9 dicembre forconi

venerdì 6 aprile 2018

SALVINI ALLE PRESE CON I RICICLATI SICILIANI: C’E’ CHI HA CAMBIATO DIECI PARTITI. INDAGATI DUE DIRIGENTI LUMBARD

LA LEGA SCOPRE CHE IN SICILIA VOTO SIGNIFICA SCAMBIO 

“SE MI FAI ONOREVOLE TI DO UN POSTO DI LAVORO”  

HANNO RECUPERATO 120 MILA VOTI NELL’ISOLA CHE HANNO REGALATO A SALVINI IL SORPASSO SU BERLUSCONI

1. DALLA RICOTTA AI MAGISTRATI
Mario Ajello per il Messaggero

Sbanda subito il carroccio-carretto. Ossia il leghismo arrivato in Sicilia con le ultime elezioni e trionfalmente piazzatosi al di là dello Stretto con buona pace del fu nordismo, con il 6 per cento dei voti e con tre parlamentari targati Salvini. Uno di questi, un super-big cattolicissimo che crede in Matteo quanto in San Matteo, e s'avvia sempre dalla Sicilia a Medjugorje, è il neo-deputato Alessandro Pagano.
matteo salviniMATTEO SALVINI

«Il leghismo in Sicilia è un nuovo umanesimo - disse prima delle elezioni, Pagano il cui cognome tradisce la sua fede - che va oltre la protesta di pancia». Ma non supera, evidentemente, il bisogno viscerale di consensi. Visto che l'onorevole Pagano, insieme all'altro coordinatore del partito siculo-lumbard, Angelo Attaguile, non entrato alla Camera per un soffio, è appena stato inquisito per voto di scambio. «Se mi fai onorevole ti do un posto di lavoro»: questa l'offerta, alle ultime regionali dello scorso novembre, secondo i pm. 

RICICLATI
Due salvinisti doc nei guai, ma altri due ancora più inguaiati di loro in questa terra che ha scoperto il leghismo e che ha visto da tre anni una transumanza senza sosta dalle file dell'ex Dc, dell'ex Msi, della destra sociale e del cuffarismo e dell'autonomismo (versione non sturziana ma targata Raffaele Lombardo) verso il nuovo verbo di Matteo. Il quale ormai è una star nell'isola e tanto ha aiutato l'attuale governatore Musumeci a vincere, ma non a governare, a Palermo e nel resto della Sicilia.

Alessandro PaganoALESSANDRO PAGANO
Insomma, più inguaiati di Pagano (che organizzò il tour di Salvini per le regionali in treno e con tanto di sagra della ricotta in uno sperduto paesino nei paraggi di Caltanissetta in cui Salvini disse: «Qui mi sento a casa») e di Attaguile (convinto che: «Sarò ministro», essendo stato suo padre tre volte senatore Dc, poi sottosegretario alle Finanze nei governi Rumor e Colombo e infine ministro della Marina Mercantile), ci sono due fratelli del carroccio-carretto finiti addirittura in carcere sempre ieri nell'ambito della stessa inchiesta: si chiamano Caputo, l'uno è Mario (candidato trombato alle scorse regionali) e l'altro è Salvino (e chissà quanto gode a chiamarsi al singolare come il suo leader massimo). E a questi si aggiungono nello scandalo due procacciatori di voti: Benito Vercio e Stefano Vinci. 

LA PARABOLA
Non comincia bene, ecco, la storia del siculo-leghismo. Che pure a Lampedusa ha preso il 15 per cento, a Taormina - dove il Pd di governo celebrò i suoi fasti con il G7 - perfino il 23. Il problema è che nessuno è politicamente vergine sul carroccio-carretto. Oltre all'avvocatessa Giulia Bongiorno, andata dritta al Senato, gli altri due eletti sono Pagano e Carmelo Carmeluzzo Lo Monte, che viene dal centrosinistra.
Angelo Attaguile SalviniANGELO ATTAGUILE SALVINI

E il tutto «non grazie alla Provvidenza - assicura Pagano - ma grazie alla forza di Matteo». Cioè San Matteo, insomma Salvini. Il cui sforzo di cambiare la politica forse poteva essere ricompensato meglio in Sicilia, invece di doverlo costringere - come ha fatto ieri, nel pieno delle consultazioni quirinalizie - a fare una lavata di capo a Pagano e Attaguile.

