9 dicembre forconi

giovedì 6 ottobre 2016

JOSEPH STIGLITZ: Italia presto fuori dall’Euro ed Eurozona con destino segnato


Mi è capitato di finire sul sito del Welt, e mi sono ritrovato con un’intervista quantomai interessante, soprattutto perché a parlare è Joseph Stiglitz,  premio Nobel all’economia e non proprio uno stupido. Il suo parere è autorevole e merita sicuramente un po’ di considerazione.
Di certo Joseph Stiglitz non è mai stato tenero con questa struttura di Unione Europea,  ed a ragione. Infatti, come il sottoscritto, ritiene assolutamente deleteria questa situazione, dove abbiamo a che fare con quest’agglomerato di paesi che è sempre più una Disunione. E a nulla sono serviti i moniti della Brexit. Anzi, il dramma dell’immigrazione non hanno fatto che aumentare le divisioni. Non c’è accordo su nulla, ognuno guarda l proprio giardino e tira su le barricate per difendere i propri territori e la propria integrità, andando contro a quegli accordi (Schengen) che dovrebbero andare in ben atra direzione.
Anche per Stiglitz, quindi, questa Unione Europea non ha più senso. E deve succedere qualcosa altrimenti sarà il disastro. Ma la cosa interessante è quello che lui aggiunge….

(…) Starökonom Joseph Stiglitz glaubt nicht, dass Italien auf Dauer Teil der Euro-Zone sein wird. „Wenn ich mich mit Italienern unterhalte, spüre ich, dass die Menschen dort zunehmend enttäuscht sind vom Euro“, sagte der Nobelpreisträger im Gespräch mit der „Welt“. (Source) 

Tradotto dal tedesco suona all’incirca così: secondo Stiglitz l’Italia non farà ancora parte del progetto Euro ancora per molto tempo. 

Anche perché ha la convinzione che gli italiani siano sempre più delusi da questa Europa unita e dalla moneta unica. 

Possiamo dargli torto? 

Successivamente Stiglitz parla di tutto quello che noi conosciamo molto bene: la nostra crisi bancaria, le sofferenze, la crisi economica, la mancanza di crescita, tutte cose arcinote sopratutto per chi segue questo blog. Ma dice anche che tanto in Europa non c’è la volontà di “andare oltre” e provare a creare un qualcosa di più coeso. E alla fine sarà quindi ovvio arrivare all’EuroFrammentazione.

(…) Deshalb werde der gemeinsame Währungsraum vermutlich in den kommenden Jahren zerbrechen. Dann werde es die Euro-Zone in ihrer heutigen Form nicht mehr geben, sagte der Topökonom: „Es wird in zehn Jahren noch eine Euro-Zone geben, aber die Frage ist, wie sie aussehen wird. Es ist sehr unwahrscheinlich, dass sie immer noch 19 Mitglieder haben wird. Es ist schwer zu sagen, wer dann noch dazugehören wird.“ (…)
Fin qui tutto bene, o meglio tutto male ma sono cose che vado dicendo sul blog da tempo immemore, anche se (lo sapete) io sarei toericamente un europeista, ormai degradato al livello Europeista deluso e rassegnato.
Quello che è interessante viene subito dopo.

(…) Der Ökonom kann zwar eine ganze Reihe von Reformen aufzählen, die nötig wären, damit die Währungsunion tatsächlich funktioniert. Offenbar glaubt er selbst aber nicht daran, dass sich die Regierungen der Mitgliedstaaten zu diesen Schritten aufraffen werden. Die Auflösung der Gemeinschaftswährung oder der Bruch in einen Nord-Euro und einen Süd-Euro seien deshalb die einzig realistischen Optionen, die lahmende Wirtschaft des Kontinents wieder in Schwung zu bringen. (…)
L’economista elenca una serie di provvedimenti che sarebbero necessari. Ma che tanto non saranno attuati: La soluzione quindi è quasi d’obbligo. 

O si passa ad un doppio Euro (Euro del Nord ed Euro del SUD, UNA SOLUZIONE RIDICOLA CHE NON RISOLVE I PROBLEMI STRUTTURALI DI UNA MONETA USURAIA) oppure più semplicemente (si fa per dire… ndr) avremo la frammentazione dell’Euro. Quindi Euro “game over”.

Stiglitz poi fa anche un paragone tra USA e UE. Dimensionalmente simili, con crisi abbastanza superato dagli americani mentre invece in Europa… i problemi sono ancora tutti li. 

Proprio perché gli USA sono un’unione vera e non farlocca come la nostra.

Quindi l’ipotesi Euro Frammentazione non è da cestinare. La Germania ha per esempio già accettato che la Grecia lascerà la zona euro, dice Stiglitz. Ed in passato il premio Nobel ha consigliato a Portogallo e Grecia di lasciare quanto prima l’Eurozona. 

