9 dicembre forconi

domenica 1 luglio 2018

AL CONSIGLIO UE NON SI E’ PARLATO SOLO MIGRANTI MA ANCHE DEL NUOVO FONDO DI STABILITA’ EUROPEO: UNA SPECIE DI FONDO MONETARIO PER “COMMISSARIARE” I PAESI CHE SGARRANO SUI CONTI PUBBLICI (E NOI SIAMO IN POLE POSITION)

Roberto Fabbri per “il Giornale”

MERKEL CONTEMERKEL CONTE
Lo spettro Troika si aggira per l' Europa e, soprattutto, sull' Italia. Mentre l' attenzione di tutti era concentrata sul tema dei migranti, ma nella seconda e conclusiva giornata del Consiglio Ue si sono svolti negoziati tra i Ventotto anche su altre questioni importanti: dalla riforma dell' eurozona alle sanzioni alla Russia, per concludere con la partita della Brexit.

Prima di partire per Bruxelles, Angela Merkel era stata chiara: la riforma dell' eurozona, con l' obiettivo di modificare il Fondo di stabilità europeo in una specie di Fondo monetario europeo a protezione da eventuali nuove crisi come quella greca faticosamente superata, sarebbe stata una sua priorità, da conseguire d' intesa con la Francia. Ma ieri mattina, in sede di negoziazione, il premier italiano Giuseppe Conte ha giocato ancora una volta il ruolo dell' oppositore attivo.

DONALD TUSK ANGELA MERKEL GIUSEPPE CONTE MOAVERODONALD TUSK ANGELA MERKEL GIUSEPPE CONTE MOAVERO
«C'è stata una discussione molto vivace - ha detto il premier -: confesso che a un certo punto ho bloccato l'adozione del documento, abbiamo dovuto fare una pausa e, dopo una lunga negoziazione, abbiamo approvato un testo». Era un passaggio sul rafforzamento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes, il Fondo salva-Stati) a risultare inaccettabile a Conte. L'ostacolo è stato superato istituendo il common backstop, «un meccanismo di sicurezza - ha spiegato lo stesso premier - che prevede la condivisione del rischio(riandate tutti a fare in culo, condividetelo fra voi i rischi scellerati presi da Deutsche Bank, Soc Gen, Bnp Paribas e compagnia bella!!!) con riguardo al sistema bancario».

PROCESSATELI PER TRUFFA
(MANIPOLAZIONE DEI TASSI DI INTERESSE) E BANCAROTTA 'STI 4 DELINQUENTI DI BANCHIERI, ALTRO CHE CONDIVISIONE DEI RISCHI!!!

«Un disastro per l'Italia, frutto di dilettanti allo sbaraglio andati a trattare nel vertice europeo degli ultimi anni senza alcuna preparazione», ha chiosato Renato Brunetta di Forza Italia facendo riferimento al proposito di riformare il Mes «operando sulla base di tutti gli elementi indicati nella lettera del presidente dell' Eurogruppo».

giuseppe conte angela merkelGIUSEPPE CONTE ANGELA MERKEL
Questa missiva, datata 25 giugno, prevede il «principio di condizionalità»: gli Stati in difficoltà, per ottenere aiuti, dovranno sottostare al coordinamento del Mes, dell' Ue e della Bce. Una vera e propria Troika governata da Bruxelles, Francoforte e Berlino.

Un altro punto difficile per la delegazione italiana a Bruxelles era quello del rinnovo delle sanzioni europee alla Russia per il suo ruolo nella guerra in Ucraina e per l' annessione illegale della Crimea. Nonostante il leader della Lega Matteo Salvini avesse insistito sulla contrarietà italiana alla loro proroga, il Consiglio Europeo ha approvato all' unanimità - dunque anche con l' assenso italiano - l' estensione delle sanzioni per altri sei mesi.

RENATO E TITTI BRUNETTA AL MATRIMONIO DI CATIA POLIDORIRENATO E TITTI BRUNETTA AL MATRIMONIO DI CATIA POLIDORI
Salvini ieri ha ricordato che il no alle sanzioni contro Mosca figura nel contratto di governo con il M5S, e ha promesso di «far valere i nostri no anche su questo: riusciamo a dirne solo due o tre alla volta».

