9 dicembre forconi: condivisione
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domenica 1 luglio 2018

AL CONSIGLIO UE NON SI E’ PARLATO SOLO MIGRANTI MA ANCHE DEL NUOVO FONDO DI STABILITA’ EUROPEO: UNA SPECIE DI FONDO MONETARIO PER “COMMISSARIARE” I PAESI CHE SGARRANO SUI CONTI PUBBLICI (E NOI SIAMO IN POLE POSITION)

Roberto Fabbri per “il Giornale”

MERKEL CONTEMERKEL CONTE
Lo spettro Troika si aggira per l' Europa e, soprattutto, sull' Italia. Mentre l' attenzione di tutti era concentrata sul tema dei migranti, ma nella seconda e conclusiva giornata del Consiglio Ue si sono svolti negoziati tra i Ventotto anche su altre questioni importanti: dalla riforma dell' eurozona alle sanzioni alla Russia, per concludere con la partita della Brexit.

Prima di partire per Bruxelles, Angela Merkel era stata chiara: la riforma dell' eurozona, con l' obiettivo di modificare il Fondo di stabilità europeo in una specie di Fondo monetario europeo a protezione da eventuali nuove crisi come quella greca faticosamente superata, sarebbe stata una sua priorità, da conseguire d' intesa con la Francia. Ma ieri mattina, in sede di negoziazione, il premier italiano Giuseppe Conte ha giocato ancora una volta il ruolo dell' oppositore attivo.

DONALD TUSK ANGELA MERKEL GIUSEPPE CONTE MOAVERODONALD TUSK ANGELA MERKEL GIUSEPPE CONTE MOAVERO
«C'è stata una discussione molto vivace - ha detto il premier -: confesso che a un certo punto ho bloccato l'adozione del documento, abbiamo dovuto fare una pausa e, dopo una lunga negoziazione, abbiamo approvato un testo». Era un passaggio sul rafforzamento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes, il Fondo salva-Stati) a risultare inaccettabile a Conte. L'ostacolo è stato superato istituendo il common backstop, «un meccanismo di sicurezza - ha spiegato lo stesso premier - che prevede la condivisione del rischio(riandate tutti a fare in culo, condividetelo fra voi i rischi scellerati presi da Deutsche Bank, Soc Gen, Bnp Paribas e compagnia bella!!!) con riguardo al sistema bancario».

PROCESSATELI PER TRUFFA
(MANIPOLAZIONE DEI TASSI DI INTERESSE) E BANCAROTTA 'STI 4 DELINQUENTI DI BANCHIERI, ALTRO CHE CONDIVISIONE DEI RISCHI!!!

«Un disastro per l'Italia, frutto di dilettanti allo sbaraglio andati a trattare nel vertice europeo degli ultimi anni senza alcuna preparazione», ha chiosato Renato Brunetta di Forza Italia facendo riferimento al proposito di riformare il Mes «operando sulla base di tutti gli elementi indicati nella lettera del presidente dell' Eurogruppo».

giuseppe conte angela merkelGIUSEPPE CONTE ANGELA MERKEL
Questa missiva, datata 25 giugno, prevede il «principio di condizionalità»: gli Stati in difficoltà, per ottenere aiuti, dovranno sottostare al coordinamento del Mes, dell' Ue e della Bce. Una vera e propria Troika governata da Bruxelles, Francoforte e Berlino.

Un altro punto difficile per la delegazione italiana a Bruxelles era quello del rinnovo delle sanzioni europee alla Russia per il suo ruolo nella guerra in Ucraina e per l' annessione illegale della Crimea. Nonostante il leader della Lega Matteo Salvini avesse insistito sulla contrarietà italiana alla loro proroga, il Consiglio Europeo ha approvato all' unanimità - dunque anche con l' assenso italiano - l' estensione delle sanzioni per altri sei mesi.