C'è poi il caso di Tony. Chi? Antonino Rizzotto. Stravotato a Messina. Primo leghista nell'assemblea regionale siciliana. Ma anche primo espulso dall'Ars, appena s'è insediata nello scorso dicembre. Il motivo: Tony, ex Dc, ex Mpa, è finito indagato per «appropriazione indebita aggravata» ai danni dei dipendenti di un istituto di formazione per disagiati e disadattati sociali (Isfordd) di cui era presidente

La sua reazione è stata: «Nenti sacciu». Ma cavarsela così, per la vetero-neo-politica, è un po' troppo semplice.
Antonino RizzottoANTONINO RIZZOTTO

2. I RICICLATI CHE HANNO REGALATO A SALVINI IL SORPASSO
Emanuele Lauria per la Repubblica

La resa dei conti con i colonnelli siciliani è in programma per questo pomeriggio, subito dopo le consultazioni al Quirinale. Matteo Salvini vedrà Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, i due coordinatori regionali della Lega indagati nell' inchiesta senza precedenti su un incandidabile messo in lista sotto le mentite spoglie del fratello. La riunione, in realtà, era stata organizzata da tempo e aveva come oggetto la riorganizzazione del partito nell' isola: diventerà l' occasione per un chiarimento sul caso Caputo, che con molte probabilità porterà a una rimozione di Pagano e Attaguile dai loro incarichi, forse a un commissariamento.

Giancarlo GiorgettiGIANCARLO GIORGETTI
Giancarlo Giorgetti, il vicesegretario del Carroccio, ieri a " Circo Massimo", ha stigmatizzato l' operato di chi ha preparato l' elenco dei candidati in Sicilia: « Sono deluso e amareggiato per errori nelle scelte di cui dobbiamo far tesoro » . Una critica aperta che riflette l' irritazione di Salvini, il leader che solo un mese e mezzo fa si vantava di « tenere fuori dalle liste della Lega anche chi aveva solo una multa » e che ora è alle prese con una questione morale esplosa nei giorni che dovrebbero precedere la formazione di un governo con forte presenza leghista.

«I riferimenti locali hanno sbagliato a puntare su personaggi che venivano dal passato » , è un' altra stilettata di Giorgetti. Che omette una circostanza non secondaria: la Lega, in Sicila, ha raccolto quei 120 mila voti definiti "roba da fantascienza" da Salvini grazie al contributo di una Invencible armada di politici di lunghissimo corso e altri esponenti nei guai con la giustizia.

Carmelo Lo MonteCARMELO LO MONTE
A cominciare proprio da Angelo Attaguile, che a maggio compirà 71 anni e che già nel 1983 guidava l' istituto case popolari di Catania su nomina della Dc. Alessandro Pagano, suo collega e competitor in Sicilia ( i due non si sono mai amati), fu eletto all' Assemblea siciliana per la prima volta nel 1996 e poi, per conto di Forza Italia, ha fatto più volte l' assessore regionale, l' ultima in un governo Cuffaro. E che dire di Carmelo Lo Monte, altro deputato eletto in Sicilia, che ha un record imbattibile: dal 1996 a oggi ha cambiato dieci partiti, passando dal Ppi a Raffaele Lombardo, da Di Pietro a Tabacci. Fino alla recente folgorazione leghista. Ma non ha mai fallito un appuntamento con le urne.

Oggi, alla riunione romana con Salvini, ci sarà pure Antonino Rizzotto, unico deputato della Lega all' Ars: anche lui non esattamente un neofita della politica, essendo passato per Fi, An e per l' Mpa di Lombardo. Pochi giorni dopo le Regionali di novembre, Rizzotto ha " scoperto" di essere indagato per appropriazione indebita aggravata ai danni dei dipendenti un istituto di formazione per disagiati e disadattati sociali, che l' esponente politico presiedeva.

Salvino CaputoSALVINO CAPUTO
Una galleria che si chiude con Salvino Caputo, l'" incandidabile" rimpiazzato in extremis dal fratello Mario: il 6 febbraio 2017, quando fu nominato commissario " straordinario e unico" della Lega a Palermo, nessuno si pose scrupoli davanti al curriculum dell' ex sindaco di Monreale, che contemplava anche una condanna definitiva per aver tentato di cancellare le multe prese dai suoi assessori e persino dall' arcivescovo. Peccato veniale? Forse, Di certo un esempio di spregiudicata e allegra condotta amministrativa. Che non gli impedì però di salire sul Carroccio in viaggio alla conquista della Sicilia.

