenzo D'Aloia, evidenzia che l'ex Mr Wolf della Raggi è indagato per concorso in traffico di influenze illecite e corruzione anche in merito a un altro filone d'indagine. Che potrebbe creare più di un problema politico alla sindaca di Roma.

Lanzalone, infatti, ha convinto la Raggi ad assumere come commissario straordinario dell'Istituto di previdenza dei dipendenti comunali (Ipa) il livornese Fabio Serini, con un contratto a oltre 115 mila euro l'anno.

Peccato che Serini (anche lui indagato per i medesimi reati) non fosse un commercialista qualunque, ma un uomo che Lanzalone conosceva assai bene: quando Serini era commissario giudiziale dell'azienda dei rifiuti di Livorno (Ammps), Lanzalone e il suo socio Luciano Costantini ne erano infatti i consulenti legali, incaricati alla difesa dell'azienda.

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
Ora la procura di Roma e i carabinieri hanno scoperto, grazie ai messaggi Whatsapp e alla documentazione email sequestrate agli indagati, «che non solo Luca Lanzalone ha aiutato Serini (in pieno conflitto di interessi, ndr) ad ottenere dal sindaco Raggi la nomina a commissario dell'Ipa» ma che lo stesso Serini, una volta nominato dalla grillina, ha poi affidato allo studio di Lanzalone «incarichi remunerati». Se Parnasi dava o prometteva a Lanzalone consulenze pagate con denaro privato, in pratica, stavolta si tratta di soldi pubblici dei contribuenti.

Un do ut des che vede la sindaca nel ruolo di vittima, o – come ci dicono gli inquirenti - di "trafficata". Possibile che la Raggi si sia fatta raggirare ancora una volta da soggetti a cui aveva dato totale fiducia? Leggendo e analizzando le carte, sembra proprio di sì.

FABIO SERINIFABIO SERINI
Lanzalone, per spingere la nomina di Serini, manda un messaggio a Virginia il 17 maggio del 2017, spiegando di avere conosciuto il livornese come commissario giudiziale di Ammps. «È stato davvero bravo, e soprattutto assolutamente impervio agli assalti sia dei dirigenti comunali che degli esponenti del Pd, che sono stati violentissimi anche nei suoi confronti», la ingolosisce Lanzalone.

Serini al tempo rivestiva ancora la funzione di commissario giudiziale dell'ente livornese (tanto da essere considerato dai pm come pubblico ufficiale), mentre Lanzalone era di fatto il suo legale. La vicenda Aamps era da tempo su tutti i giornali, a causa di un'inchiesta della procura di Livorno. Possibile che la Raggi non avesse contezza dei rischi di una nomina di Serini?

DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE
Probabilmente no: dopo tre giorni dalla “mediazione” di Lanzalone, la sindaca con chiamata diretta promuove Serini commissario dell'Ipa. Passa poco più di un mese, e il commercialista gira il primo incarico alla Lanzalone & Partners. Il cui corrispettivo, dicono i militari che indagano, sarebbe stato «pattuito direttamente» tra Serini e Mr Wolf.

I soldi, però non sono stati bonificati allo studio dell'avvocato poi arrestato, ma a un altro studio legale, che ha poi eseguito una compensazione. «Essendo in essere tra i due studi» si legge nell'informativa «diversi rapporti lavorativi».

Un secondo incarico viene affidato qualche mese dopo, a aprile del 2018. Stavolta la parcella è nota: poco meno di 10 mila euro, fatturate direttamente dallo studio Lanzalone.

LUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDELUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDE
Dalle conversazioni tra Luca e il suo socio Costantini (pure lui indagato per corruzione e traffico di influenze), persino Costantini aveva timore che Lanzalone potesse davvero brigare per dare incarichi “romani” all'amico Serini.