Ma sarà proprio l’Italia il paese che rischia questo percorso prossimamente proprio a causa del peggioramento della fiducia sull’argomento Euro nel nostro Bel Paese.


Un parere, quello di Stiglitz, come tanti. Ma secondo me ben più autorevole. 
Dobbiamo quindi aspettarci quanto prima una Eurodeflagrazione?
Fonte: qui

Bombardata Ambasciata russa a Damasco


L'Ambasciata della Federazione Russa a Damasco è stata bombardata con colpi di mortaio; nessuno del personale della missione diplomatica è rimasto ferito, segnala il ministero degli Esteri.


"La missione diplomatica russa a Damasco è stata attaccata con colpi di mortaio. 

Una delle granate è esplosa sul territorio dell'ambasciata vicino al complesso residenziale. Solo per caso nessuno dei dipendenti della nostra ambasciata è diventato vittima. La missione diplomatica ha subito dei danni materiali. 

Due mine sono esplose nei pressi dell'Ambasciata", — ha rilevato il ministero degli Esteri russo. Il ministero degli Esteri ha chiarito che l'attacco è stato lanciato da un sobborgo della capitale siriana controllato da Al-Nusra e dal gruppo islamista Failak ar-Rahman. 

"Ancora una volta i terroristi hanno messo a grave rischio la vita e l'attività dei diplomatici russi in Siria, sono state violate le norme fondamentali del diritto internazionale. Consideriamo il bombardamento dell'Ambasciata russa a Damasco come conseguenza delle azioni di coloro che, come gli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati, continuano a fomentare il sanguinoso conflitto in Siria, flirtando con i terroristi ed i fondamentalisti islamici di vario genere," — ha sottolineato il dicastero russo. 

"Siamo convinti che la risposta alle azioni provocatorie dei criminali debbano essere sforzi coordinati contro il terrorismo da parte della comunità internazionale," — hanno aggiunto al ministero degli Esteri. Non è la prima volta che l'Ambasciata russa a Damasco è attaccata con colpi di mortaio: ci sono stati diversi episodi di questo tipo nel corso dello scorso anno.

4 Ottobre 2016

Fonte: sputniknews.com

mercoledì 5 ottobre 2016

I video di Al Qaeda? Li produceva il Pentagono

Al-QaedaI video di Al Qaeda?

Così falsi da sembrare veri e commissionati non da Bin Laden, ma dal Pentagono, per il tramite dell’agenzia di PR britannica Bell Pottinger che per almeno cinque anni ha lavorato in Iraq su mandato del Dipartimento della difesa americano ottenendo un compenso di oltre 100 milioni di dollari all’anno. Totale: 540 milioni di dollari, una cifra esorbitante.

Sì, sì, avete letto bene: certi filmati di Al Qaeda erano “made in USA”.

A rivelarlo è il Bureau of Investigative Journalism in un’ottima inchiesta appena pubblicata sul web, incentrata sulla testimonianza di un video editor, Martin Wells, che quei filmati li ha fatti in prima persona, e riscontri nei documenti ufficiali.

La storia è intrigante, quasi da film. Siamo a Londra. Wells, un video operatore free lance, nel maggio del 2006 viene contattato con la prospettiva di un contratto in Medio Oriente e al primo colloquio si accorge che il committente è molto particolare. Non è la solita società di produzione ma l’ambiente in cui viene accolto è militare; anzi di intelligence militare. Viene scortato da guardie armate all’ultimo piano di un palazzo. Il colloquio è breve e gli comunicano subito l’assunzione perché hanno fatto delle verifiche sul suo conto e lo hanno trovato «pulito». Tempo 48 ore e si trova a Baghdad in una base ultraprotetta, una centrale dove vengono pianificate operazioni di guerra psicologica, in gergo le psyops, alcune delle quali tradizionali.

“Dovevamo produrre filmati “bianchi” ovvero nei quali la fonte era dichiarata, tendenzialmente si trattava di spot contro Al Qaeda”, spiega Wells.

Ma altre erano decisamente meno trasparenti. “La seconda tipologia era ‘grigia': finti servizi giornalistici che poi venivano mandati alle Tv arabe”.

E poi c’era quella “nera” in cui la paternità dei video era “falsamente attribuita”.

