9 dicembre forconi

lunedì 16 gennaio 2017

La prossima crisi finanziaria


Nel 1998 eravamo a pochi passi dal crollo e sin da allora abbiamo sbagliato tutto quello che potevamo sbagliare. Nel 2008 eravamo a pochi passi dal collasso e abbiamo fatto la stessa cosa. Ogni crisi è più grande di quella precedente.

Oggi il mercato azionario non è molto lontano da dove si trovava a novembre 2014. Il mercato azionario ha avuto grandi alti e bassi. Una brutta caduta ad agosto 2015, una brutta caduta a gennaio 2016. Il tutto seguito da grandi rally entrambe le volte, perché la FED è tornata a "parlare di allentamenti monetari", ma se si esclude la volatilità, ci troviamo dove eravamo 2 anni fa.

Le persone non stanno facendo soldi con le azioni. Gli hedge fund non stanno facendo soldi. Le istituzioni non stanno facendo i soldi. È uno degli ambienti d'investimento più difficili che io abbia mai visto.

La crisi del 2008 è ancora fresca nella mente delle persone. La gente sa molto meno riguardo il 1998, in parte perché stiamo parlando di quasi 20 anni fa. Fu una crisi monetaria internazionale che ebbe inizio in Thailandia nel giugno del 1997, si diffuse in Indonesia e in Corea, e poi in Russia ad agosto del 1998. Tutti stavano costruendo un firewall intorno al Brasile. Era esattamente come le tessere del domino che cadono.

Pensate ai paesi come se fossero dei domino in cui la Thailandia cade e poi viene seguita da Malesia, Indonesia, Corea e Russia. Il domino successivo sarebbe stato il Brasile, e tutti (compreso il Fondo Monetario Internazionale e gli Stati Uniti) dicevano: "Costruiamo un firewall intorno al Brasile e assicuriamoci che il Brasile non cada."



Il domino successivo

Poi è arrivato Long-Term Capital Management. Il domino successivo non era un paese. Era un hedge fund, sebbene fosse tanto grande quanto un paese in termini di bilancio finanziario. All'epoca ero consigliere generale di tale impresa. Ne negoziai anche il salvataggio. L'importanza di tale ruolo era proprio un posto in prima fila nella faccenda.

Mi trovavo nella sala conferenze di un grande studio legale di New York. C'erano centinaia di avvocati. C'erano 14 banche nel fondo di salvataggio di LTCM. C'erano 19 altre banche con una linea di credito non garantita da un miliardo di dollari. C'erano inoltre funzionari del Tesoro, funzionari della Federal Reserve, altri funzionari di governo, Long-Term Capital, i nostri partner. Era una mandria di avvocati ed io ero da una parte della transazione, col dovere di coordinare tutto questo.

Era un affare da $4 miliardi che abbiamo messo in piedi in 72 ore. Chiunque abbia raccolto fondi per la sua compagnia, o stretto affari, può immaginare quanto sia difficile far firmare ad un gruppo di banche un assegno da $4 miliardi in 3 giorni.

Coloro che erano coinvolti possono dire d'aver salvato Long-Term Capital. Se Long-Term Capital fosse andato in bancarotta, $1.300 miliardi di derivati avrebbero inondato Wall Street.

Le banche coinvolte avrebbero dovuto coprire la loro esposizione a suddetti $1.300 miliardi, perché pensavano che fossero coperte. Un lato del loro trade era con Long-Term e l'altro lato era tra di loro. Quando si crea questo tipo di buco nei bilanci di tutti, ogni mercato del mondo verrebbe chiuso. Non solo i mercati obbligazionari o i mercati azionari. Le banche andrebbero in bancarotta in modo sequenziale. Accadrebbe quello che è quasi accaduto nel 2008.

Pochissime persone sapevano tutto ciò. Erano un gruppo di avvocati al 1° piano di un grande studio legale di New York. La FED era al telefono. Abbiamo spostato un po' di denaro. Abbiamo siglato un accordo. Abbiamo emesso un comunicato stampa.

Era come un atterraggio di fortuna. C'è un aereo con un sacco di passeggeri e 4 motori in fiamme. I camion dei pompieri pronti a spegnare l'incendio. In un modo o nell'altro la vita va avanti.


Crisi finanziaria

Dopo di che la Federal Reserve ha tagliato i tassi d'interesse due volte, una volta il 29 settembre 1998 durante una riunione programmata del FOMC e di nuovo in una riunione non programmata. La FED può farlo. Può indire una riunione della Commissione al telefono. Quella è stata l'ultima volta, 15 ottobre 1998, che la FED ha tagliato i tassi d'interesse al di fuori di una riunione pianificata. Anche se è stato fatto per "spegnere l'incendio". La vita è andata avanti.

Quindi il 1999 è stato uno dei migliori anni nella storia del mercato azionario, raggiungendo un picco nel 2000 e poi crollando di nuovo. Non era un panico finanziario, si trattava solo di un crollo del mercato azionario. Il mio punto è che nel 1998 eravamo ad un passo dalla chiusura di tutti i mercati del mondo. Ci sono state una serie di lezioni che avremmo dovuto apprendere da questo evento, ma non sono state apprese. Lo stato ha fatto il contrario di quello che si dovrebbe fare per impedire che una cosa del genere accada di nuovo.

Avrebbero dovuto vietare la maggior parte dei derivati, far andare in bancarotta le grandi banche, imporre una maggiore trasparenza, ecc. 

Le cose purtroppo non sono andate così, anzi è accaduto l'esatto opposto.

Gli stati hanno abrogato i regolamenti sugli swap, in modo che si potessero avere più derivati over-the-counter invece di negoziarli in borsa.

Hanno abrogato il Glass-Steagall in modo che le banche commerciali potessero entrare nell'investment banking.

Le banche sono diventate più grandi.