Il documento dei Ventotto - che il Cremlino ha subito deplorato - cita anche la richiesta di misure restrittive sulle armi chimiche dopo il caso dell' avvelenamento con gas nervino di una ex spia russa in Inghilterra, un piano d' azione europeo contro la disinformazione di cui la Russia è accusata, e il pieno sostegno alla risoluzione dell' Onu sull' abbattimento del volo di linea malaysiano MH17, abbattuto sull' est dell' Ucraina nel 2014. Infine la Brexit. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha detto diplomaticamente che «c' è ancora molto lavoro da fare», ma i leader europei si stanno preparando a un esito fallimentare dei negoziati che hanno come deadline il 19 marzo prossimo.

Fonte: qui

LA DIA A CASA DELL’EX NUMERO DUE DEL SISDE, BRUNO CONTRADA: CERCAVA DOCUMENTI UTILI ALL'INCHIESTA SULL'OMICIDIO DI NINO AGOSTINO, POLIZIOTTO CON LEGAMI CON GLI 007, TRUCIDATO NEL 1989 INSIEME ALLA MOGLIE IDA, INCINTA DI 5 MESI

A MANDARE GLI AGENTI DA CONTRADA È STATA LA PROCURA GENERALE DI PALERMO CHE IPOTIZZA…

Lara Sirignano per “il Messaggero”

BRUNO CONTRADABRUNO CONTRADA
Dei quattro l' unico vivo è lui: Bruno Contrada, ex numero due del Sisde marchiato da una condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, revocata un anno fa dalla Cassazione. Gli altri tre, Emanuele Piazza, Nino Agostino e Giovanni Aiello, tutti a libro paga dei Servizi, sono morti. Due ammazzati, uno d' infarto.

Destini legati, protagonisti di gialli irrisolti scritti in un'epoca in cui la linea di demarcazione tra buoni e cattivi, a Palermo, poteva essere assai sottile. Storie che oggi tornano a incontrarsi. La Dia ha bussato ieri a casa Contrada: cercava documenti utili all' inchiesta sull' omicidio di Agostino, poliziotto con legami con gli 007 trucidato nel 1989 insieme alla moglie Ida, incinta di 5 mesi, a Villagrazia di Carini, nel palermitano.

FACCIA DA MOSTRO
NINO AGOSTINO E LA MOGLIENINO AGOSTINO E LA MOGLIE


A mandare gli agenti dall' ex funzionario del Sisde è stata la Procura generale di Palermo che un anno fa ha avocato l' inchiesta sul delitto, dopo la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura del capoluogo. Sospettati della morte di Agostino sono i boss Nino Madonia e Gaetano Scotto. Un terzo indagato, Giovanni Aiello, ex agente di polizia passato ai Servizi, detto faccia da mostro per una profonda ferita al volto, è morto un anno fa in Calabria. Un passato di addestramento militare in una base top secret in Sardegna, è stato descritto come una sorte di killer di Stato, uno che veniva usato dall'intelligence per le operazioni sporche.

NINO AGOSTINONINO AGOSTINO
Contrada e Aiello si conoscevano bene. Erano colleghi. Agostino avrebbe collaborato con loro nella caccia ai latitanti mafiosi. Come Emanuele Piazza, ucciso nel 1990 col metodo della lupara bianca in circostanze ancora oscure e mai più ritrovato. Solo che, secondo la ricostruzione della procura generale, a un certo punto Agostino avrebbe tentato di tirarsi indietro.

Era preoccupato, voleva cambiare ufficio «per non finire nel calderone», hanno raccontato i familiari che da anni chiedono la verità sull' omicidio. «Voleva andare via per timore di essere coinvolto in situazioni compromettenti scaturite da rapporti torbidi tra appartenenti alle forze dell' ordine e realtà criminali», scrivono i magistrati nel decreto di perquisizione. E qualcuno glielo avrebbe impedito uccidendolo.

