9 dicembre forconi: freddo
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domenica 24 dicembre 2017

IL FREDDO “FA NOTIZIA” MA 30 ANNI FA QUESTE TEMPERATURE ERANO NORMALI.


MA 30 ANNI FA QUESTE TEMPERATURE ERANO NORMALI. COME MAI GLI ITALIANI (E SOPRATTUTTO I PIÙ GIOVANI) CONTINUANO A LAMENTARSENE? E' COLPA DEGLI ULTIMI INVERNI CALDI MA È ANCHE QUESTIONE DI ABITUDINI ...

Elvira Serra per il “Corriere della Sera”

Si stava meglio quando si stava peggio, mettevamo due maglioni di lana anche dentro casa, le valvole termostatiche a regolazione autonoma non esistevano e uscivamo per andare al lavoro intabarrati come Tutankhamon. Naturalmente non è vero, non si stava meglio. Ma ci lamentavamo di meno, il meteo non ci sembrava polare quando era soltanto normale e non avremmo scritto articoli su com' è cambiata la nostra percezione del freddo se il 20 dicembre a Milano c' erano 6 gradi di massima: 30 anni fa sarebbero stati del tutto adeguati alla stagione e nessuno, a parte Nada, avrebbe ripetuto allo sfinimento ma che freddo fa.
temperature invernaliTEMPERATURE INVERNALI

«È il problema della memoria corta e, semmai, degli ultimi inverni troppo caldi: ora siamo vicini alla normalità», spiega il meteorologo Massimiliano Pasqui, per nulla colpito dalla temperatura media di 2 gradi a Milano, di 8 a Roma e di 6 a Napoli, perché l' anomalia erano i quattro gradi in più registrati lo stesso giorno di un anno fa. Anche se la tendenza è quella: il Cnr ha appena presentato la relazione termometrica del 2017, con 1,3 gradi in più rispetto alla media di riferimento.

«Le stagioni si spostano in avanti, le masse di aria fredda arrivano a fine gennaio. Quella attuale, che ha investito l' Italia da una settimana e mezzo, sarebbe stata del tutto ordinaria fino agli anni '90», insiste Giampiero Maracchi, fondatore e già direttore dell' Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La sua esperienza professionale e umana gli fa notare una serie di cambiamenti che hanno a che fare con la nostra quotidianità: «Ci vestiamo più leggeri, gli appartamenti e gli uffici sono ben riscaldati, lo stesso i mezzi pubblici. Così una variazione che tutto sommato ci riporta a temperature nella norma dell' inverno viene percepita come straordinaria».
temperature invernaliTEMPERATURE INVERNALI

E qui veniamo alla nostra percezione del freddo. «Se fuori ci sono 5 gradi e soffia un vento a 20 chilometri orari, il corpo ne percepisce zero».

La formula matematica di Maracchi si giustifica con l'«effetto ventilatore», tanto piacevole d' estate, quanto raggelante d' inverno. In questo caso giova un po' non esser magri, giacché il grasso è un cattivo conduttore di calore e se lo tiene tutto nel corpo. Ma non è un invito a mangiar tanto, anche se l' equazione «più freddo più fame» è radicata nella memoria dei nostri antenati ed è alla base della termoregolazione. «Siamo portati a mangiare di più per bruciare di più e generare più energia - racconta Marcello Ticca, vicepresidente della Società italiana di Scienza della alimentazione -, ma non c' è bisogno, non viviamo né lavoriamo all' aperto».

mutande di lanaMUTANDE DI LANA
Il problema se l' era posto anche Mario Rigoni Stern nel suo Stagioni , del 2006. E non se ne fece scomporre. Scrisse: «Basta con queste lagne. È perché viviamo sempre in case surriscaldate, perché facciamo poco movimento; perché le donne vanno vestite leggere per far vedere le forme (...), perché i giovani vestono i jeans e non mettono le mutande di lana e bevono bevande fredde invece di tè caldo». E non c' erano già più le mezze stagioni.