La SEC ha cambiato le regole per consentire una maggiore leva finanziaria ai broker.

Poi Basilea 2, fuoriuscita dalla Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea, Svizzera, ha cambiato le regole per quanto riguarda il capitale delle banche, in modo che potessero utilizzare modelli di rischio/valore viziati ed aumentare la loro leva finanziaria. 

Tutto ciò a riprova che gli stati hanno fatto il contrario di quello che si dovrebbe fare per evitare una nuova crisi.
Hanno lasciato che le banche si comportassero come gli hedge fund. 

Hanno permesso a tutti di trattare più derivati. 

Hanno permesso più leva finanziaria, meno regolamentazione, modelli fallaci, ecc.

Ero seduto lì nel 2005, 2006 e ancora prima, a dire: "Accadrà di nuovo e sarà peggio." Ho dato una serie di conferenze presso la Northwestern University. Sono stato un consulente per la campagna di McCain. Ho avvisato il Tesoro degli Stati Uniti. Ho avvertito tutti coloro che sono riuscito ad avvertire.

Non ho detto: "Oh accidenti, è colpa dei mutui subprime", il genere di cose che si vede nel film come The Big Short. Ovviamente ci sono stati alcuni operatori di hedge fund che hanno gozzovigliato coi mutui subprime. 

Per me non aveva alcuna importanza, perché quello a cui guardavo era l'instabilità del sistema nel suo complesso.

Stavo guardando all'accumulo di prodotti tossici, all'accumulo di derivati, ai processi dinamici e al fatto che una scintilla avrebbe potuto scatenare un incendio. Non m'importava quale che fosse la scintilla. Non m'importava quale sarebbe stato il fiocco di neve. 

Sapevo che la cosa stava per crollare.


Troppo grandi per fallire

Poi siamo arrivati al 2008. Eravamo a pochi passi dal collasso sequenziale di ogni grande banca del mondo. Pensate di nuovo al domino. Che cosa stava succedendo? C'era una crisi bancaria. È iniziata nell'estate del 2007 con il fallimento di un paio di hedge fund legati a Bear Stearns.

C'è stato un piano di salvataggio da parte di fondi sovrani e banche, ma poi a marzo del 2008 Bear Stearns è andata in bancarotta. A giugno e luglio 2008 Fannie e Freddie erano in bancarotta, seguiti dai fallimenti di Lehman e AIG. I prossimi erano Morgan Stanley, Goldman Sachs, Citibank e Bank of America. JPMorgan sarebbe stata l'ultima a rimanere in piedi, per non parlare delle banche estere (Deutsche Bank, ecc.).

Tutte sarebbero fallite. 

Tutte sarebbero state nazionalizzate. 

Invece sono intervenuti gli stati e le hanno salvate per la seconda volta in 10 anni.

Eravamo a pochi passi dalla chiusura di ogni mercato e ogni banca nel mondo.

Cosa significa per l'investitore di tutti i giorni? Stiamo parlando dell'investitore che ha un piano 401k, o un conto d'intermediazione; forse un conto con E-Trade o Charles Schwab o Merrill Lynch o uno qualsiasi di questi nomi. Stiamo parlando di pizzaioli, rivenditori di auto, dentisti, medici, avvocati, chiunque con una piccola impresa. Un investitore di successo, o un imprenditore.

Insomma, coloro che hanno denaro risparmiato e temono che tale ricchezza possa essere potenzialmente spazzata via, come è quasi accaduto nel 1998 e nel 2008.

Quante volte ancora si vuole sfidare la sorte? È come giocare alla roulette russa.

Per essere precisi, nel 1998 ho detto che il governo, le autorità di regolamentazione e gli operatori di mercato a Wall Street, non hanno imparato la lezione. Hanno fatto l'opposto di quello che avrebbero dovuto fare. È accaduta la stessa cosa nel 2008. 

Nessuno ha imparato la lezione. Nessuno pensava a quello che in realtà era andato storto. Cosa hanno fatto invece? Hanno approvato la Dodd-Frank, 1,000 pagine di mostruosità burocratica con 200 progetti normativi distinti.

Si dice che la Dodd-Frank abbia messo fine alla dicitura "troppo grandi per fallire". Invece no, ha istituzionalizzato i "troppo grandi per fallire" perché non ha diminuito il potere delle banche. Le 5 più grandi banche commerciali negli Stati Uniti oggi sono più grandi di quanto non fossero nel 2008. Hanno una percentuale maggiore di attivi di bilancio. Hanno molti più derivati sui libri contabili e un rischio incorporato superiore.

Alla gente piace utilizzare il cliché "calciare il barattolo lungo la strada." Non mi piace questo cliché, ciononostante non hanno calciato il barattolo lungo la strada, bensì l'hanno calciato ad un livello superiore. 

Dagli hedge fund a Wall Street, ora il rischio è nei bilanci delle banche centrali.

Moneta mondiale

Chi ha un bilancio pulito? Chi potrebbe salvare il sistema? C'è solo un'organizzazione: il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Ha una leva finanziaria di circa 3 a 1. Il FMI ha anche una stampante monetaria e può emettere i diritti speciali di prelievo (DSP), o moneta mondiale. Li danno ai paesi, ma non direttamente alla gente. Poi i paesi possono scambiarli per le altre valute nel paniere dei DSP e spenderle.

Ecco la differenza. La prossima volta che ci sarà una crisi finanziaria, si proverà ad usare i DSP(ma sarà tutto inutile e comunque insufficiente!!!), ma ci sarà bisogno di tempo per farlo. Non si sta pensando di farlo adesso, perché non c'è comprensione di quello che potrebbe accadere.

Ciò che non si vede è una crisi incombente ed arriverà molto rapidamente. A questo giro non sarà facile rifornire di liquidità il sistema.