BRUNO CONTRADA ESCE DAL CARCEREBRUNO CONTRADA ESCE DAL CARCERE
I DUBBI DI NINO
Secondo gli inquirenti, dunque, dopo una prima collaborazione investigativa con Contrada e Aiello, Agostino avrebbe cominciato ad avere dubbi sulla natura delle relazioni tra i colleghi e boss di peso come i Galatolo e i Madonia - i pentiti raccontano di frequenti visite dei due poliziotti a casa del boss Vincenzo Galatolo - e avrebbe cambiato atteggiamento. Tanto che, raccontano sempre i collaboratori di giustizia, in Cosa nostra avevano preso a chiamarlo «cornutone».

aiello giovanni -faccia-da-mostroAIELLO GIOVANNI -FACCIA-DA-MOSTRO

La mafia temeva che Agostino parlasse? Questa pare l'ipotesi dei magistrati. Di certo l' agente è stato assassinato. E dopo qualche mese è sparito nel nulla Emanuele Piazza, amico della vittima che aveva cominciato a indagare sulla sua morte. I nomi di Piazza e Agostino sono stati tirati in ballo anche nel giallo del fallito attentato all' Addaura a Giovanni Falcone, del 21 giugno del 1989. I due agenti potrebbero aver visto uno dei Galatolo mettere sugli scogli l' esplosivo che avrebbe dovuto eliminare il magistrato. Il mafioso, vendendoli, si sarebbe buttato in acqua. Ma sulla scena dell' agguato sarebbero stati presenti anche altri 007. Il timore degli uomini dei Servizi e di Galatolo di essere stati riconosciuti da Piazza e Agostino sarebbe stato il movente dei due delitti.

BRUNO CONTRADA NEL 1998BRUNO CONTRADA NEL 1998
A distanza di anni gli interrogativi restano aperti. Per la procura gli elementi raccolti non sarebbero stati tali da sostenere l' accusa in un processo. I colleghi della Procura generale, invece, hanno deciso di continuare a cercare, anche insospettiti da alcune frasi intercettate, dette da Contrada al figlio. «Non mettere in disordine. I fascicoli, le carte e i libri me li sistemo io poco alla volta», diceva a marzo l' ex poliziotto. Parole che hanno fatto pensare a documenti nascosti.

I DOCUMENTI
Ma dalla perquisizione i magistrati non avranno grande aiuto.
aiello giovanni -faccia-da-mostroAIELLO GIOVANNI -FACCIA-DA-MOSTRO





La Dia se ne è andata con un album di vecchie foto che ritraggono Contrada con l' ex capo della Mobile di Palermo Boris Giuliano e l' inizio di una lettera, mai spedita, indirizzata al pm Nino Di Matteo in cui l' ex 007 tentava di chiarire alcuni aspetti della sua deposizione sul delitto Agostino. «È una persecuzione giudiziaria», commenta il legale dell' ex funzionario di polizia, l' avvocato Stefano Giordano.

Fonte: qui

FILIPPO FACCI: “IL MINISTRO INSEGUE L'ASSOCIAZIONE MAGISTRATI E DICE SÌ AL BLOCCO DELLA PRESCRIZIONE DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO. COSÌ I TEMPI DEI PROCESSI SI ALLUNGHEREBBERO ANCORA

MA IL 70 PER CENTO DELLE PRESCRIZIONI MATURA DURANTE LE INDAGINI PRELIMINARI, E LA RESPONSABILITÀ È DEI MAGISTRATI CHE SE LA DORMONO E CHE ALLA SENTENZA DI PRIMO GRADO SEMPLICAMENTE MANCO CI ARRIVANO”

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

Forse Alfonso Bonafede l'hanno già estratto a sorte: il progetto di Beppe Grillo di far governare della gente scelta completamente a caso potrebbe già avere un suo cavallo di Troia: che è appunto lui, l'attuale e sventurato Guardasigilli. Il primo sospetto era venuto la settimana scorsa, quando il ministro ha scambiato per vittoria dei "cittadini" l' aver praticamente abrogato la giustizia a Bari sino al 30 settembre: il tutto per evitare l' ignobile tendopoli che ha sostituito il Tribunale, certo, ma col sostanziale risultato di fermare la giustizia intesa come diritto dei cittadini anche innocenti, anche vittime, anche in attesa di giustizia, appunto.

giovanni legnini alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI ALFONSO BONAFEDE
La seconda puntata è andata in onda l' altro giorno, quando Bonafede ha incontrato una delegazione dell' Associazione nazionale magistrati (Anm) col risultato di figurarne quasi come l'addetto stampa: sì, sì e stra-sì a qualsiasi strampalata proposta corporativa sia uscita dalla bocca dei togati, tra queste la perla della «prescrizione bloccata dopo la sentenza di primo grado» che non occorre essere dei tecnici per comprendere nella sua portata devastante.

