9 dicembre forconi

sabato 26 ottobre 2019

LE BANCHE CHE “FRENANO” SUL TAGLIO DELLE COMMISSIONI SUI PAGAMENTI ELETTRONICI SONO LE STESSE CON CUI HA PARLATO CONTE E CHE GLI HANNO DATO “ASSICURAZIONI SULL’ABBASSAMENTO DEI COSTI”?

“IL FATTO”: “LA REALTÀ È UN UCCELLO, CANTAVA GABER. UNO PARTE CON L’OTTIMA INTENZIONE DI COMBATTERE L’EVASIONE E FINISCE A…”

Marco Palombi per “il Fatto Quotidiano”

pagare con il pos 3PAGARE CON IL POS 3
La realtà, com' è noto, si nasconde dove può. A volte, è il caso del Corriere della Sera di ieri, in un colonnino: "Pos, le banche frenano sul taglio dei costi". Chissà come l' ha presa Giuseppe Conte: "Prima di sanzionare gli esercenti che non accettano pagamenti digitali - aveva detto - occorre abbassare le commissioni e quindi stipulare prima accordi con le banche. Io personalmente ho parlato con gli esponenti dei principali gruppi bancari e ho avuto assicurazioni da parte loro". E invece adesso "frenano".
GIUSEPPE CONTEGIUSEPPE CONTE

La realtà, dicevamo, è una faccenda complicata, "è un uccello che non ha memoria", cantava Gaber. Le banche, per dire, una volta erano quegli istituti che facevano soldi essenzialmente prestando denaro, oggi mica tanto: nei bilanci del 2017 quelle italiane - tra economia asfittica e nuove regole di gestione dei prestiti che trattano il credito come una sorta di maledizione (vedere alla voce "sofferenze") - facevano più soldi con le commissioni e il trading che con mutui e simili.
pagare con il pos 2PAGARE CON IL POS

Secondo Intermonte Sim, per dire, i soli ricavi da commissioni sui servizi di pagamenti sono oltre il 10% degli introiti del nostro sistema finanziario("DEDICATO A TUTTI QUEGLI ALLOCCHI CHE CREDONO ALLA STORIELLA CHE SERVE A CONTRASTARE L'EVASIONE FISCALE!"). Come scrive il CorSera: "Azzerare le commissioni è impossibile, tagliarle complesso". Visto che la realtà è complessa? In ipotesi uno potrebbe partire con l' ottima intenzione di combattere l' evasione finendo invece per trasferire qualche miliardo da clienti e commercianti al sistema bancario. La realtà è un uccello, cantava Gaber. Padulo, in qualche caso.

Fonte: qui

NELL’ULTIMA BOZZA DEL DECRETO FISCALE SPUNTANO TAGLI AI MINISTERI PER 3 MILIARDI E 89 MILIONI: LE “RIDUZIONI ALLE DOTAZIONI FINANZIARIE” SONO PREVISTE GIÀ PER IL 2019 E SERVIRANNO PER COPRIRE ALCUNE MISURE, COME LO SPOSTAMENTO AL 2020 DEGLI ACCONTI FISCALI 
PER I COMMERCIANTI CREDITO D’IMPOSTA DEL 30% SUI PAGAMENTI ELETTRONICI: ANCHE PERCHÉ LE BANCHE NON VOGLIONO ABBASSARE LE COMMISSIONI(E DA QUI SI CAPISCE BENE PER CHI LAVORA IL GOVERNO CONTE "TACCHIA", PD-M5S-RENZI, NON CERTO PER I CITTADINI!)…


giuseppe conte roberto gualtieri 9GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI 
Arriva per i commercianti un credito d'imposta del 30% delle commissioni sulle transazioni con carte e bancomat, che sarà riconosciuto alle piccole attività con ricavi e compensi entro i 400mila euro. E' una delle novità contenute nell'ultima bozza del decreto fiscale.

