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lunedì 26 agosto 2019
domenica 10 giugno 2018
Colpo di scena al G7: Trump firma il documento e poi si ritira dopo le parole di Trudeau su dazi Usa
Al termine di due spinose giornate di G7 Donald Trump aderisce al documento conclusivo, poi dall' Air Force One che lo sta portando a Singapore per il vertice con Kim Jong un, posta suTwitter un annuncio shock: gli Stati Uniti non firmeranno le decisioni prese dai sette leader delle potenze industrializzate.
Motivo della marcia indietro le parole pronunciate dal premier canadese Justin Trudeau alla conferenza stampa finale, mentre Trump è già in viaggio: le tariffe imposte dalla Casa Bianca su alluminio e acciaio sono "un insulto" per i canadesi, perché motivate dal presidente americano con ragioni di sicurezza nazionale.
Il tempo di riceverne il resoconto e Trump si dissocia dal documento finale e rilancia i dazi sulle auto. L'Europa prova a smorzare i toni: "Ci atteniamo al comunicato come approvato da tutti i partecipanti al G7", accennano fonti vicini all'Ue.
10 giugno 2018 - "Ho dato istruzioni di non appoggiare il documento finale del G7". Dall'Air Force One, in viaggio verso Singapore per il vertice con Kim Jong un, Donald Trump posta su Twitter un annuncio shock, senza precedenti nella storia: gli Stati Uniti non firmeranno le decisioni prese dai sette leader delle potenze industrializzate. Si tirano indietro dopo aver accettato in un primo momento le conclusioni del vertice. Una rottura con gli alleati dalle conseguenze a questo punto davvero imprevedibili.
Lo strappo tanto temuto già alla vigilia del summit alla fine si è consumato nel modo più violento e inaspettato.
Sono oramai le sette di sera a Charlevoix, la dichiarazione di compromesso tanto attesa è stata già diffusa, e tutti i leader - anche il neopremier italiano Giuseppe Conte - hanno lasciato la sede del summit. La maggior parte di loro è già in volo verso i rispettivi Paesi quando la furia di Trump si abbatte sul padrone di casa del vertice, Justin Trudeau, e spazza via due giorni di duro lavoro e di tesissime trattative.
Bastano due tweet al presidente americano per smontare tutto: si dissocia dal documento finale e definisce il premier canadese "un disonesto e un debole". Poi tira fuori l'artiglieria pesante: quei "dazi sulle auto che invadono il mercato americano" e che il tycoon ha più volte minacciato.
A far infuriare Trump sono state le parole usate da Trudeau nella conferenza stampa finale del G7, e l'annuncio che dal primo luglio partirà la risposta alle tariffe su alluminio e acciaio volute dalla Casa Bianca anche su Canada, Messico ed Europa. Tariffe che Trudeau non esita a definire "un insulto" per i canadesi, perchè motivate dal presidente americano con ragioni di sicurezza nazionale. Ragioni che alleati storici come il Canada o gli europei non possono accettare.
"Noi canadesi siamo gentili, siamo ragionevoli, ma non ci faremo maltrattare", ha quindi affermato Trudeu: "Ho detto direttamente al presidente americano che i canadesi non lasceranno facilmente che gli Stati Uniti vadano avanti con tariffe contro la nostra industria dell'acciaio e dell'alluminio. E non lasceranno che questo avvenga per presunti motivi di sicurezza, dopo che i canadesi dalla prima guerra mondiale in poi si sono sempre trovati fianco a fianco con i soldati americani in terre lontane dove ci sono conflitti. Per noi - ha concluso Trudeau - questo è un insulto".
Evidentemente partito con la convinzione di essere riuscito a bloccare le temute rappresaglie, Trump, leggendo, ha perso completamente le staffe, bollando le parole di Trudeau come "false" e minacciando contromisure durissime se verranno colpiti gli agricoltori, i lavoratori e le aziende americane.
Colta di sorpresa, l'Europa prova a smorzare i toni: "Ci atteniamo al comunicato come approvato da tutti i partecipanti al G7", è la reazione di Bruxelles secondo quanto fanno trapelare fonti delle istituzioni europee. Ma oggi forse è avvero un altro giorno. E con la rottura consumata da Trump nulla per ora potrà essere più come prima.