Lasciamo perdere le solite lagne sulla carenza di personale amministrativo (non c'è settore pubblico che non intoni il ritornello) e sforziamoci persino di dimenticare la proposta di aumentare la pena per l'imputato che proponga appello, altra perla dell' Anm che però non andrebbe affiancata - non sia mai - con l'impossibilità del pm di proporre appello qualora l' imputato esca assolto in primo grado.

alfonso bonafede giovanni legniniALFONSO BONAFEDE GIOVANNI LEGNINI
Lasciamo perdere, appunto. Soffermiamoci su una prescrizione che si congelasse davvero dopo la sentenza di primo grado, il che beninteso, è già un miglioramento rispetto al vecchio proposito grillino di interrompere la prescrizione all'atto del rinvio a giudizio. Quale sarebbe la prima conseguenza? Lo capisce chiunque: i problema dei tempi della giustizia, in pratica, si affronterebbe allungando i tempi ancora di più, col primato di scontentare tutti.

LA SELEZIONE
Interrompere la prescrizione dopo il primo grado significa interrompere la corsa (corsa: in realtà è una lenta gimkana) a cui si è costretti nei tre gradi che percorrono il processo: quel percorso a ostacoli che il grillismo e il giustizialismo ha sempre teso ad attribuire ai colletti bianchi i quali possono assoldare avvocati esperti nel prendere tempo: ma, se anche fosse vero, è ancor più vero che il 70 per cento delle prescrizioni matura durante le indagini preliminari, e che la responsabilità perciò è dei magistrati che se la dormono e che alla sentenza di primo grado semplicemente manco ci arrivano.
giovanni legnini, sergio mattarella, paola piraccini, alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI, SERGIO MATTARELLA, PAOLA PIRACCINI, ALFONSO BONAFEDE

Colpa loro, forse? Macchè: colpa dei politici - hanno sempre accusato - o meglio della legge ex Cirielli che diminuì i termini di prescrizione e aumentò le pene per i recidivi. Di fatto fu una legge, datata 2005, che fece calare i prescritti da 210mila a 113mila, ma questo a giustizialisti e grillini non interessa. Sono ragionamenti troppo elaborati: figuriamoci se gl' interessa che la magistratura in questo modo continuerà a lamentare eccessivi carichi di lavoro (quasi sempre mal organizzato dai procuratori capo) e faranno selezione tra i fascicoli che preferiscono o che giudicheranno più spendibili: altro che obbligatorietà dell' azione penale.

ALFONSO BONAFEDEALFONSO BONAFEDE
Perché se è vero che le toghe sono costrette a fascicolare anche una spaventosa quantità di notizie di reato farlocche (destinate all' oblio o alla prescrizione) è anche vero che alla fine saranno loro a decidere quali fascicoli prenderanno la polvere e quali, invece, passeranno in corsia di sorpasso. Il che spiega perché certi processi corrano come lepri e perché altri si avviino alla prescrizione a passo di bradipo.

VECCHIE CORNACCHIE
La cosa più comica è dover considerare il proposito di Bonafede-nel-paese-delle-meraviglie addirittura un progresso rispetto ai desiderata degli stessi grillini sino a poco tempo fa, ovviamente accodati ai Davigo-boys del Fatto Quotidiano che appunto proponevano di abolire la prescrizione direttamente all' inizio delle indagini preliminari: una bella pedata alla Costituzione e alla ragionevole durata del processo, nonché un espediente perfetto per lasciare un imputato in eterna balia del tritacarne giudiziario. Beh, sino a poco tempo fa l' idea (si fa per dire) di Bonafede era questa: sospendere la prescrizione da quando inizia il processo.
DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE

A Radio Radicale, tempo fa, Bonafede riuscì a sostenere che la prescrizione privava la parte lesa del diritto a una sentenza: senza neppure contemplare che questa sentenza potesse essere di assoluzione.

