9 dicembre forconi: partecipate
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venerdì 29 dicembre 2017

I 500 MAGGIORI PATRIMONI DEL MONDO UN ANNO FA VALEVANO 4.400 MILIARDI, OGGI CRESCONO A 5.300 MLD

BEZOS SFIORA I 100 MILIARDI (IN TITOLI AMAZON) E SUPERA DI NUOVO BILL GATES, CHE NEL 2017 HA AGGIUNTO ‘SOLO’ 9 MILIARDI AL BOTTINO 

ECCO CHI SONO GLI 8 ITALIANI IN CLASSIFICA, E QUANTO SI SONO ARRICCHITI

Marco Sabella per il Corriere della Sera
amazon jeff bezosAMAZON JEFF BEZOS

In un mondo in cui l' intera ricchezza globale prodotta nel 2017 salirà al tasso del 3,6% (stime Fmi) i patrimoni dei 500 uomini e donne più ricchi del pianeta sono cresciuti alla velocità vertiginosa del 23%.

Lo rivela il Bloomberg Billionaires Index, un paniere creato nel 2012 e che monitora l' andamento quotidiano delle fortune dei Re Mida del pianeta. Al vertice della classica si piazza Jeff Bezos, il fondatore e proprietario di Amazon, con un patrimonio personale che sfiora i 100 miliardi di dollari, aumentato in un anno di 34,2 miliardi. Bezos già in autunno aveva scalzato dalla prima posizione Bill Gates, la cui fortuna a fine anno è cresciuta soltanto di 8,9 miliardi di dollari a 91,3 miliardi. Segue, terzo in classifica, Warren Buffett. La ricchezza complessiva dell' oracolo di Omaha ammonta a 85 miliardi di dollari (+11 miliardi nel 2017).

mark zuckerberg e priscilla chanMARK ZUCKERBERG E PRISCILLA CHAN
In questa classifica dei 500 sono soltanto 8 i nomi italiani: si va dal patron di Ferrero, Giovanni Ferrero (24,2 miliardi di dollari, + 4 miliardi sul 2016), al fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio, all' ad e proprietario di Techint Paolo Rocca, al fondatore di Mediaset Silvio Berlusconi, fino allo stilista Giorgio Armani.

Tre super ricchi di origine italiana, Ernesto Bertarelli, Gianluigi Aponte e Stefano Pessina hanno residenza all' estero: Bertarelli e Aponte in Svizzera, Pessina nel Principato di Monaco. Tra i miliardari europei che si collocano nelle prime dieci posizioni Amancio Ortega (Zara), Bernard Arnault (Lvmh) e Ingvar Kamprad (Ikea).
JEFF BEZOS BILL GATESJEFF BEZOS BILL GATES





Per i 500 più facoltosi l' incremento del 23% dei patrimoni totali corrisponde a un arricchimento di quasi mille miliardi di dollari, visto che a fine 2016 il totale della loro fortuna ammontava a 4.381 miliardi di dollari mentre ieri sfiorava i 5.300 miliardi, per l' esattezza a quota 5.282. Il rialzo è stato quattro volte superiore a quello visto nel 2016, (+5,7%) ed è stato favorito in larga misura dal rally eccezionale dei mercati azionari.
SOROSSOROS

Di fronte a questa tendenza alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi alcuni miliardari decidono di operare una redistribuzione su basi filantropiche. Bill Gates ha deciso di dare in beneficenza buona parte del suo patrimonio, tramite la Bill & Melinda Gates Foundation. Anche il miliardario George Soros ha donato una fetta della propria ricchezza cosa che lo ha fatto scivolare al 195esimo posto della classifica di Bloomberg con un patrimonio netto di 8 miliardi.


principe saudita alwaleedPRINCIPE SAUDITA ALWALEED

Scorrendo la lista, si trovano 38 miliardari cinesi (hanno aggiunto in totale 177 miliardi, il 65% in piu' rispetto al 2016, l' aumento maggiore tra i super ricchi dei 49 Paesi in classifica), ma ci sono anche 27 tycoon di nazionalità russa, la cui ricchezza aggregata è cresciuta di 29 miliardi a 275 miliardi totali. A dominare la classifica sono tuttavia gli americani: in lista ci sono 159 miliardari, che hanno visto salire il proprio patrimonio del 18%, ovvero di 315 miliardi, a un totale di 2.000 miliardi.