Il credito d'imposta partirà dalle spese sostenute dal 1 luglio 2020 (quando entreranno in vigore anche le multe per chi non accetta il Pos) e potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione. I costi sono calcolati per il primo anno in 26,95 milioni, che diventano 53,9 milioni.

pagare con il pos 2PAGARE CON IL POS
Tra le novità contenute nell'ultima bozza del decreto fiscale ci sono anche i tagli alle spese dei ministeri per complessivi 3 miliardi e 89 milioni. Le "riduzioni alla dotazioni finanziarie" sono previste già per il 2019 dall'articolo 59 del decreto, contenente le disposizioni finanziarie.

roberto speranza nicola zingaretti vincenzo bianconi luigi di maio giuseppe conteROBERTO SPERANZA NICOLA ZINGARETTI VINCENZO BIANCONI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE
E servono a sostenere alcune misure, tra cui lo spostamento degli acconti fiscali al prossimo anno. Lo stesso articolo stabilisce che entro 20 giorni dalla pubblicazione del decreto il Mef può autorizzare rimodulazioni all'interno dei singoli ministeri, ma garantendo comunque i risparmi. Fonte: qui


LA CONTRO-INCHIESTA SUL RUSSIAGATE DIVENTA UN'INDAGINE PENALE: ORA IL PROCURATORE DURHAM, AGLI ORDINI DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA WILLIAM BARR, POTRÀ INTERROGARE TESTIMONI E ISTITUIRE UN GRAN GIURÌ PER INCRIMINARE QUALCUNO

I DEM OVVIAMENTE S'INCAZZANO: ''IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA È DIVENTATO UN VEICOLO PER LA VENDETTA POLITICA DI TRUMP?''
RUSSIAGATE: INDAGINE BARR DIVENTA INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - L'indagine ordinata dall'attorney general Usa William Barr sulle origini del Russiagate e' diventata ora un'inchiesta penale. Lo riferisce Politico citando una propria fonte. Questo significa che i dirigenti e gli ex dirigenti dell'Fbi e del dipartimento di giustizia eventualmente coinvolti rischiano un'incriminazione e che aumenteranno i poteri di raccogliere prove dell'attorney John Durham - titolare dell'inchiesta - anche con mandati emessi da un grand giuri' per acquisire documenti e testimonianze.
donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR

RUSSIAGATE: I DEM CONTRO L'INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - Dura reazione dei dem alla decisione del dipartimento di giustizia di trasformare l'indagine amministrativa sulle origini del Russiagate in inchiesta penale. In una nota, i presidenti delle commissioni intelligence e giustizia della Camera, che conducono l'indagine di impeachment, sostengono che essa "solleva nuove profonde preoccupazioni che il dipartimento di giustizia sotto l'attorney general Barr abbia perso la sua indipendenza e sia diventato un veicolo per la vendetta politica del presidente Trump". Fonte: qui

IL PRESIDENTE USA ESCE ALLO SCOPERTO E ACCUSA OBAMA DI TRADIMENTO: HA SPIATO LA MIA CAMPAGNA DEL 2016 
LA RIVELAZIONE NEL LIBRO DI DOUG WEAD “INSIDE TRUMP’S WHITE HOUSE” 
NEI PROSSIMI GIORNI WILLIAM BARR FARÀ USCIRE IL SUO RAPPORTO SUL RUSSIAGATE (E MARTEDÌ VECCHIONE SARÀ IN AUDIZIONE AL COPASIR). SECONDO FOX NEWS LUI E DURHAM SONO  TORNATI DALL'ITALIA CON INFORMAZIONI CHE LO HANNO SPINTO A SENTIRE L'EX DIRETTORE DELLA CIA BRENNAN

Donald Trump esce allo scoperto e accusa Barack Obama di tradimento: ha spiato la mia campagna del 2016. La rivelazione è contenuta nel libro di Doug Wead “inside trump’s white house”. “Quello che hanno fatto è tradimento, ok? La cosa interessante è che lo abbiamo beccato a spiare sull’elezione. Non l’ho mai detto, ma sono stati beccati a spiarci. Ci hanno spiato”, ha detto Trump.
trump e obama alla casa biancaTRUMP E OBAMA ALLA CASA BIANCA
DONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCADONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCA

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
Nei prossimi giorni il ministro della giustizia Usa William Barr farà uscire il suo rapporto sul Russiagate (e martedì Vecchione sarà in audizione al Copasir). Intano Fox News smentisce “Giuseppi” Conte, che al Comitato per la sicurezza ha detto che i servizi italiani non avevano informazioni. Secondo l'emittente americana il ministro della Giustizia e John Durham sono tornati da Roma con informazioni interessanti, che li hanno spinti a sentire anche l’ex direttore della Cia John Brennan e l'ex capo della National Intelligence James Clapper, che pure sarebbero stati coinvolti nella creazione di false prove per incastrare Donald.