Insomma false flag, che Wells spiega così: “Producevamo finti filmati di propaganda di Al Qaeda, secondo regole e tecniche precise; dovevano durare dieci minuti ed essere registrati su dei CD, che poi i marines lasciavano sul posto durante i loro raid, ad esempio durante un’incursione nelle case di persone sospettate di terrorismo. L’obiettivo era di disseminare questi video in più località, possibilmente lontani dal teatro di guerra” perché scoprire filmati di quel genere in località insospettabili avrebbe aumentato il clamore e l’interesse mediatico. Dunque non solo a Baghdad, ma anche “in Iran, in Siria (prima della guerra) e persino negli Stati Uniti”.

Capito?

Certi angoscianti scoop che rimbalzavano sul web o in Tv in realtà erano fabbricati a tavolino da una società di PR britannica all’interno di una base statunitense in Iraq. E vien da sorridere pensando che poi erano la CIA o la Casa Bianca a certificarne l’autenticità.

Wells conferma modalità che gli esperti di spin conoscono bene. Il mandato viene affidato da un governo a società di consulenza esterne per aggirare la legge, evitare il controllo di commissioni parlamentari e proteggere le istituzioni nell’eventualità che queste operazioni vengano scoperte e denunciate dalla stampa, cosa che peraltro non accade quasi mai. I fatti svelati dal Bureau of Investigative Journalism infatti risalgono al periodo 2006-2011; nel frattempo la Bell Pottinger è passata di mano e le truppe americane si sono ufficialmente ritirate dall’Iraq. Lo scoop è sensazionale ma difficilmente assumerà rilevanza internazionale perché riguarda un passato lontano e infatti la maggior parte dei grandi media lo ha ignorato.

idraulicoIntendiamoci. Il fatto che in un contesto di guerra, seppur particolare come quella al terrorismo, si possano concepire operazioni di questo tipo non sorprende.

Lo insegnano, da secoli, Sun Tzu e Machiavelli. Il problema è che di solito sono limitate al teatro di guerra, mentre negli ultimi anni hanno assunto una valenza globale.

Quella propaganda non è rivolta solo agli iracheni e agli attivisti di Al Qaeda ma anche ai cittadini del resto del mondo, persino agli americani nonostante la legge statunitense lo vieti espressamente.

Ed è diventata sistematica. Sappiamo che la guerra in Iraq è stata proclamata su accuse inventate a tavolino.

Sappiamo che i report sull’andamento della lotta ai talebani in Afghanistan sono stati falsificati per anni ingigantendo i successi dell’esercito americano, sappiamo delle manipolazioni mediatiche di alcuni drammatici episodi del conflitto in Siria e sappiamo anche che alcuni filmati dell’ISIS sono stati postprodotti e manipolati, in certi casi anche con risvolti comici, come quello in cui i terroristi scorrazzano per il deserto iracheno su un pick-up con le insegne di un idraulico del Texas.

La frequenza e l’opacità di questi episodi pone un problema di fondo, molto serio: quello dell’uso e soprattutto dell’abuso delle tecniche di psyops, che non può diventare un metodo implicito di governo attraverso il condizionamento subliminale ed emotivo delle masse. Non nelle nostre democrazie.

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COLOMBAN - INTERVISTA AL NUOVO ASSESSORE ALLE PARTECIPATE DI ROMA. REGALÒ AI MANAGER LA SUA AZIENDA, CHE ALLORA FATTURAVA 2.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE E CONTAVA 4.500 DIPENDENTI

COLOMBAN VIVE IN UN CASTELLO CHE HA 260 STANZE E 400 FINESTRE; “PER ME I SOLDI SONO SEMPRE STATI UN PROBLEMA: NON SO DOVE TENERLI”

Stefano Lorenzetto per “La Verità”

COLOMBANCOLOMBAN
Lo conosco da anni. Lo considero un amico. Nel castello dove vive buona parte delle sue giornate, siede a uno scrittoio con un' incavatura bruciacchiata dalla cera della candela che ci teneva sopra Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, capitano di ventura nominato dalla Serenissima comandante dell' esercito veneto. È un innovatore di straordinaria intelligenza e di specchiata integrità. Infatti l' avrei voluto arruolare fra i soci della Verità. Aveva già cominciato a darmi degli ottimi suggerimenti.

Credo che Beppe Grillo gli abbia chiesto spesso consigli, soprattutto in materia economica. So per certo che Davide Casaleggio (e forse anche suo padre, il defunto Gianroberto) è salito fino a Cison di Valmarino per abbeverarsi alla sua sapienza. Idem Luigi Di Maio, premier in pectore del Movimento 5 stelle.

referendum per l indipendenza veneta massimo colombanREFERENDUM PER L INDIPENDENZA VENETA MASSIMO COLOMBAN
Perché Massimo Colomban, nuovo assessore alle Partecipate del Comune di Roma, da oggi alle prese con 1 miliardo di buco e con le grane più scottanti della capitale (dalla gestione delle discariche al trasporto pubblico), sa elargire perle di saggezza a chiunque, con una lungimiranza imprenditoriale che coniuga concretezza, efficienza e rigore.
La sua filosofia me la riassunse nel 2002, quando lo incontrai per la prima volta: «La vita si divide in tre periodi. Fino ai 25 anni s' impara. Fino ai 50 si fa. Fino ai 75 s' insegna, nel senso che bisogna passare a qualcun altro la propria esperienza».