In particolare, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha visto aumentare il proprio patrimonio di 22,6 miliardi, il 45%, anche se ha fatto sapere che venderà il 18% della propria quota nel social network per tenere fede alla promessa di dare in beneficienza la maggioranza della sua ricchezza (72,6 miliardi). Sono invece 58 i miliardari hanno visto calare il proprio patrimonio, perdendo in totale 46 miliardi: tra questi il magnate francese delle telecomunicazioni Patrick Drahi (-39% a 6,3 miliardi) e il principe saudita Alwaleed Bin Talal (-1,9 miliardi a 17,8 miliardi) a causa dello scandalo corruzione fatto scattare dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

GIANFELICE ROCCAGIANFELICE ROCCA
Quanto agli otto italiani in classifica, il patrimonio complessivo dei cinque residenti - Ferrero, De Vecchio, Rocca, Berlusconi e Armani - ammonta a un totale di 72,4 miliardi di dollari, con un incremento anno su anno di oltre 10 miliardi. Mentre le fortune dei tre italiani «expatriates» - Bertarelli, Pessina, Aponte - raggiungono un totale di oltre 37 miliardi, in aumento di un miliardo sul 2016.

Fonte: qui
DEL VECCHIO CON GLI OCCHIALI O CON GLI IMMOBILI CAPITALIZZA IN BORSA 18,8 MILIARDI 

GRAZIE AGLI AUMENTI DEI PEDAGGI, VOLANO I BENETTON. GAVIO RADDOPPIA E SORPASSA BERLUSCONI 

IL FLOP DELLE AZIENDE LEGATE AL MINISTERO DELL’ECONOMIA A PIAZZA AFFARI, A PARTIRE DA CDP

Ettore Livini per la Repubblica

leonardo del vecchioLEONARDO DEL VECCHIO
I re delle Autostrade ( Benetton e Gavio) trovano sotto l' albero di Natale di Piazza Affari un regalo da 3 miliardi e stravincono, almeno a livello di performance, la classifica 2017 dei Paperoni di Borsa. L' italiano più ricco sul listino rimane per distacco quella " formichina" di Leonardo del Vecchio, che - grazie agli immobili più che a Luxottica - ha aggiunto quest' anno altri 800 milioni (+ 4,4%) al suo patrimonio azionario, arrivato a 18,8 miliardi di euro.

Alle sue spalle però ha messo il turbo tutto il mondo che ruota attorno al traffico a quattroruote: Atlantia, Astm e Sias - i gestori della rete autostradale tricolore - hanno fatto boom sul listino (+ 18,4%, + 133% e + 86% rispettivamente) grazie all' aumento delle tariffe, all' allungamento delle concessioni e alla ripresa del traffico. E i loro soci, con buona pace degli automobilisti, passano ora all' incasso: i Benetton hanno consolidato la loro quarta posizione nella classifica dei Paperoni con un balzo del 20% a 8,1 miliardi di euro dei titoli che hanno in salvadanaio.

CATTELAN PIAZZA AFFARI BORSA MILANOCATTELAN PIAZZA AFFARI BORSA MILANO
La famiglia Gavio ha addirittura raddoppiato il proprio valore a 3,9 miliardi, scalando diversi gradini in graduatoria e togliendosi lo sfizio di sorpassare persino Silvio Berlusconi. A completare il trionfo del settore trasporti ci ha pensato il balzo del 25% dei titoli Exor che ha regalato un Natale d' oro anche a casa Agnelli. Il patrimonio della dinastia torinese è lievitato a 6,2 miliardi in scia agli sprint azionari di Fca e Ferrari. Torino è tornata così nella " top five" sorpassando Miuccia Prada salita " solo" ( si fa per dire) del 4,6% e rimasta dietro per un pugno di milioni.
MARCELLO GAVIOMARCELLO GAVIO