Fonte: qui

C’E’ VOLUTO IL CONSIGLIO DI STATO PER SEPPELLIRE LA TASSA SULLE BIOSHOPPER: ORA LE BUSTE DI PLASTICA SI POSSONO PORTARE DA CASA

E PER LE FAMIGLIE ARRIVA UN RISPARMIO DI 12 EURO ALL’ANNO

Giuseppe Marino per il Giornale

sacchetti bio per la spesa 3SACCHETTI BIO PER LA SPESA 
Alla fine la mobilitazione tanto disprezzata da Renzi è servita eccome: è solo dopo la denuncia del Giornale, e l' eco sui social network, che il governo ha deciso di chiedere al Consiglio di Stato un parere sulla possibilità di portare da casa i sacchetti per la frutta il cui acquisto era stato imposto per legge. E ieri è arrivata la risposta che apre alla possibilità per i consumatori di sfuggire all' assurdo diktat imposto ai supermercati (e ai loro clienti) obbligati a far pagare i bioshopper in ossequio a una inconsistente logica ecologista.

La scappatoia individuata dal supremo organo della giustizia amministrativa è contenuta nella legge stessa, poco attenta ai consumatori ma molto favorevole al business (il settore è largamente dominato da un' unica azienda, la Novamont). Con il parere numero 859, i consiglieri di Stato argomentano il diritto dei clienti di comprare altrove i sacchetti e portarli al supermercato, visto che la legge conferisce un prezzo agli shopper e quindi li inquadra come «beni autonomamente commerciabili».
SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI

Ma c' è di più: il governo ha giustificato la misura dirigista con il richiamo alla normativa europea che impone di ridurre l' uso di plastica, imponendo l' adozione di sacchetti compostabili e biodegradabili, ma non si era preoccupato minimanente di garantire una vera riduzione dell' uso di plastica incentivando il ricorso ad altri materiali e di contenitori, con un paradossale tradimento di fatto della direttiva europea, che infatti esenta dall' obbligo di pagare proprio i sacchetti per la frutta.
SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI

Il Consiglio di Stato si è però appellato al principio ecologista contenuto nella legge aprendo alla sua applicazione più efficace: usare contenitori diversi dai sacchetti in plastica. Il linguaggio è giuridico ma esplicito: «Deve certamente ammettersi la possibilità di utilizzare, in luogo delle borse ultraleggere messe a disposizione, a pagamento, nell' esercizio commerciale, contenitori alternativi alle buste in plastica, comunque idonei a contenere alimenti quale frutta e verdura, autonomamente reperiti dal consumatore». E non è tutto: i magistrati aggiungono che non si può «inoltre escludere, alla luce della normativa vigente, che per talune tipologie di prodotto uno specifico contenitore non sia neppure necessario».

sacchetti 2SACCHETTI 
La pronuncia smonta i piani di chi ha voluto inserire l' emendamento sui sacchetti in pieno agosto all' interno di una legge che non c' entrava nulla (il decreto sullo sviluppo del Mezzogiorno). E potrebbe anche scombinare i calcoli dell' industria beneficiata dall' emendamento. Assobioplast, l' associazione delle aziende di settore, aveva stimato in 8-10 miliardi di shopper il fabbisogno imposto dalla norma. A conti fatti, visto che il prezzo dei bioshopper si aggira tra i 2 e 4 centesimi, l' affare avrebbe fruttato tra i 160 e i 320 milioni di euro. Molti commentatori, forse non troppo abituati a dover fare di conto per arrivare a fine mese, avevano liquidato come trascurabile la ricaduta sulle famiglie.

La spesa media prevista, 12 euro l' anno, non è un' emorragia, ma pur sempre una cifra non trascurabile, considerando che, ad esempio, il rincaro sulla bolletta del gas che ha irritato le associazioni dei consumatori a inizio anno ammonta a una ventina di euro.

E, soprattutto, 12 euro di troppo considerato che «l' obbligo di sacchetto» avrà avuto un impatto discutibile sull' ambiente. Resta da vedere come si regoleranno ora i supermercati, cui il Consiglio di Stato rimette l' obbligo di vigilare «sula tutela della sicurezza e igiene degli alimenti». E visto che il governo non ha dettato regole, la possibilità di intoppi e contestazioni non è remota.

Fonte: qui

YOUTUBE CAMBIA L’ALGORITMO E SI SFIORA UNA STRAGE

MILITANTE VEGANA E ANIMALISTA, LA SQUILIBRATA CHE HA APERTO IL FUOCO NELLA SEDE CALIFORNIANA ERA FURIOSA PERCHÉ IL CAPO DI YOUTUBE QUALCHE MESE FA AVEVA STRAVOLTO IL SISTEMA DI MONETIZZAZIONE DEI VIDEO E TAGLIATO I VERSAMENTI A MIGLIAIA DI YOUTUBER DI PROFESSIONE

VIDEO: SUSAN WOJCICKI, CEO DI YOUTUBE, SPIEGA COME CAMBIA LA MONETIZZAZIONE DEI FILMATI (IN POCHE PAROLE: MENO SOLDI PER TUTTI)


FOLLIA DI NASIM, BLOGGER «TRADITA DA YOUTUBE»
Giuseppe Sarcina per il Corriere della Sera

« Odiava quel posto», raccontano ora i genitori di Nasim Najafi Aghdam, la donna che martedì 3 aprile ha seminato il terrore nel quartier generale di YouTube a San Bruno, California. Ha ferito tre persone: un uomo di 36 anni, ancora ricoverato «in gravi condizioni», e due donne di 32 e di 27 anni, dimesse ieri.
nasim najafi aghdamNASIM NAJAFI AGHDAM
Poi ha puntato la sua pistola Smith & Wesson da 9 millimetri contro se stessa, togliendosi la vita.