Il giorno prima di raccomandare il manager alla sindaca per l'Istituto di previdenza, in effetti, Lanzalone – già diventato presidente di Acea - chiede al suo socio di studio se è una buona mossa «mettere Serini come sindaco di una controllata» del gruppo elettrico del Comune di Roma. Costantini risponde con un secco no: «Non mi piace molto. Fare due più due è un attimo. Sembra una ricompensa. La procura (di Livorno, ndr) non ha ancora archiviato nulla. Fino a che c'è l'inchiesta penale...».

LANZALONELANZALONE
Costantini, chiosano i carabinieri, cerca dunque di spiegare a Lanzalone che una nomina fatta direttamente da Lanzalone a favore di Serini «verrà inevitabilmente collegata al lavoro svolto da Serini nell'ambito del concordato” dell'ente livornese. «Una ricompensa», appunto.

Lanzalone forse si convince, ma non demorde: e così, invece di assumere direttamente il suo sodale, lo fa nominare dalla Raggi. Che, ha differenza di quanto temuto da Costantini («Fare due più due è un attimo...è una cosa che chiunque può verificare») alla proposta del suo fedelissimo non fa una piega.

Ma la presunta “cricca” guidata da Lanzalone non si ferma a Roma. Prova a mettere le mani anche sulle nomine del governo gialloverde che si sta formando. Il 31 maggio 2018 l'avvocato scrive a Costantini che lui, si legge nell'informativa, «sulle nomine non può fare granché, i nostri amici (i Cinque stelle, ndr) al riguardo sono totalmente inetti e non vogliono farsi consigliare», ma aggiunge pure che, se avesse voce in capitolo, «penserebbe prima a Costantini, poi agli altri dello studio Lanzalone & Partners e, “se avanza a chi offre di più”». Il modus operandi, dunque, è quello di un mercimonio degli incarichi.

LANZALONE E LUIGI DI MAIOLANZALONE E LUIGI DI MAIO
La stessa conversazione prosegue, e ha un interesse perché disegna possibili rapporti stretti tra l'avvocato e alcuni big dei Cinque Stelle: Lanzalone scrive infatti di Laura Castelli, attuale sottosegretario all'Economia («con lei avevamo iniziato a fare un bel lavoro, analitico, anche con alcuni funzionari del Mef che gli avevo presentato, preposti alle istruttorie sulle nomine»); di «Alfonso, Luigi e compagnia», amici che però non lo difenderebbero dai «nemici interni» nonostante lui «gli salvi il culo pressoché quotidianamente»; di strategie a medio termine («a me avevano messo sulla partita delle nomine, poi hanno deciso di sospendere tutto per concentrarsi solo sul governo...io ho piazzato un sindaco in Leonardo»); di ambizioni e politica nazionale.
LUCA LANZALONELUCA LANZALONE

La sensazione è che Lanzalone, come prima ancora di lui l'altro Rasputin di Virginia Raffaele Marra, grazie alle sue capacità e ai suoi rapporti sarebbe riuscito a fare ancora molta strada. In Campidoglio e nei palazzi del nuovo potere. Solo l'intervento dei magistrati romani ha bloccato la sua marcia.

Fonte: qui

L'attacco di Ennio Doris: "Ecco cosa vuole farci la Germania"

Il presidente di Banca Mediolanum vuole tranquillizzare i risparmiatori italiani. 

La tempesta sui mercati è simile a quella del 2011, quando cadde il governo di Silvio Berlusconi