Il podio della classifica alle spalle del patrono di Luxottica rimane in mano ai due grandi delusi del 2017, Stefano Pessina e la famiglia Rocca. Che pagano entrambi la scarsa diversificazione del portafoglio e l' anno difficile delle loro aziende. Walgreen Boots Alliance, il colosso farmaceutico di cui l' imprenditore italiano controlla il 14,4%, ha perso da gennaio il 13% sforbiciando a 9,3 miliardi il valore della partecipazione di Pessina. Unica magra consolazione per lui: il sorpasso ai danni dei Rocca che - complice lo scivolone della Tenaris - hanno visto il loro valore crollare da 11,3 a 8,5 miliardi.

gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Nel girone dei gamberi si è mosso a marcia indietro - con la fredda logica dei numeri - anche Berlusconi. Il patrimonio in Borsa dell' ex-premier si è ridotto nel 2017 del 2,3% a 3,57 miliardi. Ma si tratta di una sorta di illusione ottica che maschera un periodo d' oro per l' ex- Cav. Basta infatti retrodatare la performance fino al novembre 2016, quando Vivendi ha iniziato a scalare Mediaset a Piazza Affari, per ribaltare la prospettiva e regalare al portafoglio di Silvio - un elemento chiave per la prossima campagna elettorale - un bel guadagno del 20%.


gallia costamagna padoanGALLIA COSTAMAGNA PADOAN
A balbettare sul listino in questo anno d' oro (+ 15,7% a pochi giorni dalla fine del 2017 l' indice Mibtel) è invece lo Stato- padrone. Tesoro e Cdp restano l' azionista di riferimento del mercato meneghino, visto che da soli hanno in portafoglio titoli per un valore di quasi 50 miliardi, più o meno il 6,6% della sua capitalizzazione. Ma i risultati sono tutt' altro che brillanti. Il Mef ha messo assieme un onesto + 2,7%: il boom della quota in Enav e il quasi raddoppio del valore della partecipazione in Stm sono stati frenati dall' andamento in grigio di Enel e Poste e dalla frenata di Eni e Leonardo.

Il cane a sei zampe e la Saipem hanno aperto invece nel portafoglio della Cassa depositi e prestiti una mini-voragine da 1,6 miliardi, parzialmente riequilibrata dai risultati di Terna e Snam. Il saldo finale comunque è negativo e il patrimonio a Piazza Affari della Cdp ha perso finora il 3,9% del suo valore. I titoli di stato, lo sanno tutti, non rendono. Il tasso su quelli a dodici mesi è in questi giorni al -0,4%. Dati alla mano. però, forse per la Cassa sarebbe stato meglio mettere i soldi in Bot.

Fonte: qui

mercoledì 5 ottobre 2016

COLOMBAN - INTERVISTA AL NUOVO ASSESSORE ALLE PARTECIPATE DI ROMA. REGALÒ AI MANAGER LA SUA AZIENDA, CHE ALLORA FATTURAVA 2.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE E CONTAVA 4.500 DIPENDENTI

COLOMBAN VIVE IN UN CASTELLO CHE HA 260 STANZE E 400 FINESTRE; “PER ME I SOLDI SONO SEMPRE STATI UN PROBLEMA: NON SO DOVE TENERLI”

Stefano Lorenzetto per “La Verità

COLOMBANCOLOMBAN
Lo conosco da anni. Lo considero un amico. Nel castello dove vive buona parte delle sue giornate, siede a uno scrittoio con un' incavatura bruciacchiata dalla cera della candela che ci teneva sopra Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, capitano di ventura nominato dalla Serenissima comandante dell' esercito veneto. È un innovatore di straordinaria intelligenza e di specchiata integrità. Infatti l' avrei voluto arruolare fra i soci della Verità. Aveva già cominciato a darmi degli ottimi suggerimenti.