È questo che il trevigiano Colomban, 67 anni, originario di Santa Lucia di Piave, farà con Virginia Raggi e con la giunta capitolina: regalerà la propria esperienza.
permasteelisa group londra shardPERMASTEELISA GROUP LONDRA SHARD
Colomban è un uomo che sa stupire, capace di decisioni sorprendenti. La più audace fu quella che prese a 53 anni, quando stabilì che era venuto il momento di smettere di fare e di cominciare a insegnare. Perciò regalò ai suoi manager la Permasteelisa, che allora fatturava 2.000 miliardi di vecchie lire, contava 4.500 dipendenti, era quotata alle Borse di Milano e Singapore, aveva sedi in una ventina di Paesi. E si ritirò a vivere a Castelbrando, dalle parti di Vittorio Veneto.

Lo chiamavano «il sarto dei grattacieli», perché la sua specialità era cucirgli addosso audaci vestiti di vetro e metallo. In gergo tecnico si chiamano facciate continue. Sono suoi il Taipei 101, detto Torre di Taiwan (508 metri), all' epoca la più alta che fosse mai stata costruita dopo quella di Babele; le vele a conchiglia della Sydney opera house in Australia; il Guggenheim museum di Bilbao rivestito di titanio; i 400 metri del principale grattacielo di Hong Kong; i 270 metri delle due torri dell' United overseas bank di Singapore; le facciate del Parlamento europeo di Bruxelles; l' incredibile Rasin building di Praga, così flessuoso da assomigliare a una coppia di ballerini, e difatti l' hanno soprannominato «Ginger e " Fred»; la Disney concert hall di Los Angeles; gli aeroporti di Heatrow a Londra e di Fiumicino a Roma.
permasteelisa group barcellona olimpiadiPERMASTEELISA GROUP BARCELLONA OLIMPIADI

Colomban ha dato corpo agli schizzi di maestri dell' architettura come Frank Owen Gehry e Tadao Ando, che ancora adesso telefonano alla Permasteelisa, chiedendo: «Where is Massimo?», e si stupiscono di non trovarlo. Il suo castello ha un motto impegnativo: «Sconfiggeremo anche gli impavidi». I numeri sono da paura: 20.000 metri quadrati coperti; 50 ettari di bosco; 260 stanze; 400 finestre; 300 porte; una chiesa; un dedalo di scale, terrazze, poggioli, merli, torri di guardia. È la fortezza italiana più grande fra quelle che sono sempre state abitate.

Prima di Colomban vi avevano dimorato o soggiornato Teodolinda, Carlo Magno, Ottone I, il doge Marin Faliero, e poi Dante, Petrarca, Boccaccio, forse Giotto, ma anche il Sansovino, al quale viene attribuita l' ala cinquecentesca. E, ancora, Donatello e Canova, nonché Antonio Vivaldi e Giacomo Casanova, sacro e profano, per non parlare dei capitani di ventura, da Siccardo di Porcia e Guecellone da Montanara fino al Gattamelata.
massimo colomban gianroberto casaleggioMASSIMO COLOMBAN GIANROBERTO CASALEGGIO
Per restaurarlo ha sborsato 60 miliardi di lire.

«Una pazzia, lo so. Potevo comprarci un quadro di Gauguin, che poi magari rischiava di finire bruciato in un incendio. Ho preferito un investimento che rimanesse nel tempo. Per me i soldi sono sempre stati un problema: non so dove tenerli. Prima li mettevo tutti in azienda. Ma adesso? In banca no, in Borsa nemmeno. Perciò li ho spesi e mi sono tolto il pensiero. Non avendo ville in Costa Azzurra, e neppure maggiordomi, autisti, marinai o elicotteristi da mantenere, mi basta poco per vivere».

È così antico questo castello?
MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN
«Il primo nucleo risale all' epoca tardoromana barbarica. Durante gli scavi abbiamo trovato le terme romane; tre passaggi segreti; spade, lance e armature di varie epoche; un forno per cuocere il pane e uno per affumicare le carni; una fonderia dove si forgiavano vetri e metalli; tre prigioni; una stanza dei supplizi con il caminetto per riscaldare i ferri di tortura e varie scritte lasciate sui muri dai prigionieri».