RENATO E TITTI BRUNETTA AL MATRIMONIO DI CATIA POLIDORIRENATO E TITTI BRUNETTA AL MATRIMONIO DI CATIA POLIDORI
Salvini ieri ha ricordato che il no alle sanzioni contro Mosca figura nel contratto di governo con il M5S, e ha promesso di «far valere i nostri no anche su questo: riusciamo a dirne solo due o tre alla volta».

Il documento dei Ventotto - che il Cremlino ha subito deplorato - cita anche la richiesta di misure restrittive sulle armi chimiche dopo il caso dell' avvelenamento con gas nervino di una ex spia russa in Inghilterra, un piano d' azione europeo contro la disinformazione di cui la Russia è accusata, e il pieno sostegno alla risoluzione dell' Onu sull' abbattimento del volo di linea malaysiano MH17, abbattuto sull' est dell' Ucraina nel 2014. Infine la Brexit. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha detto diplomaticamente che «c' è ancora molto lavoro da fare», ma i leader europei si stanno preparando a un esito fallimentare dei negoziati che hanno come deadline il 19 marzo prossimo.

Fonte: qui

giovedì 28 giugno 2018

“NO AL PIANO MERKEL E MACRON” - PAOLO SAVONA METTE A PUNTO LA LINEA PER IL VERTICE UE: L'ITALIA CHIEDERA’ MENO RIGIDITÀ NEI MECCANISMI DI CONTROLLO SUI CONTI PUBBLICI

IL GOVERNO DIRA’ SÌ ALLA CONDIVISIONE DEL RISCHIO, MA NO ALLA PROPOSTA DI UN FONDO MONETARIO EUROPEO CHE, NELLA VISIONE DI FRANCIA E GERMANIA, PORTEREBBE LA TROIKA A METTERE MANO AI NOSTRI CONTI PUBBLICI

Giusy Franzese per “il Messaggero”

paolo savona col suo libro (2)PAOLO SAVONA COL SUO LIBRO (2)
Non farà parte della delegazione del governo che oggi affiancherà il presidente Conte al summit del Consiglio europeo. Ma il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, ha contribuito in modo sostanziale al documento che farà da base alla linea italiana nella parte che riguarda le modifiche da apportare all'architettura istituzionale della Ue.

E per renderlo evidente a tutti, nonostante a Savona il consiglio dei ministri nemmeno ieri abbia conferito le deleghe che gli avrebbero consentito di avere voce ufficialmente nella discussione sul bilancio europeo, il premier Conte ha voluto proprio lui al suo fianco (insieme al ministro Tria alla Camera e insieme al vicepremier Salvini al Senato) mentre faceva le comunicazioni in Parlamento in vista del vertice europeo.

giovanni triaGIOVANNI TRIA



C'è un punto - ha spiegato il premier - sul quale l'Italia punterà i piedi quando si parlerà di riforma della governance: in Europa serve meno rigidità nei meccanismi di controllo sui conti pubblici
Perciò l'Italia dirà sì alla condivisione del rischio, ma no alla proposta di un Fondo monetario europeo «che, lungi dall'operare con finalità perequative, finisca per costringere alcuni paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare, in autonomia, politiche economiche efficaci»

Insomma Merkel e Macron se lo possono scordare di fare con noi quello che hanno fatto con la Grecia. In Italia non ci sarà la troika a decidere al posto nostro.

merkel macronMERKEL MACRON
IL LIMITE
«Siamo contrari - ha sottolineato il premier - ad ogni rigidità nella riforma del Meccanismo europeo di stabilità, soprattutto perché nuovi vincoli al processo di ristrutturazione del debito potrebbero contribuire, proprio essi, all’instabilità finanziaria anziché prevenirla». D'altronde, come Conte ha accennato, «il debito pubblico italiano è oggi pienamente sostenibile. Dobbiamo certamente puntare alla sua riduzione, ma in una prospettiva di crescita economica».

spreadSPREAD
Ai partner europei l'Italia ricorderà - ha aggiunto successivamente Savona - che il nostro debito pubblico «ha dietro un ingente patrimonio pubblico e privato, nell'ordine dei settemila miliardi di euro, una propensione al risparmio delle famiglie comparativamente elevata rispetto all'Europa e una solida economia, con una componente di rilievo capace di affermarsi nella competizione internazionale».