Credo che Beppe Grillo gli abbia chiesto spesso consigli, soprattutto in materia economica. So per certo che Davide Casaleggio (e forse anche suo padre, il defunto Gianroberto) è salito fino a Cison di Valmarino per abbeverarsi alla sua sapienza. Idem Luigi Di Maio, premier in pectore del Movimento 5 stelle.

referendum per l indipendenza veneta massimo colombanREFERENDUM PER L INDIPENDENZA VENETA MASSIMO COLOMBAN
Perché Massimo Colomban, nuovo assessore alle Partecipate del Comune di Roma, da oggi alle prese con 1 miliardo di buco e con le grane più scottanti della capitale (dalla gestione delle discariche al trasporto pubblico), sa elargire perle di saggezza a chiunque, con una lungimiranza imprenditoriale che coniuga concretezza, efficienza e rigore.
La sua filosofia me la riassunse nel 2002, quando lo incontrai per la prima volta: «La vita si divide in tre periodi. Fino ai 25 anni s' impara. Fino ai 50 si fa. Fino ai 75 s' insegna, nel senso che bisogna passare a qualcun altro la propria esperienza».

È questo che il trevigiano Colomban, 67 anni, originario di Santa Lucia di Piave, farà con Virginia Raggi e con la giunta capitolina: regalerà la propria esperienza.
permasteelisa group londra shardPERMASTEELISA GROUP LONDRA SHARD
Colomban è un uomo che sa stupire, capace di decisioni sorprendenti. La più audace fu quella che prese a 53 anni, quando stabilì che era venuto il momento di smettere di fare e di cominciare a insegnare. Perciò regalò ai suoi manager la Permasteelisa, che allora fatturava 2.000 miliardi di vecchie lire, contava 4.500 dipendenti, era quotata alle Borse di Milano e Singapore, aveva sedi in una ventina di Paesi. E si ritirò a vivere a Castelbrando, dalle parti di Vittorio Veneto.

Lo chiamavano «il sarto dei grattacieli», perché la sua specialità era cucirgli addosso audaci vestiti di vetro e metallo. In gergo tecnico si chiamano facciate continue. Sono suoi il Taipei 101, detto Torre di Taiwan (508 metri), all' epoca la più alta che fosse mai stata costruita dopo quella di Babele; le vele a conchiglia della Sydney opera house in Australia; il Guggenheim museum di Bilbao rivestito di titanio; i 400 metri del principale grattacielo di Hong Kong; i 270 metri delle due torri dell' United overseas bank di Singapore; le facciate del Parlamento europeo di Bruxelles; l' incredibile Rasin building di Praga, così flessuoso da assomigliare a una coppia di ballerini, e difatti l' hanno soprannominato «Ginger e " Fred»; la Disney concert hall di Los Angeles; gli aeroporti di Heatrow a Londra e di Fiumicino a Roma.
permasteelisa group barcellona olimpiadiPERMASTEELISA GROUP BARCELLONA OLIMPIADI

Colomban ha dato corpo agli schizzi di maestri dell' architettura come Frank Owen Gehry e Tadao Ando, che ancora adesso telefonano alla Permasteelisa, chiedendo: «Where is Massimo?», e si stupiscono di non trovarlo. Il suo castello ha un motto impegnativo: «Sconfiggeremo anche gli impavidi». I numeri sono da paura: 20.000 metri quadrati coperti; 50 ettari di bosco; 260 stanze; 400 finestre; 300 porte; una chiesa; un dedalo di scale, terrazze, poggioli, merli, torri di guardia. È la fortezza italiana più grande fra quelle che sono sempre state abitate.

Prima di Colomban vi avevano dimorato o soggiornato Teodolinda, Carlo Magno, Ottone I, il doge Marin Faliero, e poi Dante, Petrarca, Boccaccio, forse Giotto, ma anche il Sansovino, al quale viene attribuita l' ala cinquecentesca. E, ancora, Donatello e Canova, nonché Antonio Vivaldi e Giacomo Casanova, sacro e profano, per non parlare dei capitani di ventura, da Siccardo di Porcia e Guecellone da Montanara fino al Gattamelata.
massimo colomban gianroberto casaleggioMASSIMO COLOMBAN GIANROBERTO CASALEGGIO
Per restaurarlo ha sborsato 60 miliardi di lire.

«Una pazzia, lo so. Potevo comprarci un quadro di Gauguin, che poi magari rischiava di finire bruciato in un incendio. Ho preferito un investimento che rimanesse nel tempo. Per me i soldi sono sempre stati un problema: non so dove tenerli. Prima li mettevo tutti in azienda. Ma adesso? In banca no, in Borsa nemmeno. Perciò li ho spesi e mi sono tolto il pensiero. Non avendo ville in Costa Azzurra, e neppure maggiordomi, autisti, marinai o elicotteristi da mantenere, mi basta poco per vivere».