MENTRE IL PREMIER RIFERIVA AL COPASIR CHE NESSUNA PROVA È STATA FORNITA AGLI AMERICANI, SU ''FOX NEWS'' SI DICEVA IL CONTRARIO: BARR E DURHAM A ROMA HANNO RACCOLTO NUOVI ELEMENTI E L'INCHIESTA SI ALLARGA 

LAL LETTERACON CUI BARR IL 17 GIUGNO CHIEDEVA A VARRICCHIO, AMBASCIATORE A WASHINGTON, DI AVERE INFORMAZIONI SULL'OPERATO DI SPIE USA A ROMA. LUI RIFERISCE A CONTE, SENZA PASSARE PER IL POVERO MOAVERO, E IL PREMIER NE PARLA SOLO CON VECCHIONE

I PROTAGONISTI RUSSIAGATE, ECCO LA LETTERA BARR CHIESE AL PREMIER VERIFICHE SUGLI AGENTI FBI
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
«Verificare il ruolo svolto da personale Usa in servizio in Italia senza voler mettere in discussione l' operato delle autorità italiane e l' eccellente collaborazione»: eccola la richiesta presentata nel giugno scorso dal ministro della Giustizia William Barr a palazzo Chigi sul Russiagate. La lettera, datata 17 giugno, è stata inoltrata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte dall' ambasciatore a Washington Armando Varricchio.
Non c' è stato alcun passaggio attraverso la Farnesina, il canale è stato diretto e il premier ha autorizzato ai colloqui il capo del Dis Gennaro Vecchione.

WILLIAM BARR JOHN DURHAMWILLIAM BARR JOHN DURHAM
«Non abbiamo fornito alcuna informazione riservata», ha ribadito Conte di fronte al Copasir. Ma dagli Stati Uniti arriva una diversa versione. Ad accreditarla è Fox News, televisione ritenuta vicina al presidente Donald Trump: «Durante una delle due visite effettuate a Roma, il 15 agosto e il 27 settembre, per incontrare i vertici dell' intelligence italiana, Barr e il procuratore John Durham hanno raccolto nuove prove per la loro contro-inchiesta sul Russiagate. Poi hanno deciso di ampliare il raggio della loro inchiesta sulle origini dell' indagine Fbi del 2016 sulle collusioni con la Russia».

Quanto basta per comprendere come la vicenda non sia affatto conclusa e che il rapporto finale di Barr - che potrebbe essere pubblicato entro qualche settimana - potrebbe riservare nuove e clamorose sorprese.
giuseppe conte gennaro vecchioneGIUSEPPE CONTE GENNARO VECCHIONE
Al centro dell' attenzione degli Stati Uniti c' era in particolar modo un agente dell' Fbi che nel 2016 lavorava nella capitale. Durante i colloqui Barr avrebbe chiesto di conoscere i suoi contatti con l' intelligence italiana ma anche verifiche su eventuali rapporti con Joseph Mifsud, il professore che rivelò per primo allo staff di Trump l' esistenza di mail compromettenti di Hillary Clinton in possesso dei russi.

Fu proprio l' Fbi a indagare sui contatti tra Trump e i russi durante la campagna per le presidenziali del 2016. E dunque Mifsud - questo è il sospetto di Barr - potrebbe essere stato la loro «talpa» per screditare Trump.

«Abbiamo svolto verifiche ma non abbiamo trovato nulla», ha sostenuto Conte. Barr dice il contrario e ora si dovrà accertare che cosa sia accaduto tra il 17 giugno e il 27 settembre. Anche tenendo conto che il canale tra Varricchio e il premier è stato di «massima riservatezza» che coinvolge subito anche Vecchione. E sarà lui, adesso a dover riferire al Copasir che tipo di verifiche abbia svolto, a chi le abbia affidate e con quale risultato. Il suo primo incontro con Barr avviene a ferragosto.

Mifsud con Olga RohMIFSUD CON OLGA ROH
Un faccia a faccia che però non esaurisce i contatti. Subito dopo Vecchione chiede ulteriori verifiche alle due agenzie di intelligence: l' Aise diretta da Luciano Carta e l' Aisi guidata da Mario Parente. In almeno due occasioni i tre direttori affrontano l' argomento con Conte. Poi, tutti insieme, ricevono Barr e Dhuram nella sede del Dis. È il 27 settembre scorso. Adesso dovranno riferire al Copasir quali informazioni abbiano consegnato agli Stati Uniti. Consapevoli che la loro versione sarà poi confrontata con quella del «rapporto Barr».