Saluti,


Debitori e banchieri sono tutti colpevoli

Oltre a pretendere la lista dei debitori delle banche, bisognerebbe cominciare a parlare anche di quella dei banchieri

Oltre a pretendere la lista dei debitori delle banche, bisognerebbe cominciare a parlare anche di quella dei banchieri.

Da qualche giorno a questa parte ha preso forza, come un virus, la richiesta dei nomi dei primi 100 debitori insolventi delle aziende di credito che, come il Monte dei Paschi, sono destinate ad essere salvate dallo Stato e cioè con i soldi dei contribuenti. Fuori i nomi dunque: a prima vista è difficile non essere d'accordo. Ma questa è solo una parte del problema. Ed è la più scivolosa: se ci si fa coinvolgere in un atteggiamento giacobino di questo tipo, si rischia di imbracciare il forcone prima ancora di capire contro chi lo si vorrebbe utilizzare e perché.
In Italia il cortocircuito tra i maggiori azionisti delle banche e certi loro grandi clienti, attraverso la mediazione degli strapagati top manager e sotto l'occhio vigile della Banca d'Italia, è sotto gli occhi di tutti almeno dalla fine del secolo scorso. 
Il fatto stesso che grandi imprenditori, costruttori in particolare, fossero - più o meno al tempo stesso - azionisti, amministratori e clienti a vario titolo del medesimo gruppo bancario rappresentava il terreno ideale per operare senza adeguati controlli. Mentre in casi di difficoltà, la regia della Banca d'Italia permetteva ai grandi soci di banche scassate di venire salvati da quelli delle aziende più sane.

Che così si ammalavano anch'esse.
I top manager, che sono i responsabili di ultima istanza delle grandi operazioni, mettevano la loro firma. In cambio hanno ricevuto per tre lustri (e ancora molti di loro ricevono) stipendi che nel '900 non si erano mai visti: nessuno guadagnava, con le lire, 5, 6 o 10 miliardi l'anno; che a volte lievitavano con i mitici e altrettanto misteriosi «bonus» fino al doppio. Eppure, da un certo momento in poi, questa cosa è diventata normale. 
Così come lo è diventata anche la prassi delle liquidazioni da 20-40 milioni di euro per quelli che, terminato il lavoro, se ne andavano.
Questo è un giornale di tradizione liberale che crede nel libero mercato. Ma abbiate pazienza: a noi umani il sospetto che dietro a certe cifre ci fosse l'adeguato risarcimento per aver agito più nell'interesse di alcuni soci (che facevano in modo di deliberarlo) piuttosto che in quello della società che lo pagava realmente, ci sta tutto. Specialmente «a valle» di certi risultati disastrosi lasciati in eredità.
A chi?

A noi contribuenti, pare.
Qualche settimana fa l'attuale numero uno di Unicredit, il francese Jean Pierre Mustier, ha annunciato che alla banca serve un aumento di capitale da 13 miliardi di euro: la più grande operazione mai lanciata in Italia (altrettanti sono già stati versati dai soci negli ultimi sette anni). 
Per l'occasione Mustier ha mostrato, tra le altre, una slide molto istruttiva: dei circa 50 miliardi di crediti deteriorati oggi nella pancia di Unicredit, il 50% si è accumulato in soli tre anni: dal 2007 al 2009. Vale a dire in corrispondenza dell'ultima grande «operazione di sistema» effettuata dall'allora numero uno Alessandro Profumo: la fusione con Capitalia, la ex Banca di Roma guidata da Cesare Geronzi, il gruppo bancario notoriamente più sofferente del sistema.

Nel 2010 Profumo lasciava Unicredit con una liquidazione di 40 milioni di euro, Mentre Geronzi passava alla presidenza di Mediobanca.
È vero che la crisi finanziaria ed economica ha poi trasformato tutto in Cajenna, ma certo c'è poco da stupirsi. Per questo il Giornale è stato tra i primi, dando voce a Luigi Zingales, a sposare la richiesta di una commissione di inchiesta interna (lo Stato azionista lo può fare, ma che non serve a nulla visto che non può lavorare per recuperare le somme impunemente distratte!) o parlamentare. Che ricostruisca come si è arrivati a 350 miliardi, all'equivalente del 20% del Pil, in crediti bancari deteriorati. Senza gogne e senza ipocrisia.

Fonte: qui

Banche: Cgia, grandi imprese responsabili 81% sofferenze

Situazione ha comportato forte contrazione dei crediti

(ANSA) - VENEZIA, 14 GEN - Al 30 settembre 2016, ultimo dato disponibile, le sofferenze riferite solo al sistema bancario italiano si sono attestate a 186,7 miliardi di euro lordi.
    Sebbene il tasso di copertura italiano continui ad essere superiore alla media europea, in nessun altro Paese dell'Ue la dimensione complessiva dei crediti deteriorati ha raggiunto tale importo. Lo indica la Cgia di Mestre che ha calcolato che l'81% delle stesse sofferenze è stato causato dal primo 10% degli affidati lo stesso 10% a cui sono stati erogati finanziamenti per cassa. Soggetti, questi ultimi, di segmento alto che sicuramente non appartengono alle categorie dei piccoli commercianti, degli artigiani o dei lavoratori autonomi. Questa situazione per la Cgia ha provocato una forte contrazione dei prestiti all'economia reale del nostro Paese. Non essendo in grado di recuperare una buona parte dei prestiti erogati, le banche hanno deciso di non rischiare più e hanno chiuso i rubinetti del credito.
   

domenica 15 gennaio 2017

I CAMPI DI ACCOGLIENZA IN GRECIA SONO AL COLLASSO

L’EMERGENZA MIGRANTI NEL GELO DELL’EUROPA

5 MORTI DI FREDDO IN POCHE ORE DOPO LA CHIUSURA DELLA ROTTA BALCANICA, 63MILA RIFUGIATI NELLE ISOLE DELL’EGEO 

LA MINACCIA DELL’UNGHERIA: DETENZIONE PER I RICHIEDENTI ASILO
Ettore Livini per la Repubblica

MIGRANTIMIGRANTI
CINQUE morti di freddo in poche ore. Mille persone (secondo le stime più conservative) costrette a vivere in tenda sotto la neve e senza riscaldamento. 