È così antico questo castello?
MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN
«Il primo nucleo risale all' epoca tardoromana barbarica. Durante gli scavi abbiamo trovato le terme romane; tre passaggi segreti; spade, lance e armature di varie epoche; un forno per cuocere il pane e uno per affumicare le carni; una fonderia dove si forgiavano vetri e metalli; tre prigioni; una stanza dei supplizi con il caminetto per riscaldare i ferri di tortura e varie scritte lasciate sui muri dai prigionieri».

Che te ne fai di tutta questa roba?
«Ne ho fatto il castello e il museo dei veneti. Che, nonostante tutte le balle in circolazione sui loro furori separatisti, sono il popolo più pacifico che sia mai esistito: in 4.000 anni non hanno mai mosso guerra a nessuno».

Ma tu abiti qui?
«Mi sono riservato un appartamento. Il sabato e la domenica trovo sempre qualcuno sulla porta che mi chiede di accompagnarlo a visitare il castello. Mi tocca fare la guida dalle 8 di mattina alle 8 di sera. Perciò con mia moglie abbiamo deciso di tenerci la casa di Conegliano. Anche perché alle nostre quattro figlie non è che importi molto di Castelbrando, purtroppo».
MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN

Perché hai regalato la Permasteelisa ai dipendenti?
«Nonostante mio padre sia campato fino a 89 anni e mia madre fino a 88, io ero già entrato nel terzo periodo della vita: quello in cui s' insegna».

Potevi vendere l' azienda, come fanno tutti.
«Non ho mai fatto quello che fanno tutti. Per esempio non ho mai creduto che le aziende familiari si debbano tramandare di padre in figlio. Fra l' altro è un metodo pericoloso, perché la terza generazione di solito le distrugge. Ho sempre pensato che su questa terra non siamo proprietari di niente. In Permasteelisa ho cercato di far crescere il cromosoma dell' imprenditore che c' era in ognuno dei miei manager. Pretendevo da loro l' eccellenza e in cambio gli regalavo parte delle mie azioni, come premio oltre lo stipendio. Sono arciconvinto che sia meglio possedere l' 1 per cento di una società che vale tantissimo piuttosto del 100 per cento di una che non vale niente».
castel brando castelbrando di massimo colombanCASTEL BRANDO CASTELBRANDO DI MASSIMO COLOMBAN

Il tuo primo mestiere qual è stato?
«Fabbro. Aiutavo mio padre dopo le lezioni scolastiche. Non bisogna dimenticare che durante la prima guerra mondiale qui in sinistra Piave, con gli austroungarici, su 100 cristiani 20 venivano uccisi dalle pallottole e 80 morivano di fame. Per cui papà aveva imparato a ingegnarsi fin da allora arrotondando con vari me stieri: agricoltore, falegname, norcino. Se chiudo gli occhi, sento ancora l' odore del tabarro sotto cui mi riparava nelle giornate di pioggia, quando veniva a prendermi a scuola. Mi copriva tutto e io camminavo sicuro, lì sotto al buio, attaccato alle sue braghe. Era il mio salvatore. Una sola volta l' ho visto arrabbiato: gli avevo mancato di parola. Mi disse: "Ricòrdati che tra le bestie e le persone c' è un' unica differenza: la parola"».

MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN
Una bella lezione.
«La scuola distava da casa mia 3 chilometri. D' inverno affondavo fino alle ginocchia nella neve alta, o forse ero io troppo piccolo. Mia mamma scaldava una manciata di sassi nel focolare, poi li avvolgeva nella carta da zucchero e me li infilava in tasca, perché non mi si congelassero le mani. Però a metà strada erano già freddi».