Fonte: rainews.it
TRUMP SGANCIA LA BOMBA NEL G7: VOI PIANGETE PER I DAZI? E IO VI PROPONGO UN'AREA DI LIBERO SCAMBIO. ZERO DAZI. COSÌ SCOPERCHIA L'IPOCRISIA DI FRANCIA E GERMANIA
KURZ CONFERMA LA POSSIBILITÀ DI UN MEETING PUTIN-TRUMP IN AUSTRIA
CONTE SI SCHIERA CON DONALD TRUMP E VIENE INVITATO ALLA CASA BIANCA. È L'INIZIO DI NUOVI RAPPORTI INTERNAZIONALI E DI CAMBIAMENTI CHE POTREBBERO ESSERE MOLTO PIÙ VELOCI DI QUANTO OGGI NON SEMBRI AD OSSERVATORI SUPERFICIALI
Maria Giovanna Maglie per Dagospia
Free trade proclamation. Alla faccia del protezionismo. Triplo salto mortale, oplà, diceva sul serio, non era una battuta, e il tavolo accuratamente preparato per uno di questi inutili G7 o 8 che fossero, e a una Merkel furiosa non resta che preannunciare che alla fine il documento comune ci sarà anche se resta la distanza degli Stati Uniti, ovvero che ha dovuto cedere, lei, Macron, e ruota di scorta Juncker.
Trump questa mattina, prima di andarsene a Singapore a preparare lo storico vertice con il dittatore della Corea del Nord Kim Jong un, tiene una conferenza stampa da solo mentre gli altri 6 si preparano a parlare di ambiente e clima, e dice che la disputa sulle tariffe è presto risolta senza tanti strani calcoli e risse su cosa conviene a chi se si trasforma l'intero territorio delle Nazioni industrializzate in una zona di Commercio tariff free,niente tariffe ,zero dazi.
Il succo e’: noi ci vogliamo bene con gli altri Paesi che sono qui in Quebec riuniti -ed è inutile chiedersi se stia prendendo in giro tutti - non ci sono contenziosi aperti, se dovessi dare un voto al nostro rapporto direi che e’ dieci, usare un linguaggio forte per spiegare le proprie posizioni e’ del tutto normale, e per carità, nessun rancore, hanno fatto gli interessi delle rispettive nazioni, sono stati bravi in passato,è sicuramente colpa delle passate Amministrazioni se hanno stipulato accordi pessimi per gli Stati Uniti. Ora però è finita.
Ora, è possibile che sui giornali e TV dell'Inviato Unico o del Commentatore Unico leggiate che è tutta una manfrina ma semplicemente non è vero. È una proposta rivoluzionaria e mette in seria difficoltà Francia e Germania, le nazioni i cui leader fino a oggi hanno fatto gli indignati. Se un'automobile americana oggi entra a fatica in Europa perché c'è un dazio del 10% addirittura il 22 per i pick-up, e invece per gli autoveicoli europei è in tutto 2,5%, che cosa si risponde se in buona fede ad una proposta di questo tipo?
Trump ha anche ribadito l'invito ad accogliere di nuovo nei vertici dei paesi più industrializzati la Russia di Putin messa fuori 4 anni fa perché si era annessa la Crimea. Anche questa è stata una proposta arrivata a sorpresa al vertice canadese, e che naturalmente scopre molta ipocrisia da parte di chi si oppone. Con la Russia infatti paesi come la Germania ostenta lontananza e disdegno democratici, confermano le sanzioni, ma poi trattano la costruzione del nuovo gasdotto.
La delegazione americana in Quebec conferma anche le voci della vigilia su un prossimo incontro a due tra Trump e Putin, assieme alla possibilità, come Dago-anticipato, che si tenga nella scandalosa Vienna di Sebastian Kurz, leader sovranista e populista inviso alle capitali europee.
Il portavoce del Cremlino pure ha confermato da Qingdao, in Cina, dove il presidente russo sta partecipando al summit dei Paesi membri della Shanghai Cooperation Organization (Sco), che il vertice e’ in preparazione.
Peskov ha è confermato che la possibilità dell'incontro a Vienna e’ emersa nei colloqui tra Putin ed il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, durante la visita in Austria nei giorni scorsi del presidente russo. Ma, ha ribadito, bisogna prima che Russia e Stati Uniti raggiungano un accordo.