Che te ne fai di tutta questa roba?
«Ne ho fatto il castello e il museo dei veneti. Che, nonostante tutte le balle in circolazione sui loro furori separatisti, sono il popolo più pacifico che sia mai esistito: in 4.000 anni non hanno mai mosso guerra a nessuno».

Ma tu abiti qui?
«Mi sono riservato un appartamento. Il sabato e la domenica trovo sempre qualcuno sulla porta che mi chiede di accompagnarlo a visitare il castello. Mi tocca fare la guida dalle 8 di mattina alle 8 di sera. Perciò con mia moglie abbiamo deciso di tenerci la casa di Conegliano. Anche perché alle nostre quattro figlie non è che importi molto di Castelbrando, purtroppo».
MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN

Perché hai regalato la Permasteelisa ai dipendenti?
«Nonostante mio padre sia campato fino a 89 anni e mia madre fino a 88, io ero già entrato nel terzo periodo della vita: quello in cui s' insegna».

Potevi vendere l' azienda, come fanno tutti.
«Non ho mai fatto quello che fanno tutti. Per esempio non ho mai creduto che le aziende familiari si debbano tramandare di padre in figlio. Fra l' altro è un metodo pericoloso, perché la terza generazione di solito le distrugge. Ho sempre pensato che su questa terra non siamo proprietari di niente. In Permasteelisa ho cercato di far crescere il cromosoma dell' imprenditore che c' era in ognuno dei miei manager. Pretendevo da loro l' eccellenza e in cambio gli regalavo parte delle mie azioni, come premio oltre lo stipendio. Sono arciconvinto che sia meglio possedere l' 1 per cento di una società che vale tantissimo piuttosto del 100 per cento di una che non vale niente».
castel brando castelbrando di massimo colombanCASTEL BRANDO CASTELBRANDO DI MASSIMO COLOMBAN

Il tuo primo mestiere qual è stato?
«Fabbro. Aiutavo mio padre dopo le lezioni scolastiche. Non bisogna dimenticare che durante la prima guerra mondiale qui in sinistra Piave, con gli austroungarici, su 100 cristiani 20 venivano uccisi dalle pallottole e 80 morivano di fame. Per cui papà aveva imparato a ingegnarsi fin da allora arrotondando con vari me stieri: agricoltore, falegname, norcino. Se chiudo gli occhi, sento ancora l' odore del tabarro sotto cui mi riparava nelle giornate di pioggia, quando veniva a prendermi a scuola. Mi copriva tutto e io camminavo sicuro, lì sotto al buio, attaccato alle sue braghe. Era il mio salvatore. Una sola volta l' ho visto arrabbiato: gli avevo mancato di parola. Mi disse: "Ricòrdati che tra le bestie e le persone c' è un' unica differenza: la parola"».

MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN
Una bella lezione.
«La scuola distava da casa mia 3 chilometri. D' inverno affondavo fino alle ginocchia nella neve alta, o forse ero io troppo piccolo. Mia mamma scaldava una manciata di sassi nel focolare, poi li avvolgeva nella carta da zucchero e me li infilava in tasca, perché non mi si congelassero le mani. Però a metà strada erano già freddi».

E dopo le elementari?
«Meccanico in un' officina per auto. Studiavo di sera. A 15 anni e mezzo volevo già mettermi in proprio. Poi un' azienda di infissi mi ha assunto come disegnatore tecnico. Nel 1974 sono partito con la Isa, Industria sistemi alluminio. Sei dipendenti.
Nei primi anni il fatturato cresceva del 100 per cento. Nel 1984 i proprietari svizzeri della Permasteel, una società australiana del settore che navigava in cattive acque, mi hanno chiesto di risanarla. Alla fine l’ho acquistata e fusa con la Isa, dando vita alla Permasteelisa » .
Massimo-ColombanMASSIMO-COLOMBAN

Che differenza c’è tra mettersi in proprio e lavorare «sotto padrone»?
«La creatività. In proprio si crea. Se il datore di lavoro blocca la creatività del dipendente, nasce la disaffezione ».

Ma che c’è da creare in Coca- Cola? Basta farla come la si è sempre fatta dal 1886.
«Io la Coca-Cola mi stuferei a farla » .

Come andavi alla scuola serale?
«Mi sono diplomato geometra da privatista con 48 su 60».

Le lingue straniere dove sei riuscito a impararle?
« L’inglese alla Oxford school. Il francese e lo spagnolo con le audiocassette. Al tedesco ho rinunciato per pigrizia».
golden fish barcellonaGOLDEN FISH BARCELLONA

Senti la mancanza di una laurea?
«Ho frequentato per due anni architettura a Venezia e poi ho smesso. Sono stato cooptato nel board della Harvard University e nel consiglio d’amministrazione di Ca’ Foscari. Ho insegnato per un anno al Politecnico di Milano. Credo d’essere l’unico geometra invitato a tenere lezioni al Mit, il Massachusetts institute of technology di Boston. In quest’ultima città una volta m’è toccato parlare sul tema Si può essere multinazionali senza essere grandi e seduto in prima fila ad ascoltarmi c’era Bill Gates».