RUSSIAGATE, GLI USA GELANO IL PREMIER "DALL'ITALIA NUOVE PROVE PER L'INCHIESTA"
Carlo Bonini e Giuliano Foschini per ''la Repubblica''


mifsud frattini ayadMIFSUD FRATTINI AYAD
I due viaggi a Roma dell' Attorney general William Barr e John Durham per raccogliere informazioni dalla nostra intelligence sul Russiagate non sono stati una scampagnata. O almeno non un inutile "scambio di cortesie", come la conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha voluto accreditare non più tardi di mercoledì pomeriggio. Con un timing che non ha nulla a che vedere con le coincidenze - e questo lo hanno capito anche a Roma dove ieri sera si sono passati dei brutti quarti d' ora - la Fox News, la cable tv cinghia di trasmissione della Casa Bianca di Donald Trump, ha infatti depositato a beneficio del cortese alleato italiano un pizzino che dimostra come la faccenda sia tutt' altro che chiusa.

In un servizio da Washington, apparentemente innocuo, nel sintetizzare la conferenza stampa di Conte nel solo punto utile alla contronarrazione Repubblicana ("Il presidente del consiglio italiano ha confermato i due incontri del 15 agosto e del 27 settembre con Barr e Durham"), Fox News lascia infatti scivolare una circostanza tutt' altro che neutra. «A Roma - si riferisce senza citare la fonte - l' attorney general e il procuratore hanno raccolto nuove prove che allargano l' indagine». E «avrebbero convinto il procuratore Durham dell' opportunità di interrogare James Clapper e John Brennan, direttori rispettivamente della National Intelligence e della Cia durante l' amministrazione Obama».

george papadopoulos simona mangianteGEORGE PAPADOPOULOS SIMONA MANGIANTE
Se dunque lo scopo della conferenza stampa di Conte era stato quello di smarcarsi dal segreto dell' audizione al Copasir per far sapere "in chiaro" a Washington (e insieme all' opinione pubblica italiana) quale era la linea del Piave su quale si era attestata la ricostruzione di Palazzo Chigi - «indagine preliminare »; «nessuna attivazione dell' intelligence italiana»; «mera ricerca di archivi»; «nessuna indagine sull' attività del governo italiano nel 2016» - il risultato ottenuto deve ora allarmare Palazzo Chigi. Con tutta evidenza, infatti, la Casa Bianca non ha nessuna intenzione di aderire alla ricostruzione italiana.

E, se Fox non ha preso un abbaglio o non è stata malamente imbeccata, non solo intende dare presto conto delle nuove prove raccolte a Roma. Ma, addirittura, trasformarle nelle fondamenta di un salto di qualità delle indagini di Barr. Come ogni avviso ai naviganti, anche quello che arriva dall' America è afflitto della genericità di cui è stata generosa anche Roma (quali nuove prove?). E, non a caso, in un immediato capovolgimento di ruoli, ieri a tarda sera sono state fonti della nostra intelligence a mobilitarsi per provare a spegnere questo nuovo principio di incendio.

Alle agenzie di stampa, hanno negato l' esistenza di qualsiasi "nuova prova" e, soprattutto, che la fonte di queste nuove evidenze sarebbe stata la "cortese collaborazione" offerta agli americani da Palazzo Chigi, dal Dis, da Aise e Aisi. In particolare, le stesse fonti hanno negato, come già peraltro fatto nei giorni scorsi, che sia stati la nostra intelligence a consegnare a Barr la memoria di due cellulari Blackberry utilizzati dal professore maltese Joseph Mifsud, conferenziere della Link university. E un nastro con incisa la sua voce.

giuseppe conte donald trump 17GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 17
Il gioco delle parti, dunque, non solo continua. Ma ragionevolmente è soltanto all' inizio. E il fantasma americano si è materializzato sull' uscio di Palazzo Chigi persino prima di quanto previsto. E tutto questo mentre il "pesce grosso" di tutta questa storia, il professore che professore non è, Joseph Mifsud, lo Zatat dell' università di Malta, continua a essere a largo. Nel buio del nostro spionaggio e controspionaggio (che evidentemente continua a ritenerlo soggetto non degno di interesse) e degli altri servizi che, ragionevolmente, lo hanno a cuore per ragioni diverse: americani, inglesi e russi. Fonte: qui