Più in generale, siamo di fronte al guardasigilli più ignorante della storia d' Italia in termini di letteratura giuridica e accademica. Forse un giorno gli spiegheranno che, se anche la prescrizione per tutti i reati fosse addirittura abolita, cambierebbe poco o niente: lo dimostra che laddove la prescrizione non è prevista - nei processi civili - abbiamo i processi più lenti di tutti.
alfonso bonafede al csmALFONSO BONAFEDE AL CSM

Quello che si capisce, guardando da tribunale a tribunale, è che la gestione delle prescrizioni è spesso una faccenda di professionalità mancate: servono manager e invece nominano vecchie cornacchie imbolsite per mera lottittazione correntizia. Che poi, ovvio, danno la colpa alla politica. Magari un giorno la daranno a Bonafede.

Fonte: qui

ECCO PERCHE’ MATTARELLA HA VOLUTO GIOVANNI TRIA ALL’ECONOMIA: DICE ‘NO’ A TUTTI!

IL MINISTRO TRIA FA LA MELINA CON SALVINI E DI MAIO SU OGNI PROPOSTA (“CI PENSEREMO PIU’ AVANTI”), PARLA DELLA NECESSITÀ DI RIDURRE IL DEFICIT E IL DEBITO E IN CONSIGLIO DEI MINISTRI STA FACENDO MONTARE IL NERVOSISMO TRA I COLLEGHI

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE
E se, per liberarsi, decidesse di ispirarsi al tango? Assediato com' è dai commissari europei e dai vice premier, il titolare dell' Economia sa che non potrà limitarsi all' ordinario, che dovrà anche improvvisare. E il tango, che lui conosce e balla, è improvvisazione.

Più che un ministro, Tria sembra il protagonista di un romanzo in cui l' autore si cura di celare la vera identità del personaggio: l' immagine grigia del professore con gli occhialoni neri a coprirgli il volto, nasconde la passione per la danza e punte di vanità note solo ai suoi colleghi di università, ai quali diceva - per divertimento - di essere «un tombeur de femmes».

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE

Toccherà ora ai colleghi di governo scoprirlo in corso d' opera, ma chi lo conosce già scommette che il responsabile di via XX Settembre riserverà delle sorprese. Il cliché del cattedratico al momento gli serve per prender tempo, per resistere alle pressioni di quanti non hanno tempo da perdere.

Infatti, a forza di ripetere «devo ancora fare i conti», un primo risultato l' ha ottenuto, se è vero che Di Maio e Salvini hanno iniziato ad abbassare le pretese del «tutto e subito» sulla flat tax, sul reddito di cittadinanza, sulla revisione della legge Fornero. La verità è che Tria i conti li ha già fatti, i numeri li conosce alla perfezione, grazie ai modellini econometrici che usava in ateneo e con i quali calcolava all' istante gli effetti di ogni provvedimento su debito, deficit, interessi sui titoli di Stato.
giovanni tria e signoraGIOVANNI TRIA E SIGNORA

Chissà se ne ha fatto menzione al dicastero, dov'è assediato dalla struttura che tutto vede e controlla, e che gli appare come un moloch capace di dividere i «commessi del ministro» dai «commessi del gabinetto», che hanno una maggiore indennità. Giusto per far capire quale sia la catena di comando...

La tattica attendista coincide con l'atteggiamento riservato in Consiglio dei ministri, dove prende la parola solo se chiamato in causa. Al contrario di Savona, che interviene su ogni provvedimento e che si è imposto di fare da tutor al responsabile dell'Economia: sarà perché è stato lui a suggerirlo per la poltrona di via XX Settembre, sta di fatto che è sempre molto presente.