«Le questioni personali» di cui avevano subito parlato gli investigatori avrebbero a che fare con la sua militanza di animalista e vegana. Nasim, 39 anni, viveva con la sua famiglia nella zona di San Diego e, da quello che si è saputo finora, si dedicava completamente alle sue campagne, con una nutrita produzione di video sui Social, firmati con il nome «Nasime Sabz». I suoi account su Facebook, Instagram e Linkedin sono stati immediatamente rimossi.

nasim najafi aghdamNASIM NAJAFI AGHDAM
Ma il passaggio decisivo era il rapporto con YouTube. Negli ultimi giorni la donna si era lamentata con il padre: «Hanno smesso di pagarmi per i miei video». In uno dei post recuperati dai media e ora oggetto di indagine si legge: «Non c' è una pari opportunità di crescita su YouTube o su un qualsiasi altro sito, il vostro canale cresce solo se vogliono loro». Insomma Aghdam si sentiva censurata, perseguitata dalla società di San Bruno.

I media locali hanno recuperato alcuni frammenti delle sue clip. Nasim metteva insieme un miscuglio di danza, canto, ginnastica e varie performance. «Sono un' atleta vegana», oppure si presentava con una maschera da pecora e con una scritta «Go Vegan, Go Healthy & Humane». Una foto del 2009 la ritrae durante un sit-in «contro la tortura sugli animali» a Camp Pendleton, dove ha sede una base dei marines: vestita di nero, guanti compresi, impugna una spada giocattolo. Le labbra serrate, con due gocce di sangue disegnate sul viso.

nasim najafi aghdamNASIM NAJAFI AGHDAM
Nessuno, però, si aspettava uno sbocco violento. Lunedì mattina Nasim Najafi Aghdam prende la macchina e sparisce senza avvisare nessuno. Suo padre la cerca, le telefona per tutto il giorno, senza riuscire a rintracciarla. Decide allora di avvisare lo Sceriffo della contea di San Diego. Martedì mattina una pattuglia di Mountain View individua l' auto parcheggiata, a una cinquantina di chilometri da San Bruno: dentro c' è Nasim che dorme. Gli agenti ci parlano per una ventina di minuti, senza «riscontrare alcuna potenziale minaccia», come dirà poi Katie Nelson, la portavoce della polizia.

La donna telefona alla famiglia e sembra tutto risolto. Ma anziché tornare a casa l' attivista sarebbe andata a esercitarsi in un poligono, con la sua pistola regolarmente registrata. Poi, all' ora di pranzo, punta verso il campus di YouTube. Lascia la macchina nel parcheggio di un negozio vicino ed entra nel recinto passando da un garage. Da questo momento in poi la luce delle indagini è spenta.
nasim najafi aghdamNASIM NAJAFI AGHDAM

Nasim stava cercando qualcuno? O ha colpito a caso? Per il momento non si sa se ci fosse una qualche relazione con le tre persone colpite. Sembra sfumare anche l' idea di un agguato al fidanzato, come aveva riportato il Daily Beast.

Fonte: qui

PORTE GIREVOLI PER TOGHE BALLERINE

UN ESERCITO DI MAGISTRATI ENTRA ED ESCE DAL PARLAMENTO E DALLE STANZE DEL POTERE 

UN CASO SU TUTTI: ANNA FINOCCHIARO. PER TRENT’ANNI HA FATTO LA SPOLA PER IL PD FRA CAMERA E SENATO, ED ORA VUOLE TORNARE COL CODICE IN MANO 

IL CASO DEI CAPI DI GABINETTO ED IL RUOLO DEL CONSIGLIO DI STATO

Milena Gabanelli e Dino Martirano per il Corriere della Sera

giudiciGIUDICI
Tutti i cittadini della Repubblica hanno il diritto di accedere alle cariche elettive, e di ritornare, quando lo desiderano, a fare la loro precedente attività. Nel caso dei magistrati che si mettono in aspettativa per candidarsi è vietato iscriversi ai partiti, ma siccome è una questione più di forma che di sostanza, è lecito chiedersi: con quale terzietà si comporterà un giudice eletto in Parlamento, che dopo anni passati a stretto contatto con la politica, rientra nelle aule giudiziarie?