Fonte: qui

domenica 15 gennaio 2017

I CAMPI DI ACCOGLIENZA IN GRECIA SONO AL COLLASSO

L’EMERGENZA MIGRANTI NEL GELO DELL’EUROPA

5 MORTI DI FREDDO IN POCHE ORE DOPO LA CHIUSURA DELLA ROTTA BALCANICA, 63MILA RIFUGIATI NELLE ISOLE DELL’EGEO 

LA MINACCIA DELL’UNGHERIA: DETENZIONE PER I RICHIEDENTI ASILO
Ettore Livini per la Repubblica

MIGRANTIMIGRANTI
CINQUE morti di freddo in poche ore. Mille persone (secondo le stime più conservative) costrette a vivere in tenda sotto la neve e senza riscaldamento. 

Quasi 15mila migranti ammassati sulle isole nell’Egeo dove la ricettività è solo di ottomila persone. La situazione dei rifugiati in Grecia — come prevedibile da mesi — è arrivata «al collasso».

Parola dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), sceso in campo dopo i drammatici rapporti arrivati dai volontari al lavoro nei campi ellenici. «La questione oggi non è rinfacciarsi le responsabilità — ha aggiunto Sarah Crowe, portavoce di un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’Unicef — ma salvare vite umane». Bruxelles ed Atene, è l’appello dell’Onu, devono dare un tetto ai 63mila rifugiati “parcheggiati” in Grecia dopo la chiusura della rotta balcanica.

MIGRANTI 1MIGRANTI 1
«Molte persone rischiano di morire congelate in queste ore solo perché l’Europa ha deciso di non aiutarle — accusa Amnesty International — sono ostaggi di politiche Ue crudeli e poco funzionali, abbandonati in un limbo legale e in squallidi campi di detenzione che non possono lasciare». 

La situazione, tra l’altro, si aggrava invece di migliorare. 

Ogni giorno decine di migranti (417 da inizio anno) affrontano il freddo e i rischi della traversata dalla Turchia per raggiungere l’Europa. 

E da mesi il loro destino è quello di venir bloccati in Grecia.

La Ue si era impegnata a ricollocare seimila persone al mese negli altri paesi della comunità per togliere pressione ad Atene, già alle prese con una pesantissima crisi economica. L’impegno però è rimasto solo sulla carta: ad oggi, un anno dopo, ne sono state trasferite solo 7.448 sulle 72mila previste. Austria, Danimarca, Polonia, Gran Bretagna e Liechtenstein sono a quota zero migranti accolti.

BARCONE CON MIGRANTIBARCONE CON MIGRANTI
Le pratiche di richiesta d’asilo politico procedono a rilento, così come i rimpatri verso la Turchia in base all’accordo (pagato da Bruxelles sei miliardi) con Ankara, fermi a 800 persone. Risultato: l’Unione si è lavata la coscienza chiudendo le frontiere ma ha lasciato il cerino acceso (in cambio di qualche centinaio di milioni di aiuti) ad Atene e Roma. Il governo Tsipras, impegnato in queste ore nel solito estenuante braccio di ferro con i creditori per sbloccare gli aiuti, sta cercando di fare le nozze con i fichi secchi.

Nei giorni scorsi ha spedito a Lesbos — dove ci sono 6.134 migranti a fronte di 3.904 posti — una nave della Marina per ospitare 500 persone e proteggerle dal freddo. Ma è una goccia nell’Oceano. «Evitiamo di nascondere le nostra responsabilità dietro la burocrazia», ha detto l’Unicef. Senza però troppo successo: «Gestire l’emergenza — ha detto gelida come il meteo una portavoce Ue — è responsabilità della Grecia».
bimbi di idomeniBIMBI DI IDOMENI

Una situazione drammatica alla quale si aggiunge l’ultima minaccia dell’Ungheria che intende ripristinare la detenzione per i richiedenti asilo, sospesa nel 2013 per le pressioni di Ue e Onu. «È contro le norme internazionali, ma lo faremo lo stesso », ha detto il premier Viktor Orbán.

Fonte: qui