Quasi 15mila migranti ammassati sulle isole nell’Egeo dove la ricettività è solo di ottomila persone. La situazione dei rifugiati in Grecia — come prevedibile da mesi — è arrivata «al collasso».

Parola dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), sceso in campo dopo i drammatici rapporti arrivati dai volontari al lavoro nei campi ellenici. «La questione oggi non è rinfacciarsi le responsabilità — ha aggiunto Sarah Crowe, portavoce di un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’Unicef — ma salvare vite umane». Bruxelles ed Atene, è l’appello dell’Onu, devono dare un tetto ai 63mila rifugiati “parcheggiati” in Grecia dopo la chiusura della rotta balcanica.

MIGRANTI 1MIGRANTI 1
«Molte persone rischiano di morire congelate in queste ore solo perché l’Europa ha deciso di non aiutarle — accusa Amnesty International — sono ostaggi di politiche Ue crudeli e poco funzionali, abbandonati in un limbo legale e in squallidi campi di detenzione che non possono lasciare». 

La situazione, tra l’altro, si aggrava invece di migliorare. 

Ogni giorno decine di migranti (417 da inizio anno) affrontano il freddo e i rischi della traversata dalla Turchia per raggiungere l’Europa. 

E da mesi il loro destino è quello di venir bloccati in Grecia.

La Ue si era impegnata a ricollocare seimila persone al mese negli altri paesi della comunità per togliere pressione ad Atene, già alle prese con una pesantissima crisi economica. L’impegno però è rimasto solo sulla carta: ad oggi, un anno dopo, ne sono state trasferite solo 7.448 sulle 72mila previste. Austria, Danimarca, Polonia, Gran Bretagna e Liechtenstein sono a quota zero migranti accolti.

BARCONE CON MIGRANTIBARCONE CON MIGRANTI
Le pratiche di richiesta d’asilo politico procedono a rilento, così come i rimpatri verso la Turchia in base all’accordo (pagato da Bruxelles sei miliardi) con Ankara, fermi a 800 persone. Risultato: l’Unione si è lavata la coscienza chiudendo le frontiere ma ha lasciato il cerino acceso (in cambio di qualche centinaio di milioni di aiuti) ad Atene e Roma. Il governo Tsipras, impegnato in queste ore nel solito estenuante braccio di ferro con i creditori per sbloccare gli aiuti, sta cercando di fare le nozze con i fichi secchi.

Nei giorni scorsi ha spedito a Lesbos — dove ci sono 6.134 migranti a fronte di 3.904 posti — una nave della Marina per ospitare 500 persone e proteggerle dal freddo. Ma è una goccia nell’Oceano. «Evitiamo di nascondere le nostra responsabilità dietro la burocrazia», ha detto l’Unicef. Senza però troppo successo: «Gestire l’emergenza — ha detto gelida come il meteo una portavoce Ue — è responsabilità della Grecia».
bimbi di idomeniBIMBI DI IDOMENI

Una situazione drammatica alla quale si aggiunge l’ultima minaccia dell’Ungheria che intende ripristinare la detenzione per i richiedenti asilo, sospesa nel 2013 per le pressioni di Ue e Onu. «È contro le norme internazionali, ma lo faremo lo stesso », ha detto il premier Viktor Orbán.

Fonte: qui

Banca d'Italia e la vigilanza che non vigila!


“CHE SENSO HA DOPO IL FLOP SULL'OPERAZIONE MPS-ANTONVENETA TENERE IN PIEDI UN ISTITUTO DI VIGILANZA A CUI SFUGGE QUALSIASI COSA DA SOTTO IL NASO? 

SENZA CONTARE CHE GRAN PARTE DELLE SUE COMPETENZE SONO PASSATE ALLA BCE"

Franco Bechis per Libero Quotidiano

Quel giorno della primavera del 2008 quando l' allora presidente di Mps, Giuseppe Mussari e il direttore generale, Antonio Vigni, uscirono da Rocca Salimbeni con un assegno da nove miliardi in tasca per andare a fare quella spesuccia - Banca Antonveneta - che avrebbe travolto l' istituto senese, prima fecero un salto a Roma, a Palazzo Koch.

Un incontro con il governatore di Bankitalia dell' epoca - Mario Draghi - e i vertici dell' istituto. Si guardarono negli occhi e quel che si dissero è stato messo a verbale nella testimonianza davanti alla procura di Siena di Anna Maria Tarantola, che all' epoca guidava la vigilanza della Banca d' Italia: «ci raccomandammo con i vertici di Mps di fare per bene l' acquisizione».

MUSSARIMUSSARI
Magari gli avranno detto pure di coprirsi adeguatamente, che se a Roma tirava già una brezzolina primaverile, in Veneto invece faceva ancora freddo. Chissà se qualcuno nel direttorio avrà consigliato a Mussari e compagnia - un po' come facevano le vecchie nonne timorate di Dio con i nipotini che al mattino andavano a scuola - di farsi il segno della croce e dire qualche preghierina prima di fare l' incauta spesuccia. Magari sarebbe servito di più.

Ma qualche particolare sulla grande attenzione che la banca centrale aveva messo in una vicenda che presto avrebbe terremotato l' intero sistema del credito italiano, l' ha fornito anche come teste nella stessa inchiesta l' allora direttore generale (e futuro ministro dell' Economia) di via Nazionale Fabrizio Saccomanni: «Non ci fu segnalato che Mps aveva acquisito Antonveneta senza fare una due diligence.