anna finocchiaroANNA FINOCCHIARO
In questo passaggio di legislatura, fra i magistrati non ricandidati dai partiti troviamo la senatrice Anna Finocchiaro del Pd. Entrò in aspettativa nel 1988, quando era pubblico ministero a Catania; dopo aver militato in un partito per in quale ha ricoperto importanti incarichi nell' arco di 30 anni, ora avrebbe intenzione di indossare nuovamente la toga. L' ex pm di Viterbo Donatella Ferranti è rimasta fuori ruolo per 18 anni, deputata eletta fra le fila del Pd, proprio in questi giorni è rientrata come giudice di Cassazione.

Ha chiesto di rientrare in ruolo anche l' ex pm di Milano Stefano Dambruoso, eletto a suo tempo con Scelta civica. Chiedono di rientrare in magistratura Doris Lo Moro (già giudice del Tribunale di Roma), non ricandidata da Liberi e Uguali, e il procuratore Domenico Manzione (sottosegretario all' Interno). Felice Casson invece risulta essere l' unico ad aver dichiarato di non voler tornare a fare il magistrato.

stefano dambruosoSTEFANO DAMBRUOSO
Nella lista dei «fuori ruolo» troviamo Cosimo Maria Ferri, già giudice a Massa, ed ex leader della corrente di centrodestra dell' Associazione nazionale magistrati (il «sindacato» delle toghe). Diventato nel 2013 sottosegretario alla Giustizia in quota Forza Italia nel governo Letta, ha poi mantenuto il suo posto in via Arenula anche con Renzi e con Gentiloni, e ora è stato eletto nel Pd in Toscana.

COSIMO FERRICOSIMO FERRI
Michele Emiliano, ex procuratore capo della Repubblica di Bari, e dal 2015 governatore della Puglia, è passato anche da un doppio mandato da sindaco nel capoluogo pugliese. È stato «processato» dalla sezione disciplinare del Csm perché, cumulando la carica di segretario locale del Pd, ha infranto il divieto di iscrizione ai partiti politici. Ma alla fine, la «disciplinare» ha deciso di rimettere gli atti alla Consulta per verificare la legittimità della norma.

michele emilianoMICHELE EMILIANO
Sulle falle del nostro sistema, nella primavera del 2017 era intervenuto anche l' Organismo di controllo contro la corruzione (Greco) del Consiglio d' Europa, chiedendo all' Italia norme più stringenti per la partecipazione dei magistrati alla politica. Nella legislatura appena conclusa i partiti hanno anche provato a mettere dei paletti, ma senza successo. Il testo rimpallato tra Camera e Senato introduceva per esempio l' obbligo di prendere l' aspettativa anche per i magistrati che si candidano alla carica di sindaco o che accettano di fare gli assessori. Obbligo che, incredibilmente, oggi non esiste e rende possibile indossare la toga e la casacca di sindaco o di assessore. Mentre l' incompatibilità territoriale vale solo al rientro (non fai il giudice dove sei stato eletto) ma non alla partenza (non ti candidi dove fai il giudice).

ORLANDO MELILLOORLANDO MELILLO
Poi c' è sempre l' eccezione: Giovanni Melillo, procuratore aggiunto a Napoli, uscito nel 2014 per fare il capogabinetto del ministero della Giustizia, è tornato lo scorso anno sempre a Napoli, come Procuratore capo. È stato possibile perché non era stato eletto tra le file di un partito, anche se si tratta di incarico fiduciario e deve pertanto seguire una linea politica precisa. Ma qui si apre un altro capitolo.

filippo patroni griffiFILIPPO PATRONI GRIFFI
Sotto la punta dell' iceberg, rappresentata dai magistrati che finiscono negli organi elettivi, ci sono poi i togati distaccati al Csm, alla Presidenza della Repubblica, alla Corte Costituzionale. I più numerosi però sono quelli chiamati direttamente dal governo a svolgere il ruolo di capo di gabinetto, direttore generale, capo dell' ufficio legislativo, consulente o esperto giuridico, nelle ambasciate, negli organismi internazionali, nelle giunte regionali, nelle Autorità di controllo. È previsto che il numero non superi i 200, con un distacco che recentemente è stato fissato a 10 anni.
franco frattiniFRANCO FRATTINI

La macchina dello Stato, per funzionare, ha bisogno di queste competenze, ma diventa poi difficile sapere cosa succede lungo le tappe di quel «carosello» di incarichi - tra ministeri e stanze del potere - che alcuni magistrati amministrativi percorrono con estrema disinvoltura «in nome della professionalità messa a disposizione della politica»...