Non mi hai risposto. Ti manca o no la laurea?
«Non eccessivamente. Credo che a laureare gli uomini siano i fatti. Del resto vi sono università dove illustri docenti prendono lo stipendio senza tenere una lezione che sia una. Potrei farti nomi e cognomi. Per carità di patria, mi astengo » .
GATTAMELATAGATTAMELATA

Che cos’hai imparato girando il mondo?
«Che l’umiltà s’accompagna all’intelligenza e l’arroganza all’ignoranza. E che siamo di passaggio» .

Per andare dove?
«Mah!».

Non hai speranze?
«Vivere in equilibrio, onestamente, ripaga già su questa terra » .

Che cosa rappresenta per te il lavoro?
«La salute. Quando faccio un buon lavoro, mi sento bene. Sprigiono positività, creo armonia ».

E il denaro?
«Uno strumento da usare con parsimonia per far vivere meglio se stessi e gli altri. Frequentando i Paesi anglosassoni, ho imparato dai calvinisti che chi ha avuto da Dio più qualità e più risorse ha il dovere di farle fruttare».

GATTAMELATA 2GATTAMELATA 
Manager che guadagnavano più di te ne hai avuti?
«Sicuramente. Anzi, direi che era la norma. Ho sempre cercato di dare il buon esempio mantenendo basso il mio stipendio» .

Quanto?
«Sono andato via che guadagnavo 200 milioni netti l’anno. Di lire, non di euro, eh. Con la tredicesima, circa 15 milioni al mese».

Quali devono essere le doti di un capo?
«La passione per quello che fa. Il rispetto per i collaboratori. Il senso etico, imprescindibile negli affari, perché le aziende corrotte prima o poi finiscono gambe all’aria. La perfezione come obiettivo».

CASTELBRANDOCASTELBRANDO
Con i sindacati come ti regolavi?
«Non parlarmi dei sindacati. Ho fatto in tempo a vedere torme scatenate ai loro comandi accanirsi contro i vetri delle fabbriche. Nel 1976 hanno cercato di seminare la discordia anche nella mia azienda. Allora ho riunito le maestranze e ho detto: il giorno che per parlare avremo bisogno voi dei rappresentanti sindacali e io del delegato della Confindustria, per questa impresa sarà la fine.

Da quel momento non ho più avuto noie con Cgil, Cisl e Uil. Sono talmente vecchi i modelli sindacali... Come destra e sinistra, comunismo e fascismo, proprietario e padrone. Gusci vuoti. La ricchezza va redistribuita, su questo non ci piove. Ma lo sfruttamento dell’inetto sul laborioso è terribile. Aprire l’ombrello del welfare sulla testa di fannulloni e incompetenti è un delitto» .
CASTELBRANDO 2CASTELBRANDO 

Che fare allora con fannulloni e incompetenti?
«Quando ne vedevo uno sbadigliare, lo chiamavo da parte e gli dicevo: raccontami che cosa posso fare per te, e io lo farò subito. Perché se in azienda non ti diverti, presto o tardi sarà una tragedia sia per te che per noi. Però prima di mettere in produzione qualcosa che avevo progettato, scendevo in officina, m’infilavo il camice e ne controllavo personalmente la fattibilità » .
CASTELBRANDO 3CASTELBRANDO 

Ma chi te l’ha fatto fare di prenderti questa rogna dell’assessorato a Roma?
«Mi sembra che sia stato don Lorenzo Milani a dire che è inutile avere le mani pulite se si tengono in tasca. In Virginia Raggi e in una parte dei suoi ho visto gente onesta e professionale. Perché non aiutarli? Raccogliere la sfida, risanare e ripulire la nostra capitale, potrebbe essere d’esempio al resto d’Italia. Non dovrei provarci?».