BANKITALIABANKITALIA
Devo dire che, per prassi, Banca d' Italia caldeggia sempre, in caso di acquisizioni, la due diligence preventiva».

Questo per dire che nessuno nell' organo di vigilanza aveva verificato se Monte dei Paschi prima di tirare fuori quell' assegno avesse dato un' occhiata a cosa c' era in pancia di Antonveneta, o direttamente o affidandosi a qualche professionista del settore: la Banca d' Italia dava per scontato che questo fosse stato fatto.
Ma non fu fatto.

IGNAZIO VISCO BANKITALIAIGNAZIO VISCO BANKITALIA
Per altro dai verbali della stessa inchiesta emerge come Mps non avesse al suo interno quel fior di professionisti in grado di capire qualcosa mai fossero andati a controllare i conti di Antonveneta. 

Perché l' ultimo arrivato all' interno della banca senese, Marco Morelli che all' epoca era vicedirettore generale e oggi è il nuovo amministratore delegato dopo un giro da Bofa-Merrill Lynch, ha raccontato di avere ricevuto da Mussari un incarico che non sarebbe toccato a lui, ma al direttore finanziario della banca: trovare subito un prestito-ponte da due miliardi di euro sui mercati internazionali per finanziare quell' acquisto. «L' incarico che mi fu assegnato», ha dichiarato ai pm Morelli, «avrebbe dovuto svolgerlo il direttore finanziario Daniele Pirondini. Ritengo che fu assegnato a me poiché Pirondini non parlava inglese».

LA VIGILANZA

Nemmeno in una barzelletta sarebbe stata possibile immaginare una vicenda tanto grottesca: una delle grandi banche italiane che ha il direttore finanziario che deve rivolgersi ai mercati internazionali con il piccolo handicap di non conoscere una parola di inglese (e la finanza parla solo con quella lingua). E la vigilanza della banca centrale che non sa nulla di nulla di quel che deve autorizzare - ma lo autorizza - e balbetta solo per voce di mamma Tarantola, che guida la vigilanza bancaria: «Mi raccomando, Mussari, spendete bene quei 9 miliardi di euro».

BANKITALIA 2BANKITALIA 2
La fortuna - a pochi anni di distanza - è che quel compito di vigilanza sulle grandi banche italiane non è più di Banca di Italia, ma della vigilanza centrale della Bce, dove peggio non può andare certo di come accadde con via Nazionale. Bankitalia potrebbe avere mostrato in questa vicenda faciloneria e scarsa professionalità, ma c' è chi ha pensieri più maliziosi. 

I documenti per altro dimostrano che la vigilanza sapeva benissimo non solo che Mussari quei soldi li avrebbe spesi male, ma pure che non stava spendendo 9 miliardi di euro:
il costo vero dell' operazione era circa 17 miliardi di euro, v
isto che Antonveneta aveva in pancia un debito fresco di 7,9 miliardi di euro con gli olandesi di Abn-Amro.

ANNA MARIA TARANTOLAANNA MARIA TARANTOLA
Bankitalia sapeva, perché i suoi ispettori erano entrati in Antonveneta nel marzo 2007 e videro tutto, facendo di fatto quella due diligence che Mps si dimenticò di fare.

Via Nazionale non fu però così carina da avvisare Mps prima che compisse il fatal passo. A quanto pare la vigilanza non dovette informare nemmeno il
Governatore Draghi, che il 17 marzo 2008 firmò la sua autorizzazione a Mps per l' acquisto di Banca Antonveneta, certificando come (e sbagliò) l' operazione era in linea con i principi di sana e prudente gestione e che il costo (non il prezzo, il costo) sarebbe stato di 9 miliardi, quando la banca centrale conosceva perfettamente il debito con Abn Amro che aveva in pancia Antonveneta, e che quindi il costo reale sarebbe stato di 17 miliardi di euro, insostenibile per Mps come poi si è rivelato.

Siccome a pensare male si fa sempre peccato, non lo pensiamo. Ma che senso ha dopo questo flop pazzesco tenere ancora in piedi un istituto di vigilanza a cui sfugge qualsiasi cosa da sotto il naso, e quando anche non sfugge a qualcuno più sveglio, se lo tiene per sé come geloso segreto, senza comunicarlo a chi poi deve prendere le decisioni che contano?

IL TESORO DI MUSSOLINI CONSERVATO A BANKITALIAIL TESORO DI MUSSOLINI CONSERVATO A BANKITALIA
Il grosso della vigilanza non è più della Banca d' Italia, che però è ancora in grado di farsi sfuggire qualsiasi cosa con le banchette di provincia che dovrebbe controllare. Gli antichi compiti sulla moneta e i cambi sono in gran parte stati sottratti alla banca centrale.

Che ha ancora un buon ufficio studi, che spesso fa studi inutili (come quelli sulla economia locale dove le camere di commercio avrebbero più strumenti e dati per capire la realtà).

Ma soprattutto ha ancora al suo interno un vero e proprio esercito di dipendenti, sempre più in cerca di missione e vocazione.

Al 31 dicembre 2015 il personale era ancora di 7.032 unità, con un costo totale 815 milioni di euro (erano 812 l' anno precedente). 

Che facciamo fare a loro per evitare nuovi disastri e non mettere tutti per strada?
SACCOMANNI E DRAGHISACCOMANNI E DRAGHI

EDUCAZIONE FINANZIARIA 

L' idea più gettonata in questi mesi è la figlia di fico dietro cui l' istituto centrale, il governo italiano e il parlamento si nascondono per non raccontare la realtà dei disastri bancari di questi anni e le gravi responsabilità delle istituzioni. La parolina magica utilizzata è "educazione finanziaria".

Bel termine, che cela però una gigantesca balla. 

La tesi di questi profeti dell' educazione finanziaria è che se i risparmi in questi anni si sono polverizzati nelle mani dei risparmiatori, la colpa è loro e della scarsa educazione che avevano nella materia. Poverini, essendo ignoranti non hanno capito che compravano prodotti rischiosi. Educhiamoli un po', così non lo faranno più. Questa è la tesi. 