Gli attacchi sui mercati finanziari, con lo spread sul rendimento dei nostri titoli di Stato rispetto ai Bund tedeschi in poco tempo schizzato di 100 punti, secondo Savona non dipendono dalla sostenibilità del debito ma «dalle gravi lacune» dell'architettura europea. A partire dalla mancanza di «strumenti consueti per una Banca centrale».

spread btp bundSPREAD BTP BUND
Draghi «ha fatto un ottimo lavoro», ha chiarito il ministro, ora però i poteri della Bce andrebbero rafforzati. Invece «gli strumenti alternativi finora proposti per ovviare all’assenza di un prestatore di ultima istanza che contrasti la speculazione e per dotare l'Ue di un assetto istituzionale che affronti le crisi strutturali, non appaiono adeguati nei tempi di reazione, sempre lenti, e nella dimensione necessaria, sempre scarsa».

Gli stessi concetti il ministro Savona li aveva espressi anche nel messaggio inviato a Confindustria a commento della parte europea del rapporto del Centro studi presentato ieri. Per gli industriali «l'Europa rappresenta una opportunità e c'è bisogno di più Europa sebbene non di questa Europa». Di qui alcune proposte di interventi «ambiziosi ma realizzabili» con cui superare la visione tedesca. «Sono un'ottima agenda delle scelte che devono essere fatte» ha detto Savona, precisando di esser d'accordo sugli obiettivi, ma non su tutte le iniziative suggerite.

Fonte: qui

domenica 5 febbraio 2017

Il papa agli imprenditori: Il denaro non sia un idolo

Il discorso integrale di Papa Francesco ai rappresentanti dell'Economia di Comunione: "Bisogna allora puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Imitare il buon samaritano del Vangelo non è sufficiente”

Cari fratelli e sorelle,
sono lieto di accogliervi come rappresentanti di un progetto al quale sono da tempo sinceramente interessato. A ciascuno di voi rivolgo il mio saluto cordiale, e ringrazio in particolare il coordinatore, Prof. Luigino Bruni, per le sue cortesi parole. E ringrazio anche per le testimonianze. Economia e comunione. Due parole che la cultura attuale tiene ben separate e spesso considera opposte. Due parole che voi invece avete unito, raccogliendo l’invito che venticinque anni fa vi rivolse Chiara Lubich, in Brasile, quando, di fronte allo scandalo della diseguaglianza nella città di San Paolo, chiese agli imprenditori di diventare agenti di comunione. 

Invitandovi ad essere creativi, competenti, ma non solo questo. L’imprenditore da voi è visto come agente di comunione. Nell’immettere dentro l’economia il germe buono della comunione, avete iniziato un profondo cambiamento nel modo di vedere e vivere l’impresa. 

L’impresa non solo può non distruggere la comunione tra le persone, ma può edificarla, può promuoverla. Con la vostra vita mostrate che economia e comunione diventano più belle quando sono una accanto all’altra. Più bella l’economia, certamente, ma più bella anche la comunione, perché la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa comunione di beni, di talenti, di profitti.

Pensando al vostro impegno, vorrei dirvi oggi tre cose. 

La prima riguarda il denaro. 