In che senso? Che se il leader del Cremlino è "pronto a sviluppare, approfondire e normalizzare le relazioni con gli Usa"; se è vero che "ci siamo incontrati con il presidente degli Stati Uniti nell’ambito di eventi internazionali. ed è ovviamente insufficiente per affrontare le relazioni Usa-Russia”, il punto è che la situazione politica interna negli Stati Uniti non consente di tenerlo".
L'allusione è chiara alle nuove sanzioni americane, ma anche all'intero clima di sospetto e processo contro la Russia che si fa intorno all'inchiesta di un procuratore speciale sulle possibili ingerenze di Mosca nelle elezioni del 2016.
Certo, se l'incontro dovesse essere davvero fissato per il prossimo luglio, durante il viaggio di Trump a Bruxelles per la Nato, sarebbe per uno scatto di reni del presidente americano, non certo perché l'indagine Russia Gate si possa sperare conclusa in un qualunque modo.
Lanciata la bomba, Trump è partito per Singapore a preparare il Summit del 12, calibrando le parole, spiegando che si tratta di una possibilità che si presenta una volta sola di costruire pace e dicendosi certo che capira’ in un minuto se le intenzioni di Kim jong-un sono serie o sta bluffando. I recenti contatti sono stati positivi tra i negoziatori, si tratta di un territorio inesplorato nel vero senso della parola,” ma io resto fiducioso”’.
Con il premier italiano Giuseppe Conte Donald Trump ha avuto un colloquio privato di circa un'ora. Ha mostrato cordialità ed entusiasmo verso “il grande vincitore”, come lo ha chiamato, delle elezioni italiane. Con l'eccezione del Giappone, che gli accordi già li va facendo separatamente fin dalla primavera scorsa con gli Stati Uniti, l'Italia del nuovo governo è stato l'unico Paese ad esprimere accordo con Trump sulla questione delle sanzioni alla Russia ed anche sulla prepotenza tedesca nel problema dei dazi.
Conte e’ stato invitato alla Casa Bianca. Anche queste sono notizie che si possono sottovalutare perché cosi’ è l'andazzo delle fake news, oppure percepire come inizio di nuovi rapporti internazionali e di cambiamenti che potrebbero essere molto più veloci di quanto oggi non sembri ad osservatori superficiali.
Fonte: qui
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sabato 9 giugno 2018
Perchè i mercati temono il G7?
Mercati sotto pressione, l'inizio del G7 sta creando più di un nervosismo.
Perchè i timori?
Il motivo di tutto questo, come accennato, è l'avvio dei lavori del G7 in Canada, un meeting che, a differenza degli altri appuntamenti, ha in serbo più di un argomento scotante sul tavolo. A Chalevoix, nel Québec in Canada ci sarà un confrotno serrato (con ogni probabilità nemmeno pubblico) tra i vari paesi colpiti dai dazi voluti dagli Usa e questi ultimi, che tra l'altro vedranno il proprio presidente dire addio in anticipo ai lavori per raggiungere Singapore e prepararsi all'appuntamento storico con la Corea del Nord. Partendo da questo punto, però, i mercati avvertono le tensioni e già sanno che la partenza di Trump sarà un elemento in più che impedirà il raggiungimento di un accordo positivo per il commercio internazionale. Ma questo pone anche un altro interrogativo: è in arrivo un riequilibrio mondiale? La dimostrazione più lampante potrebbe arrivare dalla decisione presa dallo stesso Trump di dar vita a colloqui bilaterali (in particolar modo sul commercio) invece che chiudere intese internazionali in modo da poter far valere un “potere contrattuale” palesemente superiore per gli Usa. La domanda però nasce spontanea e riguarda i costi e le dinamiche: nei singoli contratti a due le singole nazioni coinvolte cercano per ovvi motivi il proprio vantaggio, estromettendo un bene collettivo che, proprio per a natura del contratto a due, non esiste.
Un passo indietro
Conseguenza: dinamiche più complesse negli scambi internazionali e costi molto più alti, così come anche tempi più lunghi per rinegoziare con ogni singola delegazione. A discapito del commercio internazionale e, con ogni probabilità, anche dei rapporti diplomatici, anche perché, come hanno fatto notare dal G7, il mercato rappresentato dalle rimanenti potenze è un mercato più ampio e forte di quello Usa, il che significa dall'inizio che le forze in campo sono pronte a darsi battaglia anche al rischio di non raggiungere un accordo e di non firmare un comunicato congiunto alla fine dei lavori. Paradossalmente un pietra d'inciampo è rappresentata anche dall'Italia che con l'arrivo dei partiti di impronta se non anti-euro comunque con tendenze di simpatia per le politiche nazionaliste, rappresentano un elemento di rottura rispetto al passato. A chiudere il cerchio anche i dati macro delle singole nazioni europee che, nello specifico Germania e Francia, confermano un calo della produzione industriale che a maggio ha visto un -1% per la Germania e un -0,5% contro attese che proiettavano un +0,3% per entrambi i casi.