E dopo le elementari?
«Meccanico in un' officina per auto. Studiavo di sera. A 15 anni e mezzo volevo già mettermi in proprio. Poi un' azienda di infissi mi ha assunto come disegnatore tecnico. Nel 1974 sono partito con la Isa, Industria sistemi alluminio. Sei dipendenti.
Nei primi anni il fatturato cresceva del 100 per cento. Nel 1984 i proprietari svizzeri della Permasteel, una società australiana del settore che navigava in cattive acque, mi hanno chiesto di risanarla. Alla fine l’ho acquistata e fusa con la Isa, dando vita alla Permasteelisa » .
Massimo-ColombanMASSIMO-COLOMBAN

Che differenza c’è tra mettersi in proprio e lavorare «sotto padrone»?
«La creatività. In proprio si crea. Se il datore di lavoro blocca la creatività del dipendente, nasce la disaffezione ».

Ma che c’è da creare in Coca- Cola? Basta farla come la si è sempre fatta dal 1886.
«Io la Coca-Cola mi stuferei a farla » .

Come andavi alla scuola serale?
«Mi sono diplomato geometra da privatista con 48 su 60».

Le lingue straniere dove sei riuscito a impararle?
« L’inglese alla Oxford school. Il francese e lo spagnolo con le audiocassette. Al tedesco ho rinunciato per pigrizia».
golden fish barcellonaGOLDEN FISH BARCELLONA

Senti la mancanza di una laurea?
«Ho frequentato per due anni architettura a Venezia e poi ho smesso. Sono stato cooptato nel board della Harvard University e nel consiglio d’amministrazione di Ca’ Foscari. Ho insegnato per un anno al Politecnico di Milano. Credo d’essere l’unico geometra invitato a tenere lezioni al Mit, il Massachusetts institute of technology di Boston. In quest’ultima città una volta m’è toccato parlare sul tema Si può essere multinazionali senza essere grandi e seduto in prima fila ad ascoltarmi c’era Bill Gates».

Non mi hai risposto. Ti manca o no la laurea?
«Non eccessivamente. Credo che a laureare gli uomini siano i fatti. Del resto vi sono università dove illustri docenti prendono lo stipendio senza tenere una lezione che sia una. Potrei farti nomi e cognomi. Per carità di patria, mi astengo » .
GATTAMELATAGATTAMELATA

Che cos’hai imparato girando il mondo?
«Che l’umiltà s’accompagna all’intelligenza e l’arroganza all’ignoranza. E che siamo di passaggio» .

Per andare dove?
«Mah!».

Non hai speranze?
«Vivere in equilibrio, onestamente, ripaga già su questa terra » .

Che cosa rappresenta per te il lavoro?
«La salute. Quando faccio un buon lavoro, mi sento bene. Sprigiono positività, creo armonia ».

E il denaro?
«Uno strumento da usare con parsimonia per far vivere meglio se stessi e gli altri. Frequentando i Paesi anglosassoni, ho imparato dai calvinisti che chi ha avuto da Dio più qualità e più risorse ha il dovere di farle fruttare».

GATTAMELATA 2GATTAMELATA 
Manager che guadagnavano più di te ne hai avuti?
«Sicuramente. Anzi, direi che era la norma. Ho sempre cercato di dare il buon esempio mantenendo basso il mio stipendio» .

Quanto?
«Sono andato via che guadagnavo 200 milioni netti l’anno. Di lire, non di euro, eh. Con la tredicesima, circa 15 milioni al mese».

Quali devono essere le doti di un capo?
«La passione per quello che fa. Il rispetto per i collaboratori. Il senso etico, imprescindibile negli affari, perché le aziende corrotte prima o poi finiscono gambe all’aria. La perfezione come obiettivo».

CASTELBRANDOCASTELBRANDO
Con i sindacati come ti regolavi?
«Non parlarmi dei sindacati. Ho fatto in tempo a vedere torme scatenate ai loro comandi accanirsi contro i vetri delle fabbriche. Nel 1976 hanno cercato di seminare la discordia anche nella mia azienda. Allora ho riunito le maestranze e ho detto: il giorno che per parlare avremo bisogno voi dei rappresentanti sindacali e io del delegato della Confindustria, per questa impresa sarà la fine.