Il presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris, ripete quanto detto nei giorni della tempesta sui mercati che colpì il governo Berlusconi: mantenere i nervi saldi ed evitare il panico.
Intervistato da La Verità, Doris ha ribadito che l'Italia è un Paese sicuro e che il sistema non è in pericolo come descritto da molti. "Guardi, l' altro giorno al bar mi ha fermato un signore, peraltro favorevole a questo governo - spiega il presidente di Mediolanum -: aveva timore di acquistare i titoli di Stato italiani. Naturalmente gli ho detto: 'Vai tranquillo'. Anche la mia banca sta continuando a comprare titoli di Stato, che restano prodotti sicuri. È significativo che un elettore di questa maggioranza abbia già perso fiducia".
Sul tema spread, Doris ci va cauto. Ha timore, come lo ha Ignazio Visco, il presidente di Banca d'Italia. Ma cerca di fare da pompiere: "Per carità, lo spread ha effetti nefasti: le banche vedono il patrimonio erodersi e non sono più in grado di fare credito. Ma spesso gli economisti si concentrano solo sui numeri. A me interessano i sentimenti dei risparmiatori, che generano effetti molto più immediati della salita dello spread. Chi ha paura di solito stacca il cervello: taglia subito i consumi e gli investimenti".
L'obiettivo di Ennio Doris è quello di diffondere tranquillità: l'Italia è sotto attacco, ma il sistema è solido. E i risparmiatori non devono avere la percezione del contrario, perché è dalla loro paura che si crea il pericolo per il Paese. E, come ha spiegato il presidente di Mediolanum, è il pensiero anche di Silvio Berlusconi, che ha incontrato di recente.
Doris critica anche la manovra: "Se spendi 10 miliardi per il reddito di cittadinanza vuoi sicuramente stimolare i consumi. Ma io penso anche a quelli che un lavoro ce l'hanno già, la grande massa fortunatamente. Questi mettono da parte qualcosa, intimoriti dal futuro, contraggono i propri consumi, ed essendo molti di più vanno di fatto a più che neutralizzare lo stimolo dei consumi voluto proprio dal reddito di cittadinanza".
Ma questo non significa che Doris sia perfettamente in linea con i dettami dell'Unione europea. "Io ho vissuto la tragedia della guerra, e quindi mi batterò sempre perché vi sia amicizia e collaborazione tra i popoli europei. Certo, l' Italia era il Paese più europeista in assoluto e ora non lo è più. Forse qualche colpa a Bruxelles ce l' hanno", spiega il banchiere. "A volte sembrano davvero semplici burocrati, senza legittimazione elettorale, con una concezione dell' economia di stampo socialista. L' Unione deve rispettare le tradizioni e la diversità delle nazioni: deve guidare ma non imporre. Ricordo che negli anni Settanta Margaret Thatcher attaccava sempre l' Europa e questo mi infastidiva. Poi la vidi a Milano, la sentii parlare contro questa élite e aprii gli occhi, me ne innamorai".
E sulla caduta del governo nel 2011, il giudizio del presidente di Banca Mediolanum è chiaro: "I guai iniziarono nell'aprile di quell'anno, quando le banche tedesche cominciarono a liberarsi dei titoli di debito italiani. Quando la svendita uscì alla luce del sole, lo spread decollò". Poi arrivò Mario Monti(con le sue patrimoniali!). E la storia la conosciamo tutti. Mentre la Germania continua a pensare a noi come "colonia", teorizzando anche una patrimoniale.
Fonte: qui