Il commercio internazionale
La fuga di Donald e la volontà più o meno palese di non portare avanti colloqui in via ufficiale per ricomporre l'innegabile frattura creatasi con la politica sui dazi fanno pensare non solo che all'orizzonte possa materializzarsi un possibile duopolio (se non tre vertici) ma che gli Usa stessi possano presto avere difficoltà a difendere la propria posizione dominante all'interno del quadro internazionale. Un'eventualità che si presenterebbe mentre Washington vanta, a differenza della gran parte delle potenze mondiale, un ritorno alla crescita e un rafforzamento del settore lavorativo, oltre ad essere la prima nazione la cui banca centrale si è incamminata con sicurezza sul sentiero della normalizzazione monetaria a differenza invece della Bce la quale, proprio per i timori di un rallentamento dell'economia del Vecchio Continente potrebbe essere costretta a prorogare ulteriormente ogni decisione per quanto le dinamiche di una possibile exit strategy saranno sul tavolo del board alla prossima riunione del 14 giugno.
Fonte: qui
venerdì 8 giugno 2018
CONTE SI SCHIERA CON TRUMP PER IL RIENTRO DI PUTIN NEL G8, CHE SENZA LA RUSSIA È INFATTI DIVENTATO G7: ''È NELL'INTERESSE DI TUTTI''
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO UE, IL POLACCO TUSK, SI DICE ''SICURO CHE I PAESI UE AVRANNO LA STESSA LINEA SULLA RUSSIA''.
MA IN CONFERENZA STAMPA TUTTE LE DOMANDE A TUSK-JUNCKER SONO SU CONTE, CHE SI E' DETTO ''MODERATO'' SUI DAZI: ''VOGLIAMO CAPIRE LE RAGIONI''
TUSK, CONTE? PAESI UE AVRANNO STESSA LINEA SU RUSSIA
(ANSA) - "Sono convinto che i paesi europei del G7 avranno la stessa posizione" anche sulla Russia, "magari non nei dettagli ma sulla linea generale". Lo ha detto il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, in conferenza stampa prima dell'avvio del G7, rispondendo ad una domanda sull'appoggio del premier italiano Giuseppe Conte alla proposta di Trump di far rientrare la Russia nel G8. "Non ci sono divergenze divergenze tra Italia e Europa", ha aggiunto, con Conte ho avuto un "buon bilaterale, amichevole".
(ANSA) - "Non abbiamo parlato in particolare della Russia" ma l'Italia ha "un ruolo fondamentale in Europa", l'Italia "ha bisogno dell'Europa e l'Europa non è completa senza l'Italia". Lo ha detto il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker, rispondendo ad una domanda sulla posizione del premier italiano Giuseppe Conte sulla Russia. "Ho avuto un buon colloquio con Conte - ha aggiunto - lo rivedrò prima del vertice, parleremo con lui di immigrazione e budget europeo".
AL BRIEFING TUSK-JUNCKER QUASI TUTTE LE DOMANDE SU CONTE
(ANSA) - Sono state quasi tutte dedicate al premier italiano Giuseppe Conte le domande della stampa internazionale durante la breve conferenza stampa organizzata dai presidente della Commissione e del Consiglio Ue prima dell'inizio del G7. Non solo i giornalisti italiani, ma anche quelli stranieri hanno chiesto conto a Tusk e Juncker del loro bilaterale con il presidente del Consiglio e in particolare dell'allineamento di Conte con Trump sul rientro della Russia nel G8.
CONTE, SU RIFORMA DUBLINO TOTALE INSODDISFAZIONE
(ANSA) - Sulla disciplina del regolamento di Dublino sui migranti c'è "totale insoddisfazione dell'Italia per le proposte attualmente discusse, l'Italia non può essere lasciata sola nella gestione dei flussi migratori". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al G7 in Canada, dopo un incontro con Juncker e Tusk. "Vogliamo un'Europa più forte ma anche più solidale".