Da quel momento non ho più avuto noie con Cgil, Cisl e Uil. Sono talmente vecchi i modelli sindacali... Come destra e sinistra, comunismo e fascismo, proprietario e padrone. Gusci vuoti. La ricchezza va redistribuita, su questo non ci piove. Ma lo sfruttamento dell’inetto sul laborioso è terribile. Aprire l’ombrello del welfare sulla testa di fannulloni e incompetenti è un delitto» .
CASTELBRANDO 2CASTELBRANDO 

Che fare allora con fannulloni e incompetenti?
«Quando ne vedevo uno sbadigliare, lo chiamavo da parte e gli dicevo: raccontami che cosa posso fare per te, e io lo farò subito. Perché se in azienda non ti diverti, presto o tardi sarà una tragedia sia per te che per noi. Però prima di mettere in produzione qualcosa che avevo progettato, scendevo in officina, m’infilavo il camice e ne controllavo personalmente la fattibilità » .
CASTELBRANDO 3CASTELBRANDO 

Ma chi te l’ha fatto fare di prenderti questa rogna dell’assessorato a Roma?
«Mi sembra che sia stato don Lorenzo Milani a dire che è inutile avere le mani pulite se si tengono in tasca. In Virginia Raggi e in una parte dei suoi ho visto gente onesta e professionale. Perché non aiutarli? Raccogliere la sfida, risanare e ripulire la nostra capitale, potrebbe essere d’esempio al resto d’Italia. Non dovrei provarci?».

Fonte: qui

sabato 1 ottobre 2016

Massimo Colomban: l’uomo che aprì le porte di Confapri a Casaleggio, assessore alle Partecipate di Roma

Arriva in Campidoglio e in passato sul Movimento disse: «A febbraio ci avevano convinto di essere innovatori e di saper invertire la rotta del transatlantico Italia che va dritto verso l’iceberg». 

30 stettembre 2016 ore 13.45 – Ora è ufficiale. Massimo Colomban è il nuovo assessore capitolino alle Partecipate.



MASSIMO COLOMBAN: CHI È

E' un industriale trevigiano. Ha fondato nel 1973, a 23 anni, il gruppo Permasteelisa, società di costruzioni specializzata in involucri per architetture monumentali, che da piccola azienda è cresciuta diventando un gruppo da oltre un miliardo di euro di fatturato nel 2002, anno in cui cede l’azienda. Colomban non è uno sconosciuto nel mondo della Casaleggio Associati. Era molto vicino a Gianroberto Casaleggio e ha avuto un ruolo importante nella Confapri, associazione che da sempre ha trattenuto legami con i vertici e i parlamentari 5 stelle con tanto di eventi e tavole rotonde.


Lei si è detto deluso dal movimento di Grillo. Perché?
«A febbraio ci avevano convinto di essere innovatori e di saper invertire la rotta del transatlantico Italia che va dritto verso l’iceberg».
L’Italia come il Titanic?
«Sì. Con una classe, alcuni la chiamano casta, che balla mentre gli altri si schiantano. I grandi economisti parlano del piano B: euro a due velocità, o fuori dall’eurozona, o rinegoziare il debito».
Come è nato l’invito a Casaleggio? Vi conoscete?
«C’erano stati contatti. Abbiamo invitato una ventina di parlamentari neo-eletti di tutti i partiti. I grillini per noi rappresentano la volontà di migliorare l’Italia, anche se non si sta trasformando in una vera organizzazione perché la loro idea che «uno vale uno» li porta ad agire in ordine sparso. Serve una struttura anche sul territorio».
Non fanno abbastanza rete? È un bel paradosso, in fondo.
«Secondo me, poi, non dovrebbero rifiutare interamente il finanziamento pubblico. Dovrebbero tenerne il 20-30% come negli altri Paesi, altrimenti la politica la faranno i ricconi e le lobby. E l’idea che i partiti siano tutti marci e corrotti non ci trova d’accordo: ci sono anche persone perbene, forze innovative che vanno aiutate a emergere. E i media in questo hanno un ruolo».

Furono proprio Arturo Artom e Colomban a organizzare i primi incontri tra il guru del Movimento e alcuni imprenditori prima delle elezioni nazionali del 2013. Artom stesso ha passato l’ultimo Ferragosto sullo yacht di Beppe Grillo. «Quando una persona così giovane manca improvvisamente - affermò  Colomban quando scomparve Gianroberto – è sempre un dolore. Gli va dato atto che si è schierato al fianco dei più deboli contro i poteri forti». 