venerdì 25 ottobre 2019

Dall’Ecuador al Libano, cos’hanno in comune le proteste che agitano il mondo

Cos’hanno in comune i ragazzi che scendono in piazza ad Hong Kong con gli ecuadoregni che protestano contro l’aumento del costo del carburante? 
Apparentemente nulla. 
Alcuni lamentano condizioni economiche difficili, altri violazioni dei diritti umani, altri ancora la mancata tutela dell’ambiente ma, a ben guardare, un filo conduttore c’è. Vediamo quale.
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
La libertà
Ad Hong Kong come in Libano, in Catalogna, in Egitto e in Russia si scende in piazza per la libertà d’espressione politica. L’ex colonia britannica reclama la propria specificità e chiede che le sue prerogative siano preservate, anzi ampliate, nonostante la pressione della leadership comunista. Le proteste sono iniziate la scorsa estate quando la governatrice Carrie Lam ha cercato di far passare una legge sull’estradizione di ricercati e sospetti in Cina ma poi sono continuate anche quando la proposta è stata ritirata. Ora i manifestanti chiedono elezioni libere.
Hong Kong, tensione per i 70 anni della Repubblica cinese
Le loro tattiche hanno ispirato gli attivisti di mezzo mondo. Le centinaia di migliaia di catalani che hanno invaso le strade a metà ottobre dopo la sentenza di condanna dei leader separatisti gridavano: «Facciamo come a Hong Kong». E i volantini per spiegare come proteggersi dai gas lacrimogeni e dai cannoni d’acqua erano copiati dai manifestanti dell’ex colonia britannica. Anche in Cile e Libano i cortei sono continuati nonostante venissero meno i motivi che avevano scatenato la protesta. A Beirut il 20 ottobre il premier Saad Hariri ha ritirato la proposta di tassare le chiamate via WhatsApp ma i dimostranti hanno rilanciato chiedendo più infrastrutture, servizi e un’inchiesta sugli abusi della polizia. In Europa lo scorso agosto a Mosca le manifestazioni in cui si chiedeva democrazia per le elezioni cittadine e si protestava contro il regime di Vladimir Putin hanno raccolto sostegni impensabili fino a qualche mese fa, non solo nella capitale. La repressione, come sempre, è stata dura.
In Egitto , a settembre, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato nelle strade del Cairo, d’Alessandria e di Suez contro il presidente Abdel Fatah al Sisi, duemila i cittadini fermati dalla polizia.
La disuguaglianza
Un altro filo conduttore che unisce i contestatori nel mondo è la lotta contro la disuguaglianza. All’inizio di ottobre in Ecuador ad accendere la rabbia dei cittadini era stato il taglio dei sussidi per la benzina che esistevano nel Paese da 40 anni. Dopo giorni di autostrade bloccate e scontri con le forze di sicurezza il governo ha fatto marcia indietro. Anche in Cile è stato un aumento del prezzo dei trasporti pubblici a innescare la protesta. Venerdì 18 ottobre mentre la polizia caricava la gente in piazza, il presidente Sebastián Piñera è stato fotografato in un lussuoso ristorante italiano, segno della distanza siderale tra la classe politica e i cittadini. L’aumento vertiginoso del debito pubblico e le riforme economiche hanno animato la protesta in Libano, di cui abbiamo già detto: «Non siamo qui per WhatsApp, siamo qui per tutto: carburante, cibo, pane, tutto» ha dichiarato Abdullah alla Bbc durante una manifestazione a Beirut.
Cile: proteste in piazza contro aumento dei prezzi, scontri e bus in fiamme
La corruzione
Il cuore di molti cortei racchiude accuse di corruzione nei riguardi del governo. Un tema che è indissolubilmente legato a quello delle diseguaglianze. La tesi è che i leader politici usino le loro posizioni di potere per arricchirsi più che per aiutare il Paese. Così in Libano dove, per calmare l’insofferenza della popolazione, è stato appena approvato un taglio degli stipendi dei parlamentari. Anche in Iraq la gente si sente tradita dal sistema politico che assegna gli incarichi sulla base di quote etniche o settarie invece che sul merito. Mentre in Egitto il presidente egiziano Al Sisi e il suo regime militare sono stati apertamente accusati di usare i fondi pubblici in modo improprio da un imprenditore in esilio, Mohamed Ali. Un addebito che è risuonato forte nelle piazze.
L’ambiente