È molto importante che al centro dell’economia di comunione ci sia la comunione dei vostri utili. L’economia di comunione è anche comunione dei profitti, espressione della comunione della vita. Molte volte ho parlato del denaro come idolo. La Bibbia ce lo dice in diversi modi. Non a caso la prima azione pubblica di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è la cacciata dei mercanti dal tempio (cfr 2,13-21). Non si può comprendere il nuovo Regno portato da Gesù se non ci si libera dagli idoli, di cui uno dei più potenti è il denaro. Come dunque poter essere dei mercanti che Gesù non scaccia? Il denaro è importante, soprattutto quando non c’è e da esso dipende il cibo, la scuola, il futuro dei figli. Ma diventa idolo quando diventa il fine. L’avarizia, che non a caso è un vizio capitale, è peccato di idolatria perché l’accumulo di denaro per sé diventa il fine del proprio agire.

E’ stato Gesù, proprio Lui, a dare categoria di “signore” al denaro: “
Nessuno può servire due signori, due padroni”. Sono due: Dio o il denaro, l’anti-Dio, l’idolo. Questo l’ha detto Gesù.

Allo stesso livello di opzione. Pensate a questo. 

Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto. La “dea fortuna” è sempre più la nuova divinità di una certa finanza e di tutto quel sistema dell’azzardo che sta distruggendo milioni di famiglie del mondo, e che voi giustamente contrastate. Questo culto idolatrico è un surrogato della vita eterna. I singoli prodotti (le auto, i telefoni…) invecchiano e si consumano, ma se ho il denaro o il credito posso acquistarne immediatamente altri, illudendomi di vincere la morte. Si capisce, allora, il valore etico e spirituale della vostra scelta di mettere i profitti in comune. Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani, vincendo la tentazione idolatrica con la comunione. Quando condividete e donate i vostri profitti, state facendo un atto di alta spiritualità, dicendo con i fatti al denaro: tu non sei Dio, tu non sei signore, tu non sei padrone! E non dimenticare anche quell’alta filosofia e quell’alta teologia che faceva dire alle nostre nonne: “Il diavolo entra dalle tasche”. Non dimenticare questo!
La seconda cosa che voglio dirvi riguarda la povertà, un tema centrale nel vostro movimento. Oggi si attuano molteplici iniziative, pubbliche e private, per combattere la povertà. E tutto ciò, da una parte, è una crescita in umanità. Nella Bibbia i poveri, gli orfani, le vedove, gli “scarti” della società di quei tempi, erano aiutati con la decima e la spigolatura del grano. Ma la gran parte del popolo restava povero, quegli aiuti non erano sufficienti a sfamare e a curare tutti. Gli “scarti” della società restavano molti. Oggi abbiamo inventato altri modi per curare, sfamare, istruire i poveri, e alcuni dei semi della Bibbia sono fioriti in istituzioni più efficaci di quelle antiche. La ragione delle tasse sta anche in questa solidarietà, che viene negata dall’evasione ed elusione fiscale, che, prima di essere atti illegali sono atti che negano la legge basilare della vita: il reciproco soccorso. 

Ma – e questo non lo si dirà mai abbastanza – il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare. Il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere. Una grave forma di povertà di una civiltà è non riuscire a vedere più i suoi poveri, che prima vengono scartati e poi nascosti. Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia! L’economia di comunione, se vuole essere fedele al suo carisma, non deve soltanto curare le vittime, ma costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più. Finché l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è piena. Bisogna allora puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Imitare il buon samaritano del Vangelo non è sufficiente. Certo, quando l’imprenditore o una qualsiasi persona si imbatte in una vittima, è chiamato a prendersene cura, e magari, come il buon samaritano, associare anche il mercato (l’albergatore) alla sua azione di fraternità. So che voi cercate di farlo da 25 anni.