Ora la Permasteelisa del trevigiano, secondo quanto riportò qualche mese fa il Financial Times, sarebbe in vendita. E lui non molla. Vuole riprenderne il comando dopo averla affidata a un board di fidatissimi che l’ha portata in declino. Una recente intervista di Colomban su La Tribuna di Treviso spiega bene la situazione.
Quell’occhiolino strizzato al turismo e poi alla politica, costretto però sempre a fare i conti con un’Italietta troppo parcellizzata «il cui male peggiore sta nell’incapacità di fare squadra e vivere di campanilismi». Amministratore delegato di Sviluppo Italia Veneto, presidente di Vegapark. Poi Colomban, da qualcuno definito il “grillino” solo perché, aggiunge lui «sempre a sostenere l’innovazione, anche politica», quindi sostenitore di Renzi. «Mi hanno associato a chiunque. In realtà ho cercato di dialogare con tutti solo per cercare di riaffermare il ruolo sociale dell’impresa. Quando io iniziai era tutto diverso: le tasse erano più basse, c’era un clima generale a favore. Ora l’imprenditore è ritenuto una sorta di speculatore, che non lavora per gli altri e che si intasca solo i guadagni. Invece chi fa impresa lavora 12, 15 ore al giorno, ed arricchisce i collaboratori ed il territorio. Così è stato anche per me, ho fatto più di 8 mila ore di volo. E non mi è mai pesato: per essere imprenditori ci vuole il fuoco dentro e un imprenditore non getta mai la spugna».
Fonte: qui

P.S.

Permasteelisa Spa, nata nel 1973, è oggi leader mondiale nella progettazione, realizzazione e installazione di facciate continue per grandi edifici (impiegate per il rivestimento esterno di grattacieli, teatri, sedi congressuali e fieristiche, musei), adottando soluzioni tecnologicamente innovative per produrre opere uniche.
Inoltre è attiva nella produzione e installazione di pareti e divisori interni, nonchè di sistemi di arredo per negozi ed uffici.
Il Gruppo opera in quattro continenti con più di 60 società collocate in 27 paesi; sono attive quattro sub-holding, in Europa America ed Asia, tre delle quali sono gestite dalla holding Permasteelisa Spa.
Questa società capogruppo, quotata dal 1999 a Piazza Affari, ha acquisito nel dicembre 2000 la tedesca Gartner & Co KG, leader nella realizzazione di rivestimenti architettonici in alluminio e acciaio.
Il Gruppo è controllato dalla Holding Bau (società creata dal management di Permasteelisa) e Investindustrial, con una quota del 15%.
In Italia gli uffici principali si trovano a Vittorio Veneto (Tr), dove sono presenti anche laboratori di ricerca e di product test.
STORIA
Nel 1985 Permasteelisa comincia la sua espansione inglobando sempre più società specializzate, fino ad assumere dimensioni che le consentono di espandere l’attività a livello europeo.
Nel 1986 il primo passo verso i mercati internazionali è dato dall’acquisizione di una partecipazione minoritaria nella società australiana Permastell Industries Pty Ltd.: il nome Permasteelisa deriva da questa combinazione.
Nel 1988 si ha l’incorporazione di Permasteelisa Spa, holding del gruppo.
Negli anni ’90 prosegue la politica di espansione in Europa e Asia, costituendo delle filiali commerciali negli UK, nel Benelux, Francia e Spagna, Olanda, Belgio, Hong Kong, Singapore, in Thailandia, Cina, Taiwan; in Italia si ha l’acquisione di Steelbenetton e Alcom.
Nel 1998 viene fondata la permasteelisa Cladding Technologies Inc. per presidiare il mercato americano.
Nel 2001 viene acquisita la Gartner, e nascono le filiali Permasteelisa Espana e Permasteelisa Japan.
Nel 2003 Permasteelisa Spa ha acquistato il 100% della Glassaum Holding Corporation, compagnia leader nel rivestimento di edifici monumentale con sede a Miami, divenendo così leader anche sul mercato americano.

Fonte: qui