Fonte: qui

martedì 4 ottobre 2016

IL PENOSO ACCORDO DI CGIL CISL UIL CON RENZI. LA FORNERO NON SI TOCCA E I PENSIONATI PAGANO COI LORO TAGLI LE NUOVE MISURE

La sostanza dell’accordo è che la Fornero non si tocca. Il catastrofico innalzamento dell’età pensionabile resta tutto a fare i suoi danni alla condizione di lavoro e alla occupazione. Si potrà andare in pensione prima solo se si vincerà la lotteria dei lavori usuranti. Pochi saranno scelti tra coloro che hanno già 41 anni di contributi. Oppure se le aziende ti manderanno via come esubero. Oppure se ti indebiterai per 20 anni con quel raggiro usuraio che è l’APE.
Il solo risultato che viene sbandierato è la quattordicesima aumentata o elargita per la prima volta a circa tre milioni di pensionati con i redditi più bassi. A parte il fatto che gli aumenti non sono quelli vantati dalla propaganda, ma molto inferiori e legati al reddito complessivo del pensionato, c’è da chiarire che i soldi per questo piccolo risultato vengono direttamente dai tagli di tutte le altre pensioni per tutti gli altri pensionati.
L’ ultimo comma del verbale firmato da Cgil Cisl Uil rinvia al 2019 la questione del taglio delle indicizzazioni delle pensioni. Come tanti ricordano nel 2012 Elsa Fornero si era commossa in pubblico mentre annunciava che avrebbe bloccato la rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione. Nel 2014 la Corte Costituzinale ha dichiarato incostituzionle questa misura. Il governo però, come da abitudine, non ha rispettato la sentenza e ha dato solo piccole mance a una platea ridotta di pensionati. Sono in corso molte cause e diversi giudici hanno già rinviato di nuovo il contenzioso alla Corte. Ora governo e Cgil CIsl UIl concordano che se ne riparli nel 2019, nel frattempo milioni di pensionati continueranno a perdere soldi. Per un ammontare calcolato a suo tempo dallo stesso governo in almeno 10 miliardi. Ora siccome tutta la manovra pensionistica, secondo Poletti, costa 6 miliardi si può ben affermare che il bancomat pensionati ha permesso al governo di farsi bello prima del referendum e di intascare 4 miliardi di resto….
Il governo ormai lo conosciamo con i suoi trucchi. La cosa che davvero ci indigna è il degrado di Cgil Cisl Uil, che hanno abbandonato la loro già moderatissima piattaforma per fare da stampella a Renzi. E alla Fornero.

Fonte: L’Antidiplomatico

P.S  Pensioni: dall'Ape a Quota 41, le novità in arrivo
Anche i leader dei sindacati hanno espresso le loro posizioni dichiarandosi soddisfatti dell'intesa raggiunta. “La prima cosa importante - ha sottolineato il leader della Cgil Susanna Camusso - è che sono stati vincolati sei miliardi per tre anni al capitolo previdenza". "Finalmente si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi - ha detto il segretario generale Ivan Pedretti dalla sua pagina facebook al termine dell'incontro con il governo - con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose".
Ecco cosa prevede l'accordo per  i pensionandi. Più flessibilità in uscita dal lavorocon l'Ape, l'Anticipo pensionistico introdotto in via sperimentale per due anni. La formula è quello del prestito previdenziale, la misura è rivolta ai lavoratori ai cui mancano sino a 3 anni e 7 mesi per raggiungere i requisiti previsti dalla legge Fornero per l'accesso alla pensione di anzianità. L'Ape social consentirà invece l'uscita anticipata gratuitamente per le categorie più disagiate. Per la riunificazione dei contributi pensionistici versati in più casse previdenziali non si pagherà più niente, le ricongiunzioni pensionistiche saranno gratuite non più onerose. Allargate le maglie dei lavori usuranti, adesso la platea sarà più ampia ma verrà definita da esecutivo e parti sociali nei prossimi giorni. In ogni caso potrà accedere al pensionamento anticipato di un anno o un anno e mezzo anche i lavoratori che hanno svolto lavori usuranti per un minimo di sette anni negli ultimi dieci anni di attività lavorativa. Capitolo lavoratori precoci.  Chi ha versato almeno un anno di contributi anno prima di aver compiuto 19 anni, è disoccupato e senza il sostegno alcun ammortizzatore sociale, o che si trova in gravi condizioni di salute tali da determinare disabilità o lavoratori impegnati in lavori gravosi, potranno accedere al pensionamento con 41 anni di anzianità contributiva. Ecco dunque la Quota 41 ma non per tutti. In ogni caso, la platea dei beneficiari della formula Quota 41 sarà nei prossimi giorni oggetto di nuovi approfondimenti.
Queste le misure per i pensionandi, ecco invece quali sono quelle per i pensionati. Bonus quattordicesima sulle pensioni minime: cresceranno gli assegni dei pensionati con un reddito mensile sino a 750 euro, riceveranno la 14esima pure i pensionati con un reddito sino a 1.000 euro mensili, per loro è la prima volta. Infine si amplia la no tax area pensionati: quelli che hanno redditi sino a 8.100 euro annui non pagheranno più tasse, né quelle locali né quelle nazionali. Questa la riforma pensioni targata Renzi che vedrà la luce con la prossima legge di Bilancio che sarà approvata a metà ottobre.