Perché Russia, Turchia e Cina comprano oro a ritmo record

Le banche centrali di tutto il mondo stanno aumentando le loro riserve auree ad un ritmo incredibile. Solo negli ultimi tre mesi hanno acquistato oro per un valore di 5,82 miliardi di dollari, ovvero circa un quarto in più rispetto all'anno precedente. La Banca di Russia e la Banca centrale turca hanno infranto vari record in questi termini.
La corsa all'oro
Secondo i dati forniti dal World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato fino a 148 tonnellate di oro, il 22% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. La Banca di Russia è leader negli acquisti, che ammontano a 92 tonnellate. La Russia in precedenza aveva acquistato una quantità comparabile del metallo prezioso solo al culmine delle riforme del mercato del 1993.
Tenendo conto delle 106 tonnellate acquistate dal paese nel primo semestre, la riserva aurifera russa ha ora superato le 2.036 tonnellate, per un valore di circa 78 miliardi di dollari. La Russia è quindi entrata nelle prime cinque nazioni che detengono più oro, superata solo dagli Stati Uniti, la cui riserva ammonta a 8.133,5 tonnellate, dalla Germania con le sue 3369,7 tonnellate, dall'Italia (2,451,8 tonnellate) e dalla Francia (2.436 tonnellate).
Se la Russia continua i suoi acquisti allo stesso ritmo, supererà la Francia entro il 2020, mentre la Banca centrale sembra determinata a voler aumentare la sua riserva d'oro alla luce dello slogan del primo vice capo della Banca centrale Dmitry Tulin "una garanzia del 100 per cento contro rischi legali e politici".
Nel frattempo, lo status di alcuni dei più attivi compratori di oro è stato recentemente rivendicato da Turchia e Cina, entrambi paesi che hanno avuto recentemente un rapporto teso con gli Stati Uniti. Sono anche diventati importanti venditori di titoli del Tesoro USA nel corso dell'anno, con la Russia che ha tagliato i suoi investimenti nel debito nazionale USA a 1/8 di quello che era in precedenza.
Margine di sicurezza
Il mondo si approccia a una nuova era di instabilità, con la prospettiva di una crisi globale che sembra sempre più tangibile, e molti esprimono la certezza che l'imminente sconvolgimento inciderà principalmente sull'economia americana e sul dollaro. A metà ottobre, Ulf Lindahl, a capo della società AG Bisset Associates, specializzata in mercati valutari, ha dichiarato che il valore del dollaro potrebbe diminuire del 40% rispetto all'euro nei prossimi cinque anni.
Le aspettative negative degli investitori si riflettono anche in un recente sondaggio condotto da 174 gestori di fondi di investimento, le cui attività totali ammontano a 518 miliardi di dollari. Il sondaggio è stato condotto dalla Bank of America (BofA). Gli intervistati hanno affermato che negli ultimi due mesi hanno ridotto la quantità di titoli statunitensi del 17% in media, a causa della maggiore volatilità dei mercati del paese.
Le tariffe in alluminio e acciaio, così come i limiti delle importazioni cinesi introdotte da Donald Trump all'inizio di quest'anno, hanno già avuto un effetto negativo sui bilanci trimestrali delle principali società americane, 3M e Caterpillar in particolare. Separatamente, la guerra commerciale con la Cina ha portato a uno sconvolgimento per gli agricoltori statunitensi, dopo che Pechino ha frenato gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi in risposta alle tariffe. I prezzi per i semi di soia sono diminuiti del 18%, il mais è venduto al 12% in meno e il maiale è sceso del 29%.
La Federal Reserve è pericolosa?
Il 31% dei gestori di fondi di investimento considera le politiche della Federal Reserve come il secondo più grande rischio. "Aumentando i tassi di interesse per i prestiti in dollari, la Federal Reserve incrementa simultaneamente il ritmo del recupero di 3,5 trilioni di dollari, riversato nei mercati internazionali dopo la crisi del 2008", ha sottolineato il chief economist di ING Bank James Knightley. "Da ottobre, il volume delle operazioni volte a ridurre il saldo è cresciuto fino a 50 miliardi di dollari al mese: la Federal Reserve pondererà buoni del Tesoro del valore di 30 miliardi di dollari e mutui del valore di 20 miliardi".
A partire dalla fine di luglio, la Cina possiede un debito pubblico di 1,2 trilioni di dollari in titoli di debito nazionali statunitensi. Liberandosi dei titoli nel mercato, si ritiene che Pechino condanni l'economia americana ad una nuova crisi finanziaria, con il dollaro che dovrebbe perdere di valore. Pertanto, sulla soglia dei nuovi sconvolgimenti economici, sia gli investitori che le banche centrali continuano a fare affidamento sul buon vecchio oro.
Fonte: qui