(ANSA) - Sul tema dei dazi "saremo portatori di una posizione moderata, cercheremo di capire le ragioni che portano ad assumere certe posizioni e ci comporteremo di conseguenza". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al suo arrivo al G7 in Canada. "C'è molta conflittualità, ci sono state dichiarazioni anche molto veementi di Trump e dei partner europei" sulla questione dei dazi. "Noi siamo qui per valutare le varie posizioni, com'è nelle nostre corde saremo portatori di una posizione moderata. Cercheremo anche le valutazioni alla base delle diverse posizioni e ci comporteremo di conseguenza", ha spiegato Conte.
Marco Valsania per www.ilsole24ore.com
Italia e Stati Uniti insieme per far tornare la Russia nel club dei grandi. Lo ha detto prima Donald Trump, seguito poco dopo dal premier italiano Giuseppe Conte, che via twitter ha dichiarato: «Sono d'accordo con il Presidente Donald Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell'interesse di tutti».
Parole che Mosca, almeno per ora, non sembra voler prendere più di tanto in considerazione: «La Russia si concentra su altri format», ha subito ribadito il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, forse pensando al vertice che Vladimir Putin avrà in Cina in questo weekend.
Inizia dunque con una presa di posizione molto netta il vertice in Canada, che sicuramente farà discutere. L’Italia sul dossier russo sta con gli Usa, indipendentemente dalla posizione degli alleati europei.
GiuseppeConte
@GiuseppeConteIT
Sono d'accordo con il Presidente @realDonaldTrump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell’interesse di tutti.
Un G6 invece di un G7, se gli Stati Uniti non fanno marcia indietro nell'unilateralismo in politica estera e commerciale? Perché invece non di nuovo e da subito un G8: Donald Trump lancia la sua ultima provocazione mentre arriva al vertice in Canada delle sette principali potenze economiche. Chiede che Mosca venga riammessa senza indugi nel summit e nel club esclusivo delle potenze economiche. «La Russia dovrebbe essere nei meeting», ha detto appena prima di decollare alla volta di quello che oggi e domani minaccia di essere il G7 piu' polemico della storia. Una “rientry”, quella di Mosca, invocata dal presidente americano senza menzionare alcuna condizione o concessione da parte del governo di Vladimir Putin.
Proteste al G7 in Canada, centinaia in strada. Summit blindato
Trump non ha fatto riferimento alle ragioni dell'attuale esclusione di Mosca, che era entrata nel gruppo negli anni Novanta: l'annessione forzata della Crimea e l'intervento armato in Ucraina nel 2014. E la nuova presa di posizione potrebbe metterlo ancora una volta in rotta di collisione con numerosi alleati, sia in Europa che in Asia. Anche se non tutti: il nuovo premier italiano Giuseppe Conte, arrivato al G7, ha twittato dando ragione a Trump, la cui mossa rappresenta anche un cambio di passo rispetto al suo predecessore alla Casa Bianca. Sotto Barack Obama gli Stati Uniti erano stati tra i propugnatori dell'espulsione di Mosca dal G8 per aver violato confini stabiliti e riconosciuti a livello internazionale.
Trump, inoltre, e' nel mirino per le sue relazioni troppo amichevoli con paesi nemici o rivali mentre alza il tiro contro gli alleati, che vengono accusati di danneggiare economicamente gli Stati Uniti soprattutto attraverso pratiche commerciali definite scorrette e che a suo avviso genererebbero i deficit americani. La sua campagna elettorale è anche sotto indagine nel cosiddetto Russiagate, il sospetto di interferenze di Mosca a suo favore. Trump ha inoltre ripetutamente espresso ammirazione per Putin.
Trump lascerà il G7 in anticipo per volare da Kim
Nella sua prima conferenza stampa al G7, il premier italiano Conte è tornato sui rapporti con la Russia e a chi gli chiedeva se l’Italiaintende porre il veto in sede Ue sul rinnovo delle sanzioni a Mosca ha risposto così: «Valuteremo le posizioni, dobbiamo ancora iniziare il G7. Siamo aperti al dialogo, ma questo non significa stravolgere un percorso definito, legato anche all'attuazione degli accordi di Minsk».