Ma occorre agire soprattutto prima che l’uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture di peccato che producono briganti e vittime. Un imprenditore che è solo buon samaritano fa metà del suo dovere: cura le vittime di oggi, ma non riduce quelle di domani. Per la comunione occorre imitare il Padre misericordioso della parabola del figlio prodigo e attendere a casa i figli, i lavoratori e collaboratori che hanno sbagliato, e lì abbracciarli e fare festa con e per loro – e non farsi bloccare dalla meritocrazia invocata dal figlio maggiore e da tanti, che in nome del merito negano la misericordia. Un imprenditore di comunione è chiamato a fare di tutto perché anche quelli che sbagliano e lasciano la sua casa, possano sperare in un lavoro e in un reddito dignitoso, e non ritrovarsi a mangiare con i porci. Nessun figlio, nessun uomo, neanche il più ribelle, merita le ghiande.
Infine, la terza cosa riguarda il futuro. Questi 25 anni della vostra storia dicono che la comunione e l’impresa possono stare e crescere insieme. Un’esperienza che per ora è limitata ad un piccolo numero di imprese, piccolissimo se confrontato al grande capitale del mondo. Ma i cambiamenti nell’ordine dello spirito e quindi della vita non sono legati ai grandi numeri. Il piccolo gregge, la lampada, una moneta, un agnello, una perla, il sale, il lievito: sono queste le immagini del Regno che incontriamo nei Vangeli. E i profeti ci hanno annunciato la nuova epoca di salvezza indicandoci il segno di un bambino, l’Emmanuele, e parlandoci di un “resto” fedele, un piccolo gruppo. Non occorre essere in molti per cambiare la nostra vita: basta che il sale e il lievito non si snaturino. Il grande lavoro da svolgere è cercare di non perdere il “principio attivo” che li anima: il sale non fa il suo mestiere crescendo in quantità, anzi, troppo sale rende la pasta salata, ma salvando la sua “anima”, cioè la sua qualità. Tutte le volte che le persone, i popoli e persino la Chiesa hanno pensato di salvare il mondo crescendo nei numeri, hanno prodotto strutture di potere, dimenticando i poveri. Salviamo la nostra economia, restando semplicemente sale e lievito: un lavoro difficile, perché tutto decade con il passare del tempo. Come fare per non perdere il principio attivo, l’ “enzima” della comunione? Quando non c’erano i frigoriferi, per conservare il lievito madre del pane si donava alla vicina un po’ della propria pasta lievitata, e quando dovevano fare di nuovo il pane ricevevano un pugno di pasta lievitata da quella donna o da un’altra che lo aveva ricevuto a sua volta. È la reciprocità.

La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola. Il principio vivo del Vangelo resta attivo solo se lo doniamo, perché è amore, e l’amore è attivo quando amiamo, non quando scriviamo romanzi o quando guardiamo telenovele. Se invece lo teniamo gelosamente tutto e solo per noi, ammuffisce e muore. E il Vangelo può ammuffirsi. L’economia di comunione avrà futuro se la donerete a tutti e non resterà solo dentro la vostra “casa”. Donatela a tutti, e prima ai poveri e ai giovani, che sono quelli che più ne hanno bisogno e sanno far fruttificare il dono ricevuto! Per avere vita in abbondanza occorre imparare a donare: non solo i profitti delle imprese, ma voi stessi. Il primo dono dell’imprenditore è la propria persona: il vostro denaro, seppure importante, è troppo poco. Il denaro non salva se non è accompagnato dal dono della persona. L’economia di oggi, i poveri, i giovani hanno bisogno prima di tutto della vostra anima, della vostra fraternità rispettosa e umile, della vostra voglia di vivere e solo dopo del vostro denaro. 

Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle “briciole”. Invece, anche solo cinque pani e due pesci possono sfamare le folle se sono la condivisione di tutta la nostra vita. Nella logica del Vangelo, se non si dona tutto non si dona mai abbastanza. Queste cose voi le fate già. Ma potete condividere di più i profitti per combattere l’idolatria, cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti; donare di più il vostro lievito per lievitare il pane di molti. Il “no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione. Vi auguro di continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia. «Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). Dio ama i vostri profitti e talenti donati con gioia. Lo fate già; potete farlo ancora di più. Vi auguro di continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati. Grazie.


04/02/2017

Fonte: qui