Ultimo ma non in ordine di importanza è il tema del cambiamento climatico(problema inesistente e malposto). Abbiamo tutti assistito alle proteste guidate da Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ha lanciato Fridays for future, il movimento studentesco che ha spinto milioni di studenti a riunirsi nelle piazze di tantissime città per chiedere azioni concrete per salvare il nostro pianeta. Lo stesso modus operandi di Extinction Rebellion che chiama i cittadini del mondo ad azioni per fermare la crisi ecologica. Fonte: qui
P.S. Il filo conduttore è che siamo di fronte ad un crollo sistemico multiplo su svariati settori quali, l'economia, la finanza, l'industria, la società e l'ambiente. Nel dicembre 2013 la nostra manifestazione segnalo tutti questi problemi, ma nessuno a questo fenomeno ha tentato davvero di porvi rimedio. Abbiamo solo perso altri 6 anni.
9 Dicembre Forconi

giovedì 24 ottobre 2019

PAGATI PER NON FARE NIENTE: REDDITO A 980MILA NULLAFACENTI, SOLO 5 SU 100 CERCANO LAVORO

ANCHE IL GOVERNO E' COSTRETTO A PARLARE DI "FALLIMENTO"

IL FLOP DEI CENTRI PER L'IMPIEGO: IN SETTE MESI COLLOQUI CON APPENA 49MILA PERSONE. GLI ALTRI PAGATI PER STARE A CASA...

Paolo Bracalini per “il Giornale”

Pagati per non far niente.

Le peggiori previsioni sul quel che sarebbe successo col reddito di cittadinanza si stanno puntualmente verificando. Propagandata da Di Maio come una misura per reinserire i disoccupati nel mercato del lavoro, il Rdc si sta invece rivelando come un sussidio puro e semplice, senza alcun vero meccanismo per far lavorare chi attualmente non ha una occupazione (o ne ha una in nero, in moltissimi casi, come sta scoprendo la Guardia di finanza). Dopo sette mesi dalla partenza del reddito, su 982mila percettori del benefit statale soltanto una misera percentuale, circa il 5%, ha infatti attivato un «patto per il lavoro».
Si tratta di una sorta di contratto che il beneficiario del reddito firma dopo aver definito il proprio «bilancio delle competenze» e essersi impegnato a rispettare gli obblighi previsti dalla legge, tra cui quello di accettare una proposta di lavoro congrua, la cosiddetta «fase 2» del reddito di cittadinanza. Ecco, questa procedura finora, a sette mesi dall' avvio del Rdc, l' hanno fatta soltanto 50mila beneficiari del reddito di cittadinanza, su quasi un milione.
di maio reddito di cittadinanza
In altre parole il 95% di coloro che ogni mese ricevono il sussidio non ha neppure lontanamente iniziato l' iter per essere poi inserito nelle «liste di collocamento» dei centri per l' impiego. I quali, nel romanzo di fantascienza partorito dai Cinque Stelle (e approvato anche da Salvini), dovrebbero poi offrire ben tre posti di lavoro ad ogni disoccupato. La realtà si sta rivelando completamente diversa dai sogni grillini. Finora l' unica cosa che funziona (e neanche bene) è il pagamento del reddito, ma tutta l' architrave che doveva traghettare gli assistiti verso il lavoro, attraverso l' intermediazione dei navigator assunti dalla Pa, con aggravio di spesa pubblica, si sta rivelando un drammatico bluff.
I dati parlano chiaro. «Secondo le prime verifiche parziali, ci sono 200mila convocazioni, 70mila colloqui e 50mila Patti per il lavoro sottoscritti» spiega la coordinatrice della Commissione lavoro della Conferenza delle Regioni Cristina Grieco.
di maio conte card reddito
Neanche 50mila, per la precisione 49.896. E questi non hanno trovato un lavoro, sono stati semplicemente schedati in vista del miraggio di un posto di lavoro. E gli altri 150mila convocati? Finora non si sono presentati nei centri per l' impiego, avevano altri impegni. Le Regioni protestano, chiedono una «data unica» per applicare le sanzioni verso chi non si presenta ai colloqui. Ma anche sul fronte dei lavori socialmente utili, previsti dalla legge istitutiva del reddito di cittadinanza come condizione per poterlo ricevere, siamo in enorme ritardo. Solo ieri il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha firmato il decreto per attivare i Comuni sulle modalità per far svolgere ai sussidiati dei servizi alla comunità, per qualche ora alla settimana. Cosa che, finora, non stanno assolutamente facendo.
luigi di maioLUIGI DI MAIO
Insomma, come scrive Italia Oggi, per ora si configura come «reddito di cittadinanza a sbafo». Anche il governo è costretto a parlare di «fallimento». «Dobbiamo concentrarci sulla fase due perché i navigator non diventino il capro espiatorio di un eventuale fallimento - dice al Sole24Ore la sottosegretaria Pd al Lavoro, Francesca Puglisi - I primi beneficiari profilati dai centri per l' impiego mostrano competenze molto basse, poco più della scuola secondaria di primo grado, e una storia di disoccupazione che dura da anni». Insomma profili che difficilmente incontreranno mai le esigenze di una datore di lavoro.
«Non solo. Gli operatori dei Centri per l' impiego e i navigator, da soli, difficilmente potranno gestire una ricollocazione così massiccia. Occorre intervenire, coinvolgendo meglio le agenzie per il lavoro private accreditate per favorire il più rapido inserimento». Quindi anche i navigator, sbandierati da Di Maio come una grande innovazione, sono inutili, serviranno consulenti esterni a pagamento. Nel frattempo, un milione di persone continua a ricevere l' assegno mensile, in media 482 euro al mese. Senza fare nulla e senza essere neppure candidabile ad un posto di lavoro. Il tutto per la modica cifra di 6 miliardi di euro.
luigi di maio e la card per il reddito di cittadinanza 2LUIGI DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA 
Fonte: qui