Conte ha poi ha ribadito la posizione del suo governo sul tema dei migranti e del regolamento di Dublino: «C’è una totale insoddisfazione dell'Italia - ha detto Conte - per le proposte attualmente discusse, l'Italia non può essere lasciata sola nella gestione dei flussi migratori». Più cauto invece sul dossier dei dazi, dopo le misure annunciate dagli Stati Uniti contro acciaio e alluminio europei: «Saremo portatori di una posizione moderata, cercheremo di capire le ragioni che portano ad assumere certe posizioni e ci comporteremo di conseguenza».
Fonte: qui
venerdì 10 febbraio 2017
Le economie più forti del mondo nel 2050: cattive notizie per l’Italia
Le economie più forti del mondo nel 2050? Il panorama globale cambierà e l’Italia sarà piuttosto penalizzata. Lo studio Pwc.
Quali saranno le economie più forti del mondo nel 2050, e soprattutto che fine farà l’Italia tra poco più di 30 anni?È stato uno studio di Pwc, intitolato “Come cambierà l’ordine economico globale entro il 2050?” a rivelare l’aspetto che avrà il mondo e ad evidenziare quali saranno le economie più forti. Dove sarà l’Italia?Innanzitutto vale la pena di sottolineare come lo studio sulle economie più forti del mondo nel 2050 si sia basato sulle previsioni relative al Pil - a parità di potere d’acquisto - di ciascun paese analizzato. Le proiezioni di crescita da qui al 2050 non si sono mostrate clementi con l’Italia.Il nostro paese infatti perderà diverse posizioni nel ranking delle economie più forti del mondo e sarà scalzato da altri stati che mostreranno di avere un’economia molto più forte rispetto a quella dell’Italia. Tutto questo perché lo Stivale sarà penalizzato da fattori come l’invecchiamento della popolazione e la bassa produttività che andranno ad influire sulla crescita della economica.
Vediamo allora di seguito che cosa è emerso dallo studio Pwc sul mondo del 2050 e quali saranno le economie più e meno forti rispetto all’Italia.
Economie più forti del mondo nel 2050: dov’è l’Italia?
Come già accennato l’Italia perderà svariate posizioni nella classifica delle economie più forti del mondo nel 2050. Saranno esattamente 9 i gradini che l’Italia dovrà percorrere a ritroso passando dalla 12esima alla 21esima posizione. Secondo quanto riportato dallo studio, infatti, a parità di potere d’acquisto il Pil del Belpaese passerà dai 2.221 miliardi di dollari del 2015 ai 2.541 miliardi del 2050, dati questi, che comporteranno la retrocessione dell’Italia fino al 21° posto. L’economia del paese potrebbe anche venir superata dalla Turchia nel 2050.
Economie più forti del mondo, Italia al 21°. La forza dei mercati emergenti
Lo studio Pwc ha rivelato un altro dettaglio interessante. La classifica delle economie più forti del mondo nel 2050 si sposterà a tutto favore dei paesi emergenti, grazie ad una forte e rapida crescita della popolazione, ad un’elevata domanda interna e alla crescita della forza lavoro. In realtà tali economie emergenti non riusciranno a raggiungere il livello di reddito delle economie più avanzate.I dati hanno parlato di come entro il 2050 l’economia globale registrerà un tasso medio di crescita del 2,5%, ma questo aumento sarà determinato più dalle economie emergenti che dalle altre, tra cui l’Italia.Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico, Russia e Turchia: le 7 più forti economie emergenti cresceranno ad un tasso medio del 3,5% annuo, mentre i paesi del G7, ossia Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti cresceranno dell’1,6% annuo. Ecco come cambierà la classifica delle economie più forti del mondo nel 2050. Insomma, entro il 2050 i paesi emergenti potrebbero rappresentare il 50% del Pil mondiale, mentre i G7 solo il 20%.Secondo l’analisi Pwc 6 dei 7 paesi emergenti rappresenteranno le economie più forti del mondo nel 2050. Fra 30 anni la Cina sarà l’economia numero uno al mondo seguita dagli USA, ma anche l’India potrebbe raggiungere le prime posizioni nonostante ora il paese sia nel pieno di una crisi monetaria. Sempre nel 2050 tra le economie più forti del mondo ci saranno anche Vietnam, India e Bangladesh, mentre Indonesia e Messico faranno meglio di Germania, Francia, Regno Unito e Giappone. Anche l’economia della Nigeria entrerà in classifica e si assesterà al 14° posto. Ecco, insomma, come cambierà il panorama delle economie più forti del mondo nel 2050.
Fonte: qui
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