A volte troppo. C'è però un motivo se Tria accetta in questa fase lo stato delle cose, l'assedio dei dioscuri della maggioranza, le telefonate da Palazzo Chigi per la selezione dei nomi in vista delle nomine. Lo si intuisce dall' intercalare che usa sempre con i suoi interlocutori: «Più avanti...».

giovanni triaGIOVANNI TRIA
Perché sta arrivando il momento in cui non potrà più schermirsi, e lì dovrà far sfoggio della sua «creatività», dote di cui segretamente si vanta. La linea adottata dal governo in vista del vertice europeo non l' ha aiutato: in passato l' Italia si era mostrata più flessibile sul tema dell' immigrazione così da avere più flessibilità sui conti pubblici. Adesso toccherà a Tria gestire i cocci nella trattativa con Bruxelles, sapendo che a Roma Di Maio e Salvini hanno un contratto da rispettare con i rispettivi elettorati.

giovanni tria e claudio borghiGIOVANNI TRIA E CLAUDIO BORGHI



Ecco il punto, in linea teorica le diverse esigenze di Cinque Stelle e Lega dovrebbero mettere in difficoltà il ministro, perché dando priorità a un provvedimento piuttosto che a un altro potrebbe scombinare gli equilibri politici nel governo. E invece, secondo Tria, questa situazione è in potenza ideale per dare vita a nuove soluzioni, appunto «creative».

È come se il professore dall' immagine grigia e dagli occhialoni scuri avesse in mente «più avanti» di rivelarsi con un giro di tango, sebbene l' improvvisazione non appartenga al mondo dei numeri e dei bilanci, per quanto Di Maio e Salvini non siano così ingenui da farsi trascinare in una partita doppia.

GIOVANNI TRIA CON NAPOLITANOGIOVANNI TRIA CON NAPOLITANO
Il capo del Movimento e il leader del Carroccio finora sono stati pazienti per la prudenza di Tria, che considerano «una virtù». Ma «più avanti» per loro sembra avere un altro significato rispetto a quello del titolare dell' Economia, che parla della necessità di ridurre il deficit e il debito e in Consiglio dei ministri sta facendo montare un po' di nervosismo tra i colleghi: «Ora si capisce perché Mattarella l' ha voluto». Nonostante la legislatura sia all' inizio, si attende già il finale del romanzo. O meglio del capitolo più importante. Tutti aspettano Tria, che balla il tango e sogna un colpo sugli investimenti. «Più avanti». Se dura.

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sabato 30 giugno 2018

LA PROPOSTA INDECENTE DI TRUMP A MACRON: “ESCI DALL'EUROPA E TRATTA CON NOI”

LO RIVELA IL “WASHINGTON POST”: I DUE NE AVREBBERO PARLATO DURANTE LA VISITA DEL PRESIDENTE FRANCESE ALLA CASA BIANCA, LO SCORSO APRILE: “LASCIA L’UE POI CI PENSERÒ IO A PRESENTARTI UNA PROPOSTA DI FAVORE NEGLI SCAMBI CON IL MIO PAESE”

Flavio Pompetti per “il Messaggero”

trumpTRUMP
«Emmanuel, rompi con l' Europa ed esci dalla comunità. Poi ci penserò io a presentarti una proposta di favore negli scambi con il mio paese». La proposta indecente è stata fatta da Donald Trump a Macron in una conversazione che i due hanno avuto durante la visita del presidente francese alla casa Bianca lo scorso aprile. A raccontarlo è il giornalista del Washington Post Josh Rogin, il quale riferisce quanto avrebbe appreso da due funzionari europei presenti all' incontro. I due statisti erano lontani dalle telecamere, ma ugualmente accompagnati dai propri funzionari.
trump e macron 2TRUMP E MACRON 

Trump avrebbe promesso alla Francia un trattamento migliore di quello riservato al resto dei partner statunitensi in area Ue, che potesse compensare in termini economici e politici quanto il paese transalpino perderebbe distaccandosi dall' Unione. Eliseo e Casa Bianca si sono rifiutati di commentare, ma nessuno dei due ha contraddetto il testo dell' articolo.Trump non ha mai fatto mistero della volontà di rompere l' unità del patto europeo, così come per conto degli Usa ha già fatto con il TPP, l' accordo di Parigi e il patto sul nucleare iraniano.