La verità è l' esatto opposto: in tutte queste vicende è ormai palese che gli ignoranti erano i professori della materia, non gli alunni.
Ignoranti e spesso figli di buona donna i vigilantes di Bankitalia e Consob
che hanno chiuso gli occhi e non hanno protetto i risparmiatori, e tutti quei vertici, dirigenti e funzionari bancari che hanno mistificato la realtà pure di guadagnare qualche euro in più e proteggere la propria poltrona e la propria busta paga.
VISCO DRAGHIVISCO DRAGHI

Governo, buona parte dei parlamentari e Bankitalia vorrebbero rendere obbligatoria fin dalle scuole l' educazione finanziaria, così gli autori dei disastri verrebbero eletti a maestri di vita.

Splendida idea, no?

E per capire come questa sia solo una fregatura basta sfogliare i bilanci di una delle banche che si vantava di avere promosso in giro più educazione finanziaria di ogni altro. 

Chi era? 

Ma sì, proprio Mps. 

Che aveva lanciato "Consumer-Lab", "Bancascuola", il "Laboratorio prodotti", per «raccogliere spunti dall' ottica consumer su nuovi prodotti della Capogruppo» e perfino iniziative «attraverso internet e i social network (Facebook, Twitter, YouTube), con l' utilizzo anche di supporti video, per promuovere l' educazione finanziaria».

Stessa cosa vorrebbe fare Bankitalia, e sarebbe opportuno fermarli fino a che siamo in tempo.
ignazio visco mario draghiIGNAZIO VISCO MARIO DRAGHIBELLI ADDORMENTATIbankitaliaBANKITALIA

Resti in via Nazionale un buon ufficio studi a collaborare con le altre istituzioni, e si metta al sicuro il discreto patrimonio artistico conservato in palazzo Koch con le belle collezioni dell' Otto-Novecento, dalle sculture di Umberto Mastroianni, Giò Pomodoro e Pietro Consagra ai dipinti di Francesco Hayez, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico, Giacomo Balla, Giovanni Fattori, Alberto Burri e tanti altri...

Fonte: qui

NEL “GROVIGLIO” MONTE PASCHI CI MANCAVANO SOLO GLI “OCCHIONERO”

UNO DEI FRATELLI SPIONI, GIULIO OCCHIONERO ERA STATO CONSULENTE DELLA BANCA SENESE: AVEVA CEDUTO A MPS, TRAMITE LA SAPIENZA, UN SOFTWARE PER IL TRADING 

NELL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE SI LEGGE ANCHE CHE È L’HACKER E’ LEGATO CON GLI AMBIENTI DELLA MASSONERIA ITALIANA

Camilla Conti per il Giornale
giulio occhioneroGIULIO OCCHIONERO

Tutte le strade, anche quelle meno «pulite», portano a Siena. Che negli ultimi vent'anni sembra essere diventato l'occhio di qualsiasi ciclone non solo finanziario.

I grovigli armoniosi fra politica e banca hanno avuto diramazioni insospettabili che vanno oltre i primi cento debitori insolventi cui l'istituto ha prestato incautamente fiori di milioni senza vederli più tornare indietro. Perché ricostruendo la storia di Giulio e Francesca Occhionero che odora di massoneria, di apparati militari e istituzioni finanziarie americane, spunta - puntuale come un orologio svizzero - il Monte dei Paschi.

MPSMPS
L'ascesa e la caduta di Giulio Occhionero - considerato l'«hacker» fra i due fratelli, mago dell'informatica e ingegnere nucleare - passa per le consulenze con società americane ma anche per il Monte. Giulio un tempo era parecchio conosciuto nel mondo dei trader finanziari. Si occupava sostanzialmente di trading veloce, la compravendita giornaliera di titoli finanziari (azioni e derivati) e - come ha riportato qualche giorno fa Il Messaggero - a un giornalista che era casualmente entrato in contatto con lui, aveva raccontato di un contenzioso con Mps, banca per la quale aveva lavorato come consulente e che avrebbe conseguito robusti guadagni proprio grazie al suo metodo.
FRANCESCA MARIA OCCHIONEROFRANCESCA MARIA OCCHIONERO

Nelle carte dell'inchiesta si legge che «nel 2002 il Monte dei Paschi (ai tempi presieduto da Pier Luigi Fabrizi e guidato da Vincenzo De Bustis, ndr) ha adottato la sua metodologia di trading giornaliero implementando un'apposita linea dedicata ai clienti high-net-worth». Ovvero con un patrimonio netto elevato. La consulenza era però finita in mano agli avvocati: Occhionero avrebbe fatto causa a Mps perché per la sua collaborazione gli avevano offerto una cifra che riteneva troppo modesta (qualche centinaia di migliaia di euro), a fronte di guadagni straordinari che il Monte aveva - secondo lui - realizzato.


mps titoli di stato 4MPS TITOLI DI STATO 4
Nella città del Palio, fonti locali riferiscono al Giornale che in realtà quel software creato da Giulio era stato fornito alla banca dall'Università La Sapienza di Roma. In effetti, Occhionero nel 2000 ha fondato il Quantitative Finance Group, joint venture tra la sua società Westland Securities e l'ateneo capitolino dove lo stesso esperto informatico si era laureato. E dal marzo 2001 avrebbe fatto parte per due anni, come unico membro esterno alla banca, del comitato investimenti del Monte nel business del private banking come consulente nella selezione dei portafogli di investimenti. Non solo. Anche la sorella Francesca, prima di puntare al mondo dell'alta finanza, ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze chimiche proprio alla Sapienza, poi ha cambiato vita.
Francesca OcchioneroFRANCESCA OCCHIONERO

Ma c'è un altro fil rouge che lega i due fratelli Occhionero a Siena ed è la massoneria. Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge anche che Giulio Occhionero è legato con gli ambienti della massoneria italiana, in quanto membro della loggia «Paolo Ungari Nicola Ricciotti Pensiero e Azione» di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile, parte delle logge de Grande Oriente d'Italia».