OBAMA ROMPE LE RELAZIONI BILATERALI CON LA RUSSIA PER LA GESTIONE DELLA GUERRA IN SIRIA

PUTIN RILANCIA E BLOCCA L'ACCORDO SUL DISARMO NUCLEARE 

I RAPPORTI TRA LE DUE SUPERPOTENZE NON SONO MAI STATE COSÌ IN BASSO DALLA FINE DELL’URSS

Paolo Mastrolilli per “La Stampa”

PUTIN OBAMA 1PUTIN OBAMA 
Da una parte, gli Stati Uniti interrompono le relazioni bilaterali con la Russia sulla Siria; dall' altra, Mosca risponde bloccando l'applicazione di un accordo per il disarmo nucleare con Washington, alzando subito il livello dello scontro per riportarlo su toni da Guerra fredda. Non c'è più alcun dubbio che i rapporti tra le due ex superpotenze sono al livello più basso dalla fine dell'Urss.

Nei giorni scorsi John Kerry aveva minacciato di fermare le comunicazioni dirette, se il Cremlino non avesse fermato l'offensiva su Aleppo e applicato l'accordo sulla tregua raggiunto a Ginevra. Le operazioni militari però vanno avanti, e quindi ieri Washington ha confermato lo stop delle relazioni: «La pazienza di tutti con la Russia sulla Siria è finita», ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. Washington si spinge anche oltre e fa sapere che Obama «valuterà una serie di opzioni nei prossimi giorni, compresa la possibilità di sanzioni contro la Russia».
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Vladimir Putin però non è rimasto impressionato da un provvedimento - la rottura della collaborazione - che ormai dava per scontato. Anzi, ha rilanciato, firmando un decreto con cui ha bloccato l'applicazione di un accordo con Washington sul disarmo nucleare, perché gli Usa hanno provocato una «minaccia alla stabilità strategica, come risultato di azioni non amichevoli».

L'intesa, firmata nel 2000 e confermata nel 2010, prevedeva l' eliminazione di 34 tonnellate ciascuno di plutonio utilizzabile per la costruzione di armi. La mossa di Mosca dimostra che Putin non è intimorito dai passi di Obama, e anzi lo sfida, alzando la posta fino a minacciare l'equilibrio nucleare.

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Non c'è dubbio che questa escalation non si fermerà, almeno fino all'8 novembre, quando conosceremo il nome del nuovo presidente americano. Trump, forse aiutato dalle incursioni digitali degli hacker russi, ha già detto di ammirare Putin e di voler fare la pace. Clinton invece si presenta come la prosecuzione della linea attuale, forse più muscolosa, e la sua elezione costringerebbe Mosca a decidere se metterla alla prova, oppure tornare a discutere per trovare un nuovo equilibrio.

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Peter Ramsauer: "questa decisione di Washington ha tutte le caratteristiche di una guerra economica contro la Germania"

Diversi e importanti politici tedeschi hanno accusato formalmente gli Stati Uniti di condurre una guerra economica contro la Germania, nello specifico attraverso la maxi multa richiesta a Deutsche Bank. Lo riporta il Financial Times.

Questa misura viene considerata in Germania come una vendetta per le recenti sanzioni imposte dall'Unione europea alla Apple.

Lo scorso settembre è stato annunciato che il Dipartimento di Giustizia statunitense richiederà alla Deutsche Bank il pagamento di una multa di 14.000 milioni di dollari per commercializzato titoli spazzatura negli anni prima dello scoppio della crisi finanziaria del 2008.

Secondo il presidente del comitato economico del Parlamento tedesco, Peter Ramsauer, questa decisione di Washington "ha tutte le caratteristiche di una guerra economica." Inoltre il deputato sostiene che la nazione americana ha una "lunga tradizione" di guerre commerciali "a beneficio della loro economia" con "pretese esorbitanti e nocivi", come nel caso della banca tedesca.

Queste dichiarazioni sono state rilanciate anche da Markus Ferber, membro del Parlamento europeo della CSU, l'alleato bavarese del cristiano democratica dell'Unione (CDU) Angela Merkel, per i quali l'importo dell'ammenda e la tempistica dagli Stati Uniti suggeriscono che si tratta di un "occhio per occhio", di una vendetta dalla recente decisione dell'Unione europea nei confronti di Apple. Bruxelles lo scorso agosto ha ordinato alla società statunitense il pagamento di 14.500 milioni di dollari in tasse arretrate. 

La Commissione europea ha stabilito che i benefici fiscali illegali concessi da Dublino per anni hanno permesso ad Apple di pagare tasse infinitamente inferiori rispetto ad altre società.

Fonte: lantidiplomatico