trump e macron 1TRUMP E MACRON 
Già dai tempi della campagna elettorale aveva preso ad attaccare la Nato per definirla obsoleta e soprattutto insolvente riguardo agli obblighi finanziari. Le polemiche su questo fronte sono continuate dopo l' insediamento, puntuali ad ogni occasione di incontro con i leader europei incluso quello con Angela Merkel, alla quale Trump aveva rivolto un simile invito di negoziare una trattato commerciale bilaterale, indipendente dal resto della comunità.

macron, merkel, trumpMACRON, MERKEL, TRUMP
Negli ultimi mesi poi, quando Trump ha alzato il tiro sul fronte dei dazi, la mira degli insulti si è fatta più precisa. Gli Usa sono il salvadanaio al quale tutti cercano di rubare ha detto il presidente al G7 di Charlevoix prima di abbandonare il summit e revocare il suo consenso al documento conclusivo. Con questo bagaglio di ostilità Trump si appresta a volare a Bruxelles per il vertice della Nato il 10 e l' 11 di luglio, in un viaggio che culminerà con il suo incontro con Vladimir Putin, il leader che è più interessato ad una eventuale rottura dell' Europa.

TRUMP MACRONTRUMP MACRON
Sulla strada di avvicinamento alla data della partenza, il presidente è tornato ad attaccare l' Europa «strutturata per rubare i nostri soldi» in un comizio in Nord Dakota, e a lanciare strali contro la cancelliera Merkel debole e incapace. Per il segretario di Stato Mike Pompeo, dietro le scintille dell' incontinenza verbale Trump nutre il desiderio di operare un reset dell' ordine liberale che vige nell' occidente, più consono naturalmente agli interessi del suo paese, o un rinnovamento strategico, nelle parole del vice segretario Wess Mitchell. Se questo obiettivo passa davvero per una rottura dei patti che legano gli Usa agli alleati atlantici, il presidente farà bene a chiarire il suo pensiero a breve.

Fonte: qui

NEGLI USA UNA DONNA DI 43 ANNI È COSTRETTA A CAMMINARE CON UNA “PROBOSCIDE” IN FACCIA DOPO UN INTERVENTO CHIRURGICO PER UN CANCRO DELLA PELLE

“METTETE SEMPRE LA CREMA SOLARE” 

“È INIZIATO TUTTO CON UN PUNTINO SUL NASO CHE POI È ESPLOSO E HA SANGUINATO PER TRE SETTIMANE” 

“AMAVO STARE AL SOLE E FARE LE LAMPADE, MA CONFESSO DI NON AVER MAI…”


janet lujan 8JANET LUJAN
Per giorni ha guardato quel piccolo puntino sul naso senza farci molta attenzione. Ma quella minuscola modifica sulla pelle nascondeva un male insidioso che poteva ucciderla. 

Janet Lujan, 43enne americana, si sente una miracolata a essere viva: quello che aveva sul naso era un cancro alla pelle che aveva sviluppato dopo anni di esposizione senza crema protettiva.

«Mi piaceva avere la pelle arrossata – dice la mamma di 2 bambini – Ho iniziato con i lettini solari, poi rimanevo ore nel mio giardino a prendere il sole e prima di andare in vacanza andavo a fare delle lampade».
janet lujan 7JANET LUJAN






Ad agosto dell’anno scorso, però, quel puntino è spuntato sul naso. «Mio marito mi diceva di andare all’ospedale, ma io non l’ho ascoltato – ha continuato Janet – Dopo due giorni è esploso e non ha smesso di sanguinare per tre settimane.

janet lujan 6JANET LUJAN 



Solo in quel momento mi sono convinta ad andare dal medico. La diagnosi per me è stata devastante. Avevo un cancro della pelle che, però, fortunatamente ero riuscita a prendere in tempo».

A dicembre Janet è stata operata e ha confessato di sentirsi un mostro quando per settimane ha dovuto andare in giro con un innesto di pelle che partiva dalla fronte e arriva dritto nel naso.

janet lujan 5JANET LUJAN 






«La gente mi guardava, stavo male – ha raccontato – Non sapevo mai quale sarebbe potuto essere il risultato finale, ma adesso posso dire che il chirurgo è stato bravissimo.

Provo ancora molta invidia per le persone che vedo abbronzate, ma ho assolutamente imparato a mettere la crema protettiva e a non rischiare. Bisogna proteggersi. Io sono stata fortunata, ma la vita non va sempre così».