Nei posti chiave incontri il giudice partito dal Consiglio di Stato che, nel corso degli anni, transita negli uffici del segretario generale di Palazzo Chigi, in quello del gabinetto del ministro dell' Economia, con la prospettiva di approdare all' Autorità di controllo sulla concorrenza e, infine, ripassare dall' ufficio legislativo del ministero dello Sviluppo economico. E così via, fino al termine del «carosello» che riporta il nostro magistrato - ormai altissimo burocrate - a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. Dove tutto torna in caso di contenzioso, e dove - in barba al principio della separazione dei poteri - gli potrebbe anche capitare di giudicare e interpretare norme che lui stesso ha contribuito a scrivere.
Roberto Garofoli, consigliere di statoROBERTO GAROFOLI, CONSIGLIERE DI STATO

Sono nomi noti a pochi, passano indenni ai cambi di governo, e rappresentano l' architrave del potere che comanda davvero. Si va da Franco Frattini a Roberto Garofoli, a Filippo Patroni Griffi. Passato dalla magistratura ordinaria a quella amministrativa, oggi è presidente di sezione del Consiglio di Stato.

Nella sua carriera è stato capo dell' Ufficio legislativo del ministero della Funzione pubblica con 6 governi, capo di Gabinetto del ministro per le Riforme istituzionali, capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio, segretario generale dell' Autorità garante per la Privacy, ministro per la Pubblica amministrazione, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

GiudiciGIUDICI
Senza nulla togliere alle loro capacità, e senza fare di ogni erba un fascio, il problema sta nel meccanismo che crea gli «specialisti» dell' alta burocrazia, ne consente le incrostazioni, e di conseguenza la paralizza.

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Brasile, mandato di arresto per Lula: ha 24 ore di tempo per costituirsi in carcere

Il giudice Sergio Moro ha ordinato a Lula da Silva di costituirsi alla polizia federale domani alle 17 locali (le 22 in Italia) per essere arrestato. Il mandato di arresto dell'ex presidente brasiliano è stato emesso dopo che il tribunale di Porto Alegre ha autorizzato il magistrato a procedere con l'esecuzione della condanna a 12 anni di carcere per corruzione.
E' stato Moro che, nel luglio dell'anno scorso, condannò Lula a 9 anni di prigione per corruzione e riciclaggio, che sono diventati 12 nel gennaio scorso, quando il caso è stato esaminato in seconda istanza dal Tribunale Regionale Federale di Porto Alegre (Trf-4). L'esecuzione della condanna era stata però bloccata dalla richiesta di habeas corpus presentata dai legali dell'ex presidente presso il Supremo Tribunale Federale (Stf), che l'ha respinta nella notte scorsa, per 6 voti contro 5.
Oggi il Tfr ha inviato a Moro una comunicazione nella quale lo ha autorizzato ad emettere un mandato di arresto per Lula, giacché considera esauriti tutti i possibili ricorsi della sua difesa presso questa corte.
Così Moro - il magistrato simbolo delle inchieste anticorruzione in Brasile - ha emesso il suo mandato d'arresto, segnalando che "tenendo in conto della dignità dell'incarico occupato in passato" da Lula, "gli viene concessa l'opportunità di presentarsi volontariamente alla Polizia Federale di Curitiba, entro le 17.00 del 6 aprile 2018".
Il giudice, d'altra parte, ha escluso che la difesa di Lula abbia ancora qualche carta da giocare, sottolineando che gli "ipotetici ricorsi" che potrebbe presentare sono solo una "patologico tentativo di procrastinazione che dovrebbe essere eliminato dal mondo giuridico".
L'ex presidente del Brasile Lula da Silva
© Fornito da La Repubblica L'ex presidente del Brasile Lula da Silva
Uno degli avvocati di Lula da Silva, José Roberto Batochio, ha detto che non ha "alcun dubbio" che l'ex presidente brasiliano si presenterà domani a Curitiba per essere incarcerato, come ordinato dal giudice Sergio Moro, sottolineando che Lula "ha sempre rispettato il potere giudiziario e la legge".
Il provvedimento è stato emesso dalla procura di Panarà, nel sud del Brasile, titolare dell'inchiesta Lava Jato. Nella motivazione del decreto di arresto, il giudice Sergio Moro spiega che "non ci sono più risorse con effetti sospensivi presso il Tribunale Federale Regionale della 4 ° Regione” e che “quindi vengono meno quelle salvaguardie che impediscono la limitazione della libertà del condannato". Rispetto agli "embarghi sugli embarghi”, la serie di osservazioni giuridiche oggetto dell’appello a cui la difesa dell'ex presidente aveva ancora diritto, il giudice ha stabilito che si tratta di "una patologia patrimoniale che dovrebbe essere eliminata dal mondo legale". "In ogni caso", ha sostenuto, "gli embargo di dichiarazione non cambiano, sul piano giuridico, le motivazioni della sentenza espressa in seconda istanza”.