A POMIGLIANO D’ARCO, PAESE NATALE DI LUIGI DI MAIO, SU 39MILA ABITANTI 12MILA RICEVONO IL SUSSIDIO. MA DOPO SEI MESI NESSUNO HA RICEVUTO UNA PROPOSTA DI LAVORO 
SONO STANCHI DI ESSERE PAGATI PER BIGHELLONARE, MA IL PROBLEMA È CHE MANCA LA NORMATIVA PER PROCEDERE ALLA FASE DUE 
IL SINDACO LELLO RUSSO: “QUI NON C’È LAVORO. IL REDDITO È UNA PRESA IN GIRO”
Niccolò Zancan per “la Stampa”
il centro per l'impiego di pomigliano d'arco 1IL CENTRO PER L'IMPIEGO DI POMIGLIANO D'ARCO 
Non lavorare stanca. Seppur con in tasca 620 euro di reddito di cittadinanza. «Mi sento depresso e inutile», dice il signor Agostino Fiorino. «Mi alzo alle 6 tutte le mattine e non so cosa fare». «Anche io voglio faticare», dice la signora Giuseppina Ricci. «A me interessa qualsiasi lavoro pur di finire il mese in modo giusto. Così, invece, i soldi non bastano e in più sono senza soddisfazione». «Ne parlavo l' altro giorno a tavola con mia moglie» dice il signor Ciro Demaria, che a marzo era stato il primo a mettersi in coda per la domanda.
di maio reddito di cittadinanzaDI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA
«Per fortuna riceviamo questi soldi, per carità. Ringraziamo per il reddito. Ma quando scatta la fase 2?». In Italia sono 982.000 le persone che hanno diritto al reddito di cittadinanza. Con 100.416 domande accolte su 142.764 presentate, la provincia di Napoli è quella con più persone coinvolte. A Pomigliano d' Arco, il paese natale di Luigi Di Maio, l' ex ministro del lavoro che mise la firma su questa riforma, su 39 mila abitanti 12 mila hanno ottenuto il sostegno economico. Sono passato sei mesi e nessuno ha mai ricevuto una proposta di lavoro. Nemmeno è stato chiamato per un impiego socialmente utile dal Comune.
ciro demaria, il primo a richiedere il reddito di cittadinanza a pomiglianoCIRO DEMARIA, IL PRIMO A RICHIEDERE IL REDDITO DI CITTADINANZA A POMIGLIANOlello russo sindaco di pomigliano d'arco 1LELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCO 
Lello Russo, sindaco di centrodestra al sesto mandato, spiega perché: «Ho parlato con l' Inail, non è ancora pronta la normativa. Non posso assumere. Ma il problema del reddito di cittadinanza è che hanno barattato un servizio di carattere caritatevole con uno strumento per trovare lavoro. Non c' è lavoro qui. Il reddito è una presa in giro. Se io mettessi un bando da 10 milioni per chi scova un solo posto di lavoro nel circondario quei soldi resterebbero al sicuro nelle casse del Comune». Dalla casa natale di Luigi Di Maio al centro per l' impiego di Pomigliano d' Arco ci vogliono dieci minuti a piedi.
Di Maio come il mago Silvan by GianBoyDI MAIO COME IL MAGO SILVAN BY GIANBOY
Oggi sono 55 le persone in coda per firmare il cosiddetto "patto per il lavoro". Agostino Fiorino: «Quando hanno chiamato il mio nome, mi sono seduto nella prima stanza a destra. Sono stato cinque minuti a parlare con un impiegato. Fra le mie competenze abbiamo scritto ausiliario specializzato nel settore sociosanitario perché ho lavorato 11 anni all' Anffas di Napoli, e poi imbianchino e muratore. Alla fine del colloquio ho chiesto: "C' è speranza?".
il centro per l'impiego di pomigliano d'arcoIL CENTRO PER L'IMPIEGO DI POMIGLIANO D'ARCO