LA PROPOSTA DI DI MAIO DI BLOCCARE LA PUBBLICITA’ DELLE SOCIETA’ DI SCOMMESSE FA AGITARE LA LEGA

IL DIVIETO ASSOLUTO COSTA 200 MILIONI DI EURO L’ANNO: LA MISURA PIU’ COSTOSA DEL PACCHETTO A CUI IL GOVERNO STA LAVORANDO

A. Bas. per “il Messaggero”

Luigi Di Maio spinge, vuole portare a casa a ogni costo lo stop alla pubblicità e alle sponsorizzazioni da parte delle società di scommesse. Nella Lega, invece, dopo la levata di scudi arrivata dal mondo del calcio, inizierebbe a serpeggiare un certo malumore. Lo stesso Matteo Salvini, negli ultimi due giorni, sarebbe stato subissato di telefonate.

salvini di maioSALVINI DI MAIO
Lunedì il testo dovrebbe essere esaminato in un pre-consiglio dei ministri in vista del varo previsto in settimana, dove potrebbero emergere alcune criticità. Resta da sciogliere il nodo delle coperture finanziarie. Il divieto assoluto, sul modello di quanto avviene per il fumo, della pubblicità dei giochi, secondo le stime della Ragioneria generale, avrebbe un impatto di poco superiore ai 200 milioni di euro l' anno.

Potrebbe essere la misura più costosa del pacchetto al quale il governo sta lavorando. I tecnici del ministero dello Sviluppo avrebbero provato a bussare anche alle porte del ministero della Salute per trovare le coperture con la richiesta di ridurre il Fondo sanitario nazionale.

IL RAGIONAMENTO
Il ragionamento fatto sarebbe abbastanza semplice: lo stop alle scommesse ridurrebbe la ludopatia, e dunque sarebbero necessari meno fondi per le cure. La proposta sarebbe già stata rimandata al mittente. Un altro capitolo riguarda la compatibilità del divieto con le norme comunitarie e quelle costituzionali.

lo spot di claudio amendola per le scommesse onlineLO SPOT DI CLAUDIO AMENDOLA PER LE SCOMMESSE ONLINE
«Il problema», ha spiegato ad Agimeg l'esperto di legislazione dei giochi Paolo Leone, «potrebbe avere rilevanza costituzionale laddove si proibisce tout court, limitando quindi l' esercizio di impresa. Nel caso del tabacco», prosegue l' esperto, «è scientificamente provato il suo impatto nocivo sulla salute. Nel caso del gioco, invece, non si può parlare di danni alla salute in assoluto. Comprare, ad esempio, un Gratta & Vinci o fare una partita al Bingo non comporta alcun danno alla salute. E' sempre l' abuso ad essere dannoso, non il prodotto in se stesso. Sarebbe come vietare la pubblicità del Brunello di Montalcino, o altri prodotti vinicoli, perché ci sono gli alcolizzati».

I grillini intanto difendono a spada tratta il provvedimento in preparazione. Ieri è intervenuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria, Vito Crimi. Il gioco d' azzardo, ha detto, «nuoce gravemente alla salute», questo è chiaro al Movimento 5 Stelle e tutti ne devono essere consapevoli.
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«Finalmente», ha aggiunto il sottosegretario, «abbiamo la possibilità di dire stop alla pubblicità del gioco d' azzardo e sarà fatto nel decreto dignità annunciato dal ministro Luigi Di Maio. La lotta alla povertà», ha proseguito, «passa anche dalla lotta al gioco d' azzardo e alla sua diffusione, ed è arrivato il momento di dire basta alla sua diffusione tra le fasce più deboli sfruttando i canali della sponsorizzazione e della pubblicità».

Sulla stessa linea anche il sottosegretario all' interno, sempre del Movimento Cinque Stelle, Luigi Gaetti. Il suo pensiero lo ha affidato a un tweet: «Altro azzardo: stop totale a pubblicità e sponsorizzazioni è segnale legalità. Come spiegano la Direzione antimafia e la Consulta anti-usura della Cei anche l' azzardo legale è levatrice delle cosche».

Fonte: qui