E' la nuova offesiva del pool di Lava Jato. Dopo il via libera del TSF, la Procura accelera i tempi. Come dice Moro non ci sono piu i pressuposti perché Lula resti a piede libero. Deve scontare la condanna. Può apparire un accanimento. Una persecuzione, come dice da tempo lo stesso leader della sinistra brasiliana Lula. Ma è stato condannato. In due gradi di giudizio. I magistrati del supremo hanno stabilito, a maggioranza, che, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, Lula deve scontare la pena. Perché due Tribunali hanno stabilito che si è fatto corrompere. Ha partecipato, in modo passivo, al sistema che da venti anni governava l’economia del Brasile. E’ accaduto anche in Italia. Lo ha scoperchiato "Mani pulite". Con i suoi limiti e i suoi eccessi. In Brasile ha vissuto e continua a vivere la stessa stagione. La corruzione  è diventata sistema. Ha contagiato tutti i gangli dell’economia. Era facile: si pagava per ottenere gli appalti. Ma si fregava la concorrenza. Con i soldi pubblici. Miliardi prosciugati che potevano essere destinati alla sanità, all’istruzione, al lavoro. Come diceva di voler fare e aveva fatto Lula. La condanna non è solo penale. E’ politica.

Lula è diventato prigioniero dello scontro tra potere politico e potere giudiziario. Paga, forse, per il fatto meno dimostrato e meno rilevante, dei sei per i quali è stato rinviato a giudizio e di cui dovrà rispondere in futuro. Marginale da un punto di vista pecuniario. Ma come immagine, ha deluso i milioni di sostenitori e prestato il fianco ad altrettanti milioni di detrattori. Più volte, da tutti i fronti, si è cercato di fermare l’azione giudiziaria della procura di Curitiba. Con le solite leggi che puntavano a rafforzare l’autonomia della politica e la sua immunità dall’intervento, ormai tracimato, della Giustizia. Il sistema Odebrechet ha colpito 12 paesi dell’America Latina e due dell’Africa. Era un sistema corruttivo sofisticato, costruito e sperimentato nel tempo. Lula parla di golpe, di condanna basata su nessuna prova. Lo dicono in molti. Ma quattro diversi Tribunali hanno stabilito in modo diverso: è colpevole. La legge prevede che deve scontare la pena in carcere. Il giudice Moro la applica. Il padre della sinistra brasiliana deve rispettarla. Come ha sempre dichiarato di voler fare. Sarà il primo presidente a finire dietro le sbarre. Si chiama Luiz Inácio Lula da Silva. Ha segnato la storia del mondo. Ora deve combattere per riscattarla.


Fonte: qui

ATTENZIONE: L’ALLERGIA AL SESSO ESISTE E PUÒ PORTARE ALLA MORTE SE NON TRATTATA

PER LA SESSUOLOGA LINDSEY DOE, ALCUNE CAUSE SONO DA RICONDURSI A UNA REAZIONE NEGATIVA ALLO SPERMA O AL LATTICE  

SINTOMI PIÙ FREQUENTI SONO DOLORE E BRUCIORE VAGINALE, MA…

Maria Rizzo per www.ilgiornale.it

L'allergia al sesso è particolarmente difficile da riconoscere: eppure esiste, ha sintomi ben precisi e, se non trattata, può anche essere mortale.
Come qualsiasi altra allergia, quelle sessuali si verificano quando qualche elemento durante il rapporto stimola il sistema immunitario a rispondere in modo anomalo: in molti casi, queste cause sono però difficili da individuare. Le reazioni allergiche durante il sesso, infatti, vengono scambiate per normali conseguenze dell'attività erotica, ma se ignorate o non trattate da un medico possono peggiorare nel tempo, avere un impatto a lungo termine sulla vita sessuale della persona e addirittura portare alla morte.
sedia sessoSEDIA SESSO

Secondo quanto diramato dalla sessuologa Lindsey Doe, alcune delle cause di tale problematica sono relative a un'allergia allo sperma o al lattice, mentre tra i sintomi si hanno respiro pesante, aumento della frequenza cardiaca, bruciore vaginale, gonfiore, orticaria, vomito, diarrea, perdita di conoscenza e sudorazione. I più comuni sono tuttavia dolore e bruciore, in base a quanto dichiarato.