L'attuale Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, in un'intervista rilasciata nei giorni scorsi si è definito una «vittima, non conoscevo Giulio Occhionero, ma appena letta la notizia dell'inchiesta ho provveduto a sospenderlo dal Grande Oriente d'Italia». Il nome di Bisi compare tra quelli spiati dagli Occhionero, insieme ad altri 337 «fratelli».

Ma soprattutto è molto noto a Siena. È suo il copyright del «groviglio armonioso» fra finanza e politica che ha scandito la storia della città e della sua banca di riferimento. Bisi è stato caporedattore e poi vicedirettore del Corriere di Siena, amico dell'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari nonché il più importante massone della città toscana. E di recente è finito nel registro degli indagati della Procura di Siena nell'ambito dell'inchiesta «Time Out» sul fallimento per bancarotta fraudolenta della Mens Sana Basket.

Fonte: qui

GIULIO OCCHIONERO ERA UN COLLABORATORE DELLA CIA!

LO SUSSURRANO LE BARBE FINTE DELL'INTELLIGENCE ITALIANA SECONDO CUI, I DUE FRATELLI VENIVANO USATI DALL’AGENZIA USA PER OTTENERE INFORMAZIONI IN MODO “NON UFFICIALE”

VEDI L’INTERESSE PER L’ENAV, CHE SI OCCUPA DI VOLI DI STATO E MILITARI, OPPURE PER FINMECCANICA (LEGGI F35). E POI CI SONO GLI INTERESSI DELLE AZIENDE AMERICANE IN ITALIA

ECCO PERCHE’ DAGLI STATI UNITI C’ERA PIU’ DI UN INTERESSE A TENERE D’OCCHIO IL NOSTRO PAESE E I SOMMOVIMENTI ECONOMICI E POLITICI. D'ALTRONDE CHI HA INTENZIONE DI INVESTIRE, VUOLE SAPERE DOVE STA METTENDO I SUOI SOLDI E NELLE MANI DI CHI CONSEGNA GLI AFFARI


Chiara Giannini per “il Giornale”

Negli ambienti vicini all' intelligence italiana sembra lo sappiano tutti: «Giulio Occhionero era un collaboratore della Cia». Insomma, se non un agente, almeno qualcuno che aveva rapporti costanti con l' agenzia Usa, che lo avrebbe usato per ottenere informazioni. L' ingegnere, nel campo dell' hackeraggio informatico, è pressoché sconosciuto. Lo conoscono molto bene, invece, in certi ambienti legati al mondo americano a Roma.
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Che ci sarebbe dietro a quello che è balzato agli onori delle cronache come un genio del cyber crimen? Pure e semplici questioni di controspionaggio. Ogni Paese ha le sue mele marce, persino all'interno dei servizi nostrani, si dice. La spia tra le spie, insomma, quella che finge di fare il bene del Paese e poi passa informazioni al nemico. Ma sono semplici questioni di scacchiera internazionale. Vedi l'interesse per Enav, l ente che si occupa delle rotte dei voli, compresi quelli di Stato e militari, oppure per Finmeccanica, che molto ha a che vedere con gli Usa, visti gli scambi commerciali.

giulio occhioneroGIULIO OCCHIONERO
Una parola dice tutto: F35. E poi ci sono interessi importanti delle multinazionali americane nel nostro Paese. La lista di chi potrebbe aggiudicarsi appalti o chi, in passato, lo ha fatto, è lunga. I nomi di queste realtà si possono trovare su tutte le cronache: dall' attenzione sui porti, sugli stadi, persino nella realizzazione del ponte sullo stretto di Messina figurano soggetti che arrivano da Oltreoceano.

Ecco perché c' è chi dagli Usa avrebbe avuto un vantaggio nel tenere d' occhio il nostro Paese e, soprattutto i suoi movimenti economici e politici: l' Italia fa gola. Ci sono stipendi bassi, disoccupazione alta: la Nazione ideale in cui investire. Si parla di centinaia di investimenti esteri nello Stivale solo nel 2016. Ed è ovvio che qualsiasi azienda, prima di buttare i soldi in una gara d'appalto o decidere se acquistare servizi, vendere pezzi o aprire una succursale in un Paese estero, voglia informarsi.
logo enavLOGO ENAV

Quale migliore fonte della principale agenzia investigativa del Paese? E quale miglior «infiltrato» di un soggetto che in Italia abita, che vive talmente defilato e sottotono da apparire in pubblico solo in rare occasioni? Chi ha avuto modo di conoscerlo ne parla come di un «tipo schivo e strano», uno che in vacanza si affittava ville intere da solo, che aveva pochi amici, quasi tutti legati a certe realtà, che frequentava gente dell'alta finanza e della società bene americana trapiantata in Italia.
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Di fatto, c' è chi ha definito Occhionero uno «smanettone», uno che ha messo la sua capacità informatica e qualche pizzico di fortuna per raggiungere obiettivi di un certo tipo. La realtà è che dietro a questa facciata ci sarebbe un vero e proprio genio, uno che ha fatto i conti con l'oste, tanto che già si vocifera che tutto finirà in una bolla di sapone. Insomma, oltre ad avere le spalle parate da contatti di alto livello, avrebbe già preparato e con netto anticipo, un piano di fuga. «Non lo incrimineranno mai - dicono i bene informati - e lo faranno passare per uno sfigato con la mania del dossieraggio».