L' impiegato ha risposto: "Non lo sappiamo"». Agostino Fiorino tiene fra le dita il foglio con scritto «Ricevuta Consegna Documento di stipula del Patto per il lavoro». Inizia con queste parole: «Il signor Agostino Fiorino ha stipulato in dato odierna». Su 12 mila «percettori» del reddito a Pomigliano d' Arco - li chiamano così - meno di mille sono stati chiamati a firmare quel documento. La fine prevista della coda è, nella migliore delle ipotesi, fra febbraio e marzo 2020. A tutti gli uffici dell' impiego della Campania è arrivata una lettera da parte della giunta regionale: «In riferimento alle attività propedeutiche per l' intervento statale detto reddito di cittadinanza, le SSVV sono invitate a organizzare lavoro straordinario, oltre l' orario di servizio, secondo il budget assegnato ai propri uffici».
lello russo sindaco di pomigliano d'arcoLELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCODI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINODI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO
Dalla trincea di Pomigliano D' Arco, la dirigente Maria Luisa Brillo cerca di mantenere il profilo più basso che può: «Siamo qui. Abbiamo organizzato due turni. Chiameremo tutti». Ma il lavoro?
«Quello è un problema strutturale».
pomigliano d'arcoPOMIGLIANO D'ARCO
Il lavoro non c' è. La situazione sta peggiorando. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è intervenuto a Capri al convegno dei giovani imprenditori: «Il sud è in recessione. Lo dicono i dati».
C' è da sfangare la giornata ancora una volta. «Se mi fanno andare a pulire con lo straccio il pavimento di un ospedale, ci vado» dice Agostino Fiorino. «Voglio stare bene e sentirmi autonomo.
Prima facevo almeno qualche lavoretto in nero da imbianchino. Ora non posso.
il sito per il reddito di cittadinanza 4IL SITO PER IL REDDITO DI CITTADINANZA giuseppe conte e luigi di maio con la postepay per il reddito di cittadinanzaGIUSEPPE CONTE E LUIGI DI MAIO CON LA POSTEPAY PER IL REDDITO DI CITTADINANZA
La sera non arriva mai. Ho 52 anni e vivo appoggiato a casa dei miei genitori con mia figlia». Vanno in giro con la tessera gialla delle poste. Hanno l' obbligo di spendere tutto entro la fine del mese. «Si vede che sono persone in difficoltà» dice Anna Poli cassiera al supermercato Brava&Casa dietro piazza Giovanni Leone. «Dicono: menomale che ci sta la carta.
lello russo sindaco di pomigliano d'arco 2LELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCO 
Comprano beni di prima necessità. Cancelleria scolastica. Mutande. I nostri incassi negli ultimi sei mesi sono aumentati del 15-20%». Dal verduriere: 5 fasci di friarielli a 2 euro. «Ma la cosa peggiore è che tutti vogliono il liquido», dice la signora Giuseppina Ricci. «Anche i pesciaiuli. Anche per un frigorifero. Anche per riparare i denti. O gli dai i contanti o saluti».
Paolo Nastasi il pusher di siracusa con il reddito di cittadinanza e la porschePAOLO NASTASI IL PUSHER DI SIRACUSA CON IL REDDITO DI CITTADINANZA E LA PORSCHE
Speculare alla situazione dei «percettori» del reddito di cittadinanza, c' è quella dei navigator: sono 471 quelli che hanno vinto il concorso per lavorare in questa regione. Ma il governatore Vincenzo De Luca finora non ha mai voluto assumerli per un motivo pratico. Nei centri per l' impiego della Campania ci sono già 654 precari che aspettano di essere regolarizzati: i navigator con il loro contratto a termine si aggiungeranno a questa situazione disastrata. Ma dopo mesi di proteste e scioperi della fame, l' accordo è stato trovato. Verranno messi sotto contratto. «Partiamo in ritardo, ma speriamo bene», dice la navigator in pectore Giulia Aimone. Sono tutti animati dalle migliori intenzioni, ma nessuno ha ancora trovato il modo di risolvere il problema: inventare il lavoro dove non c' è.
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