Se si iniziano a sperimentare i sintomi dell'allergia al sesso, soprattutto dopo averlo fatto per la prima volta con un nuovo partner, è bene sapere che possono essere causati dallo sperma dell'amato, problema noto come ipersensibilità al plasma seminale (SPH): solo negli Stati Uniti colpisce fino a 40.000 donne. In questo caso, il consiglio è quello di consultare un medico il prima possibile e di usare comunque sempre il preservativo, per evitare il contatto con i fluidi corporei.

sessoSESSO
In altri casi davvero molto rari, un uomo può avere una brutta reazione al proprio sperma, nota come sindrome da malattia post orgasmica (POIS). Finora vi sono stati però solo 50 casi documentati di POIS e, attualmente, non esiste un trattamento per sconfiggere questa condizione. Più comune è invece l'allergia al lattice, usato nei profilattici e in tanti sex toys, che causa irritazione vaginale, bruciore e prurito, sintomi fastidiosi ma comunque non letali. Fonte: qui

‘PERCHÉ MI STAI FERMANDO? SONO UN CRIMINALE? SONO CON MIA MOGLIE, È INCINTA, NON TOCCARLA!

LA POLIZIA FRANCESE HA L’ARRESTO FACILE: STAVOLTA TOCCA A UNA FAMIGLIA DI MIGRANTI SUL TRENO A MENTONE. 

LA DONNA È STATA PRESA PER LE BRACCIA E LE GAMBE E TRASCINATA SULLA BANCHINA. MA QUALCUNO HA RIPRESO TUTTA LA SCENA - VIDEO



MENTONE, MIGRANTE INCINTA TRASCINATA GIÙ DAL TRENO DALLA POLIZIA FRANCESE
Simone Schiaffino per www.lastampa.it

migrante e donna incinta arrestati dalla polizia francese a mentone 6MIGRANTE E DONNA INCINTA ARRESTATI DALLA POLIZIA FRANCESE A MENTONE 
Le immagini girate per caso da tre studenti francesi stanno facendo indignare la Rete. Il video, che in una settimana ha raggiunto quasi mezzo milione di visualizzazioni, è stato realizzato a bordo di un treno fermo alla stazione Garavan a Mentone, in Francia. Le immagini descrivono l’arresto di una famiglia di migranti africani, padre bambino e moglie incinta, avvenuto il 16 febbraio scorso in un vagone del convoglio che viaggiava in direzione Francia. Secondo alcuni testimoni gli stranieri sarebbero saliti in carrozza poco prima in territorio italiano, a Ventimiglia.


migrante e donna incinta arrestati dalla polizia francese a mentone 5MIGRANTE E DONNA INCINTA ARRESTATI DALLA POLIZIA FRANCESE A MENTONE 
IL MARITO: «MIA MOGLIE È INCINTA, NON TOCCARLA!» 

Nell’audio si sente distintamente il padre straniero che chiede, in inglese, agli agenti di polizia del Crs francese (un corpo di polizia con funzioni antisommossa e di protezione civile): «Perché mi stai fermando? Mi chiedi se sono un criminale? Sono con mia moglie, è incinta, non toccarla!». Ma uno dei poliziotti risponde: «Dammi il tuo bambino!». Il tutto mentre un neonato, probabilmente il figlio della coppia sottoposta a controllo, piange a dirotto.


IL MOTIVO DELLA REAZIONE DEI POLIZIOTTI 

Stando alle informazioni raccolte, l’uomo si sarebbe rifiutato di esibire i propri documenti di identità. Causando l’irrigidimento dei poliziotti e la loro decisione di far scendere con metodi decisamente bruschi, tutta la famiglia dal treno, compresa la donna incinta, portata di peso dagli agenti, che la tenevano per gambe e braccia, sulla banchina ferroviaria.


LA REAZIONE DEI PASSEGGERI 

migrante e donna incinta arrestati dalla polizia francese a mentone 3MIGRANTE E DONNA INCINTA ARRESTATI DALLA POLIZIA FRANCESE A MENTONE 
I modi degli uomini in divisa hanno trattato la donna in stato di gravidanza hanno scatenato la reazione degli altri passeggeri, che assistevano al controllo di polizia: «Per favore, ci sono dei bambini» ha detto qualcuno dei presenti, mentre la polizia sottoponeva a controllo anche coloro che avevano estratto il cellulare per documentare la situazione con un video.


GLI AUTORI DEL VIDEO 

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Le immagini sono state girate da Gaspard Flamand, Ulysse Goldman e Philémon Stines, tre studenti delle superiori di Cannes, che stavano tornando da un reportage a Ventimiglia sulle associazioni di aiuto dei migranti. Il video è stato pubblicato una settimana fa, e sono già migliaia i commenti di indignazione lasciati dal lettori.


Fonte: qui