Fonte: qui

A CHE SERVE L'EURO (DA RITAGLIARE E INCORNICIARE)


A GERMANIA HA RISPARMIATO 240 MILIARDI DI EURO GRAZIE AI BASSISSIMI TASSI D'INTERESSE DI CUI GODE DAL 2008

SONO I CALCOLI DELLA BUNDESBANK. L'EUROCRISI È STATA UNA BENEDIZIONE PER LA MERKEL - MA C'È DI PIÙ: ''IL PIL 2016 È CRESCIUTO GRAZIE ALLA CRISI DEI RIFUGIATI. PIÙ POPOLAZIONE E TASSI SUI MUTUI AI MINIMI STORICI (GRAZIE ALL'ODIATA BCE) UGUALE BOOM DELLE COSTRUZIONI

PER CHIUDERE: ''IL GOVERNO HA PIÙ SOLDI DI QUANTI RIESCA A SPENDERE''

VI RICORDIAMO CHE LA BUNDESBANK, LA BANCA CENTRALE TEDESCA, E' PUBBLICA ED ACQUISTA IN EMISSIONE L'INOPTATO DEI TITOLI DI STATO DEL PROPRIO PAESE, COSA CHE NON ACCADE PER L'ITALIA.

QUESTA DIFFERENZA PROVOCA DAL 1981 UNA DIFFERENZA SOSTANZIALE TRA GLI INTERESSI PAGATI SUL DEBITO PUBBLICO FRA I 2 PAESI DELL'ORDINE DEL 3%-4% ANNUI, PARI AD UNA DIFFERENZA DI COSTO DELL'ORDINE DI 50 MILIARDI L'ANNO.


1. GERMANIA:STAMPA, DA TASSI BASSI RISPARMIO STATO PER 240 MLD
 (ANSA) - "Un regalo da 240 miliardi di euro". È il titolo di un articolo dell'Handelsblatt che, oggi, anticipa i calcoli della tedesca Bundesbank, secondo la quale, questa è la somma risparmiata dal Bund tedesco, grazie ai tassi bassi negli ultimi anni. "Dal 2008 lo Stato ha pagato 240 miliardi di euro in meno per i tassi, rispetto a prima della crisi finanziaria", si legge. Gli economisti della banca centrale tedesca hanno comparato il livello dei tassi del 2007, anno precedente alla crisi, con quello degli anni successivi.
MERKEL E SCHAEUBLEMERKEL E SCHAEUBLE

Lo Stato nel 2007 dovette pagare agli investitori ancora un 4,23% di rendita media per il denaro fresco. "Soltanto l'anno scorso, grazie al crollo dei tassi, Bund, Laender, Comuni e assicurazioni sociali hanno dovuto pagare 47 miliardi in meno, per il servizio del debito". E secondo i calcoli dell'istituto economico RWI, conclude Hb, "se i tassi salissero soltanto di un 1%, lo Stato dovrebbe pagare 21 miliardi di euro in più".


3. L'ARTICOLO INTEGRALE DELL'HANDELSBLATT, CON UN ESTRATTO DA RITAGLIARE E INCORNICIARE


''Il Pil della Germania è cresciuto dell'1,9% lo scorso anno. Bassi tassi di interesse e una maggior spesa del governo in connessione con la crisi dei rifugiati, la crescita è stata spinta da un boom nell'industria delle costruzioni, alimentata dalla crescita della popolazione e da tassi d'interesse sui mutui ai minimi storici.
merkel schaeuble germaniaMERKEL SCHAEUBLE GERMANIA

''La crisi dei rifugiati e la politica monetaria ultra-accomodante della BCE si sono dimostrate una benedizione per l'economia, e hanno artificialmente prolungato la ripresa'', sostiene Carsten Brzeski, un analista di ING-Diba.

L'economia tedesca sta andando bene, il che significa che al momento ci sono talmente tanti soldi disponibili che i ministeri non riescono a spenderli tutti, non avendo la capacità di pianificazione necessaria. Come risultato, la spesa annuale del 2016 è risultata 5,7 miliardi più bassa di quanto avesse programmato il ministro delle Finanze Schaeuble.''

Fonte: qui


"Il Pd vende armi all'Isis". Giovane lancia l'iPad a Roberto Speranza

L'aggressore è riuscito a dileguarsi prima di essere fermato dalle forze dell'ordine.

Solidarietà a Speranza dal mondo politico e istituzionale


"Il Pd vende armi all'Isis": è la prima frase che un giovane - che Polizia e Carabinieri stanno ora cercando di identificare e rintracciare - ha detto in serata, a Potenza, prima di scagliare contro Roberto Speranza, ex capogruppo alla Camera del Pd, l'iPad dello stesso parlamentare che partecipava alla presentazione di un libro.

Il giovane ha accusato Speranza anche per una foto che ritrae l'ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi insieme al presidente della Turchia, Recep Tayyp Erdogan, e ha aggiunto rivolgendosi al deputato: "Ti dobbiamo ammazzare in quanto deputato del Pd!".

Tutto si è svolto nel giro di pochi secondi: il giovane è stato bloccato e fatto arretrare da alcuni presenti. Portato fuori dall'aula magna dell'Università della Basilicata - dove Speranza partecipava alla presentazione del libro "Kabane calling", di Zeocalcare - forse proprio da suoi conoscenti, il giovane è riuscito ad allontanarsi prima dell'arrivo delle forze dell'ordine.

Finito il convegno, Digos e Carabinieri hanno parlato con Speranza, mentre alcuni investigatori hanno raccolto testimonianze e visionato immagini televisive per identificare l'aggressore, che potrebbe essere uno studente universitario residente in un comune del Potentino. Speranza, rimasto illeso, ha continuato il suo intervento fino alla fine. 

Il parlamentare lucano ha parlato di "episodio gravissimo" ma, su Facebook, ha sottolineato che "la violenza non può fermare la discussione democratica, la democrazia non può essere fermata".

14 gennaio 2017

Fonte: rainews.it